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Marco Scordo

ZAVORRE UMANEOggi si parla di nullafacenti pubblici, ovvero come fare la zavorra con i soldi altrui e vivere feli

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Mentre il governo s’infiamma sul mitico reddito di cittadinanza del Movimento Cinque Stelle, cioè, sul dare uno stipendio minimo a tutti (poveracci, bisognosi veri ma pure potenziali fancazzisti) il Sciur Brambilla, un professorone che sa di previdenza pubblica, sfodera uno studio che potrebbe essere stato ispirato dalla Banda Bassotti.

Praticamente 6 milioni di contribuenti forti, gonzi o onesti, fate voi, finanziano con 46 miliardi l’anno un esercito di, diciamo, “inattivi”, attraverso mitragliate di misure sociali, invalidità e sostegno al reddito.

Funziona così: la spesa pubblica per pensioni sanità e assistenza ammonta a 451 miliardi. Una parte, 181 miliardi, viene finanziata dai contributi, il resto scaricato sulla fiscalità generale.

 

Altro che dichiarazione dei redditi, ecco i veri furbi

Per coprire l’esborsone servono una parte dell’Iva e tutto il gettito Irpef, Isos, Irap, cioè, i soldini dei cittadini.

Ma non sono tutti i 60 milioni di italiani a pagare. A versare 63 miliardi Irpef sono soltanto i 40 milioni che presentano la dichiarazione dei redditi e, di questi, 10 milioni non cacciano fuori un euro.

Il che significa che circa il 50% degli italiani è a carico di qualcun altro.

Altro dato: il 45% dei contribuenti versa pochissimo. Copre solo il 2,82% dell’Irpef.

Mentre il 12%, i cosiddetti ricchi, con i redditi sopra i 35 mila euro lordi, paga il 57% dell’intera torta.

In soldoni: se si escludono le esenzioni vere di salute o familiari, nelle acque paludose dei tributi italiani veleggia una ciurma di pirla che continua a pagare per una flotta di furbi.

In futuro, se parliamo di reddito di cittadinanza, urge prima di tutto controllare la qualità dei cittadini.

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