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Ilaria Brugnotti

VENDITA DI ABITI USATI: È UN VERO E PROPRIO BOOM!

NE FANNO LE SPESE I COLOSSI DEL FAST-FASHION: H&M E ZARA

Tg Pop News

La moda della second hand economy

Negli Stati Uniti è scoppiata la moda dell’abbigliamento di seconda mano. Una tendenza dettata non solo dalla volontà di risparmiare, ma anche di fare una scelta a favore di consumi più sostenibili. La volontà di una moda sostenibile che porta spesso i giovani a noleggiare abiti su piattaforme di sharing economy. GlobalData, società specializzata nell’analisi del settore retail, ha condotto una ricerca per vedere quanto il fenomeno degli abiti di seconda mano sia diffuso. Questa indagine ha rilevato che negli States il mercato dell’usato ha raggiunto un valore di 24 miliardi di dollari nel 2018. Un business immenso che conta di raggiungere i 64 miliardi nei prossimi 10 anni. Si stima che fra 10 anni il guardaroba delle donne americane sarà composto per il 13% da vestiti di seconda mano mentre, gli abiti acquistati in un grande magazzino (come potrebbero essere i punti vendita di Zara) non rappresenteranno più del 9% del guardaroba.

A farne le spese sono i colossi del Fast-fashion responsabili di gran parte dell'inquinamento prodotto dal settore della moda. hanno realizzato 35 miliardi di dollari di ricavi nel 2018 ma nel 2028 non andranno oltre i 44 miliardi. Quando pensiamo ai marchi che si occupano di fast fashion dobbiamo immaginare non solo Zara e H&M ma anche Gap: tutti tragicamente destinati a collare del 14%.

• La spagnola Inditex, holding proprietaria di Zara, ha chiuso il bilancio 2018 con un utile di 3,44 miliardi di euro, inferiore rispetto alle previsioni degli analisti.

H&M ha chiuso l’ultimo trimestre in calo del 10%.

Nel frattempo, il più grande sito di e-commerce di seconda mano, ThreadUP, ha fatto registrare a gennaio una crescita dell’80%.

Il mercato dell’usato in Italia

Attendendo che l’Ossevatorio Second hand economy realizzato da Doxa ci dica qualcosa di più specifico sul mercato della moda usata in Italia, complessivamente possiamo dire che il giro d’affari dei beni di seconda mano nel 2018 è stato di 23 miliardi di euro, contro i 21 miliardi dell’anno precedente. Un business in continua crescita: secondo la piattaforma francese Vestiaire Collective gli utenti italiani sono quelli che vendono più prodotti con una media annua di 7,5 pezzi ciascuno e un guadagno medio di 2.000 euro l’anno, il più alto d’Europa. Negli ultimi sette anni il mercato della moda di seconda mano è cresciuto del 28% e ora vale ben 23 miliardi di euro, pari all’1,3 per cento del prodotto interno lordo. A confermare le potenzialità del mercato second hand è l’interesse degli investitori: una delle ultime operazioni finanziarie ha visto Vestiaire Collective ricevere 40 milioni di euro da Bpifrance Participations.

Cosa spinge all’acquisto della moda di seconda mano?

  1. Un fattore nuovo e di una certa rilevanza è sicuramente il mondo del Web e dei Social. È l’online a trascinare la second hand economy. Il valore generato dalle compravendite sui canali online è di 9,8 miliardi di euro con un incremento dell’81% rispetto al 2014. Tra coloro che nel 2018, hanno venduto o acquistato oggetti usati, il 56% lo ha fatto online. Nel 2018 chi ha venduto oggetti usati ha guadagnato in media 725 euro l’anno. Tra le regioni italiane con un volume di affari maggiore nel campo della compravendita di usato troviamo al primo posto il Lazio, con 3,9 miliardi, seguito dalla Lombardia e dal Veneto.
  1. Altro elemento importante che incentiva l’acquisto della moda di seconda mano è la sempre più diffusa presenza di negozi che si muovono nella second hand economy. A Milano, ad esempio, c’è BIVIO dove chi vende un capo riceve il 50% del valore della merce sotto forma di buono acquisto in negozio o il 30% in contanti. Sempre nel capoluogo lombardo questo business della moda di seconda mano cerca di coinvolgere anche gli uomini: Hilary Belle Walker di Bivio ha inaugurato il primo store maschile.

Chi compra abbigliamento di seconda mano?

Secondo il report ThredUp, negli Usa il 37% degli esponenti della Generazione Z (sotto i 24 anni) ha comprato o comprerà entro la fine dell’anno un capo o un accessorio di seconda mano. Tuttavia questo non è un dato assoluto, universale. In Italia infatti secondo le stime che Vestiaire Collective, gli acquirenti sono millennials con un’età compresa tra i 25 e i 34 anni. Anche la fascia che va dai 30 ai 50 anni compra e vende moltissimo. Attualmente il marchio più venduto e/o acquistato nella lista degli usati è Gucci.

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