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LETTERINE DALL'EUROPA

PROCEDURA D’INFRAZIONE IN ARRIVO PER L'ITALIA

Tg Pop News

Conte minaccia le dimissioni se in seno alla maggioranza di governo non cessano gli scontri tra M5S e Lega. Avrà fatto bene? Vediamo di capire meglio cosa sta succedendo. 

Prima di tutto diciamo che nel nostro Paese bisogna stare cauti quando si parla di dimissioni. Molti le hanno promesse scagliandole come un boomerang, che poi, puntualmente, gli si è ritorto contro. Insomma, non è il momento di fare a chi alza di più la voce né nel Governo, né tantomeno con la U.E. che, nel frattempo, ha preparato una “sorpresina” per il nostro Paese.

La bocciatura U.E.

La bocciatura delle manovre economiche portate avanti dal governo Salvini-Di Maio ha dato luogo all’avvio di una procedura d’infrazione per debito da parte dell’U.E.

La Commissione europea attacca molte delle misure messe in campo dal Governo che sarebbero responsabili della stagnazione economica del Paese e della sua instabilità finanziaria. Su tutte c’è Quota 100 che, almeno a quanto dice Bruxelles, mina la sostenibilità del bilancio italiano. Anche il Reddito di cittadinanza, altro “cavallo di battaglia” del governo giallo-verde, è considerato un peso per l'economia italiana, e, oltretutto, non porterebbe alcun vantaggio per il nostro PIL. D’altronde c’è poco da dire: il nostro Paese ha un debito grande come l’Australia, salito dal 132,2% del Pil per lo scorso anno al 135,2% (almeno è quello che i prevede) per il 2020. Insomma, stando a quello che dicono in Europa, non conviene fare troppo affidamento su Quota 100, sul Reddito di Cittadinanza o sulla Flat Tax come perni per resuscitare l’economia italiana, in stato di Zombie

Certo, qualche numero positivo, qualche piccola cifra che sa di speranza c’è:

  • A maggio il fabbisogno statale si è chiuso a 900 milioni, vale a dire 7 miliardi in meno rispetto allo stesso mese dello scorso anno.
  • 6,5 miliardi di collocamento di Titoli di Stato.
  • Lieve aumento degli ordinativi. 

Non c’è da illudersi però perché i numeri forniti da Confindustria non sono certo dei migliori.

I numeri di Confindustria

Un pulcino in autostrada: questa è la tenuta del nostro PIL stando a quello che emerge dai dati del centro studi di Confindustria.

  1. Crescita zero nel 2019.
  2. Import diminuito dell’1,5%.
  3. Tassi del BTP sempre alti, 2,50%, e vanno a penalizzare la competitività italiana.
  4. L’export nel primo trimestre è cresciuto solo dell’0,2%.

Fermiamoci un attimo su quest’ultimo dato. Sebbene l’export sia in calo o comunque stabile verso vari mercati extra-UE, come Turchia o America del Sud e in alcuni Paesi UE come Polonia e Spagna, ci sono orizzonti di speranza. Aumenta l’export verso Svizzera. Occhio alla Germania: in 7 regioni italiane l’export verso questo Paese vale più del 24% del valore aggiunto manifatturiero. 

Insomma, il quadro, nel complesso, non è certo bello: se guardiamo alla prossima finanziaria in autunno, che prevede un movimento tra i 40 e i 50 miliardi di euro minimo, alle lettere di ammonimento dell’U.E., c’è poco da alzare la voce. Forse sarebbe meglio non perdersi in proclami, tagliare una volta per tutte deduzioni e detrazioni con una spending review decente che faccia davvero pagare le tasse agli evasori, altrimenti chi si dimetterà non sarà il Governo ma gli italiani stessi.

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