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MODA SOSTENIBILE, PREROGATIVA PER I PIÙ GIOVANI

MILLENNIALS E GEN Z PAGANO DI PIÙ PER L’ABBIGLIAMENTO SOSTENIBILE

Tg Pop News

Millennial e moda eco sostenibile 

In occasione del 24° Pambianco Fashion & Luxury SummitPwC Italia ha indagato gli ultimi trend del settore della moda, legati in particolare alle scelte di consumo di millennials e Generazione Z. Questi giovani infatti quando considerano un brand ne prendono in considerazione non solo l’aspetto estetico dei capi ma anche le scelte che esso compie in termini di qualità e sostenibilità. Ciò che emerge principalmente e che nella scelta di un brand, conta non solo l'esteti dei capi ma anche la scelta di un abbigliamento sostenibile. Siamo davanti a persone che prendono le distanze da una logica legata solo al prezzo. A confermarlo c’è il fatto che solo il 3% dei Millennials e il 5% degli iGen scelgono cosa comprare in base al cartellino basso. Il 28% del campione è disposto a spendere di più di per acquistare capi scelti per le loro pratiche sostenibili, il 24% per articoli fatti in modo sostenibile o eco-friendly e il 21% per proposte realizzate in modo etico, il 9% per un packaging ecosostenibile.

Lo studio  di PwC Italia ha coinvolto nel mese di settembre 2.424 giovani nati tra il 1980 e il 1994 e i più giovani venuti alla luce nel 1995-2010 (la più ottimista Gen Z). Sono i millennials e la generazione z che, nonostante le numerose differenze, si acomunano per un medesimo approccio nei confronti del fashion.

  • Nell’abbigliamento, il 60% degli intervistati dà valore alla qualità. La percentuale passa a 63 quando si parla di accessori.
  • La sostenibilità è un principio talmente importante che il 35% degli intervistati, 13% dei Millennials e 22% Gen Z, è disposto a pagare fino al 5% in più per l'abbigliamento sostenibile. Per gli accessori la percentuale cala, seppur di poco, al 33.

I giovani però voglio sapere, vogliono conoscere ciò che indossano. Non gli basta che un capo o un accessorio sia dichiarato sostenibile: vogliono verificare che il processo produttivo che lo ha definito tale. Ecco perché il 42% di ragazzi si lamenta per la mancata trasparenza sulle informazioni del prodotto e il 44% ha le medesime rimostranze ma nei confronti degli accessori. Questo i brand che si rivolgono ai millennials e ai giovani della Generazione Z dovrebbero tenerlo bene a mente, così come dovrebbero sapere che, per informarsi in merito, questi più o meno giovani usano soprattutto l’etichetta, seguita da social media e campagne pubblicitarie. A cosa serve allora la comunicazione digitale o quella che passa dai social? Il 20% dei Millennials e il 34% della Gen Z usa questi mezzi non per saperne di più sui prodotti e sulle loro caratteristiche “green” ma per scoprire nuovi marchi e prodotti. Il 17% e 26% rispettivamente dei Millennials e Gen Z li frequenta per leggere recensioni e commenti, il 16% (M) e il 23% (Z) li consulta per ricevere offerte promozionali e un altro 12% (M) e 19% (Z) per visualizzare le pubblicità.

Ovviamente, come rivelato dalla ricerca, il device preferito resta lo smartphone è il device preferito: lo confermano il 27% dei Milennials e il 41% della Gen Z.

Nonostante ci sia uno stretto legame tra giovani e tecnologia digitale, anche nel mondo del fashion, nel 46% dei casi lo store fisico è ancora il canale distributivo preferito. Soprattutto i Millennials la pensano così tant’è che il 34%, compra in negozio almeno una volta alla settimana, mentre il 17% fa shopping online con la stessa cadenza. In generale, però, oltre l'80% dei ragazzi interpellati ha acquistato sul web vestiti e accessori nell'ultimo anno. Di questi il 53% dei consumatori si è detto soddisfatto mentre solo un 10% si è detto insoddisfatto. 

Quali sono altri trend individuati dalla ricerca di PwC Italia?

  • I millennials e i ragazzi della Generazione Z stanno riscoprendo il Made in Italy: 3 su 5 lo preferiscono rispetto a quelli realizzati all’estero non solo per tutelare il lavoro ma anche perché il prodotto italiano è spesso associato all’idea di sostenibilità. Il che non è certo trascurabile se si considera che il 40% degli iGen ha a cuore il benessere del pianeta e quindi rifugge le logiche del fast fashion.
  • La sharing economy nel fashion è un trend in forte ascesa: il 27% dei giovani italiani è disposto a condividere con i brand lo storico degli acquisti, ma anche foto e video chiedendo in cambio piccoli benefit. Inoltre fino a tre under 40 su 10 sono disposti allo sharing di beni anche molto personali, tra cui le calzature, i gioielli, l'abbigliamento e le borse.

Ci parla dell’indagine Erika Andretta, partner di PwC Italia, specializzata nel settore Retail & Consumer, ai microfoni di Popeconomy.

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