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Sara Ruggeri

MILLENNIALS "PERSEGUITATI" DALLA DISOCCUPAZIONE

IN ITALIA È DIFFICILE COSTRUIRSI UNA CARRIERA

Tg Pop News

Millennials e lavoro: c'è un futuro?

Millennials e lavoro, certamente un rapporto difficile. Stando ai dati Istat sull'occupazione, sembra proprio che per i ragazzi di questa generazione riuscire a trovare un lavoro in Italia sia molto complesso. Nel solo mese di aprile, infatti, il numero di millennials, tra i 15 e i 24 anni, occupati, è calato di 0,3 punti rispetto a marzo. Questo è solo uno degli elementi che emergono dai dati di aprile sulla disoccupazione in Italia. La situazione di marzo era invece differente e disegnava un trend positivo: a marzo il tasso di disoccupati under 25 era sceso del 30%.

In generale possiamo dire che i millennials italiani sono grandi lavoratori (più di 3,8 milioni lavora oltre l’orario stabilito) ma, nonostante la loro volontà, i dati parlano chiaramente di una dura realtà con la quale si devono confrontare continuamente, quella dove il tasso di disoccupazione è altissimo. Il rapporto tra i membri della Generazione Z e il lavoro, quindi, non può essere altro che contrastante: uno scontro inevitabile tra aspettative, come quella di lavorare in una startup, in una dimensione dove sentirsi coinvolti in prima persona e ricevere benefit, non solo economici, di stipendio e la dura realtà economica della "generazione stage". Il futuro lavorativo sognato dai millennials, infatti, ha come protagonista lo Smart Working, il Welfare aziendale, un equilibrio tra vita personale e lavorativa, tra famiglia e impiego: un posto dove costruire sul merito la propria carriera. Insomma l'azienda ideale per i millennials è quella che dà importanza alle persone, dove s'incentiva il lavoro flessibile, la libertà d'iniziativa dando  soddisfazione e gratificazione al singolo. Purtroppo i dati parlano di una realtà differente, dura. Un milione di millennials in Italia ha cambiato almeno due lavori nell’ultimo anno e, tra quelli occupati, quasi la metà svolge un lavoro di livello più basso rispetto alla propria qualifica. Insomma, c'è un continuo contrasto tra i desideri lavorativi di questi ragazzi e il mondo nel quale vivono, soprattutto in Italia.

Le interviste

Abbiamo ascoltato i pareri di alcuni ragazzi tra i 20 e i 30 anni, per capire se sono effettivamente preoccupati per le scarse opportunità lavorative presenti nel nostro Paese.

La prima voce è quella di Pietro, uno studente di 23 anni che, preoccupato per la mancanza di lavoro, ha intenzione di proseguire i propri studi universitari all’estero. 

Arianna, fotografa, nonostante sia preoccupata per proprio futuro lavorativo, spera di riuscire a realizzarsi qui, in Italia. La sua esperienza lavorativa non le permette di rare un paragone, in termini di salario, con le passate generazioni perché, confrontandosi con i propri genitori, riconosce di aver scelto un percorso lavorativo molto diverso da quello dei suoi genitori.

Alice, studentessa universitaria di 24 anni, ha molta paura di non riuscire a trovare un lavoro in linea con i suoi studi. Vorrebbe rimanere in Italia, anche se riconosce nell’esperienza all’estero un’opportunità di crescita personale e di carriera. 

Tommaso, ragazzo disoccupato di 26 anni, è una voce fuori dal coro: non vede nel lavoro una risorsa necessaria per la sopravvivenza e preferisce ricorrere agli aiuti sicuri dei propri genitori.

Lavoretti, tanti curriculum e volontà di riscatto: le voci dei giovani intervistati rivelano molta preoccupazione, certo, ma anche molta speranza e voglia di restare in Italia per cercare di costruirsi un futuro lavorativo dignitoso. Ce la faranno? Ce lo auguriamo tutti, per il futuro del Paese.

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