Canali

L’ITALIAN SOUNDING: COS’È E QUANTO CI COSTA

TUTTO SUI FALSI PRODOTTI MADE IN ITALY VENDUTI ALL'ESTERO

Tg Pop News

Il falso Made in Italy

Uno dei valori principali dell’economia italiana, dalla siderurgia alla meccanica passando per i prodotti agroalimentari, è il marchio Made in Italy. L’eccellenza italiana, soprattutto quando si parla di export, è certamente uno dei vettori principali della nostra economia perché solo il fatto che un prodotto sia stato pensato e realizzato nel nostro Paese ne fa una garanzia di qualità. Il problema, l’altro risvolto della medaglia, si ha quando questo marchio, questa certificazione di autenticità, risulta essere falsa. Ma quanto costa il falso made in Italy all’Italia? Stando a una ricerca di Coldiretti e Filiera Italia, si parla di 100 miliardi di euro e di 300mila posti di lavoro rubati. Un fenomeno che, purtroppo, sta crescendo, perché i falsi nell’agroalimentare sono aumentati vertiginosamente: + 70% negli ultimi 10 anni. In Italia, il commercio mondiale di beni contraffatti (borse di lusso, orologi, prodotti alimentari, componenti auto) ha un impatto sull’economia pari a circa l’1-2% del PIL in termini di mancate vendite, secondo un nuovo rapporto dell’OCSE. Nei mercati extra U.E. non esistono norme a tutela dei marchi tipici dei prodotti enogastronomici dei paesi esteri. Ad esempio, in USA non c’è differenza tra olio di oliva ed olio extravergine

Cos’è l’Italian Sounding?

Come avviene l’inganno? In che modo il falso riesce a “spacciarsi” per Made in Italy autentico? Sostanzialmente attraverso un meccanismo col quale, specialmente nelle etichette, si richiama a immagini, colori, località e parole che rimandano all’idea, anche stereotipata, dell’Italia e dei suoi prodotti. Forse molti non lo sanno, ma il fenomeno ha un nome ben preciso: si chiama Italian Sounding. Soprattutto nell’agroalimentare si sprecano i tarocchi. All'estero 6 prodotti su 10 sono falsi Made in Italy. Un dato inquietante ma che ha un senso se confrontato col fatto che molte di queste vengono realizzate dall’altra parte dell’Oceano Atlantico quindi in Paesi molto più grandi dove le imitazioni avvengono su larga scala. Stati Uniti e Sud America sono infatti i principali produttori di “fake”, seguiti da Australia, Canada, Thailandia, Corea, Russia e addirittura alcuni Paesi dell’UE, come Croazia e Ungheria - nonostante la protezione comunitaria dei prodotti italiani Dop e Igp. Non si tratta di casi isolati perché il 90% dei formaggi di tipo italiano venduti sul mercato nordamericano sono in realtà prodotti in Winsconsin, in California e nello Stato di New York.

I migliori falsi del made in Italy  

  • Il Kressecco tedesco con la bandiera tricolore 
  • Il Barbera bianco prodotto in Romania
  • I Makkaroni con la doppia k
  • Il falso prosecco alla spina venduto in Gran Bretagna 
  • I pomodorini San Marzano di produzione californiana
  • La Salsa pomarola venduta in Argentina
  • La Zottarella prodotta in Germania
  • Gli Spagheroni che si possono trovare sugli scaffali dei supermercati olandesi 
  • Il Cacciocavallo brasiliano
  • Gli “Spaghetti napoletana” scovati in Belgio
  • Gli Chapagetti venduti in Corea
  • C’è “Una grande mozzarrella” prodotta in Russia
  • Le mozzarelle di Murrah bufala realizzate in Thailandia. 
  • Peggio c’è solo la “Mortadella siciliana” prodotta in Canada 
  • Il “Dobro Salama Napoli” realizzato in Croazia
  • La mozzarella "Casa Italia"
  • Parmesan o burrata tutti rigorosamente realizzati in Russia

Ma la paura non riguarda solo l’Oltreoceano. Nel caso in cui la Gran Bretagna dovesse portare a termine la procedura della Brexit senza trovare un accordo con l’Europa per tutelare giuridicamente i prodotti a denominazione di origine, quelli del Made in Italy rischiano di trovarsi su una piazza con una concorrenza spietata da parte dei “fake”, delle imitazioni, cosa che danneggerebbe enormemente l’economia dell’export italiano nel mondo. 

Come contrastare l’italian sounding?

  1. Un aiuto arriva dal Decreto Crescita, che stanzia un budget di 1,5 milioni di euro per sostenere la tutela dei brand italiani dell’agroalimentare.
  2. Dove non arriva lo Stato arriva il genio italiano. Una startup ha sviluppato un sistema di anticontraffazione che prevede l’applicazione di etichette elettroniche (Nfc) univoche e non duplicabili, per l’identificazione di prodotti originali. Queste etichette contengono le informazioni di autenticità per ogni prodotto e sono leggibili da qualsiasi smartphone dotato di tecnologia Nfc. Durante la lettura del prodotto viene memorizzata la posizione del prodotto e tutte le letture sono visionabili dal produttore tramite l’apposita area riservata. 
  3. Di questa situazione si è parlato nel convegno “Prospettive di tutela del made in Italy alle porte dell'Expo”. Uno dei problemi fondamentali è che le nuove direttive dell’U.E. aboliscono l’obbligo d’indicare la sede dello stabilimento di produzione. È quindi necessario creare un marchio di origine con consenta d’individuare il luogo di provenienza del prodotto, così come già fatto in Svizzera e Francia.
  4. Ma l’Italian Sounding si contrasta soprattutto creando la consapevolezza, vale a dire con un mix di turismo e social. A tal proposito è stato realizzato True Italian Taste, un tour del gusto davvero molto invitante, dedicato ad alcuni dei maggiori influencer in ambito food & beverage, provenienti da Stati Uniti, Messico e Canada. L’obiettivo è stato quello di raccontare la bontà e l’autenticità di alcuni prodotti come il Prosciutto San Daniele DOP, i formaggi Piave DOP e Grana Padano DOP. Tra i partecipanti al tour enogastronomico 2.0 anche l'editor Phaedra Cook e il giornalista Javier Quesada Lopez.
  5. Authentico è un progetto partito dall’analisi dei dati di Expo 2015. Secondo i dati dell’indagine Nomisma 2015, in USA 9 consumatori su 10 sono interessati all’utilizzo di sistemi in grado d'identificare l’autenticità dei prodotti. Tuttavia i consumatori esteri non conoscono molto i prodotti italiani. Per aumentare questa loro consapevolezza è possibile fare una scansione del codice a barre presente sulla confezione e in questo modo il prodotto viene analizzato restituendo le informazioni sul produttore, sul territorio, sulle denominazioni di origine. Nel caso in cui il prodotto risulti contraffatto allora sarà addirittura possibile fare una segnalazione.

Quanto vale il Made in Italy? 

Le vere eccellenze italiane contraddistinte dal marchio Made in Italy sono da sempre riconosciute e ammirate in tutto il mondo. I settori che più si contraddistinguono sono sicuramente: agroalimentare, abbigliamento, arredamento/design e automobili, con numeri importanti soprattutto all’estero. Nonostante il record di esportazioni agroalimentari Made in Italy che, nel 2018, hanno raggiunto i 41,8 miliardi di euro, i nostri marchi, i nostri prodotti sono a rischio. Secondo Coldiretti, solo le esportazioni di prodotti agroalimentari Made in Italy in Cina sono quadruplicate negli ultimi dieci anni segnando un +376%. Dopo un periodo di stallo nel 2017 l’export italiano ha ripreso a crescere, con un totale ricavi di 448 miliardi di euro e una crescita totale del 7,4%. Solo nel manifatturiero si è registrato un saldo positivo di 96 miliardi, in crescita di 7,6 miliardi. 

Leolandia, il parco più amato d’Italia

Con 37 milioni di euro di fatturato e 1,1 milioni di biglietti venduti, Leolandia è il parco di divertimenti al primo posto nella classifica tripadivisor dei parchi a tema.

Tiktok e la musica artificiale

Il social network del momento investe nell’intelligenza artificiale e compra la startup londinese Jukedeck, che usa l’AI per produrre musica.

Italia al quarto posto per scambio di casa

Quarto posto nella classifica mondiale per lo scambio di casa: gli italiani amano condividere la propria abitazione per le vacanze. Questo è quanto emerge dalla classifica di Homexchange, la piattaforma dello scambio di case che registra oltre 105mila pernottamenti solo nel primo semestre del 2019.

QUESTO VIDEO MI FA SENTIRE

Torna su