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LA GENERAZIONE MILLLENNIALS DA GRANDE VUOLE "FARE IL POSTO FISSO"

AUMENTANO LE OFFERTE DI LAVORO NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE PER LA GENERAZIONE Z

Tg Pop News

Millennials: il futuro è nella Pubblica Amministrazione

La soluzione al problema del Pubblico Impiego potrebbe arrivare dalle nuove generazioni. Una PA di millennials. Il governo sta pensando a un decreto-legge che consenta l’accesso ai concorsi pubblici direttamente dalle università, svecchiando così la Pubblica Amministrazione e arricchendola di nuovi talenti altamente formati. Già negli ultimi 10 anni il numero dei laureati che lavorano nelle PA è cresciuto del 24%. Insomma, a fronte dei circa 500mila dipendenti pubblici che andranno in pensione nell’arco dei prossimi 3-4 anni, ci potrà essere un ricambio garantito da una nuova generazione sicuramente anche più formata. Porta aperta ai millennials in un settore dove l’età media del personale è di 50 anni. Questo ricambio si sviluppa sulla scia di un settore, quello della Pubblica Amministrazione, che si sta, se pur con fatica, rinnovando. Un dato su tutti è quello delle iniziative di smart working nelle PA che, nell'ultimo anno, sono passate dal 5% all’ 8%. (Per approfondire il tema dello smart working nelle aziende italiane è possibile vedere qui).

Perché i millennials vogliono lavorare nel pubblico?

Partiamo da un dato molto semplice. Da un lato i livelli di disoccupazione sono molto alti e la necessità di avere uno stipendio porta queste persone a cercare ed accettare diversi lavori, sebbene il numero dei NEET sia in aumento. C’è però un dato positivo: i millennials sono molto più formati rispetto alle generazioni precedenti e padroneggiano meglio le nuove tecnologie (tutte skills che non posso altro che far bene alla nostra PA).

I Millennials vogliono posto fisso, welfare e tempo libero

Non si tratta solo del tanto agognato posto fisso, esaltato perfettamente da Checco Zalone nelle sue pellicole, quanto più di una possibilità d'impiego, quella nella Pubblica Amministrazione, che ben si adatta alle esigenze lavorative di questa generazione. Secondo i risultati della ricerca condotta dall’Osservatorio Generazione Z, Millennials, Lavoro e Welfare aziendale, promosso da Edenred e Orienta, nonostante molti giovani desiderino lavorare in una startup, in un ambiente dinamico che gli permetta magari di fare carriera, gran parte dei millennials sogna il posto fisso magari in una realtà che abbia una politica di welfare aziendale in grado di aiutarli a formare una famiglia. L’83,52% dei millennials ritiene, infatti, che l’azienda debba avere dei piani di welfare adatti ai giovani dipendenti. 

Che lavoro vogliono i millennials?

Secondo la ricerca "Il welfare condiviso", condotta dalla startup Jointly insieme all’Università Cattolica di Milano, i millennials danno molta attenzione al loro tempo extra professionale. Tutto questo si lega fortemente al tema del lavoro. Secondo i membri della Generazione Z infatti, un buon welfare deve garantire flessibilità, smart working ma anche formazione e tempo libero. Secondo la ricerca di Jointly i millennials sono meno individualisti delle generazioni precedenti e quindi danno un certo valore non tanto al tempo libero in quanto tale, ma come occasione per dedicarsi al volontariato, al sociale, anche a discapito di un benefit economico individuale, vale a dire di uno stipendio più elevato. Insomma, welfare per loro è soprattutto la possibilità di avere a disposizione più tempo di qualità. E qui si chiude il quadro: Quale azienda migliore se non quella della Pubblica Amministrazione è in grado di garantire questi benefit?

In che condizioni è la Pubblica Amministrazione in Italia?

A dircelo sono i numeri raccolti da FPA, società del Gruppo Digital 360, che si occupa della collaborazione tra Pubblica Amministrazione, imprese e società civile. Queste cifre sono state presentate in occasione della 30esima edizione del Forum PA 2019. Entro pochi anni la Pubblica Amministrazione probabilmente manderà in pensione 500mila dipendenti. Questo per diversi motivi:

  1. La riduzione della spesa
  2. Le ordinarie pensioni di vecchiaia 
  3. Le pensioni anticipate
  4. La manovra “Quota 100”: con questa le domande di pensionamento provenienti dal settore della Pubblica Amministrazione sono state 41.033. Probabilmente saliranno vertiginosamente portando a 100mila dipendenti in uscita dalla Sanità e 204mila dalla Scuola. Sarà quindi necessario un ricambio totale.

Le PA in Italia: pochi dipendenti, anziani e non formati

Le previsioni di ricambio spaventano perché il settore delle PA è già sotto organico. In Italia 13 lavoratori su 100 lavorano nel pubblico, mentre in Francia il numero sale a 20 su 100. Nel nostro Paese i lavoratori del settore pubblico sono complessivamente 3,2 milioni e, per quanto numerosi, in 10 anni sono scesi di ben 200mila unità. Ad essere colpite da questo drastico taglio sono state soprattutto le Regioni e le autonomie locali.

Fanalino di coda dell’Europa?

Una forza lavoro, quella della Pubblica Amministrazione italiana, che perde il confronto con gran parte dell’Europa: l’Italia ha il 70% dei dipendenti pubblici rispetto alla Germania, che spende per la Pubblica Amministrazione ben 236 miliardi all’anno, il 65% rispetto alla Gran Bretagna, che ne spende 217 e il 60% rispetto alla Francia, Paese nel quale la spesa per le PA sale a 283 miliardi annui. 

Lavoratori anziani e poco formati

La scarsità di dipendenti non è l’unico dato negativo che contraddistingue la Pubblica Amministrazione in Italia. Ci sono infatti altri 2 problemi:

  • Gran parte dei lavoratori in questo settore sono troppo vecchi: l’età media del personale è di 50,6 anni. Gli over 60 sono il 16,4% e gli under 30 solo il 2,8%.
  • Le PA in Italia inoltre vantano, si fa per dire, un personale poco formato: ogni anno un dipendente usufruisce, in media, di una sola giornata di formazione e gli investimenti sugli aggiornamenti sono calati del 46% negli ultimi 10 anni: per la formazione si spendono solo 49 euro per dipendente pubblico. Come se non bastasse, l’anno scorso la spesa per il lavoro della PA è stata di 171,8 miliardi di euro, 5miliardi in più del 2017 (+3,1%). Una cospicua uscita di denaro che, però, non è stata investita nella formazione dei dipendenti pubblici.

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