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L’EXPORT DEL FOOD MADE IN ITALY MINACCIATO DAI DAZI DI TRUMP

L’ AGROALIMENTARE ITALIANO CI RIMETTERÀ MEZZO DI MILIARDO DI EURO

Tg Pop News

Quanto pesano i dazi di Trump? 

L'Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) ha dato il via libera alle tariffe su beni d'importazione dell'U.E per 7,5 miliardi di dollari. Questo costerà all’export dell’agroalimentare italiano negli Stati Uniti all’incirca mezzo di miliardo di euro. Stiamo parlando dei dazi di Trump che colpiscono il 25% del food Made in Italy destinato a raggiungere le coste statunitensi. In questa lista nera finiscono prodotti simbolo della nostra tradizione: Parmigiano Reggiano, Grana Padano, pecorino, mortadella, succhi e i liquori. Si salvano dalla scure di Trump i prodotti tipici della dieta mediterranea come l’olio extravergine, le conserve di pomodoro, la pasta e anche il vino, che è il prodotto nostrano più esportato negli Stati Uniti. Nel 2018 l’export dei prodotti agroalimentari citati si è attestato intorno a 4,3 miliardi con una crescita del 9,5% rispetto all’anno precedente. Oltre ai classici prodotti del Made in Italy agroalimentare che spopolano negli Stati Uniti, come la pasta o il formaggio, il segno + si è registrato anche per l’export di gelato e caffè, con un valore complessivo di circa 220 milioni di dollari nei primi dieci mesi del 2018. Importante crescita anche nelle carni lavorate che hanno registrato incremento nell’export del 20% nel 2017 e del 19% nei primi mesi del 2018.  

Made in Italy: formaggi a rischio

L’export di prodotti lattiero caseari italiani negli Stati Uniti vale complessivamente 283 milioni di euro, con una contrazione del 4,5% rispetto al 2017. Cosa può succedere ai formaggi italiani destinati al mercato statunitense ora che i dazi di Trump sembrano tagliare le gambe all’export del Made in Italy?

  • Parmigiano Reggiano: Gli U.S.A sono il primo mercato extraeuropeo per importazione di questo prodotto tanto che, al momento, ogni anno ne vengono esportati qui ben viene 10 milioni di kg. Se oggi 1 kg di Parmigiano Reggiano negli U.S.A costa 40 dollari, il rischio è che, con un ulteriore rincaro a 45 dollari al kg, si perda il 90% del mercato, pari a 360 milioni di euro. C’è da dire che, comunque, non mancano gli appassionati di questo prodotto: in Europa la Germania è al primo posto seguita da Francia e Regno Unito. Fuori dall’U.E., oltre ai già citati Stati Uniti, anche Cina e Giappone ne vanno ghiotti.
  • Grana Padano: qui l’imposizione dei dazi porterebbe a un crollo del mercato dell’80% perché il costo al chilo raggiungerebbe anche i 60 dollari.
  • Pasta: l'export di pasta in U.S.A è di 305 milioni di euro ma rischia di crollare perché la stretta di Trump potrebbe fare alzare il prezzo di 1 euro, da 2,75 euro a 3,75 euro al kg.

Export di vino: a rischio 1,4 miliardi

Le bevande da sole valgono quasi la metà del totale del valore dell’export italiano negli Stati Uniti pari a 1,9 miliardi nel 2018. A trascinare, negli ultimi anni, è stato soprattutto il consumo di vino, in particolar modo di Prosecco che nei primi mesi del 2019 ha registrato un aumento dell'export negli U.S.A del 17%. Il Prosecco, però, non dovrebbe rientrare nella blacklist dei prodotti colpiti dai dazi, come l'olio. Possiamo dire che ¼ del vino nostrano esportato finisce negli U.S.A dove, non solo i cittadini lo preferiscono sempre di più alla birra, ma anche dove la scelta è sempre più indirizzata verso quelli di qualità. Cosa si beve? Soprattutto i vini bianchi (circa il 37% del totale), seguiti dai rossi (34%) e dai vini frizzanti (20%). 

Quanto vale l’export italiano negli U.S.A?

Nel 2018 il Made in Italy esportato negli US.A ha raggiunto un valore di 42,5 miliardi di euro. È un mercato in continua crescita che segna un +5% rispetto al 2017. Ma cosa esportiamo negli States? 

  1. Prima di tutto i mezzi di trasporto. Nel 2018 l’Italia ha venduto sul mercato americano 9 miliardi di euro di veicoli (in crescita del 3,2% rispetto al 2017).
  2. Al secondo posto la meccanica strumentale: nel 2018 le esportazioni negli Stati Uniti sono cresciute del 5,6%.
  3. Al terzo posto c’è l’agroalimentare-benvande-tabacco seguito da tessile-abbigliamento (valore di 3,8 miliardi di euro), prodotti farmaceutici (3,7 miliardi) e metallurgia (2,8 miliardi, +8,5%).

Sentiamo l’appello di Ettore Prandini, presidente di Coldiretti.

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