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CISCO: CYBERSECURITY SCHOLARSHIP ITALIA

700 BORSE DI STUDIO PER GLI ESPERTI DI SICUREZZA INFORMATICA DI DOMANI

Tg Pop News

Cisco: la Cybersecurity Scholarship Italia

La multinazionale americana Cisco mette a disposizione 700 borse di studio per ragazzi che hanno dai 18 ai 35 anni e che desiderano diventare esperti di sicurezza informatica. L'iniziativa fa parte del progetto Digitaliani che vede l'azienda impegnata in un piano d'investimenti per la digitalizzazione del nostro Paese. Nel concreto si tratta di una serie di corsi, webinar, laboratori e incontri con esperti e aziende del mondo digitale. Per partecipare basta andare sul sito dedicato all’iniziativa Cybersecurity Scholarship Italia, completare online un percorso di base gratuito “Introduzione alla Cybersecurity” e infine candidarsi inserendo il proprio CV. C'è da ricordare che l'iniziativa ha senz altro avuto un grande successo: dei 1.000 ragazzi che hanno partecipato nella scorsa edizione, l'80% ha concluso il percorso di studi con successo. Ci parla dell'iniziativa Luca Lepore, CSR & Corporate Affairs Manager di Cisco Italia. 

La sicurezza informatica in Italia

Perché l’opportunità offerta da Cisco è così importante? La formazione nell’ambito della cybersecurity è una scelta vantaggiosa perché mai come in questo momento in Italia le aziende sono alla ricerca di personale qualificato. A oggi nel mondo mancano 2 milioni di professionisti del settore, a tutti i livelli. In Italia il problema della cybersecurity è enorme. Il Documento programmatico pluriennale Dpp della Difesa, relativo al triennio 2019-29021, ci dice che in Italia il rischio per la sicurezza informatica è altissimo. Il nostro rimane un Paese nel quale s’investe poco per contrastare questo fenomeno: da qui al 2033 sono stati stanziati soltanto 500 milioni di euro per contrastare l’attacco di eventuali hacker mentre, ad esempio in Francia, solo nel 2018, sono stati messi a budget 1,4 miliardi di euro. Un dato drammatico riconfermato dalla classifica Onu del Global Cybersecurity Index dove l'Italia è solo al 25° posto. Inoltre come ci dice Alessandro Curioni, questo dato è ancora più sconcertante se si considera il rapporto tra i millennials e la cyber security. Questi giovani sono spesso poco interessati a questo problema: i 2/3 utilizza i propri device anche per lavoro, il 32% accede ai social anche mentre lavora e il 42% utilizza la stessa password d'accesso per più siti e applicazioni. 

A scuola…d’influencer

L'università eCampus lancia il primo percorso per influencer all'interno di un corso di laurea in scienze della comunicazione. Un primato italiano che ci racconta la professoressa Sabrina Bonomi dell'università eCampus. Il corso triennale serve per preparare una che eserciti il ruolo di influencer in modo professionale senza utilizzare cattive pratiche che penalizzano chi aspira al ruolo di influencer. Il corso si articola in tre anni: il primo si focalizza su temi trasversali come estetica della comunicazione, informatica e linguaggio dei mezzi audiovisivi, il secondo si fonda soprattutto su alcune discipline come la psicologia e la sociologia della moda, l’ultimo anno invece è più pratico con alcuni laboratori tematici. Questo percorso formativo è stato considerato importante soprattutto perché va sempre di più a coprire un vuoto formativo e professionale, quello relativo al lavoro dell’influencer, appunto, che sembra sempre più richiesto nel mondo lavorativo odierno.   

La nuova London Community tutta italiana

È nata IPCA, Italian Private Capital Association, un'associazione che punta a riunire i professionisti italiani a Londra che lavorano presso gestori o investitori internazionali. Ci racconta di cosa si tratta la sua fondatrice, Valeria Mongillo. Intanto la brexit non sembra fare paura tanto che Londra per molti professionisti italiani resta ancora una meta ambitissima.

L'Unicef apre alle criptovalute 

È il primo organismo delle Nazioni Unite che apre ai bitcoin e altre criptovalute con le quali sarà possibile effettuare donazioni. I vantaggi? Zero commissioni per chi riceve e tracciabilità sui progetti umanitari per chi dona.

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