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CIAK: IL CINEMA ITALIANO STA SALVANDO LA NOSTRA ECONOMIA

SONO 8.500 LE IMPRESE ITALIANE CHE SI OCCUPANO DI AUDIOVISIVO

Tg Pop News

Economia del cinema italiano 

Secondo una ricerca condotta dal Centro Studi Confindustria per ANICA (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali) e firmata da Massimo Rodà, Livio Romano, con la collaborazione di Francesca Medolago, l’industria italiana del cinema e dell’audiovisivo ha un impatto positivo sull’occupazione e sulla crescita economica del nostro Paese.

Il mondo dell’audiovisivo ha avuto senz’altro un andamento altalenante che ha registrato alti e bassi a causa delle diverse condizioni economiche del Paese. Se tra il 2006 e il 2010 l’andamento del valore aggiunto generato dall’audiovisivo e dal broadcasting italiano ha registrato un incremento del 16%, tra il 2011 e 2013, invece, ha segnato un -19% con un numero di occupati crollato di 10mila unità. Dal 2015 c’è stata una lenta e progressiva ripresa. 

Vediamo allora qual è il panorama del cinema italiano oggi, o meglio, stando ai dati del 2018. In termini pro-capite il valore aggiunto prodotto dal settore audiovisivo e broadcasting italiano, pari a 116 dollari, è molto distante dai valori registrati nelle altre economie d’Europa: solo 1/4 di quello prodotto nel Regno Unito, e la metà di quelli in Germania e Francia. Va però sottolineato come questo dato debba sempre essere considerato in maniera piuttosto relativa. Le industrie audiovisive cinese e indiane, che in termini assoluti sono la prima e la sesta al mondo, sono notevolmente ridimensionate se si considera il loro valore pro-capite, piazzandosi solo al 42° e al 52° posto. 

Tutti i numeri del cinema italiano

  • Sono 8.500 le imprese che si occupano di audiovisivo con una media di 4,5 dipendenti per azienda. Il dato sulla dimensione delle imprese dell’audiovisivo e broadcasting è in linea con la media europea ma inferiore a quello del Regno Unito, della Spagna e della Germania.
  • La produttività del lavoro nel settore audiovisivo, misurata in termini di valore aggiunto per addetto, è molto elevata: il nostro Paese, infatti, è terzo in Europa dopo Belgio e Germania e precede Paesi con un più alto valore aggiunto della produzione del settore (Regno Unito, Paesi scandinavi).
  • I posti di lavoro in questo settore sono 173.000: 61.000 diretti e 112.000 generati dall’indottosecondo i dati Istat 2016. 
  • Particolarmente significativo, inoltre, è il numero di posti di lavoro generati dall’audiovisivo nel settore dei servizi ad alto contenuto di conoscenza: più di 26mila posti di lavoro tra ingegneri, architetti, consulenti legali, designer, fiscalisti, addetti alla contabilità esistono per rifornire le imprese audiovisive e del broadcasting italiano; nell’ambito più propriamente artistico l’effetto occupazionale derivante dalla domanda del settore audiovisivo vale circa 17mila posti di lavoro, il 15% dell’indotto. Complessivamente, quindi, oltre 43mila posti di lavoro sono generati da competenze specifiche dell’audiovisivo, siano esse tecniche o artistiche.
  • L’età media di chi lavora nell’audiovisivo è minore rispetto a quella di chi lavora in altri settori.
  • L’industria del cinema si distingue per la presenza delle donne: sono il 39% contro una media, negli altri settori, del 36%. Quest’ultima evidenza, in particolare, è più marcata nel settore della produzione cinematografica.
  • Quella dell’audiovisivo è una forza lavoro altamente qualificata. Si contano, infatti, 43.000 persone caratterizzate dalle “high skill”.
  • A livello mondiale il nostro Paese, con un export di prodotti audiovisivi che vale 890 milioni di euro, è al 9°posto, a pari merito con Canada e Australia.

Il settore cinematografico italiano garantisce un altro beneficio: diffonde l'immagine positiva di un Paese ricco di offerte culturali, in grado di attrarre visitatori e operatori del settore con enormi guadagni per l’economia nazionale.

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