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CERVELLI IN FUGA, L’EMORRAGIA DELL’ITALIA

IN 10 ANNI IL NOSTRO PAESE HA PERSO 250MILA GIOVANI

Tg Pop News

Italiani all’estero: in 10 anni 250mila

È la fotografia della grande fuga dal nostro Paese: in dieci anni l'Italia ha perso un patrimonio umano paragonabile all'intera città di Verona. I dettagli nella ricerca di Fondazione Leone Moressa, ai microfoni di Popeconomy il ricercatore Enrico di Pasquale. 

È "la meglio gioventù", sono i tanti ragazzi, 250 mila, che negli ultimi 10 anni hanno deciso di abbandonare l’Italia per buttarsi in una nuova avventura professionale e di vita. Se i numeri dei ragazzi in fuga spaventano ancora peggio è se si considera che con loro è volato via più di un punto di PIL, pari a 16 miliardi di euro. In media questi giovani hanno meno di 34 anni e da Lombardia, Sicilia, Veneto e Lazio partono per il nord Europa: Inghilterra e Germania soprattutto. Per quanto riguarda la motivazione principale è il lavoro. Se infatti il tasso d’occupazione dei ragazzi tra i 15 e i 24 in Italia è del 17%, la percentuale dei giovani italiani che risiedono all’estero è del 51%. 

Una delle mete più ambite è senz’altro l’Inghilterra, seguita da Germania, Svizzera e Francia. In attesa di capire se Brexit porterà i giovani a mitigare le migrazioni nel Regno Unito, Londra, come accennato, resta la meta preferita dai ragazzi italiani: la scelgono il 19,3% di quelli partiti negli ultimi dieci anni. Ecco ai microfoni di Popeconomy la voce dei nostri connazionali che hanno lasciato l'Italia per Londra. Ma non c’è solo l’Europa tra le destinazioni di questi giovani emigrati. Ai primi posti nelle mete preferite compaiono, infatti, anche USA, Brasile, Australia.

In realtà il fenomeno qui considerato non è unico e solo: avevamo già visto che quasi il 50% dei laureati è pronto a lasciare il nostro Paese, stiamo quindi parlando di risorse altamente qualificate. La fuga dei giovani dall’Italia è quindi una realtà che si sviluppa non solo ai diversi livelli sociali ed economici e culturali, ma anche per motivi che occorre approfondire.

L’Italia È un Paese per vecchi

Volendo storpiare un po' il titolo di un celebre film dei fratelli Coen, potremmo dire che l’Italia è un Paese per vecchi. Abbiamo già visto che gran parte della giovane forza lavoro italiana, più o meno qualificata, fugge verso altri Paesi alla ricerca di un futuro professionale e di vita che sia migliore, quindi la domanda sorge spontanea: chi resta in Italia? Gli anziani. A dircelo è l’Istat

  • L’Italia è il secondo Paese al Mondo per longevità delle persone infatti possiamo vantare oltre 15 mila persone sopra i 100 anni. Secondo Eurostat, da qui al 2050 gli anziani aumenteranno di circa 6 milioni, diventando così un terzo della popolazione. Attenzione però, non che la longevità sia un fattore negativo, anzi, solo che il progressivo invecchiamento della popolazione, il maggior numero di persone anziane coincide con una recessione economica e demografica. C'è quindi il progressivo invecchiamento che, potremmo dire, va a braccetto con il crollo delle nascite: nel 2018 sono stati registrati all’anagrafe 439mila bambini vale a dire 140 mila in meno rispetto a dieci anni prima. Con questo ritmo da qui al 2050 il numero di coloro che hanno tra i 15 e i 64 anni crollerà in maniera vertiginosa. In Italia si fanno pochi figli (in media 1,32 per donna) e il saldo tra nati e morti è negativo da oltre 25 anni.
  • Ma, come accennavamo, la crisi non è solo demografica. L’invecchiamento della popolazione è influenzato e influenza a sua volta la condizione economica dei giovani ragazzi italiani. Gli indicatori della povertà assoluta, tra l’altro passati negli ultimi dieci anni dal 3,6 all’8,4%, toccano i loro vertici in corrispondenza dei ragazzi che hanno tra i 18 e i 34 anni. Il nostro Paese ha il tasso di occupazione nella fascia 25-29 anni più basso d'Europa: il 54,6% contro una media U.E del 75%. Sempre in questa fascia d’età il tasso di NEET è il più alto d'Europa: 30,9% a fronte di una media U.E del 17.1%. Inoltre il livello d’istruzione dei ragazzi in questa fascia d’età è molto basso: solo il 27,6% è laureato, quasi 12 punti in meno rispetto alla media europea.

La piaga della disoccupazione giovanile

L’Istat aveva messo la luce su alcuni dati importanti relativi alla disoccupazione. Ad agosto il tasso di disoccupati era sceso al 9,5%, il minimo dal novembre del 2011. In particolare, i dati sulla disoccupazione giovanile, vale a dire tra i ragazzi che hanno tra i 15 e i 24 anni, sono molto buoni: in questo caso c’è stato un calo dell’1,3%, il tasso più basso da agosto del 2010. 

Non dobbiamo illuderci però. Se la disoccupazione è calata, non è invece aumentata l’occupazione. Ad agosto infatti l’occupazione era ferma, e questo valeva non solo in generale ma anche e soprattutto per gli under25 che, addirittura hanno perso 23mila posti di lavoro. Questo vuol dire che in Italia la situazione occupazionale è sostanzialmente stagnate e gli unici miglioramenti constano di palliativi che cercano di limitare il danno o meglio l’emorragia del lavoro mancato, così potremmo chiamarla, principale causa della fuga di tanti ragazzi dal nostro Paese. Insomma i ragazzi intorno dai 25 anni in su, i millennials sono perseguitati dalla disoccupazione o, almeno da una mancanza vera di prospettiva occupazionale.

Il mercato italiano cerca così di limitare i danni, di “metterci una pezza” si direbbe, ma non basta perché se è vero che dalle ultime rilevazioni Istat un dato positivo c’è, lo abbiamo visto con la riduzione della disoccupazione, è pur vero che in Italia non si creano le alternative, non c’è una spinta propulsiva che porta le persone a cercarsi un lavoro. Tutto questo è riconfermato, lo avevamo accennato prima, da un numero vertiginoso d'inattivi che continua a crescere. Ad agosto ci sono stati 73mila inattivi in più. Tra i giovani sotto i 25 anni gli inattivi sono aumentati di 59mila unità. Sono i NEET (Neither in Employment nor in Education or Training) e il nostro Paese ne vanta il primato in Europa (dopo di noi solo Grecia, Bulgaria, Romania e Croazia) con ben 2.116.000 tra i 15 e i 19 anni, una cifra che è il 23,4% del totale dei giovani della stessa età. Il 47% dei NEET hanno età compresa tra 25 e i 29 anni, nel 38% ragazzi tra i 20 e i 24 e il restante 15% nella forchetta 15-19 anni. I NEET sono così distribuiti sul territorio nazionale: nel Nord sono il 15,5%, nel Centro il 19,5% e nel Sud il 34%.

L’apporto dell’immigrazione

Se si considera chi va e chi resta, non si può non considerare chi viene. L’immigrazione è al centro di questo nostro ragionamento ed è quindi necessario prendere in considerazione alcuni dati forniti sempre dalla Fondazione Leone Moressa per capire se e quanto questo abbia inciso su bilancio della nostra popolazione. 

  1. Negli ultimi quattro anni i nuovi cittadini per acquisizione della cittadinanza sono stati oltre 638mila. Se non ci fosse stato questo flusso la popolazione italiana sarebbe calata di 1 milione e 300 mila unità.
  2. Nel 2018 i 2,5 milioni di lavoratori stranieri hanno prodotto una ricchezza di 139 miliardi di euro, pari al 9% del PIL. 

C’è inoltre una tendenza da considerare: la presenza di stranieri in Italia, si è stabilizzata negli ultimi anni con 5,2 milioni di persone residenti a fine 2018 vale a dire l’8,7% della popolazione totale. Nel flusso migratorio c’è una prevalenza di donne, 52% provenienti per di più da Romania, 23%, Albania, 8,4% e Marocco, 8%.

Baby Boomer più tech dei millennials

Ma quali millennials, acquistare l'auto su internet è roba da Baby Boomer. Lo rivela una ricerca dell'osservatorio di MiaCar, il primo portale dell'e-commerce delle auto in Italia. Ecco ai microfoni di Popeconomy il fondatore e amministratore delegato di MiaCar, Lorenzo Sistino.

Il social network delle auto

Si chiama Popmove e si è aggiudicata il premio "Best Digital Startup" agli NC Digital Awards 2019. Il premio che celebra il meglio della comunicazione digitale e dell'innovazione italiana è stato assegnato ad Alberto Cassone, presidente di Hurry! e creatore di pop Popmove, il primo Social Mobility Network, una piattaforma che consente a chiunque di noleggiare un’auto per quanto tempo si vuole.

Deepfake, banditi dalla California 

Si chiamano deepfake ovvero i video con immagini e audio manipolato e in California sono diventati un reato se l'oggetto della caricatura digitale è un politico. Storpiare le dichiarazioni di un candidato sarà punito dalla legge, una misura contro le campagne elettorali giocate con armi sporche. La legge permetterà tuttavia video simili se fatti a scopo satirico.

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