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LO STRANO CASO DELL'AUTONOMIA DIFFERENZIATA

LO STALLO POLITICO MINACCIA L’UNITÀ DEL PAESE

Tg Pop News

Autonomia Differenziata: le posizioni

"Autonomia, autonomia/ti prende ti uccide assurda malattia", canterebbe Bobby Solo. Secondo Stefan Pan, vicepresidente di Confindustria, “L’autonomia differenziata può rappresentare un fattore di efficienza e competitività per i territori e l’unità nazionale”. Opposta la posizione di Francesco Boccia: “Il paese non va indebolito” che riguardo l’autonomia aggiunge: “dev’essere un progetto per tutti” sottintendendo che questa procedura non può essere riservata solo al Nord.  Anche Luigi di Maio sottolinea come: "L'autonomia si farà, ma il Paese resti unito. L'autonomia non deve danneggiare le regioni del Centro-Sud, senza togliere soldi agli altri e garantendo quei meccanismi di solidarietà che sono mancati in tutti questi anni” – rilancia “Cogliamo l'occasione dell'autonomia a Lombardia e Veneto per creare il fondo di perequazione e livelli essenziali di prestazione che aiuteranno tante regioni in Italia ad avere servizi migliori". Al coro non può ovviamente mancare una delle bandiere dell’autonomia, il governatore del Veneto Zaia che incalza Conte: “Basta con queste manfrine” e preme affinché una delle pietre angolari della “vecchia Lega” venga posta in essere una volta per tutte.

Insomma, la proposta per l’autonomia ha portato a galla uno scenario politico estremamente complesso. Se da lontano il quadro della maggioranza appare omogeneo e coeso, da vicino, invece, è fatto di tante piccole sfumature, distorsioni, stonature e crepe. Non che questa sia una novità: la maggioranza di governo è un po' come un quadro impressionista fatto di tanti piccoli tratti, minuscole pennellate differenti che, nel complesso, creano una realtà eterogenea e sfaccettata. Solo che adesso questa “maledetta autonomia differenziata” sembra aver tirato fuori tutte le crepe, le rotture, le discrepanze di una maggioranza fragile e scomposta. È normale che, anche sull’autonomia, PD e Lega abbiano idee differenti. Un po’ meno normale è se le posizioni differenti sono quelle del M5S. Niente di nuovo sotto il sole ma l’autonomia porta alla luce non solo le contraddizioni di una coalizione politica ma anche quelle della Lega, un partito in continua metamorfosi. Salvini oggi deve fare i conti non solo con una Lega Nord, dei nordisti, che punta dritto all’autonomia delle regioni, ma anche con una “Lega Sud”, quella del Noi con Salvini, che non vede di buon occhio un procedimento che sembra favorire, dal punto di vista economico e finanziario, solo le regioni settentrionali. Ecco il perché dell’allarme di Di Maio: "L'unità del Paese è a rischio".

Autonomia differenziata: un problema finanziario

Il problema vero dell’autonomia prima ancora che politico è finanziario: sembra infatti che il bilancio dell’iniziativa sarà a tutto vantaggio di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Se le risorse saranno assegnate sulla base al valore medio nazionale pro-capite queste Regioni avranno un surplus di 1,3 miliardi, a discapito di altre come il Lazio, che potrebbe perdere oltre 1,6 miliardi. Proprio il criterio col quale saranno assegnate le risorse, stabilito dall’articolo 5 delle intese, sarà il fulcro del dibattito. Si tratta di un criterio che porrebbe il Paese di fronte a un dilemma: sottrarre alle Regioni sopra la media i fondi da assegnare a quelle sotto in nome del rispetto del principio di invarianza finanziaria della riforma, oppure, per compensare la differenza tra queste regioni, prelevare risorse aggiuntive dal bilancio dello Stato, il che vuol dire nuove tasse per tutti?  Un "essere o non essere" che accende una faida intestina nel Paese e rischia di farlo frantumare in mille pezzi. 

A rischio l’unità del Paese

Dopo mesi e mesi, la domanda è sempre la stessa: questa autonomia differenziata è un venticello momentaneo, una strofa destinata a scomparire o un ritornello? Quale misterioso motivo tecnico blocca l’entrata in vigore dell’autonomia differenziata? Perché il dipartimento degli affari giuridici dominato dai tecnici del premier insiste con l’ipotizzare che, nel realizzarla, l’autonomia ci potrebbero essere “diseguaglianze e squilibri nel bilancio dello Stato”, facendo sì che il parlamento metta becco sull’argomento anche se non sta affatto scritto in costituzione. Domanda resa ancor più lecita dal fatto che il referendum per l’autonomia è sancito dalla costituzione all’art. 116.  La risposta è piuttosto banale. Un motivo preciso non c’è ma c’è sicuramente una situazione di stallo politico: Zaia e Fontana chiedono autonomia su tutte e 23 le materie che la legge può concedergli. Bonaccini, che governa l’Emilia-Romagna, richiede un’autonomia più blanda, solo 15 materie. Quello che l’autonomia differenziata è riuscita a tirar fuori è un vero e proprio RisiKo delle posizioni: Nord contro Sud, Regione contro Regione, favorevoli e contrari, governo contro governo. Si potrebbero aggiungere molte cose ma la verità è una: se l’autonomia non si attiva rischia di crollare la fiducia del Nord, il senso dello Stato, il governo e tutte le promesse al seguito. 

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