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L’ARTIGIANATO IN ITALIA È CRISI?

IN 5 ANNI CHIUSE 100MILA ATTIVITÀ MA NASCONO NUOVI MESTIERI

Tg Pop News

Dai tatuatori agli estetisti, in Italia il significato della parola “artigiano” sta cambiando. Come riportato dalla ricerca sul settore dell’artigianato svolta da Unioncamere e Infocamere, l’Italia conta più di 1,3 milioni di imprese, ma nell’arco di 5 anni, tra il 2013 e il 2018, circa 100mila hanno cessato la loro attività.

Aumentano servizi di pulizia e tatuatori 

A fronte di una crisi generale, però, ci sono alcuni mestieri che sarebbero in crescitaTra questi molto in voga è senza ombra di dubbio la professione del tatuatore. Con l’apertura di 4.315 punti vendita, il trend dei negozi di tatuaggi nel nostro Paese ha sempre più successo.  Altri esempi?

  • I servizi di pulizia (soprattutto per gli uffici) sono aumentati del 45%, con circa 5.700 unità in più.
  • I giardinieri crescono di 3.554 unità.
  • Le agenzie di disbrigo pratiche sono aumentate di 1.809 unità.
  • I parrucchieri e gli estetisti di 1.758 unità.
  • Incremento positivo anche per sarti, tassisti e panettieri.

I mestieri in crisi dell’artigianato italiano 

Quali occupazioni sono in calo? Partiamo dall’edilizia: negli ultimi 5 anni, le imprese di costruzioni hanno diminuito il loro giro d’affari, costruendo 23.979 edifici in meno. In crisi anche settore del trasporto merci e della falegnameria. Anche imbianchini e piastrellisti hanno registrato 5337 lavori in meno.

Insomma, il panorama dell’artigianato italiano sta cambiando: sembrano tramontare alcune vecchie realtà professionali, ma sorgono le iniziative dei giovani, aperti a esplorare nuovi mestieri e "arti": aumentano i designer di moda, i tatuatori e piercer. Aumentano anche le attività legate alla ristorazione mobile, come lo street food. I numeri parlano chiaro, c’è una crisi, tuttavia viviamo un periodo di profondo cambiamento, un’occasione per abbandonare le vecchie realtà e abbracciarne nuove guardando al futuro.

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