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Elena Maria Ottino

TASSA AIRBNB: CHI PAGA? COLOSSO AFFITTI BREVI FA SPALLUCCE AL FISCO

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Nel 2017 è stata introdotta la tassa Airbnb, per intercettare gli affitti brevi di durata inferiore ai 30 giorni che raramente vengono dichiarate.

I portali online che incrociano domanda e offerta di questi affitti devono fare i sostituti di imposta, cioè, devono trattenere dal guadagno del padrone di casa il 21% e girarlo al fisco a titolo di tassa.

Più precisamente, dal 2017 i portali online di affitti brevi e agenti immobiliari devono operare una ritenuta del 21% e comunicare e conservare i dati dei pagamenti.

Sono considerati affitti brevi gli affitti di durata inferiore ai 30 giorni stipulati tra persone fisiche non nell’esercizio di un’attività professionale.

Da qui il nome di “Tassa Airbnb”, principale colosso di booking degli affitti brevi su internet.

 

Tassa Airbnb: interventi e stime

Airbnb non ha mai riscosso la tassa, ha presentato un ricorso al consiglio di Stato, poi passato al tar che si è espresso ma sulla decisione nessuno sa nulla, neanche booking l’ha mai riscossa.

Oltre all’incasso della tassa Airbnb, ai portali è richiesto di passare informazioni sui locatari  e sugli immobili al fisco per mappare gli affitti brevi, impossibili da scovare se non con i blitz “porta a porta” dei vigili.

La Guardia di Finanza ha segnalato solo 4.056 casi di evasione immobiliare. Si stima che gli appartamenti locati tramite i portali siano 1 milione.

Per i padroni di casa non finisce qui: se i siti non riscuotono la tassa, loro restano obbligati dalla legge, dovranno dichiarare i guadagni e versare il 21% di tassa Airbnb.

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