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Irene Fassini

GIOVANI IDEE CONTRO LO SPRECO ALIMENTARE

TOO GOOD TO GO, BELLA DENTRO E RECUP

PopEconomy XL

Bella Dentro: Ape Car contro lo spreco

In Italia lo spreco alimentare rappresenta 15 miliardi di euro all’anno. Una cifra che, detta in altri termini, corrisponde a 500 euro al secondo. Se alla frutta buona e bella, almeno secondo i criteri della grande distribuzione, ci pensano i supermercati, a quella brutta, ma buonissima, ci pensano Camilla e Luca con Bella Dentro. Un progetto del quali ci parlano i due fondatori, Camilla e Luca: “L'idea di Bella Dntro nasce un anno e mezzo fa dopo aver visto un documentario di National Geographc sullo spreco alimentare nell’ortofrutta. Ci ha colpito vedere che nell’ortofrutta il 90% dello spreco alimentare avviene all’inizio per motivi estetici e si tratta anche di un danno anche per il produttore”. La filiera della coltivazione di frutta e verdura, infatti è molto complessa e ricca di sprechi: se si verificano imprevisti meteorologici gravi, come  grandine, il 60/70% del raccolto viene scartato. In assenza di questi fenomeni vengono scartati il 20%. La FAO dice che 1/3 dell'ortofrutta che produciamo viene sprecato.

"Noi in 1 anno di attività - ci dice Camilla - abbiamo salvato 26 tonnellate di frutta con un guadagno per i produttori di 16mila euro. L’obiettivo all’inizio era iniziare velocemente: autofinanziarci e costi bassi. Abbiamo scelto la vendita ambulante per farci conoscere per la città. Questa Apecar ci fa da promozione perché senza il racconto noi venderemmo solo frutta e verdura brutta”. È una startup che porta vantaggio al produttore che per noi”.

Too Good to Go: troppo buono per essere gettato

Anche l’applicazione “Too Good To Go”, troppo buono per essere buttato via, cerca di unire domanda e offerta d’invenduto. Questa applicazione permette ai gestori di ristoranti, bar, forni e supermercati di vendere online una Magic box con le proprie eccedenzeA oggi l’App è stata scaricata da otto milioni di persone in nove Paesi. Too Good to Go grazie al suo sistema riduce gli sprechi, la quantità di cibo gettato via: per ogni Magic Box si dovrebbe evitare l’emissione di 2 chilogrammi di CO2. A “Too Good To Go” finora hanno aderito anche molte catene di supermercati com Carrefour e Eataly. Eugenio Sapora, Country Manager dell’App, ci dice di più al riguardo: “Comprare invenduto funzionerà. Funzionerà per i negozianti che crea un’offerta degli invenduti che, unendosi alla domanda, fa nascere questo movimento contro lo spreco alimentare. C’è molta ignoranza sullo spreco alimentare: ogni singolo pezzo di cibo che viene buttato via è energia che viene sprecata”.

Recup salva l'ortofrutta dei mercati

L’associazione Recup salva frutta e verdura che verrebbe buttata via. Ce ne parla Virginia Cravero, cofounder di Recup: “Ci sono problemi nei mercati, vale a dire che da una parte c’è frutta e verdura che vengono buttati mentre dall’altra ci sono persone, pensionati o individui senza fissa dimora che cercavano individualmente di recuperare questo cibo. Adesso arriviamo a 300/400 kg di recuperato per mercato. Dal 2016, dopo Expo, è cresciuta l’attenzione verso la tematica dello spreco alimentare. Abbiamo un progetto con le scuole. Stiamo studiando una nuova formula per intraprendere un vero e proprio business, un’impresa sociale e non solo un’associazione di volontariato”. 

Spreco alimentare: i dati della Fao

Ogni anno 36 kg di cibo vengono gettate da ognuno di noi. Lo spreco complessivo è di 15 miliardi di euro. Ma la perdita non è solo economica, infatti il cibo che viene buttato via corrisponde a 24,5 milioni di tonnellate di anidride carbonica, un danno impressionante dal punto di vista ambientale. 

Ma di chi è la colpa? Il problema non è da rintracciarsi solo nella filiera e nei suoi meccanismi di distribuzione e consumo (dai supermercati alle scuole passando per gli ospedali). Il problema è la sensibilizzazione delle persone, il cambio delle loro abitudini di consumo e della loro mentalità. Secondo i dati della Fao il 54% della popolazione getta cibo all’interno delle mura domestiche: uno spreco che vale ben 8,5 miliardi. Il più delle volte questo avviene per motivi estetici, perché gli alimenti hanno un aspetto non bello. Così con questo gesto che passa “in sordina” si getta 7,1 kg di verdure, 4,8 kg di latte e latticini, 3.2 kg di prodotti da forno per un totale di 36,7 kg. Ogni anno nel mondo un alimento su tre prodotto si perde lungo la filiera alimentare. Detto così non sembra molto ma complessivamente stiamo parlando di 1,3 miliardi di tonnellate di cibo che potrebbero sfamare quattro volte le 821 milioni persone che soffrono la fame nel mondo (Fao 2018), compresi i 43 milioni di cittadini che nell’Unione europea non possono permettersi un pasto completo ogni due giorni. Si tratta di 900 miliardi di dollari buttati, letteralmente, al macero.

Qualcosa si è fatto. Se in Italia si è iniziato a parlare seriamente di spreco alimentare solo dal 2016, con Expo, a livello europeo, nella scorsa legislatura sono state inserite, alcune misure concrete e la Commissione Europea entro il 2023 valuterà la possibilità di ridurre del 50% lo spreco alimentare entro il 2030.

Lo spreco alimentare in Europa

Ogni europeo spreca, in media, circa 180 kg ogni anno:

  • Il Paese che spreca di più è l’Olanda con 579 Kg pro-capite l’anno.
  • La nazione più virtuosa è la Grecia con 44Kg pro-capite l’anno.

Lo spreco alimentare in Italia

E l’Italia quanto cibo spreca? Con 149 kg di alimenti gettati da ognuno, l’Italia non è uno dei paesi più virtuosi, ma nemmeno uno dei meno. Un risultato non male al quale ha contribuito la crisi economica globale che, spingendo gli italiani ad avere un approccio più oculato col cibo, ha tagliato a metà lo spreco alimentare riducendolo addirittura del 57%.

I prodotti più sprecati a livello domestico in Italia:

  1. Prodotti ortofrutticoli: 17%
  2. Pesce: 15%
  3. Pasta e pane: 28%
  4. Uova: 29% 
  5. Carne: 30%
  6. Latticini: 32% 

Tutto questo vuol dire che nel cestino ci finiscono circa 450 euro l’anno a famiglia. Questo dato è riconfermato una volta su tutte dal Barilla Center for Food and Nutrition: ogni anno gli italiani gettano dai 10 ai 20 milioni di tonnellate di alimenti che, nel complesso, valgono circa 37 miliardi di euro. Questo cibo, secondo Coldiretti potrebbe potenzialmente sfamare 44 milioni di persone.

Ma lo spreco non avviene solo nelle case degli italiani.

  • Il 40% avviene nella fase della raccolta dei prodotti.
  • Del 60% dei prodotti raccolti una parte viene persa durante l’immagazzinamento perché il cibo viene conservato in luoghi non adatti.

Lo spreco alimentare in Italia vale lo 0,88% del Pil: la stima è di oltre 15 miliardi di euro così ripartiti: oltre 3 miliardi è lo spreco alimentare di filiera che prevede la produzione e la distribuzione, ovvero il 21,1% mentre il resto, i 4/5 dello spreco avvengono tra le mura domestiche per un valore di 11.858.314.935 di euro

Com’è evidente, quindi, lo spreco avviene soprattutto in casa. Tuttavia, secondo il Rapporto Waste Watcher 2019, 4 italiani su 5 pensano che si sprechi soprattutto nel commercio (47%) e nel pubblico, dalle scuole agli ospedali, dagli uffici alle caserme (secondo il 27%). Tra le soluzioni individuabili, più di 7 italiani su 10 ritengono che la via da intraprendere è quella dell’educazione alimentare: il 26% propone packaging di nuova generazione e 1 italiano su 5 desidera provvedimenti normativi.

Sensibilizzare le persone potrebbe non bastare ma sempre il Rapporto Waste Watcher 2019, sottolinea che proprio la sensibilizzazione ha portato gli italiani a cambiare atteggiamento riguardo al cibo gettato:

  • 2 italiani su 3, il 64% degli intervistati, dichiarano di gettare il cibo solo una volta al mese (16%) o persino più raramente (48%). 
  • Il 15% lo fa una volta alla settimana e il 13 ogni due settimane, solo l’1% dichiara di sprecare quotidianamente il cibo. 

Dopo la campagna di sensibilizzazione Spreco Zero e l’Expo di Milano, 4 italiani su 10 (il 38%) dichiarano oggi che la quantità di cibo acquistato e non consumato è diminuita rispetto a due anni prima

Se ogni italiano quindi ritiene che in casa si gettino 2,4 kg di cibo ogni mese a famiglia, quali sono i rimedi da adottare?

  1. Il 65% controlla la dispensa prima di fare la spesa.
  2. Il 61% congela il cibo a rischio.
  3. Molti si dedicano a ricette con cibo avanzato dai pasti. 

Altre soluzioni contro lo spreco alimentare

  1. Una startup ha creato degli Smarterware, contenitori intelligenti che monitorano la deperibilità del cibo. Questi tapper possono essere collegati allo smartphone in modo da avvisare l'utente se il cibo stia marcendo. 
  2. Ratatouille che permette agli utenti di scambiarsi il cibo che sanno di non consumare. In questo modo le persone nella stessa località sanno cosa c'è nel frigo degli altri e si accordano per scambiarselo.
  3. Tra le altre app da segnalare c'è la milanese MyFoody che permette di trovare le offerte dei prodotti in scadenza, ma ancora in ottime condizioni, nei supermercati più vicini.

Spreco alimentare e inquinamento

Lo spreco alimentare ha come conseguenza diretta anche il maggior consumo d'imballaggi che comunemente vengono utilizzati per gli alimenti. Una vera  e propria zuppa, è proprio il caso di dirlo parlando di cibo, che invade il globo terraqueo. Si tratta della cosiddetta plastic soup che Legambiente e Plastic Soup Foundation stanno tentando di contrastare.

La plastica degli imballaggi sta invadendo gli oceani e mettendo a rischio l'esistenza di specie animali: si consideri che, di questo passo, entro il 2050 ci sarà più plastica che fauna marina. Insomma, lo spreco alimentare non è solo inquinamento dovuto dalla produzione di CO2 o risorse sprecate a fronte di persone che, invece, muoiono di fame, ma la logica "usa e getta" dei cibi confezionati si riversa con tonnellate di plastica negli oceani. Alcune startup stanno combattendo l'inquinamento non solo dell'oceano, con idee e tecnologie innovative. dell’inquinamento degli oceani alcune startup combattono in prima linea. Una di queste è The Ocean Cleanup: la startup fondata da Boyan Slat  a soli 18 anni ha raccolto ben 31,5 milioni di euro in 5 anni. 

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