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Irene Fassini

RIFÒ: IL CAPO ETICO E SOSTENIBILE MADE IN ITALY

Dal cencio al maglioncino: la storia di Rifò

Green

Moda e sostenibilità: due concetti che, per natura, molto spesso non riescono ad andare a pari passo, ma se si incontrano possono dare vita a progetti straordinari. Rifò, il brand di Niccolò Cipriani, ha unito la temporaneità della moda alla durata nel tempo della sostenibilità e, facendoli interagire tra loro, ha dato vita ad un progetto che coniuga tradizione e innovazione.

Che cos’è Rifò?

Rifò è un brand di moda sostenibile che, ispirandosi alla tradizione delle fibre tessili della città di Prato, trasforma vecchi indumenti in una nuova fibra che viene utilizzata per fare un filato che utilizzato per confezionare accessori, maglioncini o altri tipi di prodotti. La produzione di Rifò è a Km 0, in questo modo riescono a valorizzare uno scarto o un rifiuto risparmiando acqua, prodotti chimici e coloranti, creando un prodotto rispettoso dell’ambiente. “Per me, Rifò, è stata un’occasione di combaciare vari interessi: il primo per la sostenibilità, il secondo di valorizzare la conoscenza, l’esperienza della mia città nel settore tessile e il terzo e di dare alla luce una professione, un’artigianalità che è sempre esistita nella mia città.” dice Niccolò Cipriani.

Perché Rifò?

Rifò in toscano significa, letteralmente, “rifaccio”. È il termine perfetto per definire il concetto di sostenibilità: rifò, rifaccio un vestito. Riprende l’origine del progetto e rifà un mestiere, quello del “cenciaiolo”, che stava sparendo sul territorio. Rifò, quindi, si basa su una tradizione e una conoscenza che esiste da molto tempo sul territorio di Prato. L’esperienza che vive nella città e che si tramanda, ha permesso al brand di creare velocemente e che le giuste tecniche un prodotto rigenerato ma con qualità. È importante coniugare tradizione e innovazione: con la prima si garantisce la qualità del prodotto, con la seconda, invece, si riesce a raggiungere un maggiore pubblico.

Come funziona?

I vecchi indumenti vengono selezionati per colore e qualità: gli abiti selezionati arrivano di seguito tra le mani dei cenciaioli, che prendono i capi, li selezionano e li sfilacciano, riportandoli allo stato di fibra. Come si riconosce un cenciaiolo? Semplice: ha sempre un accendino e una forbice in tasca. Con le forbici ritaglia il cencio e con l’accendino controlla che non ci sia del poliestere tra le fibre. Per diventare cenciaiolo ci vogliono dieci anni: è una questione di esperienza che viene maturata nel tempo. Un cenciaiolo con esperienza sa riconoscere subito la materia prima e sa distinguere tranquillamente il cachemire dal mohair, una capacità che si acquisisce solo con il tempo. Una professione, quella del cenciaiolo, che stava sparendo, ma ora i giovani si stanno riappassionando alla tradizione, tornando a farla.

Rifò alla conquista del mondo

La realtà di Rifò è sia online che in 75 negozi. Il mercato ha conquistato Paesi come Italia, Germania, Francia e Belgio, ma anche i Paesi extraeuropei come il Giappone e il Canada. Dopo due anni dall’utilizzo dei capi acquistati, questi possono essere resi all’azienda per poterli riciclare nuovamente. E i prezzi? Sono accessibili. Un esempio? Un maglioncino di cachemire di Rifò costa circa 99 euro: un prezzo molto competitivo, considerando il costo di maglioncini dello stesso materiale (non qualitativamente parlando) venduto dai grandi marchi di fast fashion.

 

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