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Andrea Triunfo

STÈQT: IL FASHION BRAND DEI GIOVANI PARTENOPEI

Un progetto finanziato dalla regione Campania che forma giovani talenti della sartoria

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StèQT è il brand di giovani sarti napoletani

È un progetto che ha lo scopo di formare giovani del territorio partenopeo che hanno abbandonato precocemente la scuola superiore. Salvatore Caruso, insegnante di Sartoria, ci racconta: “In realtà siamo partiti dalla Sartoria, ma il campo dell’abbigliamento è talmente vasto che abbiamo esplorato anche vari settori, tipo il marketing, la vendita… questo ci ha portato sostanzialmente a realizzare una sorta di palestra che è sfociata in un’azienda simulata. Dietro a questi messaggi c’è tutto il mondo identitario di Napoli e della periferia. La cosa interessante è stata il fatto che dietro a tutti i prodotti che hanno fatto i ragazzi sostanzialmente si è creato un legame che va aldilà del prodotto stesso, quindi abbiamo passato del tempo insieme e questo ci ha permesso di capire quali fossero le potenzialità dei ragazzi.”

Giovane, professionale e sostenibile

Il progetto, finanziato dalla regione Campania, mira a formare giovani sarti professionisti che hanno realizzato i capi registrati con il marchio StèQT, che è stato commercializzato nel marzo del 2018. L’iniziativa, presentata il 10 e l’11 gennaio 2020, strizza l’occhio alla sostenibilità e alla circolarità. I capi realizzati dagli studenti sono infatti stati tinti con i fondi di caffè riciclati. Il progetto non vuole solamente offrire un’opportunità lavorativa nel mondo dell’abbigliamento, ma punta anche a sviluppare l’identità e la creatività degli studenti che hanno aderito al percorso triennale.

I ragazzi di StèQT si raccontano

Roberta, 19 anni: “Mi ha sempre attratto il mondo della moda, infatti, frequentando il corso ho capito che è la mia passione”. Fabio, 19 anni, ci dice: “In questi tre anni ho capito che l’abbigliamento fa per me, quindi nella mia vita vorrei continuare a fare questa cosa e aprire un negozio tutto mio in cui posso creare capi e venderli ad altre persone”. Antonella, 18 anni: “Ho scoperto che lavorare con le mani, quindi cucire a mano, mi piace di più perché comunque colleghi le mani alla mente.”

 

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