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PUNT E MES (UN APERITIVO EUROPEO)

Il MES raccontato dal nostro Direttore Francesco Specchia

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Il nostro Direttore Francesco Specchia, nel suo editoriale della settimana, ci racconta nello specifico cos'è il MES, ovvero il fondo salva Stati di cui si parla tanto.

“Hola! Il parlamento, con un fantastico accordicchio fatto di 164 voti a favore, 122 contrari e due astensioni, pare ora abbia votato la riforma del MES: il meccanismo europeo di stabilità (già fondo salva stati), ossia dell’oggetto misterioso su cui si è divisa l’Italia; si sono fatte campagne stampa, raccolte firme, elevati scudi, anche se solo il 6% degli italiani ha capito bene che cos’è – e neanche tanto bene.

In milanese c’era il “mes”, il famoso “Punt e mes”, l’aperitivo, ma non c’entra niente. Il MES, cioè il ricorso al fondo comune di cui l’Italia, tra l’altro, è il terzo contributore con 14 miliardi; se uno Stato europeo è alla disperazione, tipo la Grecia anni fa – facciamo le corna – è quell’organismo che decide, insieme alla UE di aprire linee di credito con criteri coperti da segreto di Stato e senza assumersi responsabilità penali nel caso si facesse qualche cazzatella (e già qui, qualcosa, non quadra). Poi, metteteci che la Germania e i paesi del nord Europa vogliono che l’accesso a tale fondo possa esserci solo per quegli Stati che rispettano i parametri di Maastricht, ossia il vincolo del 3% e la regola del 60% del debito. In caso contrario, gli Stati richiedenti dovrebbero ristrutturarsi il debito da soli: cioè, ti aiuto solo se provi a suicidarti. Tra gli Stati rispettosi delle suddette regole ci sarebbe, ovviamente, l’Italia. La quale Italia vedrebbe così il valore dei propri titoli di Stato dimezzati, se non azzerati. Ed è per questo che le banche italiane, su questo argomento specifico, il MES, si sono inferocite.

Poi, sempre la Germania vorrebbe che i nostri CCT e BTP (i nostri titoli di Stato) fossero considerati ad alto rischio e lì noi italiani dovremmo davvero incazzarci, perché non solo siamo ligissimi nell’onorare i nostri grandi debiti, ma anche perché sono molto più a rischio i derivati di cui sono inzeppati i bilanci delle banche straniere, cioè di quegli Stati che ora ci puntano il ditino contro, tipo la Germania (ditino che andrebbe spezzato, onestamente).

Ora, finirà che accetteremo il MES a capo chino, perché rientra in una politica di pacchetto in cui accumuliamo crediti per discutere sulle future onere bancarie, sulle assicurazioni dei depositi bancari, cioè, roba complicatissima, però non ci vengano a dire di essere contenti nel vederci passare sulla testa un trattato che solo nel 2012, soltanto un altro Stato europeo stracciò a colpi di ricorso presso la propria corte costituzionale – cioè, non lo fece rendere valido- e sapete qual era quello Stato? La Germania. La stessa Germania che oggi se ne frega altamente del MES europeo se non passa attraverso al suo Parlamento, mentre a noi chiede di fare esattamente il contrario (e poi dice che uno non ce l’ha con la signora Merkel).”

 

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