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Irene Fassini

BASTA SCUSE! IL POS È OBBLIGATORIO

IN ITALIA PERÒ NON C’È UNA SANZIONE PER CHI VIOLA LA LEGGE

PopEconomy XL

Mission ImPOSsible

"Mi spiace, in questo momento il POS non mi funziona, non ho la linea telefonica". "Mi scusi, ma ho appena ordinato la macchinetta del POS ma per motivi alchemici è morta all'improvviso". "Me ne dolgo, ma il POS è muto e non so davvero perché. Comunque, se vuole, c'è il Bancomat all'angolo...". Al bancomat all'angolo, col doveroso rispetto, ci mandi tua sorella. Ogni volta che un esercente  trova scuse omeriche per respingere un pagamento elettronico mi si attorcigliano le budella. Il POS è ob-bli-ga-to-rio, solo che in Italia non c'è la sanzione per chi viola la legge; e ciò, scusate, mi evoca una sensazione di furbizia che odora di elusione fiscale.

Patrizia De Luise vs POS

È per questo che mi altero, e mi sale la pressione a leggere le dichiarazioni della presidente di Confesercenti, Patrizia De Luise, sul fatto che "l'obbligo del POS, costa 2 miliardi" tra canoni, commissioni sulle transazioni e costi di installazione e gestione; e che "Associare la moneta elettronica alla lotta all'evasione non va bene. È un messaggio fuorviante!"

Fermi tutti. È vero che dal 2012 al 2018 il numero di POS attivi in Italia è cresciuto del 112%, e il volume delle transazioni con carte di debito è aumentato del 57%, arrivando a 33 miliardi di euro, ma dire che l’associazione tra moneta elettronica alla lotta all'evasione è fuorviante, appare proprio come una cavolata. Perché sarà vero che "siamo il Paese che in Europa ha il più alto numero di POS installati" - continua la lady - ma siamo anche tra i Paesi che quegli stessi POS li utilizzano per un'infima parte. Ora, Patrizia De Luise, classe ‘54, caschetto biondo e una passione innata per la ceramica e il giardinaggio, è una gentile signora della Genova che conta. Come tutti genovesi evidentemente ha un po' il braccino corto. Ma Patrizia De Luise è assai brava nel gestire le parole, almeno quanto gli scontrini e le ricevute fiscali. Come, d'altronde, Luigi Di Maio, suo sostenitore dell'ultima ora. Il quale Di Maio, dopo – almeno dicono - un paio di approcci con Patrizia, vive, in questi giorni, una strana dissociazione. Da un lato pretende la galera per gli evasori e dall'altro invece afferma che sia una barbarie tenere alto il tetto del contante oltre alla sanzione per chi non accetta il pagamento con bancomat e carta di credito. C'è, evidentemente, qualcosa che non quadra. Certo, Di Maio spiega dopo un sofferto vertice col suo premier che "Le multe sul mancato uso del POS sono posticipate al luglio del 2020, nell'attesa di un accordo sull'abbassamento dei costi delle commissioni delle carte di credito e dei dispositivi per il pagamento", mostrando una sorta di pietas che i negozianti straziati dalla brutalità dello Stato. E un po' è vero. Ma il leader 5 Stelle non considera che non tutti i negozianti sono esempio di specchiata virtù. Se entrate in un qualsiasi esercizio di via Paolo Sarpi, la China Town milanese, vi accorgete che, in certi casi, non mancano solo i POS ma perfino i registratori di cassa. Si paga sulla fiducia, a volte col baratto, dicono. E dell'enorme flusso di denaro che tiene in piedi l'immensità di quel business, be', nemmeno l'ombra. Ora io non so se Patrizia De Luise porterà i suoi voti al Movimento 5 Stelle ma se lo facesse, io le consiglierei di pensare alla tracciabilità degli utenti. Non si sa mai...

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