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Michele Monina

ALESSANDRO MORELLI E LA PROPOSTA DI LEGGE “SOVRANISTA”

ALLA RADIO UNA CANZONE SU TRE DEV'ESSERE ITALIANA

PopEconomy XL

Alessandro Morelli e la proposta sovranista

Il leghista Alessandro Morelli, presidente della commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camera e fino allo scorso anno direttore di Radio Padania, ha presentato un disegno di legge sovranista, che chiede una canzone italiana ogni tre canzoni passate in radio. Secondo Morelli si tratta di un modo per tutelare la nostra cultura popolare, e per sostenere le nostre imprese del settore: “La vittoria di Mahmood all'Ariston dimostra che grandi lobby e interessi politici hanno la meglio rispetto alla musica. Io preferisco aiutare gli artisti e i produttori del nostro Paese attraverso gli strumenti che ho come parlamentare". Il disegno di legge di Morelli non è un’idea totalmente originale: in Francia dal 1994, con l'approvazione della legge Toubon sull’uso e la promozione della lingua francese in tutti i contesti, le radio transalpine sono obbligate a trasmettere musica francese per una quota pari almeno al 40% della programmazione giornaliera. Più in generale, in passato nel nostro Paese se ne sono occupati sia Veltroni che Franceschini, senza considerare che il MEI, Meeting delle Etichette Indipendenti, che da tempo chiede attenzione alle realtà indipendenti e emergenti. La proposta di Morelli, inoltre, vuole che almeno al 10% della programmazione giornaliera della produzione musicale italiana sia riservata alle produzioni degli artisti emergenti. Insomma, sembrerebbe una difesa spada tratta del noi contro loro, della musica italiana contro quella straniere, un noi contro tutti. Un’idea sovranista che è stata trasmessa anche dai media che, nel parlarne, hanno impropriamente utilizzato una foto di Mahmood, fresco vincitore di Sanremo. Per quel suo chiamarsi Mahmood, appunto, e anche per le sonorità arabeggianti della sua “Soldi”, di strali da parte proprio di chi mal guarda i migranti. Peccato che Mahmood si chiami Alessandro, sia nato a Milano da madre italianissima e padre egiziano, sia sempre vissuto a Milano e abbia ovviamente cittadinanza italiana, a discapito di un cognome che altro potrebbe far pensare.  Il tutto, per altro, mentre ci si vanta delle origini italiane di Lady Gaga, al secolo Stefani Germanotta, vincitrice del premio Oscar per il brano Shallow, decisamente assai meno nostra compatriota di quanto non sia Mahmood, o Malika Ayane, o il vincitore del penultimo Festival di Sanremo, Ermal Meta. Provare a pensare di passare musica di qualità in radio, magari, potrebbe salvare la nostra musica assai più che guardare al passaporto. 

Mogol e la proposta di Alessandro Morelli 

Lo scopriremo solo vivendo. Ecco, se Mogol, l'autore di testi per antonomasia in Italia, quello che ha rivendicato la parola "autore" al punto da mettere in soffitta la vecchia definizione “paroliere”. Quello che ha richiesto e ottenuto di poter usare il nome Mogol anche all'anagrafe. Quello che ha firmato canzoni fondamentali per la nostra cultura popolare, da quelle scritte in coppia con Lucio Battisti a quelle scritte con Riccardo Cocciante, con Mango e decine di altri artisti. Quello ha scritto versi entrati di diritto nei nostri modi di dire. Un autore di testi di canzonette, quindi, che ha inciso così profondamente nella cultura popolare da averla in qualche maniera influenzata, forzata, piegata al proprio stile. Bene, Mogol, superato gli ottanta anni ha pensato bene di gettarsi nel ginepraio come il sostenere il discutibile disegno Morelli per le quote italiani nei passaggi radiofonici. Nello specifico, ecco cosa è successo: il giorno dopo la presentazione del disegno di legge Morelli sulle quote italiane nei passaggi radiofonici tutti gli iscritti alla SIAE, Società Italiana degli Autori e degli Editori, hanno ricevuto una simpatica mail da parte del loro presidente, Mogol appunto, che li invitava a sostenere il disegno di legge: “Qualsiasi vostra iniziativa sarà preziosa affinché si affermi il principio che la musica italiana fa parte del nostro patrimonio culturale e in quanto tale va valorizzata e difesa”. Apriti cielo. In molti, legittimamente, si sono sentiti di protestare per questa forzatura. Perché mai il presidente della SIAE dovrebbe usare la mailing list della società per esprimere la propria opinione personale? Lo scopriremo solo vivendo, verrebbe da chiosare. Quello che invece lascia interdetti è come Mogol, sulla piazza da oltre sessant'anni, finga di non sapere come funzioni in realtà il mondo dei passaggi radiofonici. Nulla a che vedere con i meriti, i gusti o le nazionalità. Solo mere faccende di edizioni.

Le canzoni alla radio: come passano e perché

Attualmente, su dieci stazioni radiofoniche, soltanto quattro rispetterebbero la soglia del 33% della proposta di legge dell’onorevole Morelli. Le radio in questione sarebbero Radio Italia Solo Musica Italiana (95,4%), Radiouno e Radiodue (43,5%), nonché Rtl 102.5 (38,8%). La mail mandata dal presidente della SIAE, Mogol appunto, a tutti gli associati aveva come allegato un volantino con spiegati i punti essenziali del progetto di Legge Morelli e per spiegare “come promuovere la cultura italiana, valorizzare i giovani talenti e sostenere industria musicale”. Ma veramente questa è la giusta strada per promuovere la musica italiana? Com’è che funzionano i passaggi radiofonici e chi decide quali canzoni devono andare in onda e quali no? Vi sarà capitato di chiedervi perché in un network radiofonico passino determinate canzoni e non ne passino invece altre. Di più, vi sarà capitato di chiedervi perché una determinata canzone passi in maniera ossessiva solo in un network e non passi affatto o passi solo sporadicamente negli altri. O, per essere più pragmatici, perché di un album appena uscito passi solo il singolo scelto da casa discografica e artista e non, per dire, un altro brano, magari il prossimo singolo o addirittura una bella canzone che singolo non sarà mai. Parte della risposta è insita nella frase precedente: i singoli che passano in radio li scelgono case discografiche e artisti o meglio, li indicano alle radio, li propongono alle radio. Ormai da anni sono più i direttori artistici delle radio a scegliere quelli che potrebbero diventare singoli che i discografici, è noto, al punto che una volta terminate le registrazioni di un album è da questi oscuri figuri che si va, questuanti, nella speranza di trovare assenso. Ma una volta trovato assenso, e qui sta il meccanismo di cui vi si vorrebbe mettere a conoscenza, non si è che all'inizio di un percorso tortuoso che con la musica ha assai poco a che fare. Perché a questo punto entrano in scena gli accordi. Non pensate subito male, mica si sta parlando di stecche, mazzette o quant'altro. Non siamo in una puntata di Vynil e io non sono Richie Finestra. Sto parlando di accordi editoriali. Chiaro, a volte di accordi editoriali in chiaro, a volte accordi editoriali un po' meno espliciti, alla Richie Finestra. Ma se vi state chiedendo perché una determinata canzone stia passando ossessivamente in un determinato network radiofonico e non, magari, negli altri, beh, 99 volte su 100 si tratta del frutto di uno di questi accordi.

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