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Sara Ruggeri

LIBRI IN QUARANTENA

PopEconomy XL

“Sapeva leggere. Fu la scoperta più importante di tutta la sua vita. Sapeva leggere. Possedeva l’antidoto contro il terribile veleno della vecchiaia”. Così scriveva, sull’ineguagliata importanza della lettura Luis Sepulveda. Scittore cileno che, per uno scherzo del destino si trova in rianimazione in Spagna causa Coronavirus.

I libri, nell’autoesilio sanitario, teoricamente sarebbero l’ultimo baluardo: “Sei malato? Stai a casa e leggiti un buon libro…”, si diceva una volta. Però oggi c’è un dato inaspettato: quando è iniziata l’emergenza la percentuale dei libri venduti in Italia è di -25%; in particolare nelle regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna i dati raggiungono un picco del 50%, a Milano, capitale dell’editoria il 55%. La coltissima Lombardia, da sempre punta nel settore, si trova a registrare dati preoccupanti, e la ripresa del settore registrata del 2019 di un buon 4% di fatturato in più sulla vendita libri, è già sfumata. Ma non è solo colpa elle manifestazioni cancellate, delle presentazioni sfumate ( come la “Bologna Children’s Book fair, la storica fiera del libro per ragazzi), dei festival letterari abrogati (

Cartoomics, Libri Come e BookPride Milano, cattivi venti anche sul Salone di Torino); non è il fatto che la gente non entra più nelle librerie non può più sentire l’odore della carta o compulsare fisicamente le pagine, vagare tra gli scaffali come in una grande pasticceria. No. Non è una questione fisica: anche Amazon che vende a distanza sta soffrendo la crisi libraria italiana, e questo è assolutamente controintuitivo. Certo ci sono iniziative pregevoli, come le piattaforme e-learnig messe a disposizione degli editori (ma è editoria scolastica), come i presidi in Piedi nelle piazze a declamare opere letterarie come gli uomini-libro di Farheneit 451,  o come la campagna #Ioleggoacasa ideata da VisVerbi che ha come testimonial gli scrittori e giornalisti italiani. Tutto bello. Però c’è un però.

Si conferma, alla faccia delle “ricerca in casa del tempo perduto” il dato del Censis sul drammatico il crollo dei lettori di libri: la percentuale di chi ha letto almeno un libro nel corso dell’anno è passato dal 59.4% del 2007 al 41.9% del 2019. ancora piccola la percentuale di chi legge gli e-book (8,5%). E il problema è che questo calo si ha soprattutto tra i lettori giovani, che si buttano sui social, smanettano sui videogiochi e non considerano più i libri nella loro dimensione di svago, e si conferma il dato grottesco il 91% dei titoli pubblicati in Italia vende in media non più di 100 di copie, cioè ci sono quasi più scrittori che libri. Speriamo che le speranze di Luis Sepulveda sui libri si riaccendano assieme  all’economia nascosta tra le pagine dei libri stessi…

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