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Irene Fassini

LA RIVOLUZIONE DEI MAKERS ARRIVA A SCUOLA

L’artigiano digitale è il mestiere del domani

PopEconomy XL

Dalla bottega ai banchi di scuola. E non banchi qualunque, perché ci sono passati studenti che hanno ascoltato lezioni di designer, architetti e scultori del calibro di Bruno Munari, Gio Ponti e Carlo Zauli. È la Scuola professionale Cova, nata negli anni ‘30 a Milano su iniziativa della sua fondatrice, Irene Cova, con lo scopo di valorizzare la formazione e il sapere artigiano: quello che è il frutto di una cultura del lavoro che passa dalla testa alle mani. Andrea Lazzaroni, responsabile della formazione, ci racconta i percorsi di questa storica scuola milanese: “Si fanno corsi professionali per ragazzi usciti dalla terza media; poi ci sono i corsi post diploma che raggruppano tutta la filiera tecnico professionale dopo il diploma scolastico”.

Al centro di una vera e propria rivoluzione in ambito scolastico, la scuola Cova è il primo centro formativo professionale in Italia a lanciare un percorso di formazione quadriennale in Tecnico della manifattura e fabbricazione digitale: una nuova figura professionale proiettata direttamente nel futuro tra artigianato e innovazione, tra tecnologia e creatività. I futuri artigiani digitali non studieranno solo italiano, matematica, inglese e storia, ma arriveranno al diploma di maturità sapendo usare robot, stampanti 3d e taglio laser. Nel video, Andrea Lazzaroni ci spiega com’è nato il progetto.

Noi di PopEconomy abbiamo intervistato alcuni studenti della Scuola Cova, che ci hanno raccontato la loro esperienza. Eccone qui un estratto, l’esperienza di Daniele: “Vengo da un percorso di studi scientifico, alle superiori, e ho continuato facendo l’università e ho studiato in Bicocca, psicologia. Come anno di pausa tra la triennale e la magistrale ho cercato qualcosa che potesse interessarmi, qualcosa di più manuale, perché sono cose che non ho mai trattato e sembra che possano comunque integrarsi bene con quello che ho studiato ma anche aprire porte che magari non avevo pensato.”

Quale futuro si prospetta per questi giovani artigiani digitali neodiplomati?

Massimo Menichinelli è uno che di strada ne ha fatta tanta: ha iniziato come maker, per poi diventare ricercatore e docente nelle università di mezza Europa. Negli anni è stato consulente per molti FabLab e attualmente è Research Fellow presso il Royal Melbourne Institute of Technology. Ai nostri microfoni, ci presenta lo stato dell’arte nel mondo dei makers.

L’universo dei FabLab: dalla teoria alla pratica

Entriamo nel FabLab OpenDot: un’officina di artigianato digitale dove tra gli altri progetti si producono ausili per bambini disabili, grazie alla collaborazione con la Fondazione TOG. Si tratta di oggetti indispensabili rivolti a bambini affetti da patologie neurologiche complesse che riescono a coniugare utilità, sostenibilità ed estetica, il tutto grazie al digitale. Enrico Bassi, direttore del FabLab OpenDot, ci racconta il progetto UNICO.

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