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Irene Fassini

LA PLASTICA È LA MONETA DEL FUTURO?

LA BANCA DELLA PLASTICA SALVA L’AMBIENTE E COMBATTE LA POVERTÀ

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L’uomo ha prodotto 8 trilioni di chili plastica e la maggior parte non sono ancora stati smaltiti. I canadesi David Katz e Shaun Frankson, tramite il loro progetto, hanno pensato di monetizzare i rifiuti, trasformandoli in valore di scambio. La Banca della Plastica non è quindi solo una lotta all'inquinamento ma anche alla povertà. Il valore complessivo di scambio di questa speciale moneta è di 4 trilioni di dollari e, come sostiene David Katz: “La plastica solidale della Plastic Bank è il bitcoin della terra”.

Il riciclo e la rimozione della plastica, purtroppo, non stanno al passo con i 300 milioni di tonnellate prodotte e gli 8 milioni che ogni anno finiscono in mare. I paesi più colpiti da questo fenomeno arrivano dal sud del mondo, dove povertà e fame hanno la priorità rispetto alla tutela dell’ambiente. La Plastic Bank cerca di risolvere questo problema, invertendo la prospettiva: i rifiuti plastici vengono convertiti in moneta di scambio (4 cent al chilo), per l’acquisto di beni e di servizi.

Dalle rette scolastiche al Wi-Fi, dai beni di prima necessità ai combustibili, Plastic Bank si presenta come il primo negozio dove si può comprare qualsiasi cosa utilizzando la plastica come bene di scambio. Un’iniziativa che permette di lottare contro la povertà, sfruttando il reinserimento della plastica nel ciclo produttivo.

Lise Nasis è una raccoglitrice che, grazie al recupero della plastica, riesce a guadagnarsi da vivere. Raccoglie i rifiuti per strada, nelle attività e nei negozi. A fine giornata si reca alla Plastic Bank con il materiale raccolto che qui viene pesato e controllato e ottenendo il corrispettivo guadagnato sul suo conto online. La plastica raccolta, dopo essere stata smistata, viene privata di etichette e tappi e preparata per la spedizione e la vendita a fornitori di grandi marchi, come Marks e Spencer e la Henkel, che si impegnano nell’utilizzo di materiali riciclati. Il processo di Plastic Bank utilizza quindi una filosofia dell’economia circolare.

Il sistema è retto da una piattaforma bancaria implementata con IBM che adotta la tecnologia blockchain a garanzia di sicurezza e autenticità. Il materiale si può depositare in Canada o in Germania e una famiglia può ritirare mattoni o traffico per cellulari in uno slum di Manila. Attiva ad Haiti, nelle Filippine e in Indonesia, la Banca della Plastica guarda adesso al Sud Africa, al Brasile, all’India e all’Etiopia.

“Quello che ormai è noto qui è che la plastica solidale è denaro, una valuta globalmente riconoscibile e commerciabile che, quando usata, diminuisce la povertà e pulisce l’ambiente nello stesso tempo” dice David Katz. E se la plastica fosse veramente la criptovaluta del futuro?

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