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EMIGRAZIONE ITALIANA OGGI: I DATI E LE STIME

Si parla di cervelli in fuga e del rapporto 2018 Italiani nel mondo della fondazione Migrantes

Tg Pop News

Al TGPOP di oggi si è riflettuto sull’emigrazione italiana.

Si parte verso ogni meta. Si parte per studiare o per cercare lavoro.

Una generazione sempre più europea e sempre più globalizzata. È la fotografia che emerge dal rapporto 2018 “italiani nel mondo”, realizzato dalla fondazione Migrantes.

Un dato più di tutti descrive con efficacia l’emigrazione italiana: dal 2016 al 2018 la fuga dei nostri connazionali è cresciuta del 64,7%. I numeri sono quelli dell’Aire, l’anagrafe degli italiani all’estero, che ha registrato un incremento di iscrizioni di circa 2 milioni.

In vetta alla classifica delle regioni a maggiore vocazione esterofila c’è Lombardia. Seguono Emilia Romagna, Veneto, Sicilia e Puglia. Il 70% dei migranti nostrani preferisce mete europee mentre il 22% indica l’emigrazione italiana in America.

 

Emigrazione italiana: l’Europa è la tappa più ambita

L’Europa è la destinazione più gettonata. La Germania vince sul Regno Unito penalizzato dall’incertezza Brexit. E se la Gran Bretagna perde appeal, crescono invece Portogallo, Spagna e Irlanda.

Ma chi lascia il nostro paese? Sono soprattutto uomini, oltre il 55%. Chi parte ha per il 37,4% tra i 18 e i 34 anni ma è significativa anche la crescita di fasce più mature. Il circa 11% ha un’età compresa tra i 50 e i 64 anni.

Ma a lasciare il nostro paese sono anche i nostri manager. Un’eccellenza italiana che ricopre ruoli chiave nelle grandi multinazionali.

In Apple il direttore finanziario è l’italiano Luca Maestri, Luca De Meo è il presidente di Seat, il marchio spagnolo di Volskwagen.

Senza dimenticare Vittorio Colao, che dopo 10 anni ha da poco lasciato la posizione di capo mondiale del colosso Vodafone.

Un’Italia in viaggio dunque, dove i cittadini italiani sono cittadini del mondo.

 

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