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L’ARTE SFIDA L’INQUINAMENTO DELLA PLASTICA IN MARE

SI CHIAMA PLASTIC RIVER ED È L’OPERA DI NELLO PETRUCCI

PopEconomy XL

Mar Mediterraneo soffocato dalla plastica

C’è un grido sordo, un grido profondo. È quello che viene dal nostro mare, dal Mar Mediterraneo che, sempre di più, rischia di essere soffocato dalla plastica

  • Secondo il WWF ogni anno finiscono nel Mediterraneo una quantità tale di plastica che equivale a 33800 bottigliette al minuto
  • Tra i 150 e i 160 cetacei l’anno si spiaggiano sulle nostre coste: e nel 33% di loro sono stati trovati frammenti di plastica nello stomaco. Sono i mammiferi marini a essere più minacciati da questa sostanza in mare.
  • Alla foce del fiume Sarno, come ha documentato da Greenpeace, è devastato da una quantità enorme di rifiuti. Il Sarno è considerato infatti il fiume più inquinato d’Europa. È proprio qui che centinaia di bambini hanno raccolto la plastica sulle rive. Un’iniziativa portata avanti dall’artista Nello Petrucci, da sempre in prima ila con le sue creazioni per sensibilizzare le persone sul tema dell’inquinamento della plastica nei mari.

Plastic River: l’arte che sfida la plastica

Nello Petrucci ha lanciato grido, con le sue creazioni, per difendere un ambiente troppo a lungo violato. La sua opera 'Plastic River', che sarà esposta fino al 27 luglio a Pompei, è un'allegoria dei nostri tempi, un pesce con in bocca sacchetti di plastica a simboleggiare quanto la presenza di questo materiale nelle acque marine stia distruggendo fauna e flora di questi ambienti. L’installazione Plastic River è stata promossa dalla Contemply Art Investmernt, ha avuto il patrocinio della città di Pompei e del Consiglio Regionale della Campania, oltre che della Presidenza dei Distretti Turistico. Nello Petrucci non si limita alla rappresentazione artistica e organizza iniziative per intervenire concretamente sull’ambiente al fine di bonificarlo. Ci racconta l’artista: “Ogni anno in mare finiscono 570mila tonnellate di plastica, dobbiamo cambiare le nostre abitudini. Plastic River è un punto di riflessione su quello che avviene nei nostri mari. Vivo in una zona paesaggisticamente molto bella però abbandonata da 30 anni. Ecco perché con l'associazione, Golfo delle Meraviglie, sto portando avanti un progetto con scuole per raccogliere il materiale plastico. Il discorso è far capire e dare l’esempio di quanto la plastica possa danneggiare i mari”.

Chi è Nello Petrucci?

L’artista nato nel 1981 è l’unico italiano a esporre in una permanente al nuovo 3 World Trade Center di New York, insieme ai nomi più importanti della street art di tutto il mondo. Tra le sue opere all’Ambasciata americana di Roma sta esponendo in questi giorni cinque tele sull’11 settembre che idealizzano la rinascita della città contro gli attacchi fondamentalisti.

Unep Plastic Pollution

Secondo l’Unep, United Nations Environment Programme, Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite, il 95% dei rifiuti marini è composto da plastica ed entro il 2025 nei nostri Oceani, ogni 3 tonnellate di pesce si conterà una tonnellata di plastica. I dati che ci vengono i dicono che:

  • La Cina è il più grande produttore al mondo di rifiuti plastici da imballaggio.
  • Se si considera la produzione pro-capite sono gli Stati Uniti a salire sul podio, seguiti da Giappone ed Europa.

A seguito dell’incontro tenutosi a Ginevra tra esperti di rifiuti marini e l’UNEP, António Guterres e Joyce Msuya, direttore esecutivo ad interim della UNEP, hanno stilato un rapporto che riporta lo stato di salute pianeta e proporne eventuali iniziative da adottare per ridurre l’inquinamento delle materie plastiche, soprattutto quelle monouso.

Sono infatti proprio i sacchetti di plastica, gli articoli monouso e le microsfere a rappresentare tre importanti fonti d'inquinamento

  • I sacchetti di plastica sono il prodotto di consumo più diffuso al mondo ma, a oggi sono anche quelli sottoposti a un maggior numero di normative: ben 127 paesi su 192 recensiti (66%) hanno stabilito delle norme. 
  • Le microsfere sono particelle di plastica di dimensione inferiore 5 mm che vengono aggiunte ad alcuni prodotti come creme o dentifrici. A differenza dei sacchetti di plastica, le microsfere hanno restrizioni solo in 8 Paesi su 192 tra cui il Canada, la Francia, l’Italia e gli Stati Uniti d’America. In altri Paesi come Belgio o Brasile per ora hanno solo emanato proposte di legge, mentre l’Unione europea ha avviato un processo per ridurre la quantità di microsfere nei prodotti di consumo.

Se 27 Paesi stabiliscono solo qualche divieto su produzione, distribuzione di plastica, l’Italia è molto più ferma e decisa in materia e vieta totalmente di produrre, importare e distribuire alcune tipologie di plastica monouso. Questo avviene anche perché il nostro paese è una penisola e nelle costiere in genere ci sono leggi più rigide e specifiche per tutelare gli ecosistemi marini. Insomma, la verità è che non c’è una linea normativa unica e uniforme per più Paesi in merito al trattamento di articoli di plastica: in 22 Paesi il divieto riguarda prodotti specifici o solo polimeri specifici mentre in altri casi sono stati stabiliti restrizioni per la produzione. Resta quindi un denominatore comune: ovunque non ci sono disposizioni univoche per applicare la legge.

Il rapporto uomo-ambiente visto da Unep 

I dati che emergono dal studio di Unep, “Frontiers 2018/19 Emerging Issues of Environmental Concern” e che considerano il rapporto tra uomo e ambiente sono a dir poco inquietanti. In pochi decenni è stato deteriorato il 75% del suolo del Pianeta e risultano alterati il 93% dei fiumi. Le attività dell’uomo hanno fatto aumentare le temperature di ben 170 volte rispetto al tasso naturale. 

  • Clima

La presenza dell’uomo sulla Terra e l’insieme delle sue azioni non ha solo distrutto una parte del Pianeta ma ha anche alterato alcune componenti che già erano presenti nell’ambiente. Una di queste è l’azoto. Questa sostanza è già presente in natura, ma la sua alterazione, quindi la trasformazione in protossido di azoto, lo rende un gas 200 volte più climalterante dell’anidride carbonica. Il rapporto dell’Unep prende in considerazione soprattutto l’aspetto climatico che è legato all’adattamento, vale a dire l’insieme di strategie che possono difenderci dall’aumento delle temperature. Ancora una volta il rapporto ribadisce quanto detto dal report dell’Ipcc: i danni generati dal cambiamento climatico possono diminuire se si contiene l’aumento della temperatura globale entro il limite di 1,5 gradi, piuttosto che 2 gradi centigradi. Il cambiamento climatico è un fenomeno sotto gli occhi di tutti; basti pensare che in Italia il 2018 è stato l’anno più caldo dal 1800.

  • Scioglimento dei ghiacci

Uno dei fenomeni più allarmanti è la fusione del permafrost, lo strato di suolo ghiacciato fino a 1500 metri di profondità, che copre il 17% della terrestre. Con l’aumento della temperatura può generarsi un processo di fusione che porti a rilasciare enormi quantità di gas serra in atmosfera. Questo vuol dire che con lo scioglimento del permafrost il cambiamento climatico potrebbe accelerare di due o addirittura tre volte. In 40 anni i ghiacciai si sono ridotti del 40%. Nel 1976 i ghiacciai ricoprivano il 2900km quadrati del territorio montano mentre nel 2016 il cambiamento climatico e l'innalzamento della temperatura terrestre hanno ridotto la superficie a solo 1790 km quadrati.

Il contributo di Steve Cutts

Steve Cutts è certamente un degli artisti più attivi nel creare opere che possano sensibilizzare le persone sul tema dell’ambiente. Alcune tra le sue creazioni più famose sono “Happiness” oppure “Man”, del 2012. Da sempre questo artista è impegnato anche nella realizzazione di progetti nei quali pone l'accento sugli essere umani, sui loro ritmi frenetici di lavoro e su dove questo sistema produttivo può portare. 

• Where Are They Now?, in cui l’artista immagina i personaggi dei cartoni animati della nostra infanzia soggetti a vulnerabilità della vita reale - invecchiamento, disoccupazione, obesità.

• Where is water? Parte del progetto The Water Rooms, commissionato da UNESCO e WWAP (World Water Assessment Program) e mostrato durante l’EXPO di Milano per sensibilizzare sul tema dello spreco d’acqua e

Dostoevskij ha detto “La bellezza salverà il mondo” ma, basterà l’arte a salvarlo prima che si soffocato dalla plastica?

QUESTO VIDEO MI FA SENTIRE

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