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Marco Scordo

IL DECRETO DIGNITÀ COSA PREVEDE: ECCO UN’ACUTA ANALISIIl decreto per togliere ai ricchi e dare ai poveri, l’idea che nasce per favorire l’occupazione

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Il decreto dignità è un decreto che sapeva di onore perduto, di uguaglianza, di eroismi, alla Robin Hood, togliere ai ricchi, le imprese, per dare ai poveri, i lavoratori.

L’idea era anche nobile: favorire l’occupazione stabile e cancellare il termine precario dalla vita dei giovani. Quindi, con tutte le buone intenzioni e la musica dell’Internazionale socialista in sottofondo, il governo ha pomposamente varato il decreto che prevedeva:

  • La reintroduzione delle causali e dei limiti di tempo ai contratti a tempo determinato, che passano da 36 a 24 mesi
  • L’aumento del valore dell’indennità per i lavoratori licenziati ingiustamente
  • La mazzata per quelle aziende che hanno ricevuto aiuti di Stato ma che, fregandosene altamente, se ne andavano all’estero per non pagare le tasse

Una roba grandiosa, se funzionasse.

 

Il decreto dignità e gli imprenditori italiani

Ma gli imprenditori italiani, infatti, più che a Steve Jobs somigliano a Paperon de’ Paperoni: preferiscono il taglio dei costi e la tirchieria, piuttosto che incasinarsi con i nuovi obblighi della nuova burocrazia.

In soldoni, dicono: “Col cavolo che rischiamo di assumere se lo Stato si mette lì a farci le pulci”. Il risultato per ora è quindi un luminoso aumento dei turnover dei precari.

Girano più potenziali disoccupati che contratti. A Milano, le municipalizzate della nettezza urbana, della ristorazione e degli aeroporti, rischiano di far saltare 700 rinnovi.

A Foggia le Poste hanno già mandato a casa decine di portalettere. A Trieste, la multinazionale Flex ha pareggiato tutti i suoi 237 contratti a termine, portandoli a scadenza il 31 gennaio.

Non si è ancora capito se la dignità per decreto sia un atto di coraggio o un atto di incoscienza.

Certo, siamo partiti con il braccino corto e col piede sbagliato.

 

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