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Irene Fassini

IL CALCIO IN ROSA

TUTTI I NUMERI DEL CALCIO FEMMINILE

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Calcio in rosa: il ReportCalcio 2019

Le donne del pallone prendono sempre più piede: al calcio femminile, infatti, verranno destinati 500 milioni di dollari nei prossimi 4 anni. Lo dice FIFA con i dati del ReportCalcio 2019 e realizzato dal centro studi della FIGC in collaborazione con AREL e PwC. Negli ultimi 10 anni, le calciatrici tesserate sono aumentate del 39,3%. Ce lo dice Katia Serra, responsabile calcio femminile di AIC: “Siamo poco più di 23mila e per crescere si deve lavorare molto sul territorio, con i più giovani. Le squadre che oggi vincono di più sono quelle che hanno più capitale e da investire. Ad esempio, per portarsi a casa la Champions League o lo scudetto investono anche più di un milione e mezzo. In passato le calciatrici erano attratte dall’estero per i guadagni ma oggi, grazie ad alcuni incentivi, si riesce a trattenerle”. 

Calcio Femminile in Italia

La Federazione Calcio Femminile è nata nel 1968 e a giugno 2017 contava più di 20mila tesserate, di cui 2.664 di età compresa tra gli 11 e i 12 anni. Dall’anno scorso serie A e B sono sotto la FIGC. Se fosse professionistico, il campionato costerebbe tra i 3 e i 4 milioni di euro. Il vero problema del calcio femminile italiano è che si tratta di un torneo dilettantistico. Secondo un rapporto UEFA, Women's Football Across the National Associations, dagli Europei giocati in Olanda nel 2017, le tesserate sono aumentate in maniera significativa in Paesi come U.K., Francia, Germania, Svezia e Norvegia, dove oggi sono più di 100.000, mentre in Italia le tesserate sono 23.903. Se nel 2017/2018 in U.K., la FA (Football Association) ha investito 15,4. milioni nel calcio femminile, nello stesso periodo la FIGC ne ha investiti solo 4,2 mln per portare il calcio femminile al professionismo. Ci sono però buone speranze future: dal 2020 sembra che la UEFA aumenterà del 50% gli investimenti nel settore e ad ognuna delle 55 Federazioni affiliate andranno 150.000 euro. 

Storia e numeri del calcio femminile

Il calcio femminile ne ha fatta, di strada, da quando il 23 marzo 1895 si giocò a Londra il primo match ufficiale. Da allora il numero di spettatori è aumentato esponenzialmente. La crescita del pubblico ha spinto le squadre ad adeguarsi spostando i match delle squadre femminili negli stadi dei colleghi maschi. Un esempio è stato quando l'Atletico Madrid ha organizzato una partita contro il Barcellona allo stadio Wanda Metropolitano. In quel caso l’affluenza di pubblico è stata di ben 60.739 tifosi sugli spalti. Anche in Italia è stato raggiunto un nuovo record. Si tratta del match Juventus-Fiorentina giocato all'Allianz Stadium che ha visto sugli spalti 39.027 spettatori e su Sky 342.628. In generale gli spettatori TV che seguono il calcio femminile stanno aumentando, lo dimostra l'amichevole tra Francia e Germania che è stata seguita da 1,2 milioni di persone. Ovviamente anche i social fanno la loro parte: la Brazilian Football Confederation ha firmato un accordo con Twitter per i live e la partita Ponte Preta-Corinthians ha registrato su questi canali ben 167.000 spettatori.

Dove va il calcio femminile?

Gaia Brunelli, giornalista e telecronista di Sky, ci dice la sua sul calcio femminile: “Ovviamente non credo che si arriverà mai ai soldi e al business che girano nel calcio maschile. Il calcio in rosa in Italia può certamente crescere, ma c’è un problema di cultura: il motivo per cui negli Stati Uniti il calcio femminile è lo sport nazionale femminile è perché non è lo sport nazionale maschile. Un’idea per rilanciare il calcio femminile potrebbe essere quella di seguire l’esempio del Barcellona che ha costruito, accanto al Camp Nou, un piccolo stadio, Mini Estadi, dove giocano sia la seconda squadra che la squadra femminile e dove l'ingresso ha un prezzo ridotto. Certamente quindi la creazione di uno stadio ad hoc può essere un’ottima soluzione per rilanciare il calcio femminile anche in Italia”. Maria Elena Pasqui, Responsabile del settore giovanile dell’Inter, ci parla della condizione dilettantesca delle calciatrici in Italia: “Nel nostro Paese, per la L. 91/1981, le calciatrici non vengono considerate professioniste, ma dilettanti. Questo comporta la mancanza di numerose tutele e uno stipendio limitato. Tuttavia, Serie A e B sono oggi sotto l'egida della FIGC e questo può aiutare anche in termini economici. Dal compenso massimo di 28.158 euro previsto sotto la Lega Nazionale Dilettanti si è passati a 30.658 euro. L’8 marzo 2019, inoltre, c’è stata la prima class action da parte di una calciatrice: in Argentina, Macarena Sanchez ha denunciato la Federazione in Primera Division perché il suo stipendio era di 11 euro al mese. Una soluzione potrebbe arrivare dal semiprofessionismo per agevolare le Società da un punto di vista fiscale e contributivo. Non indifferente alla crescita del calcio femminile il mondo degli sponsor. C’è infatti chi ha creduto in questo sport e investito nelle squadre che ne fanno parte. Uno di questi è Aurelio Agnusdei, vicedirettore di Grenke Italia, che è sponsor del Cesano Boscone Femminile e di Sportland, una squadra di calcio a 5 femminile che milita in Serie C. 

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