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LA PARODIA DI GRETA THUNBERG E LA POLICY ZERO WASTE

LA PALADINA DELL’AMBIENTE OGGETTO DELLA SATIRA

PopEconomy XL

Greta Thunberg, la parodia

È certamente il personaggio del momento. Il suo volto è su tutti i canali televisivi, sulle riviste, sui giornali. Greta Thunberg è senza ombra di dubbio il “personaggio pop” per eccellenza di questo periodo. Non passa certo inosservata la causa che l’ha spinta a battersi, ma la sedicenne svedese ha portato  al centro dell’opinione pubblica non solo il tema del riscaldamento globale e del cambiamento climatico, ma, ovviamente anche il suo personaggio stesso. Greta si è esposta moltissimo a livello mediatico ottenendo come unico risultato quello di dividere tra pro e contro, tra complottisti e menefreghisti, tra ambientalisti e chi dell’ecosistema non si interessa minimamente. Ma c’è altro: la macchina dei media si è mossa, ha iniziato a macinare e Greta è diventata non solo il fulcro di discussioni serie, alte, come si conviene all’argomento da lei affrontato, ma anche della satira, più o meno aspra di molti. C’è il personaggio Greta che tutti odiano, fino al punto di dover chiamare un’assistenza telefonica per sfogarsi. C’è il discorso all’ONU dove Greta Thunberg pronuncia di volere un cambiamento nelle politiche ambientali “right here right now” (immeditamente) e parte subito il remix tra le sue parole e l’omonima canzone di Fatboy Slim e, infine c’è la versione metal. John Meredith, batterista della band trash metal Suaka, dopo aver seguito l’intervento di Greta ha detto che le sue parole gli ricordavano i testi delle canzoni scritte dei suoi gruppi preferiti, come i Gojira o i Sepultura. Così ha deciso di fare la parodia in chiave metal del discorso di Greta. Insomma, c’è una Greta Thunberg per tutti i gusti. Un po' come una Barbie, (sì il paragone è forte): i modelli sono tanti, basta scegliere il preferito. Speriamo solo che tra anni, o forse anche meno, non rimanga solo un’icona di plastica, le mille e una parodia di Greta, ma che resti, invece, la sua battaglia, ciò per cui combatte. Un po' come dire, speriamo che non resti solo il contenitore, ma anche il contenuto. 

Rifiuti zero, si può?

Si può ridurre la produzione di rifiuti a zero? Beh, diciamo che è quasi impossibile considerando che ognuno di noi è inserito non solo in un contesto ambientale ma anche e soprattutto economico. Ogni persona difficilmente riuscirà a ridurre a zero la propria produzione di rifiuti, tuttavia, secondo Our Changing Climate non solo è possibile ma anche necessario ridurla drasticamente. Vivere in modalità “zero waste” è una scelta che riguarda tutti e che ciascuno può adottare. Questo significa, non solo, dire addio alla plastica ma anche cambiare, in piccolo le proprie abitudini e, in grande, il sistema economico nel quale siamo immersi. Alcuni semplici esempi? Consumare solo prodotti di stagione, scegliere contenitori non di plastica, preferire negozi di seconda mano ed evitare lo shopping compulsivo che alimenta il fast fashion e distrugge indirettamente l’ambiente. Ma perché è importante cambiare direzione e farlo rapidamente? Basta un numero per rispondere a questa domanda: 700 Kg, vale a dire la quantità di rifiuti che ognuno di noi produce ogni anno. 

Se a livello individuale la cifra è a dir poco scioccante, pensate a quanto può esserlo se ragioniamo in termini di nazione o di continente. L’Italia è al terzo posto in Europa per produzione di rifiuti: una famiglia composta da 4 persone infatti genera in media circa 2 tonnellate di spazzatura. Entrando ancor più nello specifico il nostro Paese produce e consuma più plastica di quanta ne riesca a riciclare quindi la spedisce all’estero: stando ai dati di Greenpeace, l’Italia ha spedito oltre-confine circa 197 mila tonnellate di plastica, il 2,25% della quantità esportata a livello mondiale. 

Certo qualcosa è stato fatto fino a oggi. Non certo qualcosa che vada nella direzione dei rifiuti zero ma qualcosa che possa aiutare a gestire e smaltire i rifiuti. Nel 2017 la raccolta differenziata ha raggiunto il 55,5%, ma non è abbastanza. Dobbiamo considerare che più della metà delle tonnellate di spazzatura prodotte finisce in discarica. Ovviamente maggiore è la quantità di rifiuti messia smaltire, più lentamente si decomporranno emettendo così una maggior quantità di gas serra nell’aria. Le discariche contribuiscono a più del 10% delle emissioni da metano mondiale

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