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I FRUGALI, I FONDI UE E I COLPI BASSI DEI PAESI BASSI

Tg Pop News

Vige in diplomazia, dalla nascita delle Comunità Europea una formula decisionale implacabile ideata dall’ambasciatore Guglielmo Folchi, la cosiddetta “Legge del Fracassi: nel dubbio sempre in culo ai Paesi Bassi” (testuale ovvero se non avete istruzioni su come schierarvi, aspettate la proposta del delegato olandese e prendete la decisione opposta. Come, più o meno, con D’Alema quand’era segretario di partito.

La legge del Fracassi affiora inesorabile alle dichiarazioni al Corriere della sera di Mark Rutte, premier olandese il superfalco la cui austerità fa impallidire la Merkel. Rutte è il leader dei 4 sedicenti “paesi frugali” (Austria, Olanda, Svezia e Danimarca) che blocca il piano Marshall Ue, chiede limiti rigorossimi ai paesi bisognosi di fondi post Covid. Soprattutto a noi.  Rutte col suo bel sorriso da pignoratore d’immbili dichiara: “Gli Stati quali necessitano e meritano aiuto devono far sì che in futuro siano capaci di affrontare da soli crisi del genere in modo resiliente, l’Italia deve rispondere da sola”. E ancora sul fatto di non erogare contributi a fondo perduto (quelli che chiediamo noi): “Un sistema di prestiti è molto più logico. L’aiuto dev’essere fatto di prestiti, non di contributi”. Naturalmente è in corso un dibattito europeo ferocissimo su questo. E la banda dei 4, in realtà, fa la voce dura solo per ottenere i rebates, gli sconticini - privilegi oramai antistorici risalenti alla Thatcher- sui contributi al prossimo bilancio europeo. Ma la stizza e il dissenso a priori dell’Olanda nei nostri confronti è un fatto storico, più di quello della Germania il che è tutto dire. E se vuole appianarlo definitivamente è ora che Conte, per primo, estragga il “dossier dei profitti perduti delle nazioni”, depositato ma mai coraggiosamente squadernato alla Ue, laddove si attesta di come l’Olanda (e l’Austria tra i Frugali) , in barba a qualsiasi tentativo di armonizzazione dei sistemi fiscali, abbia creato un paradiso fiscale che sottrae entrate all’Unione stessa (e a noi). Qualche numero: solo in Olanda il 4% del volume di affare delle imprese straniere è tassato; solo lì e in Austria si evita di fornire informazioni sugli accordi internazionali di tax ruling con le singole multinazionali e questi gli fa attrarre investimenti esterei peri il 35% (in Italia è solo il 19%, per dire); solo lì si registrano 15mila società “bucalettere” (molte multinazionali italiane da Mediaset a Fiat Chrisler, ndr) che permettono transiti di denaro da 4.500 miliardi di euro all’anno, 6 volte il Pil; solo lì questo sistema tributario tra l’elusione e l’evasione fa perdere alla Ue per mancati tributi dai 70 ai 190 miliardi di euro all’anno, all’Italia il 19% delle entrate, i Paesi Bassi ci fregano almeno 1,5 mld l’anno. Almeno.

E ogni volta che l’Unione Europea cerca di scardinare questi simpatici paradisi fiscali e di mettere la sul reato finanziari, i cosiddetti paesi “frugali” si oppongono in nome della “sovranità nazionale”. Ecco. Ora non dico che Rutte non abbia ragione ad indicare gli italiani come sciuponi e furbastri nella gestione dei contributi. Ma che la lezione ci da Rutte che non -diciamo- il Gandhi delle tasse, be’ fa un po’ ridere, no?

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