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L’ASSEGNO UNICO FAMILIARE SALVERÀ L’ITALIA?

INVESTIRE IN DEMOGRAFIA PER RIDURRE DEBITO E DEFICIT

Tg Pop News

Assegno unico familiare

Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo, diceva Tolstoj.

Ma se, alle famiglie, si concedesse un minimo di speranza da inserire nella legge di bilancio probabilmente qualcosa cambierebbe. Quantomeno dalla tragedia da romanzo russo passeremmo alla commedia all'italiana. Prendete questa novità lanciata dal Forum Famiglie di Gigi De Palo, recepita da Renzi e proposta in manovra dal suo ministro Elena Bonetti, un ex scout che ha letto Tolstoj, ha visto a mantra il film “La famiglia” di Scola ed è cresciuta con la famiglia dei Barbapapà, quella con tanti figli. La novità della Bonetti è quella dell'assegno unico a famiglia di 240 euro per ogni figlio dagli 0 ai 18 anni. Una piccola rivoluzione che, tra tagli agli assegni familiari, bonus asilo, bonus bebè, che verrebbero tutti incorporati, a prima vista sembrerebbe assistenziale: "uff, sti cattolici che figliano come conigli e vogliono pure essere pagati...!". 

I vantaggi (per tutti) dell’assegno unico familiare

In realtà, a detta di molti, docenti di diritto tributario, come Vincenzo Bassi, nuovo Presidente della Federazione Europea delle Famiglie Cattoliche, non si tratta di questione assistenziale, bensì di forte elemento di politica economica. Bassi spiega, con concetti tecnici da svitare col cacciavite, che, se guardiamo la storia, la ricchezza del nostro Paese è coincisa non a caso col baby boom anni ‘50 e che, se il governo oltre che a investire in ecologia pensasse d'investire in demografia farebbe un affare.

Le ragioni sono due:

  1. Si avrebbe una stabilità del risparmio controllata nella famiglia investendo in capitale umano solido (evitando pure le migrazioni dei giovani all'estero).
  2. Molti figli, in prospettiva, sono molti futuri clienti per l'erario e per le casse previdenziali che in pochi decenni, con questo trend, rischiano di svuotarsi a causa dell'invecchiamento della popolazione. 

Quindi, come fanno in Francia dove il Welfare e le politiche familiari sono al top e in Ungheria, dove sembra che se una sforna il quarto erede non vince una bambolina ma diventa esentasse tutta la vita, il puntare sui figli sarebbe l'unico modo per tagliare via via il deficit e debito futuri che, in Italia, sono le vere zavorre. Il professor Bassi osa addirittura di più: perché, oltre alle spese per il New Green Deal, non pensare di chiedere alla UE di scomputare dal calcolo del nostro deficit gli investimenti nella famiglia? "È assurdo non inserire l'educazione e la crescita della nostra futura forza lavoro nella spesa in conto capitale e inserirla nella spesa corrente", dice lui, qualunque cosa significhi. Certamente il ceto medio deve essere libero di moltiplicarsi senza vergognarsene e così si potrebbe puntare sul nostro futuro mantenendo intatto il grande capitale che ha l'Italia, ossia l'avanzo primario cioè il surplus fiscale registrato dal bilancio pubblico, al netto della spesa per interessi sul debito pubblico cioè ciò che resta in cassa allo Stato, dopo avere pagato tutte le spese. Che è una cosa. L'avanzo primario, in cui, curiosamente noi italiani andiamo fortissimi, quasi come nel debito pubblico. Insomma, lo storico motto "tengo famiglia" diventerebbe "tengo un tesoretto, e tengo un grande ammortizzatore sociale". È una buona idea? Segue dibattito...

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