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Marco Procopio

START UP DONNE: IL PROBLEMA DEI DIRITTI DELLE DONNE SUL LAVOROIl lavoro delle donne in Italia continua ad essere retribuito meno di quello degli uomini

Disruption

Stipendi donne-uomini: le donne al lavoro sono pagate meno degli uomini

8 marzo festa delle donne in tutto il mondo. Un giorno speciale per celebrare la donna ma anche per riflettere sul tema donne e lavoro

La Festa della Donne è un’opportunità per approfondire una problematica che è sempre attuale: quella sulla parità di genere in Italia.

 

Occupazione: le donne lavoratrici sempre poche

Secondo i dati dell’anno scorso l’Italia, con il 48,1% di donne a lavoro, è al penultimo posto nella classifica dei Paesi Europei per l’occupazione delle donne dai 15 ai 64 anni. Il nostro Paese ha ben 13,2 punti percentuali di differenza rispetto alla media europea del 61,3% (per capirci in Francia, Germania e Regno Unito, oltre 60 donne su 100 sono occupate). 

In Italia lavora meno di una donna su due (47,2%) e le poche donne che lavorano hanno carriere discontinue e redditi inferiori agli uomini per via del largo uso del part time.

Tutto questo poi peggiora se si prendono in considerazione le donne che devono fare letteralmente le equilibriste fra casa e lavoro: il tasso di occupazione dal 62,2% per le donne italiane senza figli si scende al 58,4% per le donne con un figlio (percentuale ben lontana dalla media europea, pari al 72,5%).

Discriminazione Donne: le differenze di stipendio 

Nel mondo le donne lavoratrici guadagnano in media il 23% in meno degli uomini. Lo affermano le Nazioni Unite. In Italia Secondo Eurostat le donne sul lavoro, nel privato guadagno il 20,7 % in meno degli uomini. Va leggermente meglio nel settore pubblico, dove la differenza di stipendio fra uomini e donne si attesta attorno al 4,1%. Mentre un uomo guadagna mediamente 1.654 euro al mese, una donna ne riceve 1.064, cioè 600 euro in meno. Le madri sono le donne discriminate sul lavoro in maniera maggiore rispetto alle colleghe senza figli: in media, un anno dopo aver fatto un figlio, le donne che mantengono il posto perdono il 10% della busta paga. Dopo due anni, le neomamme guadagnano circa il 35% in meno.

 
Startup al femminile: le disuguaglianze

Secondo quanto raccontato da Alessandra Casarico, docente dell’Università Bocconi, i dati di Unioncamere dicono che le startup al femminile sono circa il 13% del totale. in Italia sono solo il 13%. Perché? Hanno più difficoltà a trovare dei finanziatori. Ma le disuguaglianze di genere non si fermano qui. Persiste la differenza di stipendio tra uomini e donne: in generale le donne guadagnano il 16% in meno rispetto agli uomini. Sono i numeri a confermare la discriminazione delle donne sul posto di lavoro.

Il dato è in crescita rispetto agli ultimi anni e pone l’Italia al 1° posto fra i paesi europei. Ma il fatturato delle startup femminili rimane molto basso.

Il problema delle startup con donne imprenditrici è che rimangono di piccole dimensioni. Una possibile spiegazione è legata al fatto che le donne possono avere maggiori difficoltà di accesso al credito e quindi ai finanziamenti. Esistono finanziamenti per startup donne, come il credito donna. Tra questi Fondo di Garanzia, cioè un finanziamento garantito allo Stato, o il Microcredito, ossia una garanzia sul prestito richiesto da imprese femminili.

Sulla base di un lavoro di ricerca che la docente Alessandra Casarico sta conducendo insieme a Salvatore Lattanzi dell’Università di Cambridge, emerge che le politiche salariali delle imprese spiegano circa il 30% del differenziale salariale di genere.

Un terzo è dovuto a minori capacità di contrattare il salario, i due terzi perché scelgono imprese che in generale pagano di meno. La discriminazione verso le donne in termini di salario, aumenta quando queste arrivano ai vertici.

Nella classifica sul gender gap del World economic Forum, l’Italia è al 118° posto in tema di lavoro, vicino a Bosnia, Gambia, Giappone e Cile.

Le stime di Goldman Sachs ci dicono che se ci fosse la parità di genere in Italia nel mercato del lavoro, il PIL italiano aumenterebbe del 22%.

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