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Valentina Valente

UNO SGUARDO DAL PONTE

IL BILANCIO DEI DANNI A UN ANNO DAL CROLLO DEL PONTE MORANDI

PopEconomy XL

Il 14 agosto del 2018 crolla a Genova il Ponte Morandi. A più di un anno dal crollo, com’è cambiata la situazione? Ma soprattutto, qual è il bilancio dei danni che ancora pesano sulle spalle dei genovesi?

Il crollo, degli immobili

Ad oggi ancora 300 famiglie vivono ridosso della zona arancione. Addirittura ci sono case che per metà sono nella zona rossa e per metà in quella arancione, case che, dopo il crollo del ponte, non valgono quasi nulla, circa 20mila euro e che, per questo non vengono comprate da nessuno, quindi i proprietari non riescono ad andarsene. I disagi degli inquilini sono riconfermati dai dati di Immobiliare.it, secondo i quali le case nella zona arancione hanno un valore al metro quadro che è calato da 1.673 a 1.100 euro. I prezzi delle case sono calati quasi della metà, passando da 50mila euro a 30.

Piccole e medie imprese in ginocchio

Sono oltre 2058 le imprese che hanno subito danni diretti o indiretti dal crollo. Nel mercato comunale di Certosa c’è stato un crollo drastico: più del 50% delle attività non sopravvive un anno perché col crollo è stata interrotta una strada che portava alle attività: se i clienti non possono raggiungere i negozi, questi non possono sopravvivere. Secondo la Camera di Commercio di Genova, i danni diretti alle imprese ammontano a 63 mln di euro e quelli indiretti a 359,1 milioni. Intanto col decreto Genova sono stati stanziati 11 milioni di euro per il 2018 e 19 per quest’anno più un indennizzo alle autorità per il calo di fatturato registrato nel periodo che va dal 14 agosto al 30 settembre, ma per molti questi provvedimenti non sono abbastanza.

Turismo, Porto e logistica

Ma oltre al mercato delle abitazioni e a quello delle piccole e medie attività, chi fa le spese del crollo è anche il settore del turismo: il crollo del ponte ha fatto crollare anche il PIL di Genova e Savona per le attività turistiche per un totale di 117 milioni di euro. Il fatturato del turismo è calato del 6,5%, perdendo 94,9 milioni di euro. Arrivi e presenze di turisti sono diminuiti nel complesso del 5%. Ma Genova è anche e soprattutto città di porto, di mare. Porto e logistica hanno subito una perdita di valore aggiunto di 56,5 milioni di euro. Il settore dell’autotrasporto ha danni complessivi di 116 mln di euro. A seguito del crollo del ponte ogni mezzo deve trascorrere 120 km in più per attraversare la città per un totale di 568 euro di costi in più al giorno. Il porto ha registrato un -9,4% di fatturato per una perdita di valore assoluto di 121,7 mln di euro.

Il lavoro

Da agosto a dicembre le assunzioni sono crollate del 22,5%. L’assessore al bilancio di Genova ci dice che l’amministrazione comunale si sta prendendo carico di 19 persone che hanno perso il lavoro nella “zona nera”.

Intanto i lavori per lo smantellamento sono appena iniziati. Un'esplosione controllata ha fatto crollare le pile 10 e 11, le uniche che erano rimaste in piedi, con la detonazione delle mricocariche di dinamite. Dodici cannoni ad acqua sono stati utilizzati per contenere la nuvola di polvere. Oltre 3.400 residenti sono stati allontanati dalle loro abitazioni e più di 400 uomini delle forze dell'ordine sono stati schierati. Per eseguire l'operazione in piena sicurezza. Anche la giustizia fa il suo corso: la Procura di Genova ha emesso altri 40 avvisi di garanzia: sale così a 60 il numero delle persone coinvolte.

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