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Irene Fassini

CHIAMATELA INFODEMIA...

Tg Pop News

Chiamatela “infodemia”, ossia la “circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili”.

Ecco, è più pandemia, chiamatela “infodemia”, tutta quella mole di pareri, tesi, antitesi, sottotesti, chiacchiere e analisi che avvolgono il corona, questo virus che evoca una marca di birra e provoca sbronze mediatiche non da poco.

Senza avventurarci in analisi mediche alla Grey's Anatomy o alla dr. House, è bene sottolineare che i rischi peggiori del contagio sono soprattutto economici. E riguardano la Cina, che sta avendo uno choc sui consumi: tre punti in meno con un 1,3% in meno di PIL nel primo trimestre di quest’anno.

Il che significa un calo della crescista del dragone, la seconda economia del mondo (che era già scesa dal +6,5% e ora arriva al 6,1%); e una perdita del 2% sulla manifattura; e praticamente un azzeramento delle importazioni nel settore auto; e una botta al sistema lusso; e perdite clamorose nelle economie emergenti tipo l’Africa che, dalla comparsa del corona virus, ha già bruciato 350 mld di dollari.

Il metro di paragone sui nefasti effetti della pandemia sul sistema produttivo cinese è quello della SARS, un contagio che non era una pinzellacchera: circa il 10% di mortalità, ai tempi, mentre ora il corona è del 2%. La SARS probabilmente originata da pipistrelli (strano come quando la Cina s’infetti sia sempre colpa dei pipistrelli, magari mangiati crudi…) creò anch’essa un clima di paranoia diffusa e danni gravi al tessuto produttivo del paese, che cresceva al ritmo del 10%.  La SARS costò 25,3 mld di dollari sul PIL cinese, l’indotto del turismo calò del 50%, non si ebbero notizie sul mercato dei pipistrelli…

Questo il danno in Cina, il nostro principale cliente. Danno che si riverbererà, dunque, anche, inevitabilmente, in Italia, dove la crescita era già inchiodata al +0,3% secondo le stime UE, e dopo il virus calerà a picco al +0,1%. Già la Lombardia aveva perso due punti nel mitico export: non oso pensare a cosa accadrà quando il mercato dell’auto rimarrà senza benzina, o i drappeggi milionari della moda verranno bloccati alla frontiera. Una cosa, tutta quest’isteria epidemiologica: che della Cina non possiamo fare a meno. E non è detto che sia un bene…

 

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