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Elena Peracchi

ALLA SCOPERTA DELL'ARISTOTELE ECONOMISTA

Tg Pop

Tutti conoscono il filosofo Aristotele. Logico e scienziato, nato a Stagira nel 384 a.C., è stato maestro di Alessandro Magno ed è considerato, insieme a Socrate e Platone, uno dei padri del pensiero filosofico occidentale.

Non molti sanno, però, che durante la sua vita Aristotele affrontò anche il tema economico, sviluppando, tra le altre, la teoria del giusto prezzo.

A parlarne, recentemente, è stata la professoressa Demetra Sfendoni Mentzou, esperta aristotelica, in Italia per una conferenza sull'applicazione dei principi del filosofo alla vita moderna.

“Il problema nell'economia attuale” spiega “è che gli economisti parlano di numeri, senza considerare le persone”.

Secondo Aristotele, il cui pensiero si basa sulla diversità tra gli uomini, il valore di un oggetto è duplice: d'uso e si scambio. Il valore di scambio si manifesta all'atto della compravendita, mentre quello d'uso è intrinseco all'oggetto stesso e legato alla sua produzione. Lo stesso oggetto, prodotto da un uomo più abile di un altro, varrà quindi di più perché il compenso che ne deriva dovrà ripagare il produttore del sacrificio del suo lavoro. Non sarebbe quindi possibile considerare i produttori alla stregua di numeri, interscambiabili.

Aristotele predilige poi la scienza dell'uso, l'acquisizione di beni necessari alla sopravvivenza, e non l'arte dell'acquisizione al fine di accumulare ricchezze, definita dal filoso “crematistica non naturale”. Nei suoi scritti si trova infatti traccia del suo disprezzo verso la produzione di denaro attraverso denaro, che si manifestava ai tempi in lavori come quello dell'usuraio.

“Oggi Aristotele sarebbe inorridito” racconta sorridendo la professoressa Mentzou “l'idea di annullare le relazioni umane chiudendosi in una stanza per navigare su Amazon o Google, ad esempio, lo spaventerebbe. E ci sono economisti, come Jeffrey Sachs, che auspicano un ritorno ai principi aristotelici”

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