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Irene Fassini

L'UOMO CHE CON I FUMETTI RESE SIMPATICI PERFINO I FRANCESI

Tg Pop News
Nel film di successo Le 12 fatiche di Asterix, anno 1976, il piccolo Gallo protagonista si perdeva tra gli uffici, i timbri, le scartoffie, e lentamente scivolava nella palude della burocrazia alla ricerca del mitico “lasciapassare A38” che l’avrebbe divincolato dalla “casa dei folli”, quanto di più vicino a un nostro ministero. Ora che Albert Uderzo, il regista nonché grande disegnatore di Asterix ha lasciato questa valle di lacrime (il suo alter ego, lo sceneggiatore Renè Goscinny era già morto), urge l’omaggio.

Uderzo, artista di origine italiana, iniziò a disegnare fumetti - la serie avventurosa Tanguy e Laverdure- negli anni 40; e nel ’59, incontrato Goscinny cominciò a raccontare la storia di un piccolo villaggio della Gallia che resisteva all’invasione romana: una metafora, anche economica, del protezionismo francese sull’invasione del suo mercato da parte degli stranieri. Il successo fu immediato sin dalla prima storia, Asterix il gallico, pubblicata a puntate a partire dal 29 ottobre 1959 sulla rivista Pilote. Asterix e Obelix, un po’ come Tex Willer e Kit Carson o Topolino e Pippo, o Angela Merkel e il presidente della Bundesbank Jens Weideman, sono una coppia che produce, oltre che consensi patriottardi, numeri. Le loro avventure hanno venduto 370 milioni di copie, sono tradotte in 110 lingue e dialetti, perfino in latino. I film realizzati sono stati 8 in versione animata e 4 live action. La prima versione dei loro primi albi è valuta dalla 7 mila euro in su; e rimane imbattuto il record della tavola di Asterix gladiatore pagata nel 2012, 230 mila euro. L’ultima storia di successo risale al 2017, Asterix e la corsa italica -apocrifico di Uderzo- ed è una citazione volontaria del film di Blake Edwards La grande corsa; e involontaria delle buche delle Roma di Virginia Raggi, e ha tirato 5 milioni di copie.

Ma l’economia ha fatto la sua comparsa, nella saga dei galli, sempre disegnata da Uderzo – che iniziò la carriera negli anni 40- nell’avventura Asterix e la Obelix SpA del 1976 in cui Caius Assurdus il giovane economista che si esprime utilizzando nebulosi termini finanziari, dietro ordine di Cesare, contatta Obelix nella foresta e si offre di comprare i menhir da lui prodotti, pagandoglieli tanto più quanti più ne riuscirà a produrre; rende Obelix, grazie ad una assurda speculazione, l’uomo più ricco del villaggio ed inventa, in pratica, la finanza creativa. Destabilizza così il mercato degli inutili pietroni, costringendo Roma a comprarli fino a far arrivare la città sull’orlo della bancarotta. Quando i Galli torneranno all’economia reale, torneranno anche i sorrisi e le cene dinnanzi al falò a base di cinghiali rosolato. Una lezione di economia che neanche Mario Draghi. Ah, altro particolare è che nel 2017, proprio nell’albo Asterix e la corsa d’Italia, uno dei personaggi si chiamava Coronavirus. Uderzo, oltre ad essere un grande cartoonist, era un discreto profeta…

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