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CERVELLI IN FUGA, L’EMORRAGIA DELL’ITALIA
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Italiani all’estero: in 10 anni 250mila È la fotografia della grande fuga dal nostro Paese: in dieci anni l'Italia ha perso un patrimonio umano paragonabile all'intera città di Verona. I dettagli nella ricerca di Fondazione Leone Moressa, ai microfoni di Popeconomy il ricercatore Enrico di Pasquale.  È "la meglio gioventù", sono i tanti ragazzi, 250 mila, che negli ultimi 10 anni hanno deciso di abbandonare l’Italia per buttarsi in una nuova avventura professionale e di vita. Se i numeri dei ragazzi in fuga spaventano ancora peggio è se si considera che con loro è volato via più di un punto di PIL, pari a 16 miliardi di euro. In media questi giovani hanno meno di 34 anni e da Lombardia, Sicilia, Veneto e Lazio partono per il nord Europa: Inghilterra e Germania soprattutto. Per quanto riguarda la motivazione principale è il lavoro. Se infatti il tasso d’occupazione dei ragazzi tra i 15 e i 24 in Italia è del 17%, la percentuale dei giovani italiani che risiedono all’estero è del 51%.  Una delle mete più ambite è senz’altro l’Inghilterra, seguita da Germania, Svizzera e Francia. In attesa di capire se Brexit porterà i giovani a mitigare le migrazioni nel Regno Unito, Londra, come accennato, resta la meta preferita dai ragazzi italiani: la scelgono il 19,3% di quelli partiti negli ultimi dieci anni. Ecco ai microfoni di Popeconomy la voce dei nostri connazionali che hanno lasciato l'Italia per Londra. Ma non c’è solo l’Europa tra le destinazioni di questi giovani emigrati. Ai primi posti nelle mete preferite compaiono, infatti, anche USA, Brasile, Australia. In realtà il fenomeno qui considerato non è unico e solo: avevamo già visto che quasi il 50% dei laureati è pronto a lasciare il nostro Paese, stiamo quindi parlando di risorse altamente qualificate. La fuga dei giovani dall’Italia è quindi una realtà che si sviluppa non solo ai diversi livelli sociali ed economici e culturali, ma anche per motivi che occorre approfondire. L’Italia È un Paese per vecchi Volendo storpiare un po' il titolo di un celebre film dei fratelli Coen, potremmo dire che l’Italia è un Paese per vecchi. Abbiamo già visto che gran parte della giovane forza lavoro italiana, più o meno qualificata, fugge verso altri Paesi alla ricerca di un futuro professionale e di vita che sia migliore, quindi la domanda sorge spontanea: chi resta in Italia? Gli anziani. A dircelo è l’Istat.  L’Italia è il secondo Paese al Mondo per longevità delle persone infatti possiamo vantare oltre 15 mila persone sopra i 100 anni. Secondo Eurostat, da qui al 2050 gli anziani aumenteranno di circa 6 milioni, diventando così un terzo della popolazione. Attenzione però, non che la longevità sia un fattore negativo, anzi, solo che il progressivo invecchiamento della popolazione, il maggior numero di persone anziane coincide con una recessione economica e demografica. C'è quindi il progressivo invecchiamento che, potremmo dire, va a braccetto con il crollo delle nascite: nel 2018 sono stati registrati all’anagrafe 439mila bambini vale a dire 140 mila in meno rispetto a dieci anni prima. Con questo ritmo da qui al 2050 il numero di coloro che hanno tra i 15 e i 64 anni crollerà in maniera vertiginosa. In Italia si fanno pochi figli (in media 1,32 per donna) e il saldo tra nati e morti è negativo da oltre 25 anni. Ma, come accennavamo, la crisi non è solo demografica. L’invecchiamento della popolazione è influenzato e influenza a sua volta la condizione economica dei giovani ragazzi italiani. Gli indicatori della povertà assoluta, tra l’altro passati negli ultimi dieci anni dal 3,6 all’8,4%, toccano i loro vertici in corrispondenza dei ragazzi che hanno tra i 18 e i 34 anni. Il nostro Paese ha il tasso di occupazione nella fascia 25-29 anni più basso d'Europa: il 54,6% contro una media U.E del 75%. Sempre in questa fascia d’età il tasso di NEET è il più alto d'Europa: 30,9% a fronte di una media U.E del 17.1%. Inoltre il livello d’istruzione dei ragazzi in questa fascia d’età è molto basso: solo il 27,6% è laureato, quasi 12 punti in meno rispetto alla media europea. La piaga della disoccupazione giovanile L’Istat aveva messo la luce su alcuni dati importanti relativi alla disoccupazione. Ad agosto il tasso di disoccupati era sceso al 9,5%, il minimo dal novembre del 2011. In particolare, i dati sulla disoccupazione giovanile, vale a dire tra i ragazzi che hanno tra i 15 e i 24 anni, sono molto buoni: in questo caso c’è stato un calo dell’1,3%, il tasso più basso da agosto del 2010.  Non dobbiamo illuderci però. Se la disoccupazione è calata, non è invece aumentata l’occupazione. Ad agosto infatti l’occupazione era ferma, e questo valeva non solo in generale ma anche e soprattutto per gli under25 che, addirittura hanno perso 23mila posti di lavoro. Questo vuol dire che in Italia la situazione occupazionale è sostanzialmente stagnate e gli unici miglioramenti constano di palliativi che cercano di limitare il danno o meglio l’emorragia del lavoro mancato, così potremmo chiamarla, principale causa della fuga di tanti ragazzi dal nostro Paese. Insomma i ragazzi intorno dai 25 anni in su, i millennials sono perseguitati dalla disoccupazione o, almeno da una mancanza vera di prospettiva occupazionale. Il mercato italiano cerca così di limitare i danni, di “metterci una pezza” si direbbe, ma non basta perché se è vero che dalle ultime rilevazioni Istat un dato positivo c’è, lo abbiamo visto con la riduzione della disoccupazione, è pur vero che in Italia non si creano le alternative, non c’è una spinta propulsiva che porta le persone a cercarsi un lavoro. Tutto questo è riconfermato, lo avevamo accennato prima, da un numero vertiginoso d'inattivi che continua a crescere. Ad agosto ci sono stati 73mila inattivi in più. Tra i giovani sotto i 25 anni gli inattivi sono aumentati di 59mila unità. Sono i NEET (Neither in Employment nor in Education or Training) e il nostro Paese ne vanta il primato in Europa (dopo di noi solo Grecia, Bulgaria, Romania e Croazia) con ben 2.116.000 tra i 15 e i 19 anni, una cifra che è il 23,4% del totale dei giovani della stessa età. Il 47% dei NEET hanno età compresa tra 25 e i 29 anni, nel 38% ragazzi tra i 20 e i 24 e il restante 15% nella forchetta 15-19 anni. I NEET sono così distribuiti sul territorio nazionale: nel Nord sono il 15,5%, nel Centro il 19,5% e nel Sud il 34%. L’apporto dell’immigrazione Se si considera chi va e chi resta, non si può non considerare chi viene. L’immigrazione è al centro di questo nostro ragionamento ed è quindi necessario prendere in considerazione alcuni dati forniti sempre dalla Fondazione Leone Moressa per capire se e quanto questo abbia inciso su bilancio della nostra popolazione.  Negli ultimi quattro anni i nuovi cittadini per acquisizione della cittadinanza sono stati oltre 638mila. Se non ci fosse stato questo flusso la popolazione italiana sarebbe calata di 1 milione e 300 mila unità. Nel 2018 i 2,5 milioni di lavoratori stranieri hanno prodotto una ricchezza di 139 miliardi di euro, pari al 9% del PIL.  C’è inoltre una tendenza da considerare: la presenza di stranieri in Italia, si è stabilizzata negli ultimi anni con 5,2 milioni di persone residenti a fine 2018 vale a dire l’8,7% della popolazione totale. Nel flusso migratorio c’è una prevalenza di donne, 52% provenienti per di più da Romania, 23%, Albania, 8,4% e Marocco, 8%. Baby Boomer più tech dei millennials Ma quali millennials, acquistare l'auto su internet è roba da Baby Boomer. Lo rivela una ricerca dell'osservatorio di MiaCar, il primo portale dell'e-commerce delle auto in Italia. Ecco ai microfoni di Popeconomy il fondatore e amministratore delegato di MiaCar, Lorenzo Sistino. Il social network delle auto Si chiama Popmove e si è aggiudicata il premio "Best Digital Startup" agli NC Digital Awards 2019. Il premio che celebra il meglio della comunicazione digitale e dell'innovazione italiana è stato assegnato ad Alberto Cassone, presidente di Hurry! e creatore di pop Popmove, il primo Social Mobility Network, una piattaforma che consente a chiunque di noleggiare un’auto per quanto tempo si vuole. Deepfake, banditi dalla California  Si chiamano deepfake ovvero i video con immagini e audio manipolato e in California sono diventati un reato se l'oggetto della caricatura digitale è un politico. Storpiare le dichiarazioni di un candidato sarà punito dalla legge, una misura contro le campagne elettorali giocate con armi sporche. La legge permetterà tuttavia video simili se fatti a scopo satirico.

RIDER, ARRIVA IL NUOVO CONTRATTO
RIDER, ARRIVA IL NUOVO CONTRATTO
RIDER, ARRIVA IL NUOVO CONTRATTO

Rider, con il contratto Basta con il cottimo: in arrivo le tutele per i ciclo fattorini. Sono 3 le parole d'ordine sulle quali si muove il nuovo contratto: salute, sicurezza e previdenza. Ci vorranno 12 mesi di tempo per trovare un accordo tra imprese e sindacati: senza intesa scatterà il lavoro subordinato. Il provvedimento dovrebbe garantire divieto di cottimo, paga minima oraria legata al Contratto Nazionale, salute, sicurezza e tutele previdenziali, per chi svolge l’attività occasionalmente. Nel concreto ci sarà un doppio binario per l’applicazione dell’emendamento: Per i ciclo fattorini impiegati in maniera continuativa sono previste le tutele del lavoro subordinato. Per quelli che lavorano in maniera occasionale c’è un pacchetto minimo di diritti inderogabili.  In linea di massima l’emendamento stabilisce che i rider “non possano essere retribuiti in base alle consegne effettuate e che debba essere garantito un compenso minimo orario in base ai minimi tabellari stabiliti da contratti collettivi nazionali di settori affini o equivalenti”. Nello specifico: “deve essere garantita un’indennità integrativa non inferiore al 10% per il lavoro svolto di notte, durante le festività o in condizioni meteorologiche sfavorevoli”. Il Ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo ha specificato chiaramente quale sia l’obiettivo del provvedimento: "Stimolare la contrattazione collettiva regolare in concretamente la figura dei rider".  Rider, c’è chi dice no Tutto è bene quel che finisce bene dunque? Non proprio. Tra i rider c'è anche chi non è d'accordo: il gruppo del no si riunisce sotto la sigla ANAR, Associazione Nazionale Autonoma dei Riders. Nicolò Montesi, il loro portavoce, ci racconta meglio la loro posizione. Sostiene che l’emendamento sia pericoloso e totalmente inutile dal momento che obbliga le piattaforme a trovare un accordo coi sindacati tradizionali. Infatti i rider iscritti ai sindacati sono pochissimi e il motivo è semplice: sono lavoratori autonomi, e quello che propongono i sindacati è lontanissimo da quello che a loro interessa.  Internet in festa Dal 10 al 13 ottobre, a Pisa, appuntamento con l'Internet Festival. Oltre duecento eventi sparsi per la città si terranno durante i quattro giorni.  Reinventing 2019  Torna Reinventing: alta formazione per i "professionisti del bene". “Nuove idee e nuovi strumenti per costruire un mondo migliore” è il titolo della due giorni dedicata all'innovazione del mondo no profit: a Milano il 10 e l'11 ottobre. Il Nobel delle batterie Se ogni giorno possiamo usare il nostro smartphone lo dobbiamo anche a loro: stiamo parlando di John B. Goodenough, M. Stanley Whittingham e Akira Yoshino, vincitori del Nobel per la chimica 2019. Sono stati loro, infatti, ad inventare le batterie agli ioni di litio. Non solo telefoni cellulari ma anche computer e auto elettriche, un'invenzione che segnerà anche la mobilità del futuro.

PIÙ SOLDI PER LE AZIENDE GREEN
PIÙ SOLDI PER LE AZIENDE GREEN
PIÙ SOLDI PER LE AZIENDE GREEN

EUROCHAMBRES Economic Forum 2019  Ben 160mila euro di benefici economici per le imprese del settore dei metalli, 400mila per le imprese manifatturiere che producono alimenti e bevande, 27mila euro o il 10% del fatturato per le imprese dell'ospitalità e infine il 4% di ricavi in più per il settore automobilistico. Benefici per le aziende dunque ma rivolte a investimenti sulla circolarità dell'economia. C'è chi lo sta facendo già in Italia, come aziende nell'edilizia o nel riciclo dei rifiuti. Se ne è discusso a Roma in occasione della terza edizione dell’EUROCHAMBRES Economic Forum 2019 (EEF), organizzato da Eurochambres e Unioncamere. Il tema discusso è quello d’individuare misure e incentivi per aiutare le imprese a compiere una crescita sostenibile. Si confronteranno i vertici di Unincamere,  associazione rappresenta 1.700 camere di commercio di 43 paesi europei, punto di riferimento per oltre 20 milioni d'imprese. Economia circolare in Italia  L'Italia? Quasi il 25% delle imprese industriali e terziarie ha già adottato politiche green, a dirlo il vicepresidente vicario di Unioncamere Andrea Prete, partner dell'evento. L’Europa si sta muovendo verso un’economia non solo più green ma anche più circolare che utilizza il modello del riutilizzo e del riciclo per svilupparsi. Sembra però che non sia stato fatto ancora abbastanza; cosa resta da fare quindi? Ridurre gli ostacoli normativi soprattutto relativi alle sostanze chimiche, ai prodotti e ai rifiuti. Abbattere le barriere alla circolazione delle materie prime secondarie. Stimolare l'innovazione e creare nuovi modelli commerciali. Far sì che le misure di efficienza non limitino la possibilità d’innovarsi delle imprese.  Migliorare i sistemi di raccolta dei rifiuti non solo all’interno dell’Europa ma anche al di fuori di essa.  Ma com’è messa l’Italia nel panorama europeo? Nell’ambito green il nostro paese può vantare alcuni importanti primati. A dircelo è uno studio condotto da Unioncamere e Symbola. Ben ¼ delle imprese agricole nostrane negli ultimi 5 anni ha puntato su un’economia green.  Sempre parlando di agricoltura le emissioni di gas serra generate dalle aziende agricole nostrane ammontano a 569 tonnellate vale a dire il 46% di gas serra in meno della media UE a 28. Il nostro Paese ha, inoltre, il minor numero di prodotti agroalimentari con residui di pesticidi pari allo 0,48%, vale a dire ben sette volte inferiore rispetto ai prodotti francesi e di 4 volte di quelli spagnoli e tedeschi. L’Italia vanta, con il 76,9%, il primato in Europa come riciclo totale dei rifiuti: stiamo parlando del 76,9%, vale a dire più del doppio della media europea. Dopo di noi Francia (53,6%), Regno Unito (43,6%) e Germania (42,7%). Ma quanto incide tutto questo sui numeri della nostra economia? Il modello green vanta il 13% degli occupati complessivi del nostro Paese. Inoltre, l'Italia è la prima Nazione in Europa per dematerializzazione dell’economia. Questo vuol dire che ogni kg di risorsa consumata porta a 4 euro di PIL, molto di più della media europea che si attesta sui 2,24 euro. Il giorno più bello si tinge di green A proposito di green economy anche il giorno del matrimonio diventa sostenibile. È l'idea della startup di Caterina Maestro, il primo servizio di noleggio fashion che ci racconta gli ingredienti per una cerimonia consapevole. Futuro tech a stelle e strisce. Ci sono 250mila nuove opportunità di formazione: è il progetto rivolto ai lavoratori americani annunciato da Ivanka Trump e il CEO di Google Sundar Pichai. Il progetto è rivolto a chi necessita di reinserirsi nel mondo lavorativo: nuove skills soprattutto a carattere tecnologico. Pioggia di soldi per il Joker  Ben 93,5 milioni di dollari in un weekend, una distribuzione di 4.374 copie in altrettante sale cinematografiche: mai nessun film in uscita nel mese di ottobre è riuscito a fare di meglio. Il film di Todd Phillips entra nella leggenda del botteghino.

I CAMPIONATI EUROPEI CHE VALORIZZANO DI PIÙ I GIOVANI
I CAMPIONATI EUROPEI CHE VALORIZZANO DI PIÙ I GIOVANI
I CAMPIONATI EUROPEI CHE VALORIZZANO DI PIÙ I ...

Quanto giocano i giovani calciatori in Europa? Non troppo. Il campionato europeo di massima serie che fa giocare più under 21 è la Bundesliga tedesca. Segue poi la Germania e la Ligue francese. Al terzo posto si piazza, invece, la serie A italiana che conta un ingente presenza degli under 21. Tra gli ultimi posti c’è la Liga spagnola E in Italia, chi sono i giovani insostituibili per i campionati europei? In testa alla classifica c’è Gianluigi Donnarumma del Milan, Emil Audero del Sampdoria e Nikola Milenkovic della Fiorentina. Sono andati sempre in campo Nicolò Barella, gioiello italiano del Cagliari, il quale ha giocato per il 99% dei minuti. Leggermente più indietro Federico Chiesa della Fiorentina   I Campionati europei: la Croazia al primo posto La Croazia è la nazione europea che premia di più i giovani calciatori nei campionati europei. L’età media nel massimo campionato croato è di poco superiore ai 24 anni, poco più alta in Slovenia. In Olanda invece si superano i 25 anni, come in Slovacchia e in Svizzera. In Italia, nei campionati europei, l’età media è superiore ai 27 anni. Mentre Udinese, Sassuolo e Fiorentina sono le squadre più giovani tra tutte. Al loro opposto si piazzano Juventus, Chievo e Parma. La loro età media è inferiore rispetto ai veri vecchietti del calcio europeo. Per i turchi del Besiktas si è ben oltre i 31 anni in media.  

SANREMO 2019: IL GIUDIZIO TAGLIENTE DI RED RONNIE
SANREMO 2019: IL GIUDIZIO TAGLIENTE DI RED RONNIE
SANREMO 2019: IL GIUDIZIO TAGLIENTE DI RED RONNIE ...

Sanremo 2019 è un pot-pourri secondo Red Ronnie: dalla canzone d'autore alla musica indie, dalla classica canzone italiana alla trap. Genere, il trap, che dovrebbe sparire, sostiene Red Ronnie, che si occupa di giovani e musica dagli anni '80 e che racconta cosa significhi per un millennial vivere di musica oggi. Il Festival quest’anno ha voluto attirare gruppi diversi, dai più adulti ai più giovani. Tentativo, secondo Red Ronnie, mal riuscito. Quest’ultimo fa inoltre una riflessione sulla situazione attuale dei giovani artisti che desiderano immettersi nel mondo musicale. Secondo Red Ronnie il Festival di Sanremo è una passerella dove si espone la mercanzia, soprattutto il Sanremo di quest’anno. L’opinione di Red Ronnie su Sanremo 2019 Secondo Red Ronnie il Festival di Sanremo è una passerella dove si espone la mercanzia, soprattutto il Sanremo di quest’anno. È nel 1983 che Red Ronnie diventa conduttore televisivo e si occupa di musica. La sua opinione è quindi ponderata e ci racconta di un personaggio che possiede un’ampia conoscenza su tale tematica. Ha portato nei suoi programmi molti artisti underground che apparivano solo su riviste e radio specializzate. Negli anni successivi Red Ronnie si occupa di un progetto, una web TV: Roxy Bar TV. Tramite questo programma mette in evidenza sue esperienze legate al mondo musicale, come interviste a grandi personaggi della musica. Servizio della nostra inviata a Sanremo Fausta Sbisà.

SANREMO 2019: IL FESTIVAL PIÙ SOCIAL DI SEMPRE
SANREMO 2019: IL FESTIVAL PIÙ SOCIAL DI SEMPRE
SANREMO 2019: IL FESTIVAL PIÙ SOCIAL DI SEMPRE ...

Se gli ascolti del Festival di Sanremo 2019 sono in calo, è in costante aumento l’interazione social, il cosiddetto “secondo schermo”, fenomeno iniziato col botto fin dalla prima serata, che ha contato 2,8 milioni di interazioni. Il Festival ha favorito l’interazione social attivando una social room insediata al Forte Santa Tecla a cura di Annie Mazzola e la redazione di UnoMattina che ha presidiato i principali social network, quali Facebook, Twitter e Instagram, con contenuti sempre nuovi e aggiornati: dirette Facebook, interviste, preview e chicce degli artisti. Sanremo 2019 e il social più utilizzato dagli spettatori È Instagram il social network più utilizzato per l’interazioni dagli spettatori del Festival. Ha generato la percentuale più alta di interazioni (il 54%), seguito da Twitter con il 31% e infine da Facebook con il 15%. L’hashtag è stato mezionato 161 mila volte. L’engangment raggiunto tramite le interazioni social dal Festival di Sanremo 2019 è pari all’815,8 mila. Invece, il picco delle interazioni è stato registrato da Twitter alle ore 01:29, quando è stato proclamato il vincitore Mahmood. I dati ci dicono, inoltre, che il Festival è stato l’evento televisivo più seguito in diretta streaming su RaiPlay, escludendo quelli sportivi. Che dire?! Sanremo 2019 ha stupito su vari fronti e si è affermato senz’altro come il Festival più social di sempre.

MILANO FASHION WEEK: BOOM DEGLI AFFITTI BREVI
MILANO FASHION WEEK: BOOM DEGLI AFFITTI BREVI
MILANO FASHION WEEK: BOOM DEGLI AFFITTI BREVI ...

È entrata nel vivo la Milano Fashion Week, la settimana della moda di Milano che si è aperta con il debutto in passerella di Benetton, storico marchio trevigiano e diventa sempre di più un hub internazionale, in grado di attrarre in città stilisti, giornalisti da 5 continenti, creativi, buyer, e addetti ai lavori. Un mare di persone e di denaro se si calcola che 1/5 del pil della Lombardia proviene dalle 4 settimane della moda che in gennaio, febbraio, giugno e settembre animano Milano e provincia. Persone che oltre che utilizzare i tradizionali canali di ospitalità come Hotel, B&B e pensioni, si affidano sempre più spesso a nuove soluzioni di alloggio, come l’utilizzo di app, quali Airbnb, per l’affitto breve di appartamenti. Secondo una stima del portale di appartamenti americano Airbnb, leader mondiale nel settore, nella settimana 19-25 febbraio l’80% degli alloggi sarà occupato e si prevedono 80mila arrivi, segnando un significativo più 4,2% rispetto all’anno precedente. MFW 2019: chi ha preferito la formula dell’affitto breve? Il picco delle presenze alla Milano Fashion Week, con oltre 10 mila persone in arrivo in città, è previsto per la giornata di venerdì che vede in passerella nomi come Bottega veneta, Max Mara e Versace e apre le porte al gran finale con giganti come Armani, Dolce&Gabbana, Salvatore Ferragamo e Missoni. L’80% delle persone che ha preso in affitto un alloggio proviene dall’estero, con una quota importante di USA (11%), seguita da francesi (9%), inglesi (7%), tedeschi (6%) e spagnoli (4%). A preferire la formula dell’affitto breve, piccoli gruppi di persone, dai 2 ai 3, che si fermano in città con una permanenza media dai 3 ai 5 giorni. L’indotto turistico durante la MFW ammonta a circa 20 milioni di euro e coinvolge circa 25 mila imprese con 128 mila addetti, di cui il 64% tra alloggio e ristorazione, 22% nello shopping, il 14% nei servizi business e trasporti e 1% nel settore cultura e tempo libero, per un totale di 160 milioni di ricavi nella sei giorni della manifestazione.

TOMO: AMICA DEI GIOVANI
TOMO: AMICA DEI GIOVANI
TOMO: AMICA DEI GIOVANI

anteprima mondiale per l’Istituto Europeo di Design che torna al Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra per presentare Tomo, la concept car elettrica realizzata in collaborazione con Honda Design. Tomo è il risultato del progetto di tesi sviluppato dai tredici studenti del Master biennale in Transportation Design IED Torino, sede del network che attrae giovani da tutto il mondo e li forma per diventare i designer del prossimo futuro. Proprio come avviene all’interno di un design centre automotive, la Casa giapponese ha chiesto agli studenti di lavorare su un brief, Honda next “fun” driving, con l’obiettivo di disegnare quello che secondo loro dovrebbe essere il mezzo di trasporto ideale per i giovani da qui a sei anni. Dopo una lunga fase di ricerca intorno a valori chiave come amicizia, divertimento alla guida e rispetto per l’ambiente, e dopo mesi di progettazione, è nata l’idea di Tomo, una concept car elettrica a metà strada fra uno smart device e un mobility tool, in grado di unire in un unico abitacolo le esigenze del divertimento nel tempo libero fuori dalla città con quelle lavorative all’interno dello scenario urbano. Un veicolo di questo tipo, pensato per essere un fedele compagno del proprio user e in grado di adattarsi ai suoi desideri e alle sue esigenze, non poteva che chiamarsi Tomo, parola che in giapponese significa proprio amico, a sottolineare l’immagine di un mezzo di trasporto che racchiude in sé tutto ciò di cui l’utente ha bisogno nella vita di tutti i giorni, dentro e fuori dalla città. Il design di TOMO (lunghezza 3997mm – larghezza 1893mm – altezza 1556mm – interasse 2690mm) nasce da un’analisi di ricerca orientata al prodotto, alla sua funzionalità e a un immaginario giovane. In Tomo le tradizionali barriere fra esterno e interno di un veicolo esistono fisicamente ma sono superate concettualmente: la volumetria da coupé e le funzionalità da mini pick-up sono infatti “mascherate” da un aspetto esteriore fashion e young urban. L’interno è dunque concepito per offrire esperienze in linea con l’impostazione easy and friendly degli schermi, del volante e del sistema head-up sul windscreen. L’esterno è a sua volta plasmato su queste funzionalità, divenendo quasi un wearable device empatico e identitario dello user, adattandosi all’occorrenza allo scenario urban e a quello country. Tomo è stata progettata per un nuovo segmento di mercato in cui non è l’età anagrafica che conta. Mira a intercettare l’interesse delle nuove generazioni: quelle che sempre più spesso svolgono un mestiere non tradizionale; quelle che vogliono vivere in modo più divertente e più utile il veicolo; quelle che considerano il rispetto per l'ambiente, l'ecologia e la sostenibilità valori fondamentali attorno a cui costruire il proprio futuro.

SALONE DI GINEVRA: IL RISCATTO DELL'AUTO ITALIANA
SALONE DI GINEVRA: IL RISCATTO DELL'AUTO ITALIANA
SALONE DI GINEVRA: IL RISCATTO DELL'AUTO ITALIANA ...

Novità Salone di Ginevra: passione auto italiane Le novità al Salone di Ginevra sono molte, ma oggi è il turno delle case automobilistiche italiane, in grado ancora di stupire in questa edizione del 2019 presentando la nuova auto made in Italy. Le più famose case automobilistiche italiane hanno deciso per il Salone dell’auto di Ginevra di puntare su due obiettivi: motori elettrici e auto ibride. Le novità del Salone di Ginevra sono sicuramente loro: i nuovi modelli presentati da F.I.A.T., Alfa Romeo e Ferrari. Nuove auto FIAT 2019: FIAT Concept Centoventi La casa automobilistica italiana per eccellenza, FIAT festeggia i 120 anni di età, e ha deciso di rilanciarsi alla grande presentando FIAT concept centoventi, la city car elettrica del futuro. Un concept car che racchiude un po’ in sé la filosofia e la visione del marchio italiano per il prossimo futuro. I nuovi modelli FIAT 2019 puntano esclusivamente su motori elettrici.  Fiat Concept 120 è infatti l’auto elettrica italiana per eccellenza: dal pacco batterie che si consente di estendere il range da 100 a 500 km. Una nuova city car elettrica, Concept Centoventi apre ad una reinvenzione personalizzabile della Panda. La Centoventi è pensata infatti per essere altamente personalizzabile e aggiornabile. Il cliente potrà scegliere gli equipaggiamenti interni, gli accessori e adattare gli spazi in base alle necessità. Una vettura “democratica”, per tutti, come fu, nel 1957 per la Fiat 500. Sarà offerta in forma base con una batteria singola capace di garantire un’adeguata autonomia nei centri urbani ma i clienti possono aggiungere fino a tre batterie. Alfa Romeo 2020: il Suv Alfa Romeo compatto  Alfa Romeo fa un altro passo nella storia. La casa automobilistica italiana presenta Tonale, la vera novità Alfa romeo 2019 che prende il nome da uno dei passi delle alpi lombarde.  È l’Alfa Romeo suv compatta, per adesso ancora una concept. L’Ibrido Alfa Romeo infatti arriverà nella sua veste definitiva solo alla fine del 2020 e sarà disponibile anche con la motorizzazione ibrida plug-in. Per non appesantire troppo l'auto e non perdere le doti stradali tipiche, il sistema ibrido del nuovo SUV Alfa Romeo dovrà essere leggero. La tecnologia scelta è quella dell'e-turbo:un turbocompressore in cui la turbina mossa dai gas di scarico genera corrente, con cui poi viene alimentato un compressore elettrico. La Nuova Ferrari: Ferrari ibrida del futuro Il mito del cavallino rampante non tramonta mai. Al Salone di Ginevra 2019 la protagonista è lei: f8 tributo. La Ferrari ultimo modello, F8 che si presenta come una berlinetta a due posti con motore centrale-posteriore, omaggio al motore v8 Ferrari più potente di sempre. Motore 8 cilindri da 720 cv, accelera da 0 a 100 km/h in 2,9 secondi, la Ferrari nuovo modello tributo sarà in vendita ad ottobre a 236 mila euro. Il motore 8 cilindri Ferrari è identificato nel mondo dell’automobile come il simbolo della sportività e del piacere di guida, in particolare quando è montato in posizione centrale-posteriore, su una vettura a due posti. La F8 Tributo è equipaggiata con il pluripremiato V8 turbo Ferrari, “best in class” nel segmento di riferimento, e miglior motore degli ultimi 20 anni secondo gli esperti del settore. Nel 2018 è stato nominato per il terzo anno consecutivo come “Engine of the Year”, ricevendo nella votazione più del doppio dei punti rispetto al secondo classificato. Tra le novità al Salone di Ginevra è stata anche confermata la messa sul mercato entro pochi mesi della prima Ferrari ibrida non legata a una serie limitata, alla quale, entro la fine del 2019 seguiranno altri 3 modelli. Insomma, la macchina italiana, anche le supercar, hanno iniziato il loro processo verso l’elettrificazione. Nel 2020 allora arriverà la prima Ferrari ibrida, e poi la Ferrari Suv (si dovrebbe chiamare "Purosangue") nel 2022.

SALONE DELL’AUTO DI GINEVRA 2019: LE NOVITÀ DI OGGI
SALONE DELL’AUTO DI GINEVRA 2019: LE NOVITÀ DI OGGI
SALONE DELL’AUTO DI GINEVRA 2019: LE NOVITÀ DI OGGI ...

Novità salone di Ginevra 2019: emissioni zero Son più di 100 le anteprime presentate dalle case automobilistiche di tutto il mondo. L’obiettivo per tutti i modelli presenti al Salone dell’auto di Ginevra 2019 è quello delle emissioni zero: le case automobilistiche italiane e non solo puntano a creare auto elettriche. Nuovo modello citroen: Citroën Ami One Concept Citroën Ami One Concept è una macchina pensata per muoversi nel traffico cittadino. Ha un'autonomia dichiarata di circa 100 Km. Il nuovo modello Citroën è pensato per essere una valida alternativa al trasporto pubblico e agli altri mezzi di trasporto individuale su 2 ruote. Quest’auto elettrica e compatta è accessibile a tutti a partire dai 16 anni anche se dipende dalle leggi in materia di guida dei vari Paesi.  Citroën Ami è un’auto connessa e facilita l’accesso alla mobilità per i suoi clienti in funzione di un sistema di car sharing o noleggio rispondendo alle loro diverse necessità di utilizzo.  Citroën Ami One Concept dispone anche di un’applicazione mobile dedicata per facilitare il suo utilizzo. Il conducente può liberamente gestire in qualunque momento i parametri delle applicazioni a bordo, ma anche prolungare l’esperienza cliente dal suo Smartphone. Ami One Concept viaggia fino a 45km/h e offre sino a 100 Km di autonomia. La batteria agli ioni di litio si ricarica facilmente con il suo cavo elettrico. Per una ricarica completa sono sufficienti 2 ore. La novità del Salone di Ginevra 2019: Peugeot e-208 Peugeot presenta la e-208. 136 CV e un'autonomia di marcia fra i 340 e i 450 Km. Batteria garantita 8 anni o 160.000 Km. Al Salone dell’auto di Ginevra, la Peugeot e-208 è nuova anche nello stile e si ispira alla berlina 508 anche negli interni, con l’impostazione di guida tipica delle ultime auto della casa automobilistica francese.  Auto elettrica, Peugeot e-208 è dotata di una batteria da 50 kWh che, secondo la casa  automobilistica francese promette fino a 450 km di autonomia. Per una ricarica completa sono necessarie circa 23 ore. Nuova Smart 2019: Smart Forease+ La nuova Smart 2019 è la Smart Forease+ che interpreta la filosofia del marchio tedesco. Un'auto elettrica, una citycar a due posti ispirata alle speedster degli Anni '60. Sportiva dentro e fuori, la nuova smart 2019 si presenta curata anche nei dettagli. Novità Salone di Ginevra 2019: Polestar 2  Polestar 2, prima berlina totalmente elettrica di Casa Volvo, in grado di competere con la Tesla Model 3. Prezzi a partire da 39 mila Euro. Può essere acquistata solo online. Ha due motori elettrici e 408 CV, oltre a un look curato e minimale. Ha forme non convenzionali la Polestar 2, esposta al Salone di Ginevra 2019 un modello a batterie. La Polestar 2 permette l'accensione del motore con lo smartphone. Auto dell’anno 2019: Jaguar I-PACE Chi ha detto che le elettriche non possono essere sportive e lussuose? A cambiare il paradigma ci ha pensato per prima Jaguar con I-Pace che anticipa i tedeschi nello sfidare Tesla con la sua Model X. In occasione del Salone dell’auto di Ginevra 2019 è stata eletta l’auto dell’anno 2019. Si tratta della Jaguar I-Pace, o per essere precisi la Jaguar I-Pace elettrica, la prima Jaguar elettrica spinta da due motori a corrente da 200 CV. La Jaguar I-Pace: autonomia di 480 km. 

"TI RUBO LA VITA", L’ULTIMO ROMANZO DI CINZIA LEONE
"TI RUBO LA VITA", L’ULTIMO ROMANZO DI CINZIA ...

“Ti rubo la vita” è l’ultimo romanzo di Cinzia Leone, scrittrice, giornalista e autrice di graphic novel, pubblicato quest’anno per Mondadori. Una storia che attraversa tutto il ‘900 e vede come protagoniste tre donne, Miriam, Giuditta ed Esther, simboli di una dimensione femminile che combatte contro la prepotenza, la violenza di un mondo maschile e maschilista. Miriam è la moglie di un musulmano che deve cambiare nome e religione; Giuditta viene cacciata da scuola durante il periodo della promulgazione delle leggi razziali in Italia ed Esther deve combattere stretta in un matrimonio combinato. Tre “storie minori” che attraversano e sono attraversate dalla storia con la S maiuscola, quella di un ‘900 ricco di lotte, di scontri, di guerre e di morti. Ma soprattutto un periodo ricco di feriti. Anche le tre donne si trovano coinvolte in una serie di eventi e circostanze, anche loro vittime e ferite da un tempo (uomo) che le ha sottomesse e maltrattate. Vittime sì, ma non sconfitte. Private di libertà e autonomia, non rinunciano a combattere per se stesse in una serie di vicende che diventano il vessillo di una lotta più grande, quella di un sesso femminile per troppo tempo percosso e soggiogato. A Miriam, Esther e Giuditta hanno rubato una parte di esistenza ma, allo stesso modo, Cinzia Leone ruba la loro vicenda, la strappa agli artigli della storia per restituirci un esempio, un modello di chi, lottando per la propria libertà, ha medicato le ferite di un intero genere, quello femminile, diventando simbolo di una lotta che non può e non deve finire. “Io sono della generazione – dice Cinzia Leone facendo riferimento alla storia del romanzo – che ha inventato questa battaglia. È importante che le figlie e le nipotine capiscano quanto era più dura prima e il lavoro che abbiamo fatto per consegnargli un mondo migliore”.

START UP DONNE: IL PROBLEMA DEI DIRITTI DELLE DONNE SUL LAVORO
START UP DONNE: IL PROBLEMA DEI DIRITTI DELLE DONNE SUL LAVORO
START UP DONNE: IL PROBLEMA DEI DIRITTI DELLE DONNE ...

Le donne al lavoro sono pagate meno degli uomini 8 marzo festa delle donne in tutto il mondo. Un giorno speciale per celebrare la donna ma anche per riflettere sul tema donne e lavoro.  La Festa della Donne è un’opportunità per approfondire una problematica che è sempre attuale: quella sulla parità di genere in Italia. Occupazione: le donne lavoratrici sempre poche Secondo i dati dell’anno scorso l’Italia, con il 48,1% di donne a lavoro, è al penultimo posto nella classifica dei Paesi Europei per l’occupazione delle donne dai 15 ai 64 anni. Il nostro Paese ha ben 13,2 punti percentuali di differenza rispetto alla media europea del 61,3% (per capirci in Francia, Germania e Regno Unito, oltre 60 donne su 100 sono occupate).  In Italia lavora meno di una donna su due (47,2%) e le poche donne che lavorano hanno carriere discontinue e redditi inferiori agli uomini per via del largo uso del part-time. Tutto questo poi peggiora se si prendono in considerazione le donne che devono fare letteralmente le equilibriste fra casa e lavoro: il tasso di occupazione dal 62,2% per le donne italiane senza figli si scende al 58,4% per le donne con un figlio (percentuale ben lontana dalla media europea, pari al 72,5%). Discriminazione Donne: le differenze di stipendio  Nel mondo le donne lavoratrici guadagnano in media il 23% in meno degli uomini. Lo affermano le Nazioni Unite. In Italia Secondo Eurostat le donne sul lavoro, nel privato guadagno il 20,7 % in meno degli uomini. Va leggermente meglio nel settore pubblico, dove la differenza di stipendio fra uomini e donne si attesta attorno al 4,1%. Mentre un uomo guadagna mediamente 1.654 euro al mese, una donna ne riceve 1.064, cioè 600 euro in meno. Le madri sono le donne discriminate sul lavoro in maniera maggiore rispetto alle colleghe senza figli: in media, un anno dopo aver fatto un figlio, le donne che mantengono il posto perdono il 10% della busta paga. Dopo due anni, le neomamme guadagnano circa il 35% in meno. Startup al femminile: le disuguaglianze Secondo quanto raccontato da Alessandra Casarico, docente dell’Università Bocconi, i dati di Unioncamere dicono che le startup al femminile sono circa il 13% del totale. in Italia sono solo il 13%. Perché? Hanno più difficoltà a trovare dei finanziatori. Ma le disuguaglianze di genere non si fermano qui. Persiste la differenza di stipendio tra uomini e donne: in generale le donne guadagnano il 16% in meno rispetto agli uomini. Sono i numeri a confermare la discriminazione delle donne sul posto di lavoro. Il dato è in crescita rispetto agli ultimi anni e pone l’Italia al 1° posto fra i paesi europei. Ma il fatturato delle startup femminili rimane molto basso. Il problema delle startup con donne imprenditrici è che rimangono di piccole dimensioni. Una possibile spiegazione è legata al fatto che le donne possono avere maggiori difficoltà di accesso al credito e quindi ai finanziamenti. Esistono finanziamenti per startup donne, come il credito donna. Tra questi Fondo di Garanzia, cioè un finanziamento garantito allo Stato, o il Microcredito, ossia una garanzia sul prestito richiesto da imprese femminili. Sulla base di un lavoro di ricerca che la docente Alessandra Casarico sta conducendo insieme a Salvatore Lattanzi dell’Università di Cambridge, emerge che le politiche salariali delle imprese spiegano circa il 30% del differenziale salariale di genere. Un terzo è dovuto a minori capacità di contrattare il salario, i due terzi perché scelgono imprese che in generale pagano di meno. La discriminazione verso le donne in termini di salario, aumenta quando queste arrivano ai vertici. Nella classifica sul gender gap del World Economic Forum, l’Italia è al 118° posto in tema di lavoro, vicino a Bosnia, Gambia, Giappone e Cile. Le stime di Goldman Sachs ci dicono che se ci fosse la parità di genere in Italia nel mercato del lavoro, il PIL italiano aumenterebbe del 22%.

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