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I PERENNIALS E IL RISCHIO DELLA MODA IN U.K.
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Perennials: chi sono? Accanto a Baby Boomers, Millennials e Generazione Z sta prendendo forma un altro concetto, potremmo dire un altro cluster, se parlassimo in termini economici o un’altra vera e propria generazione, se parlassimo in termini sociologici. Sono i Perennials, una “categoria”, o meglio una sottocategoria, che però, a differenza delle precedenti è completamente slegata dal tempo e dall'età. Sono over 40, creativi, sicuri di se stessi, amano cooperare ma soprattutto sanno spingersi oltre i limiti e sanno come azzardare. È la fotografia che emerge dal rapporto Coop 2019. Sono i nuovi italiani e, nonostante la loro età, non si rassegnano al tempo che passa. Sebbene spesso nel nostro Paese si battezzi come morto, almeno lavorativamente, chi ha più di 30 anni, i Perennials si reinventano, si lanciano alla scoperta del mondo, mossi da curiosità e apertura mentale. Insomma, non sarà certo un caso se il 44% di loro si dice ottimista. Un tratto che sicuramente li contraddistingue è la sostenibilità e l’attenzione verso la natura. Sebbene quando sentiamo queste parole ci venga in mente soprattutto Greta Thunberg, una ragazzina che certamente non rientra nella fascia dei Perennials, sembra che, in realtà questa generazione sia molto più attenta al “Green” di quanto non facciano i più giovani: Il 100% dichiara di aver fatto la raccolta differenziata nell’ultimo anno. L’89% ha ridotto il consumo di plastica. Il 79% ha scelto di mangiare meno carne. Il 70% ha optato per i mezzi pubblici invece che la macchina. Il 64% acquista solo prodotti bio. La giornata tipo di un Perennial? Il 34,3% si dedica al lavoro. Un 33,8% si dedica alla vita di coppia. Il 26,8% si prende cura dei propri animali domestici. Il 26% si dedica alla famiglia. Il 19,4% ha la passione per la cucina. Il 13,3% si dedica alla cura di sé. È stata Gina Pell, Creative Director e imprenditrice a coniare il termine Perennials e a darne una definizione su The What: “I Perennials sono persone curiose, sempre in fiore e sono consapevoli di cosa sta accadendo nel mondo. Sono al passo con la tecnologia e hanno amici di ogni età”. Ciò che definisce quindi gli appartenenti a questa categoria non è l’età, l’appartenenza cronologica, quanto invece uno stato mentale. Insomma, i Perennials sono esattamente l’emblema del proverbio che dice: quello che conta non sono gli anni che si hanno ma quelli che ci si sentono addosso. Perché parlare dei Perennials? Parlare dei Perennials è il frutto della constatazione di un mondo, quello lavorativo, dove il focus dell’età si sta spostando sempre più in avanti. I Perennials sono il segmento di lavoratori in più rapida crescita: in Paesi come Italia, Spagna, Irlanda e Portogallo gli ultra-cinquantenni lavoratori aumenteranno sempre di più mentre in U.K. costituiscono già 1/3 della forza lavoro. Le proiezioni ci dicono che, entro il 2024, negli U.S.A essi saranno il più grande gruppo demografico.  Le ragioni sono abbastanza semplici:  L’aspettativa di vita è più alta. L’età pensionistica si allunga: si va in pensione più tardi e perciò la il percorso lavorativo è più lungo tanto che l’apice della propria carriera arriva in età più avanzata. A tener di conto di questo spostamento dovrebbero essere soprattutto le aziende di moda e cosmesi, colpevoli d’incentrare il proprio target di riferimento solo su ventenni e trentenni. E pensare che le donne con più di 40 anni costituiscono il 80% del mercato della cosmesi. Chi sono Perennials più famosi al mondo? Forse tra i Perennials più famosi dello Star System possiamo identificare Lady Gaga ed Emma Stone, la tennista Serena Williams e persino Elon Musk. I Perennials, come dice il termine stesso, sono “perenni”, sono i “sempreverdi” e questo tratto è incarnato particolarmente dalle donne, che, dopo i 40 anni, sbocciano e si lanciano in nuove avventure di vita e professionali. Attrici come Monica Bellucci, 54 anni, Julia Roberts, 51 anni e Jennifer Aniston, 50 tornano a brillare come non mai. Si noti che stiamo parlando di quasi tutte donne. E infatti il 67% delle over 40 dichiara di vivere meglio rispetto a una decina di anni fa. Per il 61% la realizzazione personale è una priorità. Il 60% delle donne afferma che una delle cose più importanti nella vita è saper accettare le sfide. Il 63% si descrive come una persona ottimista.  Il quadro che emerge nell’analisi delle donne over 40 è quindi completamente nuovo. Esse non ambiscono necessariamente a una vita tranquilla e agiata ma anzi sono pronte a vivere una seconda giovinezza, una seconda adolescenza. Un ultimo dato riconferma quanto appena detto: l’80% si dichiara molto curiosa di esplorare cose nuove.  Quali sono i tratti dei Perennials?  Uno dei fattori più marcati degli appartenenti a questa generazione è certamente la coscienza Green.  ¼ delle donne preferisce la cosmesi Green. Il 13% compra abiti Green. L’88% dei Perennials italiani fa la raccolta differenziata. Il 55% sogna un’abitazione eco-sostenibile. Il bio continua a crescere segnando un +4,6%. Il 77% utilizza elettrodomestici a basso consumo energetico. I nuovi trend del food Ecologisti convinti anche nel cibo: Il 68% pensa che sia giusto far pagare un supplemento per i prodotti in plastica monouso. I Perennials italiani si allontanano dalla cucina infatti in 20 anni il tempo passato ai fornelli si è dimezzato. Questo ha portato a 3 conseguenze: Crescita della spesa per la ristorazione extradomestica, arrivata nel 2018 a 83 miliardi.  Boom per il food delivery: il 26% degli italiani lo utilizza. Fenomeno delle Instant Pot, pentole elettriche (+72,8% le vendite nei primi 7 mesi dell’anno).  Nel settore del vino cresce la vendita di prosecco e spumante. Boom anche della birra: nel primo semestre del 2019 ne sono stati bevuti 7 milioni gli ettolitri. Insomma, i Perennials non solo sono più Green, stanno attenti alla salute del Pianeta ma non perdono di vista nemmeno la propria. Questo si vede soprattutto nell’alimentazione dove diminuisce il consumo di bevande gasate, mentre spunta quello di acque aromatizzate (nell’ultimo anno le vendite hanno segnato un +164,7%). Gli italiani comprano sempre più fibre e proteine: nel 2018 su Google la parola proteina ha avuto 64 milioni di ricerche. Inoltre nel 2019 si è ridotto il consumo di carne (+3,5% le vendite nel 2019), soprattutto italiana. Il 78% dei consumatori si sente rassicurato dall’origine 100% italiana dei prodotti agroalimentari. Il consumo di quest’ultimi è cresciuto del 4,8% in un anno. Ma per capire chi sono veramente i Perennials occorre sentirlo direttamente dalla voce di Gina Pell che ha coniato questo neologismo. Brexit, moda a rischio Il British Fashion Council lancia l’allarme: in caso di un’uscita del Regno Unito senza accordo, il settore pagherebbe un conto di 986 milioni di sterline. Un comparto cruciale quello della moda che incide sul PIL della Gran Bretagna con 32 miliardi di sterline. Il parco dei divertimenti per baby contadini Nasce Luna Farm, il primo parco a tema contadino. La location è all’interno di FICO, a Bologna. La proprietà è del gruppo Veneto Zamperlo, lo stesso del mitico luna park newyorkese di Coney Island. Preparatevi a conoscere l’ape saputella, il toro artista e il galletto Ricky. Il packaging che non inquina L’idea è del giovanissimo tecnologo alimentare Cosimo Maria Palopoli che ci spiega di cosa si tratta ai nostri microfoni.

IN ITALIA 1 LAUREATO SU TRE È SENZA LAVORO
IN ITALIA 1 LAUREATO SU TRE È SENZA LAVORO
IN ITALIA 1 LAUREATO SU TRE È SENZA LAVORO ...

I laureati disoccupati sono sempre di più  In Italia 1/3 dei laureati è senza lavoro per un totale di 12,5 milioni di persone. Sono perlopiù giovani di età compresa tra il 15 e i 34 anni (fonte Istat) e rappresentano il 20,7% della popolazione ma soprattutto il futuro del nostro paese. Ci parla di loro Ferruccio De Bortoli sulle pagine de l’Economia. In soli 10 anni i contratti a tempo indeterminato sono calati dal 61,4% al 52,7% mentre il livello d’istruzione dei giovani lavoratori è aumentato sensibilmente. Nell’ultimo decennio sono cresciuti di 1 milione e 431mila unità. Sempre secondo l’Istat il livello di sovraistruzione è cresciuto notevolmente: sono 1,8 milioni gli italiani tra i 20 e i 64 anni che svolgono mansioni per le quali è richiesto un livello d’istruzione inferiore. Certamente nel nostro Paese resta un mismatch tra offerte di lavoro, che nessuno sembra voler accettare, e un tasso di disoccupazione altissimo per molti giovani italiani. Resta comunque un problema, una sfida interessante e avvincente per il nuovo governo, il più giovane della storia repubblicana. La soluzione che suggerisce De Bortoli è interrompere il circolo vizioso, agendo sul cattivo uso dei tirocini che solo nel 2017 hanno superato quota 370mila. Perché, diciamocelo chiaramente, 500 euro al mese e zero effetto sulla futura pensione, sono un risparmio solo per le aziende. L’alternativa? I contratti di apprendistato: in Italia solo 428mila contro i 1,4 milioni della Germania, un investimento vero sul futuro delle nuove generazioni. Perché i laureati disoccupati sono in aumento? Ci sono forse troppi laureati nel nostro Paese? Una quantità così grande di cervelloni troppo istruiti per tuffarsi nel mondo pratico e concreto del lavoro? Beh, se pensiamo che il problema possa essere il numero di laureati, allora ci sbagliamo di grosso. L’Italia conserva infatti con purtroppo il penultimo posto per numero di laureati con il 27,8% di giovani tra 30 e 34 anni che hanno un titolo di studio elevato. Ecco, se prendiamo i ragazzi di 30 anni che da tre anni hanno conseguito il titolo di laurea vediamo che solo il 62,5% ha un lavoro. La percentuale può apparirci buona ma, a un qualsiasi confronto con gli altri Paesi, le nostre speranze si frantumano. In Europa la media dei trentenni che hanno trovato lavoro dopo tre mesi dalla laurea è dell’85% e, in alcune nazioni, come Germania e Olanda, sale addirittura al 94%. Magra consolazione l’aver sotto di noi solo la Grecia, con il 59%, visto che paesi come Turchia e Serbia sembrano avere dati migliori dei nostri. Evidentemente non è un problema di numero di laureati ma piuttosto di un mancato collegamento esistente tra universo della formazione, università e mondo del lavoro. Se a questo si aggiunge una realtà contrattuale, quella del lavoro in Italia, che è estremamente complessa e precaria (l’Italia è una Repubblica fondata sugli stage", per parafrasare l’art. 1 della Costituzione), il gioco è fatto e il dato spiegato. C’è poi un altro dato da considerare, la scelta del percorso formativo più vantaggioso per trovare lavoro. Il tasso di occupazione è infatti più basso per chi si laurea nelle discipline artistiche (72%) o umanistiche (78%). Il paradosso è che l’Italia registra la seconda quota più alta (29%) in tutta l’area OCSE di adulti laureati in queste discipline. Insomma, in Italia i giovani intraprendono percorsi formativi non propriamente in linea con le esigenze di mercato. In Italia il tasso d’impiego per un laureto in ingegneria è dell’85% mentre per i laureati in tecnologie informatiche e della comunicazione arriva addirittura all’87%. Solo che tra i giovani italiani solo il 15% è in possesso di questi titoli. Insomma, ci sono lavori che sono più richiesti in Italia rispetto ad altri, ma in molti sembrano fregarsene.  E poi c’è il classico problema degli stipendi. Un software engineer in Italia ha una Ral media di 28.431 euro l’anno all’inizio della carriera mentre lo stesso lavoro in Germania arriva a guadagnare 1,70 volte tanto, in U.K. 1,41, negli Usa 2,19 tanto, in Spagna 0,98 e in Svizzera 2,19. È vero che in Italia sta aumentando la quota di giovani tra i 25 e i 34 anni che hanno un titolo di studio di livello terziario (nel 2018 ha raggiunto il 28%) ma questo non si traduce in un miglioramento delle prospettive lavorative: nella stessa fascia d’età il tasso di occupazione si ferma al 67%. Uber costretta ad assumere? In California primo round verso una legge anti-precariato. La proposta, già approvata dal Senato, punta a estendere maggiori tutele ai dipendenti delle aziende della cosiddetta economia dei lavoretti. Vacanze infinite Per 10,1 milioni italiani settembre è ancora tempo di vacanze: a dirlo è un’indagine di Coldiretti/Ixé: questo mese per molti è l’occasione di una vacanza bis oppure l’opportunità di un viaggio low cost a fronte di listini con prezzi inferiori fino al 30%. Un addio commovente Jack Ma lascia Alibaba e saluta tutti con un video emozionante, ecco la versione integrale tradotta in italiano.

I MEDICI ITALIANI FUGGONO IN GRAN BRETAGNA
I MEDICI ITALIANI FUGGONO IN GRAN BRETAGNA
I MEDICI ITALIANI FUGGONO IN GRAN BRETAGNA ...

La fuga dei medici italiani Si sono presentati in 68mila per il test d’accesso alla facoltà di medicina per soli 11mila posti disponibili. Siamo il Paese che ha più bisogno di medici in Europa ma anche quello che li fa scappare maggiormente. Ogni anno, infatti, 1.500 medici specializzati lasciano l’Italia e l’emergenza si fa sempre più seria: le stime parlano di una carenza di 16.500 camici bianchi entro il 2025. La meta preferita è la Gran Bretagna dove emigra il 36% dei medici nostrani e dove lo stipendio medio lordo è di 132.632 euro. Stesso stipendio anche in Francia dove fugge il 18% dei medici italiani. Terzo posto per la Svizzera dove emigra il 17% dei nostri camici bianchi e dove un medico specializzato guadagna circa 115.000 euro l’anno. I medici che abbandonano il nostro Paese per altre mete hanno un'età che va dai 28 ai 39 anni: La regione da cui ne partono di più è il Veneto. Ad andarsene sono soprattutto ortopedici, pediatri, ginecologi e anestesisti. Il fenomeno sta mettendo a rischio l’intero Servizio Sanitario Nazionale. È scattata ormai, a tutti gli effetti, l'emergenza per la mancanza di medici; ne servono 8mila, di cui 2mila nei Pronto Soccorso. Già a gennaio di quest’anno un rapporto di Anaao Assomed aveva lanciato chiaro l’allarme: nel 2025 curarsi in ospedale sarà più difficile perché mancheranno ben 16.500 specialisti. Cosa fare dunque? Il nuovo governo Conte ha promesso un piano di assunzioni straordinarie proprio alla luce di una situazione sempre più drammatica in cui mancano all’appello: 8mila medici 36mila infermieri 2mila dirigenti  Ovviamente si tratta di una manovra impegnativa, anche dal punto di vista economico, dal momento che si parla di una cifra che ruota intorno a 1,5-2 miliardi di euro. Ma dobbiamo vedere anche l’altro lato (economico) della medaglia. Se per assumere medici e infermieri lo Stato dovrà spendere un’ingente somma di denaro, dall’altro il fatto di pagare il percorso la formazione di questi professinisti per vederli poi partire per l'estero è un incredibile spreco di risorse e talenti: basti pensare che servono circa 250mila euro per formare un medico. Ogni anno insomma sprechiamo ben 350 milioni di euro in medici già belli che formati. Un esempio di “cervello in camice bianco” che ha lasciato il nostro Paese per andare a Londra è Stefano Stea, un chirurgo maxillo-facciale che ha scelto di fare il pendolare tra Londra e l’Italia. La prima campagna di equity crowdfunding I-RKF è la prima investment company a lanciare una campagna di equity crowdfunding su CrowdFundMe, unica piattaforma del genere quotata in borsa. Ad oggi sono stati già raccolti 1,39 milioni di euro. Come dentro un film  Vi piacerebbe soggiornare dentro i veri set dei grandi film o delle più famose serie tv? Oggi con Airbnb si può. Si può scegliere la casa californiana della Signora in giallo, perfetta per i fan di Jessica Fletcher, oppure optare per la sinistra villa di Twilight; e per i più romantici nella contea di Suffolk in Inghilterra. Un paese in vendita  Ad Esino Lario, un paese di 747 abitanti in provincia di Lecco, il sindaco Pietro Pensa ha intrapreso un’iniziativa interessante per rilanciare questo piccolo centro che si sta svuotando. Anche in termini un po' provocatori, il sindaco ha messo in vendita il Paese e, nella sua iniziativa, ha trovato il consenso e l'appoggio di Vittorio Sgarbi.

I CAMPIONATI EUROPEI CHE VALORIZZANO DI PIÙ I GIOVANI
I CAMPIONATI EUROPEI CHE VALORIZZANO DI PIÙ I GIOVANI
I CAMPIONATI EUROPEI CHE VALORIZZANO DI PIÙ I ...

Quanto giocano i giovani calciatori in Europa? Non troppo. Il campionato europeo di massima serie che fa giocare più under 21 è la Bundesliga tedesca. Segue poi la Germania e la Ligue francese. Al terzo posto si piazza, invece, la serie A italiana che conta un ingente presenza degli under 21. Tra gli ultimi posti c’è la Liga spagnola E in Italia, chi sono i giovani insostituibili per i campionati europei? In testa alla classifica c’è Gianluigi Donnarumma del Milan, Emil Audero del Sampdoria e Nikola Milenkovic della Fiorentina. Sono andati sempre in campo Nicolò Barella, gioiello italiano del Cagliari, il quale ha giocato per il 99% dei minuti. Leggermente più indietro Federico Chiesa della Fiorentina   I Campionati europei: la Croazia al primo posto La Croazia è la nazione europea che premia di più i giovani calciatori nei campionati europei. L’età media nel massimo campionato croato è di poco superiore ai 24 anni, poco più alta in Slovenia. In Olanda invece si superano i 25 anni, come in Slovacchia e in Svizzera. In Italia, nei campionati europei, l’età media è superiore ai 27 anni. Mentre Udinese, Sassuolo e Fiorentina sono le squadre più giovani tra tutte. Al loro opposto si piazzano Juventus, Chievo e Parma. La loro età media è inferiore rispetto ai veri vecchietti del calcio europeo. Per i turchi del Besiktas si è ben oltre i 31 anni in media.  

SANREMO 2019: IL GIUDIZIO TAGLIENTE DI RED RONNIE
SANREMO 2019: IL GIUDIZIO TAGLIENTE DI RED RONNIE
SANREMO 2019: IL GIUDIZIO TAGLIENTE DI RED RONNIE ...

Sanremo 2019 è un pot-pourri secondo Red Ronnie: dalla canzone d'autore alla musica indie, dalla classica canzone italiana alla trap. Genere, il trap, che dovrebbe sparire, sostiene Red Ronnie, che si occupa di giovani e musica dagli anni '80 e che racconta cosa significhi per un millennial vivere di musica oggi. Il Festival quest’anno ha voluto attirare gruppi diversi, dai più adulti ai più giovani. Tentativo, secondo Red Ronnie, mal riuscito. Quest’ultimo fa inoltre una riflessione sulla situazione attuale dei giovani artisti che desiderano immettersi nel mondo musicale. Secondo Red Ronnie il Festival di Sanremo è una passerella dove si espone la mercanzia, soprattutto il Sanremo di quest’anno. L’opinione di Red Ronnie su Sanremo 2019 Secondo Red Ronnie il Festival di Sanremo è una passerella dove si espone la mercanzia, soprattutto il Sanremo di quest’anno. È nel 1983 che Red Ronnie diventa conduttore televisivo e si occupa di musica. La sua opinione è quindi ponderata e ci racconta di un personaggio che possiede un’ampia conoscenza su tale tematica. Ha portato nei suoi programmi molti artisti underground che apparivano solo su riviste e radio specializzate. Negli anni successivi Red Ronnie si occupa di un progetto, una web TV: Roxy Bar TV. Tramite questo programma mette in evidenza sue esperienze legate al mondo musicale, come interviste a grandi personaggi della musica. Servizio della nostra inviata a Sanremo Fausta Sbisà.

SANREMO 2019: IL FESTIVAL PIÙ SOCIAL DI SEMPRE
SANREMO 2019: IL FESTIVAL PIÙ SOCIAL DI SEMPRE
SANREMO 2019: IL FESTIVAL PIÙ SOCIAL DI SEMPRE ...

Se gli ascolti del Festival di Sanremo 2019 sono in calo, è in costante aumento l’interazione social, il cosiddetto “secondo schermo”, fenomeno iniziato col botto fin dalla prima serata, che ha contato 2,8 milioni di interazioni. Il Festival ha favorito l’interazione social attivando una social room insediata al Forte Santa Tecla a cura di Annie Mazzola e la redazione di UnoMattina che ha presidiato i principali social network, quali Facebook, Twitter e Instagram, con contenuti sempre nuovi e aggiornati: dirette Facebook, interviste, preview e chicce degli artisti. Sanremo 2019 e il social più utilizzato dagli spettatori È Instagram il social network più utilizzato per l’interazioni dagli spettatori del Festival. Ha generato la percentuale più alta di interazioni (il 54%), seguito da Twitter con il 31% e infine da Facebook con il 15%. L’hashtag è stato mezionato 161 mila volte. L’engangment raggiunto tramite le interazioni social dal Festival di Sanremo 2019 è pari all’815,8 mila. Invece, il picco delle interazioni è stato registrato da Twitter alle ore 01:29, quando è stato proclamato il vincitore Mahmood. I dati ci dicono, inoltre, che il Festival è stato l’evento televisivo più seguito in diretta streaming su RaiPlay, escludendo quelli sportivi. Che dire?! Sanremo 2019 ha stupito su vari fronti e si è affermato senz’altro come il Festival più social di sempre.

MILANO FASHION WEEK: BOOM DEGLI AFFITTI BREVI
MILANO FASHION WEEK: BOOM DEGLI AFFITTI BREVI
MILANO FASHION WEEK: BOOM DEGLI AFFITTI BREVI ...

È entrata nel vivo la Milano Fashion Week, la settimana della moda di Milano che si è aperta con il debutto in passerella di Benetton, storico marchio trevigiano e diventa sempre di più un hub internazionale, in grado di attrarre in città stilisti, giornalisti da 5 continenti, creativi, buyer, e addetti ai lavori. Un mare di persone e di denaro se si calcola che 1/5 del pil della Lombardia proviene dalle 4 settimane della moda che in gennaio, febbraio, giugno e settembre animano Milano e provincia. Persone che oltre che utilizzare i tradizionali canali di ospitalità come Hotel, B&B e pensioni, si affidano sempre più spesso a nuove soluzioni di alloggio, come l’utilizzo di app, quali Airbnb, per l’affitto breve di appartamenti. Secondo una stima del portale di appartamenti americano Airbnb, leader mondiale nel settore, nella settimana 19-25 febbraio l’80% degli alloggi sarà occupato e si prevedono 80mila arrivi, segnando un significativo più 4,2% rispetto all’anno precedente. MFW 2019: chi ha preferito la formula dell’affitto breve? Il picco delle presenze alla Milano Fashion Week, con oltre 10 mila persone in arrivo in città, è previsto per la giornata di venerdì che vede in passerella nomi come Bottega veneta, Max Mara e Versace e apre le porte al gran finale con giganti come Armani, Dolce&Gabbana, Salvatore Ferragamo e Missoni. L’80% delle persone che ha preso in affitto un alloggio proviene dall’estero, con una quota importante di USA (11%), seguita da francesi (9%), inglesi (7%), tedeschi (6%) e spagnoli (4%). A preferire la formula dell’affitto breve, piccoli gruppi di persone, dai 2 ai 3, che si fermano in città con una permanenza media dai 3 ai 5 giorni. L’indotto turistico durante la MFW ammonta a circa 20 milioni di euro e coinvolge circa 25 mila imprese con 128 mila addetti, di cui il 64% tra alloggio e ristorazione, 22% nello shopping, il 14% nei servizi business e trasporti e 1% nel settore cultura e tempo libero, per un totale di 160 milioni di ricavi nella sei giorni della manifestazione.

TOMO: AMICA DEI GIOVANI
TOMO: AMICA DEI GIOVANI
TOMO: AMICA DEI GIOVANI

anteprima mondiale per l’Istituto Europeo di Design che torna al Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra per presentare Tomo, la concept car elettrica realizzata in collaborazione con Honda Design. Tomo è il risultato del progetto di tesi sviluppato dai tredici studenti del Master biennale in Transportation Design IED Torino, sede del network che attrae giovani da tutto il mondo e li forma per diventare i designer del prossimo futuro. Proprio come avviene all’interno di un design centre automotive, la Casa giapponese ha chiesto agli studenti di lavorare su un brief, Honda next “fun” driving, con l’obiettivo di disegnare quello che secondo loro dovrebbe essere il mezzo di trasporto ideale per i giovani da qui a sei anni. Dopo una lunga fase di ricerca intorno a valori chiave come amicizia, divertimento alla guida e rispetto per l’ambiente, e dopo mesi di progettazione, è nata l’idea di Tomo, una concept car elettrica a metà strada fra uno smart device e un mobility tool, in grado di unire in un unico abitacolo le esigenze del divertimento nel tempo libero fuori dalla città con quelle lavorative all’interno dello scenario urbano. Un veicolo di questo tipo, pensato per essere un fedele compagno del proprio user e in grado di adattarsi ai suoi desideri e alle sue esigenze, non poteva che chiamarsi Tomo, parola che in giapponese significa proprio amico, a sottolineare l’immagine di un mezzo di trasporto che racchiude in sé tutto ciò di cui l’utente ha bisogno nella vita di tutti i giorni, dentro e fuori dalla città. Il design di TOMO (lunghezza 3997mm – larghezza 1893mm – altezza 1556mm – interasse 2690mm) nasce da un’analisi di ricerca orientata al prodotto, alla sua funzionalità e a un immaginario giovane. In Tomo le tradizionali barriere fra esterno e interno di un veicolo esistono fisicamente ma sono superate concettualmente: la volumetria da coupé e le funzionalità da mini pick-up sono infatti “mascherate” da un aspetto esteriore fashion e young urban. L’interno è dunque concepito per offrire esperienze in linea con l’impostazione easy and friendly degli schermi, del volante e del sistema head-up sul windscreen. L’esterno è a sua volta plasmato su queste funzionalità, divenendo quasi un wearable device empatico e identitario dello user, adattandosi all’occorrenza allo scenario urban e a quello country. Tomo è stata progettata per un nuovo segmento di mercato in cui non è l’età anagrafica che conta. Mira a intercettare l’interesse delle nuove generazioni: quelle che sempre più spesso svolgono un mestiere non tradizionale; quelle che vogliono vivere in modo più divertente e più utile il veicolo; quelle che considerano il rispetto per l'ambiente, l'ecologia e la sostenibilità valori fondamentali attorno a cui costruire il proprio futuro.

SALONE DI GINEVRA: IL RISCATTO DELL'AUTO ITALIANA
SALONE DI GINEVRA: IL RISCATTO DELL'AUTO ITALIANA
SALONE DI GINEVRA: IL RISCATTO DELL'AUTO ITALIANA ...

Novità Salone di Ginevra: passione auto italiane Le novità al Salone di Ginevra sono molte, ma oggi è il turno delle case automobilistiche italiane, in grado ancora di stupire in questa edizione del 2019 presentando la nuova auto made in Italy. Le più famose case automobilistiche italiane hanno deciso per il Salone dell’auto di Ginevra di puntare su due obiettivi: motori elettrici e auto ibride. Le novità del Salone di Ginevra sono sicuramente loro: i nuovi modelli presentati da F.I.A.T., Alfa Romeo e Ferrari. Nuove auto FIAT 2019: FIAT Concept Centoventi La casa automobilistica italiana per eccellenza, FIAT festeggia i 120 anni di età, e ha deciso di rilanciarsi alla grande presentando FIAT concept centoventi, la city car elettrica del futuro. Un concept car che racchiude un po’ in sé la filosofia e la visione del marchio italiano per il prossimo futuro. I nuovi modelli FIAT 2019 puntano esclusivamente su motori elettrici.  Fiat Concept 120 è infatti l’auto elettrica italiana per eccellenza: dal pacco batterie che si consente di estendere il range da 100 a 500 km. Una nuova city car elettrica, Concept Centoventi apre ad una reinvenzione personalizzabile della Panda. La Centoventi è pensata infatti per essere altamente personalizzabile e aggiornabile. Il cliente potrà scegliere gli equipaggiamenti interni, gli accessori e adattare gli spazi in base alle necessità. Una vettura “democratica”, per tutti, come fu, nel 1957 per la Fiat 500. Sarà offerta in forma base con una batteria singola capace di garantire un’adeguata autonomia nei centri urbani ma i clienti possono aggiungere fino a tre batterie. Alfa Romeo 2020: il Suv Alfa Romeo compatto  Alfa Romeo fa un altro passo nella storia. La casa automobilistica italiana presenta Tonale, la vera novità Alfa romeo 2019 che prende il nome da uno dei passi delle alpi lombarde.  È l’Alfa Romeo suv compatta, per adesso ancora una concept. L’Ibrido Alfa Romeo infatti arriverà nella sua veste definitiva solo alla fine del 2020 e sarà disponibile anche con la motorizzazione ibrida plug-in. Per non appesantire troppo l'auto e non perdere le doti stradali tipiche, il sistema ibrido del nuovo SUV Alfa Romeo dovrà essere leggero. La tecnologia scelta è quella dell'e-turbo:un turbocompressore in cui la turbina mossa dai gas di scarico genera corrente, con cui poi viene alimentato un compressore elettrico. La Nuova Ferrari: Ferrari ibrida del futuro Il mito del cavallino rampante non tramonta mai. Al Salone di Ginevra 2019 la protagonista è lei: f8 tributo. La Ferrari ultimo modello, F8 che si presenta come una berlinetta a due posti con motore centrale-posteriore, omaggio al motore v8 Ferrari più potente di sempre. Motore 8 cilindri da 720 cv, accelera da 0 a 100 km/h in 2,9 secondi, la Ferrari nuovo modello tributo sarà in vendita ad ottobre a 236 mila euro. Il motore 8 cilindri Ferrari è identificato nel mondo dell’automobile come il simbolo della sportività e del piacere di guida, in particolare quando è montato in posizione centrale-posteriore, su una vettura a due posti. La F8 Tributo è equipaggiata con il pluripremiato V8 turbo Ferrari, “best in class” nel segmento di riferimento, e miglior motore degli ultimi 20 anni secondo gli esperti del settore. Nel 2018 è stato nominato per il terzo anno consecutivo come “Engine of the Year”, ricevendo nella votazione più del doppio dei punti rispetto al secondo classificato. Tra le novità al Salone di Ginevra è stata anche confermata la messa sul mercato entro pochi mesi della prima Ferrari ibrida non legata a una serie limitata, alla quale, entro la fine del 2019 seguiranno altri 3 modelli. Insomma, la macchina italiana, anche le supercar, hanno iniziato il loro processo verso l’elettrificazione. Nel 2020 allora arriverà la prima Ferrari ibrida, e poi la Ferrari Suv (si dovrebbe chiamare "Purosangue") nel 2022.

SALONE DELL’AUTO DI GINEVRA 2019: LE NOVITÀ DI OGGI
SALONE DELL’AUTO DI GINEVRA 2019: LE NOVITÀ DI OGGI
SALONE DELL’AUTO DI GINEVRA 2019: LE NOVITÀ DI OGGI ...

Novità salone di Ginevra 2019: emissioni zero Son più di 100 le anteprime presentate dalle case automobilistiche di tutto il mondo. L’obiettivo per tutti i modelli presenti al Salone dell’auto di Ginevra 2019 è quello delle emissioni zero: le case automobilistiche italiane e non solo puntano a creare auto elettriche. Nuovo modello citroen: Citroën Ami One Concept Citroën Ami One Concept è una macchina pensata per muoversi nel traffico cittadino. Ha un'autonomia dichiarata di circa 100 Km. Il nuovo modello Citroën è pensato per essere una valida alternativa al trasporto pubblico e agli altri mezzi di trasporto individuale su 2 ruote. Quest’auto elettrica e compatta è accessibile a tutti a partire dai 16 anni anche se dipende dalle leggi in materia di guida dei vari Paesi.  Citroën Ami è un’auto connessa e facilita l’accesso alla mobilità per i suoi clienti in funzione di un sistema di car sharing o noleggio rispondendo alle loro diverse necessità di utilizzo.  Citroën Ami One Concept dispone anche di un’applicazione mobile dedicata per facilitare il suo utilizzo. Il conducente può liberamente gestire in qualunque momento i parametri delle applicazioni a bordo, ma anche prolungare l’esperienza cliente dal suo Smartphone. Ami One Concept viaggia fino a 45km/h e offre sino a 100 Km di autonomia. La batteria agli ioni di litio si ricarica facilmente con il suo cavo elettrico. Per una ricarica completa sono sufficienti 2 ore. La novità del Salone di Ginevra 2019: Peugeot e-208 Peugeot presenta la e-208. 136 CV e un'autonomia di marcia fra i 340 e i 450 Km. Batteria garantita 8 anni o 160.000 Km. Al Salone dell’auto di Ginevra, la Peugeot e-208 è nuova anche nello stile e si ispira alla berlina 508 anche negli interni, con l’impostazione di guida tipica delle ultime auto della casa automobilistica francese.  Auto elettrica, Peugeot e-208 è dotata di una batteria da 50 kWh che, secondo la casa  automobilistica francese promette fino a 450 km di autonomia. Per una ricarica completa sono necessarie circa 23 ore. Nuova Smart 2019: Smart Forease+ La nuova Smart 2019 è la Smart Forease+ che interpreta la filosofia del marchio tedesco. Un'auto elettrica, una citycar a due posti ispirata alle speedster degli Anni '60. Sportiva dentro e fuori, la nuova smart 2019 si presenta curata anche nei dettagli. Novità Salone di Ginevra 2019: Polestar 2  Polestar 2, prima berlina totalmente elettrica di Casa Volvo, in grado di competere con la Tesla Model 3. Prezzi a partire da 39 mila Euro. Può essere acquistata solo online. Ha due motori elettrici e 408 CV, oltre a un look curato e minimale. Ha forme non convenzionali la Polestar 2, esposta al Salone di Ginevra 2019 un modello a batterie. La Polestar 2 permette l'accensione del motore con lo smartphone. Auto dell’anno 2019: Jaguar I-PACE Chi ha detto che le elettriche non possono essere sportive e lussuose? A cambiare il paradigma ci ha pensato per prima Jaguar con I-Pace che anticipa i tedeschi nello sfidare Tesla con la sua Model X. In occasione del Salone dell’auto di Ginevra 2019 è stata eletta l’auto dell’anno 2019. Si tratta della Jaguar I-Pace, o per essere precisi la Jaguar I-Pace elettrica, la prima Jaguar elettrica spinta da due motori a corrente da 200 CV. La Jaguar I-Pace: autonomia di 480 km. 

"TI RUBO LA VITA", L’ULTIMO ROMANZO DI CINZIA LEONE
"TI RUBO LA VITA", L’ULTIMO ROMANZO DI CINZIA ...

“Ti rubo la vita” è l’ultimo romanzo di Cinzia Leone, scrittrice, giornalista e autrice di graphic novel, pubblicato quest’anno per Mondadori. Una storia che attraversa tutto il ‘900 e vede come protagoniste tre donne, Miriam, Giuditta ed Esther, simboli di una dimensione femminile che combatte contro la prepotenza, la violenza di un mondo maschile e maschilista. Miriam è la moglie di un musulmano che deve cambiare nome e religione; Giuditta viene cacciata da scuola durante il periodo della promulgazione delle leggi razziali in Italia ed Esther deve combattere stretta in un matrimonio combinato. Tre “storie minori” che attraversano e sono attraversate dalla storia con la S maiuscola, quella di un ‘900 ricco di lotte, di scontri, di guerre e di morti. Ma soprattutto un periodo ricco di feriti. Anche le tre donne si trovano coinvolte in una serie di eventi e circostanze, anche loro vittime e ferite da un tempo (uomo) che le ha sottomesse e maltrattate. Vittime sì, ma non sconfitte. Private di libertà e autonomia, non rinunciano a combattere per se stesse in una serie di vicende che diventano il vessillo di una lotta più grande, quella di un sesso femminile per troppo tempo percosso e soggiogato. A Miriam, Esther e Giuditta hanno rubato una parte di esistenza ma, allo stesso modo, Cinzia Leone ruba la loro vicenda, la strappa agli artigli della storia per restituirci un esempio, un modello di chi, lottando per la propria libertà, ha medicato le ferite di un intero genere, quello femminile, diventando simbolo di una lotta che non può e non deve finire. “Io sono della generazione – dice Cinzia Leone facendo riferimento alla storia del romanzo – che ha inventato questa battaglia. È importante che le figlie e le nipotine capiscano quanto era più dura prima e il lavoro che abbiamo fatto per consegnargli un mondo migliore”.

START UP DONNE: IL PROBLEMA DEI DIRITTI DELLE DONNE SUL LAVORO
START UP DONNE: IL PROBLEMA DEI DIRITTI DELLE DONNE SUL LAVORO
START UP DONNE: IL PROBLEMA DEI DIRITTI DELLE DONNE ...

Le donne al lavoro sono pagate meno degli uomini 8 marzo festa delle donne in tutto il mondo. Un giorno speciale per celebrare la donna ma anche per riflettere sul tema donne e lavoro.  La Festa della Donne è un’opportunità per approfondire una problematica che è sempre attuale: quella sulla parità di genere in Italia. Occupazione: le donne lavoratrici sempre poche Secondo i dati dell’anno scorso l’Italia, con il 48,1% di donne a lavoro, è al penultimo posto nella classifica dei Paesi Europei per l’occupazione delle donne dai 15 ai 64 anni. Il nostro Paese ha ben 13,2 punti percentuali di differenza rispetto alla media europea del 61,3% (per capirci in Francia, Germania e Regno Unito, oltre 60 donne su 100 sono occupate).  In Italia lavora meno di una donna su due (47,2%) e le poche donne che lavorano hanno carriere discontinue e redditi inferiori agli uomini per via del largo uso del part-time. Tutto questo poi peggiora se si prendono in considerazione le donne che devono fare letteralmente le equilibriste fra casa e lavoro: il tasso di occupazione dal 62,2% per le donne italiane senza figli si scende al 58,4% per le donne con un figlio (percentuale ben lontana dalla media europea, pari al 72,5%). Discriminazione Donne: le differenze di stipendio  Nel mondo le donne lavoratrici guadagnano in media il 23% in meno degli uomini. Lo affermano le Nazioni Unite. In Italia Secondo Eurostat le donne sul lavoro, nel privato guadagno il 20,7 % in meno degli uomini. Va leggermente meglio nel settore pubblico, dove la differenza di stipendio fra uomini e donne si attesta attorno al 4,1%. Mentre un uomo guadagna mediamente 1.654 euro al mese, una donna ne riceve 1.064, cioè 600 euro in meno. Le madri sono le donne discriminate sul lavoro in maniera maggiore rispetto alle colleghe senza figli: in media, un anno dopo aver fatto un figlio, le donne che mantengono il posto perdono il 10% della busta paga. Dopo due anni, le neomamme guadagnano circa il 35% in meno. Startup al femminile: le disuguaglianze Secondo quanto raccontato da Alessandra Casarico, docente dell’Università Bocconi, i dati di Unioncamere dicono che le startup al femminile sono circa il 13% del totale. in Italia sono solo il 13%. Perché? Hanno più difficoltà a trovare dei finanziatori. Ma le disuguaglianze di genere non si fermano qui. Persiste la differenza di stipendio tra uomini e donne: in generale le donne guadagnano il 16% in meno rispetto agli uomini. Sono i numeri a confermare la discriminazione delle donne sul posto di lavoro. Il dato è in crescita rispetto agli ultimi anni e pone l’Italia al 1° posto fra i paesi europei. Ma il fatturato delle startup femminili rimane molto basso. Il problema delle startup con donne imprenditrici è che rimangono di piccole dimensioni. Una possibile spiegazione è legata al fatto che le donne possono avere maggiori difficoltà di accesso al credito e quindi ai finanziamenti. Esistono finanziamenti per startup donne, come il credito donna. Tra questi Fondo di Garanzia, cioè un finanziamento garantito allo Stato, o il Microcredito, ossia una garanzia sul prestito richiesto da imprese femminili. Sulla base di un lavoro di ricerca che la docente Alessandra Casarico sta conducendo insieme a Salvatore Lattanzi dell’Università di Cambridge, emerge che le politiche salariali delle imprese spiegano circa il 30% del differenziale salariale di genere. Un terzo è dovuto a minori capacità di contrattare il salario, i due terzi perché scelgono imprese che in generale pagano di meno. La discriminazione verso le donne in termini di salario, aumenta quando queste arrivano ai vertici. Nella classifica sul gender gap del World Economic Forum, l’Italia è al 118° posto in tema di lavoro, vicino a Bosnia, Gambia, Giappone e Cile. Le stime di Goldman Sachs ci dicono che se ci fosse la parità di genere in Italia nel mercato del lavoro, il PIL italiano aumenterebbe del 22%.

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