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ACQUA PUBBLICA E ACQUA PRIVATA
ACQUA PUBBLICA E ACQUA PRIVATA
ACQUA PUBBLICA E ACQUA PRIVATA

Acqua pubblica e acqua privata: non è questione di gusto ma di soldi. Tutti i pro e i contro della privatizzazione e della nazionalizzazione, oggi al tgpop.  Nazionalizzare la rete idrica nazionale: ma quale gestione dimostra essere più efficiente? Quella pubblica o quella privata? Ce ne parla dalle pagine di Libero Antonio Spampinato. Partiamo dagli investimenti fatti fino ad ora: i dati sono quelli del Blue Book, la monografia sull’industria del servizio idrico integrato realizzata dalla Fondazione Utilitatis. Secondo la ricerca nel quadriennio 2016-2019, la media lorda annuale degli investimenti privati è stata di 37 euro per ogni abitante con la gestione pubblica, e cioè attraverso i comuni, la media è scesa drasticamente ad un impegno di 4 euro a persona, dato riferito al biennio 2016/2017. Ma quanti soldi occorrerebbero per garantire al nostro Paese un approvvigionamento di acqua sicuro e una rete efficiente? In totale la spesa toccherebbe i 7,2 miliardi di euro. L’investimento maggiore sarebbe necessario al Sud, con 3,9 miliardi, dove il 45% delle acque immesse nelle tubature viene disperso; 1,9 miliardi al Centro e 1,3 miliardi di euro al Nord, più virtuoso grazie ad impianti più moderni e grazie ai maggiori investimenti sostenuti nel recente passato. La buona notizia è che l’Italia offre tariffe tra le più basse in Europa: secondo la rilevazione del 2017, un metro cubo di acqua a Roma si paga 1,69 dollari, a Berlino 5,4 , a Oslo 4,7, a Parigi 3,5 mentre a Londra 2,6 dollari. L’acqua è un bene prezioso e ogni 22 marzo l’ ONU celebra la sua giornata. Perché l’ acqua non è una risorsa infinita.  

LA GENERAZIONE MILLLENNIALS DA GRANDE VUOLE
LA GENERAZIONE MILLLENNIALS DA GRANDE VUOLE "FARE IL POSTO FISSO"
LA GENERAZIONE MILLLENNIALS DA GRANDE VUOLE ...

Millennials: il futuro è nella Pubblica Amministrazione La soluzione al problema del Pubblico Impiego potrebbe arrivare dalle nuove generazioni. Una PA di millennials. Il governo sta pensando a un decreto-legge che consenta l’accesso ai concorsi pubblici direttamente dalle università, svecchiando così la Pubblica Amministrazione e arricchendola di nuovi talenti altamente formati. Già negli ultimi 10 anni il numero dei laureati che lavorano nelle PA è cresciuto del 24%. Insomma, a fronte dei circa 500mila dipendenti pubblici che andranno in pensione nell’arco dei prossimi 3-4 anni, ci potrà essere un ricambio garantito da una nuova generazione sicuramente anche più formata. Porta aperta ai millennials in un settore dove l’età media del personale è di 50 anni. Questo ricambio si sviluppa sulla scia di un settore, quello della Pubblica Amministrazione, che si sta, se pur con fatica, rinnovando. Un dato su tutti è quello delle iniziative di smart working nelle PA che, nell'ultimo anno, sono passate dal 5% all’ 8%. (Per approfondire il tema dello smart working nelle aziende italiane è possibile vedere qui). Perché i millennials vogliono lavorare nel pubblico? Partiamo da un dato molto semplice. Da un lato i livelli di disoccupazione sono molto alti e la necessità di avere uno stipendio porta queste persone a cercare ed accettare diversi lavori, sebbene il numero dei NEET sia in aumento. C’è però un dato positivo: i millennials sono molto più formati rispetto alle generazioni precedenti e padroneggiano meglio le nuove tecnologie (tutte skills che non posso altro che far bene alla nostra PA). I Millennials vogliono posto fisso, welfare e tempo libero Non si tratta solo del tanto agognato posto fisso, esaltato perfettamente da Checco Zalone nelle sue pellicole, quanto più di una possibilità d'impiego, quella nella Pubblica Amministrazione, che ben si adatta alle esigenze lavorative di questa generazione. Secondo i risultati della ricerca condotta dall’Osservatorio Generazione Z, Millennials, Lavoro e Welfare aziendale, promosso da Edenred e Orienta, nonostante molti giovani desiderino lavorare in una startup, in un ambiente dinamico che gli permetta magari di fare carriera, gran parte dei millennials sogna il posto fisso magari in una realtà che abbia una politica di welfare aziendale in grado di aiutarli a formare una famiglia. L’83,52% dei millennials ritiene, infatti, che l’azienda debba avere dei piani di welfare adatti ai giovani dipendenti.  Che lavoro vogliono i millennials? Secondo la ricerca "Il welfare condiviso", condotta dalla startup Jointly insieme all’Università Cattolica di Milano, i millennials danno molta attenzione al loro tempo extra professionale. Tutto questo si lega fortemente al tema del lavoro. Secondo i membri della Generazione Z infatti, un buon welfare deve garantire flessibilità, smart working ma anche formazione e tempo libero. Secondo la ricerca di Jointly i millennials sono meno individualisti delle generazioni precedenti e quindi danno un certo valore non tanto al tempo libero in quanto tale, ma come occasione per dedicarsi al volontariato, al sociale, anche a discapito di un benefit economico individuale, vale a dire di uno stipendio più elevato. Insomma, welfare per loro è soprattutto la possibilità di avere a disposizione più tempo di qualità. E qui si chiude il quadro: Quale azienda migliore se non quella della Pubblica Amministrazione è in grado di garantire questi benefit? In che condizioni è la Pubblica Amministrazione in Italia? A dircelo sono i numeri raccolti da FPA, società del Gruppo Digital 360, che si occupa della collaborazione tra Pubblica Amministrazione, imprese e società civile. Queste cifre sono state presentate in occasione della 30esima edizione del Forum PA 2019. Entro pochi anni la Pubblica Amministrazione probabilmente manderà in pensione 500mila dipendenti. Questo per diversi motivi: La riduzione della spesa Le ordinarie pensioni di vecchiaia  Le pensioni anticipate La manovra “Quota 100”: con questa le domande di pensionamento provenienti dal settore della Pubblica Amministrazione sono state 41.033. Probabilmente saliranno vertiginosamente portando a 100mila dipendenti in uscita dalla Sanità e 204mila dalla Scuola. Sarà quindi necessario un ricambio totale. Le PA in Italia: pochi dipendenti, anziani e non formati Le previsioni di ricambio spaventano perché il settore delle PA è già sotto organico. In Italia 13 lavoratori su 100 lavorano nel pubblico, mentre in Francia il numero sale a 20 su 100. Nel nostro Paese i lavoratori del settore pubblico sono complessivamente 3,2 milioni e, per quanto numerosi, in 10 anni sono scesi di ben 200mila unità. Ad essere colpite da questo drastico taglio sono state soprattutto le Regioni e le autonomie locali. Fanalino di coda dell’Europa? Una forza lavoro, quella della Pubblica Amministrazione italiana, che perde il confronto con gran parte dell’Europa: l’Italia ha il 70% dei dipendenti pubblici rispetto alla Germania, che spende per la Pubblica Amministrazione ben 236 miliardi all’anno, il 65% rispetto alla Gran Bretagna, che ne spende 217 e il 60% rispetto alla Francia, Paese nel quale la spesa per le PA sale a 283 miliardi annui.  Lavoratori anziani e poco formati La scarsità di dipendenti non è l’unico dato negativo che contraddistingue la Pubblica Amministrazione in Italia. Ci sono infatti altri 2 problemi: Gran parte dei lavoratori in questo settore sono troppo vecchi: l’età media del personale è di 50,6 anni. Gli over 60 sono il 16,4% e gli under 30 solo il 2,8%. Le PA in Italia inoltre vantano, si fa per dire, un personale poco formato: ogni anno un dipendente usufruisce, in media, di una sola giornata di formazione e gli investimenti sugli aggiornamenti sono calati del 46% negli ultimi 10 anni: per la formazione si spendono solo 49 euro per dipendente pubblico. Come se non bastasse, l’anno scorso la spesa per il lavoro della PA è stata di 171,8 miliardi di euro, 5miliardi in più del 2017 (+3,1%). Una cospicua uscita di denaro che, però, non è stata investita nella formazione dei dipendenti pubblici.

QUELLA FACCIA DI TOLLA DI MARK ZUCKERBERG
QUELLA FACCIA DI TOLLA DI MARK ZUCKERBERG
QUELLA FACCIA DI TOLLA DI MARK ZUCKERBERG ...

Zuckerberg: "Nuove regole per il Web" Se andate sul profilo Facebook di Mark Zuckerberg in questi giorni, l’immagine che percepirete è quella di un’ineffabile faccia da schiaffi in 4k. Già. Perché bisogna avere una meravigliosa faccia di bronzo (per essere educati), oltreché ad una memoria come quella di Dory (il pesce di “Alla ricerca di Nemo”), per firmare una lettera aperta al Washington Post nella quale si richiede esplicitamente non solo “un ruolo più attivo da parte dei governi”, ma anche nuove regole per proteggere Internet dai contenuti pericolosi. Tutto questo sapendo che per anni, quelle regole le si sono sistematicamente infrante. Un cambio di faccia radicale, forse troppo. Probabilmente sulla scia dagli scandali relativi sia alla protezione dei dati degli utenti che alla diffusione delle fake news, Mark cambia posizione e passa da paladino dell’informazione libera a garantista intimorito che cerca riparo da un mostro, un vero e proprio “Blob”, che ha preso a muoversi fuori dal suo controllo. Perché Facebook dovrebbe chiudere Ma c’è qualcosa di più. Quando Zuckerberg ammette candidamente che “qualcosa nel tempo sia cambiato e la situazione è diventata incontrollabile”, ha veramente un coraggio e una faccia incredibile. Come il dottor Frankenstein ha creato un mostro che non riesce più a controllare, Zuckerberg ha dato vita a un organismo che si autoalimenta con i commenti inferociti della gente. Ma non per questo il “dottor Mark” sarà ai nostri occhi una vittima. Anzi è lui l’artefice di un meccanismo sempre più protagonista d’ingerenze nella nostra più profonda intimità. Vi è mai capitato, per esempio, di discutere per telefono con amici di una possibile meta per le vacanze e di ritrovarvi su Facebook i link con i siti della località a cui avete appena pensato? Vi è mai successo di trovarvi a chiedere ufficialmente “l’amicizia” a persone di cui ignoravate l’esistenza? Vi è mai accaduto di avere la sensazione che i dipendenti Facebook memorizzassero in chiaro la vostra password? Ecco Facebook è anche e soprattutto questo e il responsabile ha nome e cognome: Mark Zuckerberg. Anche se si è reso conto del fallimento di un sogno, anche se adesso cambia posizione e passa da mandante a vittima, Mark può ancora fare qualcosa: svegliarsi, uccidere il mostro perché quel sogno da 500 miliardi di dollari sta diventando un incubo (come Frankenstein). Ma soprattutto quello che Mark potrebbe fare da subito è smettere di fare la faccia di bronzo e mostrare il su vero volto che più che quello di un serafino è quello di un diavolo caduto in picchiata nell’intimo della nostra vita. Quello che vogliamo è smettere di vederlo fare la vittima perché questa sì che è un’altra maschera orribile e patetica, un altro mostro che proprio non possiamo sopportare.

I CAMPIONATI EUROPEI CHE VALORIZZANO DI PIÙ I GIOVANI
I CAMPIONATI EUROPEI CHE VALORIZZANO DI PIÙ I GIOVANI
I CAMPIONATI EUROPEI CHE VALORIZZANO DI PIÙ I ...

Quanto giocano i giovani calciatori in Europa? Non troppo. Il campionato europeo di massima serie che fa giocare più under 21 è la Bundesliga tedesca. Segue poi la Germania e la Ligue francese. Al terzo posto si piazza, invece, la serie A italiana che conta un ingente presenza degli under 21. Tra gli ultimi posti c’è la Liga spagnola E in Italia, chi sono i giovani insostituibili per i campionati europei? In testa alla classifica c’è Gianluigi Donnarumma del Milan, Emil Audero del Sampdoria e Nikola Milenkovic della Fiorentina. Sono andati sempre in campo Nicolò Barella, gioiello italiano del Cagliari, il quale ha giocato per il 99% dei minuti. Leggermente più indietro Federico Chiesa della Fiorentina   I Campionati europei: la Croazia al primo posto La Croazia è la nazione europea che premia di più i giovani calciatori nei campionati europei. L’età media nel massimo campionato croato è di poco superiore ai 24 anni, poco più alta in Slovenia. In Olanda invece si superano i 25 anni, come in Slovacchia e in Svizzera. In Italia, nei campionati europei, l’età media è superiore ai 27 anni. Mentre Udinese, Sassuolo e Fiorentina sono le squadre più giovani tra tutte. Al loro opposto si piazzano Juventus, Chievo e Parma. La loro età media è inferiore rispetto ai veri vecchietti del calcio europeo. Per i turchi del Besiktas si è ben oltre i 31 anni in media.  

SANREMO 2019, PER RED RONNIE IL FESTIVAL INVECCHIA I GIOVANI
SANREMO 2019, PER RED RONNIE IL FESTIVAL INVECCHIA I GIOVANI
SANREMO 2019, PER RED RONNIE IL FESTIVAL INVECCHIA I ...

Sanremo 2019 è un pot-pourri secondo Red Ronnie: dalla canzone d'autore alla musica indie, dalla classica canzone italiana alla trap. Genere, il trap, che dovrebbe sparire, sostiene Red Ronnie, che si occupa di giovani e musica dagli anni '80 e che racconta cosa significhi per un millennial vivere di musica oggi. Il Festival quest’anno ha voluto attirare gruppi diversi, dai più adulti ai più giovani. Tentativo, secondo Red Ronnie, mal riuscito. Quest’ultimo fa inoltre una riflessione sulla situazione attuale dei giovani artisti che desiderano immettersi nel mondo musicale. Secondo Red Ronnie il Festival di Sanremo è una passerella dove si espone la mercanzia, soprattutto il Sanremo di quest’anno.   L’opinione di Red Ronnie su Sanremo 2019 Secondo Red Ronnie il Festival di Sanremo è una passerella dove si espone la mercanzia, soprattutto il Sanremo di quest’anno. È nel 1983 che Red Ronnie diventa conduttore televisivo e si occupa di musica. La sua opinione è quindi ponderata e ci racconta di un personaggio che possiede un’ampia conoscenza su tale tematica. Ha portato nei suoi programmi molti artisti underground che apparivano solo su riviste e radio specializzate. Negli anni successivi Red Ronnie si occupa di un progetto, una web TV: Roxy Bar TV. Tramite questo programma mette in evidenza sue esperienze legate al mondo musicale, come interviste a grandi personaggi della musica. Servizio della nostra inviata a Sanremo Fausta Sbisà.

SANREMO 2019: IL FESTIVAL PIÙ SOCIAL DI SEMPRE, TANTE LE INTERAZIONI
SANREMO 2019: IL FESTIVAL PIÙ SOCIAL DI SEMPRE, TANTE LE INTERAZIONI
SANREMO 2019: IL FESTIVAL PIÙ SOCIAL DI SEMPRE, TANTE ...

Se gli ascolti del Festival di Sanremo 2019 sono in calo, è in costante aumento l’interazione social, il cosiddetto “secondo schermo”, fenomeno iniziato col botto fin dalla prima serata, che ha contato 2,8 milioni di interazioni. Il Festival ha favorito l’interazione social attivando una social room insediata al Forte Santa Tecla a cura di Annie Mazzola e la redazione di UnoMattina che ha presidiato i principali social network, quali Facebook, Twitter e Instagram, con contenuti sempre nuovi e aggiornati: dirette Facebook, interviste, preview e chicce degli artisti.   Sanremo 2019 e il social più utilizzato dagli spettatori È Instagram il social network più utilizzato per l’interazioni dagli spettatori del Festival. Ha generato la percentuale più alta di interazioni (il 54%), seguito da Twitter con il 31% e infine da Facebook con il 15%. L’hashtag è stato mezionato 161 mila volte. L’engangment raggiunto tramite le interazioni social dal Festival di Sanremo 2019 è pari all’815,8 mila. Invece, il picco delle interazioni è stato registrato da Twitter alle ore 01:29, quando è stato proclamato il vincitore Mahmood. I dati ci dicono, inoltre, che il Festival è stato l’evento televisivo più seguito in diretta streaming su RaiPlay, escludendo quelli sportivi. Che dire?! Sanremo 2019 ha stupito su vari fronti e si è affermato senz’altro come il Festival più social di sempre.

MFW 2019: IL BUSINESS DEGLI AFFITTI BREVI DECOLLA, AIRBNB AL 1° POSTO
MFW 2019: IL BUSINESS DEGLI AFFITTI BREVI DECOLLA, AIRBNB AL 1° POSTO
MFW 2019: IL BUSINESS DEGLI AFFITTI BREVI ...

È entrata nel vivo la Milano Fashion Week, la settimana della moda di Milano che si è aperta con il debutto in passerella di Benetton, storico marchio trevigiano e diventa sempre di più un hub internazionale, in grado di attrarre in città stilisti, giornalisti da 5 continenti, creativi, buyer, e addetti ai lavori. Un mare di persone e di denaro se si calcola che 1/5 del pil della Lombardia proviene dalle 4 settimane della moda che in gennaio, febbraio, giugno e settembre animano Milano e provincia. Persone che oltre che utilizzare i tradizionali canali di ospitalità come Hotel, B&B e pensioni, si affidano sempre più spesso a nuove soluzioni di alloggio, come l’utilizzo di app, quali Airbnb, per l’affitto breve di appartamenti. Secondo una stima del portale di appartamenti americano Airbnb, leader mondiale nel settore, nella settimana 19-25 febbraio l’80% degli alloggi sarà occupato, e si prevedono 80mila arrivi, segnando un significativo più 4,2% rispetto all’anno precedente.   MFW 2019: chi ha preferito la formula dell’affitto breve? Il picco delle presenze alla Milano Fashion Week, con oltre 10 mila persone in arrivo in città, è previsto per la giornata di venerdì che vede in passerella nomi come Bottega veneta, Max Mara e Versace e apre le porte al gran finale con giganti come Armani, Dolce&Gabbana, Salvatore Ferragamo e Missoni. L’80% delle persone che ha preso in affitto un alloggio proviene dall’estero, con una quota importante di USA (11%), seguita da francesi (9%), inglesi (7%), tedeschi (6%) e spagnoli (4%). A preferire la formula dell’affitto breve, piccoli gruppi di persone, dai 2 ai 3, che si fermano in città con una permanenza media dai 3 ai 5 giorni. L’indotto turistico durante la MFW ammonta a circa 20 milioni di euro e coinvolge circa 25 mila imprese con 128 mila addetti, di cui il 64% tra alloggio e ristorazione, 22% nello shopping, il 14% nei servizi business e trasporti e 1% nel settore cultura e tempo libero, per un totale di 160 milioni di ricavi nella sei giorni della manifestazione.

TOMO: AMICA DEI GIOVANI
TOMO: AMICA DEI GIOVANI
TOMO: AMICA DEI GIOVANI

anteprima mondiale per l’Istituto Europeo di Design che torna al Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra per presentare Tomo, la concept car elettrica realizzata in collaborazione con Honda Design. Tomo è il risultato del progetto di tesi sviluppato dai tredici studenti del Master biennale in Transportation Design IED Torino, sede del network che attrae giovani da tutto il mondo e li forma per diventare i designer del prossimo futuro. Proprio come avviene all’interno di un design centre automotive, la Casa giapponese ha chiesto agli studenti di lavorare su un brief, Honda next “fun” driving, con l’obiettivo di disegnare quello che secondo loro dovrebbe essere il mezzo di trasporto ideale per i giovani da qui a sei anni. Dopo una lunga fase di ricerca intorno a valori chiave come amicizia, divertimento alla guida e rispetto per l’ambiente, e dopo mesi di progettazione, è nata l’idea di Tomo, una concept car elettrica a metà strada fra uno smart device e un mobility tool, in grado di unire in un unico abitacolo le esigenze del divertimento nel tempo libero fuori dalla città con quelle lavorative all’interno dello scenario urbano. Un veicolo di questo tipo, pensato per essere un fedele compagno del proprio user e in grado di adattarsi ai suoi desideri e alle sue esigenze, non poteva che chiamarsi Tomo, parola che in giapponese significa proprio amico, a sottolineare l’immagine di un mezzo di trasporto che racchiude in sé tutto ciò di cui l’utente ha bisogno nella vita di tutti i giorni, dentro e fuori dalla città. Il design di TOMO (lunghezza 3997mm – larghezza 1893mm – altezza 1556mm – interasse 2690mm) nasce da un’analisi di ricerca orientata al prodotto, alla sua funzionalità e a un immaginario giovane. In Tomo le tradizionali barriere fra esterno e interno di un veicolo esistono fisicamente ma sono superate concettualmente: la volumetria da coupé e le funzionalità da mini pick-up sono infatti “mascherate” da un aspetto esteriore fashion e young urban. L’interno è dunque concepito per offrire esperienze in linea con l’impostazione easy and friendly degli schermi, del volante e del sistema head-up sul windscreen. L’esterno è a sua volta plasmato su queste funzionalità, divenendo quasi un wearable device empatico e identitario dello user, adattandosi all’occorrenza allo scenario urban e a quello country. Tomo è stata progettata per un nuovo segmento di mercato in cui non è l’età anagrafica che conta. Mira a intercettare l’interesse delle nuove generazioni: quelle che sempre più spesso svolgono un mestiere non tradizionale; quelle che vogliono vivere in modo più divertente e più utile il veicolo; quelle che considerano il rispetto per l'ambiente, l'ecologia e la sostenibilità valori fondamentali attorno a cui costruire il proprio futuro.

SALONE DI GINEVRA: IL RISCATTO DELL'AUTO ITALIANA
SALONE DI GINEVRA: IL RISCATTO DELL'AUTO ITALIANA
SALONE DI GINEVRA: IL RISCATTO DELL'AUTO ITALIANA ...

Novità Salone di Ginevra: passione auto italiane Le novità al Salone di Ginevra sono molte, ma oggi è il turno delle case automobilistiche italiane, in grado ancora di stupire in questa edizione del 2019 presentando la nuova auto made in Italy. Le più famose case automobilistiche italiane hanno deciso per il Salone dell’auto di Ginevra di puntare su due obiettivi: motori elettrici e auto ibride. Le novità del Salone di Ginevra sono sicuramente loro: i nuovi modelli presentati da F.I.A.T., Alfa Romeo e Ferrari. Nuove auto FIAT 2019: FIAT Concept Centoventi La casa automobilistica italiana per eccellenza, FIAT festeggia i 120 anni di età, e ha deciso di rilanciarsi alla grande presentando FIAT concept centoventi, la city car elettrica del futuro. Un concept car che racchiude un po’ in sé la filosofia e la visione del marchio italiano per il prossimo futuro. I nuovi modelli FIAT 2019 puntano esclusivamente su motori elettrici.  Fiat Concept 120 è infatti l’auto elettrica italiana per eccellenza: dal pacco batterie che si consente di estendere il range da 100 a 500 km. Una nuova city car elettrica, Concept Centoventi apre ad una reinvenzione personalizzabile della Panda. La Centoventi è pensata infatti per essere altamente personalizzabile e aggiornabile. Il cliente potrà scegliere gli equipaggiamenti interni, gli accessori e adattare gli spazi in base alle necessità. Una vettura “democratica”, per tutti, come fu, nel 1957 per la Fiat 500. Sarà offerta in forma base con una batteria singola capace di garantire un’adeguata autonomia nei centri urbani ma i clienti possono aggiungere fino a tre batterie. Alfa Romeo 2020: il Suv Alfa Romeo compatto  Alfa Romeo fa un altro passo nella storia. La casa automobilistica italiana presenta Tonale, la vera novità Alfa romeo 2019 che prende il nome da uno dei passi delle alpi lombarde.  È l’Alfa Romeo suv compatta, per adesso ancora una concept. L’Ibrido Alfa Romeo infatti arriverà nella sua veste definitiva solo alla fine del 2020 e sarà disponibile anche con la motorizzazione ibrida plug-in. Per non appesantire troppo l'auto e non perdere le doti stradali tipiche, il sistema ibrido del nuovo SUV Alfa Romeo dovrà essere leggero. La tecnologia scelta è quella dell'e-turbo:un turbocompressore in cui la turbina mossa dai gas di scarico genera corrente, con cui poi viene alimentato un compressore elettrico. La Nuova Ferrari: Ferrari ibrida del futuro Il mito del cavallino rampante non tramonta mai. Al Salone di Ginevra 2019 la protagonista è lei: f8 tributo. La Ferrari ultimo modello, F8 che si presenta come una berlinetta a due posti con motore centrale-posteriore, omaggio al motore v8 Ferrari più potente di sempre. Motore 8 cilindri da 720 cv, accelera da 0 a 100 km/h in 2,9 secondi, la Ferrari nuovo modello tributo sarà in vendita ad ottobre a 236 mila euro. Il motore 8 cilindri Ferrari è identificato nel mondo dell’automobile come il simbolo della sportività e del piacere di guida, in particolare quando è montato in posizione centrale-posteriore, su una vettura a due posti. La F8 Tributo è equipaggiata con il pluripremiato V8 turbo Ferrari, “best in class” nel segmento di riferimento, e miglior motore degli ultimi 20 anni secondo gli esperti del settore. Nel 2018 è stato nominato per il terzo anno consecutivo come “Engine of the Year”, ricevendo nella votazione più del doppio dei punti rispetto al secondo classificato. Tra le novità al Salone di Ginevra è stata anche confermata la messa sul mercato entro pochi mesi della prima Ferrari ibrida non legata a una serie limitata, alla quale, entro la fine del 2019 seguiranno altri 3 modelli. Insomma, la macchina italiana, anche le supercar, hanno iniziato il loro processo verso l’elettrificazione. Nel 2020 allora arriverà la prima Ferrari ibrida, e poi la Ferrari Suv (si dovrebbe chiamare "Purosangue") nel 2022.

SALONE DELL’AUTO DI GINEVRA 2019: LE NOVITÀ DI OGGI
SALONE DELL’AUTO DI GINEVRA 2019: LE NOVITÀ DI OGGI
SALONE DELL’AUTO DI GINEVRA 2019: LE NOVITÀ DI OGGI ...

Novità salone di Ginevra 2019: emissioni zero Son più di 100 le anteprime presentate dalle case automobilistiche di tutto il mondo. L’obiettivo per tutti i modelli presenti al Salone dell’auto di Ginevra 2019 è quello delle emissioni zero: le case automobilistiche italiane e non solo puntano a creare auto elettriche. Nuovo modello citroen: Citroën Ami One Concept Citroën Ami One Concept è una macchina pensata per muoversi nel traffico cittadino. Ha un'autonomia dichiarata di circa 100 Km. Il nuovo modello Citroën è pensato per essere una valida alternativa al trasporto pubblico e agli altri mezzi di trasporto individuale su 2 ruote. Quest’auto elettrica e compatta è accessibile a tutti a partire dai 16 anni anche se dipende dalle leggi in materia di guida dei vari Paesi.  Citroën Ami è un’auto connessa e facilita l’accesso alla mobilità per i suoi clienti in funzione di un sistema di car sharing o noleggio rispondendo alle loro diverse necessità di utilizzo.  Citroën Ami One Concept dispone anche di un’applicazione mobile dedicata per facilitare il suo utilizzo. Il conducente può liberamente gestire in qualunque momento i parametri delle applicazioni a bordo, ma anche prolungare l’esperienza cliente dal suo Smartphone. Ami One Concept viaggia fino a 45km/h e offre sino a 100 Km di autonomia. La batteria agli ioni di litio si ricarica facilmente con il suo cavo elettrico. Per una ricarica completa sono sufficienti 2 ore. La novità del Salone di Ginevra 2019: Peugeot e-208 Peugeot presenta la e-208. 136 CV e un'autonomia di marcia fra i 340 e i 450 Km. Batteria garantita 8 anni o 160.000 Km. Al Salone dell’auto di Ginevra, la Peugeot e-208 è nuova anche nello stile e si ispira alla berlina 508 anche negli interni, con l’impostazione di guida tipica delle ultime auto della casa automobilistica francese.  Auto elettrica, Peugeot e-208 è dotata di una batteria da 50 kWh che, secondo la casa  automobilistica francese promette fino a 450 km di autonomia. Per una ricarica completa sono necessarie circa 23 ore. Nuova Smart 2019: Smart Forease+ La nuova Smart 2019 è la Smart Forease+ che interpreta la filosofia del marchio tedesco. Un'auto elettrica, una citycar a due posti ispirata alle speedster degli Anni '60. Sportiva dentro e fuori, la nuova smart 2019 si presenta curata anche nei dettagli. Novità Salone di Ginevra 2019: Polestar 2  Polestar 2, prima berlina totalmente elettrica di Casa Volvo, in grado di competere con la Tesla Model 3. Prezzi a partire da 39 mila Euro. Può essere acquistata solo online. Ha due motori elettrici e 408 CV, oltre a un look curato e minimale. Ha forme non convenzionali la Polestar 2, esposta al Salone di Ginevra 2019 un modello a batterie. La Polestar 2 permette l'accensione del motore con lo smartphone. Auto dell’anno 2019: Jaguar I-PACE Chi ha detto che le elettriche non possono essere sportive e lussuose? A cambiare il paradigma ci ha pensato per prima Jaguar con I-Pace che anticipa i tedeschi nello sfidare Tesla con la sua Model X. In occasione del Salone dell’auto di Ginevra 2019 è stata eletta l’auto dell’anno 2019. Si tratta della Jaguar I-Pace, o per essere precisi la Jaguar I-Pace elettrica, la prima Jaguar elettrica spinta da due motori a corrente da 200 CV. La Jaguar I-Pace: autonomia di 480 km. 

"TI RUBO LA VITA", L’ULTIMO ROMANZO DI CINZIA LEONE
"TI RUBO LA VITA", L’ULTIMO ROMANZO DI CINZIA ...

“Ti rubo la vita” è l’ultimo romanzo di Cinzia Leone, scrittrice, giornalista e autrice di graphic novel, pubblicato quest’anno per Mondadori. Una storia che attraversa tutto il ‘900 e vede come protagoniste tre donne, Miriam, Giuditta ed Esther, simboli di una dimensione femminile che combatte contro la prepotenza, la violenza di un mondo maschile e maschilista. Miriam è la moglie di un musulmano che deve cambiare nome e religione; Giuditta viene cacciata da scuola durante il periodo della promulgazione delle leggi razziali in Italia ed Esther deve combattere stretta in un matrimonio combinato. Tre “storie minori” che attraversano e sono attraversate dalla storia con la S maiuscola, quella di un ‘900 ricco di lotte, di scontri, di guerre e di morti. Ma soprattutto un periodo ricco di feriti. Anche le tre donne si trovano coinvolte in una serie di eventi e circostanze, anche loro vittime e ferite da un tempo (uomo) che le ha sottomesse e maltrattate. Vittime sì, ma non sconfitte. Private di libertà e autonomia, non rinunciano a combattere per se stesse in una serie di vicende che diventano il vessillo di una lotta più grande, quella di un sesso femminile per troppo tempo percosso e soggiogato. A Miriam, Esther e Giuditta hanno rubato una parte di esistenza ma, allo stesso modo, Cinzia Leone ruba la loro vicenda, la strappa agli artigli della storia per restituirci un esempio, un modello di chi, lottando per la propria libertà, ha medicato le ferite di un intero genere, quello femminile, diventando simbolo di una lotta che non può e non deve finire. “Io sono della generazione – dice Cinzia Leone facendo riferimento alla storia del romanzo – che ha inventato questa battaglia. È importante che le figlie e le nipotine capiscano quanto era più dura prima e il lavoro che abbiamo fatto per consegnargli un mondo migliore”.

START UP DONNE: IL PROBLEMA DEI DIRITTI DELLE DONNE SUL LAVORO
START UP DONNE: IL PROBLEMA DEI DIRITTI DELLE DONNE SUL LAVORO
START UP DONNE: IL PROBLEMA DEI DIRITTI DELLE DONNE ...

Le donne al lavoro sono pagate meno degli uomini 8 marzo festa delle donne in tutto il mondo. Un giorno speciale per celebrare la donna ma anche per riflettere sul tema donne e lavoro.  La Festa della Donne è un’opportunità per approfondire una problematica che è sempre attuale: quella sulla parità di genere in Italia. Occupazione: le donne lavoratrici sempre poche Secondo i dati dell’anno scorso l’Italia, con il 48,1% di donne a lavoro, è al penultimo posto nella classifica dei Paesi Europei per l’occupazione delle donne dai 15 ai 64 anni. Il nostro Paese ha ben 13,2 punti percentuali di differenza rispetto alla media europea del 61,3% (per capirci in Francia, Germania e Regno Unito, oltre 60 donne su 100 sono occupate).  In Italia lavora meno di una donna su due (47,2%) e le poche donne che lavorano hanno carriere discontinue e redditi inferiori agli uomini per via del largo uso del part-time. Tutto questo poi peggiora se si prendono in considerazione le donne che devono fare letteralmente le equilibriste fra casa e lavoro: il tasso di occupazione dal 62,2% per le donne italiane senza figli si scende al 58,4% per le donne con un figlio (percentuale ben lontana dalla media europea, pari al 72,5%). Discriminazione Donne: le differenze di stipendio  Nel mondo le donne lavoratrici guadagnano in media il 23% in meno degli uomini. Lo affermano le Nazioni Unite. In Italia Secondo Eurostat le donne sul lavoro, nel privato guadagno il 20,7 % in meno degli uomini. Va leggermente meglio nel settore pubblico, dove la differenza di stipendio fra uomini e donne si attesta attorno al 4,1%. Mentre un uomo guadagna mediamente 1.654 euro al mese, una donna ne riceve 1.064, cioè 600 euro in meno. Le madri sono le donne discriminate sul lavoro in maniera maggiore rispetto alle colleghe senza figli: in media, un anno dopo aver fatto un figlio, le donne che mantengono il posto perdono il 10% della busta paga. Dopo due anni, le neomamme guadagnano circa il 35% in meno. Startup al femminile: le disuguaglianze Secondo quanto raccontato da Alessandra Casarico, docente dell’Università Bocconi, i dati di Unioncamere dicono che le startup al femminile sono circa il 13% del totale. in Italia sono solo il 13%. Perché? Hanno più difficoltà a trovare dei finanziatori. Ma le disuguaglianze di genere non si fermano qui. Persiste la differenza di stipendio tra uomini e donne: in generale le donne guadagnano il 16% in meno rispetto agli uomini. Sono i numeri a confermare la discriminazione delle donne sul posto di lavoro. Il dato è in crescita rispetto agli ultimi anni e pone l’Italia al 1° posto fra i paesi europei. Ma il fatturato delle startup femminili rimane molto basso. Il problema delle startup con donne imprenditrici è che rimangono di piccole dimensioni. Una possibile spiegazione è legata al fatto che le donne possono avere maggiori difficoltà di accesso al credito e quindi ai finanziamenti. Esistono finanziamenti per startup donne, come il credito donna. Tra questi Fondo di Garanzia, cioè un finanziamento garantito allo Stato, o il Microcredito, ossia una garanzia sul prestito richiesto da imprese femminili. Sulla base di un lavoro di ricerca che la docente Alessandra Casarico sta conducendo insieme a Salvatore Lattanzi dell’Università di Cambridge, emerge che le politiche salariali delle imprese spiegano circa il 30% del differenziale salariale di genere. Un terzo è dovuto a minori capacità di contrattare il salario, i due terzi perché scelgono imprese che in generale pagano di meno. La discriminazione verso le donne in termini di salario, aumenta quando queste arrivano ai vertici. Nella classifica sul gender gap del World Economic Forum, l’Italia è al 118° posto in tema di lavoro, vicino a Bosnia, Gambia, Giappone e Cile. Le stime di Goldman Sachs ci dicono che se ci fosse la parità di genere in Italia nel mercato del lavoro, il PIL italiano aumenterebbe del 22%.

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