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Ovvero lo storytelling romanzesco di giovani imprenditori, architetti, designer, startupper, economisti e politici che disegneranno il domani.

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JACK MA, IL GENIO CINESE CHE HA SFIDATO GLI U.S.A
JACK MA, IL GENIO CINESE CHE HA SFIDATO GLI U.S.A
JACK MA, IL GENIO CINESE CHE HA SFIDATO GLI U.S.A ...

Jack Ma: la nascita di Alibaba “Non voglio morire in ufficio, meglio in spiaggia”: con queste poche parole Jack Ma ha conquistato una popolarità che fino a quel momento (settembre 2018) non gli aveva garantito, fuori dalla Cina e dal mondo degli affari, il fatto di essere il fondatore di Alibaba. A 54 anni Ma, che è ancora l’uomo più ricco della Cina, ha deciso di andare in pensione e nell’autunno 2019, a 20 anni dalla fondazione, lascerà la presidenza esecutiva della sua creatura. Quella di Alibaba è una favola contemporanea con Jack Ma nei panni del genio della lampada. Un ragazzino che in piena rivoluzione culturale impara l’inglese facendo la guida ai turisti americani che visitano Hangzhou e il suo lago, dove finisce il gran canale che parte da Pechino. Jack Ma e la sua ascesa Jack Ma diventa professore d'inglese a metà degli anni ’90 del secolo scorso. Va negli Stati Uniti e scopre internet ma scopre soprattutto che in rete non ci sono i prodotti cinesi. Tornato a casa comincia a fare siti ma con una visione forte, consegnata in un video del 1999 che tutti gli startupper del mondo prima o poi hanno visto. “Noi possiamo osare di sfidare gli americani”, dice. Un tono  Missione riuscita. Jack Ma ha creato un gruppo che mette insieme e-commerce, sistemi di pagamento e agenzie di viaggi. Tutto online. Alibaba ha 500 milioni di clienti e vende più di Amazon e Ebay messi insieme. Nel 2014 il collocamento in Borsa ha fatto storia. Il più importante di tutti i tempi per un’azienda tech. Durante l’ultimo single day Alibaba ha incassato più di 30 miliardi di dollari. Ora Jack Ma vuole fare il filantropo, come Bill Gates.

PAOLO GIULIODORI: DALL'UNIVERSITÀ PER DARE VOCE AI GIOVANI
PAOLO GIULIODORI: DALL'UNIVERSITÀ PER DARE VOCE AI GIOVANI
PAOLO GIULIODORI: DALL'UNIVERSITÀ PER DARE VOCE AI ...

“Sono entrato in politica per dare voce ai giovani. Io vengo dal mondo dell’accademia, dell’università e vedo quanto i giovani non riescano ad esprimersi e a poter portare avanti le proprie idee”. Queste le parole di Paolo Giuliodori, 30enne eletto alla Camera dei deputati con il Movimento Cinque Stelle ed entrato a far parte sia della Commissione Finanze della Camera che della Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria. Il giovane deputato ha un dottorato di ricerca in informatica e approfondisce il problema della cybersecurity. Un tema, questo, del quale si è discusso molto ultimamente a seguito della notizia relativa allo spyware Exodus, un software spia utilizzato tra il 2016 e il 2019 che, propagato erroneamente sul Play Store di Google (quindi disponibile e scaricabile da chiunque sul proprio smartphone) ha intercettato e rilevato i dati sensibili di almeno un migliaio di italiani. “Noi come cittadini prestati alla politica – dice il parlamentare pentastellato - dobbiamo spingere affinché ci sia un’informazione chiara su cos’è la cybersecurity e sui rischi legati all’informatica”. Intanto, proprio per garantire ai cittadini una maggiore sicurezza informatica, l’Europarlamento ha approvato il sistema di certificazione per la sicurezza informatica europea, il Cybersecurity Act. Il deputato M5S parla inoltre del problema della “fuga dei cervelli” dall’Italia, ricordando che, per favorire l’imprenditoria giovanile nel nostro Paese, sono stati messi 2 miliardi di euro nel fondo per le startup all’interno della Legge di Bilancio.

SWEETGUEST - LE NUOVE FRONTIERE DELLA CASA
SWEETGUEST - LE NUOVE FRONTIERE DELLA CASA
SWEETGUEST - LE NUOVE FRONTIERE DELLA CASA ...

SweetGuest e l'innovazione negli affitti brevi Una collaborazione spontanea tra due vicini di casa diventa una startup che si occupa di gestire immobili sulla piattaforma Airbnb, per conto dei proprietari. Sweetguest non è l’unico sul mercato, ma l’unica che ha puntato su tecnologia e innovazione. Da un’amicizia alla gestione di 1200 immobili in tutta Italia: come si fa? Rocco Lomazzi, uno dei due fondatori della piattaforma, ci spiega di come l’idea sia nata per caso, sfruttando l’opportunità crescente del mercato degli affitti brevi.  Gestire una casa in affitto richiede tempo e non è un lavoro semplice: dall’accoglienza alla pulizia, alla scelta del prezzo alla presentazione dell’immobile tramite foto di alta qualità. Sweetguest si occupa di offrire un servizio completo a quei proprietari che vogliono gestire la loro casa in maniera alternativa all’affitto tradizionale. La gestione completa offerta da Sweetguest prevede: L’analisi dell’opportunità: capire il valore dell’appartamento sul mercato degli affitti brevi per rivenderlo al prezzo più conveniente;  Un servizio di fotografie professionali finalizzare alla presentazione della struttura sulle piattaforme online come Airbnb; All’arrivo della prima prenotazione, la gestione del rapporto con il viaggiatore: dall’orario d’arrivo al numero di persone, alle richieste speciali fino all’accoglienza fisica e ai consigli sui luoghi da visitare; Al Check Out, Sweetguest si occupa anche della gestione finale dell’immobile, dalla pulizia alla lavanderia. L’ospitalità diventa digitale La tecnologia, per Sweetguest, è sempre stata fondamentale per la gestione delle complessità operative, soprattutto quando si gestiscono più di 1000 appartamenti in tutta Italia, 800 dei quali su Milano: dalle prenotazioni alla gestione delle chiavi, fino ad arrivare alla lavanderia: la digitalizzazione dell’organizzazione permette a Sweetguest di tenere traccia di tutte le attività aziendali con semplicità. La tecnologia è indispensabile anche per la definizione del prezzo: Sweetguest, infatti, ha sviluppato degli algoritmi che permettono di cambiare il prezzo finale dell’appartamento più volte durante la giornata, riuscendo a venderlo all’importo più alto possibile. L’esperienza digitale non è solo dal punto di vista aziendale ma anche del viaggiatore; gli ospiti, infatti, hanno la possibilità di accedere a molti servizi online.  

CANAPOT: CIOCCOLATINO ALLA MARIJUANA
CANAPOT: CIOCCOLATINO ALLA MARIJUANA
CANAPOT: CIOCCOLATINO ALLA MARIJUANA

Canapot: gianduia e marijuana Marco Magnano ci racconta com'è nato Canapot: “È un’idea nata dalla volontà di unire due prodotti della mia terra, il Canavese, nord di Torino: canapa e gianduiotto”. Canapot è un gianduiotto alla marijuana fatto con gianduia: nocciole, cacao e zucchero di canna, ai quali viene aggiunto l’estratto di canapa. Il Canapot non contiene THC, principio attivo della marijuana.  Coltivare canapa in Italia: un business da 150mln  I prodotti a base di canapa sono regolati da una norma del 2016 che tutela l’uso della canapa ma ne vieta il consumo a scopo ricreativo. Si tratta della legge sulla Cannabis light, l’erba che si può coltivare, vendere e usare per creare vari tipi di prodotti. Nei prodotti a base di cannabis legale il THC è ridotto, per legge è inferiore allo 0,6%, a differenza di quella illegale che supera il 18%. Quello della cannabis light è un settore in crescita con un giro d'affari di 44 milioni di euro. Nel 2017 sono stati aperti 120 negozi in tutta Italia. In 10 anni sono decuplicati i terreni coltivati a canapa. Uno di questi business è Cannabidol. Anche se con la sentenza della Cassazione mette a rischio 800 negozi, in Italia l’economia legale della canapa sta tornando a crescere: la filiera vale 150 milioni di euro all’anno e occupa 10mila dipendenti. In soli 5 anni si è passati da 400 a oltre 2500 ettari di canapa coltivata. Il volume d’affari nel 2018 è di 150 milioni di euro e per il 2021 il giro d'affari previsto in Europa è di 36 miliardi di euro, anche perché sempre più persone si interessano ad alcuni derivati come nel settore della farmaceutica, della cosmesi, e dell'alimentare, solo per dirne alcuni. Nel 2018 nel nostro paese sono stati 2500 gli ettari coltivati a canapa. Certamente a dare un impulso notevole al business della canapa è stata la legge entrata in vigore nel gennaio del 2017. Da quel momento in Italia sono state avviate 800 partite Iva agricole specializzate, aperti 1.000 shop e sono nate 1.500 aziende di trasformazione e distribuzione.

BREXIT: COME CAMBIERÀ LA CUCINA DEGLI INGLESI?
BREXIT: COME CAMBIERÀ LA CUCINA DEGLI INGLESI?
BREXIT: COME CAMBIERÀ LA CUCINA DEGLI INGLESI? ...

La Brexit e gli spaghetti alla bolognese Come può cambiare la cucina degli inglesi con la Brexit? La chiusura dei confini commerciali nazionali certamente porterebbe a uno squilibrio dell’attuale import export. Il risultato probabilmente sarebbe che per preparare degli spaghetti alla Bolognese sarebbe molto difficile trovare della passata di pomodoro e quasi impossibile reperire alcuni odori indispensabili. Di contro la Gran Bretagna si ritroverebbe con un surplus di pesce, che inevitabilmente tutti i cuochi in U.K. dovrebbero utilizzare in maniera assidua in cucina. Ce lo spiega, dalla cucina di casa sua Andrew Hunter Murray. Secondo l'analisi di Coldiretti nel regno Unito si sta diffondendo sempre di più la paura di dazi e ritardi doganali nel caso si adottasse l’opzione “No Deal” Brexit in autunno. La Gran Bretagna, infatti, produce la metà del cibo che consuma ma il resto viene importato dall'Unione Europea, per il 30%, dalle Americhe per l’8%, dall'Africa, 4%, dall'Asia 4%. Anche l'Italia ha importanti relazioni con l'U.K. soprattutto nel settore agroalimentare. Nel 2018 il nostro Paese ha rifornito la Gran Bretagna per 3,4 miliardi di euro di prodotti infatti il Regno Unito è il nostro quarto partner commerciale. Al primo posto tra i prodotti esportati c’è il vino, che con 827 milioni di euro e al secondo l'ortofrutta con 234 milioni. Molto importante anche il ruolo di pasta, formaggi e l'olio d'oliva. La preoccupazione per il “No deal” è tanta e tale che è stato redatto un rapporto "Operation Yellowhammer", che lascia intravedere un futuro a dir poco apocalittico per la Gran Bretagna. La paura per la scarsità di generi alimentari, medicinali, carburante ha già spinto un quarto dei cittadini inglesi di età fra i 18 e i 34 anni ha precauzioni per evitare di avere fame. I nuovi accordi doganali, infatti, potrebbero comportare ritardi di ore o giorni per il transito delle merci.

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