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Ovvero lo storytelling romanzesco di giovani imprenditori, architetti, designer, startupper, economisti e politici che disegneranno il domani.

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PAOLO GIULIODORI: DALL'UNIVERSITÀ PER DARE VOCE AI GIOVANI
PAOLO GIULIODORI: DALL'UNIVERSITÀ PER DARE VOCE AI GIOVANI
PAOLO GIULIODORI: DALL'UNIVERSITÀ PER DARE VOCE AI ...

“Sono entrato in politica per dare voce ai giovani. Io vengo dal mondo dell’accademia, dell’università e vedo quanto i giovani non riescano ad esprimersi e a poter portare avanti le proprie idee”. Queste le parole di Paolo Giuliodori, 30enne eletto alla Camera dei deputati con il Movimento Cinque Stelle ed entrato a far parte sia della Commissione Finanze della Camera che della Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria. Il giovane deputato ha un dottorato di ricerca in informatica e approfondisce il problema della cybersecurity. Un tema, questo, del quale si è discusso molto ultimamente a seguito della notizia relativa allo spyware Exodus, un software spia utilizzato tra il 2016 e il 2019 che, propagato erroneamente sul Play Store di Google (quindi disponibile e scaricabile da chiunque sul proprio smartphone) ha intercettato e rilevato i dati sensibili di almeno un migliaio di italiani. “Noi come cittadini prestati alla politica – dice il parlamentare pentastellato - dobbiamo spingere affinché ci sia un’informazione chiara su cos’è la cybersecurity e sui rischi legati all’informatica”. Intanto, proprio per garantire ai cittadini una maggiore sicurezza informatica, l’Europarlamento ha approvato il sistema di certificazione per la sicurezza informatica europea, il Cybersecurity Act. Il deputato M5S parla inoltre del problema della “fuga dei cervelli” dall’Italia, ricordando che, per favorire l’imprenditoria giovanile nel nostro Paese, sono stati messi 2 miliardi di euro nel fondo per le startup all’interno della Legge di Bilancio.

CANAPOT: CIOCCOLATINO ALLA MARIJUANA
CANAPOT: CIOCCOLATINO ALLA MARIJUANA
CANAPOT: CIOCCOLATINO ALLA MARIJUANA

Canapot: gianduia e marijuana Marco Magnano ci racconta com'è nato Canapot: “È un’idea nata dalla volontà di unire due prodotti della mia terra, il Canavese, nord di Torino: canapa e gianduiotto”. Canapot è un gianduiotto alla marijuana fatto con gianduia: nocciole, cacao e zucchero di canna, ai quali viene aggiunto l’estratto di canapa. Il Canapot non contiene THC, principio attivo della marijuana.  Coltivare canapa in Italia: un business da 150mln  I prodotti a base di canapa sono regolati da una norma del 2016 che tutela l’uso della canapa ma ne vieta il consumo a scopo ricreativo. Si tratta della legge sulla Cannabis light, l’erba che si può coltivare, vendere e usare per creare vari tipi di prodotti. Nei prodotti a base di cannabis legale il THC è ridotto, per legge è inferiore allo 0,6%, a differenza di quella illegale che supera il 18%. Quello della cannabis light è un settore in crescita con un giro d'affari di 44 milioni di euro. Nel 2017 sono stati aperti 120 negozi in tutta Italia. In 10 anni sono decuplicati i terreni coltivati a canapa. Uno di questi business è Cannabidol. Anche se con la sentenza della Cassazione mette a rischio 800 negozi, in Italia l’economia legale della canapa sta tornando a crescere: la filiera vale 150 milioni di euro all’anno e occupa 10mila dipendenti. In soli 5 anni si è passati da 400 a oltre 2500 ettari di canapa coltivata. Il volume d’affari nel 2018 è di 150 milioni di euro e per il 2021 il giro d'affari previsto in Europa è di 36 miliardi di euro, anche perché sempre più persone si interessano ad alcuni derivati come nel settore della farmaceutica, della cosmesi, e dell'alimentare, solo per dirne alcuni. Nel 2018 nel nostro paese sono stati 2500 gli ettari coltivati a canapa. Certamente a dare un impulso notevole al business della canapa è stata la legge entrata in vigore nel gennaio del 2017. Da quel momento in Italia sono state avviate 800 partite Iva agricole specializzate, aperti 1.000 shop e sono nate 1.500 aziende di trasformazione e distribuzione.

DIVANI BY NATUZZI E LA SOSTENIBILITÀ
DIVANI BY NATUZZI E LA SOSTENIBILITÀ
DIVANI BY NATUZZI E LA SOSTENIBILITÀ

“Siamo innovatori per DNA”: così Pasquale Natuzzi, fondatore di Natuzzi Italia, definisce la propria realtà aziendale. Dal 1959, la società offre prodotti di qualità e sempre attenti ai trend attuali, con linee pulite e moderne ma senza dimenticare la comodità. Il brand Divani&Divani by Natuzzi è un simbolo della storia del divano italiano che non ha mai smesso d'investire nel campo della ricerca tecnologica e, per festeggiare i propri 60 anni di successi, apre il più grande punto vendita italiano a Gerenzano, in provincia di Varese. Una location vastissima, che conta 1000 metri quadri nei quali saranno esposti un'ampia gamma di prodotti del celebre marchio italiano: dai divani ai letti, passando per molteplici tipologie di pelli e tessuti. Natuzzi e la tecnologia Non solo comfort e design: Natuzzi è anche tecnologia. Il fondatore, parlando della sua azienda, ci racconta quanto sia effettivamente importante essere sempre all’avanguardia dal punto di vista tecnologico. Un pensiero molto sentito dall’azienda e dimostrato dal progetto di Natuzzi in collaborazione con Microsoft, ovvero il Configuratore HD di Prodotto 3D, che permette al consumatore, attraverso strumenti di realtà aumentata, di progettare i propri spazi scegliendo ogni minimo dettaglio del proprio divano. Dai tessuti allo stile, passando per il colore e le finiture, il Configuratore dà la possibilità di avere un’idea realistica di come sarà il risultato finale pensato dal consumatore. Un brand che punta molto sulla tecnologia come strumento per migliorare il comfort dei propri prodotti: i divani firmati Natuzzi, in Paesi come Scandinavia, Danimarca, Svezia, Giappone e Corea vengono certificati come elettrodomestici, dato il consistente utilizzo di tecnologie presenti all’interno. Millennials e divani Un target, quello dei millennials, che rappresenta il presente e il futuro dei consumatori. Non è solo il target più giovane, ma anche quello più attento a temi delicati come la sostenibilità. I giovani millennials sono informati, attenti e hanno le idee chiare sui prodotti da acquistare. Natuzzi, con la sua storia costruita su temi come l’innovazione, la qualità dei prodotti e la responsabilità sociale, si sente molto vicino ai pensieri di questa categoria di consumatori. Un’azienda storica che ha sempre saputo guardare avanti, con un occhio attento alla qualità e alla sapiente ricerca dei materiali utilizzati, nonché del design.

QUANTO COSTA UNA ROSA A SAN VALENTINO?
QUANTO COSTA UNA ROSA A SAN VALENTINO?
QUANTO COSTA UNA ROSA A SAN VALENTINO?

Il 14 febbraio divenne ufficialmente il giorno di San Valentino nel 496 ma non è sempre stata la festa iconica che intendiamo oggi, in cui chiedersi “quanto costa una rosa a San Valentino?”, infatti la maggior parte delle cose che associamo a questa festa sono invenzioni relativamente recenti. In Nord America è iniziata con uno scambio di regali e biglietti di auguri fatti a mano fino al 1840 quando Esther Howland fece il primo biglietto d’auguri prodotto in massa. Abbiamo la prima scatola di cioccolatini a forma di cuore vent’anni dopo, nel 1868, e 40 anni dopo abbiamo il primo biglietto della Hallmark. Da allora San Valentino è diventata una delle maggiori feste commerciali dell’anno con oltre 19 miliardi spesi ogni anno. Ma come vengono spesi esattamente questi soldi? San Valentino è una celebrazione dell’amore e nulla viene associato all’amore nel pensiero collettivo più dei fiori carini e degli anelli di diamanti , infatti 14 milioni di americani fanno proposte di matrimonio il giorno di San Valentino e altri milioni ricevono bouquet di fiori. Quanto costa una rosa a San Valentino? Dipende dai giorni San Valentino è ancora molto lontano dalle feste di Natale, in entrambi i fronti è anni luce indietro rispetto alla festa della mamma per quanto riguarda i fiori. Ma quando si parla di rose niente ci si avvicina neanche lontanamente. Oltre 250 milioni di rose vengono acquistate ogni San Valentino ma da dove vengono le rose e quanto costa una rosa a San Valentino? La maggioranza provengono dalla Colombia. Anche se un bouquet di rose costa 31 dollari ad agosto. Il 14 di Febbraio lo stesso bouquet costa invece intorno ai 50 dollari. Ma quanto si può guadagnare vendendo rose a San Valentino? Sembra dipendere interamente da un fattore inaspettato: il giorno della settimana. Secondo gli esperti la domenica si vendono meno rose rispetto a quante se ne vendono il mercoledì. Perhé? Sembra che la risposta abbia a che fare con il fatto che il 75% di chi compra fiori a San Valentino sono uomini e che quando San Valentino è durante la settimana, è più difficile che ci si organizzi per uscire rispetto a quando la festività cade nel weekend.

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