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Ovvero i soldi che si allenano, sgambettano, corrono dietro ogni evento sportivo.

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I BTP SPIEGATI BENE

ime scadenze. Il titolo, infatti, ha fatto registrare una richiesta record di ben 47 miliardi di euro a fronte di un ammontare collocato di 7 miliardi e un rendimento del 2,50%. Ma di cosa stiamo parlando esattamente? Abbiamo pescato dalla rete un video della Professoressa Federica Ielasi, docente di Economia degli intermediari finanziari all’Università degli studi di Firenze, che ci spiega molto chiaramente cosa sono i Buoni del Tesoro Poliennali. Titoli di Stato Italiani: un po’ di chiarezza I Titoli di Stato sono differenziati per durata e struttura dei flussi di pagamento ricevuti dall’investitore. Inoltre, possono derivare da cedole semestrali posticipate o da uno scarto di emissione. Nel caso in cui il titolo viene tenuto fino alla scadenza, questo verrà rimborsato in una sola soluzione al valore nominale; nel caso di vendita sul mercato secondario, invece, si riceverà il prezzo di mercato. Ma quali sono le tipologie di titoli di Stato italiani? Eccoli di seguito: BTP: Buoni del Tesoro Poliennali. Sono i titoli di Stato a tasso fisso, ovvero obbligazioni a medio-lungo termine con scadenze che vanno dai 3 ai 30 anni e che prevedono il pagamento di cedole fisse semestrali a tasso costante per tutto il periodo dell’investimento; BOT: i Buoni Ordinari del Tesoro sono titoli a breve termine e con scadenza di 3, 6 o 12 mesi. La remunerazione dei Bot è data dallo scarto di emissione, la differenza tra prezzo di sottoscrizione e valore di rimborso; CCT: i Certificati di Credito del Tesoro sono definiti a tasso variabile, indicizzati e vengono emessi con una durata di 7 anni.  CTZ: I Certificati del Tesoro zero coupon sono privi di cedola, ovvero non prevedono la corresponsione di cedole periodiche. Durano di più dei BoT e permettono all’investitore di proteggere il capitale dalla perdita di potere d’acquisto.  ...

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STORIA DEL CONTRATTO PIÙ ANTICO DEL MONDO

scritte sul matrimonio: da quelle di tipo romantico a quelle di cinica ironia. Ma ciò che le accomuna è che sembrano esprimere una verità universale ed eterna, mentre invece, quasi tutto ciò che riguarda il matrimonio, dal suo scopo principale al tipo di relazioni che copre, ai diritti e responsabilità che implica, è variato notevolmente tra le diverse epoche, culture e classi sociali. Dunque, diamo uno sguardo all’evoluzione del matrimonio. Vivere in coppia e crescere i figli è cosa antica quanto l’umanità stessa. Con il sorgere delle società agricole e sedentarie, circa 10.000 anni fa, il matrimonio era anche un mezzo per assicurarsi i diritti sulla terra e sulla proprietà, nominando i figli nati in determinate circostanze come eredi legittimi. Quando queste società ampliarono e divennero più complesse, il matrimonio non fu più una questione che riguardava solo individui e famiglie, ma anche un’istituzione ufficiale governata da autorità civili e religiose. Era già ben consolidato nel 2100 a.c., quando le prime leggi scritte, sopravvissute nel codice mesopotamico di Urnammu, fornirono molte specifiche in materia di matrimonio, dalla punizione all’adulterio, allo stato giuridico dei figli nati da schiavi. Molte civiltà antiche permisero alcune forme di unione poligamica e ancora oggi, meno di un quarto tra le centinaia di culture mondiali proibisce la poligamia. Ma solo perché qualcosa è consentito, non significa che sia sempre possibile. Le realtà demografiche, come pure il nesso tra matrimonio e ricchezza, dimostravano che sebbene i governanti e le élite dell’antica Mesopotamia, d’Egitto e d’Israele, avessero molteplici concubine o mogli, le persone comuni potevano averne solo una o due e tendevano, nella prassi, alla monogamia. In altri luoghi, i ruoli erano ribaltati ed erano le donne ad avere più mariti, come sulle montagne dell’Himalaya, dove tutti i fratelli di una famiglia, sposando la stessa donna, evitavano che una piccola terra fertile venisse continuamente divisa tra nuovi nuclei familiari.”...

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LE LEGGI ELETTORALI E L'ATTENZIONE DEI MEDIA

delle nostre friabili leggi elettorali, tornati ad essere genere letterario e televisivo. Non accadeva dai tempi del referendum di Renzi quando la fauna dei Bar Sport della provincia italiana subì inquietanti mutazioni. Allora, gli avventori, davanti al cappuccio e brioche, s’erano tutti trasformati da espertoni di calcio e gnocca in incallisti costituzionalisti. Succede ancora, purtroppo. Ma ‘sto giro è diverso. Per la prima volta è SkyTg24 a prendere posizione dura contro i “disastri” del sistema proporzionale proposto dal governo, e imbastisce un’articolata campagna a favore del maggioritario, la regola del gioco, ideata dal direttore dell’informazione Riccardo Pugnalin, orchestrata dal direttore del tg Giuseppe De Bellis e condotta dal roccioso Roberto Inciocchi ospiti professori, esperti e giornalisti, nessun politico, vivaddio. De Bellis afferma che: “l’Italia ha sporcato il suo bipolarismo, con varie giravolte dei partiti che oggi decideranno del suo destino. il paradosso è che, chi è sempre stato propendente per il maggioritario, oggi spinge per il ritorno al proporzionale, chi invece un tempo era ostile, oggi abbraccia il maggioritario”.  E non ha tutti i torti. Il maggioritario, ha risvolti economici, ti preserva dai giochini delle alleanze nascoste e assicura l’equilibro politico. però -bizzarro- chi lo voleva un tempo -PD, i 5stelle, Renzi, Berlusconi- oggi invoca a gran voce il proporzionale, nella fattispecie, appunto, il Germanicum sistema con sbarramento al 5% (infatti quelli di leu trattai come i figli delle serva sono incazzatissimi) che è ritorno al futuro, riporta l’Italia indietro di trent’anni; cerchi Conte e ti appare Andreotti. Però c’è anche l’opposto, c’è e chi voleva il proporzionale -Lega e Giorgia Meloni- ora arde per il maggioritario. Ovvio, si dirà: chi perde consensi cerca di sopravvivere, che è un discorso matematico ma poco etico. Vabbè. comunque, scartato il sistema spagnolo (che è un casino, e comunque, di fatto, in spagna si vota ogni mese e stanno messi peggio di noi) ora i sistemi elettorali più fighi, più modaioli sarebbero, appunto il Germanicum....

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LA CHINESE SUPER LEAGUE VOLA, NONOSTANTE LA LUXURY TAX
LA CHINESE SUPER LEAGUE VOLA, NONOSTANTE LA LUXURY TAX
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Il successo della Chinese Super League Da cinque anni il calcio in Cina è in crescita per popolarità e ricchezza, tanto da attrarre nella Chinese Super League giocatori europei e sudamericani. Il campionato di calcio cinese ha aumentato i suoi ricavi arrivando a 250 milioni soltanto per i diritti TV, comprati dal colosso cinese TI’ AO POWER per 1,1 miliardi di euro fino al 2020. Nel 2018 gli stadi hanno registrato una media d’ingressi di 25mila spettatori raggiungendo via TV oltre 100 milioni di spettatori.  Sicuramente uno dei tanti motivi che hanno portato gli spettatori di tutto il mondo ad avere l’attenzione indirizzata verso le partite disputate in Cina, sono gli acquisti che le squadre del continente hanno fatto nei campionati europei. Tra questi anche Marko Arnautovich, passato allo Shanghai Sipg per 25 milioni di euro. Nel corso di luglio le sedici squadre della Super League hanno avuto la possibilità di modificare le rose costruite fino a fine febbraio. In Cina sono andati anche diversi giocatori italiani come Graziano Pellè e Stephan El Shaarawy allo Shanghai Shenhua dalla Roma per 18 milioni e allenatori come Donadoni, tecnico dello Shenzen Lippi o Cannavaro, allenatore addirittura della Nazionale di calcio della Cina. China Luxury Tax Nel 2017 il governo cinese ha imposto la Luxury Tax secondo la quale i club che volevano comprare un giocatore straniero dal valore superiore ai 6 milioni di dollari, devono pagare una tassa pari all’entità del pagamento cosicché, alla fine, la squadra paga esattamente il doppio per ogni giocatore comprato. La regola, introdotta per favorire la crescita di giocatori cinesi, per valorizzare il vivaio di giovani del luogo in vista dei Mondiali 2050, ha ovviamente limitato le finestre di mercato anche se, non ci scordiamo che, proprio nel calciomercato estivo del 2019, sono arrivati grandi nomi come Bakambu, Paulinho, Modeste, Talisca e Hamsik. Tra i trasferimenti più costosi che hanno portato molti stranieri a giocare in Cina c’è pure il venezuelano Salomon Rondon, preso dal Dalian Yifang che lo ha pagando 18 milioni al West Bromwich, e l'ex Sampdoria Fernando, acquistato dal Beijing Guoan per 15 milioni , 5,4 per il prestito e 9,6 per il riscatto obbligatorio nel 2020).

CALCIOMERCATO 2019: I COLPI PIÙ COSTOSI FATTI IN SERIE A
CALCIOMERCATO 2019: I COLPI PIÙ COSTOSI FATTI IN SERIE A
CALCIOMERCATO 2019: I COLPI PIÙ COSTOSI FATTI IN SERIE A ...

Non solo cifre da capogiro per i trasferimenti nel calciomercato europeo, ma anche, e soprattutto, in quello italiano. La sessione estiva in Serie A, durata due mesi, dal 1° luglio al 2 settembre, ha visto le squadre coinvolte spendere complessivamente più di 1.1 miliardi di euro. Juventus, Napoli ed Inter le protagoniste del mercato. Ma chi è stato veramente a spendere di più? Ecco la Top 10 dei giocatori più pagati dell'estate italiana: Ultimo posto della classifica per Valentino Lazaro: il difensore 23enne dell’Hertha Berlino è passato all’Inter per 22 milioni. Penultima postazione per Alex Meret: il portiere è passato dalla Spal al Napoli per 22 milioni. Ottavo posto per Pau Lopez: il portiere che ha 24 anni è stato ceduto dal Betis Siviglia alla Roma per 23,5 milioni di euro. Franck Kessié, riscattato dal Milan per 24 milioni, dopo le ultime due stagioni giocate nell’Atalanta. Rafael Leão, attaccante del Lille che è stato comprato dal Milan per 25 milioni. Al quinto posto c’è Cristian Romero, difensore che la Juventus ha comprato dal Genoa per 26 milioni di euro. Al quarto posto c’è Kōstas Manolas che è passato dalla Roma al Napoli per 36 milioni di euro. Sul gradino più basso del podio troviamo sempre il Napoli che ha comprato dal PSV Hirving Lozano spendendo ben 38 milioni di euro. Medaglia d’argento per l’Inter che ha per Lukaku, attaccante del Manchester United, la bellezza di 65 milioni di euro, diventando così il giocatore più pagato nella storia del club nerazzurro.  Primo posto per la Juventus che ha speso 85,5 milioni di euro per l’olandese dell’Ajax De Ligt. 

CALCIOMERCATO ESTIVO 2019: I TRASFERIMENTI PIÙ COSTOSI
CALCIOMERCATO ESTIVO 2019: I TRASFERIMENTI PIÙ COSTOSI
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Calciomercato estivo 2019: la top 5 Premier League, Bundesliga e Liga, ecco i campionati che hanno speso di più nel calciomercato estivo 2019. Ma quali sono le cifre dei trasferimenti che hanno investito complessivamente oltre mezzo miliardo di euro? Ecco i cinque giocatori più pagati dei campionati europei, dal difensore dei record al nuovo talento del calcio portoghese. Quinto in classifica è il difensore francese Lucas Hernandez, campione del Mondo con la Francia 2018. L’ex Atletico Madrid è stato ceduto ai tedeschi del Bayern Monaco per 80 milioni di euro. Harry Maguire, difensore che il Manchester United ha acquistato dal Leicester City spendendo ben 87 milioni di euro. È la più alta cifra mai pagata per acquistare un difensore. Eden Hazard. Il Real Madrid ha dato 100 milioni al Chelsea per far approdare in Spagna il giocatore belga. Antoine Griezmann è passato dall’Atletico Madrid al Barcellona per 120 milioni di euro. Il Barca ha messo su di lui una clausola rescissoria di 800 milioni. Joao Felix è il giocatore più costoso di questo calciomercato. L’ex Benfica è stato acquistato dall’Atletico Madrid che ha sborsato 126 milioni di euro per portarselo a casa. Se volessimo stilare poi una top ten delle transazioni più impegnative di questo calciomercato estivo del 2019, quindi se procedessimo nel completare le posizioni mancanti, troveremmo: Romelu Lukaku: l’Inter ha pagato 65 milioni di euro il Manchester United per far approdare l’attaccante in nerazzurro. Rodri: il Manchester City se l’è aggiudicato pagando 70 milioni di euro l’Atletico Madrid. Frenkie de Jong: protagonista indiscusso della stagione dell’Ajax, il centrocampista è passato dalla squadra olandese al Barcellona per 75 milioni di euro. Mattijs de Ligt La Juventus ha acquistato il talento dell'Ajax classe '99 per 75 milioni di euro. Nicolas Pepé, che il Lille ha venduto all’Arsenal per 80 milioni di euro. L’ivoriano ha segnato 23 gol in 41 partite durante la scorsa stagione.

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