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Ovvero i soldi che si allenano, sgambettano, corrono dietro ogni evento sportivo.

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MILLENNIALS ITALIANI E RAPPORTI DI COPPIA

a queste domande è una ricerca Eurispes: “Soprattutto io, coppie millennial, tra stereotipi, nuovi valori e libertà”. Lo studio ha coinvolto oltre 700 persone distribuite in tutta Italia. Dopo aver indagato con “Sesso, erotismo e sentimenti: i giovani fuori dagli schemi” come i giovani italiani vivano la propria sessualità, adesso Eurispes si tuffa nella mentalità dei millennials italiani per capire cosa vivono e come vivono queste giovani coppie perché se è vero che fra moglie e marito è meglio non mettere il dito è anche vero che è importante approfondire e tentare di capire come stanno nelle relazioni questi 18/30enni. Per 8 giovani sui 10, la vita di coppia è un obiettivo importante. Tuttavia non tutti optano per i figli che non sono più una priorità almeno per 7 giovani su 10. Solo per il 12% del campione, quello di vivere insieme, di creare una coppia è un obiettivo che ha poca importanza e per il 9,7% non rientra nei propri progetti di vita. Sono soprattutto gli uomini a non considerare fondamentale la coppia: il numero di quelli per cui è “poco” importante è più del doppio rispetto a quella delle donne. A margine c’è anche un 13,9% di uomini che non lo ritiene assolutamente un obiettivo. Abbiamo già accennato all’importanza dei figli all’interno delle coppie di millennials. Per 67,6% di giovani la presenza di figli nella coppia non è particolarmente importante e solo il 22% ritiene che possa essere “molto” appagante. Cosa spinge i millennials a fare queste scelte? Sembrerebbe giocare un ruolo fondamentale il loro vissuto familiare. Se per chi è cresciuto con i genitori sposati o conviventi, avere una relazione duratura è “molto” importante, cioè per il 45,9% degli intervistati, per quelli cresciuti con genitori separati o divorziati creare una relazione di coppia è “abbastanza” importante (41,5%) e “poco” (17,9%). Chi è cresciuto invece con un solo genitore ritiene che una relazione duratura sia un obiettivo “abbastanza” importante. Millennials e lavoro Abbiamo già parlato del difficile rapporto tra millennials e il lavoro ma non abbiamo mai riflettuto su come affrontano il problema dell’alternanza famiglia-lavoro. Il 74% le donne intervistate mette al primo posto la carriera alla quale non è disposta a rinunciare per dedicarsi alla famiglia. In linea di massima quanto affermato è vero sia per gli uomini che per le donne: il 53,3% degli uomini e il 58,8% delle donne ritengono che il lavoro sia una prerogativa assoluta. Diverse e più eterogenee le posizioni se si pensa a chi nella coppia dovrebbe, nel caso, abbandonare il lavoro per dedicarsi alla carriera: 3 ragazzi su 10 uno qualsiasi dei due partner può anche non lavorare se le condizioni economiche lo consentono e il 18% ritiene che nel caso debba essere la donna a rinunciare al lavoro. Il 39,9% degli uomini intervistati non è per niente d’accordo con la possibilità di abbandonare la carriera e il lavoro per occuparsi della famiglia e dei figli.  Millennials: amore o denaro? Cosa si salva nel rapporto? Il buon vecchio adagio 2 cuori e una capanna. Vale a dire che nella scelta del partner l’aspetto economico non è una prerogativa o almeno è secondo al sentimento: per il 68,4% è l’amore l’unico elemento che guida nella coppia. Una visione romantica per questi ragazzi sempre con le tasche vuote. Per i millennials la componente economica è influente in misura maggiore rispetto a quanto avviene per le donne, con una differenza di 6,5 punti percentuali. Dove l’aspetto economico ha un peso maggiore sulla scelta del partner è tra i più giovani; ancora una volta si fanno sentire le differenze tra millennials e ragazzi della Generazione Z perché il 33,6% di coloro che hanno tra i 18 e i 24 anni la pensano così (salendo ai 25-30enni la percentuale cala al 29,7%). • Si può avere una relazione con chi ha avuto più di 20 partner nella vita? Dipende:  Se la persona in questione è una donna, il 28,7% degli uomini lo ritiene “per niente” accettabile e il 29,7% “abbastanza”. Se la persona in questione è l’uomo, una ragazza su tre pensa che sia “molto” accettabile (33,3%) e solo il 15% lo ritiene “per niente” accettabile”  È l’uomo a dover fare il primo passo nel corteggiamento? Millennials tradizionalisti dal punto di vista dei sentimenti: il 50,8% di loro la pensa così. L’età conta? Per 1 millennial su 5 la differenza anagrafica nella coppia può funzionare solo se è l’uomo a essere più grande. Oltre un quarto (26,9%), però, ritiene che non si tratterebbe di una relazione soddisfacente e duratura. Per le ragazze, invece, la differenza di età conta meno. Amicizia tra uomo e donna: possibilità o utopia? Secondo la metà dei millennials può esistere l’amicizia tra uomo e donna ma uno su dieci (9,7%) lo ritiene “impossibile”. Tradimenti e tabù. Il 32,3% dei millennials intervistati, in caso di tradimento, interromperebbe la relazione. Solo uno su 10 afferma che probabilmente non chiuderebbe la storia. Il 44,4% dei giovani ha avuto rapporti sessuali con l’ex partner dopo aver terminato la relazione. Temi etici e valori. Cosa pensano i millennials? Divorzio, aborto, unioni civili, adozione da parte degli omosessuali: qual è il pensiero della Generazione Y?   Il divorzio è visto come una conquista sociale dal 93,9% degli intervistati.  La legalizzazione dell’aborto e l’approvazione di un decreto anti-femminicidio è vista favorevolmente dall’86%. Il congedo parentale per entrambi i genitori raggiunge l’83,7% dei consensi.  Il riconoscimento delle unioni civili rappresenta una conquista per quasi 8 su 10.  La proposta contro il Revenge Porn, considerato un obiettivo raggiunto dal 72% del campione. La possibilità di adozione per una persona singola raggiunge il 66,1% di favorevoli. La possibilità di adozione per le coppie omosessuali sfiora il 64% di consensi.  La maggior parte dei giovani italiani, 46,5%, non avverte pressione dei genitori in campo sentimentale ma circa un giovane su cinque ritiene che i genitori cercano o hanno cercato d'influenzare “abbastanza” le proprie scelte sentimentali. Queste persone provengono soprattutto dal Nord-Est d’Italia. Dalla Cina in verticale Esplode in Cina la vertical mania. I media stanno investendo molte risorse nel formato video verticale lanciando vere e proprie produzioni cinematografiche. Questa strategia è stata abbracciata anche dal colosso Tencent che ha lanciato la miniserie verticale “My idiot boyfriend”.  Il mondo visto da Stan La storia del papà di Marvel Comics, Stan Lee, diventa una miniserie animata prodotta da Pure Imagination Studios e POW Entertainment. “The Amazing Stan” avrà come protagonista uno Stan bambino. Record per i mutui I tassi d’interesse delle banche per l’acquisto di una casa hanno toccato un nuovo minimo storico. Il costo annuo secondo l’ABI, è sceso all’1,78% all’anno....

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THE SHOOTER - MARCO E CHARLOTTE FERRADINI

nzone – ci dice Ferradini - è che rimbalza ogni tanto. Ora è tornata fuori perché si parla di femminicidio, ma questa è una canzone d’amore e non può essere strumentalizzata: quando nella canzone si dice trattala male significa semplicemente fare un po’ il figo. Il successo è che era una canzone spontanea. Sappiamo che i rapporti sentimentali sono molto economici: più dai e meno ottieni e più trattieni e meno vali. Quindi è solo un’indicazione spontanea perché l’ho vissuta sulla mia pelle. Tutti l’hanno recepita per la verità, solo che io ho avuto il coraggio di scriverla, metterla su un disco in un periodo in cui la discografia era molto seguita: la musica rappresentava la poesia”.  La discografia di oggi? “La musica è stata sfruttata troppo e non è stata rispettata. Prima si scrivevano le canzoni, si stava giorni e giorni chiusi. Era un percorso lungo. Oggi è tutto finto e programmato: è come se mangiassi una caramella e la ingoiassi subito, perdi il gusto delle cose. Il godimento della musica non è arrivare in televisione e far finta di suonare una canzone. Il percorso è il godimento. Secondo me si tornerà indietro perché la musica è bella, non può sparire e si torna a suonare nelle cantine. Bisognerebbe che tutti i posti dove si fa musica avessero delle detassazioni per far suonare la gente dal vivo”.  Charlotte Ferradini e il padre in Parole Charlotte Ferradini è un'importante cantautrice italiana e ha vinto anche il premio Bianca D’Aponte.“Sì, le cantautrici nel nostro Paese sono poche, basta vedere quante ne sono emerse ultimamente, nessuna – racconta Charlotte – e questo è avvenuto non perché non ci sono donne che hanno qualcosa da dire”. Marco Ferradini, con la figlia, ha realizzato il brano Parole, che sarà contenuto nell’album in uscita a settembre, "L’uva e il vino". ...

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MAFIA ED ECONOMIA

i del rapporto tra mafia e economia è Marco Ludovico che, sulle pagine del Sole 24 Ore, riporta una relazione della direzione investigativa antimafia (DIA) relativa al secondo semestre 2018.  Ecco i settori nei quali le mafie sono maggiormente inserite per riciclare denaro sporco. Primo posto per i giochi e le scommesse online. Energie rinnovabili, agricoltura, ristorazione, ingrosso alimentari, ingrosso di giocattoli. Trasporti scolastici, prodotti ortopedici e produzione di pane. Per quanto riguarda i settori: Terziario e secondario predominano con, rispettivamente, il 46,8% (5.638) e il 44,8 % (5.394) del totale. Segue il settore primario (6,3 %, pari a 766 posizioni).  Il terziario avanzato (2,1%, pari a 256 posizioni). “Cosa Nostra investe dove ci sono i soldi”, ha detto il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi: infatti, da questo punto di vista le organizzazioni malavitose italiane non si pongono certamente limiti: dai servizi di scuolabus alla vendita di cassette di legno passando per i prodotti ortopedici e il commercio di giocattoli. La mafia investe al Nord Le operazioni più sospette si registrano in Lombardia, dove la somma di denaro arriva fino a 19.752 euro. Seguono Campania e Lazio con 17.860 e 10.639 movimenti dubbi.  Il numero è alto anche in Emilia-Romagna e Veneto a conferma del fatto che sono molte le regioni del Centro e del Nord a ospitare quello che la DIA definisce “mafia latente”. Un’attività criminale che si muove in sordina, in silenzio ma che può avere degli effetti devastanti sull’economia del nostro Paese. Nel 2018, la maggior parte delle attività economiche con infiltrati soggetti mafiosi erano nel Sud Italia (86,6%). Stessa cosa per le attività economiche infiltrate del Nord e del Centro (entrambe al 6,7%). Il panorama, però, cambia se si guarda la finanza mafiosa: questa volta è il Nord in testa con il 46,3%, in particolare la Lombardia con quasi 20mila movimenti finanziari sospetti. Russia a rischio povertà Il fenomeno riguarda venti milioni di persone che vivono in uno stato d'indigenza senza prospettive di miglioramento. Anche nei centri urbani non se la passano meglio: una famiglia monoreddito su quattro vive ai limiti della soglia di povertà. A rivelarlo è una ricerca di Ekspert, il principale settimanale economico finanziario russo. Walt Disney Studios padrone del mercato Se il botteghino U.S.A. piange, la Disney, con la sua distribuzione Buena Vista, cresce: un biglietto su tre, pari a circa il 35% del mercato, viene acquistato per vedere un suo film. Nel 2019 Disney ha conquistato il mercato nordamericano con alcuni film come Endgame, Dumbo, Aladdin e Toy Story 4. Airbnb sulla luna Per festeggiare i 50 anni dall’allunaggio, la piattaforma di home sharing ha selezionato per i propri iscritti una serie di case a tema spaziale al prezzo di 10 euro a notte. La più vicina a noi si trova in Galles, a Redberth....

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ECCO PERCHÉ SARÀ COSTRUITO UN NUOVO SAN SIRO
ECCO PERCHÉ SARÀ COSTRUITO UN NUOVO SAN SIRO
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Milan e Inter sono pronte a lasciare San Siro per un nuovo stadio. Ormai manca solo la decisione ufficiale da comunicare al Comune di Milano. Le due squadre sarebbero propense alla costruzione di un nuovo stadio anziché procedere alla ristrutturazione. Perché un nuovo stadio San Siro? La ristrutturazione costerebbe troppo, circa 3-400 milioni di euro. Sulla base di un’attenta analisi condotta sia a partire da progetti internazionali di stadi realizzati ex novo, sia sulle peculiarità del territorio e delle attività sportive nel milanese, Milan e Inter hanno deciso univocamente di non chiedere la ristrutturazione dello stadio Meazza, uno degli ultimi “all’inglese” in Europa. Quest’azione porterebbe, infatti, a una serie di deficit economici. Il nuovo stadio verrebbe realizzato inserendo al suo interno attività a pagamento come ristoranti e negozi di merchandising che aumenterebbero i ricavi. Un nuovo stadio di proprietà permetterebbe di allinearsi con gli standard mondiali.  Questa “insolita collaborazione” tra Milan e Inter ha alla base una motivazione economica: in questo modo i due club si dividerebbero i costi della costruzione, stimati intorno ai 600 milioni di euro. Probabilmente, com’è accaduto per la Juventus, la costruzione di un nuovo stadio porterà a un’impennata nella vendita dei biglietti. Nuovo stadio San Siro: il progetto  Dopo il tanto parlare di questi mesi finalmente si intravede in fondo al tunnel un progetto concreto. È sì perché sembra proprio che le due, anzi meglio, le tre parti in causa, Comune di Milano, Inter e Milan, abbiano trovato un accordo che prevede la realizzazione di un nuovo stadio che, a quanto pare, sorgerà “dall’altra parte della strada” rispetto al Meazza. Il progetto presentato prevede un investimento di 1,2 miliardi volto alla realizzazione di una struttura ludico-sportiva, (non un semplice stadio) che ricoprirà 127mila mq di superficie in grado di accogliere fino a 165.000 persone. Inter e Milan, nel totale rispetto dell’attuale “legge sugli stadi”, la 147/2013 aggiornata con il decreto legge 50/2017, hanno chiesto al Comune di Milano di pubblicare un bando affinché, partecipando, possano per 90 anni godere del diritto di superficie la quale, come accennato, non si limiterebbe al nuovo stadio ma prevederebbe anche aree accoglienza, aree stampa, locali tecnici, parcheggi, un centro commerciale di circa 65.000 metri quadrati lungo le vie Dessiè e dei Piccolomini, insomma una zona d’ intrattenimento da 13.000 mq. A oggi infatti il Comune è proprietario del Meazza e ne cede i diritti di utilizzo ai club a circa 9 milioni all'anno (cosa che durerà fino al 2030), ecco perché adesso Milan e Inter vogliono far leva sulla concessione del diritto di superficie per 90 anni, per avere la libertà di fare investimenti sul terreno. Il complesso non si esaurisce qui. A nord saranno realizzati altri tre palazzi nei quali saranno presenti sia uffici, per una superfice totale di oltre 55mila mq, che strutture a scopo ricettivo, di circa 20.100 mq. Le due componenti sarebbero poi collegate da strutture con scopo commerciale estese per 11.991 mq. Alla fine la parte extra sportiva è il 130% dello stadio vero e propri. Chi pagherà il nuovo stadio? Ma dove trovare i soldi per tutto questo? Pare che una buona parte dei soldi necessari alla gestione e al costo di questa nuova struttura verranno trovati nei naming rights, i diritti sul nome. Secondo gli studi di settore il nome dello stadio milanese varrebbe 25 milioni l’anno. Il progetto comunque verrà interamente sovvenzionato da capitali privati: le proprietà di Inter e Milan troveranno un accordo per cofinanziare in parti uguali la realizzazione dell’opera. Se da un lato saranno i soldi privati a garantire la realizzazione di questo progetto, chi invece ne guadagnerà sarà Milano tutta che, in questo modo, si doterebbe di una struttura per la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali del 2026.  Il nuovo San Siro guarda agli U.S.A Il progetto sarebbe il più innovativo d'Europa: gli AD di Milan e Inter, Ivan Gazidis e Alessandro Antonello, si sono recati negli Usa per nei giorni scorsi è stata negli Usa, per “prendere ispirazione”? È chiaro che la visione del nuovo stadio non ricalca il modello italiano e nemmeno, se non in alcune, rare eccezioni, quello europeo. I riferimenti ultramoderni ai quali guardano i club di Milano sono ad esempio il MetLife Stadium di New York, la Mercdes Benz Arena di Atlanta, che ha ospitato il Super Bowl . Il futuro San Siro, infatti, sarà coperto, da 60mila posti, con visuale ravvicinata rispetto ai 3 anelli odierni da 80mila e soprattutto, come abbiamo detto sarebbe più di una arena dove si disputano le partite, ma un agglomerato di attività in grado prima di tutto di fare brand a parte e poi anche di muovere grandi budget. In Italia, fino a oggi, l’unica squadra all’avanguardia in questo senso è stata la Juventus che, grazie alla realizzazione dello Stadium è riuscita a scalare le gerarchie finanziarie del calcio europeo da quando ha uno stadio di proprietà. Inter e Milan partono un passo avanti rispetto al club di Torino: la loro base di spettatori è più alta: nell’ultima stagione solo nel girone d’andata la media di tifosi nerazzurri a San Siro è stata di 62mila a partita, 20mila in più rispetto ai bianconeri. Anche i milanisti, con 52mila spettatori, hanno superato i tifosi della Juve.  Se invece si guardano i club europei, secondo i dati della Football Money League, nella stagione 2017/18 Barcellona e Real Madrid hanno superato i 140 milioni di euro di ricavi da Camp Nou e Bernabeu mentre altre squadre come, Manchester United, Arsenal e Psg superano i 100 milioni; Milan e Inter hanno superato di poco i 35 milioni di euro. Insomma, sia la famiglia Zhang, che guida i nerazzurri che Gazidis, manager del Milan e uomo di fiducia del Fondo Elliot, guardano fuori dall’Italia per far parlare a Milano una lingua più internazionale.  Nuovo stadio San Siro vs old Stadio Meazza Se da una parte le due squadre milanesi tramite le voci dei loro AD, Scaroni, di sponda interista e Antonello di sponda milanista, dall’altra la terza parte in causa nell’affaire nuovo San Siro, il sindaco Sala, proprio in occasione della nomina di Milano a sede per le Olimpiadi invernali del 2026 ha voluto frenare perentoriamente gli entusiasmi con un deciso “non prima del 2026”. Ciò che sarà dello stadio Meazza e del nuovo San Siro sembra, ancora una volta, tutto da riscrivere dato che a Palazzo Marino si attende la presentazione di un nuovo progetto congiunto per la realizzazione del nuovo impianto, che sorgerebbe nella zona parcheggi adiacente allo stadio. Il Comune, dal canto suo, sembra preferire la ristrutturazione del Meazza e non la costruzione di un nuovo stadio. Sarà quindi ostruzionismo quello di Sala? A Milano non conviene che le sue squadre, Milan e Inter, vadano a giocare lontano dall’area San Siro, ma, d’altra parte il sindaco non vuole che la città rinunci a uno stadio che è diventato un’icona al punto da essere ribattezzato “La Scala di Milano”. E se anche alla fine si decidesse per l’abbattimento dello stadio di San Siro, necessario per far posto all’imponente mole di negozi che verrebbero realizzati col nuovo impianto, il sindaco ha assicurato che la cerimonia d’apertura dei Giochi 2026 si terrà al Meazza, e che quindi, tra sette anni questo edificio sarà ancora in piedi. Milan e Inter non ci stanno e presidente rossonero Paolo Scaroni, in merito alle tempistiche, ha dichiarato: “Bisogna presentare la domanda, è una procedura complicatissima. Certo sarebbe bellissimo ospitare la cerimonia d'apertura dell'Olimpiade 2026 nel nuovo stadio". Sembra rispondergli nella conferenza stampa in occasione delle Olimpiadi invernali 2026 di Milano Cortina, il sindaco Beppe Sala che dice: "Il Comune è proprietario di San Siro, se Milan e Inter decidono di fare uno stadio posso solo dire due cose. Ci vorrà tempo. E poi alla fine siamo padroni dello stadio. Nel dossier di Milano-Cortina abbiamo garantito che nel 2026 San Siro sarà ancora funzionante. Questa è la fine della storia. Dopo il 2026, nel caso avremo un nuovo stadio, decideremo il futuro di S.Siro. Ma ora siamo nell'assoluta condizione di confermare che quella sarà la sede della cerimonia di apertura". Favorevoli e contrari al nuovo stadio San Siro Il sindaco Sala ha dichiarato: “Io sono tra i nostalgici di San Siro, ma di fronte alla proposta delle squadre è difficile che io mi possa girare dall'altra parte". Un’affermazione importante dalla quale partire per capire al meglio come questo argomento, non tanto la costruzione di un nuovo stadio, quanto la demolizione del vecchio, faccia discutere e divida non solo i milanesi, ma tutti gli amanti del calcio e della “Scala di Milano”. L’abbattimento del Meazza non vede tutti concordi e, anzi, porta il popolo di tifosi già schierati in due opposte fazioni, quella interista e quella milanista, a dividersi ulteriormente. Da una parte c’è chi, meno nostalgico, è pronto a guardare avanti e a gettare il cuore oltre l’ostacolo per guardare al futuro e al nuovo stadio, dall’altra invece chi già è pronto ad incatenarsi ai cancelli del Meazza o a raccogliere firme per opporsi. Adriano Galliani, senatore di Forza Italia, ex Ad del Milan prende posizione: "Non ci sono alternative all'abbattimento. Non si può giocare e allo stesso tempo ristrutturare lo stadio. Il primo anello è stato fatto nel 1926, il secondo nel '60 e il terzo nel '90. Non ne può nascere uno stadio moderno". Il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini aveva sottolineato invece che: “Da sportivo, italiano, milanese e milanista non posso pensare all'abbattimento del glorioso stadio di San Siro". Contrari all’abbattimento sono anche i comitati nati nella zona e che trovano un sostegno Marco Bestetti, di Forza Italia, che ha sentenziato: “Guai ad abbattere lo stadio vecchio col suo terzo anello e la sua sagoma inconfondibile: "E' un simbolo di Milano nell'Italia e nel mondo, non un edificio qualsiasi da tirar giù con una ruspa. La decisione spetta ai milanesi”. Un fronte trasversale ed eterogeneo quello di coloro che si oppongono all’abbattimento del Meazza. Dallo juventino Carlo Monguzzi (Pd) al Cinque stelle Simone Sollazzo. Alla parte strettamente politica si affianca poi quella civile col “Comitato no demolizione stadio” che vuole raccogliere le 15mila firme per arrivare al referendum e che minaccia: “Qui c'è gente pronta ad andare per vie legali, gente che si incatenerà davanti ai cancelli”.  Una voce che, fra tutte, non passa certo inascoltata è quella della famiglia Moratti. Dopo il parere dato nei mesi scorsi dall'ex presidente dell'Inter, Massimo, anche la moglie, Milly Moratti, consigliere comunale di Milano, ha preso posizione presentando il progetto "quarto anello". Il progetto, realizzato dall’architetto Boeri, è apprezzato dallo stesso sindaco. L’obiettivo sarebbe quello di non demolirlo ma di restaurare San Siro al fine di rilanciare e riqualificare tutta l’area che, oltre allo stadio, comprende anche l’Ippodromo del galoppo, il Lido, il Palalido e il Bosco in Città". Il Meazza è ancora giovane: line-up estiva  “Già diventiamo pazzi con le partite e i concerti al Meazza, dobbiamo stare in casa tappati con le serrande abbassate per schivare i lanci di oggetti dei tifosi, ci manca che ce lo mettano davanti al portone: lo facciano a Settimo Milanese, che almeno ci sono i parcheggi". Questo hanno affermato i comitati di quartiere, che si oppongono fortemente al nuovo progetto, abbiamo già considerato nel paragrafo precedente. Intanto però il Meazza lancia la sua programmazione estiva con un primato unico: lo stadio non aveva mai accolto 12 concerti in un colpo solo. Si attendono 625mila spettatori per 43 giorni. Solo il duo Pausini-Antonacci, raddoppiando la data ha portato 40mila persone la prima sera e 35mila la seconda. Ancora di più ne hanno portati i Muse che, in due date, hanno portato quasi 100mila persone. Campione indiscusso è Vasco Rossi che ha bruciato 350mila biglietti disponibili già in prevendita. Insomma, indipendentemente da quello che sarà il suo destino, la sua fine, per adesso il “vecchio” San Siro, regge bene e sicuramente non dimostra gli anni che ha? Sì, ma qual è la sua età? Storia dello stadio San Siro, il tempio del calcio Per alcuni è San Siro, per altri invece Giuseppe Meazza ma per tutti resta la Scala di Milano, un vero e proprio tempio del calcio.  La sua costruzione iniziò il primo gennaio 1925 e fu inaugurato il 19 settembre 1926. Nel giro di 1 anno fu costruito uno stadio in grado di ospitare 35.000 spettatori. L’aspetto di quel San Siro progettato dall’ingegner Alberto Cugini era simile a quella degli stadi inglesi. La struttura era composta da quattro tribune indipendenti in cemento armato, era compatta e composta da una struttura cosiddetta “a segmento”. Questo perché lo stadio doveva perfettamente integrarsi con l’aria sportiva adiacente costituita dall’ippodromo: negli spazi sotto gli spalti, infatti, c’erano non solo gli spogliatoi e gli uffici ma anche le scuderie dei cavalli. Se nel 1927 San Siro ospitò la prima partita internazionale, nel 1934 fu teatro della semifinale dei Campionati del Mondo tra Italia ed Austria. Il grande successo di pubblico che si determinò in quegli anni fece sì che l’anno successivo lo stadio fosse acquistato dal Comune di Milano che provvide nel 1937 a sopraelevare le tribune di testa fino al livello di quelle principali oltre che la costruzione di quattro nuove tribune curve in grado di accogliere fino a 65000 persone. Finita la guerra, ci fu un rilancio del calcio a livello nazionale e soprattutto milanese grazie a un Milan che, con Umberto Trabattoni tornò nel 1951 a vincere il Campionato Italiano. Con il ridestarsi dell’interesse del calcio cittadino, che si giovava sulla presenza di due squadre ai vertici nazionali e che trovava il suo apice nel derby – la sfida stracittadina per eccellenza fra Inter e Milan – ormai tornato sia per l’andata che per il ritorno a San Siro, tornò a proporsi il problema della ridotta capienza dello stadio. Ancora una volta si ripresentò il problema della capienza dello stadio e nel 1954-1955 ci fu un secondo ampliamento che portò alla realizzazione della struttura elicoidale esterna all’impianto. Nacquero inoltre i settori “popolari” ai quali si poteva accedere pagando una somma più bassa e dove non c’era un posto assegnato. Complessivamente la capienza salì a 100.000 spettatori ma, per motivi di sicurezza, fu limitata a 80.000, compresi i posti in piedi. Nel 1957 arrivò il primo impianto d’illuminazione e fu il primo di questo genere in Italia Nel 1964 venne la Metropolitana Milanese, che, con la sua fermata di Piazzale Lotto consentiva ai tifosi di accedere allo stadio percorrendo a piedi Viale Caprilli. Nel 1986 il primo anello è stato interamente numerato con seggiolini colorati: rossi in tribuna centrale, arancio sul rettilineo opposto, verdi sotto la curva nord, blu sotto quella abitualmente occupata dagli ultrà milanisti, a sud. In occasione della Coppa del Mondo del 1990 in Italia venne costruito il terzo anello. Furono così realizzate undici torri cilindriche in cemento armato per accedere alle gradinate. Nell’estate 2008, la capienza dello stadio aumentò passando a 80.065 posti. Nessun’altra modifica sostanziale fu apportata a San Siro e adesso quale futuro lo aspetta? La Scala del calcio è è arrivata all’ultimo atto o, ancora una volta, sarà pronta a rinnovarsi?

ECCO LA CHAMPIONS DEL NUOTO
ECCO LA CHAMPIONS DEL NUOTO
ECCO LA CHAMPIONS DEL NUOTO

Il progetto Isl (International Swimming League) è firmato dal magnate ucraino Konstantin Grigorishin che ha deciso di regalarsi e di regalare al grande pubblico, sfide emozionanti tra i più forti nuotatori del mondo. Sei squadre per l’Europa, sei per gli Stati Uniti, ognuno composta da dodici atleti, sei uomini e sei donne, si sfideranno dal prossimo ottobre in un girone all’italiana avvincente, che promuoverà le prime otto classificate alla finale di Las Vegas a dicembre. Venti milioni di dollari è il budget che Grigorishin ha stanziato per questa manifestazione, un terzo del quale verrà suddiviso tra tutti gli atleti. Il premio minimo di partecipazione sarà di 10 mila dollari, più strada farà la squadra, più guadagneranno i suoi nuotatori, in modo da dare significato a tutte le gare. Un nuovo modo di pensare che ha evidentemente ingolosito la maggioranza degli atleti, che spesso finalizzano la loro preparazione solo sul grande evento stagionale, ovvero Mondiali e Olimpiadi. Ambasciatori di questa iniziativa sono Federica Pellegrini e Adam Peaty, convinti che questa sia la nuova frontiera del nuoto, per consentire guadagni più consoni alla loro attività di atleti. La Fina, federazione mondiale del nuoto, sta osteggiando questo progetto per paura di perdere potere nei confronti dei nuotatori, che non si sentono adeguatamente compensati dai premi messi in palio nei meeting e nei grandi eventi sotto la sua egida. Ancora da stabilire la composizione di alcune squadre, le sedi e le date, ma c’è da credere che alla fine Isl e Fina troveranno un compromesso in favore soprattutto degli atleti e degli appassionati, che potranno gustarsi le grandi sfide del nuoto sempre più di frequente.

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