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Ovvero tra sport, viaggi, automobili e benessere; e anche numeri, le classifiche, e i progetti di chi prende la vita come un'avventura.

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I CAMPIONATI EUROPEI CHE VALORIZZANO DI PIÙ I GIOVANI
I CAMPIONATI EUROPEI CHE VALORIZZANO DI PIÙ I GIOVANI
I CAMPIONATI EUROPEI CHE VALORIZZANO DI PIÙ I ...

Quanto giocano i giovani calciatori in Europa? Non troppo. Il campionato europeo di massima serie che fa giocare più under 21 è la Bundesliga tedesca. Segue poi la Germania e la Ligue francese. Al terzo posto si piazza, invece, la serie A italiana che conta un ingente presenza degli under 21. Tra gli ultimi posti c’è la Liga spagnola E in Italia, chi sono i giovani insostituibili per i campionati europei? In testa alla classifica c’è Gianluigi Donnarumma del Milan, Emil Audero del Sampdoria e Nikola Milenkovic della Fiorentina. Sono andati sempre in campo Nicolò Barella, gioiello italiano del Cagliari, il quale ha giocato per il 99% dei minuti. Leggermente più indietro Federico Chiesa della Fiorentina   I Campionati europei: la Croazia al primo posto La Croazia è la nazione europea che premia di più i giovani calciatori nei campionati europei. L’età media nel massimo campionato croato è di poco superiore ai 24 anni, poco più alta in Slovenia. In Olanda invece si superano i 25 anni, come in Slovacchia e in Svizzera. In Italia, nei campionati europei, l’età media è superiore ai 27 anni. Mentre Udinese, Sassuolo e Fiorentina sono le squadre più giovani tra tutte. Al loro opposto si piazzano Juventus, Chievo e Parma. La loro età media è inferiore rispetto ai veri vecchietti del calcio europeo. Per i turchi del Besiktas si è ben oltre i 31 anni in media.  

SOCIAL TOUR NEL CHIANTI: VIAGGIARE E POSTARE, POSTARE E VIAGGIARE
SOCIAL TOUR NEL CHIANTI: VIAGGIARE E POSTARE, POSTARE E VIAGGIARE
SOCIAL TOUR NEL CHIANTI: VIAGGIARE E POSTARE, ...

Si può vivere il sogno italiano da protagonisti, scoprendo il territorio lontano dai centri urbani e nello stesso tempo attraverso i social. I piccoli borghi e i paesaggi rurali attingono, così, a questo nuovo trend, che riesce a raccontare antiche tradizioni attraverso un linguaggio semplice, fatto di sapori, sguardi, sorrisi. Rimane il fatto che ci sono viaggi che non si possono raccontare ed esperienze uniche che vanno vissute in prima persona. La terra del Chianti offre e regala questo tipo di esperienze: una cena nella vigna diventa subito un momento magico. La nuova travelling experience, per essere tale, deve coinvolgere attivamente il viaggiatore, attraverso attività uniche nel loro genere, affidandosi a strategie di comunicazione integrata, quali i social network.   Social tour nel Chianti: tra storytelling e Instagram stories Lo storytelling diventa il canale prescelto per far conoscere posti da sogno e i travel blogger, attraverso le Instagram stories e le dirette live su facebook, sono la chiave d’accesso. Il tour nel Chianti è ottimo da fare anche a bordo di una 500 d’epoca, con sullo fondo panorami mozzafiato e degustazioni di vini: ingredienti perfetti per un viaggio alternativo alla scoperta dell’eccellenze del territorio. Un viaggio nel viaggio che coinvolge attivamente viaggiatori di qualsiasi età. E se il viaggiatore oggi è più consapevole e preferisce un viaggio fai da te, a portata di click, il settore oggi è più consapevole e preferisce anch’esso un viaggio fai da te, a portata di click, e per questo il settore dei tour operator fa inversione di marcia. L’esperienza da offrire è retro chic. La degustazione di vini in cantina è inoltre a km zero e la location a conduzione familiare, con piccoli gruppi a numero chiuso. Ci si concentra sull’emozione e sul ricordo. Il sogno italiano prende vita tra un brindisi nelle vigne del Chianti ed un selfie a bordo di una Fiat 500. Che dire?! Che il viaggio abbia inizio!

WARHOL & FRIENDS - NEW YORK NEGLI ANNI '80
WARHOL & FRIENDS - NEW YORK NEGLI ANNI '80
WARHOL & FRIENDS - NEW YORK NEGLI ANNI '80 ...

La New York degli anni ’80 con la sua energia e il fortunato mix tra arte, moda, musica, fotografia e cinema è protagonista della mostra Warhol & Friends, curata da Luca Beatrice per il Gruppo Arthemisia, a Palazzo Albergati di Bologna. Dal 29 settembre 2018 al 24 febbraio 2019 in mostra circa 150 opere che raccontano Warhol, la sua vita e la sua produzione. Ma non solo. Tra storie di eccessi, trasgressione e mondanità, sono rappresentati tutti i protagonisti del vivacissimo clima artistico newyorkese di quel decennio di confine che ha segnato il passaggio alla contemporaneità, come Jean-Michel Basquiat, Francesco Clemente, Keith Haring, Julian Schnabel e Jeff Koons, con alcune delle opere più note e amate.   Warhol & Friends e gli anni '80 negli Stati Uniti Gli anni ‘80 si aprono con l’elezione dell’ex attore Ronald Reagan a Presidente degli Stati Uniti; l’economia si trasforma in finanza e si accumulano ricchezze inimmaginabili; John Lennon muore ucciso sotto casa l’8 dicembre 1980; la borsa di New York crolla e anche il Muro di Berlino; i fatti di piazza Tienanmen, l’invenzione del www e l’impazzare dell’Aids negli USA.  Nel giro di poco l’arte perde, tra gli altri, Keith Haring, il fotografo Robert Mapplethorpe mentre Basquiat muore distrutto dalla droga. Quando l’economia “tira” la pittura ne è il primo segnale: nel 1980 The Times Square Show è la prima mostra sulla generazione di graffitisti, anarchica nello spirito ed estremamente provocatoria. Non solo Haring e Basquiat, con loro decine di artisti di strada e pittori di valore come Kenny Scharf, Donald Baechler e James Brown.   Warhol & Friends: tra arte economia Oltre la pittura, Jeff Koons rappresenta il perfetto trait- d’union tra arte ed economia: dopo l’esperienza come broker a Wall Street, Koons riflette sugli status symbol della nascente classe dirigente americana analizzando impietosamente kitsch e banalità.  Tra i protagonisti della scena musicale, della fotografia e del cinema, il ticinese Edo Bertoglio, fotografo e autore del film documentario Downtown 81 interpretato da Basquiat, l’artista francese Maripol che realizza l’artwork per l’album Like a Virgin di Madonna, Nan Goldin con i suoi racconti di vita quotidiana. La pittura neoespressionista trova spazio nelle grandi gallerie di SoHo e si relaziona alle esperienze della Transavanguardia italiana con Francesco Clemente e Sandro Chia. Julian Schnabel, David Salle, Robert Longo formano la triade di superstar della pittura americana, che negli anni ‘90 si misurerà anche con il cinema.  Letti troppo spesso come il decennio del disincanto e della superficialità, gli anni ‘80 hanno un loro modo di fare politica in un’esplosione di colori e figure dove l’arte non è solo esperienza visiva.  

MILAN CINESE E LA SUA SPAVENTOSA GESTIONE
MILAN CINESE E LA SUA SPAVENTOSA GESTIONE
MILAN CINESE E LA SUA SPAVENTOSA GESTIONE ...

In questa nuova puntata di Money Football andiamo a scoprire quello che è successo al Milan cinese e quel che è avvenuto nelle casse della società di via Aldo Rossi in questo anno, sotto la proprietà dell'imprenditore cinese che in estate ha lasciato il club nelle mani del fondo britannico Elliott. Il primo e unico bilancio della gestione del Milan cinese di Yonghong Li ha fatto registrare un rosso da 126 milioni di euro. Un passivo molto più ampio rispetto ai 70 milioni previsti dall’ex A.D. Fassone. Nel periodo dal 1 luglio 2017 al 30 giugno 2018 il quadro dei ricavi legato agli sponsor è calato di 7,4 milioni. La perdita totale del club è aumentata di 53 milioni di euro rispetto alla stagione precedente. I costi affrontati dal Milan cinese di Yonghong Li sono stati di 354 milioni di euro. In aumento del 22,7% rispetto al 273,9 milioni di euro del bilancio precedente. I ricavi del club sono cresciuti da 212 a 255 milioni di euro ma hanno disatteso le aspettative soprattutto quelli legati a Milan China. I 90 milioni previsti per la stagione 2017/2018 che dovevano diventare 225 al 30 giugno 2022 si sono fermati a 606 mila euro.   Milan cinese: chi è Yonghong Li, curiosità Se ti stai chiedendo "chi è Yonghong Li?", sappi che è un imprenditore cinese originario del Guangdond. È socio di maggioranza della Guizhou Fuquan Group, una società che è attiva nell’estrazione mineraria, nella lavorazione e vendita prodotti in fosforo ed è anche proprietaria della più grande miniera di fosforo cinese. Yonghong Li è stato il proprietario più controverso della storia del Milan, il quale ha detenuto le quote dall’aprile 2017 al luglio 2018. È un personaggio di cui anche al momento si hanno poche informazioni. Anche Mirabelli si domanda come mai il Milan sia stato acquistato per così poco tempo per poi essere lasciato. Come sostiene quest’ultimo, i problemi con l’UEFA hanno riguardato infrazioni commesse nel triennio precedente al suo arrivo. Dopo una lunga trattativa, nell’agosto del 2016 la Fininvest comunica di aver ceduto al Milan cinese di Lux di Yonghong Li la totalità delle azioni in suo possesso nel Milan. Il giorno dopo il consiglio di amministrazione nomina lo stesso Li presidente del club rossonero. Se desideri sapere chi è Yonghong Li, sappi che il peggioramento del conti riguardanti il Milan cinese è la conseguenza della sua strategia e dell’ex Marco Fassone. Il Milan di Yonghong Li Milan ha registrato ricavi di 255 milioni rispetto al 212 del ricavo precedente. I ricavi importanti hanno riguardato anche la tv mentre il Botteghino di San Siro ha dato 35,3 milioni. Il dato deludente riguarda i ricavi commerciali scesi a 62,5 milioni con una contrazione di 7,4 milioni rispetto alla stagione 2016/2017. In breve, Yonghong Li, l’ex proprietario del Milan cinese, dopo aver perso il club per l’incapacità di rimborsare il debito con il fondo Elliot, è finito sotto accusa nel suo paese  per un altro prestito non onorato. Nel 2014 Yonghong Li era stato già sollecitato a rimborsare questo debito con una penale generata dalla commissione d’arbitrato, quindi prima di acquistare nell’aprile del 2017 dalla Fininvest di Silvio Berlusconi il Milano, al quale è stato a capo per quindici mesi, finchè Elliot è subentrato con l’escussione del debito. Adesso che sai chi è Yonghong Li, è bene che tu sappia anche che, in definitiva, per il tribunale di Jingem, l’imprenditore si è sottratto al pagamento di 8,7 milioni di dollari nei confronti di una società di investimento ed inoltre ha eluso una sanzione di 12 milioni di yuan.

BUSINESS SCOMMESSE CALCIO IN ITALIA
BUSINESS SCOMMESSE CALCIO IN ITALIA
BUSINESS SCOMMESSE CALCIO IN ITALIA

Il calcio è un mercato redditizio che sembra non conoscere crisi. Il business scommesse calcio oggi è in continua crescita e con esso anche le contaminazioni illecite, prima fra tutte le infiltrazioni della criminalità organizzata, alle quali lo Stato cerca di dare un freno.  In questa puntata di Money Football abbiamo analizzato i dati proposti dal reportage della FIGC: una raccolta così proficua per il settore scommesse calcio in Italia che non si vedeva da oltre dodici anni.   Scommesse calcio mercato: i dati del reportage Determinanti i dati raccolti. Secondo il report calcio 2018 della FIGC il giro d’affari del betting si aggira intorno agli 11 miliardi di euro. Nel corso del 2017 le scommesse sul calcio hanno raggiunto quota 8,1 miliardi di euro. Di questi, 3,1 miliardi riguardano la raccolta fisica mentre 4,9 miliardi si riferiscono all’online. La competizione su cui si scommette di più è la serie A con 1,2 miliardi di euro, seguita da Champions league con 472 milioni e serie B con 432. La lega pro ha avuto una raccolta di 208 milioni e la serie D di 16 milioni. Le scommesse calcio mercato nel 2017 hanno portato nelle casse dello stato 192 milioni di euro. In aumento rispetto ai 132,5 milioni del 2016. Dal 2006 la cifra non era stata mai tanto alta. Gli eventi scommesse calcio in Italia su cui si è scommesso di più sono: la finale di Champions 2017 Juve-Real con 25 milioni; quella del 2015 tra Juve e Barcellona con 15 milioni e quella del 2010 tra Inter e Bayern con 14 milioni. Dal punto di vista commerciale in serie A su un totale di 681 sponsorizzazioni il 2% riguarda il betting.   Business scommesse calcio in Italia: suggerimenti Se ti stai chiedendo come guadagnare scommettendo, sappi che le scommesse sportive rappresentano per alcuni una fonte di svago, che siano esse occasionali o regolari. Si decide di intraprendere scommesse sportive per vivere con più intensità e coinvolgimento emotivo gli eventi sportivi. C’è chi invece decide di scommettere come fosse un vero e proprio lavoro. Sono molti i giocatori che riescono ad arrotondare i propri guadagni a fine mese con le scommesse sportive, altri invece finiscono per perdere l’intero capitale. Ciò che differenzia lo scommettitore occasionale da quello “professionista” è che quest’ultimo sviluppa la capacità di aumentare il suo capitale tramite le scommesse sportive. D’altra parte è facile che si possano perdere ingenti capitali con le scommesse calcio mercato, è più facile di quanto si pensi. Mentre, guadagnare sistematicamente con le scommesse sportive appare un miraggio. Gli scommettitori professionisti vincono il 60% delle loro scommesse in una stagione mentre la maggior parte si ferma ad un 54% di riuscita.   Guadagnare con le scommesse sportive Ci si chiede se sia possibile guadagnare con le scommesse sportive. Senza dubbio, le strategie di calcolo e delle piccole puntate si potranno rilevare soddisfacenti. Anche vincendo le scommesse è importante uno sforzo aggiuntivo in modo che cresca il capitale. Mai prendere la mano anche quando il saldo sul conto aumenta. È sempre bene valutare con molta attenzione il rischio della scommessa. Guadagnare con le scommesse sportive può risultare anche un’attività creativa e allo stesso tempo lucrativa. Risulta più efficace un approccio sistematico piuttosto che istintivo. Un ragionamento ben fatto deve stare alla base di ogni scommessa sportiva. Il business scommesse calcio in Italia è in crescita e coinvolge sempre più persone e tifosi. I numeri stanno crescendo anno dopo anno, i numeri parlano e ci dicono che è un settore sempre più seguito.

È AFFIDATA ALL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE LA REGIA DELLO SPOT “LEXUS”
È AFFIDATA ALL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE LA REGIA DELLO SPOT “LEXUS”
È AFFIDATA ALL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE LA ...

Lexus ha realizzato il primo spot pubblicitario scritto interamente da un sistema di Intelligenza Artificiale (IA). “Driven by Intuition” è diretto da Kevin Macdonald, regista acclamato per capolavori cinematografici quali “L’Ultimo Re di Scozia” e “Whitney”, oltre che vincitore del Premio Oscar per il Miglior Documentario per “Un giorno a Settembre”. Lo studio creativo The&Partnership ha collaborato con Visual Voice per creare l’Intelligenza Artificiale in grado di sceneggiare lo spot, sfruttando il sistema Watson messo a punto da IBM, in grado di elaborare dati, audio, testo e video per catturare quelli adatti alla creazione di una sceneggiatura capace di coinvolgere gli spettatori. Un progetto senza precedenti, che vede la collaborazione tra un sistema di Intelligenza Artificiale e un rinomato artigiano della pellicola per sperimentare i limiti del connubio lavorativo tra uomo e macchina, esplorando l’importanza dell’intuitività ed esprimere le peculiarità della nuova Lexus ES Hybrid.   L’Intelligenza Artificiale addestrata per far spot pubblicitari Una volta portato a termine questo processo, Kevin Macdonald ha preso in mano il testo e portato alla luce questa magnifica storia. La produzione ha imposto lo sviluppo di un particolare sistema di Intelligenza Artificiale, addestrato con oltre 15 anni di storia relativa alle migliori pubblicità Luxury che negli anni si sono aggiudicate i Cannes Lions, i premi del Festival Internazionale della Pubblicità. Il sistema è stato approntato inoltre per includere le informazioni sui principali fattori che coinvolgono emotivamente gli spettatori, una fase portata avanti da Unruly, piattaforma globale di ad-tech specializzata in Digital e Video Advertising. L’utilizzo delle informazioni relative ad altre pubblicità è stato importante per evitare il rischio di produrre qualcosa che fosse troppo familiare agli occhi del pubblico. Quindi sono stati inseriti i dati relativi al brand Lexus per consentire allo spot di rispecchiare le caratteristiche del marchio.  

LE AUTO DEL FUTURO AL CES 2019
LE AUTO DEL FUTURO AL CES 2019
LE AUTO DEL FUTURO AL CES 2019

A Las Vegas si sta svolgendo, proprio in queste ore, il CES la più importante rassegna, a livello mondiale, dedicata all'elettronica di consumo e le auto del futuro. Ormai da anni, sono sempre più numerose le Case automobilistiche che "snobbano" i tradizionali saloni per approdare al CES. Anche in questo 2019 il filo conduttore del settore automotive sono la guida autonoma, l'elettrificazione e l'intelligenza artificiale applicate al mondo delle due e delle quattro ruote. In questa puntata di Pop Car abbiamo preso in considerazione quattro esempi che meglio illustrano queste prerogative.   Le auto del futuro al CES: dall’Elevate alla Mercedes Benz VisionUrbanetic L’auto del futuro si chiama Elevate ed è il primo veicolo in grado di camminare. L’auto-robot elettrica di Hyundai inaugura il segmento UMV Ultimate mobility vehicle. Unisce robotica e tecnologia EV per il trasporto di persone, anche in luoghi impervi. Ha quattro ruote, un motore ed un volante. Le ruote hanno delle caratteristiche particolari, che le fanno assomigliare a sottili e agili zampe di un insetto. Tecnologia hi-tech, connettività e guida autonoma sono le prerogative di BMW Vision INext: una vera e propria rivoluzione dell’utilizzo del tempo da passare in automobile. Tra le auto del futuro in fiera c’è anche Mercedes Benz Vision Urbanetic, l’auto elettrica a guida autonoma che può trasportare 12 persone, oppure può essere utilizzata per il carico delle merci. Il CES 2019 a Las Vegas è la fiera dell’elettronica di consumo che quest’anno ha visto in mostra le auto del futuro.   Le auto del futuro al miglior show di Las Vegas Il Consume Electronic Show è una fra le vetrine maggiori del mondo auto motive, che quest’anno “ha messo in mostra” le auto del futuro. Secondo il “The Wall Street Journal” è il salone più importante per la mobilità alternativa, una fra i trend principali del 2019. Secondo uno studio, entro il 2020 saranno presenti sulle strade 1 milione di shuttle on demand, per arrivare a 2,5 milioni entro il 2015. L’Italia ha donato un grande contributo all’evento che ha visto protagoniste le auto del futuro, partecipando con una cinquantina di startup. Nel complesso, sono state 1.100 startup provenienti da 40 paesi a parteciparvi.

OCCUPIED, SE LA RUSSIA INVADE LA NORVEGIA: PERSONAGGI E TRAMA
OCCUPIED, SE LA RUSSIA INVADE LA NORVEGIA: PERSONAGGI E TRAMA
OCCUPIED, SE LA RUSSIA INVADE LA NORVEGIA: PERSONAGGI E ...

“Il potere del martello di Thor sarà in grado di salvarci più della grande crisi della storia dell’umanità?” Con la suddetta frase il primo ministro norvegese, Jesper Berge, annuncia l’apertura della prima fabbrica del torio. Energia pulita contro la chiusura definitiva delle esportazioni di petrolio e gas. La conseguenza è l’improvvisa invasione della Norvegia da parte della Russia: uno stormo di elicotteri da guerra che cominciano ad occupare piattaforme petrolifere e basi di estrazione del gas. Occupied è girata con rigore tutto nordico, usando caratteri molto studiati, che ruotano senza eccedere dal ruolo su una trama perfetta.   Occupied, i personaggi di una serie fantapolitica Occupied, serie televisiva norvegese di tipo trhiller-politico del 2015, presenta dei personaggi dai profili insoliti. C’è il presidente che viene rapito dai servizi russi su un elicottero e ripescato dalla guardia del corpo in mezzo alla neve nel sangue di un tizio che ha avuto la sfortuna di passare di lì per caso. C’è la guardia del corpo con moglie giudice, intuitiva dell’innaturale corso delle cose. Ci sono i membri del governo norvegese tormentati dal fatto di dichiarare guerra alla Russia o soggiacere, come se nulla fosse, agli ordini della Commissione europea. C’è il solito giornalista alla ricerca della verità, che sbatte il grugno contro eventi più grandi di lui e finisce ammazzato. C’è la moglie del giornalista che prima se la prende con i russi e poi aiuta i ribelli attentatori di “Norvegia libera”. Occupied è una bomba. La seconda serie, quando si arriva davvero ai ferri corti e alla fantapolitica mozzafiato (il bodyguard diventa capo dei servizi segreti, la portavoce amante del premier diventa premier) e nulla sembra davvero ciò che sembra, in questo caso è ancora meglio.  

THE PUNISHER,  LA SERIE TV DAL POTENTE FASCINO NOIR
THE PUNISHER, LA SERIE TV DAL POTENTE FASCINO NOIR
THE PUNISHER, LA SERIE TV DAL POTENTE FASCINO NOIR ...

Francesco Specchia ci offre un suo punto di vista con una recensione su The Punisher, che racconta di Frank Castle e la sua vita. Ci si chiede: cosa accadrebbe se The Punisher vivesse in Italia? Sarebbe un’ecatombe e la serie durerebbe molto più dei 13 episodi dell’originale. La recensione The Punisher narra di una storia che possiede un suo potente fascino. Il grande romanzo nero di questo marine pluridecorato in Vietnam vede uccidere sotto gli occhi la famiglia inavvertitamente finita tra mafia e CIA.   Recensione The Punisher: la trama e i personaggi La recensione The Punisher di Francesco Specchia racconta di Frank Castle che emerge da una vita anonima d’operaio, ammazza un gruppetto di colleghi che si scopre essere rapinatori per riscattare l’onore perduto in una missione omicida consumatasi anni prima in Afghanistan. Castle scopre che la CIA gli ha fatto compiere cose orribili a sua insaputa. Suo scopo vitale diventa mozzare di netto il vertice corrotto dell’Intelligence. E gli girano attorno una bella funzionaria governativa cui fanno fuori mezza squadra. Il simbolo della macerazione interiore è Micro, un super tecnico informatico che deve fingersi deceduto per evitare che facciano fuori anche lui. L’emblema della redenzione invece è Karen, la giornalista deputata a placare le coscienze dei supereroi già dai tempi di Daredevil. La recensione di The Punisher si conclude raccontando di una serie che parte lenta ma, come uno di quei vecchi bazooka di fabbricazione texana, si infiamma tra scene d’azione, intrighi, spie, slanci di bontà inaspettate. Il punitore è in grado di sgozzare un terrorista e subito dopo di giocare a football con un ragazzino impaurito dai bulli a scuola. Praticamente è un ispettore Gallaghan più cupo e specializzato nello sterminio. Roba da far commuovere l’elettorato repubblicano, Trump compreso.

SERIE TV
SERIE TV "SHOOTER", LA TRAMA E LA RECENSIONE: VIENI AVANTI CECCHINO
SERIE TV "SHOOTER", LA TRAMA E LA RECENSIONE: VIENI ...

  Francesco Specchia ci racconta il suo punto di vista su Shooter trama: «La premessa è abbastanza improbabile. Swagger è un padre e marito amorevole e contemporaneamente un occhio di falco in grado di spappolare un cranio come un cocomero a un chilometro di distanza. Ma Swagger è dotato di mira impressionante almeno quanto la sua sfiga, infatti prima alcuni suoi commilitoni traditori lo coinvolgono nell’attentato al presidente americano e lui finisce in galera. E poi evade ammazzando un paio di galeotti e poi salva consorte figlioletta da una spia russa pazza a cui con un colpo secco perfora il torace dopo averla appena intravista all’orizzonte.»   Shooter trama e personaggi Francesco Specchia ci dà degli spunti su Shooter trama e personaggi. «Non pago Shooter nella sua tendenza ad attirare jella. Finisce nella rete omicida di un killer ceceno di massa, il quale killer gli ha trucidato tutti i membri del suo ex battaglione soltanto perché l’avevano visto in faccia.  Alla fine l’uomo si ritrova invischiato nelle trame internazionali di CIA, FBI, servizi segreti deviati, probabilmente anche nei complotti del Bilderberg, dei rapimenti alieni, delle scie chimiche, ecc.   Shooter ha dei caratteri tagliati con l’accetta. C’è l’eroe duro e puro senza macchia, mentre il mondo attorno cerca di corromperlo. C’è l’ex direttrice CIA al servizio dei poteri forti, c’è la moglie psicologicamente incasinata e la bimba di un buonismo tonante al limite del fastidio, al punto che in qualche inquadratura ti viene quasi la voglia di presentarla direttamente al killer ceceno.»

COSA VEDERE A BERLINO? IL REICHSTAG, CERCANDO LA MERKEL
COSA VEDERE A BERLINO? IL REICHSTAG, CERCANDO LA MERKEL
COSA VEDERE A BERLINO? IL REICHSTAG, CERCANDO LA ...

Alberto ci racconta cosa vedere a Berlino e continua la sua avventura cosiddetta “Europa 50”,  la quale sta quasi volgendo al termine. Su una bici che corre rapida, Alberto ci porta al centro e ci indica cosa vedere a Berlino. Molti i turisti che popolano la città. Al riguardo sappiamo che, nel 2017, l’economia del turismo a Berlino ha subito un incremento di un miliardo di euro, rispetto agli ultimi due anni. Il primo monumento che ci invita ad esplorare è il Reichstag, il cuore del Parlamento tedesco, chiamato anche Dishwaser, ovvero “lavastoviglie”. Il Reichstag fu inaugurato nel 1894 e tornò ad essere la sede Parlamento nel 1999. Alberto ci racconta che esiste un tunnel tra il palazzo del primo ministro e il Reichstag. Il primo “tunnel della libertà” venne scavato nel 1961. L’ultimo nel 1982, consentendo la fuga a 300 cittadini dell’est.   Cosa vedere a Berlino? Dal Carillon alla Potsdamer Platz Cosa vedere a Berlino? Insomma, tanti sono i monumenti con una bella storia, come il famoso Carillon, ovvero, l’orologio della città. La torre è alta 42 metri ed ha 68 campane e si configura come il quarto carillon più grande del mondo. Alberto attraversa anche Potsdamer Platz, piazza che ai tempi è stata divisa in due dal Muro per 40 anni, è un luogo in cui Berlino est ed ovest si incontrano. Interessante sapere che il 21 luglio 1990 si tenne a Potsdammer Platz il concerto “The Wall” dei Pink Floyd, davanti a 350.000 spettatori. Ecco che Alberto, anche stavolta, ci ha saputo indicare con vivacità ed interesse cosa vedere a Berlino. Che l’avventura continui!

EAST SIDE GALLERY DI BERLINO, COSA VEDERE E COME RAGGIUNGERLA
EAST SIDE GALLERY DI BERLINO, COSA VEDERE E COME RAGGIUNGERLA
EAST SIDE GALLERY DI BERLINO, COSA VEDERE E COME ...

Alberto approda a Kreuzberg, dove si trova l’East Side Gallery di Berlino, la galleria d’arte urbana e a cielo aperto più lunga del mondo. East Side Gallery di Berlino, cosa vedere? C’è tanta arte sul Muro, se continui a leggerci ti raccontiamo chi sono i protagonisti. East Side Gallery di Berlino, come raggiungerla? Te lo diciamo subito: per arrivare a East Side Gallery, le fermate della metropolitana più vicine sono Ostbahnhof ed anche Warschauer Strasse. East Side Gallery di Berlino: i graffiti della libertà Durante il periodo della divisione, la parete del Muro rivolta verso Berlino ovest era stata ricoperta da numerosi graffiti, un modo creativo per esorcizzare il simbolo di molta sofferenza. Dall’altro lato, però, il Muro era sempre pattugliato e il grigio cemento era l’unico colore consentito sul muro. Dopo la caduta, il comune commissionò a 121 artisti di venti nazionalità diverse, coinvolto anche l’italiano Romano Pinna, di realizzare 118 murali sul tratto di Muro di 1,3 km antistante la Sprea e fino a quel momento rimasto intatto. Se ti stai chiedendo a East Side Gallery di Berlino cosa vedere, ti rispondiamo subito elencando i nomi degli artisti che hanno realizzato i murales: Kasra Alavi, Kani Alavi, Jim Avignon, Thierry Noir, Ingeborg Blumenthal e molti altri. Tra i graffiti più famosi c’è il bacio tra Erich Honecker e Leonid Brežnev e la Trabant targata 9-11-1989 che sfonda il muro, diventati entrambi delle vere e proprie icone. Adesso che sai cosa vedere a East Side Gallery di Berlino e come raggiungerla, non ti rimane che iniziare ad esplorarla e lasciarti emozionare da tanti colori e forme caratteristiche. Alberto, dopo aver visitato la galleria, per cui non ha speso nulla perché completamente gratuita, ha ancora in tasca 19, 53 euro. L’avventura berlinese continua!

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