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THE SHOOTER: PATRIZIA LAQUIDARA
THE SHOOTER: PATRIZIA LAQUIDARA

Michele Monina intervista Patrizia Laquidara Patrizia Laquidara è un’artista totalmente indipendente, tanto che per la realizzazione del suo ultimo album ha optato per il crowdfunding: “All’inizio è stata una scelta difficile – racconta Patrizia - perché io questa modalità non la conoscevo e per me era una sorta di elemosina: voleva dire elemosinare qualcosa al pubblico. Dopo una profonda riflessione, ho capito che utilizzare il crowdfunding voleva dire non solo credere nel mio pubblico, riporre in lui fiducia, un modo per tastarlo, ma anche avere un rapporto diretto con lui. Questa modalità di finanziamento è perfetta per un'artista indipendente che vuol fargli arrivare un messaggio diretto”. Il disco precedente era in versione pre-streaming. Ora questa è la fonte principale di ascolto musicale e gli strumenti potrebbero anche non esserci perché sono tutti schiacciati: “Nel mio album – racconta Patrizia ci sono archi, cori, fiati e questo lo devo al produttore artistico Alfonso Santimona che ha messo molte delle sue idee”. Col suo album “C’è qui qualcosa che ti riguarda” Patrizia Laquidara è arrivata tra i 50 finalisti del Premio Tenco 2019: “È stata una delle cose più commoventi della mia carriera. Arrivare in maniera completamente indipendente senza nessuna struttura che mi appoggiasse è stata una cosa incredibile. Ricordo di aver pianto per 10 minuti. Viviamo in un mondo che tende a piallare, a semplificare e questo disco non è difficile, è solo complesso: finché non riconosciamo che la nostra stessa esistenza è complessa allora anche un disco così apparirà complesso. Sto notando che abituiamo il pubblico a un’offerta anche banale. Tra gli altri progetti, sto lavorando a un libro che sto finendo con molto ritardo, ma lo sto concludendo, finalmente, anche perché voglio dedicarmi alla creazione di un disco. Faccio molti live, ma sento l’esigenza creativa d'incidere”.

THE SHOOTER - SANANDA MAITREYA
THE SHOOTER - SANANDA MAITREYA

Sananda Maitreya si racconta ai microfoni di Michele Monina in The Shooter. Dagli anni ’80 il cantante ha stravolto la propria dimensione artistica. Ma com’è stato possibile un tale cambiamento? “L’importante – racconta Maitreya – è sempre rimanere a galla, un po’ come una barca, seguire la propria indole. Vivendo nel circuito delle case di registrazione, ho imparato, è stata una scuola ma adesso voglio guidare la mia nave tanto che per me, in questo momento della vita, essere artista significa presentarsi come si è, come ci si sente. Tutti gli artisti hanno una passione dentro, un fuoco ecco perché è importante che i giovani conoscano la storia di Prometeo perché le storie dei miti greci rappresentano un archetipo al quale rifarsi per ritrovare le proprie radici. Ogni generazione ha i suoi miti: noi siamo la generazione nata nell’epoca di Steve Jobs, l’Icaro che però si è avvicinato troppo al sole e che da mito si è trasformato in uomo malato. La malattia è stato un prezzo necessario per essere stato un rivoluzionario durante la vita". Ma quali sono i nuovi progetti sui quali sta lavorando Sananda Maitreya? “Il mio prossimo lavoro si chiama Pandora’s Playhouse che, come accennavi, è il continuo di Prometheus & Pandora solo che questa volta la prospettiva è molto più dalla parte di Pandora. Inoltre mi sono buttato in un altro progetto che è un musical. A teatro, infatti, hai la possibilità di essere drammatico ma di farlo con tinte gioiose. Essere artista oggi è molto difficile perché non dipende dall’essere ricco o no, l’essere famoso o meno, ma il punto è che si tratta veramente di una vita di sofferenza e sacrifici. Quando abitavo in Germania un uomo mi disse che dovevo abbracciare ciò che la vita mi dava e che era importante andare fino in fondo perché comunque si hanno dei rimpianti”.

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