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Pop Economy XL

Inchieste, approfondimenti, talk, reportage, ritratti e tutte le keyword dell’economia: se 2 minuti di PopEconomy non vi bastano più, eccovi la versione extra large da 720 secondi.

 

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THE SHOOTER – ALBERTO FORTIS
THE SHOOTER – ALBERTO FORTIS

“Per girare il video del nuovo singolo in uscita abbiamo utilizzato il metodo dell’ologramma: mi sono esibito sia in studio che nel mezzanino del metrò di Wagner, questo perché c’era una grande attinenza con il testo della canzone, MamaBlu, che parla d'integrazione e di questa società che diventa sempre più multicolor. I due protagonisti della canzone sono una donna afro che aspetta un bimbo e la metropolitana che è dove si svolge la quotidianità. Mi son addentrato nel mondo dell’ologramma e ho visto che partirà a breve The Resurrection Tour di Michael Jackson: avendo filmato tantissimi suoi concerti adesso ne ricreano l’ologramma. Un’esibizione live con l’orchestra vera, dal vivo, come la scenografia, ma di Jackson c’è l’ologramma: le tecniche oggi di riproduzione sono così avanzate che non ci si accorge nemmeno che non sia reale. Sembra che progetti del genere si svilupperanno anche per i Doors e orse su John Lennon”.  “La musica è uno specchio dei tempi, una musa sociale ed epocale. È diventata liquida e questo è il primo grande spartiacque generazionale. Le situazioni di classifica parlano di un polo al Nord e uno al Sud e potrebbero convivere. Un vizio di forma che rovina molte cose nel modo di gestire la musica è la categorizzazione ma la sostanza non cambia nel tempo. C’è un problema di sostanza: parliamo della trap: mi piace la ritmica, mi piace quando riesce a essere intelligente con la contestazione ma ad oggi vedo una volgarità che è fine a sé stessa. Molti artisti sono consci di questo: è come se fossero gadget di una linea di moda che fanno comodo, fanno numeri e non danno fastidio a nessuno. Stiamo attenti alla sostanza perché diventa un trash diseducativo e la società ne risente perché non è educata alla sensibilità. Adesso tocca vedere chi ha ragione: questi addetti ai lavori un po’ vili che dicono che questo è quello he le generazioni giovani vogliono o chi dice che ci sono generazioni giovani che non sono raggiunte da altre informazioni? Secondo me il muro di gomma è di chi gestisce: se format televisivi invitano artisti trap che cantano volgarità fini a se stessi e poi si fa loro i complimenti dicendo che fanno letteratura moderna, allora c’è qualcosa che stride. La musica è la più onesta delle religioni perché non fa né minacce né promesse”.

THE SHOOTER - DOLCENERA
THE SHOOTER - DOLCENERA

Dolcenera: economia e musica “Ho sempre visto la musica come un grande parco giochi nel quale sguazzare, giocare, divertirmi. La musica è fatta di ricerca, di trip mentali che mi piace seguire per sentirmi un po’ diversa da quello che ero un anno fa. Per me funziona sempre così per la parte artistica, musicale ma non per la parte economica: economia accanto alla parola musica è un controsenso, come se fosse un paradosso temporale. Spesso vengo criticata da chi mi sta accanto. Ma la musica è solo una forma, le parole, che sono il messaggio, rimangono la comunicazione principale e dietro quella si deve andare a leggere”. Le cover trap “C’è stato un momento in cui ho voluto fare un viaggio in Brasile, Cuba, Miami e mi ha colpito molto la riscoperta delle percussioni tribali per tirar fuori l’anima, la parte più viscerale, quella senza involucro che ti da il vivere quotidiano. In questa scoperta ho evitato il reggaeton che era troppo inflazionato perché sentivo in questi pezzi delle parti di scrittura premeditata. Ho fatto un esperimento, le cover trap: il linguaggio di ogni genere può appartenere o no alle varie generazioni, può essere valutato a seconda del livello culturale, del gusto che hai e della funzione sociale che ha quel linguaggio. Ho ripreso canzoni che hanno avuto un certo successo. C’era da ridere perché sembravo ridicola con queste parole addosso”. Il nuovo singolo, "Amaremare" “Non sono nata nè sui social nè sullo streaming: non mi sento rappresentata nel modo in cui tu ascolti e poi vieni indicizzato nei tuoi ascolti e ti vengono proposte altre canzoni. Se c’è una cosa che odio è l’essere tracciati e l’essere messi in un algoritmo: non funziona così perché gli esseri umani sono cangianti. Tra social e streaming non si capisce qual è la realtà e io, che sono cantautrice, ho bisogno di comunicare con le persone: con chi sto comunicando? Dove stanno? Un cantautore dev’essere specchio della realtà ed è difficile capirlo perché questa viene etichettata e legata a tutto ciò che è tracciabile. Amaremare è il mio nuovo pezzo ed è un po’ un mantra: amare il mare vuol dire amare te stesso”.

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