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PREZZO BALLE DI FIENO E I GIOVANI CONTADINI
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Antonio Di Pietro ci dà un suo punto di vista sulla tematica prezzo balle di fieno e fondi europei. Ci dice «Se si vuole davvero permettere ai giovani di ritornare nelle campagne e di vivere quest’esperienza anche dal punto di vista economico, finanziario, imprenditoriale, di lavoro, dobbiamo metterci in testa che nel nostro paese sono tante migliaia di piccole proprietà che possono essere competitive in quanto stanno in rete tra loro.» Ci racconta, inoltre, quel farebbe lui sulla questione del prezzo balle di fieno, fondi europei e sul miglioramento della qualità dell’attività: «Quindi io, fossi al governo, sovvenzionerei la Costituzione di cooperative agricole in modo che non ci sia bisogno di avere ognuno una mietitrebbia, ognuno un trattore e metterei in rete tutto questo. Diventiamo competitivi perché anche noi riusciamo ad abbattere i costi e ad avere un quantitativo di prodotto tale da essere qualitativo ed essere competitivo. »   Prezzo balla di fieno: Quanto costa una balla di fieno? Antonio Di Pietro ci dà delle risposte su quanto costa una balla di fieno, così: «Quando mi arriva un camion per prendermi dieci balle di fieno, la balla di fieno la vendo a 5 euro, a 10 euro, in Sicilia anche a 3 euro. Una balla di fieno da noi arriva a 15/20 euro a volte, quando il camion per venire e portarla dove la deve portare spende più di gasolio, più di affitto del camion e non lo riesci neanche a riempire il camion di balle di fieno.» Infine, Antonio Di Pietro, dopo averci dato delle dritte su quanto costa una  balla di fieno, sostiene che mettersi in rete è una decisione che frutta nel lungo periodo e abbasserebbe il prezzo balla di fieno. Conclude il suo discorso affermando: «La burocrazia da una parte, l’inesperienza dall’altra e la mancanza di assistenza a chi vuole accedere ai fondi europei ancora oggi permette che manco la metà dei fondi venga usata. Parliamo di fondi europei ma in realtà sono fondi italiani che abbiamo dato all’Europa e ce ne ridanno un po’. Le regioni al Nord riescono a utilizzarli ma le nostre regioni, soprattutto quelle del Sud, la maggior parte ha un residuo non utilizzato a fine anno »  

GLI ASSISTENTI ALLA POLTRONA: I RISCHI DI UN MESTIERE
GLI ASSISTENTI ALLA POLTRONA: I RISCHI DI UN MESTIERE
GLI ASSISTENTI ALLA POLTRONA: I RISCHI DI UN ...

Ritorna Lenny Carl con i suoi studi e consigli su argomentazioni sempre varie e illuminanti. Stavolta ci parla della condizione di salute degli assistenti alla poltrona. Prima di tutto, precisiamo cosa faccia l’assistente alla poltrona: è una figura professionale paramedica che opera all’interno di uno studio dentistico e unisce assistenza operativa a mansioni di segreteria amministrativa. L’assistente di poltrona è quindi la prima persona con cui un cliente si interfaccia quando si rivolge ad uno studio odontoiatrico e la stessa persona che prepara la postazione di lavoro, materiali e strumenti compresi. Ma torniamo a Lenny, cos’ha scoperto stavolta per noi?   Gli assistenti alla poltrona: rischi e buone notizie Basandosi su ciò che è emerso da un importante studio, Lenny ci dice che esiste una forte incidenza di infertilità ed aborti nelle assistenti dentali alla poltrona. Questo studio ha coinvolto migliaia di assistenti dentali californiane e pare che i disturbi alla salute siano dovute alle continue inalazioni di mercurio durante le fasi di lavorazione e di estrazione delle vecchie otturazioni dentali, senza le dovute precauzioni e protezioni al lavoro. Ma, allo stesso tempo, Lenny ci dà notizie che rincuorano, emerse da un nuovo studio pubblicato su una rivista tedesca. Quest’ultimo ci dice che il consumo giornaliero di pectina da agrume modificato insieme all’alginato di alga kelp possono, in un’importante percentuale, eliminare il mercurio dall’organismo che si è bio-accumulato nel tempo, senza intaccare ed eliminare i sali minerali essenziali e soprattutto senza effetti collaterali. È un’ottima scoperta che farà bene agli assistenti alla poltrona, i quali adesso potranno lavorare più sani e leggeri.  

RIFÒ: IL CAPO ETICO E SOSTENIBILE MADE IN ITALY
RIFÒ: IL CAPO ETICO E SOSTENIBILE MADE IN ITALY
RIFÒ: IL CAPO ETICO E SOSTENIBILE MADE IN ITALY ...

Moda e sostenibilità: due concetti che, per natura, molto spesso non riescono ad andare a pari passo, ma se si incontrano possono dare vita a progetti straordinari. Rifò, il brand di Niccolò Cipriani, ha unito la temporaneità della moda alla durata nel tempo della sostenibilità e, facendoli interagire tra loro, ha dato vita ad un progetto che coniuga tradizione e innovazione. Che cos’è Rifò? Rifò è un brand di moda sostenibile che, ispirandosi alla tradizione delle fibre tessili della città di Prato, trasforma vecchi indumenti in una nuova fibra che viene utilizzata per fare un filato che utilizzato per confezionare accessori, maglioncini o altri tipi di prodotti. La produzione di Rifò è a Km 0, in questo modo riescono a valorizzare uno scarto o un rifiuto risparmiando acqua, prodotti chimici e coloranti, creando un prodotto rispettoso dell’ambiente. “Per me, Rifò, è stata un’occasione di combaciare vari interessi: il primo per la sostenibilità, il secondo di valorizzare la conoscenza, l’esperienza della mia città nel settore tessile e il terzo e di dare alla luce una professione, un’artigianalità che è sempre esistita nella mia città.” dice Niccolò Cipriani. Perché Rifò? Rifò in toscano significa, letteralmente, “rifaccio”. È il termine perfetto per definire il concetto di sostenibilità: rifò, rifaccio un vestito. Riprende l’origine del progetto e rifà un mestiere, quello del “cenciaiolo”, che stava sparendo sul territorio. Rifò, quindi, si basa su una tradizione e una conoscenza che esiste da molto tempo sul territorio di Prato. L’esperienza che vive nella città e che si tramanda, ha permesso al brand di creare velocemente e che le giuste tecniche un prodotto rigenerato ma con qualità. È importante coniugare tradizione e innovazione: con la prima si garantisce la qualità del prodotto, con la seconda, invece, si riesce a raggiungere un maggiore pubblico. Come funziona? I vecchi indumenti vengono selezionati per colore e qualità: gli abiti selezionati arrivano di seguito tra le mani dei cenciaioli, che prendono i capi, li selezionano e li sfilacciano, riportandoli allo stato di fibra. Come si riconosce un cenciaiolo? Semplice: ha sempre un accendino e una forbice in tasca. Con le forbici ritaglia il cencio e con l’accendino controlla che non ci sia del poliestere tra le fibre. Per diventare cenciaiolo ci vogliono dieci anni: è una questione di esperienza che viene maturata nel tempo. Un cenciaiolo con esperienza sa riconoscere subito la materia prima e sa distinguere tranquillamente il cachemire dal mohair, una capacità che si acquisisce solo con il tempo. Una professione, quella del cenciaiolo, che stava sparendo, ma ora i giovani si stanno riappassionando alla tradizione, tornando a farla. Rifò alla conquista del mondo La realtà di Rifò è sia online che in 75 negozi. Il mercato ha conquistato Paesi come Italia, Germania, Francia e Belgio, ma anche i Paesi extraeuropei come il Giappone e il Canada. Dopo due anni dall’utilizzo dei capi acquistati, questi possono essere resi all’azienda per poterli riciclare nuovamente. E i prezzi? Sono accessibili. Un esempio? Un maglioncino di cachemire di Rifò costa circa 99 euro: un prezzo molto competitivo, considerando il costo di maglioncini dello stesso materiale (non qualitativamente parlando) venduto dai grandi marchi di fast fashion.  

DYSON PURE COOL ME: LA SOLUZIONE ALL'INQUINAMENTO INDOOR
DYSON PURE COOL ME: LA SOLUZIONE ALL'INQUINAMENTO INDOOR
DYSON PURE COOL ME: LA SOLUZIONE ALL'INQUINAMENTO ...

Dyson Pure Cool Me Per rendere l’aria di casa più pulita, Dyson ha progettato Pure Cool Me. Presentato in occasione della Milano Design Week 2019, questo purificatore domestico, grazie all’utilizzo di un filtro d’avanguardia e uno strato di carbonio, può aspirare fino al 99,95% delle particelle inquinanti di dimensioni fino a 0,1 micron. Inoltre, si può impostarlo in modo che, ruotando da un lato all’altro della stanza, possa diffondere il flusso d'aria in un arco di 70˚. Dyson Pure Cool Me rimuove le polveri sottili e contrasta la diffusione nell'aria di agenti inquinanti  come i composti organici volatili, le sostanze come benzene e formaldeide, che sono rilasciate dal fumo di sigaretta, le vernici dei mobili e i detersivi. Coloro che soffrono di allergia al polline possono beneficiare di depuratori come questo, soprattutto nel periodo di fioritura delle piante. [IMG=/media/post/g5bar59/Dyson-Pure-Cool-Me.jpg|(descrizione)] Dyson Pure Cool Me: struttura e funzionamento Il nuovo Dyson Pure Cool Me è un purificatore/ventilatore d’aria in grado di adattarsi alle esigenze degli utenti in termini di praticità d’uso e design. Il flusso d’aria è infatti liberato dalla sfera che si trova in cima all’apparecchio e che può essere spostata manualmente, rilasciando così l’aria pulita nella direzione e nello spazio che si desidera. È la tecnologia Dyson Core Flow, grazie alla quale due getti d’aria ne creano uno unico regolabile manualmente: basta spostare la sfera in alto per farlo oscillare fino a 70 gradi. All'interno Dyson Pure Cool Me è resistente e solido: filtro, carboni attivi e strato HEPA in fibra di vetro durano fino a un anno. Ma la vera marcia in più di Dyson Pure Cool Me è il triplo sistema di filtraggio: Il filtro è in grado di catturare fino al 99,95% di particelle ultrafini (fino a 0,1 micron). I carboni attivi assorbono odori domestici e gas proteggendo gli ambienti.  Lo ionizzatore negativo elimina le sostanze nocive che sono state filtrate. Ma Dyson Pure Cool Me è anche IoT, vale a dire un elettrodomestico intelligente: Un display cambia colore, blu, verde o rosso, a seconda della qualità dell’aria.  Air Multiplier. Dyson Pure Cool Me si attiva subito se registra la presenza di sostanze nocive. È in grado di purificare una certa quantità d’aria stabilita nell’orario stabilito. IN questo modo il dispositivo può agire in una stanza più o meno grande. E il design? L’azienda non ha certo trascurato questo aspetto. Questi purificatori sono innanzitutto oggetti di arredamento. La casa produttrice ha cercato di porre in un unico oggetto un ventilatore, un termoventilatore e un purificatore.  Gli aspirapolvere Dyson Da molto tempo Dyson è entrata nelle case degli italiani con alcuni prodotti, come gli aspirapolvere. Ma qual è il segreto di questo successo? Tutto sta nella tecnologia inserita da James Dyson nei suoi elettrodomestici già nel 1978. Stiamo parlando della tecnologia ciclonica a che rende l’apparecchio più potente e aumenta le prestazioni dei filtri, che durano di più. Gli aspirapolvere Dyson non hanno bisogno di un sacchetto interno e, con l’inserimento di filtri aggiuntivi, questi modelli hanno aumentato le loro prestazioni arrivando a raccogliere anche polveri sottili, acari e sostanze allergeniche. La tecnologia ciclonica, poi adottata anche da altri marchi, è stata modifica nel tempo fino a raggiungere alti livelli di sviluppo che troviamo nei modelli più famosi. Vediamo quali sono.  Dyson V10 Absolute Questo modello è riuscito a risolvere un classico problema degli aspirapolvere senza filo: la scarsa durata della batteria (non oltre i 20/40 minuti). Dyson Cyclone V10 Absolute, più comunemente Dyson V10 Absolute, ha una batteria a 6 celle che dura fino a 60 minuti. James Dyson stesso ci presenta il modello nello spot di lancio. Dyson V10 Absolute è molto leggero, pesa solo 2,5 Kg, ed è un modello potentissimo. Il motore è 3 volte più resistente dell’acciaio, ma nello stesso tempo, è anche più leggero. I 14 cicloni concentrici del modello Dyson V10 Absolute producono una forza che arriva anche a 79.000 G (per intendersi sarebbe come percorrere più di 700 metri al secondo!). Ad ottimizzare le prestazioni c’è anche la forma dell’apparecchio: motore, serbatoio e tubo, a differenza di quanto avveniva in altri modelli, seguono una linea retta, aumentando così la capacità di aspirazione. A proposito di serbatoio, quello del modello V10 Absolute contiene fino a 0,54 litri di polvere. Dyson Cyclone V10 Absolute si presenta in 4 varianti: Dyson Cyclone V10 Motorhead: con spazzola utile sia per i pavimenti che per i tappeti. Il Dyson Cyclone V10 Fluffy ha, invece, una spazzola a rullo morbido, adatta a pavimenti duri (piastrelle o pietra). Il modello Dyson Cyclone V10 Animal, come suggerisce il nome stesso, è stato studiato per chi ha animali domestici che lasciano peli in giro per casa. Infine c’è il Dyson Cyclone V10 Absolute, che ha tutti gli accessori sopra indicati. Dyson V11: il più potente Dyson V11 Absolute è un prodotto di un certo livello: senza fili e sacchetto, il costo di questo prodotto può arrivare anche a 650 euro. Dyson V11 Absolute è simile al modello V10, nella forma, nelle dimensioni e nella scelta delle velocità. La vera novità di questo modello è il motore: più potente del 20% rispetto a quello precedente.  [IMG=/media/post/g5bar59/dyson-v11.jpg|(descrizione)] Dyson V11 Absolute: le novità del modello La modalità Auto: l’aspirapolvere autoregola la propria velocità e potenza. Attenzione però! Questa modalità subentra solo con la spazzola High Torque. Com’è possibile questo? All’interno di High Torque c’è un sensore che calcola la resistenza al contatto con la superfice e, di conseguenza, adegua automaticamente la propria velocità. Il display LCD informa l’utente sull’autonomia residua e lo fa in tempo reale. Dyson V11 Absolute ha una batteria che dura fino a 60 minuti.  Tra i vari accessori di Dyson V11 Absolute si distinguono quelli in blu, le parti che vanno pulite e/o lavate regolarmente, come il filtro HEPA, da quelli in rosso, ossia le parti che si possono premere o tirare. Con questo modello vengono date in dotazione due modelli di spazzole: High Torque, per tappeti epavimenti duri. Perfetta per aspirare piccoli detriti. Spazzola con Rullo Morbido per aspirare grandi detriti.  Unica pecca del modello è il peso, superiore rispetto a quello del modello V10: si parla di 3 kg contro i 2 kg. Dyson Airwrap Usciamo per un istante dal mondo degli aspirapolvere Dyson. Uno dei prodotti di maggiore successo di questa azienda è senza ombra di dubbio Dyson Airwrap. Non è una piastra e nemmeno un arricciacapelli ma si tratta piuttosto di uno styler. La tecnologia di Dyson Airwrap Questo strumento permette di cambiare il proprio stile, la propria capigliatura, senza rovinare il cuoio capelluto: com’è possibile? La tecnologia di questo strumento è ispirata al principio dell’aerodinamica detto “effetto Coanda” secondo cui l’aria spinta con una certa velocità e pressione, segue il contorno di una determinata area. Grazie al motore digitale V9,  piccolo, leggero ma in grado di superare le 100mila rivoluzioni al minuto, il V9 crea un getto d’aria calda ad alta velocità che permette ai capelli di avvolgersi intorno ad essoi. Tutto senza danneggiarli minimamente dato che il calore resta sempre basso: non più di 150° C. Airwrap è disponibile in tre modelli: Uno completo di tutte le spazzole. Uno con una spazzola lisciante per chi ha capelli sottili. Uno con due coni da 40 mm e la spazzola lisciante per le persone che hanno capelli crespi. Prima di usare Airwrap è necessario che i capelli non siano né bagnati né umini. Ecco perché  è disponibile, con questo styler, una “bocca asciugacapelli”. Inquinamento indoor  Il problema dell’inquinamento domestico è sottovalutato da molti sebbene coinvolga tutti noi.  Secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della Sanità, ogni essere umano passa il 90% del proprio tempo in ambienti chiusi dove, ci dice EPA (Environmental Protection Agency), l’aria è fino a cinque volte più inquinata rispetto a quella esterna.  Proprio in virtù del fatto che passiamo molto tempo all’interno di spazi chiusi, si parla di Indoor Generation. Infatti, sembra proprio che, al giorno d’oggi, ognuno di noi passi almeno 22 ore su 24 al chiuso e le conseguenze di questo possono essere pesanti. In Europa l’inquinamento indoor è responsabile del 4,6% delle morti fino ai 4 anni. Sono proprio loro a passare, in media, l’85% del loro tempo in ambienti chiusi.  Cerchiamo di andare a esaminare meglio questo fenomeno. Quando si parla Sbs “Sick Building Syndrom”, o sindrome da edificio malato, s'intende una serie di sintomi che si manifestano in chi trascorre troppo tempo all'interno di ambienti chiusi con una bassa qualità dell'aria. Altre volte si parla di Bri, “Building Related Illness”, per i sintomi che, invece, sono causati da sostanze irritanti negli edifici.  In genere pensiamo, fra tutti i luoghi frequentati quotidianamente, che quelli dove l’aria è più contaminata, siano la metropolitana o le stazioni. La realtà è diversa: è la casa il luogo più inquinato dalle polveri ultrafini. L'80% di esse si trova nell’ambiente domestico mentre nella scuola, le dosi medie si aggirano intorno al 20%.  Ancora una volta sono i più giovani ad essere a rischio: ogni giorno la quantità di polveri ultrafini nei luoghi chiusi da loro frequentati varia da 11mila a 30mila particelle per centimetro cubo. I dati dell'inquinamento indoor in Europa  80 milioni di cittadini vivono in case dove l’aria non è sana. Un terzo degli europei è affetto da asma e allergie che probabilmente causate anche dall’aria in caso. Il 28% dei cittadini europei esegue più volte i cambi d’aria durante una giornata. Inquinamento domestico in Italia Per le famiglie con figli piccoli il tema dell'inquinamento indoor è piuttosto importante. Ogni giorno respiriamo fino a 9.000 litri d’aria ma anche molti agenti inquinanti. Questo, purtroppo, avviene soprattutto negli ambienti interni. Il 43% degli italiani pensa che la stanza più inquinata della casa sia la cucina. Dopo vengono la camera da letto e il bagno. Strategie per limitare l’inquinamento in casa? Far prendere aria alla casa. Cambiare spesso biancheria. Non fumare in casa. La Società Italiana di Medicina Ambientale ha addirittura stilato un vademecum con le best practices da seguire per migliorare l’aria nei luoghi chiusi.  Quali sostanze inquinano di più? L'inquinamento indoor può essere causato da tre elementi: Umidità. Pulviscolo  Sostanze nocive che si trovano nei prodotti per la pulizia. Le sostanze pericolose:  Sostanze utilizzate su mobili ed elementi d'arredo, come vernici, collanti e solventi. Ma anche detersivi, cosmetici spray e insetticidi. Questi materiali sono nocivi perché rilasciano nell’aria sostanze come il Ammoniaca, Acetato di metilene, Formaldeide e Benzene. 

IL MOVIMENTO CHE GENERA ENERGIA
IL MOVIMENTO CHE GENERA ENERGIA
IL MOVIMENTO CHE GENERA ENERGIA

Ricaricare lo smartphone passeggiando grazie a uno zaino smart, è possibile?. È l'idea di Feeling Felt, brand italiano che incoraggia l'uso responsabile di energia e plastica. Il team composto da Barbara Gangemi e da Francesca e Riccardo Cruañes Rossini, sta mettendo a punto una linea di prodotti e accessori eco sostenibili, in grado di ricaricare piccoli device sfruttando l'energia cinetica prodotta dal movimento umano.  Come funziona? Gli zaini "intelligenti" di Feeling Felt contengono un dispositivo che, grazie a materiali piezoelettrici e all'induzione magnetica, è in grado di catturare le vibrazioni prodotte durante una camminata e trasformarle in energia. Basta collegare lo smartphone e il gioco è fatto. Tutti i prodotti sono 100% made in Italy e realizzati, principalmente, da feltro (prodotto dalle bottiglie di plastica riciclata) ed ecopelle rinnovabile e riciclabile di origine vegetale. La startup - che a febbraio è entrata a far parte di Speed Mi Up, l'incubatore di Università Bocconi e Camera di commercio di Milano, con il supporto del comune del capoluogo lombardo - lancerà una campagna di crowdfunding per raccogliere i fondi necessari a industrializzare il dispositivo e spera di essere pronta allo sbarco sui mercati entro l'autunno del 2019. Secondo i dati diffusi dalla Camera di Commercio di Milano, in Italia le startup innovative sono quasi 10 mila e una su sei è a Milano (1.757), prima a livello nazionale. Il capoluogo lombardo è seguito da Roma (999), Napoli (353), Bologna e Torino (317).

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