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Disruption

Ovvero il grande racconto di storie, personaggi, sogni e idee dal mondo dell’innovazione e delle nuove tecnologie.

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INQUINAMENTO DA RISCALDAMENTO DOMESTICO: EMETTE PIÙ CO2 DEL TRAFFICO

ndo ordinanze antismog con divieti di circolazione, appelli a usare il trasporto pubblico e le auto finiscono sul banco degli imputati. Anche alcune Regioni del Nord Italia hanno stilato dei piani antisforamento. Ma siamo proprio sicuri che sia solo colpa del traffico? Come evidenziato da Vittorio Chiesa, direttore dell'Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, se confrontiamo l’inquinamento dovuto al riscaldamento urbano e quello causato dai trasporti, emerge che la CO2 è nettamente prodotta dagli impianti termici, mentre PM10 e PM2.5, sono responsabilità in misura maggiore del trasporto urbano. Dalle caldaie quindi arriva gran parte delle emissioni di anidride carbonica che è complice del crescente riscaldamento climatico della Terra.   L’inquinamento da riscaldamento domestico: problemi e soluzioni Il problema dell’inquinamento da riscaldamento urbano è rappresentato sostanzialmente dalla vetustà del parco edilizio. Infatti, su oltre 12 milioni di edifici residenziali, ben il 74 per cento sono stati realizzati prima del 1980 «quando non c’era nessuna attenzione al risparmio energetico e al consumo di energia» sottolinea il direttore Chiesa. Come migliorare la situazione? «Si può ricorrere a soluzioni meno tradizionali - spiega Chiesa - ad esempio, le pompe di calore ad alta temperatura o soluzioni ibride in cui le pompe di calore a media o bassa temperatura possono essere combinate a caldaie a condensazione. Queste soluzioni producono un effetto positivo in termini di riduzione delle emissioni e hanno una convenienza economica per l’utilizzatore, che può ripagare l'investimento in un arco di tempo compreso tra i cinque e i sette anni». Non solo. «Se le pompe di calore venissero installate nel 23,5 per cento delle abitazioni italiane - conclude il direttore - potremmo ridurre di oltre cinque miliardi di metri cubi il gas naturale che il nostro Paese è costretto a importare, con un risparmio di circa quattro miliardi di euro all’anno».  ...

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È AFFIDATA ALL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE LA REGIA DELLO SPOT “LEXUS”

a acclamato per capolavori cinematografici quali “L’Ultimo Re di Scozia” e “Whitney”, oltre che vincitore del Premio Oscar per il Miglior Documentario per “Un giorno a Settembre”. Lo studio creativo The&Partnership ha collaborato con Visual Voice per creare l’Intelligenza Artificiale in grado di sceneggiare lo spot, sfruttando il sistema Watson messo a punto da IBM, in grado di elaborare dati, audio, testo e video per catturare quelli adatti alla creazione di una sceneggiatura capace di coinvolgere gli spettatori. Un progetto senza precedenti, che vede la collaborazione tra un sistema di Intelligenza Artificiale e un rinomato artigiano della pellicola per sperimentare i limiti del connubio lavorativo tra uomo e macchina, esplorando l’importanza dell’intuitività ed esprimere le peculiarità della nuova Lexus ES Hybrid.   L’Intelligenza Artificiale addestrata per far spot pubblicitari Una volta portato a termine questo processo, Kevin Macdonald ha preso in mano il testo e portato alla luce questa magnifica storia. La produzione ha imposto lo sviluppo di un particolare sistema di Intelligenza Artificiale, addestrato con oltre 15 anni di storia relativa alle migliori pubblicità Luxury che negli anni si sono aggiudicate i Cannes Lions, i premi del Festival Internazionale della Pubblicità. Il sistema è stato approntato inoltre per includere le informazioni sui principali fattori che coinvolgono emotivamente gli spettatori, una fase portata avanti da Unruly, piattaforma globale di ad-tech specializzata in Digital e Video Advertising. L’utilizzo delle informazioni relative ad altre pubblicità è stato importante per evitare il rischio di produrre qualcosa che fosse troppo familiare agli occhi del pubblico. Quindi sono stati inseriti i dati relativi al brand Lexus per consentire allo spot di rispecchiare le caratteristiche del marchio.  ...

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MODA SOSTENIBILE E SHARING ECONOMY: IL PROGETTO VIC
MODA SOSTENIBILE E SHARING ECONOMY: IL PROGETTO VIC
MODA SOSTENIBILE E SHARING ECONOMY: IL PROGETTO ...

Il progetto VIC , “Very important choice”, nasce quando Sara, al rientro dalla Danimarca, dopo un master in Imprese sociali, coinvolge Francesca, romana e docente esperta di moda sostenibile. Come ci racconta Sara, gli abiti sostenibili già esistono ma è difficile trovarli e accedervi e quando si trovano costano troppo. L’idea di VIC è innovare il settore della moda, attraverso una piattaforma di sharing di capi sostenibili. Con VIC è possibile, attraverso il modello della sharing economy, quindi di una sottoscrizione mensile di soli 49 euro, avere accesso a tre capi. Ammonta a 49 euro la spesa media che un utente fa per un solo capo di abbigliamento in una qualsiasi catena di vestiti.   La moda sostenibile economica e creativa di VIC I capi sostenibili disponibili sulla piattaforma hanno un valore che va da 100 fino agli 800 euro e, quelli messi in condivisione, vengono dati direttamente dai brand. I brand sostenibili sono selezionati secondo criteri di design, tracciabilità e sostenibilità. La piattaforma di VIC è partita ad aprile 2018, durante la Fashion revolution week con 8 brand al pre-lancio e 20 brand a settembre 2018. Il primo anno è stato dedicato al test dell’idea di questa moda sostenibile, in un secondo momento è diventato un vero e proprio servizio. Inoltre la startup ha in programma di realizzare nei prossimi 5 anni 10 showroom in 10 capitali europee. I dati ci dicono che il settore moda è oggi la seconda industria più inquinante al mondo. Quindi c’è certamente bisogno di una moda più sostenibile.  

SPORT INVERNALI OGGI: SNOWIT,  PRIMA SMART DIGITAL TRAVEL PLATFORM
SPORT INVERNALI OGGI: SNOWIT, PRIMA SMART DIGITAL TRAVEL PLATFORM
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Siete amanti degli sport invernali di oggi e dello sci, ma la sola idea di fare la fila per ski pass e noleggio attrezzatura vi fa passare la voglia? Trovare un maestro libero è un’impresa impossibile? Una settimana bianca vi costa quanto una water villa alle Maldive? Niente paura, da oggi c’è Snowit, la prima smart digital travel platform dedicata al mondo degli sport invernali: skipass, noleggio attrezzatura, maestri di sci, heliski e tante altre esperienze, tutto acquistabile online e con risparmi da favola. Nata nel 2016 da un’idea del 36enne milanese Pasquale Scopelliti, Snowit ha già costruito una community di 300.000 utenti e oltre 150 partner che offrono i loro servizi sulla piattaforma. Grazie a Snowit, che è stata selezionata tra le migliori 100 startup italiane all’edizione 2018 di Digithon, dove si è aggiudicata il premio Italo, è possibile risparmiare fino al 25% sul noleggio delle attrezzature, maestri di sci, skipass ed heliski. Il tutto comodamente online. Alla fiera skipass di Modena sono stati presentati i risultati di un interessante lavoro di raccolta ed analisi dati del mondo "sport invernali oggi ed impianti di risalita" italiani (Skipass Panorama turismo - osservatorio del turismo montano, promosso da ModenFfiere).   Gli sport invernali: la situazione italiana Lo studio prodotto dall’osservatorio del turismo montano ha presentato un'incoraggiante fotografia della situazione italiana in fatto di sport invernali oggi. Sono infatti oltre 4 milioni gli sportivi italiani che si danno agli sport invernali oggi e fanno sport sulla neve generando un sistema economico che vale circa l'11% del pil turistico, con un fatturato che supera gli 11 miliardi di euro previsto in crescita. Dallo studio sugli sport invernali è inoltre emerso che vi è innanzitutto un alto desiderio di consumo del "prodotto montagna". Ossia, ben il 66.8% degli italiani avrebbe il piacere di passare del tempo in una località di montagna innevata con una permanenza media di 5.2 giorni ed una disponibilità di spesa complessiva di 585.5 euro. Una cifra che può anche raddoppiare per i nuclei familiari più numerosi, da qui la necessità di cercare promozioni e possibilità di risparmio con piattaforme come Snowit. Ma non sono solo gli italiani a scegliere, per gli sport invernali oggi, le nostre località sciistiche. Negli ultimi anni, secondo gli operatori turistici, sono sempre di più gli stranieri, inglesi, tedeschi, scandinavi, russi e spagnoli, che hanno scelto il Belpaese per sciare, arrivando fino al 50% del totale delle presenze.

INQUINAMENTO DA RISCALDAMENTO DOMESTICO: EMETTE PIÙ CO2 DEL TRAFFICO
INQUINAMENTO DA RISCALDAMENTO DOMESTICO: EMETTE PIÙ CO2 DEL TRAFFICO
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L’inquinamento da riscaldamento domestico è un altro tema che sta suscitando molto interesse. A proposito, i sindaci corrono ai ripari per abbassare il tasso di inquinamento, emanando ordinanze antismog con divieti di circolazione, appelli a usare il trasporto pubblico e le auto finiscono sul banco degli imputati. Anche alcune Regioni del Nord Italia hanno stilato dei piani antisforamento. Ma siamo proprio sicuri che sia solo colpa del traffico? Come evidenziato da Vittorio Chiesa, direttore dell'Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, se confrontiamo l’inquinamento dovuto al riscaldamento urbano e quello causato dai trasporti, emerge che la CO2 è nettamente prodotta dagli impianti termici, mentre PM10 e PM2.5, sono responsabilità in misura maggiore del trasporto urbano. Dalle caldaie quindi arriva gran parte delle emissioni di anidride carbonica che è complice del crescente riscaldamento climatico della Terra.   L’inquinamento da riscaldamento domestico: problemi e soluzioni Il problema dell’inquinamento da riscaldamento urbano è rappresentato sostanzialmente dalla vetustà del parco edilizio. Infatti, su oltre 12 milioni di edifici residenziali, ben il 74 per cento sono stati realizzati prima del 1980 «quando non c’era nessuna attenzione al risparmio energetico e al consumo di energia» sottolinea il direttore Chiesa. Come migliorare la situazione? «Si può ricorrere a soluzioni meno tradizionali - spiega Chiesa - ad esempio, le pompe di calore ad alta temperatura o soluzioni ibride in cui le pompe di calore a media o bassa temperatura possono essere combinate a caldaie a condensazione. Queste soluzioni producono un effetto positivo in termini di riduzione delle emissioni e hanno una convenienza economica per l’utilizzatore, che può ripagare l'investimento in un arco di tempo compreso tra i cinque e i sette anni». Non solo. «Se le pompe di calore venissero installate nel 23,5 per cento delle abitazioni italiane - conclude il direttore - potremmo ridurre di oltre cinque miliardi di metri cubi il gas naturale che il nostro Paese è costretto a importare, con un risparmio di circa quattro miliardi di euro all’anno».  

ENERGIA GREEN CON LE FINESTRE FOTOVOLTAICHE
ENERGIA GREEN CON LE FINESTRE FOTOVOLTAICHE
ENERGIA GREEN CON LE FINESTRE FOTOVOLTAICHE ...

Con le finestre fotovoltaiche si può trasformare la luce del sole che arriva sui vetri delle finestre in energia elettrica. È questo l'obiettivo di Glass to Power, spin-off dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, nata nel 2016 dall’idea dei professori Sergio Brovelli e Franco Meinardi. Un’innovazione scaturita dall’esigenza di risolvere il problema dell’eccessivo consumo di suolo da parte di alcune fonti di energia rinnovabile. I due docenti hanno così inventato le finestre fotovoltaiche, che si prestano a essere installate nelle facciate dei grattacieli, nei grandi magazzini, nei centri commerciali oppure in edifici vincolati architettonicamente.   Le finestre fotovoltaiche: come funzionano Ecco le finestre fotovoltaiche come funzionano: l’idea di Glass to Power si basa sulla tecnologia dei concentratori solari luminescenti (LSC). Uno strato di plexiglass viene inserito all'interno di una vetrocamera insieme a una sostanza colorante che, in seguito all’assorbimento della luce solare, riemette fotoni a lunghezza d’onda infrarossa che convergono verso il telaio della finestra. Qui, grazie a una striscia di piccole celle fotovoltaiche, vengono trasformati in elettricità. Le comuni finestre diventano così pannelli semitrasparenti in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di un edificio. Come evidenziato da Franco Meinardi, professore di fisica della materia dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca e cofondatore di Glass to Power, «Ad esempio, sostituendo le vetrate di un grattacielo, come lo Shard di Londra, con le finestre fotovoltaiche, si genererebbe l'energia necessaria ad alimentare 150 appartamenti». Non solo. Oltre a produrre elettricità, le finestre voltaiche e intelligenti hanno anche un vantaggio termico: la semi trasparenza funge da filtro e contribuisce a ridurre l'energia per il raffrescamento estivo.   Le finistre fotovoltaiche: rendimento e costi Le finestre fotovoltaiche di Glass to Power hanno un rendimento pari a più o meno un terzo dei pannelli a silicio tradizionali e il costo non supera di molto quello di un serramento tradizionale: circa il 10, massimo 15 per cento in più. Ma l’obiettivo è trasformare ogni metro quadro di superficie trasparente in generatore di elettricità. Un traguardo a cui stanno lavorando nel Polo Meccatronica di Rovereto. A inizio 2019 Glass to Power ha infatti inaugurato nell'hub 4.0 di Trentino Sviluppo i nuovi spazi produttivi: il prossimo step è la commercializzazione del prodotto. Il costo delle finestre fotovoltaiche aggiunge a quello di una finestra tradizionale non più di un 10 o 15 per cento e quindi si ripaga in tempi relativamente rapidi.

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