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Disruption

Ovvero il grande racconto di storie, personaggi, sogni e idee dal mondo dell’innovazione e delle nuove tecnologie.

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QUANTO GUADAGNANO LE CALCIATRICI?

mpionati maggiori e nelle Nazionali, quello che guadagnano spesso non è sufficiente, e la via è quella di trovare un altro lavoro. In Italia per la L. 91/1981 le calciatrici non vengono considerate Professioniste ma Dilettanti. Questo comporta la mancanza di numerose tutele e uno stipendio limitato. Tuttavia Serie A e B sono oggi sotto l'egida della FIGC e non più della LND, fatto che può aiutare anche in termini economici. Dal compenso massimo di 28.158 euro previsto sotto la Lega Nazionale Dilettanti si è passati a 30.658 euro, cifra che può aumentare con premi societari. Di fatto in Italia non esistono veri e propri contratti tra giocatrici e Club ma accordi, per lo più annuali. In molti chiedono il passaggio al professionismo per permettere al calcio femminile di crescere, rendendo il massimo campionato più appetibile anche per le straniere. Una soluzione potrebbe arrivare dal semiprofessionismo per agevolare le Società da un punto di vista fiscale e contributivo. Ma se in stati come la Norvegia calciatori e calciatrici della Nazionale guadagnano le stesse cifre, e se la brasiliana del Rosengard Marta Vieira Da Silva e la Francese del PSG Laure Boulleau arrivano a guadagnare rispettivamente 500.000 e 60.000 $ all'anno, ci sono paesi in cui la situazione è critica: a febbraio 2019, per esempio, l'attaccante della Primera Division argentina Macarena Sanchez ha fatto causa alla Federazione per stipendi di fatto inesistenti : il compenso mensile è di 11 euro. ...

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IL FUTURO DEI PAGAMENTI DIGITALI FRA ALIPAY E AMAZON PAY

el Digital Pay sta cambiando rapidamente. Sempre di più sta scomparendo la possibilità di pagare con denaro liquido per sostituirlo con pagamenti digitali. Quello che sta svanendo non è soltanto il pagamento con i contanti, sempre meno accettato persino per piccoli importi, ma anche gli attuali sistemi di pagamento digitali, come il POS, potrebbero entro poco tempo essere obsoleti. Questa è la fotografica dei pagamenti digitali nell’universo travel, dove sia gli operatori del settore che i consumatori dovranno adeguarsi. Digital Pay e Stripe pagamenti Stripe è una piattaforma di pagamento online presente nel mondo in 135 paesi. Secondo Alessandro Astone, il suo country manager per l’Italia, l’universo dei pagamenti digitali si è evoluto più negli ultimi 5 anni che negli ultimi 30. Sempre secondo il manager, per evitare di perdere grandi fette di mercato, è necessario rendere possibile per gli hotel italiani, accettare le nuove forme di Tap and Pay, i pagamenti digitali di ultima generazione. Il sistema di pagamento stripe funziona proprio così. Stripe è un’azienda digitale attiva fin dal 2010 che utilizza servizi di pagamenti digitali tramite sistemi cloud. Il pagamento con stripe ha il vantaggio di essere semplice e per questo è usato da famose aziende come Amazon, Uber, Spotify, Facebook, Microsoft e Booking.com. Quali sono i nuovi sistemi di Digital Pay? La più diffusa nel mondo è Alipay, il sistema ideato dal papà di Alibaba, Jack Ma. Alipay è il servizio di pagamento più diffuso della compagnia ed ormai è diventato uno strumento quasi indispensabile, se si vive in Cina. Si tratta di una piattaforma di pagamento virtuale che, tutelando la privacy del consumatore, permette di effettuare pagamenti sicuri per acquisti online (in questo assomiglia molto a PayPal). Tra i vari sistemi per pagamenti digitali, questo è il più utilizzato dai cinesi nel mondo. Secondo una ricerca sui trends del Digital Pay, questo è il comportamento dei turisti cinesi nel mondo: nel 32% dei casi hanno preferito pagare col cellulare, mentre il 60% dei commercianti che hanno adottato il metodo di pagamento Alipay ha aumentato le vendite. Solo Alipay Italia ha registrato un aumento di 7 volte rispetto al 2018. Questi dati si riferiscono ai giorni del festeggiamento del Capodanno cinese e la maggior parte delle transazioni sono state effettuate nei duty free degli aeroporti e nei servizi connessi alle attrazioni turistiche. Come funziona Alipay? L’applicazione è molto intuitiva e i primi pulsanti utili sono “Scan” e “Pay”. Il pulsante “Scan” serve a scannerizzare i codici QR.  Non poteva mancare all’appello il colosso Amazon che ha lanciato in Gran Bretagna il servizio di pagamento vocale Amazon Pay: Cos’è Amazon Pay? Semplice, per acquistare i biglietti del treno della compagnia Virgin basterà un messaggio vocale diretto ad Alexa, l’assistente personale lanciato dall’ azienda di Bezos, che procederà poi all’ordine e al pagamento con Amazon Pay. Un servizio, finalmente disponibile anche in Italia, che permette di effettuare acquisti online pagando con il proprio account Amazon. Ciò significa che è possibile acquistare beni o servizi da siti esterni ad Amazon e pagarli con l'account dello store più famoso del mondo importando dati della carta di credito e l'indirizzo di spedizione da quest'ultimo. Insomma, stiamo parlando di una vera e propria alternativa a PayPal. Così come PayPal, Amazon Pay è gratuito per tutti gli acquirenti che, quindi, non devono versare commissioni e hanno il vantaggio di poter acquistare un prodotto (o un servizio) in maniera sicura senza dover immettere ogni volta i dati della carta di credito o l'indirizzo di spedizione.  ...

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ECCO I FONDAMENTALI PRINCIPI DELL’ ECONOMIA

i ignorare se hai trent'anni e vuoi avere una migliore cognizione del denaro. I Principi base dell'economia sono il patrimonio netto, l'inflazione, il tasso d'interesse e le tipologie di mercato, il Mercato toro e Mercato orso. Il Patrimonio Netto Il primo è senza ombra di dubbio il più semplice. Si tratta del patrimonio netto, ossia quanti soldi si hanno sul conto, per dirla in soldoni. È ovviamente un indicatore della salute del nostro patrimonio finanziario. L’inflazione: Cos’è l’inflazione?  In economia il prezzo di beni e servizi cambia di continuo. Ecco che cos’è l’inflazione: l'inflazione è quando si registra un rincaro di ampia portata dovuto all'aumento generalizzato e prolungato dei prezzi che a sua volta porta alla diminuzione del potere d'acquisto della moneta. Quando una valuta perde di valore consente di acquistare una minore quantità di beni e servizi. Attenzione, spiegata così l’inflazione può spaventare. In realtà, quotidianamente assistiamo a variazioni di prezzi di beni e servizi.  Se si riesce a prevedere questo cambiamento si possono effettuare degli aggiustamenti per proteggersi da questo fenomeno. È quindi l'inflazione inaspettata, quella non anticipata che danneggia maggiormente. Tasso d'interesse L'interesse è il compenso che si paga per il prestito di un capitale, in misura percentuale e con riferimento generalmente all'anno. Gli interessi sono quelli che garantiscono più soldi a chi tiene da parte risparmi. L'interesse composto va a vostro vantaggio. Normalmente gli interessi bancari sono indicati con una percentuale: è il tasso d'interesse, l’ammontare dell’interesse applicato su un prestito, ossia l’importo della remunerazione che spetta al prestatore. I conti di risparmio hanno tradizionalmente un tasso d’interesse dello 0,001%, ma un conto di risparmio ad alto rendimento ha anche un tasso d’interesse dell’1%. L'interesse può essere semplice o composto: semplice è l'ammontare corrisposto al termine del tempo prestabilito del prestito o deposito, mentre si parla d'interesse composto quando gli interessi maturati si aggiungono al capitale iniziale producendo a loro volta nuovi interessi. È l’effetto valanga: un interesse applicato al conto che nel tempo genera un altro interesse e così via.    Mercato toro e mercato orso Il mercato toro è un periodo prolungato di tempo in cui le performance sono positive. A dominare è una sensazione di ottimismo e si ha l’impressione che i propri investimenti continueranno a crescere nel medio periodo. Chi investe i risparmi in questo momento di rialzo viene definito come “bullish”. Il toro è diventato il simbolo dei mercati finanziari, come rappresenta la statua in bronzo di tale animale presente a New York vicino alla Borsa di Wall Street. Al contrario, il mercato orso è una fase in cui i titoli azionari in vari asset tendono al ribasso, convergendo verso livelli negativi. Con il termine “bearish” si definiscono sia gli investitori che traggono profitto dai ribassi che i segnali nei grafici tecnici dei prezzi, che sottolineano la possibilità di ripiegamento.  I mercati orso e i mercati toro sono delle fasi del ciclo finanziario, che pertanto prescindono in un certo senso dall’analisi dei fondamentali e riguardano tutti i settori e tutte le asset class. Visto la sempre maggiore correlazione dei mercati finanziari globali, i mercati toro e orso tendono a riguardare oggi anche tutte le aree geografiche. Il mercato orso e il mercato toro fanno in generale parte del flusso finanziario: per questo è importante non farsi scoraggiare dagli andamenti negativi, così come non ci si deve far prendere dall’euforia in caso di rialzi significativi del valore dei titoli. ...

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CLIMA ORGANIZZATIVO: LE MIGLIORI AZIENDE IN ITALIA DOVE LAVORARE

ma interno” o “clima aziendale”, indica la percezione di un determinato ambiente di lavoro da parte delle persone che ci lavorano. Il clima organizzativo rappresenta lo stato di salute di un determinato posto di lavoro, ossia come esso viene percepito da parte delle persone che in esso operano. Per questo il clima organizzativo condiziona l'andamento delle attività aziendali: un ambiente di lavoro sereno influenza i comportamenti delle persone, creando un circolo benefico e virtuoso. Il clima organizzativo può essere considerato come un insieme di percezioni condivise e correlate tra loro relative alla realtà lavorativa/organizzativa. Per questo è la sintesi di vari fattori quali per esempio le rappresentazioni soggettive, le mappe cognitive (clima organizzativo psicologia) di ogni persona coinvolta, le percezioni individuali, le interazioni tra i soggetti, il contesto organizzativo e la cultura ivi presente. Possiamo quindi affermare che la rilevazione del clima organizzativo è paragonabile a un check-up diagnostico per comprendere lo stato di salute di un posto di lavoro.   Come si misura il clima organizzativo? L’analisi del clima organizzativo vuole capire lo scarto che c’è fra le aspettative delle persone e la realtà da esse vissuta. Attualmente esistono metodologie molto semplici ed anche economiche per la misurazione del clima aziendale, grazie a modelli predefiniti con un ottimo rapporto costi/benefici. L’analisi del clima organizzativo si realizza attraverso il coinvolgimento del personale dell’organizzazione (o di un campione) e con l’utilizzo di vari strumenti come questionario clima organizzativo, interviste individuali e focus-group. In un questionario clima organizzativo vengono considerate alcune dimensioni come: • ambiente fisico • disponibilità e fluidità delle informazioni • sistema di riconoscimenti e incentivi • fiducia nei confronti dei superiori • chiarezza delle funzioni e dei ruoli aziendali Ma anche la dimensione interpersonale come:  • qualità del rapporto con l'azienda • qualità dei rapporti con i superiori • coesione del gruppo di lavoro Gli obiettivi di un’analisi del clima organizzativo. L'obiettivo dell’analisi del clima organizzativo è quello di stabilire un punto di partenza per pianificare ed eseguire le politiche future e far partire un processo di cambiamento organizzativo che può riguardare atteggiamenti, modalità di lavoro interno e tipo di relazioni esistenti. Non solo un iter per migliorare la qualità del lavoro ma anche un ottimo strumento per coinvolgere il personale, al quale i vertici aziendali dimostrano di essere interessati.   Great Place to Work: Clima organizzativo e gestione delle risorse umane Great Place to Work è una società globale di ricerca, consulenza e formazione che lavora insieme ad aziende e organizzazioni di tutti i settori ed è presente in 57 Paesi nel mondo. A partire da un’analisi di cultura e clima organizzativo, Great Place to Work ha valutato le migliori aziende italiane nelle quali lavorare. L’analisi del clima organizzativo ha coinvolto 40.000 dipendenti di ben 136 aziende candidate ma soltanto 50 aziende entrate di diritto in classifica. Per capire le migliori aziende dove lavorare, i temi più sentiti dai lavoratori sono stati:  • la serenità delle ore passate in ufficio per il 76% • lavorare in un ambiente familiare per l’81% • un buon rapporto con i colleghi per il 78% • equilibrio tra vita lavorativa e vita privata è una priorità per il 78% degli intervistati. Great Place to Work Italia ha perciò stilato la classifica delle migliori aziende: la Best Workplaces 2019.   Migliori aziende dove lavorare: la classifica top aziende italiane Sono state premiate le migliori aziende italiane tra le 136 organizzazioni che hanno preso parte all'indagine sull'analisi di clima organizzativo. Queste compagnie rappresentano il miglior ambiente di lavoro nei quali aspirare a lavorare. Le aziende sono state suddivise all'interno di 4 sotto classifiche organizzate in base alla dimensione (numero di dipendenti). Great Place to Work classifica 2019  La peculiarità di questa classifica sta nel fatto che è basata principalmente sulle opinioni dei dipendenti delle aziende interessate alla qualità del proprio ambiente di lavoro; le persone compilando il questionario clima organizzativo.  Ecco le 4 aziende best workplaces italia 2019: 1. Il posto migliore dove lavorare in Italia, secondo Great Place to Work nella categoria oltre i 500 dipendenti è la catena d’Alberghi Hilton. 2. Nella categoria dai 150 ai 499 lavoratori il primo posto se lo aggiudica la multinazionale specializzata in it e apparati di networking Cisco Systems. 3. Nella categoria dai 50 ai 149 dipendenti trionfa Bending Spoons, tra le più grandi aziende al mondo per download di app. 4. L’ultima categoria comprende le aziende fino a 49 dipendenti, in questo caso l’azienda dove si lavora meglio è la multinazionale americana Cadence Design System. ...

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L'ENERGIA CHE VIENE DAL RUMORE
L'ENERGIA CHE VIENE DAL RUMORE
L'ENERGIA CHE VIENE DAL RUMORE

Trasformare il rumore dei macchinari industriali in energia elettrica grazie a un pannello fonovoltaico. È l'idea di Marco Zampieri, ceo di Eurikos, la startup di acoustic energy harvesting che da febbraio è entrata a far parte di Speed MI Up, l'incubatore di Università Bocconi e Camera di Commercio Milano Monza Brianza e Lodi, con il supporto del comune del capoluogo lombardo. Zampieri, laureato in fisica e studente di ingegneria nucleare all'Università di Pisa, ha progettato un nano generatore che ricicla il rumore accumulando energia elettrica da utilizzare per alimentare sensori e piccoli dispositivi. «L'idea è nata nel 2014 durante un laboratorio di acustica mentre frequentavo la triennale di fisica a Pisa - racconta Zampieri - e si è trasformata in realtà grazie al lavoro tecnico di Mauro David». Il team è formato da ingegneri, fisici e imprenditori e ne fanno parte anche Marco Santesso e Gianfranco Seminara. La missione dei quattro giovani è sfruttare il rumore generato da macchinari industriali, treni, metropolitane e aerei, per produrre energia pulita. «A esempio, se potessimo accumulare l'energia generata dalle turbine a gas presenti nelle industrie della raffinazione - spiega Zampieri - il pannello fonovoltaico potrebbe produrre circa 10 Watt al metro quadro». La startup, che nei mesi scorsi ha depositato la domanda di brevetto per il «convertitore elettromagnetico di potenza acustica», ha recentemente ottenuto un contributo da parte di Fondazione Alamo per sviluppare il progetto che si trova al terzo livello TRL3 di maturità tecnologica.

ENERGIA: IL MERCATO É LIBERO MA GLI ITALIANI NON SI FIDANO
ENERGIA: IL MERCATO É LIBERO MA GLI ITALIANI NON SI FIDANO
ENERGIA: IL MERCATO É LIBERO MA GLI ITALIANI NON SI ...

Continua a salire il numero di consumatori che scelgono il mercato libero dell'energia elettrica anche se il servizio di maggior tutela è sempre quello con più clienti. È questa la fotografia scattata dall'ultimo "Rapporto monitoraggio retail 2018" dell'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) che ha inquadrato come il mercato libero sia stato scelto dal 46 per cento delle famiglie e dal 58 per cento delle piccole e medie imprese (4,3 milioni). Totale 17,8 milioni di clienti. Scendendo in dettaglio, il mercato dell’energia conta 36,8 milioni di clienti: 29,4 milioni sono utenti domestici e 13,5 milioni hanno scelto di abbandonare la maggior tutela. Se si guarda l’aspetto geografico, le regioni con più cambi sono Umbria, Emilia Romagna e Piemonte (oltre il 50%). C’è di più. Sempre per il rapporto, ai giovani piace il mercato libero: è preferito da oltre il 60 per cento nella fascia fra i 20 e i 40 anni (costituiscono circa il 10% del totale). Tornando alle utenze domestiche, il flusso degli switching è stato costante negli ultimi sette anni: si è passati dal 21 per cento del 2012 al 25% del 2013, fino al 46 per cento del 2018. Ma in attesa della fine del servizio di maggior tutela, slittato a luglio del prossimo anno, anche i venditori di energia elettrica sono aumentati: le aziende attive oggi sono 554 rispetto alle 507 del 2017. Però, i gestori con milioni di clienti si contano sulle dita di una mano. Ma perché i consumatori non cambiano fornitore in presenza di offerte a prezzi inferiori relativamente a quella che stanno utilizzando? Secondo l'indagine "L'inerzia del consumatore nei mercati dell'energia" i motivi sono diversi. La ricerca, curata dalla professoressa Paola Valbonesi dell'Università di Padova e Centro Levi-Cases e da Marco Magnani del dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell'Università di Padova e Arera, a incidere sono la scarsa conoscenza del mercato dell'energia e delle componenti della bolletta. Non solo. Secondo Magnani «anche l'attaccamento al fornitore storico e la sfiducia nei «nuovi» operatori frena il cambiamento». La soluzione? «Si potrebbe prendere a esempio il sistema adottato in Texas dove l'Autorità locale ha introdotto un portale online che confronta le offerte dei fornitori e guida la scelta dei consumatori avvalendosi di un sistema basato sull'uso di stelline che valutano la qualità e la reputazione dei fornitori di energia elettrica».

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