IN EVIDENZA

CERVELLI IN FUGA, L’EMORRAGIA DELL’ITALIA
CERVELLI IN FUGA, L’EMORRAGIA DELL’ITALIA
CERVELLI IN FUGA, L’EMORRAGIA DELL’ITALIA ...

Italiani all’estero: in 10 anni 250mila È la fotografia della grande fuga dal nostro Paese: in dieci anni l'Italia ha perso un patrimonio umano paragonabile all'intera città di Verona. I dettagli nella ricerca di Fondazione Leone Moressa, ai microfoni di Popeconomy il ricercatore Enrico di Pasquale.  È "la meglio gioventù", sono i tanti ragazzi, 250 mila, che negli ultimi 10 anni hanno deciso di abbandonare l’Italia per buttarsi in una nuova avventura professionale e di vita. Se i numeri dei ragazzi in fuga spaventano ancora peggio è se si considera che con loro è volato via più di un punto di PIL, pari a 16 miliardi di euro. In media questi giovani hanno meno di 34 anni e da Lombardia, Sicilia, Veneto e Lazio partono per il nord Europa: Inghilterra e Germania soprattutto. Per quanto riguarda la motivazione principale è il lavoro. Se infatti il tasso d’occupazione dei ragazzi tra i 15 e i 24 in Italia è del 17%, la percentuale dei giovani italiani che risiedono all’estero è del 51%.  Una delle mete più ambite è senz’altro l’Inghilterra, seguita da Germania, Svizzera e Francia. In attesa di capire se Brexit porterà i giovani a mitigare le migrazioni nel Regno Unito, Londra, come accennato, resta la meta preferita dai ragazzi italiani: la scelgono il 19,3% di quelli partiti negli ultimi dieci anni. Ecco ai microfoni di Popeconomy la voce dei nostri connazionali che hanno lasciato l'Italia per Londra. Ma non c’è solo l’Europa tra le destinazioni di questi giovani emigrati. Ai primi posti nelle mete preferite compaiono, infatti, anche USA, Brasile, Australia. In realtà il fenomeno qui considerato non è unico e solo: avevamo già visto che quasi il 50% dei laureati è pronto a lasciare il nostro Paese, stiamo quindi parlando di risorse altamente qualificate. La fuga dei giovani dall’Italia è quindi una realtà che si sviluppa non solo ai diversi livelli sociali ed economici e culturali, ma anche per motivi che occorre approfondire. L’Italia È un Paese per vecchi Volendo storpiare un po' il titolo di un celebre film dei fratelli Coen, potremmo dire che l’Italia è un Paese per vecchi. Abbiamo già visto che gran parte della giovane forza lavoro italiana, più o meno qualificata, fugge verso altri Paesi alla ricerca di un futuro professionale e di vita che sia migliore, quindi la domanda sorge spontanea: chi resta in Italia? Gli anziani. A dircelo è l’Istat.  L’Italia è il secondo Paese al Mondo per longevità delle persone infatti possiamo vantare oltre 15 mila persone sopra i 100 anni. Secondo Eurostat, da qui al 2050 gli anziani aumenteranno di circa 6 milioni, diventando così un terzo della popolazione. Attenzione però, non che la longevità sia un fattore negativo, anzi, solo che il progressivo invecchiamento della popolazione, il maggior numero di persone anziane coincide con una recessione economica e demografica. C'è quindi il progressivo invecchiamento che, potremmo dire, va a braccetto con il crollo delle nascite: nel 2018 sono stati registrati all’anagrafe 439mila bambini vale a dire 140 mila in meno rispetto a dieci anni prima. Con questo ritmo da qui al 2050 il numero di coloro che hanno tra i 15 e i 64 anni crollerà in maniera vertiginosa. In Italia si fanno pochi figli (in media 1,32 per donna) e il saldo tra nati e morti è negativo da oltre 25 anni. Ma, come accennavamo, la crisi non è solo demografica. L’invecchiamento della popolazione è influenzato e influenza a sua volta la condizione economica dei giovani ragazzi italiani. Gli indicatori della povertà assoluta, tra l’altro passati negli ultimi dieci anni dal 3,6 all’8,4%, toccano i loro vertici in corrispondenza dei ragazzi che hanno tra i 18 e i 34 anni. Il nostro Paese ha il tasso di occupazione nella fascia 25-29 anni più basso d'Europa: il 54,6% contro una media U.E del 75%. Sempre in questa fascia d’età il tasso di NEET è il più alto d'Europa: 30,9% a fronte di una media U.E del 17.1%. Inoltre il livello d’istruzione dei ragazzi in questa fascia d’età è molto basso: solo il 27,6% è laureato, quasi 12 punti in meno rispetto alla media europea. La piaga della disoccupazione giovanile L’Istat aveva messo la luce su alcuni dati importanti relativi alla disoccupazione. Ad agosto il tasso di disoccupati era sceso al 9,5%, il minimo dal novembre del 2011. In particolare, i dati sulla disoccupazione giovanile, vale a dire tra i ragazzi che hanno tra i 15 e i 24 anni, sono molto buoni: in questo caso c’è stato un calo dell’1,3%, il tasso più basso da agosto del 2010.  Non dobbiamo illuderci però. Se la disoccupazione è calata, non è invece aumentata l’occupazione. Ad agosto infatti l’occupazione era ferma, e questo valeva non solo in generale ma anche e soprattutto per gli under25 che, addirittura hanno perso 23mila posti di lavoro. Questo vuol dire che in Italia la situazione occupazionale è sostanzialmente stagnate e gli unici miglioramenti constano di palliativi che cercano di limitare il danno o meglio l’emorragia del lavoro mancato, così potremmo chiamarla, principale causa della fuga di tanti ragazzi dal nostro Paese. Insomma i ragazzi intorno dai 25 anni in su, i millennials sono perseguitati dalla disoccupazione o, almeno da una mancanza vera di prospettiva occupazionale. Il mercato italiano cerca così di limitare i danni, di “metterci una pezza” si direbbe, ma non basta perché se è vero che dalle ultime rilevazioni Istat un dato positivo c’è, lo abbiamo visto con la riduzione della disoccupazione, è pur vero che in Italia non si creano le alternative, non c’è una spinta propulsiva che porta le persone a cercarsi un lavoro. Tutto questo è riconfermato, lo avevamo accennato prima, da un numero vertiginoso d'inattivi che continua a crescere. Ad agosto ci sono stati 73mila inattivi in più. Tra i giovani sotto i 25 anni gli inattivi sono aumentati di 59mila unità. Sono i NEET (Neither in Employment nor in Education or Training) e il nostro Paese ne vanta il primato in Europa (dopo di noi solo Grecia, Bulgaria, Romania e Croazia) con ben 2.116.000 tra i 15 e i 19 anni, una cifra che è il 23,4% del totale dei giovani della stessa età. Il 47% dei NEET hanno età compresa tra 25 e i 29 anni, nel 38% ragazzi tra i 20 e i 24 e il restante 15% nella forchetta 15-19 anni. I NEET sono così distribuiti sul territorio nazionale: nel Nord sono il 15,5%, nel Centro il 19,5% e nel Sud il 34%. L’apporto dell’immigrazione Se si considera chi va e chi resta, non si può non considerare chi viene. L’immigrazione è al centro di questo nostro ragionamento ed è quindi necessario prendere in considerazione alcuni dati forniti sempre dalla Fondazione Leone Moressa per capire se e quanto questo abbia inciso su bilancio della nostra popolazione.  Negli ultimi quattro anni i nuovi cittadini per acquisizione della cittadinanza sono stati oltre 638mila. Se non ci fosse stato questo flusso la popolazione italiana sarebbe calata di 1 milione e 300 mila unità. Nel 2018 i 2,5 milioni di lavoratori stranieri hanno prodotto una ricchezza di 139 miliardi di euro, pari al 9% del PIL.  C’è inoltre una tendenza da considerare: la presenza di stranieri in Italia, si è stabilizzata negli ultimi anni con 5,2 milioni di persone residenti a fine 2018 vale a dire l’8,7% della popolazione totale. Nel flusso migratorio c’è una prevalenza di donne, 52% provenienti per di più da Romania, 23%, Albania, 8,4% e Marocco, 8%. Baby Boomer più tech dei millennials Ma quali millennials, acquistare l'auto su internet è roba da Baby Boomer. Lo rivela una ricerca dell'osservatorio di MiaCar, il primo portale dell'e-commerce delle auto in Italia. Ecco ai microfoni di Popeconomy il fondatore e amministratore delegato di MiaCar, Lorenzo Sistino. Il social network delle auto Si chiama Popmove e si è aggiudicata il premio "Best Digital Startup" agli NC Digital Awards 2019. Il premio che celebra il meglio della comunicazione digitale e dell'innovazione italiana è stato assegnato ad Alberto Cassone, presidente di Hurry! e creatore di pop Popmove, il primo Social Mobility Network, una piattaforma che consente a chiunque di noleggiare un’auto per quanto tempo si vuole. Deepfake, banditi dalla California  Si chiamano deepfake ovvero i video con immagini e audio manipolato e in California sono diventati un reato se l'oggetto della caricatura digitale è un politico. Storpiare le dichiarazioni di un candidato sarà punito dalla legge, una misura contro le campagne elettorali giocate con armi sporche. La legge permetterà tuttavia video simili se fatti a scopo satirico.

RIDER, ARRIVA IL NUOVO CONTRATTO
RIDER, ARRIVA IL NUOVO CONTRATTO
RIDER, ARRIVA IL NUOVO CONTRATTO

Rider, con il contratto Basta con il cottimo: in arrivo le tutele per i ciclo fattorini. Sono 3 le parole d'ordine sulle quali si muove il nuovo contratto: salute, sicurezza e previdenza. Ci vorranno 12 mesi di tempo per trovare un accordo tra imprese e sindacati: senza intesa scatterà il lavoro subordinato. Il provvedimento dovrebbe garantire divieto di cottimo, paga minima oraria legata al Contratto Nazionale, salute, sicurezza e tutele previdenziali, per chi svolge l’attività occasionalmente. Nel concreto ci sarà un doppio binario per l’applicazione dell’emendamento: Per i ciclo fattorini impiegati in maniera continuativa sono previste le tutele del lavoro subordinato. Per quelli che lavorano in maniera occasionale c’è un pacchetto minimo di diritti inderogabili.  In linea di massima l’emendamento stabilisce che i rider “non possano essere retribuiti in base alle consegne effettuate e che debba essere garantito un compenso minimo orario in base ai minimi tabellari stabiliti da contratti collettivi nazionali di settori affini o equivalenti”. Nello specifico: “deve essere garantita un’indennità integrativa non inferiore al 10% per il lavoro svolto di notte, durante le festività o in condizioni meteorologiche sfavorevoli”. Il Ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo ha specificato chiaramente quale sia l’obiettivo del provvedimento: "Stimolare la contrattazione collettiva regolare in concretamente la figura dei rider".  Rider, c’è chi dice no Tutto è bene quel che finisce bene dunque? Non proprio. Tra i rider c'è anche chi non è d'accordo: il gruppo del no si riunisce sotto la sigla ANAR, Associazione Nazionale Autonoma dei Riders. Nicolò Montesi, il loro portavoce, ci racconta meglio la loro posizione. Sostiene che l’emendamento sia pericoloso e totalmente inutile dal momento che obbliga le piattaforme a trovare un accordo coi sindacati tradizionali. Infatti i rider iscritti ai sindacati sono pochissimi e il motivo è semplice: sono lavoratori autonomi, e quello che propongono i sindacati è lontanissimo da quello che a loro interessa.  Internet in festa Dal 10 al 13 ottobre, a Pisa, appuntamento con l'Internet Festival. Oltre duecento eventi sparsi per la città si terranno durante i quattro giorni.  Reinventing 2019  Torna Reinventing: alta formazione per i "professionisti del bene". “Nuove idee e nuovi strumenti per costruire un mondo migliore” è il titolo della due giorni dedicata all'innovazione del mondo no profit: a Milano il 10 e l'11 ottobre. Il Nobel delle batterie Se ogni giorno possiamo usare il nostro smartphone lo dobbiamo anche a loro: stiamo parlando di John B. Goodenough, M. Stanley Whittingham e Akira Yoshino, vincitori del Nobel per la chimica 2019. Sono stati loro, infatti, ad inventare le batterie agli ioni di litio. Non solo telefoni cellulari ma anche computer e auto elettriche, un'invenzione che segnerà anche la mobilità del futuro.

PIÙ SOLDI PER LE AZIENDE GREEN
PIÙ SOLDI PER LE AZIENDE GREEN
PIÙ SOLDI PER LE AZIENDE GREEN

EUROCHAMBRES Economic Forum 2019  Ben 160mila euro di benefici economici per le imprese del settore dei metalli, 400mila per le imprese manifatturiere che producono alimenti e bevande, 27mila euro o il 10% del fatturato per le imprese dell'ospitalità e infine il 4% di ricavi in più per il settore automobilistico. Benefici per le aziende dunque ma rivolte a investimenti sulla circolarità dell'economia. C'è chi lo sta facendo già in Italia, come aziende nell'edilizia o nel riciclo dei rifiuti. Se ne è discusso a Roma in occasione della terza edizione dell’EUROCHAMBRES Economic Forum 2019 (EEF), organizzato da Eurochambres e Unioncamere. Il tema discusso è quello d’individuare misure e incentivi per aiutare le imprese a compiere una crescita sostenibile. Si confronteranno i vertici di Unincamere,  associazione rappresenta 1.700 camere di commercio di 43 paesi europei, punto di riferimento per oltre 20 milioni d'imprese. Economia circolare in Italia  L'Italia? Quasi il 25% delle imprese industriali e terziarie ha già adottato politiche green, a dirlo il vicepresidente vicario di Unioncamere Andrea Prete, partner dell'evento. L’Europa si sta muovendo verso un’economia non solo più green ma anche più circolare che utilizza il modello del riutilizzo e del riciclo per svilupparsi. Sembra però che non sia stato fatto ancora abbastanza; cosa resta da fare quindi? Ridurre gli ostacoli normativi soprattutto relativi alle sostanze chimiche, ai prodotti e ai rifiuti. Abbattere le barriere alla circolazione delle materie prime secondarie. Stimolare l'innovazione e creare nuovi modelli commerciali. Far sì che le misure di efficienza non limitino la possibilità d’innovarsi delle imprese.  Migliorare i sistemi di raccolta dei rifiuti non solo all’interno dell’Europa ma anche al di fuori di essa.  Ma com’è messa l’Italia nel panorama europeo? Nell’ambito green il nostro paese può vantare alcuni importanti primati. A dircelo è uno studio condotto da Unioncamere e Symbola. Ben ¼ delle imprese agricole nostrane negli ultimi 5 anni ha puntato su un’economia green.  Sempre parlando di agricoltura le emissioni di gas serra generate dalle aziende agricole nostrane ammontano a 569 tonnellate vale a dire il 46% di gas serra in meno della media UE a 28. Il nostro Paese ha, inoltre, il minor numero di prodotti agroalimentari con residui di pesticidi pari allo 0,48%, vale a dire ben sette volte inferiore rispetto ai prodotti francesi e di 4 volte di quelli spagnoli e tedeschi. L’Italia vanta, con il 76,9%, il primato in Europa come riciclo totale dei rifiuti: stiamo parlando del 76,9%, vale a dire più del doppio della media europea. Dopo di noi Francia (53,6%), Regno Unito (43,6%) e Germania (42,7%). Ma quanto incide tutto questo sui numeri della nostra economia? Il modello green vanta il 13% degli occupati complessivi del nostro Paese. Inoltre, l'Italia è la prima Nazione in Europa per dematerializzazione dell’economia. Questo vuol dire che ogni kg di risorsa consumata porta a 4 euro di PIL, molto di più della media europea che si attesta sui 2,24 euro. Il giorno più bello si tinge di green A proposito di green economy anche il giorno del matrimonio diventa sostenibile. È l'idea della startup di Caterina Maestro, il primo servizio di noleggio fashion che ci racconta gli ingredienti per una cerimonia consapevole. Futuro tech a stelle e strisce. Ci sono 250mila nuove opportunità di formazione: è il progetto rivolto ai lavoratori americani annunciato da Ivanka Trump e il CEO di Google Sundar Pichai. Il progetto è rivolto a chi necessita di reinserirsi nel mondo lavorativo: nuove skills soprattutto a carattere tecnologico. Pioggia di soldi per il Joker  Ben 93,5 milioni di dollari in un weekend, una distribuzione di 4.374 copie in altrettante sale cinematografiche: mai nessun film in uscita nel mese di ottobre è riuscito a fare di meglio. Il film di Todd Phillips entra nella leggenda del botteghino.

THE SHOOTER - IVANA SPAGNA
THE SHOOTER - IVANA SPAGNA

Ivana Spagna, "1954"  Ivana Spagna, icona degli anni '80 e '90, racconta a Michele Monina il suo nuovo progetto che l'ha riportata sulla scena: “Cantare è una mia passione: la mia carriera e il mio successo sono stati una conseguenza di questo. Certamente vivo dei miei brani passati ma volevo fare qualcosa di nuovo. So che è difficile realizzare e promuovere un disco senza una multinazionale dietro ma mi sono detta, rischiamo, così me lo sono autoprodotto e non è stato facile". "Ho fatto questo album col cuore, sono stata un po’ un’incosciente, ho ascoltato canzoni che mi piacevano e le ho messe dentro, altre le ho fatte io. Ho inserito 3 brani miei e canzoni di altri autori perché volevo entrare anche in altri mondi e nel videoclip della mia canzone ho voluto che partecipassero due bambine perché per me è stato un po’ come tornare all’infanzia. In questo senso io gioco con le emozioni: c’è, ad esempio, un brano che faccio a tutti i concerti e che è dedicato ai miei genitori, c’ho messo più di una settimana a scriverlo perché iniziavo sempre a piangere e questo il mio pubblico lo percepisce. Il singolo è “Nessuno è come te” e l’album si chiama “1954”, la mia data di nascita, il Dicembre del '54. Dare questo titolo all'album è stato molto importante perché per me è stato come liberarmi dall’ossessione dell’età, come se avessi esorcizzato un'età che spesso si sente come una colpa. Io proseguo la strada di Ivana Spagna di 10 anni fa e non so se è la strada dei ragazzi di oggi, sono solo coerente con quello che ho fatto. Oggi con l’Hit Pop la musica guarda molto gli anni ’80. La gente mi chiede come mai vadano tanto le canzoni di quegli anni, se c’è un segreto: lì c’era il ritmo ma c'era anche una melodia, ecco qual è il segreto".

THE SHOOTER - VITTORIO DE SCALZI
THE SHOOTER - VITTORIO DE SCALZI

Vittorio De Scalzi e Sanremo Vittorio De Scalzi, fondatore della celebre band dei “New Trolls”, non è sono un artista e cantante di fama storica nel nostro Paese ma anche il Presidente della Commissione di Area Sanremo che per la prima volta è formata da tutti artisti: “Sono onorato di farne parte. È un riconoscimento alla mia vita e carriera. Mi ritengo fortunato perché la mia passione me la porto dietro ancora. Essere presidente di una regia con artisti, che stimo molto, mi onora: vorrei dare al futuro di questi giovani un po’ del mio passato”. Da Sanremo alla trap “Io ho un figlio che fa trap e spesso vado in studio da lui e vivo un conflitto tra "vecchia" e "nuova" musica. Una volta sono andato in studio da lui, gli ho suonato un pezzo con la chitarra classica e lui, con uno strumento, ha disintegrato il suono e qui mi viene in mente il 1971: al Festival di Sanremo eravamo accoppiati con Sergio Endrigo che aveva scritto una canzone romantica bellissima e noi l’abbiamo disintegrata e presentata in una formazione rock, perciò le nuove generazioni devo prendere la musica e cambiarla. Io ho partecipato 7 volte al Festival e non è andata mai bene però mi ha dato visibilità”.  I progetti di oggi “Adesso sto preparando un libro con Massimo Cotto, dove sto raccontando questi 50 anni con Luigi Tenco, con i Rolling Stones, perché noi aprivamo i loro concerti, e che sarà accompagnato dai miei brani. Poi c’è la mia parte cantautorale, la mia anima segreta. Addirittura io mi sono occupato di musica regionale, in genovese, prima di Fabrizio (De André): nel 1967 ho scritto una canzone in dialetto che tutti credono essere una canzone antica della tradizione genovese. Per me la musica ha tanti colori e sfaccettature che voglio affrontare. Io vedo che tutto si assomiglia: ci vorrebbe più voglia di sperimentare. Oggi tutti si mettono al computer e creano o modificano un suono: ma le parole? I testi? La poesia? Per fortuna oggi sento nei giovani la voglia di cambiare. Noi quando andavamo in studio di registrazione eravamo in fibrillazione perché quello era un punto di arrivo, non di partenza”.

THE SHOOTER – ALBERTO FORTIS
THE SHOOTER – ALBERTO FORTIS

“Per girare il video del nuovo singolo in uscita abbiamo utilizzato il metodo dell’ologramma: mi sono esibito sia in studio che nel mezzanino del metrò di Wagner, questo perché c’era una grande attinenza con il testo della canzone, MamaBlu, che parla d'integrazione e di questa società che diventa sempre più multicolor. I due protagonisti della canzone sono una donna afro che aspetta un bimbo e la metropolitana che è dove si svolge la quotidianità. Mi son addentrato nel mondo dell’ologramma e ho visto che partirà a breve The Resurrection Tour di Michael Jackson: avendo filmato tantissimi suoi concerti adesso ne ricreano l’ologramma. Un’esibizione live con l’orchestra vera, dal vivo, come la scenografia, ma di Jackson c’è l’ologramma: le tecniche oggi di riproduzione sono così avanzate che non ci si accorge nemmeno che non sia reale. Sembra che progetti del genere si svilupperanno anche per i Doors e orse su John Lennon”.  “La musica è uno specchio dei tempi, una musa sociale ed epocale. È diventata liquida e questo è il primo grande spartiacque generazionale. Le situazioni di classifica parlano di un polo al Nord e uno al Sud e potrebbero convivere. Un vizio di forma che rovina molte cose nel modo di gestire la musica è la categorizzazione ma la sostanza non cambia nel tempo. C’è un problema di sostanza: parliamo della trap: mi piace la ritmica, mi piace quando riesce a essere intelligente con la contestazione ma ad oggi vedo una volgarità che è fine a sé stessa. Molti artisti sono consci di questo: è come se fossero gadget di una linea di moda che fanno comodo, fanno numeri e non danno fastidio a nessuno. Stiamo attenti alla sostanza perché diventa un trash diseducativo e la società ne risente perché non è educata alla sensibilità. Adesso tocca vedere chi ha ragione: questi addetti ai lavori un po’ vili che dicono che questo è quello he le generazioni giovani vogliono o chi dice che ci sono generazioni giovani che non sono raggiunte da altre informazioni? Secondo me il muro di gomma è di chi gestisce: se format televisivi invitano artisti trap che cantano volgarità fini a se stessi e poi si fa loro i complimenti dicendo che fanno letteratura moderna, allora c’è qualcosa che stride. La musica è la più onesta delle religioni perché non fa né minacce né promesse”.

FONDI COMUNI DI INVESTIMENTO: COSA SONO?
FONDI COMUNI DI INVESTIMENTO: COSA SONO?
FONDI COMUNI DI INVESTIMENTO: COSA SONO? ...

Fondi di Investimento: cosa sono? I Fondi Comuni di Investimento sono il modo più diffuso per investire i propri risparmi perché sono considerati la scelta meno rischiosa. Sono pochi, infatti, i privati che comprano direttamente  strumenti finanziari. Gran parte degli investitori si rivolge a consulenti, fondi, banche e istituzioni. Come funzionano i Fondi di Investimento? Si tratta di una società che raccoglie i soldi dei risparmiatori e li rinveste.  Fondi di Investimento: pro e contro Sono tre i vantaggi d'investire in Fondi di Investimento: Affidarsi a degli esperti. Economia di scala, vale a dire che investire con tantissimi soldi costa di meno. Diversificazione e rischi più bassi. Investire in più mercati diversi e slegati fra di loro è molto più conveniente. Diversificando si riduce le probabilità che tutti i mercati vadano male nello stesso momento è più bassa. Gli svantaggi dei Fondi d’investimento  I costi di gestione Mancanza di controllo Possibili conflitti d’interesse Fondi a gestione attiva Sono attivi perché le persone decidono dove mettere i loro soldi. I fondi a gestione attiva si differenziano fra loro per funzionamento e per tipo d'investimento. Alcuni fondi accreditano i guadagni sotto forma di cedole, altri invece reinvestono le plusvalenze. Alcuni fondi consentono di ritirare la propria quota di partecipazione al fondo quando lo si preferisce mentre, in altri casi, questo non è possibile. Per quanto riguarda le differenze d’investimento, moltissimi sono fondi con un portafoglio molto diversificato per minimizzare i rischi. Esistono anche i “fondi di fondi” che, al posto di comprare direttamente gli strumenti finanziari, comprano quote di altri Fondi comuni di investimento garantendo così un portafoglio molto diversificato. Esistono anche fondi etici dove gli investimenti vengono fatti con criteri etici che sono la priorità rispetto al rendimento assoluto. Fondi a gestione passiva Esistono dei fondi che hanno una gestione passiva e questi sono 2: Gli Index fund: con lo scopo di permettere ai privati che non hanno i soldi di comprare autonomamente tutti i titoli. Gli ETF:  che uniscono i soldi dei risparmiatori e li investono. Gli ETF sono titoli con lo stesso funzionamento degli Index Fund, con la differenza che vengono trattati come titoli azionari, quindi sono quotati in borsa e vengono scambiati esattamente come le azioni. Un indice finanziario è un paniere di titoli, cioè tanti titoli diversi messi insieme.  Italia 40 è l’indice delle 40 società con maggiore capitalizzazione in Italia. DAX è l’indice delle 40 società in Germania. Indice Standard & Poor’s 500 contiene le più grandi 500 aziende americane per capitalizzazione.  Il primo Index Fund è stato fondato da John Bogle negli anni ‘70.  Si era accorto che la maggior parte dei Fondi comuni d’investimento, al tempo tutti a gestione attiva, non ottenevano quasi mai risultati più alti rispetto a quelli che avrebbero ottenuto investendo direttamente nell’Indice Finanziario S&P500, specialmente a causa dei costi di gestione.  Questi fondi essendo a gestione passiva hanno dei costi di molto più bassi di quelli a gestione attiva. 

DIFFERENZA TRA AZIONI E OBBLIGAZIONI
DIFFERENZA TRA AZIONI E OBBLIGAZIONI
DIFFERENZA TRA AZIONI E OBBLIGAZIONI

Obbligazioni: nazioni vs aziende Quando le aziende hanno bisogno di fare investimenti per crescere possono vendere quote per raccogliere fondi. Sono le azioni, ma non sono l’unico che le imprese hanno per ottenere denaro; c’è un’alternativa e sono le obbligazioni.  Quando sono emesse dalle nazioni, sempre col fine di finanziarsi, le obbligazioni sono titoli di debito. Vale a dire che acquistandole non si fa altro che acquistare una fetta di debito, prestando dei soldi in cambio di un titolo che fa da garanzia per la restituzione di quella somma di denaro. Quando sono emesse dalle aziende, le obbligazioni si chiamano obbligazioni societarie. Differenza tra azioni e obbligazioni? Chi compra un’azione sta comprando un pezzettino di azienda assumendosi il rischio di perdere tutto nel caso l’azienda fallisca e il guadagno proporzionale alle performance dell’azienda. Chi compra un’obbligazione non sta diventando socio, ma sta solo prestando del denaro all’azienda: il guadagno, cioè gli interessi, è già deciso in partenza e non importano le performance dell’azienda, eccetto nel caso vada in default ma anche in quel caso i primi a essere ripagati sono i detentori delle obbligazioni cosiddette “senior”, le più sicure, mentre le “subordinate” hanno un tasso di rischio più elevato. Per capirci, nel caso di Parmalat, che nel 2003 è andata in bancarotta, gli azionisti hanno perso l’intero valore delle loro azioni, mentre le obbligazioni almeno in parte sono state ripagate. Ma come funziona il debito (pubblico e non) Ma se l’acquisto delle obbligazioni è l’acquisto di un debito, è lecito chiedersi come funziona questo. Quando si chiede un prestito ci si impegna a ripagare al creditore sia i soldi che ho chiesto in prestito sia gli interessi, cioè il costo del debito. Di contro, chi presta del denaro compie un investimento perché riceverà indietro la somma prestata con l’aggiunta degli interessi. Gli interessi che riceviamo dalle obbligazioni si chiamano cedole e vengono pagate ogni tre, sei o dodici mesi fino alla scadenza dell’obbligazione. Alcune obbligazioni invece non pagano cedole ma pagano sia il capitale prestato che l’interesse allo scadere dell’obbligazione. Obbligazioni a rischio Per definizione ogni investimento comporta un rischio che, nel caso del debito, consiste nel fatto che la somma possa non essere restituito.  Quando una nazione o una società non riesce a ripagare i propri debiti si dice che va in “default”. Le obbligazioni verso debitori più a rischio default hanno un rendimento maggiore di quelle verso debitori più sicuri: in altri termini le obbligazioni più rischiose rendono di più rispetto a quelle che lo sono meno. Ne consegue che un’azienda in difficoltà emetterà obbligazioni che rendono più interessi rispetto a quelle di un’azienda sana perché ovviamente il rischio è maggiore. Un esempio? I buoni del tesoro italiani sono ritenuti più rischiosi dei Bund Tedeschi, infatti rendono di più. Cos’è lo spread? Si tratta della differenza tra due rendimenti in una tipologia d'investimento. Negli ultimi anni, dopo la grande crisi dei Paesi che adottano l’euro, con il termine spread s’intende principalmente la differenza di rendimento tra l’obbligazione emessa da un paese sovrano appartenente alla zona Euro e il Bund tedesco, vero punto di riferimento del mercato. In generale non è una buona cosa che gli interessi dei titoli di Stato si alzino troppo perché significa che per la nazione è sempre più costoso indebitarsi e che il debito pubblico aumenta più velocemente. Mercato obbligazionario: come funziona? Le obbligazioni possono avere scadenza dopo pochi mesi o dopo decine di anni, ma non bisogna necessariamente aspettare la scadenza per ricevere il denaro. In ogni caso si può decidere di vendere prima del tempo un’obbligazione. Infatti esiste il mercato obbligazionario nel quale si comprano e si vendono questi titoli di debito. Come al solito il prezzo di queste obbligazioni lo decide il mercato. Ovviamente le obbligazioni più rischiose, a parità di rendimento, saranno meno appetibili quindi il prezzo sarà più basso, mentre quelle più sicure a parità di rendimento avranno un prezzo più alto.

SOS VILLAGGI DEI BAMBINI, UN IMPEGNO VERO PER I MINORI
SOS VILLAGGI DEI BAMBINI, UN IMPEGNO VERO PER I MINORI
SOS VILLAGGI DEI BAMBINI, UN IMPEGNO VERO PER I ...

SOS Villaggi dei bambini: cos'è? Se adottare i bambini può essere difficile, se gli alti costi e i lunghi tempi possono essere un ostacolo insormontabile c’è sempre la possibilità di aiutarli attraverso alcuni progetti. Basta donare 1 euro al giorno per assistere questi bambini e dar loro un’infanzia serena. SOS villaggi dei bambini è presente in Italia con 8 progetti e si occupa in 135 Paesi al mondo sia di accogliere gli infanti privi di adeguate cure parentali che di supportare le famiglie affinché siano in grado di occuparsi dei propri bambini. Sono i minori il fulcro intorno al quale ruota il progetto SOS villaggi dei bambini perché l’obiettivo è resta comunque uno: restituire loro un’infanzia serena.  SOS villaggi dei bambini è nata nel 1949 e, in Italia, si occupa non solo dell’accoglienza e del rafforzamento familiare ma anche di tutelare e garantire i diritti dei più piccoli. Proprio per questo motivo l’associazione fa parte dell’Osservatorio Nazionale Infanzia e Adolescenza. I beneficiari di questi programmi sono 87.100. In Italia sono oltre 700, tra ragazzi e bambini, i coinvolti nell’operazione di SOS villaggi dei bambini. Un aspetto importante al quale guarda l’associazione è quello di occuparsi in particolar modo dei bambini che vivono fuori dalla propria famiglia d’origine. Si tratta dei care leavers cioè i ragazzi che hanno vissuto fuori famiglia fino a 18 anni e che, raggiunta la maggiore età, si ritrovano senza gli strumenti necessari per affrontare la vita. Oggi i care leavers in Italia sono ben 3mila. Per loro è stato stanziato un fondo sperimentale che li aiuti ad affrontare in maniera meno difficile il passaggio alla vita adulta: è il progetto “Prepare for leaving care” che coinvolge oltre 60 care leavers.   Un altro problema importantissimo del quale si occupa SOS villaggi dei bambini è quello della violenza sulle donne. L’associazione è a fianco di donne e bambini perché nessuno, soprattutto i più indifesi, deve subire alcun tipo di violenza ma. Tutti hanno il diritto di vivere nel mondo in assoluta pace ed S.o.s villaggi dei bambini si batte proprio per questo. 

AI.BI. CONTRASTA L'EMERGENZA ABBANDONO DI BAMBINI
AI.BI. CONTRASTA L'EMERGENZA ABBANDONO DI BAMBINI
AI.BI. CONTRASTA L'EMERGENZA ABBANDONO DI BAMBINI ...

AI.BI. Associazione amici dei bambini Come salvare i bambini soli e abbandonati? Con l’adozione internazionale che permette a tante mamme e papà soli di avere un pargolo da accudire. Un iter complesso per chi deve comunque garantire le procedure burocratiche. Come fare e a chi rivolgersi? AI.BI. è un’associazione di genitori adottivi e affidatari che da più di 35 anni con i suoi 24 uffici in 30 Paesi sta cercando di far sentire il grido dei bambini abbandonati. È difficile stabilire quanti siano nel mondo ma, a oggi, le stime ci parlano di 180 milioni. AI. BI. è un’organizzazione non governativa che lavora al fianco dei bambini ospiti negli istituti di tutto il mondo per combattere l’emergenza abbandono: da inizio 2019 è riuscita a dare una casa a 8 bambini. Requisiti per l’adozione I requisiti per l’adozione internazionale sono gli stessi per l’adozione nazionale, e sono previsti dall’art. 6 della legge 184/83 (come modificata dalla legge 149/2001). Secondo questa "L’adozione è permessa ai coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni, o che raggiungano tale periodo sommando alla durata del matrimonio il periodo di convivenza prematrimoniale e tra i quali non sussista separazione personale neppure di fatto e che siano idonei a educare, istruire ed in grado di mantenere i minori che intendano adottare". I requisiti base per l’adozione sono: Essere in due Essere coniugati quando si presenta la dichiarazione di disponibilità Se il matrimonio è stato contratto da meno di tre anni occorre provare con documenti o per testimonianza la continua e stabile convivenza per un periodo almeno di 3 anni. Non avere in corso nessun procedimento di separazione. Età per adottare un bambino Differenza minima tra adottante e adottato è di 18 anni; Differenza massima tra adottanti e adottato è di 45 anni per uno dei coniugi, di 55 per l'altro. Tale limite può essere derogato se i coniugi adottano due o più fratelli e se hanno un figlio minorenne naturale o adottivo. Questi limiti servono per garantire all’adottato genitori idonei ad allevarlo come se fosse in una genitorialità naturale. Il problema spesso è che l'abbinamento con il bambino adottabile è sancito dall'Autorità straniera quindi i limiti temporali stabiliti dal codice italiano hanno un’efficacia relativa. Adottare un bambino all’estero Le persone residenti in Italia che vogliono adottare un minore residente all’estero possono farlo presentando una dichiarazione di disponibilità al tribunale per i minorenni del distretto in cui hanno la residenza affinché questo dichiari la loro idoneità all’adozione. Una volta ottenuta, la coppia avrà un anno per assegnare mandato a uno degli Enti Autorizzati dalla Commissione delle Adozioni Internazionali per compiere l’iter necessario a finalizzare l’adozione.

LAIVIN PORTA TEATRO E MUSICA NELLE SCUOLE
LAIVIN PORTA TEATRO E MUSICA NELLE SCUOLE
LAIVIN PORTA TEATRO E MUSICA NELLE SCUOLE ...

Progetto LAIVin  LAIVin si occupa di promuovere le arti, la musica, il teatro grazie ad una capillare rete di residenze che permette alle scuole di scatenare la creatività dei propri studenti. A parlarci di questo è Marina Visentini, presidente dell’associazione Etre: “Il progetto LAIVin è il risultato di un matrimonio tra due percorsi che la fondazione Cariplo ha intrapreso circa una decina di anni fa e che si occupa di promuovere laboratori musicali o teatrali in tutta la Lombardia”. E cos’è invece Etre? Ci risponde sempre Marina Visentini: “Etre mette insieme 13 realtà residenziali multidisciplinari lombarde che in questo progetto in particolare supportano e promuovono i progetti di queste scuole lombarde e beneficiano di un contributo da parte di Fondazione Cariplo. Le scuole quindi realizzano laboratori teatrali o musicali durante tutto l'anno scolastico: in questi dieci anni abbiamo raggiunto circa 12mila studenti, 1000 docenti, 300 scuole e abbiamo realizzato 600 laboratori. Quest'anno in particolare ne abbiamo supportate 45”. Qual è la funzione di Fondazione Etre?  Attraverso le proprie residenze che sono disseminate in tutta la Lombardia, le scuole hanno la possibilità di promuovere, potenziare, supportare i propri progetti mettendosi in contatto con la realtà territoriale in cui operano. Quindi associazione Etre, attraverso le sue realtà multidisciplinari, aiuta le scuole a coproggetare, a promuovere i laboratori che verranno realizzati. 

JACK MA, IL GENIO CINESE CHE HA SFIDATO GLI U.S.A
JACK MA, IL GENIO CINESE CHE HA SFIDATO GLI U.S.A
JACK MA, IL GENIO CINESE CHE HA SFIDATO GLI U.S.A ...

Jack Ma: la nascita di Alibaba “Non voglio morire in ufficio, meglio in spiaggia”: con queste poche parole Jack Ma ha conquistato una popolarità che fino a quel momento (settembre 2018) non gli aveva garantito, fuori dalla Cina e dal mondo degli affari, il fatto di essere il fondatore di Alibaba. A 54 anni Ma, che è ancora l’uomo più ricco della Cina, ha deciso di andare in pensione e nell’autunno 2019, a 20 anni dalla fondazione, lascerà la presidenza esecutiva della sua creatura. Quella di Alibaba è una favola contemporanea con Jack Ma nei panni del genio della lampada. Un ragazzino che in piena rivoluzione culturale impara l’inglese facendo la guida ai turisti americani che visitano Hangzhou e il suo lago, dove finisce il gran canale che parte da Pechino. Jack Ma e la sua ascesa Jack Ma diventa professore d'inglese a metà degli anni ’90 del secolo scorso. Va negli Stati Uniti e scopre internet ma scopre soprattutto che in rete non ci sono i prodotti cinesi. Tornato a casa comincia a fare siti ma con una visione forte, consegnata in un video del 1999 che tutti gli startupper del mondo prima o poi hanno visto. “Noi possiamo osare di sfidare gli americani”, dice. Un tono  Missione riuscita. Jack Ma ha creato un gruppo che mette insieme e-commerce, sistemi di pagamento e agenzie di viaggi. Tutto online. Alibaba ha 500 milioni di clienti e vende più di Amazon e Ebay messi insieme. Nel 2014 il collocamento in Borsa ha fatto storia. Il più importante di tutti i tempi per un’azienda tech. Durante l’ultimo single day Alibaba ha incassato più di 30 miliardi di dollari. Ora Jack Ma vuole fare il filantropo, come Bill Gates.

I NUMERI DEL MERCATO EDITORIALE ITALIANO
I NUMERI DEL MERCATO EDITORIALE ITALIANO
I NUMERI DEL MERCATO EDITORIALE ITALIANO

Il mercato editoriale italiano Settembre 2019 vuol dire festival letteratura di Mantova e l’editore di SUR, Marco Cassini lancia l’hashtag fascetta onesta, fascetta gialla che avvolge i libri con commenti positivi e numeri di vendite, forse, un po’ gonfiati. Ma perché? Si tratta di una mera operazione di marketing della quale ci parla Francesco Giubilei, giovane editore nostrano che ci racconta anche come procede il mercato editoriale italiano. Questo è il settimo al mondo, superato ovviamente da Paesi come USA, Cina ed è popolato da ben 1500 case editrici che pubblicano 66mila libri l’anno. Il problema però non è quanto si pubblica ma quanto si legge. Secondo una statistica solo il 41% degli italiani ha letto un solo libro nell'ultimo anno e al sud la percentuale scende al 28%. Insomma, pare che il mercato italiano del libro stia uscendo dalla crisi anche grazie all’ebook e alla vendita online. Ma come funziona la pubblicazione e l'interazione tra l'aspirante autore e il possibile editore? Francesco Giubilei ci racconta un aneddoto al riguardo: “Un giorno mentre partecipavo ad una Fiera del libro mi si è avvicinata una signora con un manoscritto e quando le chiesi di cosa si trattasse, lei mi disse che era un giallo che voleva pubblicare con noi. Successivamente le mostrai la nostra collana di narrativa in cui erano pubblicati anche alcuni gialli ma lei rispose che lei non leggeva libri gialli. È importante considerare che devono esserci regole precise per inviare manoscritti. Prima di tutto conoscere bene la casa editrice, il suo catalogo e seguirla alle principali fiere del libro. Oggi gli editori accettano manoscritti inviati via mail. Anche qui ci sono regole come ricercare sul sito della casa editrice la sezione manoscritti. Noi, ad esempio accettiamo manoscritti in formato Word corredati da biografia dell’autore e sinossi del manoscritto, vale a dire una sintesi dello scritto”. World of books: la rinascita di un libro Nuova vita per i libri usati. I libri non si buttano mai, almeno questo è quello che ci hanno sempre insegnato, così una società britannica, World of Books ha deciso di occuparsi del “fine vita” dei libri acquistando gli invenduti e rivendendoli a prezzo basso. Oliver Wyncoll ci racconta meglio come funziona questa realtà: “Il progetto è nato d amici che andavano nelle librerie a ritirare libri che altrimenti sarebbero stati buttati. Oggi prendiamo libri da 4000mila rivendendoli poi sul Web tramite una piattaforma che è come Amazon”. Negli ultimi 5 anni i charity shops hanno avuto un ricavo di 12 milioni di sterline. Ogni anno vengono riciclati, grazie a questa procedura, 17 milioni di libri, l’equivalente di 50mila alberi e 10 milioni di galloni di benzina; gran bei numeri per un'economia della circolarità che può e deve considerare anche il libro.

FAST FASHION: LA MODA CHE SI CONFRONTA CON L'AMBIENTE
FAST FASHION: LA MODA CHE SI CONFRONTA CON L'AMBIENTE
FAST FASHION: LA MODA CHE SI CONFRONTA CON ...

Fast fashion: come sta cambiando? Una moda che va avanti veloce con la fast fashion, che procede a discapito di ambiente e dell'ecosistema ma che mette in difficoltà anche i grandi brand. Ce ne parla Mauro Ferraresi, professore di sociologia dei consumi all’Università IULM: “La moda negli ultimi anni ha accelerato e nella comunicazione questo ha portato a far sì che i prodotti sono bruciati in pochissimo tempo. Oggi si parla di fast fashion, non è una novità perché già Benetton proponeva una cosa del genere negli anni ’90. L’Italia ha il 2% della popolazione mondiale ma ciò che consuma, a partire dai vestiti, detta legge al 98% della popolazione mondiale”.  HUMANA People to People e Vic Very Important Choice Ma se la fast fashion corre, il mondo no profit tiene duro e detta la linea sulla base di parole chiave come lentezza, riciclo e sostenibilità. HUMANA People to People raccoglie capi di seconda mano per rivenderli. A raccontarci meglio come funziona è Luca Gilardi, Unit Manager di Humana: ”Noi vogliamo fare un cambio culturale. C’è un cambio dei millennials che stanno abbandonando la fast fashion sia per il prezzo, che per non omologarsi e, non ultimo, per coscienza ambientale: c’è la consapevolezza che comprare una maglietta usata invece che una nuova permette di risparmiare anche molta energia e materie prime nella produzione”.  C’è poi il progetto di VIC - Very Important Choice, un esempio di fashion sharing economy, una piattaforma di sharing di capi sostenibili: attraverso il modello della sottoscrizione mensile di soli 49 euro è possibile avere accesso a tre capi. Questi abiti hanno un valore che va da 100 fino agli 800 euro. La startup nata nel 2018 ha in programma di realizzare nei prossimi 5 anni 10 showroom in 10 capitali europee. India, dove rinascono gli abiti Ma dove finisce quello che resta della nostra fast fashion? Siamo a Panipat, in India dove arrivano gli abiti smessi raccolti in Europa, Giappone e Stati Uniti. In questa località che conta 400mila abitanti, questi indumenti vengono liberati di bottoni e cerniere, suddivisi per colore e, una volta sminuzzati, vengono utilizzati per produrre coperte a basso costo. Questo business da 62 milioni di dollari all’anno coinvolge 200 fabbriche e 20mila persone ma adesso è messo in crisi dalla concorrenza cinese a bassissimo costo. Possiamo esplorare meglio questo mondo grazie al documentario Unravel di Meghna Gupta.

ECOMAFIA 2019: UN BUSINESS
ECOMAFIA 2019: UN BUSINESS
ECOMAFIA 2019: UN BUSINESS

Ecomafia 2019: tutti i numeri  Se l’ambiente soffre e continua a soffrire, nonostante le continue lotte del “fronte Greta”, chi se la passa bene sono invece le ecomafie che continuano a lucrare a danno dell’ecosistema. Ogni ora in Italia avvengono più di 3 reati ambientali, in totale 28mila nel 2018 per un business di oltre 16 miliardi di euro. Ci aiuta a capire meglio il Rapporto sulle Ecomafie 2019, Antonino Morabito, Responsabile Nazionale di Legambiente: “I traffici di rifiuti sono uno dei business su cui queste mafie si basano di più, non solo in Italia ma anche nel mondo intero. In Italia quasi 50 inchieste sono state avviate nel 2018 e nella metà di queste sono state sequestrate più di un 1 milione di tonnellate di rifiuti. Sono 368 il numero dei clan censiti da Legambiente. Nel 2018 sono emersi anche incendi di aree di gestione dei rifiuti. L'economia circolare, vero e proprio antidoto al business dei rifiuti, è spesso frenata dal prezzo di mercato di questi beni e questo porta a riempire i depositi. Poi c’è il tema degli incendi: quasi 260 nel 2018 e 8mila illeciti registrati. Campania, Puglia, Calabria e Sicilia riscontrano più fenomeni delle ecomafie ma quest’anno, per la prima volta, la Toscana è passata al quarto posto, segno che le ecomafie si sono spostate nel Centro-Italia. Al Nord la prima regioni dove si manifestano questi fenomeni è la Lombardia. Napoli, Roma e Bari le province con il più alto numero d'illeciti. Altro grande problema è il traffico illecito di animali. Quasi 7.300 illeciti e 2.200 sequestri. Italia-Romania: il traffico illecito di rifiuti Nel traffico illecito dei rifiuti sono 459 le inchieste condotte dalle forze dell’ordine dal febbraio 2002 al 31 maggio 2019. Per questo reato sono state denunciate 9.027 persone e arrestate 2.023. Nelle indagini sul traffico illecito di rifiuti sono state coinvolte 1.195 aziende e le tonnellate di rifiuti sequestrate sono state quasi 54 milioni. Il Lazio è la regione con il numero più alto d'inchieste, 23, seguita da Sicilia (21), Lombardia (12), Campania. I viaggi dei rifiuti attraversano tutta l’Europa e la giornalista rumena Romana Puiulet ha seguito il loro percorso che, dall’Italia e dalla Germania, li porta nei cementifici rumeni dove vengono bruciati. Nel suo documentario si mostra come i cementifici, dove un tempo i combustibili utilizzati erano quelli fossili, si avvalgano adesso dei rifiuti. Questo è stato possibile grazie a una collaborazione tra i produttori di questo materiale a livello mondiale e crimine organizzato. Un circolo vizioso che ha portato la Romania a essere un Paese nel quale l’industria del cemento vale 750 milioni di dollari l’anno e dove vengono bruciate fino a 1 milione di tonnellate di rifiuti nei cementifici. Nel 2016 si è scoperta una spedizione di balle contenenti rifiuti medicinali destinati a essere bruciati nei cementifici rumeni: si trattava della prima spedizione che avrebbe portato nel Paese dell’Est 12mila tonnellate di rifiuti. Sembra che dietro questa storia ci fosse un italiano, Domenico Del Carlo. 

IL MONDO DEL DATING ONLINE
IL MONDO DEL DATING ONLINE
IL MONDO DEL DATING ONLINE

Il settore del dating online sta crescendo vertiginosamente. Solo negli Stati Uniti, il fenomeno dei siti d’incontro conta ormai 2,2 miliardi di dollari di fatturato.  Quali sono i siti d’incontro più famosi?  I più noti sono Facebook Dating e InterActiveCorp, che ha un fatturato di 3,8 miliardi di dollari e cinquemila dipendenti. Sotto questo colosso ci sono una decina di app, la più conosciuta è sicuramente Tinder che conta più di 50 milioni d'iscritti e 26 milioni di “match” al giorno. Altri famosi siti d'incontro sono Match.com, OKCupid e Meetic.  A questi si aggiungono piattaforme rivolte a nicchie di utenti che hanno interessi specifici. Un esempio è Bristlr, che conta 100.000 utenti ed è un sito dedicato agli uomini con la barba, grande trend degli ultimi anni. Vegandate è un sito riservato alle persone vegane. Per non parlare delle app per scambisti o per incontri senza fini sentimentali. Insomma, ce n'è per tutti i gusti e per tutte le necessità! Ma chi sono gli utenti di questi siti d’incontro?   Spesso i profili delle persone che utilizzano i servizi di dating online sono ingannevoli.  Dietro gli utenti ci sono spesso individui sposati in cerca di scappatelle fugaci che forniscono informazioni false a partire dalla foto profilo. Secondo uno studio di Kaspersky Lab e B2B International, il 36% delle persone che utilizza servizi di dating online ha mentito per divertimento, il 16% per fare una buona impressione e, tra gli uomini sposati, il 67% non ha dichiarato la propria situazione sentimentale. 

ECCO LA CHAMPIONS DEL NUOTO
ECCO LA CHAMPIONS DEL NUOTO
ECCO LA CHAMPIONS DEL NUOTO

Il progetto Isl (International Swimming League) è firmato dal magnate ucraino Konstantin Grigorishin che ha deciso di regalarsi e di regalare al grande pubblico, sfide emozionanti tra i più forti nuotatori del mondo. Sei squadre per l’Europa, sei per gli Stati Uniti, ognuno composta da dodici atleti, sei uomini e sei donne, si sfideranno dal prossimo ottobre in un girone all’italiana avvincente, che promuoverà le prime otto classificate alla finale di Las Vegas a dicembre. Venti milioni di dollari è il budget che Grigorishin ha stanziato per questa manifestazione, un terzo del quale verrà suddiviso tra tutti gli atleti. Il premio minimo di partecipazione sarà di 10 mila dollari, più strada farà la squadra, più guadagneranno i suoi nuotatori, in modo da dare significato a tutte le gare. Un nuovo modo di pensare che ha evidentemente ingolosito la maggioranza degli atleti, che spesso finalizzano la loro preparazione solo sul grande evento stagionale, ovvero Mondiali e Olimpiadi. Ambasciatori di questa iniziativa sono Federica Pellegrini e Adam Peaty, convinti che questa sia la nuova frontiera del nuoto, per consentire guadagni più consoni alla loro attività di atleti. La Fina, federazione mondiale del nuoto, sta osteggiando questo progetto per paura di perdere potere nei confronti dei nuotatori, che non si sentono adeguatamente compensati dai premi messi in palio nei meeting e nei grandi eventi sotto la sua egida. Ancora da stabilire la composizione di alcune squadre, le sedi e le date, ma c’è da credere che alla fine Isl e Fina troveranno un compromesso in favore soprattutto degli atleti e degli appassionati, che potranno gustarsi le grandi sfide del nuoto sempre più di frequente.

DAY BREAK HOTEL: L'HÔTELLERIE NON È MAI STATA COSÌ COOL
DAY BREAK HOTEL: L'HÔTELLERIE NON È MAI STATA COSÌ COOL
DAY BREAK HOTEL: L'HÔTELLERIE NON È MAI STATA COSÌ ...

È l’ultima tendenza del business travel e si chiama “bleisure”. Si tratta di un incrocio tra business travel e pleasure travel, ovvero tra viaggio di lavoro e viaggio di piacere. Con questo nuovo tipo di turismo è possibile prenotare una camera di un hotel di lusso anche solo per poche ore, consentendo agli utenti di usufruire di un’esperienza personalizzata. Chi guarda con interesse a questa nuova tendenza è soprattutto il settore della moda. Durante i Press Days, blogger e influencer si trovano a sperimentare nuovi abiti e prodotti esclusivi in location uniche come camere lussuose di alberghi in centro. Quasi un ritrovo tra amiche dove scattarsi selfie da condividere su Instagram, fare cambi di look e avere un make-up artist personale. Non solo gli hotel di lusso, ma anche gli ostelli vengono sempre di più incontro alle esigenze dei turisti moderni. The Yellow Rome, vicino Termini, ne è l’esempio perfetto: un ostello che al suo interno ha un'escape room, una sala hobby, un bar con intrattenimento h24 tutto l’anno e addirittura un parrucchiere. Ce ne parla il suo proprietario Marco Coppola, raccontandoci come sono arrivati a capire le esigenze del viaggiatore moderno, sempre alla ricerca di nuove tipologie di viaggio e di esperienze. All’interno di questi spazi il viaggiatore ha modo d'incontrare il cittadino e creare così un’esperienza di viaggio più autentica. The Yellow è l’ostello pioniere di questo format a Roma e infatti si è collocato a livello internazionale tra le migliori strutture ricettive nel suo genere. 

DAL POLO NORD A MILANO: IL FUTURO È GREEN
DAL POLO NORD A MILANO: IL FUTURO È GREEN
DAL POLO NORD A MILANO: IL FUTURO È GREEN ...

Da dove passa il futuro ambientale e climatico del nostro Pianeta? Nell’ultimo anno in molti si sono mobilitati per manifestare in favore della tutela ambientale. Forse la vera icona di questa battaglia è stata la bambina svedese di 11 anni Greta Thunberg che è riuscita a smuovere le coscienze di milioni di persone, scese in piazza per protestare contro il cambiamento climatico e l’inquinamento ambientale.  Intanto anche a Hollywood qualcosa si è smosso: sono state tante le star che hanno fatto sentire la loro voce a tutela dell’ambiente. Uno su tutti Leonardo Di Caprio che, nel suo discorso alle Nazioni Unite, si è pronunciato sul problema del riscaldamento globale. Non c’è sempre bisogno di andare troppo lontano per trovare esempi edificanti di chi ha deciso di fare qualcosa in favore dell’ambiente. Il Lubar di Milano è un locale serra nel centro della città dove moda ed ecologia vanno a braccetto. È il mondo della comunicazione su larga scala che sembra, sempre di più, concentrarsi sul tema dell’ecosostenibilità e sull’uso delle risorse sostenibili. Edison, attraverso una comunicazione creativa e green, ha scelto un piccolo orso polare come protagonista per il suo nuovo spot sull’energia sostenibile: a lui il compito di ammonirci sui nostri comportamenti quotidiani affinché possiamo avere una maggiore attenzione nei confronti dell’ambiente. Il regista dello spot, Federico Brugia, racconta: “La sostenibilità è il tema del momento e questa pubblicità ci aiuta a comprenderla non in maniera didascalica ma come una favola, intrattenendoci”. 

CANAPOT: CIOCCOLATINO ALLA MARIJUANA
CANAPOT: CIOCCOLATINO ALLA MARIJUANA
CANAPOT: CIOCCOLATINO ALLA MARIJUANA

Canapot: gianduia e marijuana Marco Magnano ci racconta com'è nato Canapot: “È un’idea nata dalla volontà di unire due prodotti della mia terra, il Canavese, nord di Torino: canapa e gianduiotto”. Canapot è un gianduiotto alla marijuana fatto con gianduia: nocciole, cacao e zucchero di canna, ai quali viene aggiunto l’estratto di canapa. Il Canapot non contiene THC, principio attivo della marijuana.  Coltivare canapa in Italia: un business da 150mln  I prodotti a base di canapa sono regolati da una norma del 2016 che tutela l’uso della canapa ma ne vieta il consumo a scopo ricreativo. Si tratta della legge sulla Cannabis light, l’erba che si può coltivare, vendere e usare per creare vari tipi di prodotti. Nei prodotti a base di cannabis legale il THC è ridotto, per legge è inferiore allo 0,6%, a differenza di quella illegale che supera il 18%. Quello della cannabis light è un settore in crescita con un giro d'affari di 44 milioni di euro. Nel 2017 sono stati aperti 120 negozi in tutta Italia. In 10 anni sono decuplicati i terreni coltivati a canapa. Uno di questi business è Cannabidol. Anche se con la sentenza della Cassazione mette a rischio 800 negozi, in Italia l’economia legale della canapa sta tornando a crescere: la filiera vale 150 milioni di euro all’anno e occupa 10mila dipendenti. In soli 5 anni si è passati da 400 a oltre 2500 ettari di canapa coltivata. Il volume d’affari nel 2018 è di 150 milioni di euro e per il 2021 il giro d'affari previsto in Europa è di 36 miliardi di euro, anche perché sempre più persone si interessano ad alcuni derivati come nel settore della farmaceutica, della cosmesi, e dell'alimentare, solo per dirne alcuni. Nel 2018 nel nostro paese sono stati 2500 gli ettari coltivati a canapa. Certamente a dare un impulso notevole al business della canapa è stata la legge entrata in vigore nel gennaio del 2017. Da quel momento in Italia sono state avviate 800 partite Iva agricole specializzate, aperti 1.000 shop e sono nate 1.500 aziende di trasformazione e distribuzione.

ALTRO CHE NARCOS! ECCO LA STORIA DELL' INFILTRATO - PARTE 1
ALTRO CHE NARCOS! ECCO LA STORIA DELL' INFILTRATO - PARTE 1
ALTRO CHE NARCOS! ECCO LA STORIA DELL' INFILTRATO - ...

Gianfranco Franciosi, meccanico navale, ci racconta il suo vissuto e passaggio da infiltrato nel mondo dei Narcos a testimone di giustizia: «La mia storia ha inizio come un qualsiasi cittadino italiano, un operaio meccanico, esperto nella navigazione e nella costruzione di imbarcazione da corsa, dopodiché accade un brutto incontro con un personaggio della banda della Magliana che poi viene ucciso e per aiutare la polizia divento un agente infiltrato a tutti gli effetti.» Gianfranco Franciosi è stato il primo civile italiano infiltrato nel mondo dei Narcos. Ci racconta che ha viaggiato per sei anni in Sudamerica, in Spagna, in Italia, a contatto con la ‘ndrangheta e il clan di Lauro e a stretto contatto soprattutto con quei boss che poi son finiti tutti in stato di arresto.   Da Narcos a testimone di giustizia Gianfranco Franciosi racconta che viene inserito in un programma speciale di protezione, il quale, oltre a salvaguardare la persona, la priva della sua identità e la vieta di avere contatti con la famiglia, la costringe a cambiare scuole, insegna ai bambini a mentire, manca di assistenze ed una serie di altre condizioni che il meccanico navale ha denunciato. Il contratto che viene firmato dice che l’attività che si lascia nel momento in cui si rientra nel programma di protezione, viene congelata a livello fiscale, contributivo e tutto viene salvaguardato. Gianfranco chiede la fuoriuscita dal programma di protezione dopo un anno e otto mesi circa e nel rientrare a casa iniziano ad arrivargli cartelle esattoriali di cifre assurde In definitiva, questo passaggio da Narcos a testimone di giustizia gli costa caro: in Francia viene arrestato e sconta 7 mesi di carcere duro da innocente. Tornato in Italia diventa testimone di giustizia ma lo stato lo abbandona. Uscito dal programma di protezione lo Stato chiede oltre 60.000 euro di tasse arretrate.  

COME FUNZIONA IL FISCO IN UK PER I GIOVANI E DOVE SI PAGANO LE TASSE?
COME FUNZIONA IL FISCO IN UK PER I GIOVANI E DOVE SI PAGANO LE TASSE?
COME FUNZIONA IL FISCO IN UK PER I GIOVANI E DOVE SI ...

Se vi state chiedendo come funziona il fisco in Inghilterra, sappiate innanzitutto che, in attesa della Brexit, per i giovani che lavorano in territorio inglese, stabilire come tassare i redditi non è sempre così facile. Per farlo, la prima cosa da considerare è l’iscrizione o meno all’Aire. Secondo la regola generale, tutti i cittadini che lavorano all’estero e che non sono iscritti all’Aire sono fiscalmente residenti in Italia e devono ogni anno pagare le imposte sui redditi ovunque prodotti. Chi non è iscritto, per essere fiscalmente residente in Italia, pur lavorando in Inghilterra, deve essere iscritto all’anagrafe comunale italiano per la maggior parte dell’anno.   Come funziona il fisco in Inghilterra: regole da considerare È fiscalmente residente in Italia: chi è iscritto all’anagrafe comunale per almeno 183 giorni all’anno chi ha la residenza in Italia chi ha il domicilio il Italia chi si è trasferito in un paese a fiscalità privilegiata Se fiscalmente residente in Italia e in Inghilterra si presentano le dichiarazioni ma occorre considerare anche altri fattori, per esempio, la soglia minima di reddito imponibile, prevista nel Regno Unito. Chi la supera pagherà automaticamente le tasse inglesi. Per non pagarle anche in Italia, dovrà indicarle in dichiarazione e farsi riconoscere un credito pari alle tasse pagate in Inghilterra.   Come funziona il fisco in Inghilterra, a partire dalla dichiarazione Per compilare la dichiarazione è necessario: raccogliere CU e buste paga, italiane ed estere verificare di aver superato la soglia minima di reddito imponibile La situazione è diversa per chi risiede in Inghilterra. In questo caso valgono le regole britanniche. È bene sapere che l’anno fiscale in Regno Unito inizia il 6 aprile e che sono previste le trattenute sullo stipendio lordo al netto dei contributi. Non sono previsti bonus per spese sanitarie e d’affitto. Tutto questo non vale solo in l’Inghilterra. Per capire dove pagare le tasse, le regole sono generali. La prima è l’iscrizione all’Aire.  

FATTURAZIONE ELETTRONICA COME FUNZIONA? MOLTI RESTANO FUORI
FATTURAZIONE ELETTRONICA COME FUNZIONA? MOLTI RESTANO FUORI
FATTURAZIONE ELETTRONICA COME FUNZIONA? MOLTI RESTANO ...

La nuova fatturazione elettronica come funziona? È obbligatoria dal primo gennaio e fa davvero paura a tutti. Dal primo gennaio 2019 la fattura cartacea va in pensione. Il suo posto passa a quella elettronica. Ma siamo sicuri che interessi proprio tutti? A rispondere alla domanda “la fatturazione elettronica come funziona?” ci sono i dati che ci dicono, prima di tutto, che riguarderà cinque partite Iva su 10, per le altre cinque tutto come prima. L’obbligo interessa tutte le operazioni tra privati: quelle tra due soggetti passivi Iva e quelle verso i consumatori finali. Da questo momento in poi, emissione, trasmissione e conversazione delle fatture avvengono per via digitale. Gli esclusi non potranno disinteressarsene completamente perché potrebbero ricevere le e-fatture dai loro fornitori. Questo significa che dovranno organizzarsi per riceverle e gestirle ma non per emetterle.   Fatturazione elettronica come funziona? Chi sono gli esclusi? La misura interessa solo la metà dei 5,8 milioni di titolari di partita Iva, ovvero, imprenditori individuali, professionisti, società ed enti non commerciali. Ma chi sono gli esclusi? Innanzitutto, forfettari e minimi, una platea con la flat tax che comprende chi fattura fino a 65 mila euro all’anno. Il popolo delle partite Iva comprende, quindi, i minimi e forfettari, i contribuenti che fanno solo scontrini e ricevute, i contribuenti che fanno sia fatture che scontrini e i contribuenti con solo fatture. Tra gli esclusi dalla fatturazione elettronica si aggiungono artigiani ed esercenti che vendono al cliente finale e emettono scontrini e ricevute. Per loro la e-fattura inizierà il primo luglio 2019, se sono grandi operatori, mentre inizierà il primo gennaio 2020 per gli altri. Scontrini e ricevute saranno sostituiti dall’invio dei corrispettivi all’Agenzia delle entrate tramite un apposito registratore telematico. Adesso che sapete la fatturazione elettronica come funziona, sappiate che si sono aggiunti medici e farmacisti, solo per il 2019, questo per via dei dati personali che viaggiano con la e-fattura.

CRISTIANO RONALDO, L’ITALIA IL SUO PARADISO FISCALE
CRISTIANO RONALDO, L’ITALIA IL SUO PARADISO FISCALE
CRISTIANO RONALDO, L’ITALIA IL SUO PARADISO FISCALE ...

Ad alcuni sembrerà impossibile, il nostro paese può rappresentare per i veri ricchi un paradiso fiscale. Così è stato per Cristiano Ronaldo che ha scelto l’Italia anche per la nostra tassazione, che premia i paperoni. Infatti, dal 2017, per chi si trasferisce in Italia, dopo aver risieduto all’estero, per 9 degli ultimi 10 anni, è prevista l’imposta “a forfait” di 100 mila euro all’anno per 15 anni sui redditi prodotti all’estero. Per i suoi familiari il forfait scende a 25 mila euro all’anno. Il nuovo regime fiscale attrae i grandi calciatori, per loro il grosso degli introiti deriva dai diritti d’immagine. Cosa fanno? Aprono società in paradisi fiscali e ricevono i guadagni e sono tassati lì dove risiede la società. Ma queste pratiche creano problemi! Spesso partono verifiche dello Stato di residenza.   Cristiano Ronaldo ultime notizie: la condanna di CR7 La condanna di Ronaldo in Spagna ha previsto 2 anni con la condizionale, per aver evaso 14,7 milioni di euro. Grazie al nuovo regime, Cristiano Ronaldo pagherà solo 100 mila euro di tasse per tutti i redditi esteri, ovvero, quelli di immagine. I dati ci dicono che nel 2017, con le sole sponsorizzazioni, Cristiano Ronaldo ha guadagnato 54 milioni di euro e che il suo patrimonio si aggira tra i 230 e i 290 milioni di euro. Inoltre, Cristiano Ronaldo ha stipulato con la Juventus, un contratto di 31 milioni di euro all’anno, mentre per la sponsorizzazione Nike ha percepito 24 milioni di euro all’anno. Insomma, solo nel 2017 ha guadagnato 93 milioni di dollari in tutto. L’opinione pubblica, al riguardo, è spaccata in due: per molti, tutto questo, è elusione legalizzata, per altri un’opportunità per far arrivare grandi campioni.

PREZZO BALLE DI FIENO E I GIOVANI CONTADINI
PREZZO BALLE DI FIENO E I GIOVANI CONTADINI
PREZZO BALLE DI FIENO E I GIOVANI CONTADINI ...

Antonio Di Pietro ci dà un suo punto di vista sulla tematica prezzo balle di fieno e fondi europei. Ci dice «Se si vuole davvero permettere ai giovani di ritornare nelle campagne e di vivere quest’esperienza anche dal punto di vista economico, finanziario, imprenditoriale, di lavoro, dobbiamo metterci in testa che nel nostro paese sono tante migliaia di piccole proprietà che possono essere competitive in quanto stanno in rete tra loro.» Ci racconta, inoltre, quel farebbe lui sulla questione del prezzo balle di fieno, fondi europei e sul miglioramento della qualità dell’attività: «Quindi io, fossi al governo, sovvenzionerei la Costituzione di cooperative agricole in modo che non ci sia bisogno di avere ognuno una mietitrebbia, ognuno un trattore e metterei in rete tutto questo. Diventiamo competitivi perché anche noi riusciamo ad abbattere i costi e ad avere un quantitativo di prodotto tale da essere qualitativo ed essere competitivo. »   Prezzo balla di fieno: Quanto costa una balla di fieno? Antonio Di Pietro ci dà delle risposte su quanto costa una balla di fieno, così: «Quando mi arriva un camion per prendermi dieci balle di fieno, la balla di fieno la vendo a 5 euro, a 10 euro, in Sicilia anche a 3 euro. Una balla di fieno da noi arriva a 15/20 euro a volte, quando il camion per venire e portarla dove la deve portare spende più di gasolio, più di affitto del camion e non lo riesci neanche a riempire il camion di balle di fieno.» Infine, Antonio Di Pietro, dopo averci dato delle dritte su quanto costa una  balla di fieno, sostiene che mettersi in rete è una decisione che frutta nel lungo periodo e abbasserebbe il prezzo balla di fieno. Conclude il suo discorso affermando: «La burocrazia da una parte, l’inesperienza dall’altra e la mancanza di assistenza a chi vuole accedere ai fondi europei ancora oggi permette che manco la metà dei fondi venga usata. Parliamo di fondi europei ma in realtà sono fondi italiani che abbiamo dato all’Europa e ce ne ridanno un po’. Le regioni al Nord riescono a utilizzarli ma le nostre regioni, soprattutto quelle del Sud, la maggior parte ha un residuo non utilizzato a fine anno »  

A NAPOLI LE AUTO SI FANNO A MANO
A NAPOLI LE AUTO SI FANNO A MANO
A NAPOLI LE AUTO SI FANNO A MANO

Si chiama Fabio Ferrante, è italianissimo, ma vive a New York. Professione designer. Stiamo parlando del “creatore” di una nuova supercar tutta made in Italy che ha spopolato al Salone di Ginevra 2019: si tratta di Puritalia Berlinetta, vettura costruita interamente a mano, dalle parti di Napoli. Ibrida, da 965 CV, un design che riporta alla mente le berlinese anni Sessanta. Sarà prodotta in soli 150 esemplari, con la possibilità di personalizzazione, dopodiché gli stampi saranno distrutto. È venduta al prezzo di partenza di 460 mila Euro. Sotto il cofano della Puritalia Berlinetta c’è il propulsore di derivazione Ford di 5.0 litri e 750 CV, coadiuvato da un motore elettrico da 215 CV. Il motore elettrico si alimenta tramite due batterie da 2,6 kWh l’una, ricaricabili anche da una presa elettrica. La trasmissione è robotizzata a 7 marce. Chi guida può scegliere fra quattro modalità, compresa la più estrema Corsa, che dà piena voce allo scarico in titanio e permette all’auto di raggiungere le prestazioni dichiarate, vale a dire lo scatto da 0 a 100 km/h in 2,7 secondi e la velocità massima (autolimitata) di 355 km/h. Fondata nel 2012 da Paolo Parente, un imprenditore nel campo dell'informatica, Puritalia Automobili è una piccola casa automobilistica di Napoli che realizza auto supersportive in piccola serie.  Fabio Ferrante è Chief Designer di Puritalia, laureato in Industrial Design al Politecnico di Torino, ha iniziato la sua carriera nel 2005 nel Centro Ricerche Design di FCA sotto la guida di Pietro Camardella.

GINNASTICA IN AUTO: ADDIO ALLA CERVICALE!
GINNASTICA IN AUTO: ADDIO ALLA CERVICALE!
GINNASTICA IN AUTO: ADDIO ALLA CERVICALE! ...

Si viaggia e ci si allena a bordo della nuova Suzuki Jimny con Lisa Marino, esperta di fitness e ginnastica in auto. Ecco come si può ottimizzare il tempo a bordo della propria automobile. Bastano davvero pochi minuti, per concedersi qualche momento di relax, che possa aiutare a decongestionare il tratto cervicale, particolarmente sollecitato quando si guida, sia in città, sia su tratti extraurbani. Ogni esercizio proposto deve essere eseguito a veicolo fermo. La prima delle tre sequenze proposte da Lisa riguarda il tratto cervicale. Impugnando il volante, è necessario spingere la colonna vertebrale verso il sedile e una volta ottenuta la corretta postura, è possibile eseguire dei lenti movimenti del collo, abbassando il mento verso il petto per poi reclinare il capo. Questi movimenti vanno ripetuti 5 volte.   Ginnastica in auto: gli esercizi fai da te Il secondo esercizio di ginnastica in auto interessa la zona delle spalle. Con la stessa impugnatura del volante, della sequenza precedente, ruotare, per 5 volte, le spalle in senso orario e ripetere, per lo stesso numero di volte, lo stesso movimento ma in senso antiorario. Il terzo e ultimo esercizio coinvolge la zona cingolo, scapolo omerale. Secondo le indicazioni di Lisa Marino bisogna impugnare il poggiatesta del sedile, aprendo e chiudendo i gomiti per andare a decongestionare la zona interessata. Lisa Marino, responsabile area Fitness dello Sporting di Milano 3, ha utilizzato una Suzuki Jimny. Il restyling della “Suzukina”, giunta alla quarta generazione, è stata presentato, qualche mese fa, in occasione del Salone dell’Auto di Parigi. Sotto il cofano dell’esemplare in prova, si nasconde il motore 1.500 benzina da 102 CV, abbinato al sistema di trazione integrale 4WD AllGrip Pro con riduttore delle marce. Il prezzo d’attacco è di 22.500 Euro.

DISTILLEGAL: SPIRITI LIBERI
DISTILLEGAL: SPIRITI LIBERI
DISTILLEGAL: SPIRITI LIBERI

Distillegal Danilo Rancorati ci parla di Distillegal, microdistilleria che si occupa di ogni aspetto della produzione della frutta rispettando i tempi della natura. Si tratta di una lavorazione lenta, infatti, ci dice Danilo: “Per ogni bottiglia ci vogliono anche tre anni di lavoro e s’impiegano fino a 5.5 kg di frutta”. Si tratta di una lavorazione tutta al naturale, nella quale non si utilizzano prodotti chimici". Un iter produttivo che è in controtendenza rispetto ai comuni standard utilizzati nella realizzazione di questi prodotti: nella grande distribuzione, il 33% dei prodotti agricoli viene scartato, vale a dire 50 milioni di tonnellate di frutta e verdura. Il 6% della frutta e il 20% dei vegetali sono buttati via per motivi puramente estetici che complessivamente vale 1.000 miliardi di dollari  Il mercato dei liquori Secondo i dati del 2018 il mercato degli alcolici crescerà esponenzialmente: nel 2022 le casse da nove litri saranno 28 miliardi, con un aumento di 78,7 miliardi di dollari. Oltre al vino, che incrementerà di 37,8 milioni di casse, cresceranno anche gli spirit, con 6,5 milioni di casse. In questo campo la crescita maggiore è prevista per il whisky, ma molto bene andrà anche il gin e i distillati a base agave.  Cala invece il consumo di vodka ma anche il mercato di rum e brandy. La diminuzione delle vendite riguarderà soprattutto i prodotti a basso costo, mentre quelli premium e super premium  continueranno a crescere.  La situazione in Italia In Italia, la maggioranza degli acquirenti preferisce consumare i liquori fuori dell’orario pasti. L’82% di coloro che comprano liquori si orienta sugli amari mentre solo il 10% associa il consumo di liquori all’aperitivo, percentuale che sale, anche se solo del 4%, per i millennials. In generale il consumo di alcolici è di 1,2 milioni di ettolitri.  Il 67% dei consumatori di alcolici preferisce bere nel weekend (il 78% di questi sono millennials). Nella scelta del liquore al primo posto c’è la marca e al secondo il prezzo, mentre solo il 10% degli italiani prende in considerazione la presenza d'ingredienti specifici.  Al di là dei numeri della spritz economy, per quanto riguarda le modalità d’assunzione degli alcolici il 48% degli italiani li preferisce lisci, il 31% a temperatura ambiente e solo un 21% freddi e con ghiaccio. In Italia si registra un calo nei consumi, infatti il 23% dei consumatori ha dichiarato di aver ridotto negli ultimi 2-3 anni il consumo di liquori dolci fuori casa.

ALLARME SICCITÀ, EMILIA SENZ'ACQUA DA PIÙ DI 60 GIORNI
ALLARME SICCITÀ, EMILIA SENZ'ACQUA DA PIÙ DI 60 GIORNI
ALLARME SICCITÀ, EMILIA SENZ'ACQUA DA PIÙ DI 60 GIORNI ...

Il tracollo della situazione climatica in Italia  Renzo Valloni, docente all'Università di Parma, ci spiega le conseguenze della siccità sull’agricoltura italiana. "La siccità causa riduzioni nella resa dei raccolti anche del 20-30%. Da tempo sfruttiamo l'acqua delle falde freatiche, perché se fosse per quella che arriva dai corsi d'acqua saremmo già rovinati". Del problema siccità e di come risolverlo si è parlato in un incontro organizzato da L’Isola d’Oro. La situazione degli agricoltori in Emilia-Romagna Le statistiche parlano di precipitazioni dimezzate rispetto ai passati inverni e chi lavora nel settore agricolo sa già che quella che sta per arrivare sarà una stagione di razionamenti. Lo sanno bene gli addetti ai lavori in Emilia. In questa Regione non piove da troppo tempo, più di 60 giorni. Rispetto al 2017 le precipitazioni sono diminuite del 40% e la siccità comincia a farsi sentire nel periodo delle prime irrigazioni primaverili. Un danno enorme in una Regione dove a trainare l’economia è soprattutto l’agricoltura. L’Emilia-Romagna è la patria del Parmigiano Reggiano e del pomodoro. Per coltivare 1 kg di pomodori sono necessari 156 L d’acqua e al momento, spiega Francesco Vincenzi, Presidente dell'Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue, “riusciamo a stoccare l'11% dell'acqua piovana”. La naturale conseguenza di questo fenomeno è che ben presto le risorse idriche termineranno e sarà impossibile continuare a irrigare i campi. Come contrastare il fenomeno? Lo Sato ha cercato di prendere provvedimenti per soccorrere gli agricoltori. Con la legge di Bilancio del 2018 si è sbloccato il Piano Invasi che stanzia 250 milioni di euro per finanziare 30 opere idriche.  

EVA, IL PRIMO MINI FRANTOIO AL MONDO
EVA, IL PRIMO MINI FRANTOIO AL MONDO
EVA, IL PRIMO MINI FRANTOIO AL MONDO

Grazie a Fresco, l’olio lo puoi fare in casa  La start-up Fresco ha inventato la prima macchinetta express per l’olio. Il suo giovane ideatore calabrese, Antonio Pagliaro, dopo essersi dedicato allo studio della finanza, ha deciso di ripartire dalle origini e valorizzare le tradizioni familiari e regionali nel campo dell’agrifood: ecco che nasce quindi Eva, il primo mini frantoio per uso domestico. Eva è una macchina portatile, delle dimensioni della macchinetta del caffè, che grazie alla spremitura a freddo delle olive permette di produrre, in quasi quaranta minuti, circa 180 ml di olio extravergine d’ oliva, consentendo quindi di avere, direttamente sulla tavola, un olio, letteralmente, spremuto e mangiato.  Un elettrodomestico con le capacità di un frantoio professionale, che ha come mission quella di incentivare una dieta sana partendo dalle abitudini quotidiane.   Perché è utile? Perché avere olio fresco fa bene alla salute, in quanto, a differenza del vino che invecchiando migliora, già dopo i sei mesi l’olio perde l’aroma, i valori nutrizionali e le sue proprietà.  Grazie ad Eva, che dunque produce esclusivamente il quantitativo desiderato, si ha sempre olio fresco pronto all'uso, e con tutte le proprietà organolettiche integre. Ma come si usa il mini frantoio? Gli step sono semplici e dal risultato immediato: basta inserire nel cestello di Eva le Polpe di olive, appositamente create da Fresco, abbassare il coperchio e spingere il pulsante di avvio. Due poi le modalità di scelta per la spremitura: quella veloce, per ottenere circa 150 ml – in venti minuti - e quella da 180 ml, sopracitata, da quaranta minuti.  Prima che il processo abbia inizio, vi è anche la possibilità di aggiungere aromi e spezie per creare un olio aromatico, per donare un gusto sempre diverso ai piatti più tradizionali.   In ultimo, cosa avviene alla polpa? Nel normale processo di spremitura, milioni di tonnellate di polpa vengono gettate: il frantoio domestico permetterà invece di riutilizzarle facendo della pasta residua commestibile materiale per la creazione di nuovi piatti, o semplicemente paté spalmabile.  Il team di Fresco sembra aver pensato proprio a tutto, perché anche per le Polpe punta all’healthy food attraverso una selezione delle olive migliori- di ben sette diverse varietà, coinvolgendo circa 6.000 olivicoltori calabresi -, olive che vengono denocciolate e criogenicamente abbattute a poche ore dalla raccolta, per non alterarne la fragranza e le proprietà nutritive.  Qual è il prezzo della macchina per l’olio express?  Per avere il frantoio domestico comodamente a casa propria, le cifre si aggirano sui 399 euro, con Polpe a parte – dai due euro a confezione-. Un elettrodomestico che è partito già col piede giusto, se si considera che la sola idea ha raccolto circa 400mila euro con una campagna di Equity Crowdfunding sulla piattaforma Mamacrowd (tra gli investitori, anche il calciatore Ciro Immobile) e che Fresco ha deciso di lanciare sul mercato entro dicembre 2019. 

A LONDRA IL SUPERMERCATO ECOSOSTENIBILE A RIFIUTI ZERO
A LONDRA IL SUPERMERCATO ECOSOSTENIBILE A RIFIUTI ZERO
A LONDRA IL SUPERMERCATO ECOSOSTENIBILE A ...

Bulk market è a Londra un supermercato ecosostenibile di riferimento. «Ho creato un supermercato a rifiuti zero perchè ne avevo bisogno, e alla fine è emerso che ne avevano bisogno molte persone» dice a Pop Economy Ingrid Caldironi, la fondatrice (brasiliana di origine italiana) di Bulk Market. Con Bulk market si ritorna indietro col tempo, non esistono imballaggi ma solo contenitori riutilizzabili. Infatti la plastica è esclusa, tranne quella riciclata e il motto è “zero-waste”, ovvero, nessun rifiuto e nessuno spreco. In questo supermercato ecostostenibile si possono acquistare beni alimentari e non, senza marca, e si paga solo il prodotto, mai la confezione. È necessario portare da casa propri contenitori, oppure comprarli direttamente lì in negozio. Il negozio ecosostenibile a Londra sostenuto dal crowdfunding Il negozio, anche grazie al successo di una campagna di crowdfunding, si è ora trasferito un una location permanente e più grande dopo il riscontro positivo del progetto pilota. Bulk market è sicuramente un ottimo esempio da seguire ed è anche la dimostrazione che si può vivere senza plastica e che dipende molto dalla volontà di ognuno. I dati ci dicono che in Inghilterra ogni persona produce 411 kg di rifiuti all’anno e che ogni contribuente paga 132 euro all’anno in tasse per la gestione dei rifiuti. A livello nazionale sono 4 miliardi di euro all’anno. Inoltre ogni anno il Regno Unito spende 680 milioni di euro per riciclare i propri rifiuti ma meno del 44% dei rifiuti viene riciclato. Dato positivo: le aziende a vocazione sociale nel Regno Unito sono 471 mila.

LA PROCEDURA DI INFRAZIONE CONTRO L'ITALIA? NO COMPROMESSI
LA PROCEDURA DI INFRAZIONE CONTRO L'ITALIA? NO COMPROMESSI
LA PROCEDURA DI INFRAZIONE CONTRO L'ITALIA? NO ...

L’argomento di oggi riguarda la fastidiosissima procedura di infrazione. Sembra che ai paesi del nord l’Italia non vada molto a genio, altrimenti non si spiega perché Lettonia, Finlandia, Danimarca, Svezia ed anche Irlanda, Repubblica ceca, Estonia, Lituania e Austria, tutte insieme riunite nella “Lega anseatica”, abbiano deciso di chiedere all’Unione Europea di non accettare alcun compromesso sulla legge di bilancio italiana. Anzi, di più. Stanno proprio cercando di far condannare l’Italia con un’esemplare procedura di infrazione. Perché, il nostro paese, governato da sovranisti e populisti, che un po’ fa rima con fascisti, con il suo deficit al 2,4% , violerebbe i vincoli di bilancio. Procedura di infrazione: paesi a confronto Sicuramente il nostro maxi debito è demoralizzante per qualsiasi esattore esistente in natura, però che a farci la predica sul rispetto delle regole europee siano proprio questi tipi del nord, ci vuole proprio coraggio. Basta girarsi attorno, in questo immenso paradiso dei doveri civici chiamato Europa: la Francia è un paese in deficit eccessivo da 10 anni e Macron annuncia che lo sarà anche il prossimo; la Spagna crede che il vincolo del 3% sia una specie di sconto per la palestra; il Portogallo importa pensionati dal resto del mondo e non gli fa pagare le tasse; la Germania ha un surplus commerciale spudorato e gran parte dei paesi del nord sono diventati paradisi fiscali per le multinazionali. L’unica procedura di infrazione che meriterebbero è, con tutta l’eleganza possibile, quella del setto nasale.

LEGGE DI BILANCIO 2019: TUTTE LE CURIOSITÀ
LEGGE DI BILANCIO 2019: TUTTE LE CURIOSITÀ
LEGGE DI BILANCIO 2019: TUTTE LE CURIOSITÀ ...

La legge di bilancio 2019, o manovra finanziaria, è uno dei momenti più emozionanti della vita pubblica italiana. È come quando aspetti l’apertura della busta “C’è posta per te” o scarti i cioccolatini di Forrest Gump e non sai mai quello che ti capita. Ora, questa manovra, del Governo giallo-verde, per il 2019 evoca un’idea dadaista, eppur così romantica, delle spese dello Stato. Si tratta di 40-45 miliardi di euro, tutti simpaticamente in debito, che lo Stato mette nelle tasche degli italiani dicendo «Non vi preoccupate a restituirmeli, tanto sono soldi vostri...». Certo, i soldi della legge di bilancio 2019 servono a finanziare le promesse elettorali di Salvini e Di Maio. Il reddito di cittadinanza per 9 miliardi e la quota 100 che ti farebbe andare in pensione a 62 anni con 38 anni di contributi, alla faccia della Fornero! La legge di Bilancio 2019: cosa ci aspetta? Sulla legge di bilancio 2019, cosa aspettarsi?! Circa 12/15 miliardi servirebbero a coprire l’aumento dell’Iva, il resto sarebbe destinato a quei piccoli grandi provvedimenti, che secondo Salvini e Di Maio devono soffiare nella nostra economia. Però in questa legge di bilancio 2019 manca un sacco di roba: manca il taglio delle pensioni d’oro, la grande battaglia dei 5 stelle. Manca metà dei rimborsi per i macchinari dell’industria 4.0, manca un terzo della flat tax, mancano i fondi per l’apprendistato e contro il caporalato, manca il blocco delle tasse comunali, e manca il taglio del cuneo fiscale. Così tutti i sindaci si sentiranno in dovere di aumentarcele, le tasse. In compenso sono state introdotte le meravigliose municipalizzate e i fantastici enti inutili che pensavamo persi tra i ricordi. La finanziaria è il momento in cui i partiti fanno il bilancio della loro vita, sperando che non gli arrivi la Guardia di finanza.

L’USCITA DALL’EURO IN ITALIA E L'ARRIVO DEL CIGNO NERO
L’USCITA DALL’EURO IN ITALIA E L'ARRIVO DEL CIGNO NERO
L’USCITA DALL’EURO IN ITALIA E L'ARRIVO DEL CIGNO NERO ...

L’euro è la nostra peste,  la Germania il suo untore e, per questo, si potrebbe pensare all’uscita dall’euro in Italia. Joseph E. Stiglitz è un premio nobel con l’elmetto, una torchemada della moneta unica con la faccia rassicurante di un vecchio zio. Il vecchio Joe consiglia al governo italiano euroscettico, cioè Salvini e Di Maio, di introdurre una moneta parallela, magari elettronica, per evitare di morire, straziati dall’economia UE, dominata dalla Germania e dall’euro cattivo, che detta così sembra che Stiglitz sia uno iettatore. Eppure, il vecchio Joe sostiene che per una questione di surplus commerciale, cioè, evitare importazioni ed esportare moltissimo, se la Germania lasciasse l’Eurozona saremmo tutti più contenti. Ma siccome non lo farà mai, tanto vale che si sostenesse l’uscita dall’euro in Italia.   Uscita dell’euro in Italia: cos’è il cigno nero? Stiglitz deve odiare fortemente i crauti, la Merkel e le BMW e sostiene che si stia avvicinando il cigno nero. Il cigno nero in economia non è un volatile, ma un evento imprevisto e spesso gravemente dannoso come, appunto, l’uscita dell’euro in Italia. Stiglitz consiglia: l’Italia prima chieda in pratica di ristrutturare il suo debito, di 2200 miliardi, pagando in titoli di Stato, che valgono come i soldi del monopoli. A quel punto gli altri membri UE, avrebbero due strade: o espellerci , ma crollerebbe l’intera Unione, o adottare una moneta più flessibile per una zona euro meridionale. Diventeremmo dunque i terroni monetari d’Europa. Gli altri paesi ci seguirebbero forse, magari, ma non è detto. Quindi, con gioia, urge catapultarci subito fuori dall’euro e sostenere l’uscita dell’euro in Italia. Stiglitz non nega che l’addio all’inizio possa essere dolorosetto, anzi, parliamoci chiaro, una mazzata per i nostri conti correnti, che si dimezzerebbero ma almeno ci toglieremmo di torno i tedeschi.  

DYSON PURE COOL ME: LA SOLUZIONE ALL'INQUINAMENTO INDOOR
DYSON PURE COOL ME: LA SOLUZIONE ALL'INQUINAMENTO INDOOR
DYSON PURE COOL ME: LA SOLUZIONE ALL'INQUINAMENTO ...

Dyson Pure Cool Me Per rendere l’aria di casa più pulita, Dyson ha progettato Pure Cool Me. Presentato in occasione della Milano Design Week 2019, questo purificatore domestico, grazie all’utilizzo di un filtro d’avanguardia e uno strato di carbonio, può aspirare fino al 99,95% delle particelle inquinanti di dimensioni fino a 0,1 micron. Inoltre, si può impostarlo in modo che, ruotando da un lato all’altro della stanza, possa diffondere il flusso d'aria in un arco di 70˚. Dyson Pure Cool Me rimuove le polveri sottili e contrasta la diffusione nell'aria di agenti inquinanti  come i composti organici volatili, le sostanze come benzene e formaldeide, che sono rilasciate dal fumo di sigaretta, le vernici dei mobili e i detersivi. Coloro che soffrono di allergia al polline possono beneficiare di depuratori come questo, soprattutto nel periodo di fioritura delle piante. [IMG=/media/post/g5bar59/Dyson-Pure-Cool-Me.jpg|(descrizione)] Dyson Pure Cool Me: struttura e funzionamento Il nuovo Dyson Pure Cool Me è un purificatore/ventilatore d’aria in grado di adattarsi alle esigenze degli utenti in termini di praticità d’uso e design. Il flusso d’aria è infatti liberato dalla sfera che si trova in cima all’apparecchio e che può essere spostata manualmente, rilasciando così l’aria pulita nella direzione e nello spazio che si desidera. È la tecnologia Dyson Core Flow, grazie alla quale due getti d’aria ne creano uno unico regolabile manualmente: basta spostare la sfera in alto per farlo oscillare fino a 70 gradi. All'interno Dyson Pure Cool Me è resistente e solido: filtro, carboni attivi e strato HEPA in fibra di vetro durano fino a un anno. Ma la vera marcia in più di Dyson Pure Cool Me è il triplo sistema di filtraggio: Il filtro è in grado di catturare fino al 99,95% di particelle ultrafini (fino a 0,1 micron). I carboni attivi assorbono odori domestici e gas proteggendo gli ambienti.  Lo ionizzatore negativo elimina le sostanze nocive che sono state filtrate. Ma Dyson Pure Cool Me è anche IoT, vale a dire un elettrodomestico intelligente: Un display cambia colore, blu, verde o rosso, a seconda della qualità dell’aria.  Air Multiplier. Dyson Pure Cool Me si attiva subito se registra la presenza di sostanze nocive. È in grado di purificare una certa quantità d’aria stabilita nell’orario stabilito. IN questo modo il dispositivo può agire in una stanza più o meno grande. E il design? L’azienda non ha certo trascurato questo aspetto. Questi purificatori sono innanzitutto oggetti di arredamento. La casa produttrice ha cercato di porre in un unico oggetto un ventilatore, un termoventilatore e un purificatore.  Gli aspirapolvere Dyson Da molto tempo Dyson è entrata nelle case degli italiani con alcuni prodotti, come gli aspirapolvere. Ma qual è il segreto di questo successo? Tutto sta nella tecnologia inserita da James Dyson nei suoi elettrodomestici già nel 1978. Stiamo parlando della tecnologia ciclonica a che rende l’apparecchio più potente e aumenta le prestazioni dei filtri, che durano di più. Gli aspirapolvere Dyson non hanno bisogno di un sacchetto interno e, con l’inserimento di filtri aggiuntivi, questi modelli hanno aumentato le loro prestazioni arrivando a raccogliere anche polveri sottili, acari e sostanze allergeniche. La tecnologia ciclonica, poi adottata anche da altri marchi, è stata modifica nel tempo fino a raggiungere alti livelli di sviluppo che troviamo nei modelli più famosi. Vediamo quali sono.  Dyson V10 Absolute Questo modello è riuscito a risolvere un classico problema degli aspirapolvere senza filo: la scarsa durata della batteria (non oltre i 20/40 minuti). Dyson Cyclone V10 Absolute, più comunemente Dyson V10 Absolute, ha una batteria a 6 celle che dura fino a 60 minuti. James Dyson stesso ci presenta il modello nello spot di lancio. Dyson V10 Absolute è molto leggero, pesa solo 2,5 Kg, ed è un modello potentissimo. Il motore è 3 volte più resistente dell’acciaio, ma nello stesso tempo, è anche più leggero. I 14 cicloni concentrici del modello Dyson V10 Absolute producono una forza che arriva anche a 79.000 G (per intendersi sarebbe come percorrere più di 700 metri al secondo!). Ad ottimizzare le prestazioni c’è anche la forma dell’apparecchio: motore, serbatoio e tubo, a differenza di quanto avveniva in altri modelli, seguono una linea retta, aumentando così la capacità di aspirazione. A proposito di serbatoio, quello del modello V10 Absolute contiene fino a 0,54 litri di polvere. Dyson Cyclone V10 Absolute si presenta in 4 varianti: Dyson Cyclone V10 Motorhead: con spazzola utile sia per i pavimenti che per i tappeti. Il Dyson Cyclone V10 Fluffy ha, invece, una spazzola a rullo morbido, adatta a pavimenti duri (piastrelle o pietra). Il modello Dyson Cyclone V10 Animal, come suggerisce il nome stesso, è stato studiato per chi ha animali domestici che lasciano peli in giro per casa. Infine c’è il Dyson Cyclone V10 Absolute, che ha tutti gli accessori sopra indicati. Dyson V11: il più potente Dyson V11 Absolute è un prodotto di un certo livello: senza fili e sacchetto, il costo di questo prodotto può arrivare anche a 650 euro. Dyson V11 Absolute è simile al modello V10, nella forma, nelle dimensioni e nella scelta delle velocità. La vera novità di questo modello è il motore: più potente del 20% rispetto a quello precedente.  [IMG=/media/post/g5bar59/dyson-v11.jpg|(descrizione)] Dyson V11 Absolute: le novità del modello La modalità Auto: l’aspirapolvere autoregola la propria velocità e potenza. Attenzione però! Questa modalità subentra solo con la spazzola High Torque. Com’è possibile questo? All’interno di High Torque c’è un sensore che calcola la resistenza al contatto con la superfice e, di conseguenza, adegua automaticamente la propria velocità. Il display LCD informa l’utente sull’autonomia residua e lo fa in tempo reale. Dyson V11 Absolute ha una batteria che dura fino a 60 minuti.  Tra i vari accessori di Dyson V11 Absolute si distinguono quelli in blu, le parti che vanno pulite e/o lavate regolarmente, come il filtro HEPA, da quelli in rosso, ossia le parti che si possono premere o tirare. Con questo modello vengono date in dotazione due modelli di spazzole: High Torque, per tappeti epavimenti duri. Perfetta per aspirare piccoli detriti. Spazzola con Rullo Morbido per aspirare grandi detriti.  Unica pecca del modello è il peso, superiore rispetto a quello del modello V10: si parla di 3 kg contro i 2 kg. Dyson Airwrap Usciamo per un istante dal mondo degli aspirapolvere Dyson. Uno dei prodotti di maggiore successo di questa azienda è senza ombra di dubbio Dyson Airwrap. Non è una piastra e nemmeno un arricciacapelli ma si tratta piuttosto di uno styler. La tecnologia di Dyson Airwrap Questo strumento permette di cambiare il proprio stile, la propria capigliatura, senza rovinare il cuoio capelluto: com’è possibile? La tecnologia di questo strumento è ispirata al principio dell’aerodinamica detto “effetto Coanda” secondo cui l’aria spinta con una certa velocità e pressione, segue il contorno di una determinata area. Grazie al motore digitale V9,  piccolo, leggero ma in grado di superare le 100mila rivoluzioni al minuto, il V9 crea un getto d’aria calda ad alta velocità che permette ai capelli di avvolgersi intorno ad essoi. Tutto senza danneggiarli minimamente dato che il calore resta sempre basso: non più di 150° C. Airwrap è disponibile in tre modelli: Uno completo di tutte le spazzole. Uno con una spazzola lisciante per chi ha capelli sottili. Uno con due coni da 40 mm e la spazzola lisciante per le persone che hanno capelli crespi. Prima di usare Airwrap è necessario che i capelli non siano né bagnati né umini. Ecco perché  è disponibile, con questo styler, una “bocca asciugacapelli”. Inquinamento indoor  Il problema dell’inquinamento domestico è sottovalutato da molti sebbene coinvolga tutti noi.  Secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della Sanità, ogni essere umano passa il 90% del proprio tempo in ambienti chiusi dove, ci dice EPA (Environmental Protection Agency), l’aria è fino a cinque volte più inquinata rispetto a quella esterna.  Proprio in virtù del fatto che passiamo molto tempo all’interno di spazi chiusi, si parla di Indoor Generation. Infatti, sembra proprio che, al giorno d’oggi, ognuno di noi passi almeno 22 ore su 24 al chiuso e le conseguenze di questo possono essere pesanti. In Europa l’inquinamento indoor è responsabile del 4,6% delle morti fino ai 4 anni. Sono proprio loro a passare, in media, l’85% del loro tempo in ambienti chiusi.  Cerchiamo di andare a esaminare meglio questo fenomeno. Quando si parla Sbs “Sick Building Syndrom”, o sindrome da edificio malato, s'intende una serie di sintomi che si manifestano in chi trascorre troppo tempo all'interno di ambienti chiusi con una bassa qualità dell'aria. Altre volte si parla di Bri, “Building Related Illness”, per i sintomi che, invece, sono causati da sostanze irritanti negli edifici.  In genere pensiamo, fra tutti i luoghi frequentati quotidianamente, che quelli dove l’aria è più contaminata, siano la metropolitana o le stazioni. La realtà è diversa: è la casa il luogo più inquinato dalle polveri ultrafini. L'80% di esse si trova nell’ambiente domestico mentre nella scuola, le dosi medie si aggirano intorno al 20%.  Ancora una volta sono i più giovani ad essere a rischio: ogni giorno la quantità di polveri ultrafini nei luoghi chiusi da loro frequentati varia da 11mila a 30mila particelle per centimetro cubo. I dati dell'inquinamento indoor in Europa  80 milioni di cittadini vivono in case dove l’aria non è sana. Un terzo degli europei è affetto da asma e allergie che probabilmente causate anche dall’aria in caso. Il 28% dei cittadini europei esegue più volte i cambi d’aria durante una giornata. Inquinamento domestico in Italia Per le famiglie con figli piccoli il tema dell'inquinamento indoor è piuttosto importante. Ogni giorno respiriamo fino a 9.000 litri d’aria ma anche molti agenti inquinanti. Questo, purtroppo, avviene soprattutto negli ambienti interni. Il 43% degli italiani pensa che la stanza più inquinata della casa sia la cucina. Dopo vengono la camera da letto e il bagno. Strategie per limitare l’inquinamento in casa? Far prendere aria alla casa. Cambiare spesso biancheria. Non fumare in casa. La Società Italiana di Medicina Ambientale ha addirittura stilato un vademecum con le best practices da seguire per migliorare l’aria nei luoghi chiusi.  Quali sostanze inquinano di più? L'inquinamento indoor può essere causato da tre elementi: Umidità. Pulviscolo  Sostanze nocive che si trovano nei prodotti per la pulizia. Le sostanze pericolose:  Sostanze utilizzate su mobili ed elementi d'arredo, come vernici, collanti e solventi. Ma anche detersivi, cosmetici spray e insetticidi. Questi materiali sono nocivi perché rilasciano nell’aria sostanze come il Ammoniaca, Acetato di metilene, Formaldeide e Benzene. 

PAOLO GIULIODORI: DALL'UNIVERSITÀ PER DARE VOCE AI GIOVANI
PAOLO GIULIODORI: DALL'UNIVERSITÀ PER DARE VOCE AI GIOVANI
PAOLO GIULIODORI: DALL'UNIVERSITÀ PER DARE VOCE AI ...

“Sono entrato in politica per dare voce ai giovani. Io vengo dal mondo dell’accademia, dell’università e vedo quanto i giovani non riescano ad esprimersi e a poter portare avanti le proprie idee”. Queste le parole di Paolo Giuliodori, 30enne eletto alla Camera dei deputati con il Movimento Cinque Stelle ed entrato a far parte sia della Commissione Finanze della Camera che della Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria. Il giovane deputato ha un dottorato di ricerca in informatica e approfondisce il problema della cybersecurity. Un tema, questo, del quale si è discusso molto ultimamente a seguito della notizia relativa allo spyware Exodus, un software spia utilizzato tra il 2016 e il 2019 che, propagato erroneamente sul Play Store di Google (quindi disponibile e scaricabile da chiunque sul proprio smartphone) ha intercettato e rilevato i dati sensibili di almeno un migliaio di italiani. “Noi come cittadini prestati alla politica – dice il parlamentare pentastellato - dobbiamo spingere affinché ci sia un’informazione chiara su cos’è la cybersecurity e sui rischi legati all’informatica”. Intanto, proprio per garantire ai cittadini una maggiore sicurezza informatica, l’Europarlamento ha approvato il sistema di certificazione per la sicurezza informatica europea, il Cybersecurity Act. Il deputato M5S parla inoltre del problema della “fuga dei cervelli” dall’Italia, ricordando che, per favorire l’imprenditoria giovanile nel nostro Paese, sono stati messi 2 miliardi di euro nel fondo per le startup all’interno della Legge di Bilancio.

ADDIO DAREDEVIL 4, L'EROE CIECO FATTO FUORI DAL PALINSESTO
ADDIO DAREDEVIL 4, L'EROE CIECO FATTO FUORI DAL PALINSESTO
ADDIO DAREDEVIL 4, L'EROE CIECO FATTO FUORI DAL ...

Netflix abbandona Daredevil La decisione è ufficiale. Dopo la cancellazione di Iron Fist e Luke Cage, Netflix ha deciso di non trasmettere più la serie Daredevil, nonostante registri il quarto ascolto di sempre della piattaforma. All’origine di questa scelta sembra esserci non solo un rapporto, quello con la Marvel, sempre più esasperato, ma anche una ragione di mercato ben precisa: la Disney, che è proprietaria di Marvel, ha deciso di abbandonare Netflix per concentrarsi sul lancio del suo nuovo servizio di streaming, Disney +. Daredevil: fenomenologia di un eroe cieco Il protagonista della storia è Matt Murdock, ragazzino che perde la vista in uno scontro con un camion di isotopi radioattivi, vede i propri sensi acuirsi: riconosce chi mente solo ascoltandone il battito cardiaco e possiede un olfatto potentissimo. In più, grazie alle lezioni di arti marziali impartitegli da un vecchietto cieco, Stick, impara a svolazzare tra i grattacieli per salvare la città dalla Mafia russa, dalla Triade cinese e da Kingpin, un boss calvo che maciulla gli avversari a mani nude ma incespica nella timidezza quando si tratta d’invitare a cena una vivace gallerista d’arte. Nella serie di Daredevil, la terza, attualmente in programmazione, Kingpin riesce a fingersi pentito di giustizia e, corrompendo mezza Fbi, esce dal carcere. Poi si macchia di decine di omicidi per infangare il nome di Murdock fino a spingere un agente psicolabile a vestirsi da Daredevil per sputtanarlo davanti ai media. In tutto ciò l'eroe cieco, pestato a sangue, viene salvato in una chiesa, da una suora che gli rivela essere sua madre. Eppure, alla fine Daredevil vince ed evita l'omicidio del cattivo dimostrando la superiorità degli eroi sugli esseri abbietti. La sceneggiatura spettacolare di Dardevil rimane tra le migliori avventure narrative dei fumetti Marvel. La sua chiusura è un'imperdonabile cecità e per quanto riguarda il suo futuro, beh gli appassionati spettatori sono, per adesso, dantescamente condannati a brancolare nel buio (scusate le battute).

OCCUPIED, SE LA RUSSIA INVADE LA NORVEGIA: PERSONAGGI E TRAMA
OCCUPIED, SE LA RUSSIA INVADE LA NORVEGIA: PERSONAGGI E TRAMA
OCCUPIED, SE LA RUSSIA INVADE LA NORVEGIA: PERSONAGGI E ...

“Il potere del martello di Thor sarà in grado di salvarci più della grande crisi della storia dell’umanità?” Con la suddetta frase il primo ministro norvegese, Jesper Berge, annuncia l’apertura della prima fabbrica del torio. Energia pulita contro la chiusura definitiva delle esportazioni di petrolio e gas. La conseguenza è l’improvvisa invasione della Norvegia da parte della Russia: uno stormo di elicotteri da guerra che cominciano ad occupare piattaforme petrolifere e basi di estrazione del gas. Occupied è girata con rigore tutto nordico, usando caratteri molto studiati, che ruotano senza eccedere dal ruolo su una trama perfetta.   Occupied, i personaggi di una serie fantapolitica Occupied, serie televisiva norvegese di tipo trhiller-politico del 2015, presenta dei personaggi dai profili insoliti. C’è il presidente che viene rapito dai servizi russi su un elicottero e ripescato dalla guardia del corpo in mezzo alla neve nel sangue di un tizio che ha avuto la sfortuna di passare di lì per caso. C’è la guardia del corpo con moglie giudice, intuitiva dell’innaturale corso delle cose. Ci sono i membri del governo norvegese tormentati dal fatto di dichiarare guerra alla Russia o soggiacere, come se nulla fosse, agli ordini della Commissione europea. C’è il solito giornalista alla ricerca della verità, che sbatte il grugno contro eventi più grandi di lui e finisce ammazzato. C’è la moglie del giornalista che prima se la prende con i russi e poi aiuta i ribelli attentatori di “Norvegia libera”. Occupied è una bomba. La seconda serie, quando si arriva davvero ai ferri corti e alla fantapolitica mozzafiato (il bodyguard diventa capo dei servizi segreti, la portavoce amante del premier diventa premier) e nulla sembra davvero ciò che sembra, in questo caso è ancora meglio.  

THE PUNISHER,  LA SERIE TV DAL POTENTE FASCINO NOIR
THE PUNISHER, LA SERIE TV DAL POTENTE FASCINO NOIR
THE PUNISHER, LA SERIE TV DAL POTENTE FASCINO NOIR ...

Francesco Specchia ci offre un suo punto di vista con una recensione su The Punisher, che racconta di Frank Castle e la sua vita. Ci si chiede: cosa accadrebbe se The Punisher vivesse in Italia? Sarebbe un’ecatombe e la serie durerebbe molto più dei 13 episodi dell’originale. La recensione The Punisher narra di una storia che possiede un suo potente fascino. Il grande romanzo nero di questo marine pluridecorato in Vietnam vede uccidere sotto gli occhi la famiglia inavvertitamente finita tra mafia e CIA.   Recensione The Punisher: la trama e i personaggi La recensione The Punisher di Francesco Specchia racconta di Frank Castle che emerge da una vita anonima d’operaio, ammazza un gruppetto di colleghi che si scopre essere rapinatori per riscattare l’onore perduto in una missione omicida consumatasi anni prima in Afghanistan. Castle scopre che la CIA gli ha fatto compiere cose orribili a sua insaputa. Suo scopo vitale diventa mozzare di netto il vertice corrotto dell’Intelligence. E gli girano attorno una bella funzionaria governativa cui fanno fuori mezza squadra. Il simbolo della macerazione interiore è Micro, un super tecnico informatico che deve fingersi deceduto per evitare che facciano fuori anche lui. L’emblema della redenzione invece è Karen, la giornalista deputata a placare le coscienze dei supereroi già dai tempi di Daredevil. La recensione di The Punisher si conclude raccontando di una serie che parte lenta ma, come uno di quei vecchi bazooka di fabbricazione texana, si infiamma tra scene d’azione, intrighi, spie, slanci di bontà inaspettate. Il punitore è in grado di sgozzare un terrorista e subito dopo di giocare a football con un ragazzino impaurito dai bulli a scuola. Praticamente è un ispettore Gallaghan più cupo e specializzato nello sterminio. Roba da far commuovere l’elettorato repubblicano, Trump compreso.

LA CHINESE SUPER LEAGUE VOLA, NONOSTANTE LA LUXURY TAX
LA CHINESE SUPER LEAGUE VOLA, NONOSTANTE LA LUXURY TAX
LA CHINESE SUPER LEAGUE VOLA, NONOSTANTE LA ...

Il successo della Chinese Super League Da cinque anni il calcio in Cina è in crescita per popolarità e ricchezza, tanto da attrarre nella Chinese Super League giocatori europei e sudamericani. Il campionato di calcio cinese ha aumentato i suoi ricavi arrivando a 250 milioni soltanto per i diritti TV, comprati dal colosso cinese TI’ AO POWER per 1,1 miliardi di euro fino al 2020. Nel 2018 gli stadi hanno registrato una media d’ingressi di 25mila spettatori raggiungendo via TV oltre 100 milioni di spettatori.  Sicuramente uno dei tanti motivi che hanno portato gli spettatori di tutto il mondo ad avere l’attenzione indirizzata verso le partite disputate in Cina, sono gli acquisti che le squadre del continente hanno fatto nei campionati europei. Tra questi anche Marko Arnautovich, passato allo Shanghai Sipg per 25 milioni di euro. Nel corso di luglio le sedici squadre della Super League hanno avuto la possibilità di modificare le rose costruite fino a fine febbraio. In Cina sono andati anche diversi giocatori italiani come Graziano Pellè e Stephan El Shaarawy allo Shanghai Shenhua dalla Roma per 18 milioni e allenatori come Donadoni, tecnico dello Shenzen Lippi o Cannavaro, allenatore addirittura della Nazionale di calcio della Cina. China Luxury Tax Nel 2017 il governo cinese ha imposto la Luxury Tax secondo la quale i club che volevano comprare un giocatore straniero dal valore superiore ai 6 milioni di dollari, devono pagare una tassa pari all’entità del pagamento cosicché, alla fine, la squadra paga esattamente il doppio per ogni giocatore comprato. La regola, introdotta per favorire la crescita di giocatori cinesi, per valorizzare il vivaio di giovani del luogo in vista dei Mondiali 2050, ha ovviamente limitato le finestre di mercato anche se, non ci scordiamo che, proprio nel calciomercato estivo del 2019, sono arrivati grandi nomi come Bakambu, Paulinho, Modeste, Talisca e Hamsik. Tra i trasferimenti più costosi che hanno portato molti stranieri a giocare in Cina c’è pure il venezuelano Salomon Rondon, preso dal Dalian Yifang che lo ha pagando 18 milioni al West Bromwich, e l'ex Sampdoria Fernando, acquistato dal Beijing Guoan per 15 milioni , 5,4 per il prestito e 9,6 per il riscatto obbligatorio nel 2020).

CALCIOMERCATO 2019: I COLPI PIÙ COSTOSI FATTI IN SERIE A
CALCIOMERCATO 2019: I COLPI PIÙ COSTOSI FATTI IN SERIE A
CALCIOMERCATO 2019: I COLPI PIÙ COSTOSI FATTI IN SERIE A ...

Non solo cifre da capogiro per i trasferimenti nel calciomercato europeo, ma anche, e soprattutto, in quello italiano. La sessione estiva in Serie A, durata due mesi, dal 1° luglio al 2 settembre, ha visto le squadre coinvolte spendere complessivamente più di 1.1 miliardi di euro. Juventus, Napoli ed Inter le protagoniste del mercato. Ma chi è stato veramente a spendere di più? Ecco la Top 10 dei giocatori più pagati dell'estate italiana: Ultimo posto della classifica per Valentino Lazaro: il difensore 23enne dell’Hertha Berlino è passato all’Inter per 22 milioni. Penultima postazione per Alex Meret: il portiere è passato dalla Spal al Napoli per 22 milioni. Ottavo posto per Pau Lopez: il portiere che ha 24 anni è stato ceduto dal Betis Siviglia alla Roma per 23,5 milioni di euro. Franck Kessié, riscattato dal Milan per 24 milioni, dopo le ultime due stagioni giocate nell’Atalanta. Rafael Leão, attaccante del Lille che è stato comprato dal Milan per 25 milioni. Al quinto posto c’è Cristian Romero, difensore che la Juventus ha comprato dal Genoa per 26 milioni di euro. Al quarto posto c’è Kōstas Manolas che è passato dalla Roma al Napoli per 36 milioni di euro. Sul gradino più basso del podio troviamo sempre il Napoli che ha comprato dal PSV Hirving Lozano spendendo ben 38 milioni di euro. Medaglia d’argento per l’Inter che ha per Lukaku, attaccante del Manchester United, la bellezza di 65 milioni di euro, diventando così il giocatore più pagato nella storia del club nerazzurro.  Primo posto per la Juventus che ha speso 85,5 milioni di euro per l’olandese dell’Ajax De Ligt. 

CALCIOMERCATO ESTIVO 2019: I TRASFERIMENTI PIÙ COSTOSI
CALCIOMERCATO ESTIVO 2019: I TRASFERIMENTI PIÙ COSTOSI
CALCIOMERCATO ESTIVO 2019: I TRASFERIMENTI PIÙ COSTOSI ...

Calciomercato estivo 2019: la top 5 Premier League, Bundesliga e Liga, ecco i campionati che hanno speso di più nel calciomercato estivo 2019. Ma quali sono le cifre dei trasferimenti che hanno investito complessivamente oltre mezzo miliardo di euro? Ecco i cinque giocatori più pagati dei campionati europei, dal difensore dei record al nuovo talento del calcio portoghese. Quinto in classifica è il difensore francese Lucas Hernandez, campione del Mondo con la Francia 2018. L’ex Atletico Madrid è stato ceduto ai tedeschi del Bayern Monaco per 80 milioni di euro. Harry Maguire, difensore che il Manchester United ha acquistato dal Leicester City spendendo ben 87 milioni di euro. È la più alta cifra mai pagata per acquistare un difensore. Eden Hazard. Il Real Madrid ha dato 100 milioni al Chelsea per far approdare in Spagna il giocatore belga. Antoine Griezmann è passato dall’Atletico Madrid al Barcellona per 120 milioni di euro. Il Barca ha messo su di lui una clausola rescissoria di 800 milioni. Joao Felix è il giocatore più costoso di questo calciomercato. L’ex Benfica è stato acquistato dall’Atletico Madrid che ha sborsato 126 milioni di euro per portarselo a casa. Se volessimo stilare poi una top ten delle transazioni più impegnative di questo calciomercato estivo del 2019, quindi se procedessimo nel completare le posizioni mancanti, troveremmo: Romelu Lukaku: l’Inter ha pagato 65 milioni di euro il Manchester United per far approdare l’attaccante in nerazzurro. Rodri: il Manchester City se l’è aggiudicato pagando 70 milioni di euro l’Atletico Madrid. Frenkie de Jong: protagonista indiscusso della stagione dell’Ajax, il centrocampista è passato dalla squadra olandese al Barcellona per 75 milioni di euro. Mattijs de Ligt La Juventus ha acquistato il talento dell'Ajax classe '99 per 75 milioni di euro. Nicolas Pepé, che il Lille ha venduto all’Arsenal per 80 milioni di euro. L’ivoriano ha segnato 23 gol in 41 partite durante la scorsa stagione.

MOZZARELLA: TRADITIONAL ITALIAN FOOD MADE IN LONDON
MOZZARELLA: TRADITIONAL ITALIAN FOOD MADE IN LONDON
MOZZARELLA: TRADITIONAL ITALIAN FOOD MADE IN LONDON ...

Italian food…. A Londra: il richiamo delle tradizioni italiane Magari ti trovi a Londra. Sei uno dei tanti under 40 (15mila i giovani italiani under 40 che si sono trasferiti nel Regno Unito) che hanno deciso di spostarsi nella capitale inglese per studio o per lavoro. Il richiamo dell’Italia però è grande, soprattutto a tavola. D’altronde si sa che l’Italian Food. Hai deciso di partire ma non di abbandonare le tradizioni italiane. Nel tuo bagaglio hai messo sicuramente oltre giubbotti e felpe, perché si sa che a Londra fa freddo, sicuramente un salume o una mozzarella italiana. Alla ricerca del “Famous italian Food” La ricerca dell' “Italian Food London”, non è mai facile e soprattutto non mai economica! La pizza, gli spaghetti o la bistecca (solo per dirne alcuni) sono il cuore del Traditional Italian Food che puoi trovare a Londra, così come in molti altri Paesi del mondo ormai.  Sei andato a Londra con una valigia piena di sogni e aspettative, ma adesso sai che il costo della vita è molto alto. La ricerca del cibo italiano nella capitale inglese parte spesso dall’idea di voler trovare un ristorante italiano a Londra. Trovare un ristorante che garantisca del buon Italian Food in London, può rivelarsi una vera caccia al tesoro, una lotteria dal costo molto alto; ancora peggio se che hai pagato un prezzo esorbitante per gustare il Traditional Italian Food (spaghetti, pizza, salumi o formaggi) non è neanche lontanamente simile all’Italian Food come lo prepara la mamma o la nonna. L’Italian food London è senza ombra di dubbio uno dei trend più ricercati. Se sei un italiano trasferito a Londra o semplicemente un turista, quello che puoi fare è ricercare dove poter mangiare il “Best italian Food”. Una breve ricerca dei miglior ristorante italiano a Londra.  Scoprirai che ci sono, non solo ristoranti m anche Fast Food Italiani a Londra. Se ti trovassi però a vivere stabilmente in una casa a Londra, se tu avessi preso un Airbnb o dividessi una casa o una stanza con persone che come te hanno deciso di lasciare il loro Paese per venire lì, magari vorresti stupirli cucinando il famous italian food, insomma i tuoi piatti del cuore: lasagne, pasta, pizza, arancini ecc… Famous Italian food: Il meglio del cibo italiano all’estero Lo sappiamo. L’Italia ha un patrimonio enogastronomico immenso. Il nostro paese conta infatti 821 tra prodotti DOP (Denominazione di Origine Protetta) e Igp (Indicazione Geografica Protetta), senza contare più di 5mila specialità locali. Prodotti agroalimentari Italiani, che entrano a far parte dell’esercito del Traditional Italian Food all’estero.  Un recente sondaggio dell’agenzia Klaus Davi & Co, ha individuato i 10 prodotti italiani che più sono amati fuori dal nostro Paese.  ‘Nduja e Pesto. Prodotti della tradizione calabrese e genovese La Piadina Romagnola, che ha fatto innamorare di sé i tanti tedeschi e russi che affollano la riviera durante i mesi estivi Mozzarella di Bufala, piatto forte italiano secondo americani e inglesi Tartufo bianco d’Albamolto alto è particolarmente amato dai cinesi ricchi Bistecca Fiorentina, piatto molto amato da inglesi e nordeuropei Speck del Trentino-Alto Adige, amato un po' da tutti Gambero rosso di Mazara, del quale vanno atti sia sudamericani che olandesi Lenticchie di Castelluccio Bottarga di muggine della Sardegna amata dai russi Pane di Altamura adorato dagli scandinavi. Se il successo di pasta e salumi ci appare quasi scontato, un dato interessante è legato all’export dei formaggi: Parmigiano Reggiano, Grana, Pecorino e Mozzarella sono sempre più richiesti in Francia e Stati Uniti ma anche Germania, Regno Unito, Giappone e Spagna. Secondo alcuni dati recenti l'esxport lattiero-caseario garantisce un fatturato di 2,4 miliardi di vendite estere. Mozzarella di bufala: the authentic italian mozzarella cheese  Il Regno Unito vanta 700.000 varietà di formaggi fra cui 12 a denominazione protetta. Nel 2018 il formaggio italiano ha aumentato le sue esportazioni dell’8% rispetto al 2017. È difficile però competere con la vera Mozzarella italiana, come la Mozzarella di bufala.  Abbiamo parlato prima di dell’export dei formaggi (come l’export della mozzarella di bufala). Se quindi ti trovi a Londra e vuoi gustarti il meglio delle tradizioni italiane, puoi fare una breve ricerca digitando: italian food near me oppure Italian food in UK. Ti troverai davanti più di un negozio prodotti italiani a Londra.  Sono in tanti infatti gli imprenditori che hanno deciso di aprire attività per rispondere all’intento di chi ricerca “buy italian food” su internet. Se in te batte ancora un cuore italiano fatto di pasta al sugo e pizza, non puoi escluderti dalla ricerca della mozzarella, di quella vera. C'è solo un posto a Londra dove puoi trovare la vera mozzarella italiana... Mozzarella di Bufala a Londra, una mission (quasi) impossible: La Latteria Nel cuore della City c’è una realtà diversa. Un cuore di pasta filante, che non propina in maniera più o meno autentica, the real Italian Food. Un caseificio mozzarella di bufala, nel cuore della City. È la storia di Simona Di Vietri e della sua Latteria.   Simona è un’imprenditrice che ha deciso di abbandonare il mondo della finanza a Londra per aprire un Caseificio. Come tante altre, anche quella di Simona è un’azienda italiana a Londra.  Quello che rende però unica la realtà de La Latteria è la capacità di riportare in U.K. quella che gli inglesi chiamano Mozzarella Cheese (e sì, capisco che questo termine possa causare colpi al cuore), insomma la vera Mozzarella di Bufala a Londra.  Non semplicemente un negozio prodotti italiani a Londra ma un pezzo dell’Italia gastronomica nella City. Cresciuta in Basilicata, Simona, ricorda di essere diventata grande tra i piccoli produttori di formaggio della sua regione, che producevano e le consegnavano sul momento i prodotti del caseificio. È per questo che la filosofia alla base del caseificio di Simona è proprio quella di non far passare più di 8 ore dalla produzione della mozzarella al consumo/vendita.  In questo modo la scommessa di Simona è stata più che vincente e capace di trasformare l’Italian Food in London, in uno scrigno nel quale viene prodotta la vera Mozzarella di Bufala Italiana, un angolo d’Italia a Londra.

IL VINTAGE VA ONLINE CON LE CASE D’ASTA
IL VINTAGE VA ONLINE CON LE CASE D’ASTA
IL VINTAGE VA ONLINE CON LE CASE D’ASTA ...

Le Case d'Asta e il vintage online Uno dei trend più diffusi nella moda, dall'abbigliamento all’arredamento, è senza ombra di dubbio quello del vintage. Capi “rispolverati” da un passato anche di trenta o quaranta anni prima o elementi d’arredo unici che ritornano alla luce assumendo un gusto tutto nuovo, retrò e affascinante: il vintage è sempre più richiesto sul mercato. Quello del vintage è un fenomeno nato “ufficialmente” negli anni '80 in Francia ed Inghilterra. Ed è proprio in U.K. che sono nate le prime Case d'Asta come Sotheby's e Christie's, le più grandi al mondo, che si sono occupate della compravendita di abiti ed elementi d’arredo in stile vintage: pezzi firmati e originali diventati splendidi oggetti da collezione per gli appassionati del settore. Col tempo intere collezioni sono state messe all'asta: Christie's nel 2014 ha venduto l'intero guardaroba appartenuto a Elsa Schiaparelli e quello di Audrey Hepburn nel 2017. Le Case d’Asta italiane e il vintage In Italia tra le Case d'Asta che si occupano del vintage ci sono Il Ponte Casa D’Aste, Maison Bibelot di Firenze o Finarte di Milano. Proprio quest’ultima nel 2019 ha fatturato oltre 1 mln di euro, con un'asta di 80 borse firmate Hermès. Il mercato vintage è sicuramente molto appetibile: molti accessori vengono venduti infatti a partire da 100/120 euro e il pubblico, composto soprattutto da persone fra i 30 e 40 anni, sembra rispondere positivamente. A parlarci delle Case d’Asta che si occupano del vintage è Cristiana Gani, esperta di vintage per Il Ponte Casa d’Aste: “Siamo stati la prima casa d’asta a proporre il vintage in Italia. Il negozio ha dei prezzi molto più alti mentre la casa d’asta ha prezzi più abbordabili che hanno sempre una garanzia. Tra i clienti ci sono sia i musei che i privati ma, grazie all’online, possiamo raggiungere Paesi come Francia, Inghilterra e addirittura Giappone e Australia”.

SPOTIFY SVELA I PROPRI BILANCI
SPOTIFY SVELA I PROPRI BILANCI
SPOTIFY SVELA I PROPRI BILANCI

Mese importante per Spotify, perchè rende pubblici i suoi profitti. È la prima volta che un’azienda di streaming fa questo tipo di dichiarazione. Questa decisione è stata fatta dall’azienda a causa di una riduzione fiscale, relativa alle sue quote della Tencent Music, che gli hanno permesso di essere più trasparente. I dati sono aggiornati alla fine del mese di settembre 2018 e mostrano un totale di 191 milioni di user attivi mensilmente (MAU) con un aumento del 28%. I guadagni di Spotify arrivano alla cifra di circa di 1 miliardo di euro, con un incremento del 31% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Se non si calcolasse la perdita dovuta al tasso di cambio in crescita all’estero, l’azienda avrebbe potuto raggiungere un aumento del 33%. Gli incassi di Spotify Premium ammontano a circa un miliardo nel terzo trimestre. In aumento del 31% rispetto all’anno precedente. I profitti di Spotify, le spese e i costi medi Il totale delle spese operative di Spotify è di 348 milioni, con una perdita di 6 milioni di euro nel 2018. La perdita totale operativa è di 291 milioni. Il costo medio per ogni utente è di 4,73 euro, il che rappresenta un -6% rispetto l’anno scorso, ma un aumento del 12% rispetto al trimestre precedente. I profitti di Spotify sono del 25,3% a settembre 2018, in aumento rispetto al 22 dell’anno precedente. Ma si calcola una leggera diminuzione rispetto al trimestre aprile e giugno. Spotify è stata in grado di ottenere queste entrate puntando su tagli ai costi di marketing e ricerca e sviluppo, permettendo di salvare più di 300 milioni. Nonostante il guadagno diretto dalla rete sia di 43 milioni di euro, è un importante guadagno per le aziende che si affidavano agli spazi pubblicitari per incrementare le entrate.

LA VERTIGINOSA CRESCITA DI SPOTIFY
LA VERTIGINOSA CRESCITA DI SPOTIFY
LA VERTIGINOSA CRESCITA DI SPOTIFY

Se la vostra domanda è “Quanti utenti ha raggiunto Spotify?”, ecco rivelato il numero dei suoi iscritti, raggiunto nel trimestre luglio-settembre 2018: la compagnia conferma di aver raggiunto una base di 87 milioni di iscritti alla fine di settembre. Questo significa che l’azienda ha aumentato i propri iscritti di 4 milioni in poco più di tre mesi, sfruttando il crescente mercato per la musica on demand. Nonostante la crescita sia impressionante, è in calo nella curva di crescita del 2018 e nonostante Spotify abbia adottato alcune promozioni molto aggressive di recente. Da pochi mesi infatti è possibile accedere gratuitamente in alcuni stati, tra cui Australia, Inghilterra e Stati Uniti, alla versione premium per un periodo di prova di 60 giorni. Nel trimestre luglio-settembre Spotify ha visto una crescita di 1,33 milioni di iscritti al mese, mentre nei tre mesi precedenti la cifra era il doppio: 2,67 milioni al mese, per un totale di 8 milioni. Aumento iscritti Spotify in linea con le previsioni dell’azienda La cifra degli utenti iscritti a Spotify è comunque in linea con le direttive dell’azienda che aveva previsto di arrivare alla fine del terzo trimestre, con un numero di iscritti tra 85 e 87 milioni. Alla fine del 2017 Spotify aveva 71 milioni di iscritti, aumentando nel 2018 il proprio pubblico in media di 1,77 milioni al mese. Questo riflette l’aumento generale degli ascolti musicali su servizi di streaming che è aumentato del 50,2% nel 2018 rispetto all’anno precedente. Nel 2017 gli streaming totali sono stati 321 miliardi, mentre da gennaio ad ora il numero ha già superato i 482 miliardi di passaggi. Solo questa settimana c’è stato un incremento degli ascolti rispetto alla precedente dello 0,9% e del 43% rispetto alla stessa settimana dello scarso anno. Crolla invece la vendita di musica online diminuita del 2% rispetto alla settimana scorsa e del 26,9% rispetto alla stessa settimana dello scorso anno. Ecco tutti i numeri che ci dicono quanti utenti ha raggiunto Spotify e cosa si prevede per il futuro.

CANZONI DIVENTATE FAMOSE GRAZIE AI FILM ORA AL CINEMA
CANZONI DIVENTATE FAMOSE GRAZIE AI FILM ORA AL CINEMA
CANZONI DIVENTATE FAMOSE GRAZIE AI FILM ORA AL CINEMA ...

Uno dei modi più utili per fare diventare virale un brano è quello di utilizzarlo come colonna sonora in un film in uscita al cinema, sono infatti molte oggi le canzoni diventate famose grazie ai film. Capita spesso che nelle pellicole per ragazzi o a tema musicale, le canzoni abbiano una vetrina talmente vincente da poter scalare le classifiche internazionali. Ad esempio, il film A star is born ha guadagnato circa 1,7 milioni solo in Italia. Più di 200 milioni nel mondo il primo mese, a fronte di un budget di appena 40 milioni e la canzone principale di questo film, “Shallow”, ha più di 60 milioni di visualizzazioni su Youtube ed è già la terza settimana al primo posto nella Billboard Top chart. L’intero album della colonna sonora ha venduto più di 150 mila copie reali o digitali. Solo negli Stati Uniti e quasi 300 mila a livello internazionale. Canzoni famose grazie ai film: prima o dopo l’uscita della pellicola Le vendite delle canzoni famose grazie ai film vengono calcolate anche con i singoli scaricati individualmente e quelli ascoltati in canali streaming a pagamento. A volte invece i brani vengono rilasciati prima del film in cui sono contenuti con la stessa funzione di un trailer contribuendo a creare un’attesa tra il pubblico. Un altro brano di una colonna sonora che sta avendo molto successo è quello che ha lanciato il trailer del film della Sony Hotel Transylvania 3. Il film è stato un vero successo a livello globale e ha raccolto più di 500 milioni di cui 1,7 milioni in Italia la prima settimana. Jonas Blue e Joe Jonas hanno composto il brano centrale di questa pellicola, “I see love”, uscita un mese prima del film come anticipazione. La canzone che ha già raccolto più di 20 milioni di visualizzazioni su Youtube è diventato il brano di un cartone animato Sony di maggior successo negli ultimi anni. Insomma, tante sono le canzoni dei film diventate famose, ce lo dicono i numeri.

BREXIT: COME CAMBIERÀ LA CUCINA DEGLI INGLESI?
BREXIT: COME CAMBIERÀ LA CUCINA DEGLI INGLESI?
BREXIT: COME CAMBIERÀ LA CUCINA DEGLI INGLESI? ...

La Brexit e gli spaghetti alla bolognese Come può cambiare la cucina degli inglesi con la Brexit? La chiusura dei confini commerciali nazionali certamente porterebbe a uno squilibrio dell’attuale import export. Il risultato probabilmente sarebbe che per preparare degli spaghetti alla Bolognese sarebbe molto difficile trovare della passata di pomodoro e quasi impossibile reperire alcuni odori indispensabili. Di contro la Gran Bretagna si ritroverebbe con un surplus di pesce, che inevitabilmente tutti i cuochi in U.K. dovrebbero utilizzare in maniera assidua in cucina. Ce lo spiega, dalla cucina di casa sua Andrew Hunter Murray. Secondo l'analisi di Coldiretti nel regno Unito si sta diffondendo sempre di più la paura di dazi e ritardi doganali nel caso si adottasse l’opzione “No Deal” Brexit in autunno. La Gran Bretagna, infatti, produce la metà del cibo che consuma ma il resto viene importato dall'Unione Europea, per il 30%, dalle Americhe per l’8%, dall'Africa, 4%, dall'Asia 4%. Anche l'Italia ha importanti relazioni con l'U.K. soprattutto nel settore agroalimentare. Nel 2018 il nostro Paese ha rifornito la Gran Bretagna per 3,4 miliardi di euro di prodotti infatti il Regno Unito è il nostro quarto partner commerciale. Al primo posto tra i prodotti esportati c’è il vino, che con 827 milioni di euro e al secondo l'ortofrutta con 234 milioni. Molto importante anche il ruolo di pasta, formaggi e l'olio d'oliva. La preoccupazione per il “No deal” è tanta e tale che è stato redatto un rapporto "Operation Yellowhammer", che lascia intravedere un futuro a dir poco apocalittico per la Gran Bretagna. La paura per la scarsità di generi alimentari, medicinali, carburante ha già spinto un quarto dei cittadini inglesi di età fra i 18 e i 34 anni ha precauzioni per evitare di avere fame. I nuovi accordi doganali, infatti, potrebbero comportare ritardi di ore o giorni per il transito delle merci.

GLI ASSISTENTI ALLA POLTRONA: I RISCHI DI UN MESTIERE
GLI ASSISTENTI ALLA POLTRONA: I RISCHI DI UN MESTIERE
GLI ASSISTENTI ALLA POLTRONA: I RISCHI DI UN ...

Ritorna Lenny Carl con i suoi studi e consigli su argomentazioni sempre varie e illuminanti. Stavolta ci parla della condizione di salute degli assistenti alla poltrona. Prima di tutto, precisiamo cosa faccia l’assistente alla poltrona: è una figura professionale paramedica che opera all’interno di uno studio dentistico e unisce assistenza operativa a mansioni di segreteria amministrativa. L’assistente di poltrona è quindi la prima persona con cui un cliente si interfaccia quando si rivolge ad uno studio odontoiatrico e la stessa persona che prepara la postazione di lavoro, materiali e strumenti compresi. Ma torniamo a Lenny, cos’ha scoperto stavolta per noi?   Gli assistenti alla poltrona: rischi e buone notizie Basandosi su ciò che è emerso da un importante studio, Lenny ci dice che esiste una forte incidenza di infertilità ed aborti nelle assistenti dentali alla poltrona. Questo studio ha coinvolto migliaia di assistenti dentali californiane e pare che i disturbi alla salute siano dovute alle continue inalazioni di mercurio durante le fasi di lavorazione e di estrazione delle vecchie otturazioni dentali, senza le dovute precauzioni e protezioni al lavoro. Ma, allo stesso tempo, Lenny ci dà notizie che rincuorano, emerse da un nuovo studio pubblicato su una rivista tedesca. Quest’ultimo ci dice che il consumo giornaliero di pectina da agrume modificato insieme all’alginato di alga kelp possono, in un’importante percentuale, eliminare il mercurio dall’organismo che si è bio-accumulato nel tempo, senza intaccare ed eliminare i sali minerali essenziali e soprattutto senza effetti collaterali. È un’ottima scoperta che farà bene agli assistenti alla poltrona, i quali adesso potranno lavorare più sani e leggeri.  

SANREMO 2019: IL GIUDIZIO TAGLIENTE DI RED RONNIE
SANREMO 2019: IL GIUDIZIO TAGLIENTE DI RED RONNIE
SANREMO 2019: IL GIUDIZIO TAGLIENTE DI RED RONNIE ...

Sanremo 2019 è un pot-pourri secondo Red Ronnie: dalla canzone d'autore alla musica indie, dalla classica canzone italiana alla trap. Genere, il trap, che dovrebbe sparire, sostiene Red Ronnie, che si occupa di giovani e musica dagli anni '80 e che racconta cosa significhi per un millennial vivere di musica oggi. Il Festival quest’anno ha voluto attirare gruppi diversi, dai più adulti ai più giovani. Tentativo, secondo Red Ronnie, mal riuscito. Quest’ultimo fa inoltre una riflessione sulla situazione attuale dei giovani artisti che desiderano immettersi nel mondo musicale. Secondo Red Ronnie il Festival di Sanremo è una passerella dove si espone la mercanzia, soprattutto il Sanremo di quest’anno. L’opinione di Red Ronnie su Sanremo 2019 Secondo Red Ronnie il Festival di Sanremo è una passerella dove si espone la mercanzia, soprattutto il Sanremo di quest’anno. È nel 1983 che Red Ronnie diventa conduttore televisivo e si occupa di musica. La sua opinione è quindi ponderata e ci racconta di un personaggio che possiede un’ampia conoscenza su tale tematica. Ha portato nei suoi programmi molti artisti underground che apparivano solo su riviste e radio specializzate. Negli anni successivi Red Ronnie si occupa di un progetto, una web TV: Roxy Bar TV. Tramite questo programma mette in evidenza sue esperienze legate al mondo musicale, come interviste a grandi personaggi della musica. Servizio della nostra inviata a Sanremo Fausta Sbisà.

SANREMO 2019: IL FESTIVAL PIÙ SOCIAL DI SEMPRE
SANREMO 2019: IL FESTIVAL PIÙ SOCIAL DI SEMPRE
SANREMO 2019: IL FESTIVAL PIÙ SOCIAL DI SEMPRE ...

Se gli ascolti del Festival di Sanremo 2019 sono in calo, è in costante aumento l’interazione social, il cosiddetto “secondo schermo”, fenomeno iniziato col botto fin dalla prima serata, che ha contato 2,8 milioni di interazioni. Il Festival ha favorito l’interazione social attivando una social room insediata al Forte Santa Tecla a cura di Annie Mazzola e la redazione di UnoMattina che ha presidiato i principali social network, quali Facebook, Twitter e Instagram, con contenuti sempre nuovi e aggiornati: dirette Facebook, interviste, preview e chicce degli artisti. Sanremo 2019 e il social più utilizzato dagli spettatori È Instagram il social network più utilizzato per l’interazioni dagli spettatori del Festival. Ha generato la percentuale più alta di interazioni (il 54%), seguito da Twitter con il 31% e infine da Facebook con il 15%. L’hashtag è stato mezionato 161 mila volte. L’engangment raggiunto tramite le interazioni social dal Festival di Sanremo 2019 è pari all’815,8 mila. Invece, il picco delle interazioni è stato registrato da Twitter alle ore 01:29, quando è stato proclamato il vincitore Mahmood. I dati ci dicono, inoltre, che il Festival è stato l’evento televisivo più seguito in diretta streaming su RaiPlay, escludendo quelli sportivi. Che dire?! Sanremo 2019 ha stupito su vari fronti e si è affermato senz’altro come il Festival più social di sempre.

MILANO FASHION WEEK: BOOM DEGLI AFFITTI BREVI
MILANO FASHION WEEK: BOOM DEGLI AFFITTI BREVI
MILANO FASHION WEEK: BOOM DEGLI AFFITTI BREVI ...

È entrata nel vivo la Milano Fashion Week, la settimana della moda di Milano che si è aperta con il debutto in passerella di Benetton, storico marchio trevigiano e diventa sempre di più un hub internazionale, in grado di attrarre in città stilisti, giornalisti da 5 continenti, creativi, buyer, e addetti ai lavori. Un mare di persone e di denaro se si calcola che 1/5 del pil della Lombardia proviene dalle 4 settimane della moda che in gennaio, febbraio, giugno e settembre animano Milano e provincia. Persone che oltre che utilizzare i tradizionali canali di ospitalità come Hotel, B&B e pensioni, si affidano sempre più spesso a nuove soluzioni di alloggio, come l’utilizzo di app, quali Airbnb, per l’affitto breve di appartamenti. Secondo una stima del portale di appartamenti americano Airbnb, leader mondiale nel settore, nella settimana 19-25 febbraio l’80% degli alloggi sarà occupato e si prevedono 80mila arrivi, segnando un significativo più 4,2% rispetto all’anno precedente. MFW 2019: chi ha preferito la formula dell’affitto breve? Il picco delle presenze alla Milano Fashion Week, con oltre 10 mila persone in arrivo in città, è previsto per la giornata di venerdì che vede in passerella nomi come Bottega veneta, Max Mara e Versace e apre le porte al gran finale con giganti come Armani, Dolce&Gabbana, Salvatore Ferragamo e Missoni. L’80% delle persone che ha preso in affitto un alloggio proviene dall’estero, con una quota importante di USA (11%), seguita da francesi (9%), inglesi (7%), tedeschi (6%) e spagnoli (4%). A preferire la formula dell’affitto breve, piccoli gruppi di persone, dai 2 ai 3, che si fermano in città con una permanenza media dai 3 ai 5 giorni. L’indotto turistico durante la MFW ammonta a circa 20 milioni di euro e coinvolge circa 25 mila imprese con 128 mila addetti, di cui il 64% tra alloggio e ristorazione, 22% nello shopping, il 14% nei servizi business e trasporti e 1% nel settore cultura e tempo libero, per un totale di 160 milioni di ricavi nella sei giorni della manifestazione.

TOMO: AMICA DEI GIOVANI
TOMO: AMICA DEI GIOVANI
TOMO: AMICA DEI GIOVANI

anteprima mondiale per l’Istituto Europeo di Design che torna al Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra per presentare Tomo, la concept car elettrica realizzata in collaborazione con Honda Design. Tomo è il risultato del progetto di tesi sviluppato dai tredici studenti del Master biennale in Transportation Design IED Torino, sede del network che attrae giovani da tutto il mondo e li forma per diventare i designer del prossimo futuro. Proprio come avviene all’interno di un design centre automotive, la Casa giapponese ha chiesto agli studenti di lavorare su un brief, Honda next “fun” driving, con l’obiettivo di disegnare quello che secondo loro dovrebbe essere il mezzo di trasporto ideale per i giovani da qui a sei anni. Dopo una lunga fase di ricerca intorno a valori chiave come amicizia, divertimento alla guida e rispetto per l’ambiente, e dopo mesi di progettazione, è nata l’idea di Tomo, una concept car elettrica a metà strada fra uno smart device e un mobility tool, in grado di unire in un unico abitacolo le esigenze del divertimento nel tempo libero fuori dalla città con quelle lavorative all’interno dello scenario urbano. Un veicolo di questo tipo, pensato per essere un fedele compagno del proprio user e in grado di adattarsi ai suoi desideri e alle sue esigenze, non poteva che chiamarsi Tomo, parola che in giapponese significa proprio amico, a sottolineare l’immagine di un mezzo di trasporto che racchiude in sé tutto ciò di cui l’utente ha bisogno nella vita di tutti i giorni, dentro e fuori dalla città. Il design di TOMO (lunghezza 3997mm – larghezza 1893mm – altezza 1556mm – interasse 2690mm) nasce da un’analisi di ricerca orientata al prodotto, alla sua funzionalità e a un immaginario giovane. In Tomo le tradizionali barriere fra esterno e interno di un veicolo esistono fisicamente ma sono superate concettualmente: la volumetria da coupé e le funzionalità da mini pick-up sono infatti “mascherate” da un aspetto esteriore fashion e young urban. L’interno è dunque concepito per offrire esperienze in linea con l’impostazione easy and friendly degli schermi, del volante e del sistema head-up sul windscreen. L’esterno è a sua volta plasmato su queste funzionalità, divenendo quasi un wearable device empatico e identitario dello user, adattandosi all’occorrenza allo scenario urban e a quello country. Tomo è stata progettata per un nuovo segmento di mercato in cui non è l’età anagrafica che conta. Mira a intercettare l’interesse delle nuove generazioni: quelle che sempre più spesso svolgono un mestiere non tradizionale; quelle che vogliono vivere in modo più divertente e più utile il veicolo; quelle che considerano il rispetto per l'ambiente, l'ecologia e la sostenibilità valori fondamentali attorno a cui costruire il proprio futuro.

SALONE DI GINEVRA: IL RISCATTO DELL'AUTO ITALIANA
SALONE DI GINEVRA: IL RISCATTO DELL'AUTO ITALIANA
SALONE DI GINEVRA: IL RISCATTO DELL'AUTO ITALIANA ...

Novità Salone di Ginevra: passione auto italiane Le novità al Salone di Ginevra sono molte, ma oggi è il turno delle case automobilistiche italiane, in grado ancora di stupire in questa edizione del 2019 presentando la nuova auto made in Italy. Le più famose case automobilistiche italiane hanno deciso per il Salone dell’auto di Ginevra di puntare su due obiettivi: motori elettrici e auto ibride. Le novità del Salone di Ginevra sono sicuramente loro: i nuovi modelli presentati da F.I.A.T., Alfa Romeo e Ferrari. Nuove auto FIAT 2019: FIAT Concept Centoventi La casa automobilistica italiana per eccellenza, FIAT festeggia i 120 anni di età, e ha deciso di rilanciarsi alla grande presentando FIAT concept centoventi, la city car elettrica del futuro. Un concept car che racchiude un po’ in sé la filosofia e la visione del marchio italiano per il prossimo futuro. I nuovi modelli FIAT 2019 puntano esclusivamente su motori elettrici.  Fiat Concept 120 è infatti l’auto elettrica italiana per eccellenza: dal pacco batterie che si consente di estendere il range da 100 a 500 km. Una nuova city car elettrica, Concept Centoventi apre ad una reinvenzione personalizzabile della Panda. La Centoventi è pensata infatti per essere altamente personalizzabile e aggiornabile. Il cliente potrà scegliere gli equipaggiamenti interni, gli accessori e adattare gli spazi in base alle necessità. Una vettura “democratica”, per tutti, come fu, nel 1957 per la Fiat 500. Sarà offerta in forma base con una batteria singola capace di garantire un’adeguata autonomia nei centri urbani ma i clienti possono aggiungere fino a tre batterie. Alfa Romeo 2020: il Suv Alfa Romeo compatto  Alfa Romeo fa un altro passo nella storia. La casa automobilistica italiana presenta Tonale, la vera novità Alfa romeo 2019 che prende il nome da uno dei passi delle alpi lombarde.  È l’Alfa Romeo suv compatta, per adesso ancora una concept. L’Ibrido Alfa Romeo infatti arriverà nella sua veste definitiva solo alla fine del 2020 e sarà disponibile anche con la motorizzazione ibrida plug-in. Per non appesantire troppo l'auto e non perdere le doti stradali tipiche, il sistema ibrido del nuovo SUV Alfa Romeo dovrà essere leggero. La tecnologia scelta è quella dell'e-turbo:un turbocompressore in cui la turbina mossa dai gas di scarico genera corrente, con cui poi viene alimentato un compressore elettrico. La Nuova Ferrari: Ferrari ibrida del futuro Il mito del cavallino rampante non tramonta mai. Al Salone di Ginevra 2019 la protagonista è lei: f8 tributo. La Ferrari ultimo modello, F8 che si presenta come una berlinetta a due posti con motore centrale-posteriore, omaggio al motore v8 Ferrari più potente di sempre. Motore 8 cilindri da 720 cv, accelera da 0 a 100 km/h in 2,9 secondi, la Ferrari nuovo modello tributo sarà in vendita ad ottobre a 236 mila euro. Il motore 8 cilindri Ferrari è identificato nel mondo dell’automobile come il simbolo della sportività e del piacere di guida, in particolare quando è montato in posizione centrale-posteriore, su una vettura a due posti. La F8 Tributo è equipaggiata con il pluripremiato V8 turbo Ferrari, “best in class” nel segmento di riferimento, e miglior motore degli ultimi 20 anni secondo gli esperti del settore. Nel 2018 è stato nominato per il terzo anno consecutivo come “Engine of the Year”, ricevendo nella votazione più del doppio dei punti rispetto al secondo classificato. Tra le novità al Salone di Ginevra è stata anche confermata la messa sul mercato entro pochi mesi della prima Ferrari ibrida non legata a una serie limitata, alla quale, entro la fine del 2019 seguiranno altri 3 modelli. Insomma, la macchina italiana, anche le supercar, hanno iniziato il loro processo verso l’elettrificazione. Nel 2020 allora arriverà la prima Ferrari ibrida, e poi la Ferrari Suv (si dovrebbe chiamare "Purosangue") nel 2022.

SALONE DELL’AUTO DI GINEVRA 2019: LE NOVITÀ DI OGGI
SALONE DELL’AUTO DI GINEVRA 2019: LE NOVITÀ DI OGGI
SALONE DELL’AUTO DI GINEVRA 2019: LE NOVITÀ DI OGGI ...

Novità salone di Ginevra 2019: emissioni zero Son più di 100 le anteprime presentate dalle case automobilistiche di tutto il mondo. L’obiettivo per tutti i modelli presenti al Salone dell’auto di Ginevra 2019 è quello delle emissioni zero: le case automobilistiche italiane e non solo puntano a creare auto elettriche. Nuovo modello citroen: Citroën Ami One Concept Citroën Ami One Concept è una macchina pensata per muoversi nel traffico cittadino. Ha un'autonomia dichiarata di circa 100 Km. Il nuovo modello Citroën è pensato per essere una valida alternativa al trasporto pubblico e agli altri mezzi di trasporto individuale su 2 ruote. Quest’auto elettrica e compatta è accessibile a tutti a partire dai 16 anni anche se dipende dalle leggi in materia di guida dei vari Paesi.  Citroën Ami è un’auto connessa e facilita l’accesso alla mobilità per i suoi clienti in funzione di un sistema di car sharing o noleggio rispondendo alle loro diverse necessità di utilizzo.  Citroën Ami One Concept dispone anche di un’applicazione mobile dedicata per facilitare il suo utilizzo. Il conducente può liberamente gestire in qualunque momento i parametri delle applicazioni a bordo, ma anche prolungare l’esperienza cliente dal suo Smartphone. Ami One Concept viaggia fino a 45km/h e offre sino a 100 Km di autonomia. La batteria agli ioni di litio si ricarica facilmente con il suo cavo elettrico. Per una ricarica completa sono sufficienti 2 ore. La novità del Salone di Ginevra 2019: Peugeot e-208 Peugeot presenta la e-208. 136 CV e un'autonomia di marcia fra i 340 e i 450 Km. Batteria garantita 8 anni o 160.000 Km. Al Salone dell’auto di Ginevra, la Peugeot e-208 è nuova anche nello stile e si ispira alla berlina 508 anche negli interni, con l’impostazione di guida tipica delle ultime auto della casa automobilistica francese.  Auto elettrica, Peugeot e-208 è dotata di una batteria da 50 kWh che, secondo la casa  automobilistica francese promette fino a 450 km di autonomia. Per una ricarica completa sono necessarie circa 23 ore. Nuova Smart 2019: Smart Forease+ La nuova Smart 2019 è la Smart Forease+ che interpreta la filosofia del marchio tedesco. Un'auto elettrica, una citycar a due posti ispirata alle speedster degli Anni '60. Sportiva dentro e fuori, la nuova smart 2019 si presenta curata anche nei dettagli. Novità Salone di Ginevra 2019: Polestar 2  Polestar 2, prima berlina totalmente elettrica di Casa Volvo, in grado di competere con la Tesla Model 3. Prezzi a partire da 39 mila Euro. Può essere acquistata solo online. Ha due motori elettrici e 408 CV, oltre a un look curato e minimale. Ha forme non convenzionali la Polestar 2, esposta al Salone di Ginevra 2019 un modello a batterie. La Polestar 2 permette l'accensione del motore con lo smartphone. Auto dell’anno 2019: Jaguar I-PACE Chi ha detto che le elettriche non possono essere sportive e lussuose? A cambiare il paradigma ci ha pensato per prima Jaguar con I-Pace che anticipa i tedeschi nello sfidare Tesla con la sua Model X. In occasione del Salone dell’auto di Ginevra 2019 è stata eletta l’auto dell’anno 2019. Si tratta della Jaguar I-Pace, o per essere precisi la Jaguar I-Pace elettrica, la prima Jaguar elettrica spinta da due motori a corrente da 200 CV. La Jaguar I-Pace: autonomia di 480 km. 

IL MOVIMENTO CHE GENERA ENERGIA
IL MOVIMENTO CHE GENERA ENERGIA
IL MOVIMENTO CHE GENERA ENERGIA

Ricaricare lo smartphone passeggiando grazie a uno zaino smart, è possibile?. È l'idea di Feeling Felt, brand italiano che incoraggia l'uso responsabile di energia e plastica. Il team composto da Barbara Gangemi e da Francesca e Riccardo Cruañes Rossini, sta mettendo a punto una linea di prodotti e accessori eco sostenibili, in grado di ricaricare piccoli device sfruttando l'energia cinetica prodotta dal movimento umano.  Come funziona? Gli zaini "intelligenti" di Feeling Felt contengono un dispositivo che, grazie a materiali piezoelettrici e all'induzione magnetica, è in grado di catturare le vibrazioni prodotte durante una camminata e trasformarle in energia. Basta collegare lo smartphone e il gioco è fatto. Tutti i prodotti sono 100% made in Italy e realizzati, principalmente, da feltro (prodotto dalle bottiglie di plastica riciclata) ed ecopelle rinnovabile e riciclabile di origine vegetale. La startup - che a febbraio è entrata a far parte di Speed Mi Up, l'incubatore di Università Bocconi e Camera di commercio di Milano, con il supporto del comune del capoluogo lombardo - lancerà una campagna di crowdfunding per raccogliere i fondi necessari a industrializzare il dispositivo e spera di essere pronta allo sbarco sui mercati entro l'autunno del 2019. Secondo i dati diffusi dalla Camera di Commercio di Milano, in Italia le startup innovative sono quasi 10 mila e una su sei è a Milano (1.757), prima a livello nazionale. Il capoluogo lombardo è seguito da Roma (999), Napoli (353), Bologna e Torino (317).

IL SALONE DEL LIBRO DI TORINO: TEMPO DI BILANCI
IL SALONE DEL LIBRO DI TORINO: TEMPO DI BILANCI
IL SALONE DEL LIBRO DI TORINO: TEMPO DI BILANCI ...

Salone del Libro: successo tra le polemiche Tempo di bilanci per il Salone del Libro. Un’edizione, questa, che si è svolta tra mille polemiche. Prima su tutte quella relativa alla partecipazione della casa editrice Altaforte, vicina a CasaPound. La scelta di escluderla dalla manifestazione era stata presa dagli organizzatori del Salone in accordo con la Regione Piemonte e il Comune di Torino e aveva portato ad una girandola di polemiche alimentate dalle prese di posizione dell’editore stesso di Altaforte, Francesco Polacchi, che si era dichiarato apertamente fascista. Ma cosa c’è stato di buono oltre queste discussioni e contrasti che sono saliti all’ordine delle cronache quotidiane? A dircelo è, dalle pagine de Il Giornale, Alessandro Gnocchi, che elenca punto per punto tutti gli aspetti di un Salone del Libro che ha regalato tante soddisfazioni al di là delle polemiche. Una sorpresa su tutte, ad esempio, è stato il libro Io sono Matteo Salvini, presentato a Torino e al centro di molte discussioni. Il libro di Chiara Giannini potrebbe diventare un vero e proprio best seller con le sue 6mila copie prenotate fino ad oggi.  Salone del Libro di Torino: bilancio positivo Senza ombra di dubbio è stata l’affluenza di pubblico a decretare il successo di questa 32esima edizione del Salone del Libro di Torino. Come riportato dal La Stampa, sembra che ci siano stati 148mila visitatori quest’anno, rispetto ai 144 mila del 2018. A festeggiare sono i grandi editori, come Einaudi, che vantano un +10% nelle vendite rispetto alla passata edizione, ma anche i piccoli: Luni editrice ad esempio, ha chiuso con un +25% nelle vendite proprio come Rusconi editore, che ha scelto di piazzarsi nel padiglione Oval. Alla fine questo padiglione, che era stato molto criticato per la distanza rispetto agli altri e anche per le difficoltà logistiche nel raggiungerlo, si è rivelato una novità positiva e non sembra aver penalizzato particolarmente nessuno degli editori che si erano posti al suo interno. Si può migliorare? Certamente. Intanto il direttore del Salone del Libro, Nicola Lagioia, si è scusato con tutte le case editrici coinvolte nelle polemiche. Insomma, un’edizione questa che si è svolta tra le “intrusioni a gamba tesa” della politica che hanno reso difficile il suo svolgimento, ma che, alla fine, dati alla mano, può chiudersi con una sola parola: successo.

ITALIANI POPOLO DI SANTI, POETI E LETTORI “DEBOLI”
ITALIANI POPOLO DI SANTI, POETI E LETTORI “DEBOLI”
ITALIANI POPOLO DI SANTI, POETI E LETTORI “DEBOLI” ...

Quanto leggono gli italiani? A dircelo è un’indagine dell’Istat. Secondo i dati relativi all’anno 2017, il 41% degli italiani, dai 6 anni in su, ha letto almeno un libro nell’arco di 12 mesi. A leggere di più sono sicuramente le donne: nel 2017, il 47,1% ha letto almeno un libro. Per quanto riguarda gli uomini, la percentuale si abbassa al 34,5%. Le quote più alte si registrano tra le ragazze di età compresa tra gli 11 e i 19 anni. Il 2017 è l’anno dei cosiddetti lettori "deboli", ovvero di coloro che dichiarano di aver letto un massimo di 3 libri: la percentuale è del 47,6%, contro il 45,1% dell’anno precedente. Ad essere invece lettori “famelici” sono i ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 14 anni: il 12,7% legge almeno un libro al mese. Anche le persone dai 55 anni in su leggono molto. Quali sono le regioni italiane in cui si legge di più? È il Nord Italia a dominare, con una percentuale di lettori del 49%, contro il 44,5% del Centro, mentre il vero crollo si registra nel Sud Italia, con una quota che scende al 28,3%. Per quanto riguarda le isole, Sicilia e Sardegna si distinguono con percentuali rispettivamente del 25,8% e del 44,5%. C’è un altro dato interessante che emerge dal report elaborato dall’Istat. La fascia di lettori di età compresa tra i 15 e i 24 anni dice addio alla carta: download di libri da internet ed e-Book sono le nuove fruizioni per più di un ragazzo su 5. Insomma, si spera che il libro digitale sia un buon modo per avvicinare sempre di più alla lettura un Paese che scrive tanto ma legge pochissimo.

CALA L’AFFLUENZA AL SALONE DEL LIBRO TORINO: ECCO PERCHÈ
CALA L’AFFLUENZA AL SALONE DEL LIBRO TORINO: ECCO PERCHÈ
CALA L’AFFLUENZA AL SALONE DEL LIBRO TORINO: ECCO ...

È stata la vera novità di questa 32esima edizione del Salone del Libro di Torino. Si tratta del Padiglione Oval che, con 20,000 mq, è un vero e proprio scrigno che conserva i tesori della grande editoria italiana. Al suo interno, infatti, ci sono gli stand di Mondadori, Einaudi, Newton Compton e Feltrinelli. Per adesso, i dati sull’affluenza forniti dall’ufficio stampa del Salone sono positivi: le vendite dei biglietti online sono aumentate del 22% rispetto all’edizione passata. Tuttavia, in attesa dei dati definitivi, sembra che al Padiglione Oval l’affluenza sia stata scarsa. Questa almeno la percezione che gli editori hanno avuto. E la ragione di ciò sembra essere riconducibile ad un problema logistico concreto, ossia al fatto di avere uno stand nel Padiglione Oval. In concomitanza con il Padiglione 1, infatti, c’è l’ingresso principale e, nell’area antistante, è presente la metropolitana. “Dal Padiglione 1 – ci spiega Francesco Giubilei, giovane direttore editoriale di Giubilei-Regnani Editore - al Padiglione Oval c’è più di 1 km, quindi un lungo percorso realizzato con un passaggio, neanche molto bello esteticamente, fatto attraverso una serie di gazebo, e questo scoraggia molte persone”. Insomma, è paradossale che il Padiglione Oval, novità introdotta proprio per risolvere quei problemi logistici (code chilometriche e lunghe attese) derivati dalla grande affluenza di persone, abbia probabilmente disincentivato il flusso dei partecipanti, costretti farsi un vero e proprio “pellegrinaggio” per raggiungere gli stand dei loro editori preferiti.

A CANNES È IL TURNO DI TARANTINO
A CANNES È IL TURNO DI TARANTINO
A CANNES È IL TURNO DI TARANTINO

Giuseppe Grossi ci porta sulla Croisette per la nona giornata di Festival di Cannes. Il protagonista indiscusso di questo appuntamento è il regista Quentin Tarantino che, a 25 anni dal suo cult, "Pulp Fiction", presenta il suo nuovo film, “C’era una volta a… Hollywood”. Il film racconta delle vicende di un attore di serie b (interpretato da Leonardo DiCaprio) che cerca di raggiungere il successo nell’industria cinematografica hollywoodiana degli anni ’60, e del suo stuntman (Brad Pitt), che alla fine ricoprirà anche il ruolo di guardia del corpo.  "C’era una volta a… Hollywood" è un film grottesco e sopra le righe. DiCaprio e Pitt formano una coppia ben strutturata in una pellicola che rende omaggio, grazie a molte citazioni, alla grande Hollywood degli anni ’60 e ’70. Da Sergio Leone ai film polizieschi italiani, la pellicola di Tarantino è ricca di riferimenti cinematografici. Sebbene Quentin Tarantino sia un regista molto amato e che non delude mai le aspettative, il film in gara in questa 72esima edizione non ha raccolto solo impressioni positive. Tarantino si mostra sotto in una veste insolita e malinconica che può spiazzare il pubblico abituato a pellicole differenti. "C’era una volta a… Hollywood" è un film che ci mette un po’ a partire, ma che regala un finale molto “alla Tarantino” che soddisfa lo spettatore. Purtroppo per godere  dell’ultima fatica del celebre regista americano si dovrà aspettare fino al 19 settembre, data della proiezione italiana.

CANNES LIONS 2019: TUTTI I VINCITORI ITALIANI
CANNES LIONS 2019: TUTTI I VINCITORI ITALIANI
CANNES LIONS 2019: TUTTI I VINCITORI ITALIANI ...

Si è conclusa ormai l'edizione 2019 dei “Cannes Lions Festival”, il Festival della Creatività dove sono stati assegnati più di 100 Leoni in 30 differenti categorie. Una manifestazione dai numeri impressionanti alla quale hanno partecipato 89 Paesi, 32mila lavoratori e 15mila iscritti. Premiata la campagna pubblicitaria “Truth” eseguita da David Droga insieme al New York Times e composta da 5 spot di 60 secondi in favore della verità del giornalismo. Si tratta di cinque soggetti, cinque storie che esaltano la forza e la determinazione di chi fa il mestiere di giornalista.  E l'Italia? Il bottino di premi per questa edizione 2019 non è stato certamente ricco per il nostro Paese. Sono stati solo 12 i Leoni portati a casa di cui solo uno d'oro per una campagna realizzata per Diesel. Ecco alcuni dei vincitori: Nella categoria Film vince un Argento Heineken con "Unmissable". Publicis vince un argento con il soggetto “Ha(u)te Couture” per Diesel.  Bronzo nella categoria Brand Experience&Activation.  Un argento e un bronzo in quella Social&Influencer. Con il soggetto "Be a Follower – Side:biz”, elaborato per Diesel, l'Italia porta a casa un argento nella categoria Brand Experience&Activation e due bronzi in quella Social&Influencer. Con Diesel x Mustafa vince un argento nella categoria Social&Influencer e un bronzo in quella Outdoor. Argento con la campagna per Leroy Merlin “Lessons for good” e un bronzo nella categoria Outdoor per Coca Cola che, con "The Sign", punta sul riciclaggio dei rifiuti. Per la cronaca il Gran Prix Outdoor è andato agli Stati Uniti con la campagna “Nike dream crazy” di Wieden + Kennedy Portland dove il protagonista è un giocatore di football americano, simbolo della protesta contro gli abusi della polizia nei confronti degli afroamericani. Il suo gesto di non alzarsi durante l'inno nazionale ha fatto il giro del mondo ed è stato imitato da tanti altri atleti.

CANNES LIONS 2019: TUTTI I NUMERI
CANNES LIONS 2019: TUTTI I NUMERI
CANNES LIONS 2019: TUTTI I NUMERI

Cannes Lions 2019: un po' di cifre Si chiama Festival Internazionale della Creatività Leoni di Cannes e ha il proprio fulcro al Palais Des Festival di Cannes. Si tratta di una manifestazione immensa alla quale partecipano 89 Paesi, 32mila lavoratori e 15mila iscritti. Quest’anno la 66esima edizione si tiene da 17 al 21 giugno ed è rappresentato in Italia dall’Art Directors Club Italia, il cui presidente è Vicky Gitto, insieme al suo team, ha selezionato 7 giurati. Ci sono anche 10 giovani italiani che sono stati selezionati e premiati dall’Art directors club italiano e che parteciperanno a 5 categorie (film, stampa, digital, design, PR). L'evento è certamente un punto d'attrazione per tutti coloro che amano la creatività declinata nelle sue applicazioni più contemporanee, come l'advertising. Ecco perché quest'anno, come nelle precedenti edizioni, sono accorse da tutta Europa agenzie e ideatori di pubblicità e campagne. Nel settore è certamente l'evento più importante e sicuramente la vittoria di un Lion Award è un traguardo per ogni creativo. Ogni anno al Festival Internazionale della Creatività vengono iscritte migliaia di campagne di pubblicità: nel 2011 si è raggiunto il record di 28.282. Italia al top della creatività Vediamo come sono andate le prime premiazioni: Nella categoria Outdoor, delle 5 campagne nominate, 3 hanno ricevuto premi e tutte sono state  firmate da Publicis Milan: Silver Lion con la campagna “Lessons for good” realizzata per Leroy Merlin. Un Bronzo con “The Sign” per Coca-Cola. Un altro Bronzo con “Diesel x Mustafa” per Diesel. Per la cronaca il Gran Prix Outdoor è andato agli Stati Uniti con la campagna “Nike dream crazy” di Wieden + Kennedy Portland. Nella categoria “Film Craft”, dove l'Italia mirava a un premio, è stata Publicis Italy a passare il turno con Diesel e lo spot “Haute Couture”, con la campagna lanciata lo scorso settembre contro gli haters. Nella categoria “Entertainment for Sport” è invece la campagna “Continental Paint”, realizzata da FCB Milan per Continental, l’unico lavoro italiano che passa il turno.

IL CALCIO FEMMINILE: STADI E TV
IL CALCIO FEMMINILE: STADI E TV
IL CALCIO FEMMINILE: STADI E TV

Era il 23 marzo 1895 quando si giocò a Londra il primo match ufficiale di calcio femminile. Da quell'evento sono aumentati sempre di più gli appassionati spettatori che seguono queste partite.  Com’è oggi la situazione del calcio femminile?  I numeri del pubblico crescono e le società calcistiche cercano di adeguarsi facendo giocare le partite negli stadi che solitamente vengono utilizzati dai colleghi uomini. Un esempio è stato quando a marzo l'Atletico Madrid ha organizzato una partita contro il Barcellona allo stadio Wanda Metropolitano. L’affluenza di pubblico è stata sorprendente: ben 60.739 tifosi sugli spalti.  Calcio femminile italiano In Italia è stato raggiunto da poco un nuovo record. Il match Juventus-Fiorentina, scontro al vertice della Serie A femminile, giocato all'Allianz Stadium, ha visto sugli spalti ben 39.027 spettatori e su Sky 342.628. In tutta Europa gli spettatori tv del calcio femminile aumentano. L'amichevole tra Francia e Germania è stata seguita da 1,2 milioni di persone. Anche i social fanno la loro parte: la Brazilian Football Confederation ha firmato un accordo con Twitter per i live e la partita Ponte Preta-Corinthians ha raggiunto ben 167.000 spettatori. Un’idea per rilanciare il calcio femminile potrebbe essere quella di seguire l’esempio del Barcellona che ha costruito, accanto al Camp Nou, un piccolo stadio, Mini Estadi, dalla capienza più ridotta, dove giocano sia la seconda squadra che la squadra femminile e dove si paga, per l’ingresso, un prezzo ridotto. Certamente quindi la creazione di uno stadio ad hoc può essere un’ottima soluzione per rilanciare il calcio femminile anche in Italia.  Un ultimo dato che dimostra l'interesse per il calcio femminile è l'acquisto di 600.000 biglietti per i campionati Mondiali che si terranno quest'estate in Francia.

TUTTI I NUMERI DEL CALCIO FEMMINILE (ITALIANO)
TUTTI I NUMERI DEL CALCIO FEMMINILE (ITALIANO)
TUTTI I NUMERI DEL CALCIO FEMMINILE (ITALIANO) ...

Il calcio femminile Giocare a calcio in Italia per una ragazza non è facile. Nonostante la Federazione di Calcio Femminile sia stata creata da più di 50 anni, sono ancora molti gli ostacoli che le atlete incontrano quando scelgono d’intraprendere questa carriera. Le calciatrici italiane, ad esempio, sono considerate appartenenti alla categoria dilettanti e questo impedisce loro di sottoscrivere veri e propri contratti con le società per cui giocano.  Per portare il calcio femminile al professionismo la FIGC ha investito nel 2017/2018 4,2 mln. Nello stesso periodo però in U.K., la FA (Football Association) ne ha investiti 15,4. Una differenza che si fa sentire. In futuro però sembra che arriveranno maggiori quantità di denaro: dal 2020 l'UEFA aumenterà del 50% gli investimenti nel settore e ad ognuna delle 55 Federazioni affiliate andranno 150.000 euro. Il calcio femminile italiano Nonostante gli ostacoli ancora presenti, nel calcio femminile italiano sono stati raggiunti importanti risultati come la garanzia di maggiori guadagni e premi societari per le giocatrici, in modo da trattenerle in Italia evitando che vadano a giocare nei campionati esteri.  Secondo un rapporto UEFA, Women's Football Across the National Associations, dagli Europei giocati in Olanda nel 2017, le tesserate sono aumentate in maniera significativa in Paesi come U.K., Francia, Germania, Svezia e Norvegia, dove oggi sono più di 100.000, mentre in Italia le tesserate sono 23.903 di cui 2.664 tra gli 11 e 12 anni.   

LO STIPENDIO DI UNA CALCIATRICE È DA DILETTANTI
LO STIPENDIO DI UNA CALCIATRICE È DA DILETTANTI
LO STIPENDIO DI UNA CALCIATRICE È DA DILETTANTI ...

In Italia come in molti paesi il compenso delle calciatrici è ridotto, talvolta al solo rimborso spese. Nonostante le giocatrici si impegnino al pari dei colleghi uomini, giochino nei campionati maggiori e nelle Nazionali, quello che guadagnano spesso non è sufficiente, e la via è spesso quella di trovare un altro lavoro. Quanto guadagna una calciatrice italiana? In Italia, per la L. 91/1981, le calciatrici non vengono considerate Professioniste ma Dilettanti. Questo comporta la mancanza di numerose tutele e uno stipendio limitato. Tuttavia Serie A e B sono oggi sotto l'egida della FIGC e non più della LND, fatto che può aiutare anche in termini economici. Dal compenso massimo di 28.158 euro previsto sotto la Lega Nazionale Dilettanti si è passati a 30.658 euro, cifra che può aumentare con premi societari. Di fatto in Italia non esistono veri e propri contratti tra giocatrici e Club ma accordi, per lo più annuali. In molti chiedono il passaggio al professionismo per permettere al calcio femminile di crescere, rendendo il massimo campionato più appetibile anche per le straniere. Una soluzione potrebbe arrivare dal semiprofessionismo per agevolare le Società da un punto di vista fiscale e contributivo. Ma se in Paesi come la Norvegia calciatori e calciatrici della Nazionale guadagnano le stesse cifre, e se la brasiliana del Rosengard Marta Vieira Da Silva e la Francese del PSG Laure Boulleau arrivano a guadagnare rispettivamente 500.000 e 60.000 $ all'anno, ci sono Paesi in cui la situazione è critica: a febbraio 2019, per esempio, l'attaccante della Primera Division argentina Macarena Sanchez ha fatto causa alla Federazione per stipendi di fatto inesistenti: il compenso mensile è di 11 euro. Quali calciatrici guadagnano di più? Se in Italia il calcio femminile è ancora una realtà embrionale in altri campionati questo movimento è molto sviluppato. Tra questi Paesi c'è il Regno Unito, dove la federazione calcistica ha investito nel 2016 ben 17,7 milioni di sterline e gli Stati Uniti dove il calcio femminile è diventato, insieme al basket e al volley, uno degli sport più praticato dalle donne. La top ten Marta Vieira da Silva: la brasiliana è la calciatrice più forte al mondo. Cinque volte FIFA Women’s World Player of the Year (dal 2006 al 2010), incassa 500.000 dollari a stagione. Alex Morgan: la calciatrice americana incassa 450.000 dollari all'anno. Megan Rapinoe: ha uno stipendio di168.000 dollari all'anno. Sydney Leroux: l' attaccante del Kansas City e vincitrice della medaglia d’oro alle Olimpiadi di Londra 2012 guadagna 92.500 dollari a stagione. Nicole Banecki con 90.000 euro all'anno.  Amandine Henry: la centrocampista della Nazionale francese incassa 70.000 euro. Nilla Fischer: difensore del Wolfsburg e della nazionale svedese, ha vinto una Champions League. Il suo stipendio è di 67.500 euro. Hope Solo: il portiere dei Seattle Reign Fc e della Nazionale americana percepisce 65.000 dollari a stagione. Jonelle Foligno è penultima con 60.000 dollari all'anno: centrocampista offensivo deigli Sky Blue FC, ha vinto il bronzo a Londra 2012 con la Nazionale canadese. Laure Boulleau: difensore del Paris Saint-Germain e della Nazionale francese guadagna 60.000 euro a stagione.

MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA: ECCO I VINCITORI
MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA: ECCO I VINCITORI
MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA: ECCO I VINCITORI ...

Mostra del Cinema di Venezia: i premiati Si è conclusa la 76esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia ed ecco chi sono i vincitori: Leone d’Oro a "Joker" di Todd Phillips. Leone d’Argento per la regia va a Roy Andersson per il film “About Endlessness”. Leone d’Argento Gran Premio della giuria al film di Roman Polansky, “J’Accuse”. Italiano il Premio Speciale della giuria che va al film di Franco Maresco “La mafia non è più quella di una volta”. Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile va alla francese Ariane Ascaride per il film “Gloria Mundi”. La Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile va invece a Luca Marinelli per “Martin Eden”. Oltre alle consuete polemiche che ogni edizione del festival si porta dietro, c’è però un dato che mette tutti d’accordo ed è quello del rapporto positivo tra Netflix e la Mostra. Sono stati tre i film presentati dal colosso dello streaming, due in concorso e uno fuori. Tuttavia, nessuno di essi ha vinto forse perché, dopo la vittoria di “Roma” l’anno scorso, la giuria ci ha pensato bene prima di premiare una pellicola presentata da Netflix. I tre film presentati erano molto diversi fra loro: Il primo era “Marriage story”, scritto da Noah Baumbach, che racconta della fine di una relazione tra due persone sposate ma lo fa con un tono leggero e mai straziante. “Panama Papers” di Steven Soderbergh che racconta lo scandalo del 2016. Il film ha un parterre incredibile di attori: Antonio Banderas, Gary Oldman e Meryl Streep. Fuori concorso invece “The King”, il film che rilegge in chiave moderna l’Enrico V di Shakespeare. Occorre poi ricordare che, dato che ogni produzione per portare il film al Festival spende 300mila dollari, Netflix ha investito veramente molto per presentare le sue pellicole al Lido più famoso del mondo del cinema.

FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA: È IL TURNO DI JOKER
FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA: È IL TURNO DI JOKER
FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA: È IL TURNO DI JOKER ...

Seconda settimana della 76esima Mostra del Cinema di Venezia e finalmente è stato proiettato uno dei film più attesi di questa edizione, ovvero “Joker” di Todd Phillips, il film dedicato al mitico antagonista di Batman. Un film destinato a fare la storia del cinema, perché non era mai successo che un Festival internazionale ospitasse un film ispirato a un fumetto supereroistico. Però “Joker” è un cinecomic d’autore, che sfrutta l’ispirazione dei fumetti per calare una storia di delirio, di dramma, di profonda frustrazione e alienazione personale all’interno di un contesto molto realistico. Perché Gotham City assomiglia alla New York di fine anni ‘70 e inizio anni ’80, la New York della New Hollywood, che tanto sarebbe piaciuta a Martin Scorsese; infatti, i riferimenti a “Re per una notte” e “Taxi Driver” si sprecano. Ovviamente grandissimo mattatore e protagonista assoluto è Joaquin Phoenix, che interpreta Arthur Fleck, comico fallito, alienato e rigettato dalla società; bullizzato, cade in un turbinio di follia, come se il delirio fosse l’unica risposta possibile in una dimensione dove è sempre più difficile distinguere i pagliacci da chi è davvero sano di mente. Un film che rappresenta un’eccezione dal punto di vista produttivo ed economico:i cinecomic di solito hanno un budget che si aggira attorno ai 200 milioni di dollari, mentre Joker è costato solo 55 milioni di dollari. Mosca bianca, quindi, all’interno di un universo, quello DC - per intenderci quello di Superman, Batman e Wonder Woman - che finora aveva investito molto di più, un piccolo grande film d’autore che punta agli Oscar.

BIENNALE DEL CINEMA DI VENEZIA 2019, LO SPECIALE
BIENNALE DEL CINEMA DI VENEZIA 2019, LO SPECIALE
BIENNALE DEL CINEMA DI VENEZIA 2019, LO SPECIALE ...

Le Star della Mostra del Cinema di Venezia Si sta svolgendo in questi giorni la 76esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica organizzata dalla Biennale di Venezia. La mostra è diretta ormai da diversi anni da Paolo Barbera e quest’anno la scelta della madrina è ricaduta sull'attrice italiana Alessandra Mastronardi, mentre la presidente di giuria è la regista argentina Lucrecia Martel. Quest’anno i film in concorso sono 21, di cui 3 italiani. Proprio ieri abbiamo visto il primo film italiano in concorso: “Il sindaco del rione sanità”, un adattamento di Mario Martone della famosa commedia di Eduardo De Filippo. Il festival invece si è aperto con “Le verità”, il film del maestro giapponese Hirokazu Kore'Eda, che due anni fa vinse la Palma d’Oro a Cannes con “Un affare di famiglia”, e che ritorna, si può dire, con un altro affare di famiglia: la pellicola presentata racconta il rapporto conflittuale tra una madre e una figlia con toni che ricordano molto la commedia francese. Il Festival, che si tiene al Lido di Venezia dal 28 agosto al 7 settembre 2019, ha già visto presentarsi alcune delle stelle più luminose del cinema internazionale. Giovedì 29 è stato proiettato "Ad Astra", con Brad Pitt, Ruth Negga, Tommy Lee Jones, Liv Tyler e Donald Sutherland, mentre nel pomeriggio è stato consegnato il Leone d'oro alla Carriera a Pedro Almodóvar. Venerdì 30 è stato invece il turno di Roman Polanski, che ha portato nelle sale del Lido "J'Accuse", film ispirato all'affaire Dreyfus. Sabato, il Festival del Cinema di Venezia accoglierà la straordinaria interpretazione di "Joker" ma anche Meryl Streep, in concorso con "The Laundromat", dove recita al fianco di Gary Oldman e Antonio Banderas. Attesissima anche l'altra superstar femminile del cinema mondiale, Penelope Cruz, protagonista di "Wasp Network" di Olivier Assayas. Mostra del Cinema di Venezia: i numeri  Ma quali sono stati i numeri di questa edizione? Gli accreditati sono circa 8.000, e si dividono tra addetti stampa e addetti ai lavori (quindi dell’industria del cinema), di cui 2/3 sono italiani. Aumentano, soprattutto negli ultimi anni, le presenze sia dall’Est europeo che dal Giappone. Di solito invece si attesta sui 180.000 il numero delle presenze in sala durante i dieci giorni del Festival. L’accredito per poter accedere alle proiezioni è di 60 euro, una cifra non certo esorbitante. Molto più salato, invece, il pernottamento a Venezia in questo periodo: una cena mediocre costa almeno 25 euro. Durante il periodo di fine agosto-inizio settembre questa città diventa, insieme a Ginevra, una delle più care in cui dormire, con una media di circa 240 euro a notte.

Torna su