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THE SHOOTER – ALBERTO FORTIS
THE SHOOTER – ALBERTO FORTIS

“Per girare il video del nuovo singolo in uscita abbiamo utilizzato il metodo dell’ologramma: mi sono esibito sia in studio che nel mezzanino del metrò di Wagner, questo perché c’era una grande attinenza con il testo della canzone, MamaBlu, che parla d'integrazione e di questa società che diventa sempre più multicolor. I due protagonisti della canzone sono una donna afro che aspetta un bimbo e la metropolitana che è dove si svolge la quotidianità. Mi son addentrato nel mondo dell’ologramma e ho visto che partirà a breve The Resurrection Tour di Michael Jackson: avendo filmato tantissimi suoi concerti adesso ne ricreano l’ologramma. Un’esibizione live con l’orchestra vera, dal vivo, come la scenografia, ma di Jackson c’è l’ologramma: le tecniche oggi di riproduzione sono così avanzate che non ci si accorge nemmeno che non sia reale. Sembra che progetti del genere si svilupperanno anche per i Doors e orse su John Lennon”.  “La musica è uno specchio dei tempi, una musa sociale ed epocale. È diventata liquida e questo è il primo grande spartiacque generazionale. Le situazioni di classifica parlano di un polo al Nord e uno al Sud e potrebbero convivere. Un vizio di forma che rovina molte cose nel modo di gestire la musica è la categorizzazione ma la sostanza non cambia nel tempo. C’è un problema di sostanza: parliamo della trap: mi piace la ritmica, mi piace quando riesce a essere intelligente con la contestazione ma ad oggi vedo una volgarità che è fine a sé stessa. Molti artisti sono consci di questo: è come se fossero gadget di una linea di moda che fanno comodo, fanno numeri e non danno fastidio a nessuno. Stiamo attenti alla sostanza perché diventa un trash diseducativo e la società ne risente perché non è educata alla sensibilità. Adesso tocca vedere chi ha ragione: questi addetti ai lavori un po’ vili che dicono che questo è quello he le generazioni giovani vogliono o chi dice che ci sono generazioni giovani che non sono raggiunte da altre informazioni? Secondo me il muro di gomma è di chi gestisce: se format televisivi invitano artisti trap che cantano volgarità fini a se stessi e poi si fa loro i complimenti dicendo che fanno letteratura moderna, allora c’è qualcosa che stride. La musica è la più onesta delle religioni perché non fa né minacce né promesse”.

THE SHOOTER - DOLCENERA
THE SHOOTER - DOLCENERA

Dolcenera: economia e musica “Ho sempre visto la musica come un grande parco giochi nel quale sguazzare, giocare, divertirmi. La musica è fatta di ricerca, di trip mentali che mi piace seguire per sentirmi un po’ diversa da quello che ero un anno fa. Per me funziona sempre così per la parte artistica, musicale ma non per la parte economica: economia accanto alla parola musica è un controsenso, come se fosse un paradosso temporale. Spesso vengo criticata da chi mi sta accanto. Ma la musica è solo una forma, le parole, che sono il messaggio, rimangono la comunicazione principale e dietro quella si deve andare a leggere”. Le cover trap “C’è stato un momento in cui ho voluto fare un viaggio in Brasile, Cuba, Miami e mi ha colpito molto la riscoperta delle percussioni tribali per tirar fuori l’anima, la parte più viscerale, quella senza involucro che ti da il vivere quotidiano. In questa scoperta ho evitato il reggaeton che era troppo inflazionato perché sentivo in questi pezzi delle parti di scrittura premeditata. Ho fatto un esperimento, le cover trap: il linguaggio di ogni genere può appartenere o no alle varie generazioni, può essere valutato a seconda del livello culturale, del gusto che hai e della funzione sociale che ha quel linguaggio. Ho ripreso canzoni che hanno avuto un certo successo. C’era da ridere perché sembravo ridicola con queste parole addosso”. Il nuovo singolo, "Amaremare" “Non sono nata nè sui social nè sullo streaming: non mi sento rappresentata nel modo in cui tu ascolti e poi vieni indicizzato nei tuoi ascolti e ti vengono proposte altre canzoni. Se c’è una cosa che odio è l’essere tracciati e l’essere messi in un algoritmo: non funziona così perché gli esseri umani sono cangianti. Tra social e streaming non si capisce qual è la realtà e io, che sono cantautrice, ho bisogno di comunicare con le persone: con chi sto comunicando? Dove stanno? Un cantautore dev’essere specchio della realtà ed è difficile capirlo perché questa viene etichettata e legata a tutto ciò che è tracciabile. Amaremare è il mio nuovo pezzo ed è un po’ un mantra: amare il mare vuol dire amare te stesso”.

FONDI COMUNI DI INVESTIMENTO: COSA SONO?
FONDI COMUNI DI INVESTIMENTO: COSA SONO?
FONDI COMUNI DI INVESTIMENTO: COSA SONO? ...

Fondi di Investimento: cosa sono? I Fondi Comuni di Investimento sono il modo più diffuso per investire i propri risparmi perché sono considerati la scelta meno rischiosa. Sono pochi, infatti, i privati che comprano direttamente  strumenti finanziari. Gran parte degli investitori si rivolge a consulenti, fondi, banche e istituzioni. Come funzionano i Fondi di Investimento? Si tratta di una società che raccoglie i soldi dei risparmiatori e li rinveste.  Fondi di Investimento: pro e contro Sono tre i vantaggi d'investire in Fondi di Investimento: Affidarsi a degli esperti. Economia di scala, vale a dire che investire con tantissimi soldi costa di meno. Diversificazione e rischi più bassi. Investire in più mercati diversi e slegati fra di loro è molto più conveniente. Diversificando si riduce le probabilità che tutti i mercati vadano male nello stesso momento è più bassa. Gli svantaggi dei Fondi d’investimento  I costi di gestione Mancanza di controllo Possibili conflitti d’interesse Fondi a gestione attiva Sono attivi perché le persone decidono dove mettere i loro soldi. I fondi a gestione attiva si differenziano fra loro per funzionamento e per tipo d'investimento. Alcuni fondi accreditano i guadagni sotto forma di cedole, altri invece reinvestono le plusvalenze. Alcuni fondi consentono di ritirare la propria quota di partecipazione al fondo quando lo si preferisce mentre, in altri casi, questo non è possibile. Per quanto riguarda le differenze d’investimento, moltissimi sono fondi con un portafoglio molto diversificato per minimizzare i rischi. Esistono anche i “fondi di fondi” che, al posto di comprare direttamente gli strumenti finanziari, comprano quote di altri Fondi comuni di investimento garantendo così un portafoglio molto diversificato. Esistono anche fondi etici dove gli investimenti vengono fatti con criteri etici che sono la priorità rispetto al rendimento assoluto. Fondi a gestione passiva Esistono dei fondi che hanno una gestione passiva e questi sono 2: Gli Index fund: con lo scopo di permettere ai privati che non hanno i soldi di comprare autonomamente tutti i titoli. Gli ETF:  che uniscono i soldi dei risparmiatori e li investono. Gli ETF sono titoli con lo stesso funzionamento degli Index Fund, con la differenza che vengono trattati come titoli azionari, quindi sono quotati in borsa e vengono scambiati esattamente come le azioni. Un indice finanziario è un paniere di titoli, cioè tanti titoli diversi messi insieme.  Italia 40 è l’indice delle 40 società con maggiore capitalizzazione in Italia. DAX è l’indice delle 40 società in Germania. Indice Standard & Poor’s 500 contiene le più grandi 500 aziende americane per capitalizzazione.  Il primo Index Fund è stato fondato da John Bogle negli anni ‘70.  Si era accorto che la maggior parte dei Fondi comuni d’investimento, al tempo tutti a gestione attiva, non ottenevano quasi mai risultati più alti rispetto a quelli che avrebbero ottenuto investendo direttamente nell’Indice Finanziario S&P500, specialmente a causa dei costi di gestione.  Questi fondi essendo a gestione passiva hanno dei costi di molto più bassi di quelli a gestione attiva. 

DIFFERENZA TRA AZIONI E OBBLIGAZIONI
DIFFERENZA TRA AZIONI E OBBLIGAZIONI
DIFFERENZA TRA AZIONI E OBBLIGAZIONI

Obbligazioni: nazioni vs aziende Quando le aziende hanno bisogno di fare investimenti per crescere possono vendere quote per raccogliere fondi. Sono le azioni, ma non sono l’unico che le imprese hanno per ottenere denaro; c’è un’alternativa e sono le obbligazioni.  Quando sono emesse dalle nazioni, sempre col fine di finanziarsi, le obbligazioni sono titoli di debito. Vale a dire che acquistandole non si fa altro che acquistare una fetta di debito, prestando dei soldi in cambio di un titolo che fa da garanzia per la restituzione di quella somma di denaro. Quando sono emesse dalle aziende, le obbligazioni si chiamano obbligazioni societarie. Differenza tra azioni e obbligazioni? Chi compra un’azione sta comprando un pezzettino di azienda assumendosi il rischio di perdere tutto nel caso l’azienda fallisca e il guadagno proporzionale alle performance dell’azienda. Chi compra un’obbligazione non sta diventando socio, ma sta solo prestando del denaro all’azienda: il guadagno, cioè gli interessi, è già deciso in partenza e non importano le performance dell’azienda, eccetto nel caso vada in default ma anche in quel caso i primi a essere ripagati sono i detentori delle obbligazioni cosiddette “senior”, le più sicure, mentre le “subordinate” hanno un tasso di rischio più elevato. Per capirci, nel caso di Parmalat, che nel 2003 è andata in bancarotta, gli azionisti hanno perso l’intero valore delle loro azioni, mentre le obbligazioni almeno in parte sono state ripagate. Ma come funziona il debito (pubblico e non) Ma se l’acquisto delle obbligazioni è l’acquisto di un debito, è lecito chiedersi come funziona questo. Quando si chiede un prestito ci si impegna a ripagare al creditore sia i soldi che ho chiesto in prestito sia gli interessi, cioè il costo del debito. Di contro, chi presta del denaro compie un investimento perché riceverà indietro la somma prestata con l’aggiunta degli interessi. Gli interessi che riceviamo dalle obbligazioni si chiamano cedole e vengono pagate ogni tre, sei o dodici mesi fino alla scadenza dell’obbligazione. Alcune obbligazioni invece non pagano cedole ma pagano sia il capitale prestato che l’interesse allo scadere dell’obbligazione. Obbligazioni a rischio Per definizione ogni investimento comporta un rischio che, nel caso del debito, consiste nel fatto che la somma possa non essere restituito.  Quando una nazione o una società non riesce a ripagare i propri debiti si dice che va in “default”. Le obbligazioni verso debitori più a rischio default hanno un rendimento maggiore di quelle verso debitori più sicuri: in altri termini le obbligazioni più rischiose rendono di più rispetto a quelle che lo sono meno. Ne consegue che un’azienda in difficoltà emetterà obbligazioni che rendono più interessi rispetto a quelle di un’azienda sana perché ovviamente il rischio è maggiore. Un esempio? I buoni del tesoro italiani sono ritenuti più rischiosi dei Bund Tedeschi, infatti rendono di più. Cos’è lo spread? Si tratta della differenza tra due rendimenti in una tipologia d'investimento. Negli ultimi anni, dopo la grande crisi dei Paesi che adottano l’euro, con il termine spread s’intende principalmente la differenza di rendimento tra l’obbligazione emessa da un paese sovrano appartenente alla zona Euro e il Bund tedesco, vero punto di riferimento del mercato. In generale non è una buona cosa che gli interessi dei titoli di Stato si alzino troppo perché significa che per la nazione è sempre più costoso indebitarsi e che il debito pubblico aumenta più velocemente. Mercato obbligazionario: come funziona? Le obbligazioni possono avere scadenza dopo pochi mesi o dopo decine di anni, ma non bisogna necessariamente aspettare la scadenza per ricevere il denaro. In ogni caso si può decidere di vendere prima del tempo un’obbligazione. Infatti esiste il mercato obbligazionario nel quale si comprano e si vendono questi titoli di debito. Come al solito il prezzo di queste obbligazioni lo decide il mercato. Ovviamente le obbligazioni più rischiose, a parità di rendimento, saranno meno appetibili quindi il prezzo sarà più basso, mentre quelle più sicure a parità di rendimento avranno un prezzo più alto.

SOS VILLAGGI DEI BAMBINI, UN IMPEGNO VERO PER I MINORI
SOS VILLAGGI DEI BAMBINI, UN IMPEGNO VERO PER I MINORI
SOS VILLAGGI DEI BAMBINI, UN IMPEGNO VERO PER I ...

SOS Villaggi dei bambini: cos'è? Se adottare i bambini può essere difficile, se gli alti costi e i lunghi tempi possono essere un ostacolo insormontabile c’è sempre la possibilità di aiutarli attraverso alcuni progetti. Basta donare 1 euro al giorno per assistere questi bambini e dar loro un’infanzia serena. SOS villaggi dei bambini è presente in Italia con 8 progetti e si occupa in 135 Paesi al mondo sia di accogliere gli infanti privi di adeguate cure parentali che di supportare le famiglie affinché siano in grado di occuparsi dei propri bambini. Sono i minori il fulcro intorno al quale ruota il progetto SOS villaggi dei bambini perché l’obiettivo è resta comunque uno: restituire loro un’infanzia serena.  SOS villaggi dei bambini è nata nel 1949 e, in Italia, si occupa non solo dell’accoglienza e del rafforzamento familiare ma anche di tutelare e garantire i diritti dei più piccoli. Proprio per questo motivo l’associazione fa parte dell’Osservatorio Nazionale Infanzia e Adolescenza. I beneficiari di questi programmi sono 87.100. In Italia sono oltre 700, tra ragazzi e bambini, i coinvolti nell’operazione di SOS villaggi dei bambini. Un aspetto importante al quale guarda l’associazione è quello di occuparsi in particolar modo dei bambini che vivono fuori dalla propria famiglia d’origine. Si tratta dei care leavers cioè i ragazzi che hanno vissuto fuori famiglia fino a 18 anni e che, raggiunta la maggiore età, si ritrovano senza gli strumenti necessari per affrontare la vita. Oggi i care leavers in Italia sono ben 3mila. Per loro è stato stanziato un fondo sperimentale che li aiuti ad affrontare in maniera meno difficile il passaggio alla vita adulta: è il progetto “Prepare for leaving care” che coinvolge oltre 60 care leavers.   Un altro problema importantissimo del quale si occupa SOS villaggi dei bambini è quello della violenza sulle donne. L’associazione è a fianco di donne e bambini perché nessuno, soprattutto i più indifesi, deve subire alcun tipo di violenza ma. Tutti hanno il diritto di vivere nel mondo in assoluta pace ed S.o.s villaggi dei bambini si batte proprio per questo. 

AI.BI. CONTRASTA L'EMERGENZA ABBANDONO DI BAMBINI
AI.BI. CONTRASTA L'EMERGENZA ABBANDONO DI BAMBINI
AI.BI. CONTRASTA L'EMERGENZA ABBANDONO DI BAMBINI ...

AI.BI. Associazione amici dei bambini Come salvare i bambini soli e abbandonati? Con l’adozione internazionale che permette a tante mamme e papà soli di avere un pargolo da accudire. Un iter complesso per chi deve comunque garantire le procedure burocratiche. Come fare e a chi rivolgersi? AI.BI. è un’associazione di genitori adottivi e affidatari che da più di 35 anni con i suoi 24 uffici in 30 Paesi sta cercando di far sentire il grido dei bambini abbandonati. È difficile stabilire quanti siano nel mondo ma, a oggi, le stime ci parlano di 180 milioni. AI. BI. è un’organizzazione non governativa che lavora al fianco dei bambini ospiti negli istituti di tutto il mondo per combattere l’emergenza abbandono: da inizio 2019 è riuscita a dare una casa a 8 bambini. Requisiti per l’adozione I requisiti per l’adozione internazionale sono gli stessi per l’adozione nazionale, e sono previsti dall’art. 6 della legge 184/83 (come modificata dalla legge 149/2001). Secondo questa "L’adozione è permessa ai coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni, o che raggiungano tale periodo sommando alla durata del matrimonio il periodo di convivenza prematrimoniale e tra i quali non sussista separazione personale neppure di fatto e che siano idonei a educare, istruire ed in grado di mantenere i minori che intendano adottare". I requisiti base per l’adozione sono: Essere in due Essere coniugati quando si presenta la dichiarazione di disponibilità Se il matrimonio è stato contratto da meno di tre anni occorre provare con documenti o per testimonianza la continua e stabile convivenza per un periodo almeno di 3 anni. Non avere in corso nessun procedimento di separazione. Età per adottare un bambino Differenza minima tra adottante e adottato è di 18 anni; Differenza massima tra adottanti e adottato è di 45 anni per uno dei coniugi, di 55 per l'altro. Tale limite può essere derogato se i coniugi adottano due o più fratelli e se hanno un figlio minorenne naturale o adottivo. Questi limiti servono per garantire all’adottato genitori idonei ad allevarlo come se fosse in una genitorialità naturale. Il problema spesso è che l'abbinamento con il bambino adottabile è sancito dall'Autorità straniera quindi i limiti temporali stabiliti dal codice italiano hanno un’efficacia relativa. Adottare un bambino all’estero Le persone residenti in Italia che vogliono adottare un minore residente all’estero possono farlo presentando una dichiarazione di disponibilità al tribunale per i minorenni del distretto in cui hanno la residenza affinché questo dichiari la loro idoneità all’adozione. Una volta ottenuta, la coppia avrà un anno per assegnare mandato a uno degli Enti Autorizzati dalla Commissione delle Adozioni Internazionali per compiere l’iter necessario a finalizzare l’adozione.

LAIVIN PORTA TEATRO E MUSICA NELLE SCUOLE
LAIVIN PORTA TEATRO E MUSICA NELLE SCUOLE
LAIVIN PORTA TEATRO E MUSICA NELLE SCUOLE ...

Progetto LAIVin  LAIVin si occupa di promuovere le arti, la musica, il teatro grazie ad una capillare rete di residenze che permette alle scuole di scatenare la creatività dei propri studenti. A parlarci di questo è Marina Visentini, presidente dell’associazione Etre: “Il progetto LAIVin è il risultato di un matrimonio tra due percorsi che la fondazione Cariplo ha intrapreso circa una decina di anni fa e che si occupa di promuovere laboratori musicali o teatrali in tutta la Lombardia”. E cos’è invece Etre? Ci risponde sempre Marina Visentini: “Etre mette insieme 13 realtà residenziali multidisciplinari lombarde che in questo progetto in particolare supportano e promuovono i progetti di queste scuole lombarde e beneficiano di un contributo da parte di Fondazione Cariplo. Le scuole quindi realizzano laboratori teatrali o musicali durante tutto l'anno scolastico: in questi dieci anni abbiamo raggiunto circa 12mila studenti, 1000 docenti, 300 scuole e abbiamo realizzato 600 laboratori. Quest'anno in particolare ne abbiamo supportate 45”. Qual è la funzione di Fondazione Etre?  Attraverso le proprie residenze che sono disseminate in tutta la Lombardia, le scuole hanno la possibilità di promuovere, potenziare, supportare i propri progetti mettendosi in contatto con la realtà territoriale in cui operano. Quindi associazione Etre, attraverso le sue realtà multidisciplinari, aiuta le scuole a coproggetare, a promuovere i laboratori che verranno realizzati. 

IL BOOM DELLA MUSICA STREAMING IN ITALIA
IL BOOM DELLA MUSICA STREAMING IN ITALIA
IL BOOM DELLA MUSICA STREAMING IN ITALIA ...

Vola la musica streaming  I numeri parlano chiaro: c’è un boom dello streaming. Il segmento in Italia rappresenta il 63% dell’intero mercato musicale e non smette di crescere: nei soli primi sei mesi del 2019 ha generato oltre 54 milioni di euro. Salgono anche i ricavi delle piattaforme di streaming che, con gli abbonamenti, hanno prodotto una crescita del 32% rispetto al 2018. Oggi il settore digitale rappresenta il 73% del mercato italiano e il declino dei supporti fisici ormai è difficile da frenare: c’è un calo del 26%. L’unico che si salva tra i vecchi supporti è il vinile, che cresce del 4,8%. Complessivamente l’intero mercato discografico italiano nel primo semestre è cresciuto del 5% e ha generato 86 milioni di euro. Se la rapida ascesa dello streaming sia davvero una buona notizia per la musica lo abbiamo chiesto al nostro critico musicale Michele Monina che, nella rubrica The Shooter, ha raccolto i pareri di molti artisti italiani.  L’università dei sogni infranti L’American University di Kabul, che doveva essere il simbolo del rifiuto verso la cultura talebana è ora ad un passo dalla chiusura. In dieci anni solo 1.281 laureati e 162 milioni di dollari spesi: un fallimento dovuto alla corruzione e alla mala gestione dei fondi, come riporta la giornalista Rafia Zakaria su Dawn. Un volo da 35 chilometri sulla manica L’inventore francese Frank Zapata è riuscito nella sua impresa: Attraversare la manica in volo a bordo del suo Flyboard, una sorta di skateboard volante. Da Sangatte a Dover, il francese, dopo un tentativo precedente fallito, ha vinto la sua scommessa. Rogatoria per i correntisti UBS L’Agenzia delle Entrate ha chiesto al colosso svizzero UBS i nomi dei clienti italiani che hanno depositato i propri soldi dal 2015 al 2016. La società svizzera ha già siglato recentemente un accordo con il fisco italiano per chiudere un contenzioso fiscale: valore 111,5 milioni di euro.

QUANTO SI GUADAGNA CON INSTAGRAM?
QUANTO SI GUADAGNA CON INSTAGRAM?
QUANTO SI GUADAGNA CON INSTAGRAM?

Instagram Rich List Quanto si guadagna con Instagram? Beh, per qualcuno molto, anzi moltissimo. Da una ricerca di Hopper HQ, uno dei tanti tool della rete per programmare i post su Instagram, è stata stilata la classifica dei 10 “instapaperoni”, le persone che hanno guadagnato di più postando su questo social.   Al 10° posto la popstar Justin Biber, con oltre 114 milioni di follower, un suo singolo post vale sul mercato 722.000 dollari. Nono posto per l’attaccante brasiliano del Paris Saint-Germain, Neymar: 121milioni di follower e 722mila dollari a post. La posizione numero 8 se l’aggiudica Taylor Swift, con i suoi 119 milioni di seguaci, un suo post vale 748.000 dollari. Ancora musica e ancora America per il settimo posto dove si piazza la cantante Beyoncè: oltre 128 milioni i suoi follower e 785mila dollari il valore di un suo singolo post. Il duro dal cuore tenero, Dwayne Johnson, può contare su oltre 148 milioni di follower e con 882mila dollari a post si guadagna il sesto posto. Quinta posizione per Selena Gomez, l’attrice americana chiede per un post anche 886mila dollari. Ci avviciniamo al podio con Kim Kardashian, la regina dei reality ha oltre 142 milioni di seguaci; un suo post vale 910mila dollari. CR7, siede sul terzo gradino del podio. Con 172milioni di follower, Cristiano Ronaldo ha una quotazione per post di 996mila dollari. Seconda posizione per la cantante americana Ariana Grande: 158mila follower e 996 dollari per post. In vetta c’è Kylie Kristen Jenner a guidare la classifica dei super ricchi di Instagram. Modella, personaggio tv e imprenditrice, a soli 21 anni Kylie è anche la più giovane miliardaria del pianeta. Un suo post per intenderci vale oltre 1.600.000 dollari.  Ma l’Italia? L’unica a poter monetizzare veramente la sua presenza sul Social nel nostro Paese è Chiara Ferragni. Per trovare il suo nome però occorre scorrere la Instagram Rich List fino al 43° posto della classifica. Un suo post vale soltanto, si fa per dire, 58.000 dollari. Se guardiamo alla classifica solo di sportivi allora sul podio ci sarebbe Messi alle spalle di Cristiano Ronaldo e Neymar Jr., seguiti poi da David Beckham, i cui post valgono 357mila dollari. Nella top ten anche Zlatan Ibrahimovic con 200mila dollari per post alle spalle di Gareth Bale. Nella classifica degli italiani più ricchi che si occupano di fashion troviamo l’imprenditrice Chiara Ferragni, con oltre 58mila dollari per post. In top ten anche Gianluca Vacchi, quarto con 44 mila dollari per post e Fedez in settima posizione con 28,5mila dollari. Il modello Mariano Di Vaio è decimo con 21mila dollari. Nell’ambito food a livello mondiale Jamie Oliver, Gordon Ramsay, Rosanna Pansino. Tutti in scooter, elettrico  Milano, Roma, Torino, Rimini: scooter elettrici in condivisione sestuplicati in un solo anno e mezzo. A dirlo sono i dati dell’Osservatorio Smart Mobility Report del Politecnico di Milano. Allarme attacchi informatici negli ospedali  È di ben 3,52 milioni di dollari il danno economico dovuto alle violazioni di dati in Italia contro gli ospedali. Questo secondo il report “Cost of a Data Breach” condotto dall’ istituto di ricerca Ponemon. Number Neighbor: ecco cosa fare sotto l’ombrellone Spopola una nuova moda social, si chiama Number Neighbor, e consiste nel mandare un messaggio a un numero telefonico molto simile al proprio, modificando la cifra finale con quella immediatamente precedente. Tutto per combattere la noia intrattenendo una conversazione con uno sconosciuto.   

I MILLENNIALS SOFFRONO DI “VACATION SHAMING”
I MILLENNIALS SOFFRONO DI “VACATION SHAMING”
I MILLENNIALS SOFFRONO DI “VACATION SHAMING” ...

Millennials e lavoro: paura di chiedere le ferie E se fossero le ferie a fare salire l’ansia? O meglio, se fosse la paura di chiederle al proprio capo? Questo fenomeno si chiama “Vacation shaming” ossia il timore di chiedere ferie e permessi orari per non creare contrasti con il proprio superiore  ed è uno dei tanti fenomeni riguardanti il rapporto tra i millennials e il lavoro. Ce ne parla una ricerca pubblicata sul settimanale AdWeek e ripresa dal Corriere della Sera.  La ricerca A soffrire di "Vacation Shaming" è il 63% dei millennials di oltreoceano che arrivano persino a rinunciare alle meritate vacanze pur di non correre il rischio di suscitare la disapprovazione del proprio boss. Le più colpite sono le donne, col 64%, mentre gli uomini sembrano prendere le cose con più leggerezza. Questo dato è stato ribadito anche da una ricerca della National Health Association pubblicata su The Business Journals, secondo la quale il 50% delle donne intervistate ha dichiarato di sentirsi stressata riguardo al lavoro il doppio rispetto agli uomini. ll 57% delle donne della Generazione Z ha ammesso di rispondere alle e-mail d’ufficio anche durante le vacanze, innescando una condizione di “workcation”. Quest'ultimo fenomeno rientra nel quadro della "dipendenza da lavoro", tecnicamente workaholic, che affligge i millennials: unico rimedio un digital detox. Tornando allo studio pubblicato su The Business Journals, questo si rifà al sondaggio Alamo Family Vacation 2016, condotto per Alamo Rent A Car: Il 59% dei millennials ha un senso di vergogna per aver preso o programmato una vacanza. Il 42% dei lavoratori pensa che i propri colleghi si vergognino di loro nel caso in cui prendano una vacanza. Il fenomeno inoltre sembra appartenere soprattutto al mondo degli U.S.A: secondo un rapporto del 2017 di Glassdoor il lavoratore americano medio ha preso solo il 54% delle ferie retribuite ammissibili nell'ultimo anno. Non se la passano bene nemmeno i ragazzi della Generazione X: tra i giovanissimi la percentuale dei timorosi sale al 76%. Anche in questo sta una delle tante differenze tra millennials e Generazione Z. Ma cosa scatena la paura di chiedere il meritato riposo? Ci aiuta a capire il fenomeno un’indagine di Espresso Communication: Per il 34% lo stress emerge dall’incognita del momento giusto in cui chiedere le ferie. Il 27% invece ha paura di possibili ripercussioni lavorative. Per il 21% le frustrazioni derivano dalle opinioni dei colleghi. A questo si aggiunga che: Il 34% dei millennials ha ansie legate all’organizzazione last minute del viaggio. Il 26% è preoccupato per motivi economici legati al budget per la vacanza. Il 29% trema al pensiero di tornare alla solita routine dell’ufficio. Insomma, con questo panorama le vacanze rischiano di diventare molto più che uno stress, un incubo. Gran Bretagna: addio al carbone  Il governo britannico ha annunciato la chiusura di tutte le centrali a carbone entro il 2025. Non solo, l’obiettivo ambizioso è quello di diventare entro il 2050 un Paese a emissioni 0. Nel 2018 in U.K il 53% dell’energia è stata generata da fonti rinnovabili o da centrali nucleari. In Polonia c’è il fisco pro-millennials   Niente tasse per gli under 26, è la mossa strategica del governo polacco per arginare la fuga dei cervelli. La misura fiscale riguarderà 2 milioni di giovani e costerà alle finanze pubbliche circa 580 milioni di euro. Un aiuto per i mHACKeroni Il nome non deve ingannare, i mHACKeroni sono la nazionale italiana di hacker, il team che riunisce i migliori cervelli del cybersecurity. I geni del computer lanciano un crowdfunding per poter partecipare alle finali mondiali di cybersecurity a Las Vegas. Per farli volare negli States potete dare il vostro contributo su GoFundMe.

JACK, IL GENIO CINESE CHE HA SFIDATO GLI U.S.A
JACK, IL GENIO CINESE CHE HA SFIDATO GLI U.S.A
JACK, IL GENIO CINESE CHE HA SFIDATO GLI U.S.A ...

Jack Ma: la nascita di Alibaba “Non voglio morire in ufficio, meglio in spiaggia”: con queste poche parole Jack Ma ha conquistato una popolarità che fino a quel momento (settembre 2018) non gli aveva garantito, fuori dalla Cina e dal mondo degli affari, il fatto di essere il fondatore di Alibaba. A 54 anni Ma, che è ancora l’uomo più ricco della Cina, ha deciso di andare in pensione e nell’autunno 2019, a 20 anni dalla fondazione, lascerà la presidenza esecutiva della sua creatura. Quella di Alibaba è una favola contemporanea con Jack Ma nei panni del genio della lampada. Un ragazzino che in piena rivoluzione culturale impara l’inglese facendo la guida ai turisti americani che visitano Hangzhou e il suo lago, dove finisce il gran canale che parte da Pechino. Jack Ma e la sua ascesa Jack Ma diventa professore d'inglese a metà degli anni ’90 del secolo scorso. Va negli Stati Uniti e scopre internet ma scopre soprattutto che in rete non ci sono i prodotti cinesi. Tornato a casa comincia a fare siti ma con una visione forte, consegnata in un video del 1999 che tutti gli startupper del mondo prima o poi hanno visto. “Noi possiamo osare di sfidare gli americani”, dice. Un tono  Missione riuscita. Jack Ma ha creato un gruppo che mette insieme e-commerce, sistemi di pagamento e agenzie di viaggi. Tutto online. Alibaba ha 500 milioni di clienti e vende più di Amazon e Ebay messi insieme. Nel 2014 il collocamento in Borsa ha fatto storia. Il più importante di tutti i tempi per un’azienda tech. Durante l’ultimo single day Alibaba ha incassato più di 30 miliardi di dollari. Ora Jack Ma vuole fare il filantropo, come Bill Gates.

L’ECONOMIA MODERNA COME IL MONOPOLI
L’ECONOMIA MODERNA COME IL MONOPOLI
L’ECONOMIA MODERNA COME IL MONOPOLI

Come sarebbe giocare monopoli se valessero i trattati economici europei come il Fiscal Compact? È stata l’idea di Costantino Rover e Adolfo Pacchioni che hanno pensato di utilizzare il famoso gioco da tavolo per dare una loro interpretazione sul funzionamento della fiscalità italiana. Monopoli: tra Fiscal Compact e austerity Immaginiamo di giocare. Quando inizia la partita, la banca distribuisce ai giocatori soldi che passano di mano in mano. L’obiettivo è arricchirsi. A volte ci sono gli imprevisti che portano i giocatori, evidente metafora di noi cittadini, a ridare soldi alla Banca. Nel monopoli uno dei giocatori fa la banca, l’unico che immette liquidità nella partita per bilanciare la fortuna dei giocatori. Ogni volta che si passa dal via la banca eroga soldi e, se si ha fortuna, si prendono dei bonus: questo nuovo denaro immesso in circolazione serve per consentire scambi, per far funzionare l’economia. Il meccanismo di gioco fa in modo che si prolunghi la partita permettendo al giocatore, secondo la sua abilità, d’invertirne l’andamento. Per capire il sistema di tassazione odierno immaginiamo che ogni volta che i cittadini passano dal via, la banca prende dal loro conto 20 euro e impone tasse per ripagare tutti gli stabili: la Banca si riprende tutto in poco tempo finché i giocatori sono costretti a uscire dal gioco.  Col pareggio di bilancio queste dovrebbero essere le nuove regole a cui si ispira l’emissione di danaro, la tassazione e il Fiscal Compact. Ma se questo è l’andazzo, che fine farebbe l’Italia? Al monopoli la banca ha il compito fondamentale d’iniettare liquidità come farebbe ogni banca centrale di un Paese per permettere alla sua economia di andare avanti. Gli equilibri di uno Stato vengono infatti garantiti proprio dall’emissione bilanciata da continui prelievi senza particolari vincoli di bilancio, infatti i soldi inseriti dalla Banca non tornerebbero mai indietro per intero altrimenti prosciugherebbero il mercato. Oggi invece, per colpa del pareggio di bilancio, lo Stato non può spendere più di quanto incassa con i servizi, questo vuol dire che deve riprendersi tutto quello che ha immesso sul mercato togliendolo dal gioco. Il Fiscal Compact riscrive le regole sull’austerità dove i giocatori sono solo “cani da riporto” che devono versare tutti i loro guadagni e risparmi al padrone. Attenzione però! Questa è solo una metafora, un’ipotesi. L’economia è come un monopoli? E vale la pena giocare? A voi il giudizio, meditate. 

ANTONIO DI PIETRO:  IL LATTE, LA CINA E IL TRADIMENTO DI RAZZI
ANTONIO DI PIETRO: IL LATTE, LA CINA E IL TRADIMENTO DI RAZZI
ANTONIO DI PIETRO: IL LATTE, LA CINA E IL TRADIMENTO DI ...

La Nuova Via della Seta e l’export di agrumi Avevamo già parlato della firma del Memorandum of Understanding a sostegno della Belt and road Initiative (BRI), un programma per la costruzione di una Nuova Via della Seta, che avvicina, economicamente, la Cina e l’Italia. Si è trattato di 29 accordi tra aziende italiane, come Ansaldo Energia e quelle cinesi, per un totale di almeno 7 miliardi di euro. Tra l’altro, lo ricordiamo, il programma aveva coinvolto anche il porto di Trieste, con una serie di accordi volti a potenziare la fitta rete di scambi commerciali col Sol Levante. Adesso Di Maio annuncia un’ulteriore intesa con la Cina per favorire l’importazione degli agrumi italiani, soprattutto quelli provenienti dalla Sicilia. Antonio Di Pietro dice la sua in merito: “Con l’ultimo accordo tra Italia e Cina, che ha riaperto l’esportazione di agrumi italiani nel Paese orientale, ci metteremo in competizione con questo colosso. E per cosa? Per ottenere in cambio oggetti fatti sfruttando gli operai e che si rompono dopo 3 giorni? Il cibo Made in Italy a rischio “In Europa hanno deciso che le etichette per indicare i prodotti che si fanno nei singoli Paesi devono essere uguali dappertutto. Ci deve essere un filo conduttore che ricongiunge un prodotto al luogo dov’è stato fatto specificandone caratteristiche e procedure. L’Europa deve essere unita ma l’Italia dove si mangia bene non buttiamola via”.  Sono tante le iniziative prese in questi anni per difendere il cibo Made in Italy. All'inizio del 2019 è stato approvato un provvedimento che obbliga a specificare l’origine dell’ingrediente primario del prodotto quando è differente dall’origine del prodotto stesso: ad esempio il prosciutto di Parma fatto con farne di maiale allevato in Svizzera. Sono esenti da questo obbligo: Indicazione di origine del prodotto suggerita in un marchio registrato (es. Bella Italia) Indicazione di origine contenuta in una designazione geografica riconosciuta come DOP, IGP, STG. Questa esenzione non si limita solo ai marchi storici ma si estende a quelli che potranno venire registrati in epoca successiva. In questo modo l’iniziativa legittima, per il momento il fenomeno dell’“Italian sounding” realizzata da qualsivoglia operatore.  Quali sono veramente i prodotti bio?  “Va di moda parlare di Bio. Qual è il vero bio? Per sapere se un alimento è veramente Bio bisogna capire dall’origine come si forma quel prodotto, chi lo fa. Il vero bio è quello che per produrlo si usa nient’altro che ciò che la natura produce”.  La protesta dei pastori sardi  “Sapete cosa c’è dietro il latte? Per avere un litro di latte a tavola dietro c’è un lavoro enorme: notte e giorno in cammino pastore e cane per arrivare a venderlo a 0,70 centesimi per un litro. I pastori sardi chiedono questo: si può avere un po’ più di parità fra chi ci deve guadagnare?” Ciò a cui fa riferimento Di Pietro è la protesta dei pastori sardi. L’origine sembra essere proprio quanto vengono pagati i pastori per la produzione del latte. Addirittura, Coldiretti Sardegna ha accusato gli industriali di fare “cartello” ai danni dei pastori che, infatti, puntano il dito contro la filiera della trasformazione colpevole d’intascarsi, secondo loro, gran parte dei profitti lasciandogli solo le briciole. Nel 2016 il prezzo del latte era pari a 1,20 euro al litro, poi è calato a 60 centesimi nella prima metà del 2017 per risalire a 85 tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018. E adesso? Un litro di latte viene pagato dalle aziende intorno ai 55 centesimi se è di pecora, 44 se è di capra, mentre i pastori chiedono almeno un euro più Iva per ogni litro prodotto e pastorizzato è tornato ai minimi. Antonio Di Pietro vs Antonio Razzi  “Mi hanno detto che sono una star di Youtube. Questo lavoro fatelo fare ad Antonio Razzi. Vi voglio dare un consiglio sulla base del mio vecchio lavoro, il magistrato: ascoltate tutti ma non vi fidate di nessuno. E soprattutto ascoltate sempre l’altra campana”. 

SEX WORLD: LE ULTIME DAL MONDO DEL SESSO
SEX WORLD: LE ULTIME DAL MONDO DEL SESSO
SEX WORLD: LE ULTIME DAL MONDO DEL SESSO

Turismo sessuale: viaggi organizzati e crociere  Dalle crociere per scambisti ai tour operator specializzati in viaggi ad alto tasso erotico. In vacanza tutto è lecito e, per uscire dalla monotonia della routine quotidiana, molte coppie si affidano ad agenzie turistiche “speciali” che organizzano fugaci avventure.  L’elenco è lungo: Aphrodite Travel, leader in Europa nel settore dei viaggi nudisti e scambisti. Swingtime Travel, che ha fatto del piacere una missione. Gnoccatravel.com: una sorta di Tripadvisor per i turisti del sesso. Poi c’è l’allarmante piaga del turismo sessuale con minori, un fenomeno in crescita, controllato dalle grandi organizzazioni criminali, con un giro d’affari stimato intorno ai 5 miliardi di dollari all’anno. I clienti italiani sono i più numerosi al mondo: 80mila su un totale stimato di 3 milioni. I clienti italiani sono tutti uomini e giovani, per la maggioranza con un’età media che non supera i 27 anni. Le donne, invece, sono il 10% dei turisti sessuali.  I Paesi maggiormente visitati: Brasile Repubblica Dominicana Colombia Thailandia Cambogia Africa Est Europa Un altro dato preoccupante riguarda i pedofili, che rappresentano il 5% con un target molto profilato, under 12 o addirittura 9. Il restante 35% è costituito da clienti abituali, mentre quelli occasionali sono il 65%.  Quanto guadagna una escort? Quanto guadagna una escort? Dai 6 ai 15 mila euro al mese, di media, a seconda del numero di clienti e soprattutto della qualità degli stessi ma se si considerano quelle di “alto livello”. L’onorario di un gigolò, invece, non si regola sulla base di una tariffa all’ora ma a “gettone”. Nel caso dei colleghi uomini la tariffa si aggira all’incirca intorno a i 500/1000 euro a incontro. Intanto, nel mercato del sesso, stavolta virtuale, on-line, nel nostro Paese aumenta il numero di Cam Girls: sono in 30mila a spogliarsi di fronte alla videocamera e questo perché, svolgendo questa attività, si possono guadagnare anche 2.000 euro al mese E poi le prostitute, tra le 75mila e le 120mila solo in Italia con un giro di clienti che, secondo la Commissione affari sociali della Camera, sia aggira intorno ai 9 milioni per un giro d’affari che all’anno all’incirca di 5 miliardi di euro. Tra Iva e Irpef si ipotizza un gettito fiscale di un miliardo di euro l’anno. Anche per questo Salvini aveva proposto la riapertura delle case chiuse. Il paradosso italiano è che da noi la prostituzione è già tassabile e, stando alle cifre prima riportate, tra Iva e Irpef si ipotizza un gettito fiscale di un miliardo di euro l’anno), ma è il mercato del sesso a non poter essere legalizzato. Questo, ad esempio non avviene in Olanda, l’Austria, la Germania, la Svizzera e la Grecia, il mercato del sesso non è legalizzato. Insomma, a fronte di questo non si può certo dire che la riapertura delle case chiuse risolverebbe il problema del debito pubblico ma certamente sarebbe un bell’aiuto per la finanza pubblica. Il mercato dell'intimo femminile Il mercato mondiale dell'intimo femminile conta un giro d’affari di 110 miliardi di euro. Europa e Stati Uniti la fanno da padrone: L’americana L Brands possiede tra gli altri Victoria’s Secret, una linea di lingerie pregiata da cinque miliardi di fatturato l’anno. Hanes, anche questa americana, controlla Playtex e Wonderbra. In Europa hanno sede l’azienda tedesca Triumph International e il gruppo italiano Calzedonia, che produce e distribuisce i marchi Intimissimi, Tezenis, Falconeri e Calzedonia.  A proposito dell’Italia, nel 2018 sono state esportate merci per un valore di oltre 2 miliardi e 667 milioni di euro. Il mercato inglese, invece, è dominato da Marks&Spencer, multinazionale con sede a Londra.  Anche i brand del lusso hanno un ruolo importante nel business dell’intimo femminile. Tra i più forti: Agent Provocateur, Stella McCartney e Heidi Klum Intimates.  Ci sono le grandi catene low cost come H&M, Topshop e Forever 21, che stanno incrementando la propria produzione.  Cresce inoltre l’interesse da parte degli uomini verso la biancheria intima e la vendita di intimo on-line: più 18,2% circa negli ultimi 5 anni, grazie anche alla nascita di diverse start up come i siti Me Undies e Manpacks. Segno + anche per i costumi erotici dei colossi dell’universo sex shop. Parliamo di Ann Summers, che detiene il monopolio del mercato di massa in abiti rubber, latex, pelle e che sfoggia vestiti da hostess, suore e casalinghe mozzafiato e Hustler, che risponde a suon di conigliette, cappuccette rosse e seducenti marines. Insomma: per i cultori del genere, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Sono soprattutto le donne tra i 20 e 30 anni a comprare. I più venduti? Sono i vibratori regolabili a distanza con applicazioni a telefono. Il business dei sex toys online Oggi è possibile ordinare i sex toys on-line comodamente da casa propria e riceverli in un pakaging assolutamente anonimo mantenendo la privacy dell'acquirente. Anche questo ha fatto decollare la vendita di gadgets sessuali on-line con e-commerce che fatturano miliardi ogni anno a discapito dei "negozi sotto casa". Il trend della vendita di sex toys online segna il +40%. Secondo My Secret Case, leader in Italia nella vendita di sex toys, gli utenti spendono in media 80/90 euro: il 70% ordina da mobile e lo fa dall'ufficio.  Revenge porn e ricatti sessuali su Internet  Sextortion, revenge porn, slut shaming: sono solo alcuni dei nomi a cui Internet ci sta abituando.  Quali sono i ricatti sessuali su internet? E cosa fare nel caso si ricevano? Sextortion è un termine che si riferisce alle estorsioni a sfondo sessuale. Il revenge porn, il porno vendicativo, alla diffusione d'immagini e video a sfondo erotico per vendicarsi di un rapporto finito male. Lo slut shaming ("l’onta della sgualdrina") invece, mette alla gogna i desideri e i comportamenti sessuali di giovani donne eterosessuali o di uomini gay per farli vergognare all’interno della loro cerchia sociale.  I numeri dei ricatti sessuali su Internet Il 50% dei maschi tra i 14 e i 19 anni ha ammesso di aver fatto girare filmati dei propri rapporti sessuali tra amici. Il 7% delle ragazze è stato filmato in atteggiamenti intimi. Il 70% di queste ha subito un ricatto.  C’è un allarme legato a questi comportamenti. Infatti, quello della truffa dei ricatti sessuali su internet è un business da 1,4 milioni di dollari, dove ignoti pretendono un riscatto in bitcoin che in genere non supera i 300 dollari in bitcoin. In questo modo, riducendo le transazioni a importi di piccola entità, il cyber criminale può nascondere e far perdere le proprie tracce più facilmente. Ricatti sessuali su internet: cosa fare? È necessario prima di tutto proteggere le password e, soprattutto, non fornire i dati in Rete. Sesso e cibo: dal Nyotaimori al cibo afrodisiaco Sesso e cibo sono uno dei binomi preferiti della seduzione. Lo sanno bene i giapponesi che hanno inventato il Nyotaimori, la pratica di mangiare sashimi o sushi sul corpo di una donna, tipicamente nuda. Un fenomeno esportato in ristoranti di lusso correlato alla sitofilia, un feticismo per il quale si raggiunge l’eccitazione sessuale mangiando sul corpo di un’altra persona.  Insomma, pare che sesso e cibo vadano a braccetto. Non è certo da oggi infatti che si parla di cibo afrodisiaco. La cucina e l’amore vanno di pari passo e creano un connubio che porta, ad esempio, 5 milioni d'italiani a festeggiare al ristorante per San Valentino. Un trend di tutto conto considerato che, secondo i dati di Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) anche quest’anno si è registrato un più 0,4% rispetto al 2018. Segno + anche per quanto riguarda la spesa complessiva, che dai 222 milioni dello scorso anno passa ai 227 milioni del 2019, con una crescita del 2,7%. Se c’è una ricorrenza per la quale gli italiani non badano a spese, questa è San Valentino. A riconfermarlo, una volta su tutte, è l’indagine condotta da Mastercard nel suo Love Index, che ha analizzato le transazioni con carte di credito, debito e prepagate, rivelando come gli italiani si confermino tra i più romantici d’Europa per volume e numero di transazioni nella giornata degli innamorati. Sicuramente, tra i tanti regali, più o meno tradizionali, fatti al proprio partner, ci sono le rose a San Valentino: ne vengono vendute oltre 250 milioni in questa giornata. 

IL MONDO DEL DATING ONLINE
IL MONDO DEL DATING ONLINE
IL MONDO DEL DATING ONLINE

Il settore del dating online sta crescendo vertiginosamente. Solo negli Stati Uniti, il fenomeno dei siti d’incontro conta ormai 2,2 miliardi di dollari di fatturato.  Quali sono i siti d’incontro più famosi?  I più noti sono Facebook Dating e InterActiveCorp, che ha un fatturato di 3,8 miliardi di dollari e cinquemila dipendenti. Sotto questo colosso ci sono una decina di app, la più conosciuta è sicuramente Tinder che conta più di 50 milioni d'iscritti e 26 milioni di “match” al giorno. Altri famosi siti d'incontro sono Match.com, OKCupid e Meetic.  A questi si aggiungono piattaforme rivolte a nicchie di utenti che hanno interessi specifici. Un esempio è Bristlr, che conta 100.000 utenti ed è un sito dedicato agli uomini con la barba, grande trend degli ultimi anni. Vegandate è un sito riservato alle persone vegane. Per non parlare delle app per scambisti o per incontri senza fini sentimentali. Insomma, ce n'è per tutti i gusti e per tutte le necessità! Ma chi sono gli utenti di questi siti d’incontro?   Spesso i profili delle persone che utilizzano i servizi di dating online sono ingannevoli.  Dietro gli utenti ci sono spesso individui sposati in cerca di scappatelle fugaci che forniscono informazioni false a partire dalla foto profilo. Secondo uno studio di Kaspersky Lab e B2B International, il 36% delle persone che utilizza servizi di dating online ha mentito per divertimento, il 16% per fare una buona impressione e, tra gli uomini sposati, il 67% non ha dichiarato la propria situazione sentimentale. 

ECCO LA CHAMPIONS DEL NUOTO
ECCO LA CHAMPIONS DEL NUOTO
ECCO LA CHAMPIONS DEL NUOTO

Il progetto Isl (International Swimming League) è firmato dal magnate ucraino Konstantin Grigorishin che ha deciso di regalarsi e di regalare al grande pubblico, sfide emozionanti tra i più forti nuotatori del mondo. Sei squadre per l’Europa, sei per gli Stati Uniti, ognuno composta da dodici atleti, sei uomini e sei donne, si sfideranno dal prossimo ottobre in un girone all’italiana avvincente, che promuoverà le prime otto classificate alla finale di Las Vegas a dicembre. Venti milioni di dollari è il budget che Grigorishin ha stanziato per questa manifestazione, un terzo del quale verrà suddiviso tra tutti gli atleti. Il premio minimo di partecipazione sarà di 10 mila dollari, più strada farà la squadra, più guadagneranno i suoi nuotatori, in modo da dare significato a tutte le gare. Un nuovo modo di pensare che ha evidentemente ingolosito la maggioranza degli atleti, che spesso finalizzano la loro preparazione solo sul grande evento stagionale, ovvero Mondiali e Olimpiadi. Ambasciatori di questa iniziativa sono Federica Pellegrini e Adam Peaty, convinti che questa sia la nuova frontiera del nuoto, per consentire guadagni più consoni alla loro attività di atleti. La Fina, federazione mondiale del nuoto, sta osteggiando questo progetto per paura di perdere potere nei confronti dei nuotatori, che non si sentono adeguatamente compensati dai premi messi in palio nei meeting e nei grandi eventi sotto la sua egida. Ancora da stabilire la composizione di alcune squadre, le sedi e le date, ma c’è da credere che alla fine Isl e Fina troveranno un compromesso in favore soprattutto degli atleti e degli appassionati, che potranno gustarsi le grandi sfide del nuoto sempre più di frequente.

DAY BREAK HOTEL: L'HÔTELLERIE NON È MAI STATA COSÌ COOL
DAY BREAK HOTEL: L'HÔTELLERIE NON È MAI STATA COSÌ COOL
DAY BREAK HOTEL: L'HÔTELLERIE NON È MAI STATA COSÌ ...

È l’ultima tendenza del business travel e si chiama “bleisure”. Si tratta di un incrocio tra business travel e pleasure travel, ovvero tra viaggio di lavoro e viaggio di piacere. Con questo nuovo tipo di turismo è possibile prenotare una camera di un hotel di lusso anche solo per poche ore, consentendo agli utenti di usufruire di un’esperienza personalizzata. Chi guarda con interesse a questa nuova tendenza è soprattutto il settore della moda. Durante i Press Days, blogger e influencer si trovano a sperimentare nuovi abiti e prodotti esclusivi in location uniche come camere lussuose di alberghi in centro. Quasi un ritrovo tra amiche dove scattarsi selfie da condividere su Instagram, fare cambi di look e avere un make-up artist personale. Non solo gli hotel di lusso, ma anche gli ostelli vengono sempre di più incontro alle esigenze dei turisti moderni. The Yellow Rome, vicino Termini, ne è l’esempio perfetto: un ostello che al suo interno ha un'escape room, una sala hobby, un bar con intrattenimento h24 tutto l’anno e addirittura un parrucchiere. Ce ne parla il suo proprietario Marco Coppola, raccontandoci come sono arrivati a capire le esigenze del viaggiatore moderno, sempre alla ricerca di nuove tipologie di viaggio e di esperienze. All’interno di questi spazi il viaggiatore ha modo d'incontrare il cittadino e creare così un’esperienza di viaggio più autentica. The Yellow è l’ostello pioniere di questo format a Roma e infatti si è collocato a livello internazionale tra le migliori strutture ricettive nel suo genere. 

DAL POLO NORD A MILANO: IL FUTURO È GREEN
DAL POLO NORD A MILANO: IL FUTURO È GREEN
DAL POLO NORD A MILANO: IL FUTURO È GREEN ...

Da dove passa il futuro ambientale e climatico del nostro Pianeta? Nell’ultimo anno in molti si sono mobilitati per manifestare in favore della tutela ambientale. Forse la vera icona di questa battaglia è stata la bambina svedese di 11 anni Greta Thunberg che è riuscita a smuovere le coscienze di milioni di persone, scese in piazza per protestare contro il cambiamento climatico e l’inquinamento ambientale.  Intanto anche a Hollywood qualcosa si è smosso: sono state tante le star che hanno fatto sentire la loro voce a tutela dell’ambiente. Uno su tutti Leonardo Di Caprio che, nel suo discorso alle Nazioni Unite, si è pronunciato sul problema del riscaldamento globale. Non c’è sempre bisogno di andare troppo lontano per trovare esempi edificanti di chi ha deciso di fare qualcosa in favore dell’ambiente. Il Lubar di Milano è un locale serra nel centro della città dove moda ed ecologia vanno a braccetto. È il mondo della comunicazione su larga scala che sembra, sempre di più, concentrarsi sul tema dell’ecosostenibilità e sull’uso delle risorse sostenibili. Edison, attraverso una comunicazione creativa e green, ha scelto un piccolo orso polare come protagonista per il suo nuovo spot sull’energia sostenibile: a lui il compito di ammonirci sui nostri comportamenti quotidiani affinché possiamo avere una maggiore attenzione nei confronti dell’ambiente. Il regista dello spot, Federico Brugia, racconta: “La sostenibilità è il tema del momento e questa pubblicità ci aiuta a comprenderla non in maniera didascalica ma come una favola, intrattenendoci”. 

CANAPOT: CIOCCOLATINO ALLA MARIJUANA
CANAPOT: CIOCCOLATINO ALLA MARIJUANA
CANAPOT: CIOCCOLATINO ALLA MARIJUANA

Canapot: gianduia e marijuana Marco Magnano ci racconta com'è nato Canapot: “È un’idea nata dalla volontà di unire due prodotti della mia terra, il Canavese, nord di Torino: canapa e gianduiotto”. Canapot è un gianduiotto alla marijuana fatto con gianduia: nocciole, cacao e zucchero di canna, ai quali viene aggiunto l’estratto di canapa. Il Canapot non contiene THC, principio attivo della marijuana.  Coltivare canapa in Italia: un business da 150mln  I prodotti a base di canapa sono regolati da una norma del 2016 che tutela l’uso della canapa ma ne vieta il consumo a scopo ricreativo. Si tratta della legge sulla Cannabis light, l’erba che si può coltivare, vendere e usare per creare vari tipi di prodotti. Nei prodotti a base di cannabis legale il THC è ridotto, per legge è inferiore allo 0,6%, a differenza di quella illegale che supera il 18%. Quello della cannabis light è un settore in crescita con un giro d'affari di 44 milioni di euro. Nel 2017 sono stati aperti 120 negozi in tutta Italia. In 10 anni sono decuplicati i terreni coltivati a canapa. Uno di questi business è Cannabidol. Anche se con la sentenza della Cassazione mette a rischio 800 negozi, in Italia l’economia legale della canapa sta tornando a crescere: la filiera vale 150 milioni di euro all’anno e occupa 10mila dipendenti. In soli 5 anni si è passati da 400 a oltre 2500 ettari di canapa coltivata. Il volume d’affari nel 2018 è di 150 milioni di euro e per il 2021 il giro d'affari previsto in Europa è di 36 miliardi di euro, anche perché sempre più persone si interessano ad alcuni derivati come nel settore della farmaceutica, della cosmesi, e dell'alimentare, solo per dirne alcuni. Nel 2018 nel nostro paese sono stati 2500 gli ettari coltivati a canapa. Certamente a dare un impulso notevole al business della canapa è stata la legge entrata in vigore nel gennaio del 2017. Da quel momento in Italia sono state avviate 800 partite Iva agricole specializzate, aperti 1.000 shop e sono nate 1.500 aziende di trasformazione e distribuzione.

ALTRO CHE NARCOS! ECCO LA STORIA DELL' INFILTRATO - PARTE 1
ALTRO CHE NARCOS! ECCO LA STORIA DELL' INFILTRATO - PARTE 1
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Gianfranco Franciosi, meccanico navale, ci racconta il suo vissuto e passaggio da infiltrato nel mondo dei Narcos a testimone di giustizia: «La mia storia ha inizio come un qualsiasi cittadino italiano, un operaio meccanico, esperto nella navigazione e nella costruzione di imbarcazione da corsa, dopodiché accade un brutto incontro con un personaggio della banda della Magliana che poi viene ucciso e per aiutare la polizia divento un agente infiltrato a tutti gli effetti.» Gianfranco Franciosi è stato il primo civile italiano infiltrato nel mondo dei Narcos. Ci racconta che ha viaggiato per sei anni in Sudamerica, in Spagna, in Italia, a contatto con la ‘ndrangheta e il clan di Lauro e a stretto contatto soprattutto con quei boss che poi son finiti tutti in stato di arresto.   Da Narcos a testimone di giustizia Gianfranco Franciosi racconta che viene inserito in un programma speciale di protezione, il quale, oltre a salvaguardare la persona, la priva della sua identità e la vieta di avere contatti con la famiglia, la costringe a cambiare scuole, insegna ai bambini a mentire, manca di assistenze ed una serie di altre condizioni che il meccanico navale ha denunciato. Il contratto che viene firmato dice che l’attività che si lascia nel momento in cui si rientra nel programma di protezione, viene congelata a livello fiscale, contributivo e tutto viene salvaguardato. Gianfranco chiede la fuoriuscita dal programma di protezione dopo un anno e otto mesi circa e nel rientrare a casa iniziano ad arrivargli cartelle esattoriali di cifre assurde In definitiva, questo passaggio da Narcos a testimone di giustizia gli costa caro: in Francia viene arrestato e sconta 7 mesi di carcere duro da innocente. Tornato in Italia diventa testimone di giustizia ma lo stato lo abbandona. Uscito dal programma di protezione lo Stato chiede oltre 60.000 euro di tasse arretrate.  

COME FUNZIONA IL FISCO IN UK PER I GIOVANI E DOVE SI PAGANO LE TASSE?
COME FUNZIONA IL FISCO IN UK PER I GIOVANI E DOVE SI PAGANO LE TASSE?
COME FUNZIONA IL FISCO IN UK PER I GIOVANI E DOVE SI ...

Se vi state chiedendo come funziona il fisco in Inghilterra, sappiate innanzitutto che, in attesa della Brexit, per i giovani che lavorano in territorio inglese, stabilire come tassare i redditi non è sempre così facile. Per farlo, la prima cosa da considerare è l’iscrizione o meno all’Aire. Secondo la regola generale, tutti i cittadini che lavorano all’estero e che non sono iscritti all’Aire sono fiscalmente residenti in Italia e devono ogni anno pagare le imposte sui redditi ovunque prodotti. Chi non è iscritto, per essere fiscalmente residente in Italia, pur lavorando in Inghilterra, deve essere iscritto all’anagrafe comunale italiano per la maggior parte dell’anno.   Come funziona il fisco in Inghilterra: regole da considerare È fiscalmente residente in Italia: chi è iscritto all’anagrafe comunale per almeno 183 giorni all’anno chi ha la residenza in Italia chi ha il domicilio il Italia chi si è trasferito in un paese a fiscalità privilegiata Se fiscalmente residente in Italia e in Inghilterra si presentano le dichiarazioni ma occorre considerare anche altri fattori, per esempio, la soglia minima di reddito imponibile, prevista nel Regno Unito. Chi la supera pagherà automaticamente le tasse inglesi. Per non pagarle anche in Italia, dovrà indicarle in dichiarazione e farsi riconoscere un credito pari alle tasse pagate in Inghilterra.   Come funziona il fisco in Inghilterra, a partire dalla dichiarazione Per compilare la dichiarazione è necessario: raccogliere CU e buste paga, italiane ed estere verificare di aver superato la soglia minima di reddito imponibile La situazione è diversa per chi risiede in Inghilterra. In questo caso valgono le regole britanniche. È bene sapere che l’anno fiscale in Regno Unito inizia il 6 aprile e che sono previste le trattenute sullo stipendio lordo al netto dei contributi. Non sono previsti bonus per spese sanitarie e d’affitto. Tutto questo non vale solo in l’Inghilterra. Per capire dove pagare le tasse, le regole sono generali. La prima è l’iscrizione all’Aire.  

FATTURAZIONE ELETTRONICA COME FUNZIONA? MOLTI RESTANO FUORI
FATTURAZIONE ELETTRONICA COME FUNZIONA? MOLTI RESTANO FUORI
FATTURAZIONE ELETTRONICA COME FUNZIONA? MOLTI RESTANO ...

La nuova fatturazione elettronica come funziona? È obbligatoria dal primo gennaio e fa davvero paura a tutti. Dal primo gennaio 2019 la fattura cartacea va in pensione. Il suo posto passa a quella elettronica. Ma siamo sicuri che interessi proprio tutti? A rispondere alla domanda “la fatturazione elettronica come funziona?” ci sono i dati che ci dicono, prima di tutto, che riguarderà cinque partite Iva su 10, per le altre cinque tutto come prima. L’obbligo interessa tutte le operazioni tra privati: quelle tra due soggetti passivi Iva e quelle verso i consumatori finali. Da questo momento in poi, emissione, trasmissione e conversazione delle fatture avvengono per via digitale. Gli esclusi non potranno disinteressarsene completamente perché potrebbero ricevere le e-fatture dai loro fornitori. Questo significa che dovranno organizzarsi per riceverle e gestirle ma non per emetterle.   Fatturazione elettronica come funziona? Chi sono gli esclusi? La misura interessa solo la metà dei 5,8 milioni di titolari di partita Iva, ovvero, imprenditori individuali, professionisti, società ed enti non commerciali. Ma chi sono gli esclusi? Innanzitutto, forfettari e minimi, una platea con la flat tax che comprende chi fattura fino a 65 mila euro all’anno. Il popolo delle partite Iva comprende, quindi, i minimi e forfettari, i contribuenti che fanno solo scontrini e ricevute, i contribuenti che fanno sia fatture che scontrini e i contribuenti con solo fatture. Tra gli esclusi dalla fatturazione elettronica si aggiungono artigiani ed esercenti che vendono al cliente finale e emettono scontrini e ricevute. Per loro la e-fattura inizierà il primo luglio 2019, se sono grandi operatori, mentre inizierà il primo gennaio 2020 per gli altri. Scontrini e ricevute saranno sostituiti dall’invio dei corrispettivi all’Agenzia delle entrate tramite un apposito registratore telematico. Adesso che sapete la fatturazione elettronica come funziona, sappiate che si sono aggiunti medici e farmacisti, solo per il 2019, questo per via dei dati personali che viaggiano con la e-fattura.

CRISTIANO RONALDO, L’ITALIA IL SUO PARADISO FISCALE
CRISTIANO RONALDO, L’ITALIA IL SUO PARADISO FISCALE
CRISTIANO RONALDO, L’ITALIA IL SUO PARADISO FISCALE ...

Ad alcuni sembrerà impossibile, il nostro paese può rappresentare per i veri ricchi un paradiso fiscale. Così è stato per Cristiano Ronaldo che ha scelto l’Italia anche per la nostra tassazione, che premia i paperoni. Infatti, dal 2017, per chi si trasferisce in Italia, dopo aver risieduto all’estero, per 9 degli ultimi 10 anni, è prevista l’imposta “a forfait” di 100 mila euro all’anno per 15 anni sui redditi prodotti all’estero. Per i suoi familiari il forfait scende a 25 mila euro all’anno. Il nuovo regime fiscale attrae i grandi calciatori, per loro il grosso degli introiti deriva dai diritti d’immagine. Cosa fanno? Aprono società in paradisi fiscali e ricevono i guadagni e sono tassati lì dove risiede la società. Ma queste pratiche creano problemi! Spesso partono verifiche dello Stato di residenza.   Cristiano Ronaldo ultime notizie: la condanna di CR7 La condanna di Ronaldo in Spagna ha previsto 2 anni con la condizionale, per aver evaso 14,7 milioni di euro. Grazie al nuovo regime, Cristiano Ronaldo pagherà solo 100 mila euro di tasse per tutti i redditi esteri, ovvero, quelli di immagine. I dati ci dicono che nel 2017, con le sole sponsorizzazioni, Cristiano Ronaldo ha guadagnato 54 milioni di euro e che il suo patrimonio si aggira tra i 230 e i 290 milioni di euro. Inoltre, Cristiano Ronaldo ha stipulato con la Juventus, un contratto di 31 milioni di euro all’anno, mentre per la sponsorizzazione Nike ha percepito 24 milioni di euro all’anno. Insomma, solo nel 2017 ha guadagnato 93 milioni di dollari in tutto. L’opinione pubblica, al riguardo, è spaccata in due: per molti, tutto questo, è elusione legalizzata, per altri un’opportunità per far arrivare grandi campioni.

PREZZO BALLE DI FIENO E I GIOVANI CONTADINI
PREZZO BALLE DI FIENO E I GIOVANI CONTADINI
PREZZO BALLE DI FIENO E I GIOVANI CONTADINI ...

Antonio Di Pietro ci dà un suo punto di vista sulla tematica prezzo balle di fieno e fondi europei. Ci dice «Se si vuole davvero permettere ai giovani di ritornare nelle campagne e di vivere quest’esperienza anche dal punto di vista economico, finanziario, imprenditoriale, di lavoro, dobbiamo metterci in testa che nel nostro paese sono tante migliaia di piccole proprietà che possono essere competitive in quanto stanno in rete tra loro.» Ci racconta, inoltre, quel farebbe lui sulla questione del prezzo balle di fieno, fondi europei e sul miglioramento della qualità dell’attività: «Quindi io, fossi al governo, sovvenzionerei la Costituzione di cooperative agricole in modo che non ci sia bisogno di avere ognuno una mietitrebbia, ognuno un trattore e metterei in rete tutto questo. Diventiamo competitivi perché anche noi riusciamo ad abbattere i costi e ad avere un quantitativo di prodotto tale da essere qualitativo ed essere competitivo. »   Prezzo balla di fieno: Quanto costa una balla di fieno? Antonio Di Pietro ci dà delle risposte su quanto costa una balla di fieno, così: «Quando mi arriva un camion per prendermi dieci balle di fieno, la balla di fieno la vendo a 5 euro, a 10 euro, in Sicilia anche a 3 euro. Una balla di fieno da noi arriva a 15/20 euro a volte, quando il camion per venire e portarla dove la deve portare spende più di gasolio, più di affitto del camion e non lo riesci neanche a riempire il camion di balle di fieno.» Infine, Antonio Di Pietro, dopo averci dato delle dritte su quanto costa una  balla di fieno, sostiene che mettersi in rete è una decisione che frutta nel lungo periodo e abbasserebbe il prezzo balla di fieno. Conclude il suo discorso affermando: «La burocrazia da una parte, l’inesperienza dall’altra e la mancanza di assistenza a chi vuole accedere ai fondi europei ancora oggi permette che manco la metà dei fondi venga usata. Parliamo di fondi europei ma in realtà sono fondi italiani che abbiamo dato all’Europa e ce ne ridanno un po’. Le regioni al Nord riescono a utilizzarli ma le nostre regioni, soprattutto quelle del Sud, la maggior parte ha un residuo non utilizzato a fine anno »  

A NAPOLI LE AUTO SI FANNO A MANO
A NAPOLI LE AUTO SI FANNO A MANO
A NAPOLI LE AUTO SI FANNO A MANO

Si chiama Fabio Ferrante, è italianissimo, ma vive a New York. Professione designer. Stiamo parlando del “creatore” di una nuova supercar tutta made in Italy che ha spopolato al Salone di Ginevra 2019: si tratta di Puritalia Berlinetta, vettura costruita interamente a mano, dalle parti di Napoli. Ibrida, da 965 CV, un design che riporta alla mente le berlinese anni Sessanta. Sarà prodotta in soli 150 esemplari, con la possibilità di personalizzazione, dopodiché gli stampi saranno distrutto. È venduta al prezzo di partenza di 460 mila Euro. Sotto il cofano della Puritalia Berlinetta c’è il propulsore di derivazione Ford di 5.0 litri e 750 CV, coadiuvato da un motore elettrico da 215 CV. Il motore elettrico si alimenta tramite due batterie da 2,6 kWh l’una, ricaricabili anche da una presa elettrica. La trasmissione è robotizzata a 7 marce. Chi guida può scegliere fra quattro modalità, compresa la più estrema Corsa, che dà piena voce allo scarico in titanio e permette all’auto di raggiungere le prestazioni dichiarate, vale a dire lo scatto da 0 a 100 km/h in 2,7 secondi e la velocità massima (autolimitata) di 355 km/h. Fondata nel 2012 da Paolo Parente, un imprenditore nel campo dell'informatica, Puritalia Automobili è una piccola casa automobilistica di Napoli che realizza auto supersportive in piccola serie.  Fabio Ferrante è Chief Designer di Puritalia, laureato in Industrial Design al Politecnico di Torino, ha iniziato la sua carriera nel 2005 nel Centro Ricerche Design di FCA sotto la guida di Pietro Camardella.

GINNASTICA IN AUTO: ADDIO ALLA CERVICALE!
GINNASTICA IN AUTO: ADDIO ALLA CERVICALE!
GINNASTICA IN AUTO: ADDIO ALLA CERVICALE! ...

Si viaggia e ci si allena a bordo della nuova Suzuki Jimny con Lisa Marino, esperta di fitness e ginnastica in auto. Ecco come si può ottimizzare il tempo a bordo della propria automobile. Bastano davvero pochi minuti, per concedersi qualche momento di relax, che possa aiutare a decongestionare il tratto cervicale, particolarmente sollecitato quando si guida, sia in città, sia su tratti extraurbani. Ogni esercizio proposto deve essere eseguito a veicolo fermo. La prima delle tre sequenze proposte da Lisa riguarda il tratto cervicale. Impugnando il volante, è necessario spingere la colonna vertebrale verso il sedile e una volta ottenuta la corretta postura, è possibile eseguire dei lenti movimenti del collo, abbassando il mento verso il petto per poi reclinare il capo. Questi movimenti vanno ripetuti 5 volte.   Ginnastica in auto: gli esercizi fai da te Il secondo esercizio di ginnastica in auto interessa la zona delle spalle. Con la stessa impugnatura del volante, della sequenza precedente, ruotare, per 5 volte, le spalle in senso orario e ripetere, per lo stesso numero di volte, lo stesso movimento ma in senso antiorario. Il terzo e ultimo esercizio coinvolge la zona cingolo, scapolo omerale. Secondo le indicazioni di Lisa Marino bisogna impugnare il poggiatesta del sedile, aprendo e chiudendo i gomiti per andare a decongestionare la zona interessata. Lisa Marino, responsabile area Fitness dello Sporting di Milano 3, ha utilizzato una Suzuki Jimny. Il restyling della “Suzukina”, giunta alla quarta generazione, è stata presentato, qualche mese fa, in occasione del Salone dell’Auto di Parigi. Sotto il cofano dell’esemplare in prova, si nasconde il motore 1.500 benzina da 102 CV, abbinato al sistema di trazione integrale 4WD AllGrip Pro con riduttore delle marce. Il prezzo d’attacco è di 22.500 Euro.

DISTILLEGAL: SPIRITI LIBERI
DISTILLEGAL: SPIRITI LIBERI
DISTILLEGAL: SPIRITI LIBERI

Distillegal Danilo Rancorati ci parla di Distillegal, microdistilleria che si occupa di ogni aspetto della produzione della frutta rispettando i tempi della natura. Si tratta di una lavorazione lenta, infatti, ci dice Danilo: “Per ogni bottiglia ci vogliono anche tre anni di lavoro e s’impiegano fino a 5.5 kg di frutta”. Si tratta di una lavorazione tutta al naturale, nella quale non si utilizzano prodotti chimici". Un iter produttivo che è in controtendenza rispetto ai comuni standard utilizzati nella realizzazione di questi prodotti: nella grande distribuzione, il 33% dei prodotti agricoli viene scartato, vale a dire 50 milioni di tonnellate di frutta e verdura. Il 6% della frutta e il 20% dei vegetali sono buttati via per motivi puramente estetici che complessivamente vale 1.000 miliardi di dollari  Il mercato dei liquori Secondo i dati del 2018 il mercato degli alcolici crescerà esponenzialmente: nel 2022 le casse da nove litri saranno 28 miliardi, con un aumento di 78,7 miliardi di dollari. Oltre al vino, che incrementerà di 37,8 milioni di casse, cresceranno anche gli spirit, con 6,5 milioni di casse. In questo campo la crescita maggiore è prevista per il whisky, ma molto bene andrà anche il gin e i distillati a base agave.  Cala invece il consumo di vodka ma anche il mercato di rum e brandy. La diminuzione delle vendite riguarderà soprattutto i prodotti a basso costo, mentre quelli premium e super premium  continueranno a crescere.  La situazione in Italia In Italia, la maggioranza degli acquirenti preferisce consumare i liquori fuori dell’orario pasti. L’82% di coloro che comprano liquori si orienta sugli amari mentre solo il 10% associa il consumo di liquori all’aperitivo, percentuale che sale, anche se solo del 4%, per i millennials. In generale il consumo di alcolici è di 1,2 milioni di ettolitri.  Il 67% dei consumatori di alcolici preferisce bere nel weekend (il 78% di questi sono millennials). Nella scelta del liquore al primo posto c’è la marca e al secondo il prezzo, mentre solo il 10% degli italiani prende in considerazione la presenza d'ingredienti specifici.  Al di là dei numeri della spritz economy, per quanto riguarda le modalità d’assunzione degli alcolici il 48% degli italiani li preferisce lisci, il 31% a temperatura ambiente e solo un 21% freddi e con ghiaccio. In Italia si registra un calo nei consumi, infatti il 23% dei consumatori ha dichiarato di aver ridotto negli ultimi 2-3 anni il consumo di liquori dolci fuori casa.

ALLARME SICCITÀ, EMILIA SENZ'ACQUA DA PIÙ DI 60 GIORNI
ALLARME SICCITÀ, EMILIA SENZ'ACQUA DA PIÙ DI 60 GIORNI
ALLARME SICCITÀ, EMILIA SENZ'ACQUA DA PIÙ DI 60 GIORNI ...

Il tracollo della situazione climatica in Italia  Renzo Valloni, docente all'Università di Parma, ci spiega le conseguenze della siccità sull’agricoltura italiana. "La siccità causa riduzioni nella resa dei raccolti anche del 20-30%. Da tempo sfruttiamo l'acqua delle falde freatiche, perché se fosse per quella che arriva dai corsi d'acqua saremmo già rovinati". Del problema siccità e di come risolverlo si è parlato in un incontro organizzato da L’Isola d’Oro. La situazione degli agricoltori in Emilia-Romagna Le statistiche parlano di precipitazioni dimezzate rispetto ai passati inverni e chi lavora nel settore agricolo sa già che quella che sta per arrivare sarà una stagione di razionamenti. Lo sanno bene gli addetti ai lavori in Emilia. In questa Regione non piove da troppo tempo, più di 60 giorni. Rispetto al 2017 le precipitazioni sono diminuite del 40% e la siccità comincia a farsi sentire nel periodo delle prime irrigazioni primaverili. Un danno enorme in una Regione dove a trainare l’economia è soprattutto l’agricoltura. L’Emilia-Romagna è la patria del Parmigiano Reggiano e del pomodoro. Per coltivare 1 kg di pomodori sono necessari 156 L d’acqua e al momento, spiega Francesco Vincenzi, Presidente dell'Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue, “riusciamo a stoccare l'11% dell'acqua piovana”. La naturale conseguenza di questo fenomeno è che ben presto le risorse idriche termineranno e sarà impossibile continuare a irrigare i campi. Come contrastare il fenomeno? Lo Sato ha cercato di prendere provvedimenti per soccorrere gli agricoltori. Con la legge di Bilancio del 2018 si è sbloccato il Piano Invasi che stanzia 250 milioni di euro per finanziare 30 opere idriche.  

EVA, IL PRIMO MINI FRANTOIO AL MONDO
EVA, IL PRIMO MINI FRANTOIO AL MONDO
EVA, IL PRIMO MINI FRANTOIO AL MONDO

Grazie a Fresco, l’olio lo puoi fare in casa  La start-up Fresco ha inventato la prima macchinetta express per l’olio. Il suo giovane ideatore calabrese, Antonio Pagliaro, dopo essersi dedicato allo studio della finanza, ha deciso di ripartire dalle origini e valorizzare le tradizioni familiari e regionali nel campo dell’agrifood: ecco che nasce quindi Eva, il primo mini frantoio per uso domestico. Eva è una macchina portatile, delle dimensioni della macchinetta del caffè, che grazie alla spremitura a freddo delle olive permette di produrre, in quasi quaranta minuti, circa 180 ml di olio extravergine d’ oliva, consentendo quindi di avere, direttamente sulla tavola, un olio, letteralmente, spremuto e mangiato.  Un elettrodomestico con le capacità di un frantoio professionale, che ha come mission quella di incentivare una dieta sana partendo dalle abitudini quotidiane.   Perché è utile? Perché avere olio fresco fa bene alla salute, in quanto, a differenza del vino che invecchiando migliora, già dopo i sei mesi l’olio perde l’aroma, i valori nutrizionali e le sue proprietà.  Grazie ad Eva, che dunque produce esclusivamente il quantitativo desiderato, si ha sempre olio fresco pronto all'uso, e con tutte le proprietà organolettiche integre. Ma come si usa il mini frantoio? Gli step sono semplici e dal risultato immediato: basta inserire nel cestello di Eva le Polpe di olive, appositamente create da Fresco, abbassare il coperchio e spingere il pulsante di avvio. Due poi le modalità di scelta per la spremitura: quella veloce, per ottenere circa 150 ml – in venti minuti - e quella da 180 ml, sopracitata, da quaranta minuti.  Prima che il processo abbia inizio, vi è anche la possibilità di aggiungere aromi e spezie per creare un olio aromatico, per donare un gusto sempre diverso ai piatti più tradizionali.   In ultimo, cosa avviene alla polpa? Nel normale processo di spremitura, milioni di tonnellate di polpa vengono gettate: il frantoio domestico permetterà invece di riutilizzarle facendo della pasta residua commestibile materiale per la creazione di nuovi piatti, o semplicemente paté spalmabile.  Il team di Fresco sembra aver pensato proprio a tutto, perché anche per le Polpe punta all’healthy food attraverso una selezione delle olive migliori- di ben sette diverse varietà, coinvolgendo circa 6.000 olivicoltori calabresi -, olive che vengono denocciolate e criogenicamente abbattute a poche ore dalla raccolta, per non alterarne la fragranza e le proprietà nutritive.  Qual è il prezzo della macchina per l’olio express?  Per avere il frantoio domestico comodamente a casa propria, le cifre si aggirano sui 399 euro, con Polpe a parte – dai due euro a confezione-. Un elettrodomestico che è partito già col piede giusto, se si considera che la sola idea ha raccolto circa 400mila euro con una campagna di Equity Crowdfunding sulla piattaforma Mamacrowd (tra gli investitori, anche il calciatore Ciro Immobile) e che Fresco ha deciso di lanciare sul mercato entro dicembre 2019. 

A LONDRA IL SUPERMERCATO ECOSOSTENIBILE A RIFIUTI ZERO
A LONDRA IL SUPERMERCATO ECOSOSTENIBILE A RIFIUTI ZERO
A LONDRA IL SUPERMERCATO ECOSOSTENIBILE A ...

Bulk market è a Londra un supermercato ecosostenibile di riferimento. «Ho creato un supermercato a rifiuti zero perchè ne avevo bisogno, e alla fine è emerso che ne avevano bisogno molte persone» dice a Pop Economy Ingrid Caldironi, la fondatrice (brasiliana di origine italiana) di Bulk Market. Con Bulk market si ritorna indietro col tempo, non esistono imballaggi ma solo contenitori riutilizzabili. Infatti la plastica è esclusa, tranne quella riciclata e il motto è “zero-waste”, ovvero, nessun rifiuto e nessuno spreco. In questo supermercato ecostostenibile si possono acquistare beni alimentari e non, senza marca, e si paga solo il prodotto, mai la confezione. È necessario portare da casa propri contenitori, oppure comprarli direttamente lì in negozio. Il negozio ecosostenibile a Londra sostenuto dal crowdfunding Il negozio, anche grazie al successo di una campagna di crowdfunding, si è ora trasferito un una location permanente e più grande dopo il riscontro positivo del progetto pilota. Bulk market è sicuramente un ottimo esempio da seguire ed è anche la dimostrazione che si può vivere senza plastica e che dipende molto dalla volontà di ognuno. I dati ci dicono che in Inghilterra ogni persona produce 411 kg di rifiuti all’anno e che ogni contribuente paga 132 euro all’anno in tasse per la gestione dei rifiuti. A livello nazionale sono 4 miliardi di euro all’anno. Inoltre ogni anno il Regno Unito spende 680 milioni di euro per riciclare i propri rifiuti ma meno del 44% dei rifiuti viene riciclato. Dato positivo: le aziende a vocazione sociale nel Regno Unito sono 471 mila.

LA PROCEDURA DI INFRAZIONE CONTRO L'ITALIA? NO COMPROMESSI
LA PROCEDURA DI INFRAZIONE CONTRO L'ITALIA? NO COMPROMESSI
LA PROCEDURA DI INFRAZIONE CONTRO L'ITALIA? NO ...

L’argomento di oggi riguarda la fastidiosissima procedura di infrazione. Sembra che ai paesi del nord l’Italia non vada molto a genio, altrimenti non si spiega perché Lettonia, Finlandia, Danimarca, Svezia ed anche Irlanda, Repubblica ceca, Estonia, Lituania e Austria, tutte insieme riunite nella “Lega anseatica”, abbiano deciso di chiedere all’Unione Europea di non accettare alcun compromesso sulla legge di bilancio italiana. Anzi, di più. Stanno proprio cercando di far condannare l’Italia con un’esemplare procedura di infrazione. Perché, il nostro paese, governato da sovranisti e populisti, che un po’ fa rima con fascisti, con il suo deficit al 2,4% , violerebbe i vincoli di bilancio. Procedura di infrazione: paesi a confronto Sicuramente il nostro maxi debito è demoralizzante per qualsiasi esattore esistente in natura, però che a farci la predica sul rispetto delle regole europee siano proprio questi tipi del nord, ci vuole proprio coraggio. Basta girarsi attorno, in questo immenso paradiso dei doveri civici chiamato Europa: la Francia è un paese in deficit eccessivo da 10 anni e Macron annuncia che lo sarà anche il prossimo; la Spagna crede che il vincolo del 3% sia una specie di sconto per la palestra; il Portogallo importa pensionati dal resto del mondo e non gli fa pagare le tasse; la Germania ha un surplus commerciale spudorato e gran parte dei paesi del nord sono diventati paradisi fiscali per le multinazionali. L’unica procedura di infrazione che meriterebbero è, con tutta l’eleganza possibile, quella del setto nasale.

LEGGE DI BILANCIO 2019: TUTTE LE CURIOSITÀ
LEGGE DI BILANCIO 2019: TUTTE LE CURIOSITÀ
LEGGE DI BILANCIO 2019: TUTTE LE CURIOSITÀ ...

La legge di bilancio 2019, o manovra finanziaria, è uno dei momenti più emozionanti della vita pubblica italiana. È come quando aspetti l’apertura della busta “C’è posta per te” o scarti i cioccolatini di Forrest Gump e non sai mai quello che ti capita. Ora, questa manovra, del Governo giallo-verde, per il 2019 evoca un’idea dadaista, eppur così romantica, delle spese dello Stato. Si tratta di 40-45 miliardi di euro, tutti simpaticamente in debito, che lo Stato mette nelle tasche degli italiani dicendo «Non vi preoccupate a restituirmeli, tanto sono soldi vostri...». Certo, i soldi della legge di bilancio 2019 servono a finanziare le promesse elettorali di Salvini e Di Maio. Il reddito di cittadinanza per 9 miliardi e la quota 100 che ti farebbe andare in pensione a 62 anni con 38 anni di contributi, alla faccia della Fornero! La legge di Bilancio 2019: cosa ci aspetta? Sulla legge di bilancio 2019, cosa aspettarsi?! Circa 12/15 miliardi servirebbero a coprire l’aumento dell’Iva, il resto sarebbe destinato a quei piccoli grandi provvedimenti, che secondo Salvini e Di Maio devono soffiare nella nostra economia. Però in questa legge di bilancio 2019 manca un sacco di roba: manca il taglio delle pensioni d’oro, la grande battaglia dei 5 stelle. Manca metà dei rimborsi per i macchinari dell’industria 4.0, manca un terzo della flat tax, mancano i fondi per l’apprendistato e contro il caporalato, manca il blocco delle tasse comunali, e manca il taglio del cuneo fiscale. Così tutti i sindaci si sentiranno in dovere di aumentarcele, le tasse. In compenso sono state introdotte le meravigliose municipalizzate e i fantastici enti inutili che pensavamo persi tra i ricordi. La finanziaria è il momento in cui i partiti fanno il bilancio della loro vita, sperando che non gli arrivi la Guardia di finanza.

L’USCITA DALL’EURO IN ITALIA E L'ARRIVO DEL CIGNO NERO
L’USCITA DALL’EURO IN ITALIA E L'ARRIVO DEL CIGNO NERO
L’USCITA DALL’EURO IN ITALIA E L'ARRIVO DEL CIGNO NERO ...

L’euro è la nostra peste,  la Germania il suo untore e, per questo, si potrebbe pensare all’uscita dall’euro in Italia. Joseph E. Stiglitz è un premio nobel con l’elmetto, una torchemada della moneta unica con la faccia rassicurante di un vecchio zio. Il vecchio Joe consiglia al governo italiano euroscettico, cioè Salvini e Di Maio, di introdurre una moneta parallela, magari elettronica, per evitare di morire, straziati dall’economia UE, dominata dalla Germania e dall’euro cattivo, che detta così sembra che Stiglitz sia uno iettatore. Eppure, il vecchio Joe sostiene che per una questione di surplus commerciale, cioè, evitare importazioni ed esportare moltissimo, se la Germania lasciasse l’Eurozona saremmo tutti più contenti. Ma siccome non lo farà mai, tanto vale che si sostenesse l’uscita dall’euro in Italia.   Uscita dell’euro in Italia: cos’è il cigno nero? Stiglitz deve odiare fortemente i crauti, la Merkel e le BMW e sostiene che si stia avvicinando il cigno nero. Il cigno nero in economia non è un volatile, ma un evento imprevisto e spesso gravemente dannoso come, appunto, l’uscita dell’euro in Italia. Stiglitz consiglia: l’Italia prima chieda in pratica di ristrutturare il suo debito, di 2200 miliardi, pagando in titoli di Stato, che valgono come i soldi del monopoli. A quel punto gli altri membri UE, avrebbero due strade: o espellerci , ma crollerebbe l’intera Unione, o adottare una moneta più flessibile per una zona euro meridionale. Diventeremmo dunque i terroni monetari d’Europa. Gli altri paesi ci seguirebbero forse, magari, ma non è detto. Quindi, con gioia, urge catapultarci subito fuori dall’euro e sostenere l’uscita dell’euro in Italia. Stiglitz non nega che l’addio all’inizio possa essere dolorosetto, anzi, parliamoci chiaro, una mazzata per i nostri conti correnti, che si dimezzerebbero ma almeno ci toglieremmo di torno i tedeschi.  

DYSON PURE COOL ME: LA SOLUZIONE ALL'INQUINAMENTO INDOOR
DYSON PURE COOL ME: LA SOLUZIONE ALL'INQUINAMENTO INDOOR
DYSON PURE COOL ME: LA SOLUZIONE ALL'INQUINAMENTO ...

Dyson Pure Cool Me Per rendere l’aria di casa più pulita, Dyson ha progettato Pure Cool Me. Presentato in occasione della Milano Design Week 2019, questo purificatore domestico, grazie all’utilizzo di un filtro d’avanguardia e uno strato di carbonio, può aspirare fino al 99,95% delle particelle inquinanti di dimensioni fino a 0,1 micron. Inoltre, si può impostarlo in modo che, ruotando da un lato all’altro della stanza, possa diffondere il flusso d'aria in un arco di 70˚. Dyson Pure Cool Me rimuove le polveri sottili e contrasta la diffusione nell'aria di agenti inquinanti  come i composti organici volatili, le sostanze come benzene e formaldeide, che sono rilasciate dal fumo di sigaretta, le vernici dei mobili e i detersivi. Coloro che soffrono di allergia al polline possono beneficiare di depuratori come questo, soprattutto nel periodo di fioritura delle piante. [IMG=/media/post/g5bar59/Dyson-Pure-Cool-Me.jpg|(descrizione)] Dyson Pure Cool Me: struttura e funzionamento Il nuovo Dyson Pure Cool Me è un purificatore/ventilatore d’aria in grado di adattarsi alle esigenze degli utenti in termini di praticità d’uso e design. Il flusso d’aria è infatti liberato dalla sfera che si trova in cima all’apparecchio e che può essere spostata manualmente, rilasciando così l’aria pulita nella direzione e nello spazio che si desidera. È la tecnologia Dyson Core Flow, grazie alla quale due getti d’aria ne creano uno unico regolabile manualmente: basta spostare la sfera in alto per farlo oscillare fino a 70 gradi. All'interno Dyson Pure Cool Me è resistente e solido: filtro, carboni attivi e strato HEPA in fibra di vetro durano fino a un anno. Ma la vera marcia in più di Dyson Pure Cool Me è il triplo sistema di filtraggio: Il filtro è in grado di catturare fino al 99,95% di particelle ultrafini (fino a 0,1 micron). I carboni attivi assorbono odori domestici e gas proteggendo gli ambienti.  Lo ionizzatore negativo elimina le sostanze nocive che sono state filtrate. Ma Dyson Pure Cool Me è anche IoT, vale a dire un elettrodomestico intelligente: Un display cambia colore, blu, verde o rosso, a seconda della qualità dell’aria.  Air Multiplier. Dyson Pure Cool Me si attiva subito se registra la presenza di sostanze nocive. È in grado di purificare una certa quantità d’aria stabilita nell’orario stabilito. IN questo modo il dispositivo può agire in una stanza più o meno grande. E il design? L’azienda non ha certo trascurato questo aspetto. Questi purificatori sono innanzitutto oggetti di arredamento. La casa produttrice ha cercato di porre in un unico oggetto un ventilatore, un termoventilatore e un purificatore.  Gli aspirapolvere Dyson Da molto tempo Dyson è entrata nelle case degli italiani con alcuni prodotti, come gli aspirapolvere. Ma qual è il segreto di questo successo? Tutto sta nella tecnologia inserita da James Dyson nei suoi elettrodomestici già nel 1978. Stiamo parlando della tecnologia ciclonica a che rende l’apparecchio più potente e aumenta le prestazioni dei filtri, che durano di più. Gli aspirapolvere Dyson non hanno bisogno di un sacchetto interno e, con l’inserimento di filtri aggiuntivi, questi modelli hanno aumentato le loro prestazioni arrivando a raccogliere anche polveri sottili, acari e sostanze allergeniche. La tecnologia ciclonica, poi adottata anche da altri marchi, è stata modifica nel tempo fino a raggiungere alti livelli di sviluppo che troviamo nei modelli più famosi. Vediamo quali sono.  Dyson V10 Absolute Questo modello è riuscito a risolvere un classico problema degli aspirapolvere senza filo: la scarsa durata della batteria (non oltre i 20/40 minuti). Dyson Cyclone V10 Absolute, più comunemente Dyson V10 Absolute, ha una batteria a 6 celle che dura fino a 60 minuti. James Dyson stesso ci presenta il modello nello spot di lancio. Dyson V10 Absolute è molto leggero, pesa solo 2,5 Kg, ed è un modello potentissimo. Il motore è 3 volte più resistente dell’acciaio, ma nello stesso tempo, è anche più leggero. I 14 cicloni concentrici del modello Dyson V10 Absolute producono una forza che arriva anche a 79.000 G (per intendersi sarebbe come percorrere più di 700 metri al secondo!). Ad ottimizzare le prestazioni c’è anche la forma dell’apparecchio: motore, serbatoio e tubo, a differenza di quanto avveniva in altri modelli, seguono una linea retta, aumentando così la capacità di aspirazione. A proposito di serbatoio, quello del modello V10 Absolute contiene fino a 0,54 litri di polvere. Dyson Cyclone V10 Absolute si presenta in 4 varianti: Dyson Cyclone V10 Motorhead: con spazzola utile sia per i pavimenti che per i tappeti. Il Dyson Cyclone V10 Fluffy ha, invece, una spazzola a rullo morbido, adatta a pavimenti duri (piastrelle o pietra). Il modello Dyson Cyclone V10 Animal, come suggerisce il nome stesso, è stato studiato per chi ha animali domestici che lasciano peli in giro per casa. Infine c’è il Dyson Cyclone V10 Absolute, che ha tutti gli accessori sopra indicati. Dyson V11: il più potente Dyson V11 Absolute è un prodotto di un certo livello: senza fili e sacchetto, il costo di questo prodotto può arrivare anche a 650 euro. Dyson V11 Absolute è simile al modello V10, nella forma, nelle dimensioni e nella scelta delle velocità. La vera novità di questo modello è il motore: più potente del 20% rispetto a quello precedente.  [IMG=/media/post/g5bar59/dyson-v11.jpg|(descrizione)] Dyson V11 Absolute: le novità del modello La modalità Auto: l’aspirapolvere autoregola la propria velocità e potenza. Attenzione però! Questa modalità subentra solo con la spazzola High Torque. Com’è possibile questo? All’interno di High Torque c’è un sensore che calcola la resistenza al contatto con la superfice e, di conseguenza, adegua automaticamente la propria velocità. Il display LCD informa l’utente sull’autonomia residua e lo fa in tempo reale. Dyson V11 Absolute ha una batteria che dura fino a 60 minuti.  Tra i vari accessori di Dyson V11 Absolute si distinguono quelli in blu, le parti che vanno pulite e/o lavate regolarmente, come il filtro HEPA, da quelli in rosso, ossia le parti che si possono premere o tirare. Con questo modello vengono date in dotazione due modelli di spazzole: High Torque, per tappeti epavimenti duri. Perfetta per aspirare piccoli detriti. Spazzola con Rullo Morbido per aspirare grandi detriti.  Unica pecca del modello è il peso, superiore rispetto a quello del modello V10: si parla di 3 kg contro i 2 kg. Dyson Airwrap Usciamo per un istante dal mondo degli aspirapolvere Dyson. Uno dei prodotti di maggiore successo di questa azienda è senza ombra di dubbio Dyson Airwrap. Non è una piastra e nemmeno un arricciacapelli ma si tratta piuttosto di uno styler. La tecnologia di Dyson Airwrap Questo strumento permette di cambiare il proprio stile, la propria capigliatura, senza rovinare il cuoio capelluto: com’è possibile? La tecnologia di questo strumento è ispirata al principio dell’aerodinamica detto “effetto Coanda” secondo cui l’aria spinta con una certa velocità e pressione, segue il contorno di una determinata area. Grazie al motore digitale V9,  piccolo, leggero ma in grado di superare le 100mila rivoluzioni al minuto, il V9 crea un getto d’aria calda ad alta velocità che permette ai capelli di avvolgersi intorno ad essoi. Tutto senza danneggiarli minimamente dato che il calore resta sempre basso: non più di 150° C. Airwrap è disponibile in tre modelli: Uno completo di tutte le spazzole. Uno con una spazzola lisciante per chi ha capelli sottili. Uno con due coni da 40 mm e la spazzola lisciante per le persone che hanno capelli crespi. Prima di usare Airwrap è necessario che i capelli non siano né bagnati né umini. Ecco perché  è disponibile, con questo styler, una “bocca asciugacapelli”. Inquinamento indoor  Il problema dell’inquinamento domestico è sottovalutato da molti sebbene coinvolga tutti noi.  Secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della Sanità, ogni essere umano passa il 90% del proprio tempo in ambienti chiusi dove, ci dice EPA (Environmental Protection Agency), l’aria è fino a cinque volte più inquinata rispetto a quella esterna.  Proprio in virtù del fatto che passiamo molto tempo all’interno di spazi chiusi, si parla di Indoor Generation. Infatti, sembra proprio che, al giorno d’oggi, ognuno di noi passi almeno 22 ore su 24 al chiuso e le conseguenze di questo possono essere pesanti. In Europa l’inquinamento indoor è responsabile del 4,6% delle morti fino ai 4 anni. Sono proprio loro a passare, in media, l’85% del loro tempo in ambienti chiusi.  Cerchiamo di andare a esaminare meglio questo fenomeno. Quando si parla Sbs “Sick Building Syndrom”, o sindrome da edificio malato, s'intende una serie di sintomi che si manifestano in chi trascorre troppo tempo all'interno di ambienti chiusi con una bassa qualità dell'aria. Altre volte si parla di Bri, “Building Related Illness”, per i sintomi che, invece, sono causati da sostanze irritanti negli edifici.  In genere pensiamo, fra tutti i luoghi frequentati quotidianamente, che quelli dove l’aria è più contaminata, siano la metropolitana o le stazioni. La realtà è diversa: è la casa il luogo più inquinato dalle polveri ultrafini. L'80% di esse si trova nell’ambiente domestico mentre nella scuola, le dosi medie si aggirano intorno al 20%.  Ancora una volta sono i più giovani ad essere a rischio: ogni giorno la quantità di polveri ultrafini nei luoghi chiusi da loro frequentati varia da 11mila a 30mila particelle per centimetro cubo. I dati dell'inquinamento indoor in Europa  80 milioni di cittadini vivono in case dove l’aria non è sana. Un terzo degli europei è affetto da asma e allergie che probabilmente causate anche dall’aria in caso. Il 28% dei cittadini europei esegue più volte i cambi d’aria durante una giornata. Inquinamento domestico in Italia Per le famiglie con figli piccoli il tema dell'inquinamento indoor è piuttosto importante. Ogni giorno respiriamo fino a 9.000 litri d’aria ma anche molti agenti inquinanti. Questo, purtroppo, avviene soprattutto negli ambienti interni. Il 43% degli italiani pensa che la stanza più inquinata della casa sia la cucina. Dopo vengono la camera da letto e il bagno. Strategie per limitare l’inquinamento in casa? Far prendere aria alla casa. Cambiare spesso biancheria. Non fumare in casa. La Società Italiana di Medicina Ambientale ha addirittura stilato un vademecum con le best practices da seguire per migliorare l’aria nei luoghi chiusi.  Quali sostanze inquinano di più? L'inquinamento indoor può essere causato da tre elementi: Umidità. Pulviscolo  Sostanze nocive che si trovano nei prodotti per la pulizia. Le sostanze pericolose:  Sostanze utilizzate su mobili ed elementi d'arredo, come vernici, collanti e solventi. Ma anche detersivi, cosmetici spray e insetticidi. Questi materiali sono nocivi perché rilasciano nell’aria sostanze come il Ammoniaca, Acetato di metilene, Formaldeide e Benzene. 

PAOLO GIULIODORI: DALL'UNIVERSITÀ PER DARE VOCE AI GIOVANI
PAOLO GIULIODORI: DALL'UNIVERSITÀ PER DARE VOCE AI GIOVANI
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“Sono entrato in politica per dare voce ai giovani. Io vengo dal mondo dell’accademia, dell’università e vedo quanto i giovani non riescano ad esprimersi e a poter portare avanti le proprie idee”. Queste le parole di Paolo Giuliodori, 30enne eletto alla Camera dei deputati con il Movimento Cinque Stelle ed entrato a far parte sia della Commissione Finanze della Camera che della Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria. Il giovane deputato ha un dottorato di ricerca in informatica e approfondisce il problema della cybersecurity. Un tema, questo, del quale si è discusso molto ultimamente a seguito della notizia relativa allo spyware Exodus, un software spia utilizzato tra il 2016 e il 2019 che, propagato erroneamente sul Play Store di Google (quindi disponibile e scaricabile da chiunque sul proprio smartphone) ha intercettato e rilevato i dati sensibili di almeno un migliaio di italiani. “Noi come cittadini prestati alla politica – dice il parlamentare pentastellato - dobbiamo spingere affinché ci sia un’informazione chiara su cos’è la cybersecurity e sui rischi legati all’informatica”. Intanto, proprio per garantire ai cittadini una maggiore sicurezza informatica, l’Europarlamento ha approvato il sistema di certificazione per la sicurezza informatica europea, il Cybersecurity Act. Il deputato M5S parla inoltre del problema della “fuga dei cervelli” dall’Italia, ricordando che, per favorire l’imprenditoria giovanile nel nostro Paese, sono stati messi 2 miliardi di euro nel fondo per le startup all’interno della Legge di Bilancio.

ADDIO DAREDEVIL 4, L'EROE CIECO FATTO FUORI DAL PALINSESTO
ADDIO DAREDEVIL 4, L'EROE CIECO FATTO FUORI DAL PALINSESTO
ADDIO DAREDEVIL 4, L'EROE CIECO FATTO FUORI DAL ...

Netflix abbandona Daredevil La decisione è ufficiale. Dopo la cancellazione di Iron Fist e Luke Cage, Netflix ha deciso di non trasmettere più la serie Daredevil, nonostante registri il quarto ascolto di sempre della piattaforma. All’origine di questa scelta sembra esserci non solo un rapporto, quello con la Marvel, sempre più esasperato, ma anche una ragione di mercato ben precisa: la Disney, che è proprietaria di Marvel, ha deciso di abbandonare Netflix per concentrarsi sul lancio del suo nuovo servizio di streaming, Disney +. Daredevil: fenomenologia di un eroe cieco Il protagonista della storia è Matt Murdock, ragazzino che perde la vista in uno scontro con un camion di isotopi radioattivi, vede i propri sensi acuirsi: riconosce chi mente solo ascoltandone il battito cardiaco e possiede un olfatto potentissimo. In più, grazie alle lezioni di arti marziali impartitegli da un vecchietto cieco, Stick, impara a svolazzare tra i grattacieli per salvare la città dalla Mafia russa, dalla Triade cinese e da Kingpin, un boss calvo che maciulla gli avversari a mani nude ma incespica nella timidezza quando si tratta d’invitare a cena una vivace gallerista d’arte. Nella serie di Daredevil, la terza, attualmente in programmazione, Kingpin riesce a fingersi pentito di giustizia e, corrompendo mezza Fbi, esce dal carcere. Poi si macchia di decine di omicidi per infangare il nome di Murdock fino a spingere un agente psicolabile a vestirsi da Daredevil per sputtanarlo davanti ai media. In tutto ciò l'eroe cieco, pestato a sangue, viene salvato in una chiesa, da una suora che gli rivela essere sua madre. Eppure, alla fine Daredevil vince ed evita l'omicidio del cattivo dimostrando la superiorità degli eroi sugli esseri abbietti. La sceneggiatura spettacolare di Dardevil rimane tra le migliori avventure narrative dei fumetti Marvel. La sua chiusura è un'imperdonabile cecità e per quanto riguarda il suo futuro, beh gli appassionati spettatori sono, per adesso, dantescamente condannati a brancolare nel buio (scusate le battute).

OCCUPIED, SE LA RUSSIA INVADE LA NORVEGIA: PERSONAGGI E TRAMA
OCCUPIED, SE LA RUSSIA INVADE LA NORVEGIA: PERSONAGGI E TRAMA
OCCUPIED, SE LA RUSSIA INVADE LA NORVEGIA: PERSONAGGI E ...

“Il potere del martello di Thor sarà in grado di salvarci più della grande crisi della storia dell’umanità?” Con la suddetta frase il primo ministro norvegese, Jesper Berge, annuncia l’apertura della prima fabbrica del torio. Energia pulita contro la chiusura definitiva delle esportazioni di petrolio e gas. La conseguenza è l’improvvisa invasione della Norvegia da parte della Russia: uno stormo di elicotteri da guerra che cominciano ad occupare piattaforme petrolifere e basi di estrazione del gas. Occupied è girata con rigore tutto nordico, usando caratteri molto studiati, che ruotano senza eccedere dal ruolo su una trama perfetta.   Occupied, i personaggi di una serie fantapolitica Occupied, serie televisiva norvegese di tipo trhiller-politico del 2015, presenta dei personaggi dai profili insoliti. C’è il presidente che viene rapito dai servizi russi su un elicottero e ripescato dalla guardia del corpo in mezzo alla neve nel sangue di un tizio che ha avuto la sfortuna di passare di lì per caso. C’è la guardia del corpo con moglie giudice, intuitiva dell’innaturale corso delle cose. Ci sono i membri del governo norvegese tormentati dal fatto di dichiarare guerra alla Russia o soggiacere, come se nulla fosse, agli ordini della Commissione europea. C’è il solito giornalista alla ricerca della verità, che sbatte il grugno contro eventi più grandi di lui e finisce ammazzato. C’è la moglie del giornalista che prima se la prende con i russi e poi aiuta i ribelli attentatori di “Norvegia libera”. Occupied è una bomba. La seconda serie, quando si arriva davvero ai ferri corti e alla fantapolitica mozzafiato (il bodyguard diventa capo dei servizi segreti, la portavoce amante del premier diventa premier) e nulla sembra davvero ciò che sembra, in questo caso è ancora meglio.  

THE PUNISHER,  LA SERIE TV DAL POTENTE FASCINO NOIR
THE PUNISHER, LA SERIE TV DAL POTENTE FASCINO NOIR
THE PUNISHER, LA SERIE TV DAL POTENTE FASCINO NOIR ...

Francesco Specchia ci offre un suo punto di vista con una recensione su The Punisher, che racconta di Frank Castle e la sua vita. Ci si chiede: cosa accadrebbe se The Punisher vivesse in Italia? Sarebbe un’ecatombe e la serie durerebbe molto più dei 13 episodi dell’originale. La recensione The Punisher narra di una storia che possiede un suo potente fascino. Il grande romanzo nero di questo marine pluridecorato in Vietnam vede uccidere sotto gli occhi la famiglia inavvertitamente finita tra mafia e CIA.   Recensione The Punisher: la trama e i personaggi La recensione The Punisher di Francesco Specchia racconta di Frank Castle che emerge da una vita anonima d’operaio, ammazza un gruppetto di colleghi che si scopre essere rapinatori per riscattare l’onore perduto in una missione omicida consumatasi anni prima in Afghanistan. Castle scopre che la CIA gli ha fatto compiere cose orribili a sua insaputa. Suo scopo vitale diventa mozzare di netto il vertice corrotto dell’Intelligence. E gli girano attorno una bella funzionaria governativa cui fanno fuori mezza squadra. Il simbolo della macerazione interiore è Micro, un super tecnico informatico che deve fingersi deceduto per evitare che facciano fuori anche lui. L’emblema della redenzione invece è Karen, la giornalista deputata a placare le coscienze dei supereroi già dai tempi di Daredevil. La recensione di The Punisher si conclude raccontando di una serie che parte lenta ma, come uno di quei vecchi bazooka di fabbricazione texana, si infiamma tra scene d’azione, intrighi, spie, slanci di bontà inaspettate. Il punitore è in grado di sgozzare un terrorista e subito dopo di giocare a football con un ragazzino impaurito dai bulli a scuola. Praticamente è un ispettore Gallaghan più cupo e specializzato nello sterminio. Roba da far commuovere l’elettorato repubblicano, Trump compreso.

ECCO PERCHÉ SARÀ COSTRUITO UN NUOVO SAN SIRO
ECCO PERCHÉ SARÀ COSTRUITO UN NUOVO SAN SIRO
ECCO PERCHÉ SARÀ COSTRUITO UN NUOVO SAN SIRO ...

Milan e Inter sono pronte a lasciare San Siro per un nuovo stadio. Ormai manca solo la decisione ufficiale da comunicare al Comune di Milano. Le due squadre sarebbero propense alla costruzione di un nuovo stadio anziché procedere alla ristrutturazione. Perché un nuovo stadio San Siro? La ristrutturazione costerebbe troppo, circa 3-400 milioni di euro. Sulla base di un’attenta analisi condotta sia a partire da progetti internazionali di stadi realizzati ex novo, sia sulle peculiarità del territorio e delle attività sportive nel milanese, Milan e Inter hanno deciso univocamente di non chiedere la ristrutturazione dello stadio Meazza, uno degli ultimi “all’inglese” in Europa. Quest’azione porterebbe, infatti, a una serie di deficit economici. Il nuovo stadio verrebbe realizzato inserendo al suo interno attività a pagamento come ristoranti e negozi di merchandising che aumenterebbero i ricavi. Un nuovo stadio di proprietà permetterebbe di allinearsi con gli standard mondiali.  Questa “insolita collaborazione” tra Milan e Inter ha alla base una motivazione economica: in questo modo i due club si dividerebbero i costi della costruzione, stimati intorno ai 600 milioni di euro. Probabilmente, com’è accaduto per la Juventus, la costruzione di un nuovo stadio porterà a un’impennata nella vendita dei biglietti. Nuovo stadio San Siro: il progetto  Dopo il tanto parlare di questi mesi finalmente si intravede in fondo al tunnel un progetto concreto. È sì perché sembra proprio che le due, anzi meglio, le tre parti in causa, Comune di Milano, Inter e Milan, abbiano trovato un accordo che prevede la realizzazione di un nuovo stadio che, a quanto pare, sorgerà “dall’altra parte della strada” rispetto al Meazza. Il progetto presentato prevede un investimento di 1,2 miliardi volto alla realizzazione di una struttura ludico-sportiva, (non un semplice stadio) che ricoprirà 127mila mq di superficie in grado di accogliere fino a 165.000 persone. Inter e Milan, nel totale rispetto dell’attuale “legge sugli stadi”, la 147/2013 aggiornata con il decreto legge 50/2017, hanno chiesto al Comune di Milano di pubblicare un bando affinché, partecipando, possano per 90 anni godere del diritto di superficie la quale, come accennato, non si limiterebbe al nuovo stadio ma prevederebbe anche aree accoglienza, aree stampa, locali tecnici, parcheggi, un centro commerciale di circa 65.000 metri quadrati lungo le vie Dessiè e dei Piccolomini, insomma una zona d’ intrattenimento da 13.000 mq. A oggi infatti il Comune è proprietario del Meazza e ne cede i diritti di utilizzo ai club a circa 9 milioni all'anno (cosa che durerà fino al 2030), ecco perché adesso Milan e Inter vogliono far leva sulla concessione del diritto di superficie per 90 anni, per avere la libertà di fare investimenti sul terreno. Il complesso non si esaurisce qui. A nord saranno realizzati altri tre palazzi nei quali saranno presenti sia uffici, per una superfice totale di oltre 55mila mq, che strutture a scopo ricettivo, di circa 20.100 mq. Le due componenti sarebbero poi collegate da strutture con scopo commerciale estese per 11.991 mq. Alla fine la parte extra sportiva è il 130% dello stadio vero e propri. Chi pagherà il nuovo stadio? Ma dove trovare i soldi per tutto questo? Pare che una buona parte dei soldi necessari alla gestione e al costo di questa nuova struttura verranno trovati nei naming rights, i diritti sul nome. Secondo gli studi di settore il nome dello stadio milanese varrebbe 25 milioni l’anno. Il progetto comunque verrà interamente sovvenzionato da capitali privati: le proprietà di Inter e Milan troveranno un accordo per cofinanziare in parti uguali la realizzazione dell’opera. Se da un lato saranno i soldi privati a garantire la realizzazione di questo progetto, chi invece ne guadagnerà sarà Milano tutta che, in questo modo, si doterebbe di una struttura per la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali del 2026.  Il nuovo San Siro guarda agli U.S.A Il progetto sarebbe il più innovativo d'Europa: gli AD di Milan e Inter, Ivan Gazidis e Alessandro Antonello, si sono recati negli Usa per nei giorni scorsi è stata negli Usa, per “prendere ispirazione”? È chiaro che la visione del nuovo stadio non ricalca il modello italiano e nemmeno, se non in alcune, rare eccezioni, quello europeo. I riferimenti ultramoderni ai quali guardano i club di Milano sono ad esempio il MetLife Stadium di New York, la Mercdes Benz Arena di Atlanta, che ha ospitato il Super Bowl . Il futuro San Siro, infatti, sarà coperto, da 60mila posti, con visuale ravvicinata rispetto ai 3 anelli odierni da 80mila e soprattutto, come abbiamo detto sarebbe più di una arena dove si disputano le partite, ma un agglomerato di attività in grado prima di tutto di fare brand a parte e poi anche di muovere grandi budget. In Italia, fino a oggi, l’unica squadra all’avanguardia in questo senso è stata la Juventus che, grazie alla realizzazione dello Stadium è riuscita a scalare le gerarchie finanziarie del calcio europeo da quando ha uno stadio di proprietà. Inter e Milan partono un passo avanti rispetto al club di Torino: la loro base di spettatori è più alta: nell’ultima stagione solo nel girone d’andata la media di tifosi nerazzurri a San Siro è stata di 62mila a partita, 20mila in più rispetto ai bianconeri. Anche i milanisti, con 52mila spettatori, hanno superato i tifosi della Juve.  Se invece si guardano i club europei, secondo i dati della Football Money League, nella stagione 2017/18 Barcellona e Real Madrid hanno superato i 140 milioni di euro di ricavi da Camp Nou e Bernabeu mentre altre squadre come, Manchester United, Arsenal e Psg superano i 100 milioni; Milan e Inter hanno superato di poco i 35 milioni di euro. Insomma, sia la famiglia Zhang, che guida i nerazzurri che Gazidis, manager del Milan e uomo di fiducia del Fondo Elliot, guardano fuori dall’Italia per far parlare a Milano una lingua più internazionale.  Nuovo stadio San Siro vs old Stadio Meazza Se da una parte le due squadre milanesi tramite le voci dei loro AD, Scaroni, di sponda interista e Antonello di sponda milanista, dall’altra la terza parte in causa nell’affaire nuovo San Siro, il sindaco Sala, proprio in occasione della nomina di Milano a sede per le Olimpiadi invernali del 2026 ha voluto frenare perentoriamente gli entusiasmi con un deciso “non prima del 2026”. Ciò che sarà dello stadio Meazza e del nuovo San Siro sembra, ancora una volta, tutto da riscrivere dato che a Palazzo Marino si attende la presentazione di un nuovo progetto congiunto per la realizzazione del nuovo impianto, che sorgerebbe nella zona parcheggi adiacente allo stadio. Il Comune, dal canto suo, sembra preferire la ristrutturazione del Meazza e non la costruzione di un nuovo stadio. Sarà quindi ostruzionismo quello di Sala? A Milano non conviene che le sue squadre, Milan e Inter, vadano a giocare lontano dall’area San Siro, ma, d’altra parte il sindaco non vuole che la città rinunci a uno stadio che è diventato un’icona al punto da essere ribattezzato “La Scala di Milano”. E se anche alla fine si decidesse per l’abbattimento dello stadio di San Siro, necessario per far posto all’imponente mole di negozi che verrebbero realizzati col nuovo impianto, il sindaco ha assicurato che la cerimonia d’apertura dei Giochi 2026 si terrà al Meazza, e che quindi, tra sette anni questo edificio sarà ancora in piedi. Milan e Inter non ci stanno e presidente rossonero Paolo Scaroni, in merito alle tempistiche, ha dichiarato: “Bisogna presentare la domanda, è una procedura complicatissima. Certo sarebbe bellissimo ospitare la cerimonia d'apertura dell'Olimpiade 2026 nel nuovo stadio". Sembra rispondergli nella conferenza stampa in occasione delle Olimpiadi invernali 2026 di Milano Cortina, il sindaco Beppe Sala che dice: "Il Comune è proprietario di San Siro, se Milan e Inter decidono di fare uno stadio posso solo dire due cose. Ci vorrà tempo. E poi alla fine siamo padroni dello stadio. Nel dossier di Milano-Cortina abbiamo garantito che nel 2026 San Siro sarà ancora funzionante. Questa è la fine della storia. Dopo il 2026, nel caso avremo un nuovo stadio, decideremo il futuro di S.Siro. Ma ora siamo nell'assoluta condizione di confermare che quella sarà la sede della cerimonia di apertura". Favorevoli e contrari al nuovo stadio San Siro Il sindaco Sala ha dichiarato: “Io sono tra i nostalgici di San Siro, ma di fronte alla proposta delle squadre è difficile che io mi possa girare dall'altra parte". Un’affermazione importante dalla quale partire per capire al meglio come questo argomento, non tanto la costruzione di un nuovo stadio, quanto la demolizione del vecchio, faccia discutere e divida non solo i milanesi, ma tutti gli amanti del calcio e della “Scala di Milano”. L’abbattimento del Meazza non vede tutti concordi e, anzi, porta il popolo di tifosi già schierati in due opposte fazioni, quella interista e quella milanista, a dividersi ulteriormente. Da una parte c’è chi, meno nostalgico, è pronto a guardare avanti e a gettare il cuore oltre l’ostacolo per guardare al futuro e al nuovo stadio, dall’altra invece chi già è pronto ad incatenarsi ai cancelli del Meazza o a raccogliere firme per opporsi. Adriano Galliani, senatore di Forza Italia, ex Ad del Milan prende posizione: "Non ci sono alternative all'abbattimento. Non si può giocare e allo stesso tempo ristrutturare lo stadio. Il primo anello è stato fatto nel 1926, il secondo nel '60 e il terzo nel '90. Non ne può nascere uno stadio moderno". Il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini aveva sottolineato invece che: “Da sportivo, italiano, milanese e milanista non posso pensare all'abbattimento del glorioso stadio di San Siro". Contrari all’abbattimento sono anche i comitati nati nella zona e che trovano un sostegno Marco Bestetti, di Forza Italia, che ha sentenziato: “Guai ad abbattere lo stadio vecchio col suo terzo anello e la sua sagoma inconfondibile: "E' un simbolo di Milano nell'Italia e nel mondo, non un edificio qualsiasi da tirar giù con una ruspa. La decisione spetta ai milanesi”. Un fronte trasversale ed eterogeneo quello di coloro che si oppongono all’abbattimento del Meazza. Dallo juventino Carlo Monguzzi (Pd) al Cinque stelle Simone Sollazzo. Alla parte strettamente politica si affianca poi quella civile col “Comitato no demolizione stadio” che vuole raccogliere le 15mila firme per arrivare al referendum e che minaccia: “Qui c'è gente pronta ad andare per vie legali, gente che si incatenerà davanti ai cancelli”.  Una voce che, fra tutte, non passa certo inascoltata è quella della famiglia Moratti. Dopo il parere dato nei mesi scorsi dall'ex presidente dell'Inter, Massimo, anche la moglie, Milly Moratti, consigliere comunale di Milano, ha preso posizione presentando il progetto "quarto anello". Il progetto, realizzato dall’architetto Boeri, è apprezzato dallo stesso sindaco. L’obiettivo sarebbe quello di non demolirlo ma di restaurare San Siro al fine di rilanciare e riqualificare tutta l’area che, oltre allo stadio, comprende anche l’Ippodromo del galoppo, il Lido, il Palalido e il Bosco in Città". Il Meazza è ancora giovane: line-up estiva  “Già diventiamo pazzi con le partite e i concerti al Meazza, dobbiamo stare in casa tappati con le serrande abbassate per schivare i lanci di oggetti dei tifosi, ci manca che ce lo mettano davanti al portone: lo facciano a Settimo Milanese, che almeno ci sono i parcheggi". Questo hanno affermato i comitati di quartiere, che si oppongono fortemente al nuovo progetto, abbiamo già considerato nel paragrafo precedente. Intanto però il Meazza lancia la sua programmazione estiva con un primato unico: lo stadio non aveva mai accolto 12 concerti in un colpo solo. Si attendono 625mila spettatori per 43 giorni. Solo il duo Pausini-Antonacci, raddoppiando la data ha portato 40mila persone la prima sera e 35mila la seconda. Ancora di più ne hanno portati i Muse che, in due date, hanno portato quasi 100mila persone. Campione indiscusso è Vasco Rossi che ha bruciato 350mila biglietti disponibili già in prevendita. Insomma, indipendentemente da quello che sarà il suo destino, la sua fine, per adesso il “vecchio” San Siro, regge bene e sicuramente non dimostra gli anni che ha? Sì, ma qual è la sua età? Storia dello stadio San Siro, il tempio del calcio Per alcuni è San Siro, per altri invece Giuseppe Meazza ma per tutti resta la Scala di Milano, un vero e proprio tempio del calcio.  La sua costruzione iniziò il primo gennaio 1925 e fu inaugurato il 19 settembre 1926. Nel giro di 1 anno fu costruito uno stadio in grado di ospitare 35.000 spettatori. L’aspetto di quel San Siro progettato dall’ingegner Alberto Cugini era simile a quella degli stadi inglesi. La struttura era composta da quattro tribune indipendenti in cemento armato, era compatta e composta da una struttura cosiddetta “a segmento”. Questo perché lo stadio doveva perfettamente integrarsi con l’aria sportiva adiacente costituita dall’ippodromo: negli spazi sotto gli spalti, infatti, c’erano non solo gli spogliatoi e gli uffici ma anche le scuderie dei cavalli. Se nel 1927 San Siro ospitò la prima partita internazionale, nel 1934 fu teatro della semifinale dei Campionati del Mondo tra Italia ed Austria. Il grande successo di pubblico che si determinò in quegli anni fece sì che l’anno successivo lo stadio fosse acquistato dal Comune di Milano che provvide nel 1937 a sopraelevare le tribune di testa fino al livello di quelle principali oltre che la costruzione di quattro nuove tribune curve in grado di accogliere fino a 65000 persone. Finita la guerra, ci fu un rilancio del calcio a livello nazionale e soprattutto milanese grazie a un Milan che, con Umberto Trabattoni tornò nel 1951 a vincere il Campionato Italiano. Con il ridestarsi dell’interesse del calcio cittadino, che si giovava sulla presenza di due squadre ai vertici nazionali e che trovava il suo apice nel derby – la sfida stracittadina per eccellenza fra Inter e Milan – ormai tornato sia per l’andata che per il ritorno a San Siro, tornò a proporsi il problema della ridotta capienza dello stadio. Ancora una volta si ripresentò il problema della capienza dello stadio e nel 1954-1955 ci fu un secondo ampliamento che portò alla realizzazione della struttura elicoidale esterna all’impianto. Nacquero inoltre i settori “popolari” ai quali si poteva accedere pagando una somma più bassa e dove non c’era un posto assegnato. Complessivamente la capienza salì a 100.000 spettatori ma, per motivi di sicurezza, fu limitata a 80.000, compresi i posti in piedi. Nel 1957 arrivò il primo impianto d’illuminazione e fu il primo di questo genere in Italia Nel 1964 venne la Metropolitana Milanese, che, con la sua fermata di Piazzale Lotto consentiva ai tifosi di accedere allo stadio percorrendo a piedi Viale Caprilli. Nel 1986 il primo anello è stato interamente numerato con seggiolini colorati: rossi in tribuna centrale, arancio sul rettilineo opposto, verdi sotto la curva nord, blu sotto quella abitualmente occupata dagli ultrà milanisti, a sud. In occasione della Coppa del Mondo del 1990 in Italia venne costruito il terzo anello. Furono così realizzate undici torri cilindriche in cemento armato per accedere alle gradinate. Nell’estate 2008, la capienza dello stadio aumentò passando a 80.065 posti. Nessun’altra modifica sostanziale fu apportata a San Siro e adesso quale futuro lo aspetta? La Scala del calcio è è arrivata all’ultimo atto o, ancora una volta, sarà pronta a rinnovarsi?

MOZZARELLA: TRADITIONAL ITALIAN FOOD MADE IN LONDON
MOZZARELLA: TRADITIONAL ITALIAN FOOD MADE IN LONDON
MOZZARELLA: TRADITIONAL ITALIAN FOOD MADE IN LONDON ...

Italian food…. A Londra: il richiamo delle tradizioni italiane Magari ti trovi a Londra. Sei uno dei tanti under 40 (15mila i giovani italiani under 40 che si sono trasferiti nel Regno Unito) che hanno deciso di spostarsi nella capitale inglese per studio o per lavoro. Il richiamo dell’Italia però è grande, soprattutto a tavola. D’altronde si sa che l’Italian Food. Hai deciso di partire ma non di abbandonare le tradizioni italiane. Nel tuo bagaglio hai messo sicuramente oltre giubbotti e felpe, perché si sa che a Londra fa freddo, sicuramente un salume o una mozzarella italiana. Alla ricerca del “Famous italian Food” La ricerca dell' “Italian Food London”, non è mai facile e soprattutto non mai economica! La pizza, gli spaghetti o la bistecca (solo per dirne alcuni) sono il cuore del Traditional Italian Food che puoi trovare a Londra, così come in molti altri Paesi del mondo ormai.  Sei andato a Londra con una valigia piena di sogni e aspettative, ma adesso sai che il costo della vita è molto alto. La ricerca del cibo italiano nella capitale inglese parte spesso dall’idea di voler trovare un ristorante italiano a Londra. Trovare un ristorante che garantisca del buon Italian Food in London, può rivelarsi una vera caccia al tesoro, una lotteria dal costo molto alto; ancora peggio se che hai pagato un prezzo esorbitante per gustare il Traditional Italian Food (spaghetti, pizza, salumi o formaggi) non è neanche lontanamente simile all’Italian Food come lo prepara la mamma o la nonna. L’Italian food London è senza ombra di dubbio uno dei trend più ricercati. Se sei un italiano trasferito a Londra o semplicemente un turista, quello che puoi fare è ricercare dove poter mangiare il “Best italian Food”. Una breve ricerca dei miglior ristorante italiano a Londra.  Scoprirai che ci sono, non solo ristoranti m anche Fast Food Italiani a Londra. Se ti trovassi però a vivere stabilmente in una casa a Londra, se tu avessi preso un Airbnb o dividessi una casa o una stanza con persone che come te hanno deciso di lasciare il loro Paese per venire lì, magari vorresti stupirli cucinando il famous italian food, insomma i tuoi piatti del cuore: lasagne, pasta, pizza, arancini ecc… Famous Italian food: Il meglio del cibo italiano all’estero Lo sappiamo. L’Italia ha un patrimonio enogastronomico immenso. Il nostro paese conta infatti 821 tra prodotti DOP (Denominazione di Origine Protetta) e Igp (Indicazione Geografica Protetta), senza contare più di 5mila specialità locali. Prodotti agroalimentari Italiani, che entrano a far parte dell’esercito del Traditional Italian Food all’estero.  Un recente sondaggio dell’agenzia Klaus Davi & Co, ha individuato i 10 prodotti italiani che più sono amati fuori dal nostro Paese.  ‘Nduja e Pesto. Prodotti della tradizione calabrese e genovese La Piadina Romagnola, che ha fatto innamorare di sé i tanti tedeschi e russi che affollano la riviera durante i mesi estivi Mozzarella di Bufala, piatto forte italiano secondo americani e inglesi Tartufo bianco d’Albamolto alto è particolarmente amato dai cinesi ricchi Bistecca Fiorentina, piatto molto amato da inglesi e nordeuropei Speck del Trentino-Alto Adige, amato un po' da tutti Gambero rosso di Mazara, del quale vanno atti sia sudamericani che olandesi Lenticchie di Castelluccio Bottarga di muggine della Sardegna amata dai russi Pane di Altamura adorato dagli scandinavi. Se il successo di pasta e salumi ci appare quasi scontato, un dato interessante è legato all’export dei formaggi: Parmigiano Reggiano, Grana, Pecorino e Mozzarella sono sempre più richiesti in Francia e Stati Uniti ma anche Germania, Regno Unito, Giappone e Spagna. Secondo alcuni dati recenti l'esxport lattiero-caseario garantisce un fatturato di 2,4 miliardi di vendite estere. Mozzarella di bufala: the authentic italian mozzarella cheese  Il Regno Unito vanta 700.000 varietà di formaggi fra cui 12 a denominazione protetta. Nel 2018 il formaggio italiano ha aumentato le sue esportazioni dell’8% rispetto al 2017. È difficile però competere con la vera Mozzarella italiana, come la Mozzarella di bufala.  Abbiamo parlato prima di dell’export dei formaggi (come l’export della mozzarella di bufala). Se quindi ti trovi a Londra e vuoi gustarti il meglio delle tradizioni italiane, puoi fare una breve ricerca digitando: italian food near me oppure Italian food in UK. Ti troverai davanti più di un negozio prodotti italiani a Londra.  Sono in tanti infatti gli imprenditori che hanno deciso di aprire attività per rispondere all’intento di chi ricerca “buy italian food” su internet. Se in te batte ancora un cuore italiano fatto di pasta al sugo e pizza, non puoi escluderti dalla ricerca della mozzarella, di quella vera. C'è solo un posto a Londra dove puoi trovare la vera mozzarella italiana... Mozzarella di Bufala a Londra, una mission (quasi) impossible: La Latteria Nel cuore della City c’è una realtà diversa. Un cuore di pasta filante, che non propina in maniera più o meno autentica, the real Italian Food. Un caseificio mozzarella di bufala, nel cuore della City. È la storia di Simona Di Vietri e della sua Latteria.   Simona è un’imprenditrice che ha deciso di abbandonare il mondo della finanza a Londra per aprire un Caseificio. Come tante altre, anche quella di Simona è un’azienda italiana a Londra.  Quello che rende però unica la realtà de La Latteria è la capacità di riportare in U.K. quella che gli inglesi chiamano Mozzarella Cheese (e sì, capisco che questo termine possa causare colpi al cuore), insomma la vera Mozzarella di Bufala a Londra.  Non semplicemente un negozio prodotti italiani a Londra ma un pezzo dell’Italia gastronomica nella City. Cresciuta in Basilicata, Simona, ricorda di essere diventata grande tra i piccoli produttori di formaggio della sua regione, che producevano e le consegnavano sul momento i prodotti del caseificio. È per questo che la filosofia alla base del caseificio di Simona è proprio quella di non far passare più di 8 ore dalla produzione della mozzarella al consumo/vendita.  In questo modo la scommessa di Simona è stata più che vincente e capace di trasformare l’Italian Food in London, in uno scrigno nel quale viene prodotta la vera Mozzarella di Bufala Italiana, un angolo d’Italia a Londra.

IL VINTAGE VA ONLINE CON LE CASE D’ASTA
IL VINTAGE VA ONLINE CON LE CASE D’ASTA
IL VINTAGE VA ONLINE CON LE CASE D’ASTA ...

Le Case d'Asta e il vintage online Uno dei trend più diffusi nella moda, dall'abbigliamento all’arredamento, è senza ombra di dubbio quello del vintage. Capi “rispolverati” da un passato anche di trenta o quaranta anni prima o elementi d’arredo unici che ritornano alla luce assumendo un gusto tutto nuovo, retrò e affascinante: il vintage è sempre più richiesto sul mercato. Quello del vintage è un fenomeno nato “ufficialmente” negli anni '80 in Francia ed Inghilterra. Ed è proprio in U.K. che sono nate le prime Case d'Asta come Sotheby's e Christie's, le più grandi al mondo, che si sono occupate della compravendita di abiti ed elementi d’arredo in stile vintage: pezzi firmati e originali diventati splendidi oggetti da collezione per gli appassionati del settore. Col tempo intere collezioni sono state messe all'asta: Christie's nel 2014 ha venduto l'intero guardaroba appartenuto a Elsa Schiaparelli e quello di Audrey Hepburn nel 2017. Le Case d’Asta italiane e il vintage In Italia tra le Case d'Asta che si occupano del vintage ci sono Il Ponte Casa D’Aste, Maison Bibelot di Firenze o Finarte di Milano. Proprio quest’ultima nel 2019 ha fatturato oltre 1 mln di euro, con un'asta di 80 borse firmate Hermès. Il mercato vintage è sicuramente molto appetibile: molti accessori vengono venduti infatti a partire da 100/120 euro e il pubblico, composto soprattutto da persone fra i 30 e 40 anni, sembra rispondere positivamente. A parlarci delle Case d’Asta che si occupano del vintage è Cristiana Gani, esperta di vintage per Il Ponte Casa d’Aste: “Siamo stati la prima casa d’asta a proporre il vintage in Italia. Il negozio ha dei prezzi molto più alti mentre la casa d’asta ha prezzi più abbordabili che hanno sempre una garanzia. Tra i clienti ci sono sia i musei che i privati ma, grazie all’online, possiamo raggiungere Paesi come Francia, Inghilterra e addirittura Giappone e Australia”.

SPOTIFY SVELA I PROPRI BILANCI
SPOTIFY SVELA I PROPRI BILANCI
SPOTIFY SVELA I PROPRI BILANCI

Mese importante per Spotify, perchè rende pubblici i suoi profitti. È la prima volta che un’azienda di streaming fa questo tipo di dichiarazione. Questa decisione è stata fatta dall’azienda a causa di una riduzione fiscale, relativa alle sue quote della Tencent Music, che gli hanno permesso di essere più trasparente. I dati sono aggiornati alla fine del mese di settembre 2018 e mostrano un totale di 191 milioni di user attivi mensilmente (MAU) con un aumento del 28%. I guadagni di Spotify arrivano alla cifra di circa di 1 miliardo di euro, con un incremento del 31% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Se non si calcolasse la perdita dovuta al tasso di cambio in crescita all’estero, l’azienda avrebbe potuto raggiungere un aumento del 33%. Gli incassi di Spotify Premium ammontano a circa un miliardo nel terzo trimestre. In aumento del 31% rispetto all’anno precedente. I profitti di Spotify, le spese e i costi medi Il totale delle spese operative di Spotify è di 348 milioni, con una perdita di 6 milioni di euro nel 2018. La perdita totale operativa è di 291 milioni. Il costo medio per ogni utente è di 4,73 euro, il che rappresenta un -6% rispetto l’anno scorso, ma un aumento del 12% rispetto al trimestre precedente. I profitti di Spotify sono del 25,3% a settembre 2018, in aumento rispetto al 22 dell’anno precedente. Ma si calcola una leggera diminuzione rispetto al trimestre aprile e giugno. Spotify è stata in grado di ottenere queste entrate puntando su tagli ai costi di marketing e ricerca e sviluppo, permettendo di salvare più di 300 milioni. Nonostante il guadagno diretto dalla rete sia di 43 milioni di euro, è un importante guadagno per le aziende che si affidavano agli spazi pubblicitari per incrementare le entrate.

LA VERTIGINOSA CRESCITA DI SPOTIFY
LA VERTIGINOSA CRESCITA DI SPOTIFY
LA VERTIGINOSA CRESCITA DI SPOTIFY

Se la vostra domanda è “Quanti utenti ha raggiunto Spotify?”, ecco rivelato il numero dei suoi iscritti, raggiunto nel trimestre luglio-settembre 2018: la compagnia conferma di aver raggiunto una base di 87 milioni di iscritti alla fine di settembre. Questo significa che l’azienda ha aumentato i propri iscritti di 4 milioni in poco più di tre mesi, sfruttando il crescente mercato per la musica on demand. Nonostante la crescita sia impressionante, è in calo nella curva di crescita del 2018 e nonostante Spotify abbia adottato alcune promozioni molto aggressive di recente. Da pochi mesi infatti è possibile accedere gratuitamente in alcuni stati, tra cui Australia, Inghilterra e Stati Uniti, alla versione premium per un periodo di prova di 60 giorni. Nel trimestre luglio-settembre Spotify ha visto una crescita di 1,33 milioni di iscritti al mese, mentre nei tre mesi precedenti la cifra era il doppio: 2,67 milioni al mese, per un totale di 8 milioni. Aumento iscritti Spotify in linea con le previsioni dell’azienda La cifra degli utenti iscritti a Spotify è comunque in linea con le direttive dell’azienda che aveva previsto di arrivare alla fine del terzo trimestre, con un numero di iscritti tra 85 e 87 milioni. Alla fine del 2017 Spotify aveva 71 milioni di iscritti, aumentando nel 2018 il proprio pubblico in media di 1,77 milioni al mese. Questo riflette l’aumento generale degli ascolti musicali su servizi di streaming che è aumentato del 50,2% nel 2018 rispetto all’anno precedente. Nel 2017 gli streaming totali sono stati 321 miliardi, mentre da gennaio ad ora il numero ha già superato i 482 miliardi di passaggi. Solo questa settimana c’è stato un incremento degli ascolti rispetto alla precedente dello 0,9% e del 43% rispetto alla stessa settimana dello scarso anno. Crolla invece la vendita di musica online diminuita del 2% rispetto alla settimana scorsa e del 26,9% rispetto alla stessa settimana dello scorso anno. Ecco tutti i numeri che ci dicono quanti utenti ha raggiunto Spotify e cosa si prevede per il futuro.

CANZONI DIVENTATE FAMOSE GRAZIE AI FILM ORA AL CINEMA
CANZONI DIVENTATE FAMOSE GRAZIE AI FILM ORA AL CINEMA
CANZONI DIVENTATE FAMOSE GRAZIE AI FILM ORA AL CINEMA ...

Uno dei modi più utili per fare diventare virale un brano è quello di utilizzarlo come colonna sonora in un film in uscita al cinema, sono infatti molte oggi le canzoni diventate famose grazie ai film. Capita spesso che nelle pellicole per ragazzi o a tema musicale, le canzoni abbiano una vetrina talmente vincente da poter scalare le classifiche internazionali. Ad esempio, il film A star is born ha guadagnato circa 1,7 milioni solo in Italia. Più di 200 milioni nel mondo il primo mese, a fronte di un budget di appena 40 milioni e la canzone principale di questo film, “Shallow”, ha più di 60 milioni di visualizzazioni su Youtube ed è già la terza settimana al primo posto nella Billboard Top chart. L’intero album della colonna sonora ha venduto più di 150 mila copie reali o digitali. Solo negli Stati Uniti e quasi 300 mila a livello internazionale. Canzoni famose grazie ai film: prima o dopo l’uscita della pellicola Le vendite delle canzoni famose grazie ai film vengono calcolate anche con i singoli scaricati individualmente e quelli ascoltati in canali streaming a pagamento. A volte invece i brani vengono rilasciati prima del film in cui sono contenuti con la stessa funzione di un trailer contribuendo a creare un’attesa tra il pubblico. Un altro brano di una colonna sonora che sta avendo molto successo è quello che ha lanciato il trailer del film della Sony Hotel Transylvania 3. Il film è stato un vero successo a livello globale e ha raccolto più di 500 milioni di cui 1,7 milioni in Italia la prima settimana. Jonas Blue e Joe Jonas hanno composto il brano centrale di questa pellicola, “I see love”, uscita un mese prima del film come anticipazione. La canzone che ha già raccolto più di 20 milioni di visualizzazioni su Youtube è diventato il brano di un cartone animato Sony di maggior successo negli ultimi anni. Insomma, tante sono le canzoni dei film diventate famose, ce lo dicono i numeri.

QUANTO COSTA UNA ROSA A SAN VALENTINO?
QUANTO COSTA UNA ROSA A SAN VALENTINO?
QUANTO COSTA UNA ROSA A SAN VALENTINO?

Il 14 febbraio divenne ufficialmente il giorno di San Valentino nel 496 ma non è sempre stata la festa iconica che intendiamo oggi, in cui chiedersi “quanto costa una rosa a San Valentino?”, infatti la maggior parte delle cose che associamo a questa festa sono invenzioni relativamente recenti. In Nord America è iniziata con uno scambio di regali e biglietti di auguri fatti a mano fino al 1840 quando Esther Howland fece il primo biglietto d’auguri prodotto in massa. Abbiamo la prima scatola di cioccolatini a forma di cuore vent’anni dopo, nel 1868, e 40 anni dopo abbiamo il primo biglietto della Hallmark. Da allora San Valentino è diventata una delle maggiori feste commerciali dell’anno con oltre 19 miliardi spesi ogni anno. Ma come vengono spesi esattamente questi soldi? San Valentino è una celebrazione dell’amore e nulla viene associato all’amore nel pensiero collettivo più dei fiori carini e degli anelli di diamanti , infatti 14 milioni di americani fanno proposte di matrimonio il giorno di San Valentino e altri milioni ricevono bouquet di fiori. Quanto costa una rosa a San Valentino? Dipende dai giorni San Valentino è ancora molto lontano dalle feste di Natale, in entrambi i fronti è anni luce indietro rispetto alla festa della mamma per quanto riguarda i fiori. Ma quando si parla di rose niente ci si avvicina neanche lontanamente. Oltre 250 milioni di rose vengono acquistate ogni San Valentino ma da dove vengono le rose e quanto costa una rosa a San Valentino? La maggioranza provengono dalla Colombia. Anche se un bouquet di rose costa 31 dollari ad agosto. Il 14 di Febbraio lo stesso bouquet costa invece intorno ai 50 dollari. Ma quanto si può guadagnare vendendo rose a San Valentino? Sembra dipendere interamente da un fattore inaspettato: il giorno della settimana. Secondo gli esperti la domenica si vendono meno rose rispetto a quante se ne vendono il mercoledì. Perhé? Sembra che la risposta abbia a che fare con il fatto che il 75% di chi compra fiori a San Valentino sono uomini e che quando San Valentino è durante la settimana, è più difficile che ci si organizzi per uscire rispetto a quando la festività cade nel weekend.

MILLENNIALS E OLTRE: SOTTOCATEGORIE DELLE ULTIME GENERAZIONI
MILLENNIALS E OLTRE: SOTTOCATEGORIE DELLE ULTIME GENERAZIONI
MILLENNIALS E OLTRE: SOTTOCATEGORIE DELLE ULTIME ...

Ci sono differenti generazioni a confronto: la Generazione z, i Millennials e gli Xennial (generazione tra gli X e i millennials) fatta da coloro che si sentono speciali come i millennials ma in modo diverso. Facciamo chiarezza sulle generazioni e vediamo d'identificarle.    Generazione Z La Generazione Z comprende i nati tra il 1995 e il 2012: ragazzi cresciuti nel pieno boom di Internet, abituati al multitasking e all'uso simultaneo di diversi dispositivi, ancora più interconnessi dei Millennials. Un esercito di ragazzi, circa 2 miliardi in tutto il mondo, che nel 2025 costituiranno oltre il 30% della forza lavoro. Talenti del futuro, che stanno rivoluzionando anche l'approccio con cui le aziende sono costrette, volenti o nolenti, a integrare queste risorse nel miglior modo possibile.   I millennials I millennials sono nati tra il 1981 e il 1996 e sono giovani tra i 22 e i 34 anni che fanno i conti con due cambiamenti epocali: la rivoluzione digitale, di cui sono massimi utenti ed esperti, e la scarsità di lavoro e reddito.   Xennial Si tratta di un neologismo introdotto per definire una parte dei “giovani” nati tra il 1977 e il 1983, a cavallo fra la generazione X e quella Y dei millennials. Una fetta piccola, ma importante, perché racchiude la gioventù ibrida: quella cresciuta in un mondo ancora analogico prima di affacciarsi all’età adulta dove ha scoperto internet. Loro sono i testimoni di uno dei più grandi cambiamenti sociali economici e culturali.  

GLI ASSISTENTI ALLA POLTRONA: I RISCHI DI UN MESTIERE
GLI ASSISTENTI ALLA POLTRONA: I RISCHI DI UN MESTIERE
GLI ASSISTENTI ALLA POLTRONA: I RISCHI DI UN ...

Ritorna Lenny Carl con i suoi studi e consigli su argomentazioni sempre varie e illuminanti. Stavolta ci parla della condizione di salute degli assistenti alla poltrona. Prima di tutto, precisiamo cosa faccia l’assistente alla poltrona: è una figura professionale paramedica che opera all’interno di uno studio dentistico e unisce assistenza operativa a mansioni di segreteria amministrativa. L’assistente di poltrona è quindi la prima persona con cui un cliente si interfaccia quando si rivolge ad uno studio odontoiatrico e la stessa persona che prepara la postazione di lavoro, materiali e strumenti compresi. Ma torniamo a Lenny, cos’ha scoperto stavolta per noi?   Gli assistenti alla poltrona: rischi e buone notizie Basandosi su ciò che è emerso da un importante studio, Lenny ci dice che esiste una forte incidenza di infertilità ed aborti nelle assistenti dentali alla poltrona. Questo studio ha coinvolto migliaia di assistenti dentali californiane e pare che i disturbi alla salute siano dovute alle continue inalazioni di mercurio durante le fasi di lavorazione e di estrazione delle vecchie otturazioni dentali, senza le dovute precauzioni e protezioni al lavoro. Ma, allo stesso tempo, Lenny ci dà notizie che rincuorano, emerse da un nuovo studio pubblicato su una rivista tedesca. Quest’ultimo ci dice che il consumo giornaliero di pectina da agrume modificato insieme all’alginato di alga kelp possono, in un’importante percentuale, eliminare il mercurio dall’organismo che si è bio-accumulato nel tempo, senza intaccare ed eliminare i sali minerali essenziali e soprattutto senza effetti collaterali. È un’ottima scoperta che farà bene agli assistenti alla poltrona, i quali adesso potranno lavorare più sani e leggeri.  

SANREMO 2019: IL GIUDIZIO TAGLIENTE DI RED RONNIE
SANREMO 2019: IL GIUDIZIO TAGLIENTE DI RED RONNIE
SANREMO 2019: IL GIUDIZIO TAGLIENTE DI RED RONNIE ...

Sanremo 2019 è un pot-pourri secondo Red Ronnie: dalla canzone d'autore alla musica indie, dalla classica canzone italiana alla trap. Genere, il trap, che dovrebbe sparire, sostiene Red Ronnie, che si occupa di giovani e musica dagli anni '80 e che racconta cosa significhi per un millennial vivere di musica oggi. Il Festival quest’anno ha voluto attirare gruppi diversi, dai più adulti ai più giovani. Tentativo, secondo Red Ronnie, mal riuscito. Quest’ultimo fa inoltre una riflessione sulla situazione attuale dei giovani artisti che desiderano immettersi nel mondo musicale. Secondo Red Ronnie il Festival di Sanremo è una passerella dove si espone la mercanzia, soprattutto il Sanremo di quest’anno. L’opinione di Red Ronnie su Sanremo 2019 Secondo Red Ronnie il Festival di Sanremo è una passerella dove si espone la mercanzia, soprattutto il Sanremo di quest’anno. È nel 1983 che Red Ronnie diventa conduttore televisivo e si occupa di musica. La sua opinione è quindi ponderata e ci racconta di un personaggio che possiede un’ampia conoscenza su tale tematica. Ha portato nei suoi programmi molti artisti underground che apparivano solo su riviste e radio specializzate. Negli anni successivi Red Ronnie si occupa di un progetto, una web TV: Roxy Bar TV. Tramite questo programma mette in evidenza sue esperienze legate al mondo musicale, come interviste a grandi personaggi della musica. Servizio della nostra inviata a Sanremo Fausta Sbisà.

SANREMO 2019: IL FESTIVAL PIÙ SOCIAL DI SEMPRE
SANREMO 2019: IL FESTIVAL PIÙ SOCIAL DI SEMPRE
SANREMO 2019: IL FESTIVAL PIÙ SOCIAL DI SEMPRE ...

Se gli ascolti del Festival di Sanremo 2019 sono in calo, è in costante aumento l’interazione social, il cosiddetto “secondo schermo”, fenomeno iniziato col botto fin dalla prima serata, che ha contato 2,8 milioni di interazioni. Il Festival ha favorito l’interazione social attivando una social room insediata al Forte Santa Tecla a cura di Annie Mazzola e la redazione di UnoMattina che ha presidiato i principali social network, quali Facebook, Twitter e Instagram, con contenuti sempre nuovi e aggiornati: dirette Facebook, interviste, preview e chicce degli artisti. Sanremo 2019 e il social più utilizzato dagli spettatori È Instagram il social network più utilizzato per l’interazioni dagli spettatori del Festival. Ha generato la percentuale più alta di interazioni (il 54%), seguito da Twitter con il 31% e infine da Facebook con il 15%. L’hashtag è stato mezionato 161 mila volte. L’engangment raggiunto tramite le interazioni social dal Festival di Sanremo 2019 è pari all’815,8 mila. Invece, il picco delle interazioni è stato registrato da Twitter alle ore 01:29, quando è stato proclamato il vincitore Mahmood. I dati ci dicono, inoltre, che il Festival è stato l’evento televisivo più seguito in diretta streaming su RaiPlay, escludendo quelli sportivi. Che dire?! Sanremo 2019 ha stupito su vari fronti e si è affermato senz’altro come il Festival più social di sempre.

MILANO FASHION WEEK: BOOM DEGLI AFFITTI BREVI
MILANO FASHION WEEK: BOOM DEGLI AFFITTI BREVI
MILANO FASHION WEEK: BOOM DEGLI AFFITTI BREVI ...

È entrata nel vivo la Milano Fashion Week, la settimana della moda di Milano che si è aperta con il debutto in passerella di Benetton, storico marchio trevigiano e diventa sempre di più un hub internazionale, in grado di attrarre in città stilisti, giornalisti da 5 continenti, creativi, buyer, e addetti ai lavori. Un mare di persone e di denaro se si calcola che 1/5 del pil della Lombardia proviene dalle 4 settimane della moda che in gennaio, febbraio, giugno e settembre animano Milano e provincia. Persone che oltre che utilizzare i tradizionali canali di ospitalità come Hotel, B&B e pensioni, si affidano sempre più spesso a nuove soluzioni di alloggio, come l’utilizzo di app, quali Airbnb, per l’affitto breve di appartamenti. Secondo una stima del portale di appartamenti americano Airbnb, leader mondiale nel settore, nella settimana 19-25 febbraio l’80% degli alloggi sarà occupato e si prevedono 80mila arrivi, segnando un significativo più 4,2% rispetto all’anno precedente. MFW 2019: chi ha preferito la formula dell’affitto breve? Il picco delle presenze alla Milano Fashion Week, con oltre 10 mila persone in arrivo in città, è previsto per la giornata di venerdì che vede in passerella nomi come Bottega veneta, Max Mara e Versace e apre le porte al gran finale con giganti come Armani, Dolce&Gabbana, Salvatore Ferragamo e Missoni. L’80% delle persone che ha preso in affitto un alloggio proviene dall’estero, con una quota importante di USA (11%), seguita da francesi (9%), inglesi (7%), tedeschi (6%) e spagnoli (4%). A preferire la formula dell’affitto breve, piccoli gruppi di persone, dai 2 ai 3, che si fermano in città con una permanenza media dai 3 ai 5 giorni. L’indotto turistico durante la MFW ammonta a circa 20 milioni di euro e coinvolge circa 25 mila imprese con 128 mila addetti, di cui il 64% tra alloggio e ristorazione, 22% nello shopping, il 14% nei servizi business e trasporti e 1% nel settore cultura e tempo libero, per un totale di 160 milioni di ricavi nella sei giorni della manifestazione.

TOMO: AMICA DEI GIOVANI
TOMO: AMICA DEI GIOVANI
TOMO: AMICA DEI GIOVANI

anteprima mondiale per l’Istituto Europeo di Design che torna al Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra per presentare Tomo, la concept car elettrica realizzata in collaborazione con Honda Design. Tomo è il risultato del progetto di tesi sviluppato dai tredici studenti del Master biennale in Transportation Design IED Torino, sede del network che attrae giovani da tutto il mondo e li forma per diventare i designer del prossimo futuro. Proprio come avviene all’interno di un design centre automotive, la Casa giapponese ha chiesto agli studenti di lavorare su un brief, Honda next “fun” driving, con l’obiettivo di disegnare quello che secondo loro dovrebbe essere il mezzo di trasporto ideale per i giovani da qui a sei anni. Dopo una lunga fase di ricerca intorno a valori chiave come amicizia, divertimento alla guida e rispetto per l’ambiente, e dopo mesi di progettazione, è nata l’idea di Tomo, una concept car elettrica a metà strada fra uno smart device e un mobility tool, in grado di unire in un unico abitacolo le esigenze del divertimento nel tempo libero fuori dalla città con quelle lavorative all’interno dello scenario urbano. Un veicolo di questo tipo, pensato per essere un fedele compagno del proprio user e in grado di adattarsi ai suoi desideri e alle sue esigenze, non poteva che chiamarsi Tomo, parola che in giapponese significa proprio amico, a sottolineare l’immagine di un mezzo di trasporto che racchiude in sé tutto ciò di cui l’utente ha bisogno nella vita di tutti i giorni, dentro e fuori dalla città. Il design di TOMO (lunghezza 3997mm – larghezza 1893mm – altezza 1556mm – interasse 2690mm) nasce da un’analisi di ricerca orientata al prodotto, alla sua funzionalità e a un immaginario giovane. In Tomo le tradizionali barriere fra esterno e interno di un veicolo esistono fisicamente ma sono superate concettualmente: la volumetria da coupé e le funzionalità da mini pick-up sono infatti “mascherate” da un aspetto esteriore fashion e young urban. L’interno è dunque concepito per offrire esperienze in linea con l’impostazione easy and friendly degli schermi, del volante e del sistema head-up sul windscreen. L’esterno è a sua volta plasmato su queste funzionalità, divenendo quasi un wearable device empatico e identitario dello user, adattandosi all’occorrenza allo scenario urban e a quello country. Tomo è stata progettata per un nuovo segmento di mercato in cui non è l’età anagrafica che conta. Mira a intercettare l’interesse delle nuove generazioni: quelle che sempre più spesso svolgono un mestiere non tradizionale; quelle che vogliono vivere in modo più divertente e più utile il veicolo; quelle che considerano il rispetto per l'ambiente, l'ecologia e la sostenibilità valori fondamentali attorno a cui costruire il proprio futuro.

SALONE DI GINEVRA: IL RISCATTO DELL'AUTO ITALIANA
SALONE DI GINEVRA: IL RISCATTO DELL'AUTO ITALIANA
SALONE DI GINEVRA: IL RISCATTO DELL'AUTO ITALIANA ...

Novità Salone di Ginevra: passione auto italiane Le novità al Salone di Ginevra sono molte, ma oggi è il turno delle case automobilistiche italiane, in grado ancora di stupire in questa edizione del 2019 presentando la nuova auto made in Italy. Le più famose case automobilistiche italiane hanno deciso per il Salone dell’auto di Ginevra di puntare su due obiettivi: motori elettrici e auto ibride. Le novità del Salone di Ginevra sono sicuramente loro: i nuovi modelli presentati da F.I.A.T., Alfa Romeo e Ferrari. Nuove auto FIAT 2019: FIAT Concept Centoventi La casa automobilistica italiana per eccellenza, FIAT festeggia i 120 anni di età, e ha deciso di rilanciarsi alla grande presentando FIAT concept centoventi, la city car elettrica del futuro. Un concept car che racchiude un po’ in sé la filosofia e la visione del marchio italiano per il prossimo futuro. I nuovi modelli FIAT 2019 puntano esclusivamente su motori elettrici.  Fiat Concept 120 è infatti l’auto elettrica italiana per eccellenza: dal pacco batterie che si consente di estendere il range da 100 a 500 km. Una nuova city car elettrica, Concept Centoventi apre ad una reinvenzione personalizzabile della Panda. La Centoventi è pensata infatti per essere altamente personalizzabile e aggiornabile. Il cliente potrà scegliere gli equipaggiamenti interni, gli accessori e adattare gli spazi in base alle necessità. Una vettura “democratica”, per tutti, come fu, nel 1957 per la Fiat 500. Sarà offerta in forma base con una batteria singola capace di garantire un’adeguata autonomia nei centri urbani ma i clienti possono aggiungere fino a tre batterie. Alfa Romeo 2020: il Suv Alfa Romeo compatto  Alfa Romeo fa un altro passo nella storia. La casa automobilistica italiana presenta Tonale, la vera novità Alfa romeo 2019 che prende il nome da uno dei passi delle alpi lombarde.  È l’Alfa Romeo suv compatta, per adesso ancora una concept. L’Ibrido Alfa Romeo infatti arriverà nella sua veste definitiva solo alla fine del 2020 e sarà disponibile anche con la motorizzazione ibrida plug-in. Per non appesantire troppo l'auto e non perdere le doti stradali tipiche, il sistema ibrido del nuovo SUV Alfa Romeo dovrà essere leggero. La tecnologia scelta è quella dell'e-turbo:un turbocompressore in cui la turbina mossa dai gas di scarico genera corrente, con cui poi viene alimentato un compressore elettrico. La Nuova Ferrari: Ferrari ibrida del futuro Il mito del cavallino rampante non tramonta mai. Al Salone di Ginevra 2019 la protagonista è lei: f8 tributo. La Ferrari ultimo modello, F8 che si presenta come una berlinetta a due posti con motore centrale-posteriore, omaggio al motore v8 Ferrari più potente di sempre. Motore 8 cilindri da 720 cv, accelera da 0 a 100 km/h in 2,9 secondi, la Ferrari nuovo modello tributo sarà in vendita ad ottobre a 236 mila euro. Il motore 8 cilindri Ferrari è identificato nel mondo dell’automobile come il simbolo della sportività e del piacere di guida, in particolare quando è montato in posizione centrale-posteriore, su una vettura a due posti. La F8 Tributo è equipaggiata con il pluripremiato V8 turbo Ferrari, “best in class” nel segmento di riferimento, e miglior motore degli ultimi 20 anni secondo gli esperti del settore. Nel 2018 è stato nominato per il terzo anno consecutivo come “Engine of the Year”, ricevendo nella votazione più del doppio dei punti rispetto al secondo classificato. Tra le novità al Salone di Ginevra è stata anche confermata la messa sul mercato entro pochi mesi della prima Ferrari ibrida non legata a una serie limitata, alla quale, entro la fine del 2019 seguiranno altri 3 modelli. Insomma, la macchina italiana, anche le supercar, hanno iniziato il loro processo verso l’elettrificazione. Nel 2020 allora arriverà la prima Ferrari ibrida, e poi la Ferrari Suv (si dovrebbe chiamare "Purosangue") nel 2022.

SALONE DELL’AUTO DI GINEVRA 2019: LE NOVITÀ DI OGGI
SALONE DELL’AUTO DI GINEVRA 2019: LE NOVITÀ DI OGGI
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Novità salone di Ginevra 2019: emissioni zero Son più di 100 le anteprime presentate dalle case automobilistiche di tutto il mondo. L’obiettivo per tutti i modelli presenti al Salone dell’auto di Ginevra 2019 è quello delle emissioni zero: le case automobilistiche italiane e non solo puntano a creare auto elettriche. Nuovo modello citroen: Citroën Ami One Concept Citroën Ami One Concept è una macchina pensata per muoversi nel traffico cittadino. Ha un'autonomia dichiarata di circa 100 Km. Il nuovo modello Citroën è pensato per essere una valida alternativa al trasporto pubblico e agli altri mezzi di trasporto individuale su 2 ruote. Quest’auto elettrica e compatta è accessibile a tutti a partire dai 16 anni anche se dipende dalle leggi in materia di guida dei vari Paesi.  Citroën Ami è un’auto connessa e facilita l’accesso alla mobilità per i suoi clienti in funzione di un sistema di car sharing o noleggio rispondendo alle loro diverse necessità di utilizzo.  Citroën Ami One Concept dispone anche di un’applicazione mobile dedicata per facilitare il suo utilizzo. Il conducente può liberamente gestire in qualunque momento i parametri delle applicazioni a bordo, ma anche prolungare l’esperienza cliente dal suo Smartphone. Ami One Concept viaggia fino a 45km/h e offre sino a 100 Km di autonomia. La batteria agli ioni di litio si ricarica facilmente con il suo cavo elettrico. Per una ricarica completa sono sufficienti 2 ore. La novità del Salone di Ginevra 2019: Peugeot e-208 Peugeot presenta la e-208. 136 CV e un'autonomia di marcia fra i 340 e i 450 Km. Batteria garantita 8 anni o 160.000 Km. Al Salone dell’auto di Ginevra, la Peugeot e-208 è nuova anche nello stile e si ispira alla berlina 508 anche negli interni, con l’impostazione di guida tipica delle ultime auto della casa automobilistica francese.  Auto elettrica, Peugeot e-208 è dotata di una batteria da 50 kWh che, secondo la casa  automobilistica francese promette fino a 450 km di autonomia. Per una ricarica completa sono necessarie circa 23 ore. Nuova Smart 2019: Smart Forease+ La nuova Smart 2019 è la Smart Forease+ che interpreta la filosofia del marchio tedesco. Un'auto elettrica, una citycar a due posti ispirata alle speedster degli Anni '60. Sportiva dentro e fuori, la nuova smart 2019 si presenta curata anche nei dettagli. Novità Salone di Ginevra 2019: Polestar 2  Polestar 2, prima berlina totalmente elettrica di Casa Volvo, in grado di competere con la Tesla Model 3. Prezzi a partire da 39 mila Euro. Può essere acquistata solo online. Ha due motori elettrici e 408 CV, oltre a un look curato e minimale. Ha forme non convenzionali la Polestar 2, esposta al Salone di Ginevra 2019 un modello a batterie. La Polestar 2 permette l'accensione del motore con lo smartphone. Auto dell’anno 2019: Jaguar I-PACE Chi ha detto che le elettriche non possono essere sportive e lussuose? A cambiare il paradigma ci ha pensato per prima Jaguar con I-Pace che anticipa i tedeschi nello sfidare Tesla con la sua Model X. In occasione del Salone dell’auto di Ginevra 2019 è stata eletta l’auto dell’anno 2019. Si tratta della Jaguar I-Pace, o per essere precisi la Jaguar I-Pace elettrica, la prima Jaguar elettrica spinta da due motori a corrente da 200 CV. La Jaguar I-Pace: autonomia di 480 km. 

IL MOVIMENTO CHE GENERA ENERGIA
IL MOVIMENTO CHE GENERA ENERGIA
IL MOVIMENTO CHE GENERA ENERGIA

Ricaricare lo smartphone passeggiando grazie a uno zaino smart, è possibile?. È l'idea di Feeling Felt, brand italiano che incoraggia l'uso responsabile di energia e plastica. Il team composto da Barbara Gangemi e da Francesca e Riccardo Cruañes Rossini, sta mettendo a punto una linea di prodotti e accessori eco sostenibili, in grado di ricaricare piccoli device sfruttando l'energia cinetica prodotta dal movimento umano.  Come funziona? Gli zaini "intelligenti" di Feeling Felt contengono un dispositivo che, grazie a materiali piezoelettrici e all'induzione magnetica, è in grado di catturare le vibrazioni prodotte durante una camminata e trasformarle in energia. Basta collegare lo smartphone e il gioco è fatto. Tutti i prodotti sono 100% made in Italy e realizzati, principalmente, da feltro (prodotto dalle bottiglie di plastica riciclata) ed ecopelle rinnovabile e riciclabile di origine vegetale. La startup - che a febbraio è entrata a far parte di Speed Mi Up, l'incubatore di Università Bocconi e Camera di commercio di Milano, con il supporto del comune del capoluogo lombardo - lancerà una campagna di crowdfunding per raccogliere i fondi necessari a industrializzare il dispositivo e spera di essere pronta allo sbarco sui mercati entro l'autunno del 2019. Secondo i dati diffusi dalla Camera di Commercio di Milano, in Italia le startup innovative sono quasi 10 mila e una su sei è a Milano (1.757), prima a livello nazionale. Il capoluogo lombardo è seguito da Roma (999), Napoli (353), Bologna e Torino (317).

IL SALONE DEL LIBRO DI TORINO: TEMPO DI BILANCI
IL SALONE DEL LIBRO DI TORINO: TEMPO DI BILANCI
IL SALONE DEL LIBRO DI TORINO: TEMPO DI BILANCI ...

Salone del Libro: successo tra le polemiche Tempo di bilanci per il Salone del Libro. Un’edizione, questa, che si è svolta tra mille polemiche. Prima su tutte quella relativa alla partecipazione della casa editrice Altaforte, vicina a CasaPound. La scelta di escluderla dalla manifestazione era stata presa dagli organizzatori del Salone in accordo con la Regione Piemonte e il Comune di Torino e aveva portato ad una girandola di polemiche alimentate dalle prese di posizione dell’editore stesso di Altaforte, Francesco Polacchi, che si era dichiarato apertamente fascista. Ma cosa c’è stato di buono oltre queste discussioni e contrasti che sono saliti all’ordine delle cronache quotidiane? A dircelo è, dalle pagine de Il Giornale, Alessandro Gnocchi, che elenca punto per punto tutti gli aspetti di un Salone del Libro che ha regalato tante soddisfazioni al di là delle polemiche. Una sorpresa su tutte, ad esempio, è stato il libro Io sono Matteo Salvini, presentato a Torino e al centro di molte discussioni. Il libro di Chiara Giannini potrebbe diventare un vero e proprio best seller con le sue 6mila copie prenotate fino ad oggi.  Salone del Libro di Torino: bilancio positivo Senza ombra di dubbio è stata l’affluenza di pubblico a decretare il successo di questa 32esima edizione del Salone del Libro di Torino. Come riportato dal La Stampa, sembra che ci siano stati 148mila visitatori quest’anno, rispetto ai 144 mila del 2018. A festeggiare sono i grandi editori, come Einaudi, che vantano un +10% nelle vendite rispetto alla passata edizione, ma anche i piccoli: Luni editrice ad esempio, ha chiuso con un +25% nelle vendite proprio come Rusconi editore, che ha scelto di piazzarsi nel padiglione Oval. Alla fine questo padiglione, che era stato molto criticato per la distanza rispetto agli altri e anche per le difficoltà logistiche nel raggiungerlo, si è rivelato una novità positiva e non sembra aver penalizzato particolarmente nessuno degli editori che si erano posti al suo interno. Si può migliorare? Certamente. Intanto il direttore del Salone del Libro, Nicola Lagioia, si è scusato con tutte le case editrici coinvolte nelle polemiche. Insomma, un’edizione questa che si è svolta tra le “intrusioni a gamba tesa” della politica che hanno reso difficile il suo svolgimento, ma che, alla fine, dati alla mano, può chiudersi con una sola parola: successo.

ITALIANI POPOLO DI SANTI, POETI E LETTORI “DEBOLI”
ITALIANI POPOLO DI SANTI, POETI E LETTORI “DEBOLI”
ITALIANI POPOLO DI SANTI, POETI E LETTORI “DEBOLI” ...

Quanto leggono gli italiani? A dircelo è un’indagine dell’Istat. Secondo i dati relativi all’anno 2017, il 41% degli italiani, dai 6 anni in su, ha letto almeno un libro nell’arco di 12 mesi. A leggere di più sono sicuramente le donne: nel 2017, il 47,1% ha letto almeno un libro. Per quanto riguarda gli uomini, la percentuale si abbassa al 34,5%. Le quote più alte si registrano tra le ragazze di età compresa tra gli 11 e i 19 anni. Il 2017 è l’anno dei cosiddetti lettori "deboli", ovvero di coloro che dichiarano di aver letto un massimo di 3 libri: la percentuale è del 47,6%, contro il 45,1% dell’anno precedente. Ad essere invece lettori “famelici” sono i ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 14 anni: il 12,7% legge almeno un libro al mese. Anche le persone dai 55 anni in su leggono molto. Quali sono le regioni italiane in cui si legge di più? È il Nord Italia a dominare, con una percentuale di lettori del 49%, contro il 44,5% del Centro, mentre il vero crollo si registra nel Sud Italia, con una quota che scende al 28,3%. Per quanto riguarda le isole, Sicilia e Sardegna si distinguono con percentuali rispettivamente del 25,8% e del 44,5%. C’è un altro dato interessante che emerge dal report elaborato dall’Istat. La fascia di lettori di età compresa tra i 15 e i 24 anni dice addio alla carta: download di libri da internet ed e-Book sono le nuove fruizioni per più di un ragazzo su 5. Insomma, si spera che il libro digitale sia un buon modo per avvicinare sempre di più alla lettura un Paese che scrive tanto ma legge pochissimo.

CALA L’AFFLUENZA AL SALONE DEL LIBRO TORINO: ECCO PERCHÈ
CALA L’AFFLUENZA AL SALONE DEL LIBRO TORINO: ECCO PERCHÈ
CALA L’AFFLUENZA AL SALONE DEL LIBRO TORINO: ECCO ...

È stata la vera novità di questa 32esima edizione del Salone del Libro di Torino. Si tratta del Padiglione Oval che, con 20,000 mq, è un vero e proprio scrigno che conserva i tesori della grande editoria italiana. Al suo interno, infatti, ci sono gli stand di Mondadori, Einaudi, Newton Compton e Feltrinelli. Per adesso, i dati sull’affluenza forniti dall’ufficio stampa del Salone sono positivi: le vendite dei biglietti online sono aumentate del 22% rispetto all’edizione passata. Tuttavia, in attesa dei dati definitivi, sembra che al Padiglione Oval l’affluenza sia stata scarsa. Questa almeno la percezione che gli editori hanno avuto. E la ragione di ciò sembra essere riconducibile ad un problema logistico concreto, ossia al fatto di avere uno stand nel Padiglione Oval. In concomitanza con il Padiglione 1, infatti, c’è l’ingresso principale e, nell’area antistante, è presente la metropolitana. “Dal Padiglione 1 – ci spiega Francesco Giubilei, giovane direttore editoriale di Giubilei-Regnani Editore - al Padiglione Oval c’è più di 1 km, quindi un lungo percorso realizzato con un passaggio, neanche molto bello esteticamente, fatto attraverso una serie di gazebo, e questo scoraggia molte persone”. Insomma, è paradossale che il Padiglione Oval, novità introdotta proprio per risolvere quei problemi logistici (code chilometriche e lunghe attese) derivati dalla grande affluenza di persone, abbia probabilmente disincentivato il flusso dei partecipanti, costretti farsi un vero e proprio “pellegrinaggio” per raggiungere gli stand dei loro editori preferiti.

A CANNES È IL TURNO DI TARANTINO
A CANNES È IL TURNO DI TARANTINO
A CANNES È IL TURNO DI TARANTINO

Giuseppe Grossi ci porta sulla Croisette per la nona giornata di Festival di Cannes. Il protagonista indiscusso di questo appuntamento è il regista Quentin Tarantino che, a 25 anni dal suo cult, "Pulp Fiction", presenta il suo nuovo film, “C’era una volta a… Hollywood”. Il film racconta delle vicende di un attore di serie b (interpretato da Leonardo DiCaprio) che cerca di raggiungere il successo nell’industria cinematografica hollywoodiana degli anni ’60, e del suo stuntman (Brad Pitt), che alla fine ricoprirà anche il ruolo di guardia del corpo.  "C’era una volta a… Hollywood" è un film grottesco e sopra le righe. DiCaprio e Pitt formano una coppia ben strutturata in una pellicola che rende omaggio, grazie a molte citazioni, alla grande Hollywood degli anni ’60 e ’70. Da Sergio Leone ai film polizieschi italiani, la pellicola di Tarantino è ricca di riferimenti cinematografici. Sebbene Quentin Tarantino sia un regista molto amato e che non delude mai le aspettative, il film in gara in questa 72esima edizione non ha raccolto solo impressioni positive. Tarantino si mostra sotto in una veste insolita e malinconica che può spiazzare il pubblico abituato a pellicole differenti. "C’era una volta a… Hollywood" è un film che ci mette un po’ a partire, ma che regala un finale molto “alla Tarantino” che soddisfa lo spettatore. Purtroppo per godere  dell’ultima fatica del celebre regista americano si dovrà aspettare fino al 19 settembre, data della proiezione italiana.

CANNES LIONS 2019: TUTTI I VINCITORI ITALIANI
CANNES LIONS 2019: TUTTI I VINCITORI ITALIANI
CANNES LIONS 2019: TUTTI I VINCITORI ITALIANI ...

Si è conclusa ormai l'edizione 2019 dei “Cannes Lions Festival”, il Festival della Creatività dove sono stati assegnati più di 100 Leoni in 30 differenti categorie. Una manifestazione dai numeri impressionanti alla quale hanno partecipato 89 Paesi, 32mila lavoratori e 15mila iscritti. Premiata la campagna pubblicitaria “Truth” eseguita da David Droga insieme al New York Times e composta da 5 spot di 60 secondi in favore della verità del giornalismo. Si tratta di cinque soggetti, cinque storie che esaltano la forza e la determinazione di chi fa il mestiere di giornalista.  E l'Italia? Il bottino di premi per questa edizione 2019 non è stato certamente ricco per il nostro Paese. Sono stati solo 12 i Leoni portati a casa di cui solo uno d'oro per una campagna realizzata per Diesel. Ecco alcuni dei vincitori: Nella categoria Film vince un Argento Heineken con "Unmissable". Publicis vince un argento con il soggetto “Ha(u)te Couture” per Diesel.  Bronzo nella categoria Brand Experience&Activation.  Un argento e un bronzo in quella Social&Influencer. Con il soggetto "Be a Follower – Side:biz”, elaborato per Diesel, l'Italia porta a casa un argento nella categoria Brand Experience&Activation e due bronzi in quella Social&Influencer. Con Diesel x Mustafa vince un argento nella categoria Social&Influencer e un bronzo in quella Outdoor. Argento con la campagna per Leroy Merlin “Lessons for good” e un bronzo nella categoria Outdoor per Coca Cola che, con "The Sign", punta sul riciclaggio dei rifiuti. Per la cronaca il Gran Prix Outdoor è andato agli Stati Uniti con la campagna “Nike dream crazy” di Wieden + Kennedy Portland dove il protagonista è un giocatore di football americano, simbolo della protesta contro gli abusi della polizia nei confronti degli afroamericani. Il suo gesto di non alzarsi durante l'inno nazionale ha fatto il giro del mondo ed è stato imitato da tanti altri atleti.

CANNES LIONS 2019: TUTTI I NUMERI
CANNES LIONS 2019: TUTTI I NUMERI
CANNES LIONS 2019: TUTTI I NUMERI

Cannes Lions 2019: un po' di cifre Si chiama Festival Internazionale della Creatività Leoni di Cannes e ha il proprio fulcro al Palais Des Festival di Cannes. Si tratta di una manifestazione immensa alla quale partecipano 89 Paesi, 32mila lavoratori e 15mila iscritti. Quest’anno la 66esima edizione si tiene da 17 al 21 giugno ed è rappresentato in Italia dall’Art Directors Club Italia, il cui presidente è Vicky Gitto, insieme al suo team, ha selezionato 7 giurati. Ci sono anche 10 giovani italiani che sono stati selezionati e premiati dall’Art directors club italiano e che parteciperanno a 5 categorie (film, stampa, digital, design, PR). L'evento è certamente un punto d'attrazione per tutti coloro che amano la creatività declinata nelle sue applicazioni più contemporanee, come l'advertising. Ecco perché quest'anno, come nelle precedenti edizioni, sono accorse da tutta Europa agenzie e ideatori di pubblicità e campagne. Nel settore è certamente l'evento più importante e sicuramente la vittoria di un Lion Award è un traguardo per ogni creativo. Ogni anno al Festival Internazionale della Creatività vengono iscritte migliaia di campagne di pubblicità: nel 2011 si è raggiunto il record di 28.282. Italia al top della creatività Vediamo come sono andate le prime premiazioni: Nella categoria Outdoor, delle 5 campagne nominate, 3 hanno ricevuto premi e tutte sono state  firmate da Publicis Milan: Silver Lion con la campagna “Lessons for good” realizzata per Leroy Merlin. Un Bronzo con “The Sign” per Coca-Cola. Un altro Bronzo con “Diesel x Mustafa” per Diesel. Per la cronaca il Gran Prix Outdoor è andato agli Stati Uniti con la campagna “Nike dream crazy” di Wieden + Kennedy Portland. Nella categoria “Film Craft”, dove l'Italia mirava a un premio, è stata Publicis Italy a passare il turno con Diesel e lo spot “Haute Couture”, con la campagna lanciata lo scorso settembre contro gli haters. Nella categoria “Entertainment for Sport” è invece la campagna “Continental Paint”, realizzata da FCB Milan per Continental, l’unico lavoro italiano che passa il turno.

IL CALCIO FEMMINILE: STADI E TV
IL CALCIO FEMMINILE: STADI E TV
IL CALCIO FEMMINILE: STADI E TV

Era il 23 marzo 1895 quando si giocò a Londra il primo match ufficiale di calcio femminile. Da quell'evento sono aumentati sempre di più gli appassionati spettatori che seguono queste partite.  Com’è oggi la situazione del calcio femminile?  I numeri del pubblico crescono e le società calcistiche cercano di adeguarsi facendo giocare le partite negli stadi che solitamente vengono utilizzati dai colleghi uomini. Un esempio è stato quando a marzo l'Atletico Madrid ha organizzato una partita contro il Barcellona allo stadio Wanda Metropolitano. L’affluenza di pubblico è stata sorprendente: ben 60.739 tifosi sugli spalti.  Calcio femminile italiano In Italia è stato raggiunto da poco un nuovo record. Il match Juventus-Fiorentina, scontro al vertice della Serie A femminile, giocato all'Allianz Stadium, ha visto sugli spalti ben 39.027 spettatori e su Sky 342.628. In tutta Europa gli spettatori tv del calcio femminile aumentano. L'amichevole tra Francia e Germania è stata seguita da 1,2 milioni di persone. Anche i social fanno la loro parte: la Brazilian Football Confederation ha firmato un accordo con Twitter per i live e la partita Ponte Preta-Corinthians ha raggiunto ben 167.000 spettatori. Un’idea per rilanciare il calcio femminile potrebbe essere quella di seguire l’esempio del Barcellona che ha costruito, accanto al Camp Nou, un piccolo stadio, Mini Estadi, dalla capienza più ridotta, dove giocano sia la seconda squadra che la squadra femminile e dove si paga, per l’ingresso, un prezzo ridotto. Certamente quindi la creazione di uno stadio ad hoc può essere un’ottima soluzione per rilanciare il calcio femminile anche in Italia.  Un ultimo dato che dimostra l'interesse per il calcio femminile è l'acquisto di 600.000 biglietti per i campionati Mondiali che si terranno quest'estate in Francia.

TUTTI I NUMERI DEL CALCIO FEMMINILE (ITALIANO)
TUTTI I NUMERI DEL CALCIO FEMMINILE (ITALIANO)
TUTTI I NUMERI DEL CALCIO FEMMINILE (ITALIANO) ...

Il calcio femminile Giocare a calcio in Italia per una ragazza non è facile. Nonostante la Federazione di Calcio Femminile sia stata creata da più di 50 anni, sono ancora molti gli ostacoli che le atlete incontrano quando scelgono d’intraprendere questa carriera. Le calciatrici italiane, ad esempio, sono considerate appartenenti alla categoria dilettanti e questo impedisce loro di sottoscrivere veri e propri contratti con le società per cui giocano.  Per portare il calcio femminile al professionismo la FIGC ha investito nel 2017/2018 4,2 mln. Nello stesso periodo però in U.K., la FA (Football Association) ne ha investiti 15,4. Una differenza che si fa sentire. In futuro però sembra che arriveranno maggiori quantità di denaro: dal 2020 l'UEFA aumenterà del 50% gli investimenti nel settore e ad ognuna delle 55 Federazioni affiliate andranno 150.000 euro. Il calcio femminile italiano Nonostante gli ostacoli ancora presenti, nel calcio femminile italiano sono stati raggiunti importanti risultati come la garanzia di maggiori guadagni e premi societari per le giocatrici, in modo da trattenerle in Italia evitando che vadano a giocare nei campionati esteri.  Secondo un rapporto UEFA, Women's Football Across the National Associations, dagli Europei giocati in Olanda nel 2017, le tesserate sono aumentate in maniera significativa in Paesi come U.K., Francia, Germania, Svezia e Norvegia, dove oggi sono più di 100.000, mentre in Italia le tesserate sono 23.903 di cui 2.664 tra gli 11 e 12 anni.   

LO STIPENDIO DI UNA CALCIATRICE È DA DILETTANTI
LO STIPENDIO DI UNA CALCIATRICE È DA DILETTANTI
LO STIPENDIO DI UNA CALCIATRICE È DA DILETTANTI ...

In Italia come in molti paesi il compenso delle calciatrici è ridotto, talvolta al solo rimborso spese. Nonostante le giocatrici si impegnino al pari dei colleghi uomini, giochino nei campionati maggiori e nelle Nazionali, quello che guadagnano spesso non è sufficiente, e la via è spesso quella di trovare un altro lavoro. Quanto guadagna una calciatrice italiana? In Italia, per la L. 91/1981, le calciatrici non vengono considerate Professioniste ma Dilettanti. Questo comporta la mancanza di numerose tutele e uno stipendio limitato. Tuttavia Serie A e B sono oggi sotto l'egida della FIGC e non più della LND, fatto che può aiutare anche in termini economici. Dal compenso massimo di 28.158 euro previsto sotto la Lega Nazionale Dilettanti si è passati a 30.658 euro, cifra che può aumentare con premi societari. Di fatto in Italia non esistono veri e propri contratti tra giocatrici e Club ma accordi, per lo più annuali. In molti chiedono il passaggio al professionismo per permettere al calcio femminile di crescere, rendendo il massimo campionato più appetibile anche per le straniere. Una soluzione potrebbe arrivare dal semiprofessionismo per agevolare le Società da un punto di vista fiscale e contributivo. Ma se in Paesi come la Norvegia calciatori e calciatrici della Nazionale guadagnano le stesse cifre, e se la brasiliana del Rosengard Marta Vieira Da Silva e la Francese del PSG Laure Boulleau arrivano a guadagnare rispettivamente 500.000 e 60.000 $ all'anno, ci sono Paesi in cui la situazione è critica: a febbraio 2019, per esempio, l'attaccante della Primera Division argentina Macarena Sanchez ha fatto causa alla Federazione per stipendi di fatto inesistenti: il compenso mensile è di 11 euro. Quali calciatrici guadagnano di più? Se in Italia il calcio femminile è ancora una realtà embrionale in altri campionati questo movimento è molto sviluppato. Tra questi Paesi c'è il Regno Unito, dove la federazione calcistica ha investito nel 2016 ben 17,7 milioni di sterline e gli Stati Uniti dove il calcio femminile è diventato, insieme al basket e al volley, uno degli sport più praticato dalle donne. La top ten Marta Vieira da Silva: la brasiliana è la calciatrice più forte al mondo. Cinque volte FIFA Women’s World Player of the Year (dal 2006 al 2010), incassa 500.000 dollari a stagione. Alex Morgan: la calciatrice americana incassa 450.000 dollari all'anno. Megan Rapinoe: ha uno stipendio di168.000 dollari all'anno. Sydney Leroux: l' attaccante del Kansas City e vincitrice della medaglia d’oro alle Olimpiadi di Londra 2012 guadagna 92.500 dollari a stagione. Nicole Banecki con 90.000 euro all'anno.  Amandine Henry: la centrocampista della Nazionale francese incassa 70.000 euro. Nilla Fischer: difensore del Wolfsburg e della nazionale svedese, ha vinto una Champions League. Il suo stipendio è di 67.500 euro. Hope Solo: il portiere dei Seattle Reign Fc e della Nazionale americana percepisce 65.000 dollari a stagione. Jonelle Foligno è penultima con 60.000 dollari all'anno: centrocampista offensivo deigli Sky Blue FC, ha vinto il bronzo a Londra 2012 con la Nazionale canadese. Laure Boulleau: difensore del Paris Saint-Germain e della Nazionale francese guadagna 60.000 euro a stagione.

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