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IL DECALOGO PER NON FARSI SFUGGIRE I MILLENNIAL
IL DECALOGO PER NON FARSI SFUGGIRE I MILLENNIAL
IL DECALOGO PER NON FARSI SFUGGIRE I MILLENNIAL ...

Come ti trattengo i millennial   Attrarre i talenti e trattenerli: la società di consulenza Lenovys ha redatto un decalogo per le aziende. 10 consigli per non farsi sfuggire i millennial e i Gen Z. Ce ne parla Gianluca Ferrari di Lenovys, ai microfoni di PopEconomy.   Il lavoro che cambia e non scompare   Ma quale scomparsa! Il lavoro cambierà soltanto forma. Lo scenario futuro è descritto da una ricerca del sistema informativo Excelsior di Unioncamere, in collaborazione con ANPAL. Da qui al 2023, cambieranno oltre la metà dei lavori e saranno 5 i settori a farla da padrone: salute e benessere, educazione e cultura, meccatronica e robotica, mobilità, logistica ed energia. In sintesi, Digital Transformation ed Ecosostenibilità traineranno il futuro del lavoro.    A Boston si arruolano cani poliziotto robot   Cani poliziotto ma robot. L’accordo sperimentale è stato stretto dalla polizia di Boston e da Boston Dynamics, la più grande società al mondo di ingegneria e robotica. La Massachusetts State Police ha adottato Bigdog, il quadrupede della società americana, per il momento solo ispezionare sostanze inquinanti pericolose e il contratto vieta assolutamente che il 4 zampe venga usato a scopo offensivo.    Cercasi astronauti, l’annuncio della NASA per aspiranti esploratori dello spazio.   “Mamma voglio fare l’astronauta”? Il sogno dei bambini di tutto il mondo può diventare realtà. L’annuncio della NASA parla chiaro: si cerca una nuova generazione di viaggiatori spaziali. Le application scadono il 31 marzo.

THE SHOOTER: PATRIZIA LAQUIDARA
THE SHOOTER: PATRIZIA LAQUIDARA

Michele Monina intervista Patrizia Laquidara Patrizia Laquidara è un’artista totalmente indipendente, tanto che per la realizzazione del suo ultimo album ha optato per il crowdfunding: “All’inizio è stata una scelta difficile – racconta Patrizia - perché io questa modalità non la conoscevo e per me era una sorta di elemosina: voleva dire elemosinare qualcosa al pubblico. Dopo una profonda riflessione, ho capito che utilizzare il crowdfunding voleva dire non solo credere nel mio pubblico, riporre in lui fiducia, un modo per tastarlo, ma anche avere un rapporto diretto con lui. Questa modalità di finanziamento è perfetta per un'artista indipendente che vuol fargli arrivare un messaggio diretto”. Il disco precedente era in versione pre-streaming. Ora questa è la fonte principale di ascolto musicale e gli strumenti potrebbero anche non esserci perché sono tutti schiacciati: “Nel mio album – racconta Patrizia ci sono archi, cori, fiati e questo lo devo al produttore artistico Alfonso Santimona che ha messo molte delle sue idee”. Col suo album “C’è qui qualcosa che ti riguarda” Patrizia Laquidara è arrivata tra i 50 finalisti del Premio Tenco 2019: “È stata una delle cose più commoventi della mia carriera. Arrivare in maniera completamente indipendente senza nessuna struttura che mi appoggiasse è stata una cosa incredibile. Ricordo di aver pianto per 10 minuti. Viviamo in un mondo che tende a piallare, a semplificare e questo disco non è difficile, è solo complesso: finché non riconosciamo che la nostra stessa esistenza è complessa allora anche un disco così apparirà complesso. Sto notando che abituiamo il pubblico a un’offerta anche banale. Tra gli altri progetti, sto lavorando a un libro che sto finendo con molto ritardo, ma lo sto concludendo, finalmente, anche perché voglio dedicarmi alla creazione di un disco. Faccio molti live, ma sento l’esigenza creativa d'incidere”.

FONDI COMUNI DI INVESTIMENTO: COSA SONO?
FONDI COMUNI DI INVESTIMENTO: COSA SONO?
FONDI COMUNI DI INVESTIMENTO: COSA SONO? ...

Fondi di Investimento: cosa sono? I Fondi Comuni di Investimento sono il modo più diffuso per investire i propri risparmi perché sono considerati la scelta meno rischiosa. Sono pochi, infatti, i privati che comprano direttamente  strumenti finanziari. Gran parte degli investitori si rivolge a consulenti, fondi, banche e istituzioni. Come funzionano i Fondi di Investimento? Si tratta di una società che raccoglie i soldi dei risparmiatori e li rinveste.  Fondi di Investimento: pro e contro Sono tre i vantaggi d'investire in Fondi di Investimento: Affidarsi a degli esperti. Economia di scala, vale a dire che investire con tantissimi soldi costa di meno. Diversificazione e rischi più bassi. Investire in più mercati diversi e slegati fra di loro è molto più conveniente. Diversificando si riduce le probabilità che tutti i mercati vadano male nello stesso momento è più bassa. Gli svantaggi dei Fondi d’investimento  I costi di gestione Mancanza di controllo Possibili conflitti d’interesse Fondi a gestione attiva Sono attivi perché le persone decidono dove mettere i loro soldi. I fondi a gestione attiva si differenziano fra loro per funzionamento e per tipo d'investimento. Alcuni fondi accreditano i guadagni sotto forma di cedole, altri invece reinvestono le plusvalenze. Alcuni fondi consentono di ritirare la propria quota di partecipazione al fondo quando lo si preferisce mentre, in altri casi, questo non è possibile. Per quanto riguarda le differenze d’investimento, moltissimi sono fondi con un portafoglio molto diversificato per minimizzare i rischi. Esistono anche i “fondi di fondi” che, al posto di comprare direttamente gli strumenti finanziari, comprano quote di altri Fondi comuni di investimento garantendo così un portafoglio molto diversificato. Esistono anche fondi etici dove gli investimenti vengono fatti con criteri etici che sono la priorità rispetto al rendimento assoluto. Fondi a gestione passiva Esistono dei fondi che hanno una gestione passiva e questi sono 2: Gli Index fund: con lo scopo di permettere ai privati che non hanno i soldi di comprare autonomamente tutti i titoli. Gli ETF:  che uniscono i soldi dei risparmiatori e li investono. Gli ETF sono titoli con lo stesso funzionamento degli Index Fund, con la differenza che vengono trattati come titoli azionari, quindi sono quotati in borsa e vengono scambiati esattamente come le azioni. Un indice finanziario è un paniere di titoli, cioè tanti titoli diversi messi insieme.  Italia 40 è l’indice delle 40 società con maggiore capitalizzazione in Italia. DAX è l’indice delle 40 società in Germania. Indice Standard & Poor’s 500 contiene le più grandi 500 aziende americane per capitalizzazione.  Il primo Index Fund è stato fondato da John Bogle negli anni ‘70.  Si era accorto che la maggior parte dei Fondi comuni d’investimento, al tempo tutti a gestione attiva, non ottenevano quasi mai risultati più alti rispetto a quelli che avrebbero ottenuto investendo direttamente nell’Indice Finanziario S&P500, specialmente a causa dei costi di gestione.  Questi fondi essendo a gestione passiva hanno dei costi di molto più bassi di quelli a gestione attiva. 

DIFFERENZA TRA AZIONI E OBBLIGAZIONI
DIFFERENZA TRA AZIONI E OBBLIGAZIONI
DIFFERENZA TRA AZIONI E OBBLIGAZIONI

Obbligazioni: nazioni vs aziende Quando le aziende hanno bisogno di fare investimenti per crescere possono vendere quote per raccogliere fondi. Sono le azioni, ma non sono l’unico che le imprese hanno per ottenere denaro; c’è un’alternativa e sono le obbligazioni.  Quando sono emesse dalle nazioni, sempre col fine di finanziarsi, le obbligazioni sono titoli di debito. Vale a dire che acquistandole non si fa altro che acquistare una fetta di debito, prestando dei soldi in cambio di un titolo che fa da garanzia per la restituzione di quella somma di denaro. Quando sono emesse dalle aziende, le obbligazioni si chiamano obbligazioni societarie. Differenza tra azioni e obbligazioni? Chi compra un’azione sta comprando un pezzettino di azienda assumendosi il rischio di perdere tutto nel caso l’azienda fallisca e il guadagno proporzionale alle performance dell’azienda. Chi compra un’obbligazione non sta diventando socio, ma sta solo prestando del denaro all’azienda: il guadagno, cioè gli interessi, è già deciso in partenza e non importano le performance dell’azienda, eccetto nel caso vada in default ma anche in quel caso i primi a essere ripagati sono i detentori delle obbligazioni cosiddette “senior”, le più sicure, mentre le “subordinate” hanno un tasso di rischio più elevato. Per capirci, nel caso di Parmalat, che nel 2003 è andata in bancarotta, gli azionisti hanno perso l’intero valore delle loro azioni, mentre le obbligazioni almeno in parte sono state ripagate. Ma come funziona il debito (pubblico e non) Ma se l’acquisto delle obbligazioni è l’acquisto di un debito, è lecito chiedersi come funziona questo. Quando si chiede un prestito ci si impegna a ripagare al creditore sia i soldi che ho chiesto in prestito sia gli interessi, cioè il costo del debito. Di contro, chi presta del denaro compie un investimento perché riceverà indietro la somma prestata con l’aggiunta degli interessi. Gli interessi che riceviamo dalle obbligazioni si chiamano cedole e vengono pagate ogni tre, sei o dodici mesi fino alla scadenza dell’obbligazione. Alcune obbligazioni invece non pagano cedole ma pagano sia il capitale prestato che l’interesse allo scadere dell’obbligazione. Obbligazioni a rischio Per definizione ogni investimento comporta un rischio che, nel caso del debito, consiste nel fatto che la somma possa non essere restituito.  Quando una nazione o una società non riesce a ripagare i propri debiti si dice che va in “default”. Le obbligazioni verso debitori più a rischio default hanno un rendimento maggiore di quelle verso debitori più sicuri: in altri termini le obbligazioni più rischiose rendono di più rispetto a quelle che lo sono meno. Ne consegue che un’azienda in difficoltà emetterà obbligazioni che rendono più interessi rispetto a quelle di un’azienda sana perché ovviamente il rischio è maggiore. Un esempio? I buoni del tesoro italiani sono ritenuti più rischiosi dei Bund Tedeschi, infatti rendono di più. Cos’è lo spread? Si tratta della differenza tra due rendimenti in una tipologia d'investimento. Negli ultimi anni, dopo la grande crisi dei Paesi che adottano l’euro, con il termine spread s’intende principalmente la differenza di rendimento tra l’obbligazione emessa da un paese sovrano appartenente alla zona Euro e il Bund tedesco, vero punto di riferimento del mercato. In generale non è una buona cosa che gli interessi dei titoli di Stato si alzino troppo perché significa che per la nazione è sempre più costoso indebitarsi e che il debito pubblico aumenta più velocemente. Mercato obbligazionario: come funziona? Le obbligazioni possono avere scadenza dopo pochi mesi o dopo decine di anni, ma non bisogna necessariamente aspettare la scadenza per ricevere il denaro. In ogni caso si può decidere di vendere prima del tempo un’obbligazione. Infatti esiste il mercato obbligazionario nel quale si comprano e si vendono questi titoli di debito. Come al solito il prezzo di queste obbligazioni lo decide il mercato. Ovviamente le obbligazioni più rischiose, a parità di rendimento, saranno meno appetibili quindi il prezzo sarà più basso, mentre quelle più sicure a parità di rendimento avranno un prezzo più alto.

SOCIAL ECONOMY: ECCO CHI LA FA VERAMENTE
SOCIAL ECONOMY: ECCO CHI LA FA VERAMENTE
SOCIAL ECONOMY: ECCO CHI LA FA VERAMENTE

Officine Buone Un talent in ospedale, Special Cook, dove i concorrenti sono giovani cuochi e la giuria è composta dai pazienti. Poi c’è Special Stage: la location è sempre la stessa, gli ospedali, dove i pazienti danno un voto alle performance di giovani artisti. Ce ne parla Simona Fabrizi, dell’associazione Officine Buone: “Operiamo in oltre 40 ospedali col volontariato. Special Cook si sviluppa come una sfida tra due giovani chef, un vero e proprio talent dove i pazienti danno un giudizio sui piatti. La stessa cosa per Special Stage ed è da qui che è nata l’idea di realizzare una Web serie, Involontario, ambientata in ospedale che racconta il progetto ed è finanziata interamente dalla Fondazione Cariplo. Sono molti i nomi dello spettacolo che hanno contribuito come Eleonora Giovanardi, Paolo Ruffini e Brunori Sas”.  Agesol Promuovere il reinserimento lavorativo dei detenuti e lavorare col le aziende per progetti di responsabilità sociale d’impresa. Queste le mission di Agesol che dal 1998 entra nelle carceri italiani. Ce ne parla la direttrice, Licia Roselli: “Agesol è un’azienda che si occupa d’inserimento sociale e lavorativo di persone che hanno avuto problemi nella società, persone con problemi di carcere, di dipendenza o hanno perso il lavoro. In 15 anni abbiamo incontrato circa 5mila persone e abbiamo trovato lavoro a 700 persone. Vogliamo lavorare con progetti di secondo livello vale a dire creare rete con il terzo settore, associazioni, fondazioni o imprese per creare progetti per l’inserimento lavorativo e sociale delle persone”.  Medicinema Il cinema può anche curare. Due sale cinematografiche sono state realizzate all’interno del Policlinico Gemelli di Roma e all’Ospedale di Niguarda a Milano. Il progetto è di Medicinema Italia onlus. Ce ne parla il presidente Fulvia Slavi: “Nasce nel 2013 per portare il cinema negli ospedali come elemento di cura. Operiamo usando frame, spezzoni di film per intervenire in varie patologie. Il progetto Ciack servirà all’ospedale Niguarda come terapia per chi ha il morbo di Alzheimer”. Am@netta Il carcere apre le porte all’artigianato. È il caso del progetto Am@netta del quale ci parla il presidente Matteo Tosi: “Siamo una startup artigiana che si occupa di realizzare stampe su magliette con grafiche che mettano insieme il mondo delle moto e quello della carcerazione, ecco il perché del nome. Il laboratorio avviene in due fasi: la prima fuori dal carcere dove incidiamo le grafiche, la seconda nel carcere dove un detenuto si occupa della stampa su tessuto”. Associazione Salto Oltre il Muro Cos’è Cavalli in Carcere? Ce ne parla Claudio Villa presidente dell’Associazione Salto Oltre il Muro: “È una scuderia nel carcere, una realtà unica in Europa. I detenuti imparano a gestire i cavalli, l’aspetto empatico è molto importante. Si tratta di un’attività basata tutta sul volontariato che permette di recuperare i cavalli e aiutare i detenuti. Il lavoro avviene per 6 ore al giorno, 6 giorni su 7: il lavoro quotidiano è fondamentale per il detenuto per recuperare la quotidianità del lavoro ma anche del rapporto”.

SOS VILLAGGI DEI BAMBINI, UN IMPEGNO VERO PER I MINORI
SOS VILLAGGI DEI BAMBINI, UN IMPEGNO VERO PER I MINORI
SOS VILLAGGI DEI BAMBINI, UN IMPEGNO VERO PER I ...

SOS Villaggi dei bambini: cos'è? Se adottare i bambini può essere difficile, se gli alti costi e i lunghi tempi possono essere un ostacolo insormontabile c’è sempre la possibilità di aiutarli attraverso alcuni progetti. Basta donare 1 euro al giorno per assistere questi bambini e dar loro un’infanzia serena. SOS villaggi dei bambini è presente in Italia con 8 progetti e si occupa in 135 Paesi al mondo sia di accogliere gli infanti privi di adeguate cure parentali che di supportare le famiglie affinché siano in grado di occuparsi dei propri bambini. Sono i minori il fulcro intorno al quale ruota il progetto SOS villaggi dei bambini perché l’obiettivo è resta comunque uno: restituire loro un’infanzia serena.  SOS villaggi dei bambini è nata nel 1949 e, in Italia, si occupa non solo dell’accoglienza e del rafforzamento familiare ma anche di tutelare e garantire i diritti dei più piccoli. Proprio per questo motivo l’associazione fa parte dell’Osservatorio Nazionale Infanzia e Adolescenza. I beneficiari di questi programmi sono 87.100. In Italia sono oltre 700, tra ragazzi e bambini, i coinvolti nell’operazione di SOS villaggi dei bambini. Un aspetto importante al quale guarda l’associazione è quello di occuparsi in particolar modo dei bambini che vivono fuori dalla propria famiglia d’origine. Si tratta dei care leavers cioè i ragazzi che hanno vissuto fuori famiglia fino a 18 anni e che, raggiunta la maggiore età, si ritrovano senza gli strumenti necessari per affrontare la vita. Oggi i care leavers in Italia sono ben 3mila. Per loro è stato stanziato un fondo sperimentale che li aiuti ad affrontare in maniera meno difficile il passaggio alla vita adulta: è il progetto “Prepare for leaving care” che coinvolge oltre 60 care leavers.   Un altro problema importantissimo del quale si occupa SOS villaggi dei bambini è quello della violenza sulle donne. L’associazione è a fianco di donne e bambini perché nessuno, soprattutto i più indifesi, deve subire alcun tipo di violenza ma. Tutti hanno il diritto di vivere nel mondo in assoluta pace ed S.o.s villaggi dei bambini si batte proprio per questo. 

AI.BI. CONTRASTA L'EMERGENZA ABBANDONO DI BAMBINI
AI.BI. CONTRASTA L'EMERGENZA ABBANDONO DI BAMBINI
AI.BI. CONTRASTA L'EMERGENZA ABBANDONO DI BAMBINI ...

AI.BI. Associazione amici dei bambini Come salvare i bambini soli e abbandonati? Con l’adozione internazionale che permette a tante mamme e papà soli di avere un pargolo da accudire. Un iter complesso per chi deve comunque garantire le procedure burocratiche. Come fare e a chi rivolgersi? AI.BI. è un’associazione di genitori adottivi e affidatari che da più di 35 anni con i suoi 24 uffici in 30 Paesi sta cercando di far sentire il grido dei bambini abbandonati. È difficile stabilire quanti siano nel mondo ma, a oggi, le stime ci parlano di 180 milioni. AI. BI. è un’organizzazione non governativa che lavora al fianco dei bambini ospiti negli istituti di tutto il mondo per combattere l’emergenza abbandono: da inizio 2019 è riuscita a dare una casa a 8 bambini. Requisiti per l’adozione I requisiti per l’adozione internazionale sono gli stessi per l’adozione nazionale, e sono previsti dall’art. 6 della legge 184/83 (come modificata dalla legge 149/2001). Secondo questa "L’adozione è permessa ai coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni, o che raggiungano tale periodo sommando alla durata del matrimonio il periodo di convivenza prematrimoniale e tra i quali non sussista separazione personale neppure di fatto e che siano idonei a educare, istruire ed in grado di mantenere i minori che intendano adottare". I requisiti base per l’adozione sono: Essere in due Essere coniugati quando si presenta la dichiarazione di disponibilità Se il matrimonio è stato contratto da meno di tre anni occorre provare con documenti o per testimonianza la continua e stabile convivenza per un periodo almeno di 3 anni. Non avere in corso nessun procedimento di separazione. Età per adottare un bambino Differenza minima tra adottante e adottato è di 18 anni; Differenza massima tra adottanti e adottato è di 45 anni per uno dei coniugi, di 55 per l'altro. Tale limite può essere derogato se i coniugi adottano due o più fratelli e se hanno un figlio minorenne naturale o adottivo. Questi limiti servono per garantire all’adottato genitori idonei ad allevarlo come se fosse in una genitorialità naturale. Il problema spesso è che l'abbinamento con il bambino adottabile è sancito dall'Autorità straniera quindi i limiti temporali stabiliti dal codice italiano hanno un’efficacia relativa. Adottare un bambino all’estero Le persone residenti in Italia che vogliono adottare un minore residente all’estero possono farlo presentando una dichiarazione di disponibilità al tribunale per i minorenni del distretto in cui hanno la residenza affinché questo dichiari la loro idoneità all’adozione. Una volta ottenuta, la coppia avrà un anno per assegnare mandato a uno degli Enti Autorizzati dalla Commissione delle Adozioni Internazionali per compiere l’iter necessario a finalizzare l’adozione.

JACK MA, IL GENIO CINESE CHE HA SFIDATO GLI U.S.A
JACK MA, IL GENIO CINESE CHE HA SFIDATO GLI U.S.A
JACK MA, IL GENIO CINESE CHE HA SFIDATO GLI U.S.A ...

Jack Ma: la nascita di Alibaba “Non voglio morire in ufficio, meglio in spiaggia”: con queste poche parole Jack Ma ha conquistato una popolarità che fino a quel momento (settembre 2018) non gli aveva garantito, fuori dalla Cina e dal mondo degli affari, il fatto di essere il fondatore di Alibaba. A 54 anni Ma, che è ancora l’uomo più ricco della Cina, ha deciso di andare in pensione e nell’autunno 2019, a 20 anni dalla fondazione, lascerà la presidenza esecutiva della sua creatura. Quella di Alibaba è una favola contemporanea con Jack Ma nei panni del genio della lampada. Un ragazzino che in piena rivoluzione culturale impara l’inglese facendo la guida ai turisti americani che visitano Hangzhou e il suo lago, dove finisce il gran canale che parte da Pechino. Jack Ma e la sua ascesa Jack Ma diventa professore d'inglese a metà degli anni ’90 del secolo scorso. Va negli Stati Uniti e scopre internet ma scopre soprattutto che in rete non ci sono i prodotti cinesi. Tornato a casa comincia a fare siti ma con una visione forte, consegnata in un video del 1999 che tutti gli startupper del mondo prima o poi hanno visto. “Noi possiamo osare di sfidare gli americani”, dice. Un tono  Missione riuscita. Jack Ma ha creato un gruppo che mette insieme e-commerce, sistemi di pagamento e agenzie di viaggi. Tutto online. Alibaba ha 500 milioni di clienti e vende più di Amazon e Ebay messi insieme. Nel 2014 il collocamento in Borsa ha fatto storia. Il più importante di tutti i tempi per un’azienda tech. Durante l’ultimo single day Alibaba ha incassato più di 30 miliardi di dollari. Ora Jack Ma vuole fare il filantropo, come Bill Gates.

IL MONDO DEL DATING ONLINE
IL MONDO DEL DATING ONLINE
IL MONDO DEL DATING ONLINE

Il settore del dating online sta crescendo vertiginosamente. Solo negli Stati Uniti, il fenomeno dei siti d’incontro conta ormai 2,2 miliardi di dollari di fatturato.  Quali sono i siti d’incontro più famosi?  I più noti sono Facebook Dating e InterActiveCorp, che ha un fatturato di 3,8 miliardi di dollari e cinquemila dipendenti. Sotto questo colosso ci sono una decina di app, la più conosciuta è sicuramente Tinder che conta più di 50 milioni d'iscritti e 26 milioni di “match” al giorno. Altri famosi siti d'incontro sono Match.com, OKCupid e Meetic.  A questi si aggiungono piattaforme rivolte a nicchie di utenti che hanno interessi specifici. Un esempio è Bristlr, che conta 100.000 utenti ed è un sito dedicato agli uomini con la barba, grande trend degli ultimi anni. Vegandate è un sito riservato alle persone vegane. Per non parlare delle app per scambisti o per incontri senza fini sentimentali. Insomma, ce n'è per tutti i gusti e per tutte le necessità! Ma chi sono gli utenti di questi siti d’incontro?   Spesso i profili delle persone che utilizzano i servizi di dating online sono ingannevoli.  Dietro gli utenti ci sono spesso individui sposati in cerca di scappatelle fugaci che forniscono informazioni false a partire dalla foto profilo. Secondo uno studio di Kaspersky Lab e B2B International, il 36% delle persone che utilizza servizi di dating online ha mentito per divertimento, il 16% per fare una buona impressione e, tra gli uomini sposati, il 67% non ha dichiarato la propria situazione sentimentale. 

STÈQT: IL FASHION BRAND DEI GIOVANI PARTENOPEI
STÈQT: IL FASHION BRAND DEI GIOVANI PARTENOPEI
STÈQT: IL FASHION BRAND DEI GIOVANI PARTENOPEI ...

StèQT è il brand di giovani sarti napoletani È un progetto che ha lo scopo di formare giovani del territorio partenopeo che hanno abbandonato precocemente la scuola superiore. Salvatore Caruso, insegnante di Sartoria, ci racconta: “In realtà siamo partiti dalla Sartoria, ma il campo dell’abbigliamento è talmente vasto che abbiamo esplorato anche vari settori, tipo il marketing, la vendita… questo ci ha portato sostanzialmente a realizzare una sorta di palestra che è sfociata in un’azienda simulata. Dietro a questi messaggi c’è tutto il mondo identitario di Napoli e della periferia. La cosa interessante è stata il fatto che dietro a tutti i prodotti che hanno fatto i ragazzi sostanzialmente si è creato un legame che va aldilà del prodotto stesso, quindi abbiamo passato del tempo insieme e questo ci ha permesso di capire quali fossero le potenzialità dei ragazzi.” Giovane, professionale e sostenibile Il progetto, finanziato dalla regione Campania, mira a formare giovani sarti professionisti che hanno realizzato i capi registrati con il marchio StèQT, che è stato commercializzato nel marzo del 2018. L’iniziativa, presentata il 10 e l’11 gennaio 2020, strizza l’occhio alla sostenibilità e alla circolarità. I capi realizzati dagli studenti sono infatti stati tinti con i fondi di caffè riciclati. Il progetto non vuole solamente offrire un’opportunità lavorativa nel mondo dell’abbigliamento, ma punta anche a sviluppare l’identità e la creatività degli studenti che hanno aderito al percorso triennale. I ragazzi di StèQT si raccontano Roberta, 19 anni: “Mi ha sempre attratto il mondo della moda, infatti, frequentando il corso ho capito che è la mia passione”. Fabio, 19 anni, ci dice: “In questi tre anni ho capito che l’abbigliamento fa per me, quindi nella mia vita vorrei continuare a fare questa cosa e aprire un negozio tutto mio in cui posso creare capi e venderli ad altre persone”. Antonella, 18 anni: “Ho scoperto che lavorare con le mani, quindi cucire a mano, mi piace di più perché comunque colleghi le mani alla mente.”  

SWEETGUEST - LE NUOVE FRONTIERE DELLA CASA
SWEETGUEST - LE NUOVE FRONTIERE DELLA CASA
SWEETGUEST - LE NUOVE FRONTIERE DELLA CASA ...

SweetGuest e l'innovazione negli affitti brevi Una collaborazione spontanea tra due vicini di casa diventa una startup che si occupa di gestire immobili sulla piattaforma Airbnb, per conto dei proprietari. Sweetguest non è l’unico sul mercato, ma l’unica che ha puntato su tecnologia e innovazione. Da un’amicizia alla gestione di 1200 immobili in tutta Italia: come si fa? Rocco Lomazzi, uno dei due fondatori della piattaforma, ci spiega di come l’idea sia nata per caso, sfruttando l’opportunità crescente del mercato degli affitti brevi.  Gestire una casa in affitto richiede tempo e non è un lavoro semplice: dall’accoglienza alla pulizia, alla scelta del prezzo alla presentazione dell’immobile tramite foto di alta qualità. Sweetguest si occupa di offrire un servizio completo a quei proprietari che vogliono gestire la loro casa in maniera alternativa all’affitto tradizionale. La gestione completa offerta da Sweetguest prevede: L’analisi dell’opportunità: capire il valore dell’appartamento sul mercato degli affitti brevi per rivenderlo al prezzo più conveniente;  Un servizio di fotografie professionali finalizzare alla presentazione della struttura sulle piattaforme online come Airbnb; All’arrivo della prima prenotazione, la gestione del rapporto con il viaggiatore: dall’orario d’arrivo al numero di persone, alle richieste speciali fino all’accoglienza fisica e ai consigli sui luoghi da visitare; Al Check Out, Sweetguest si occupa anche della gestione finale dell’immobile, dalla pulizia alla lavanderia. L’ospitalità diventa digitale La tecnologia, per Sweetguest, è sempre stata fondamentale per la gestione delle complessità operative, soprattutto quando si gestiscono più di 1000 appartamenti in tutta Italia, 800 dei quali su Milano: dalle prenotazioni alla gestione delle chiavi, fino ad arrivare alla lavanderia: la digitalizzazione dell’organizzazione permette a Sweetguest di tenere traccia di tutte le attività aziendali con semplicità. La tecnologia è indispensabile anche per la definizione del prezzo: Sweetguest, infatti, ha sviluppato degli algoritmi che permettono di cambiare il prezzo finale dell’appartamento più volte durante la giornata, riuscendo a venderlo all’importo più alto possibile. L’esperienza digitale non è solo dal punto di vista aziendale ma anche del viaggiatore; gli ospiti, infatti, hanno la possibilità di accedere a molti servizi online.  

ALTRO CHE NARCOS! ECCO LA STORIA DELL' INFILTRATO - PARTE 1
ALTRO CHE NARCOS! ECCO LA STORIA DELL' INFILTRATO - PARTE 1
ALTRO CHE NARCOS! ECCO LA STORIA DELL' INFILTRATO - ...

Gianfranco Franciosi, meccanico navale, ci racconta il suo vissuto e passaggio da infiltrato nel mondo dei Narcos a testimone di giustizia: «La mia storia ha inizio come un qualsiasi cittadino italiano, un operaio meccanico, esperto nella navigazione e nella costruzione di imbarcazione da corsa, dopodiché accade un brutto incontro con un personaggio della banda della Magliana che poi viene ucciso e per aiutare la polizia divento un agente infiltrato a tutti gli effetti.» Gianfranco Franciosi è stato il primo civile italiano infiltrato nel mondo dei Narcos. Ci racconta che ha viaggiato per sei anni in Sudamerica, in Spagna, in Italia, a contatto con la ‘ndrangheta e il clan di Lauro e a stretto contatto soprattutto con quei boss che poi son finiti tutti in stato di arresto.   Da Narcos a testimone di giustizia Gianfranco Franciosi racconta che viene inserito in un programma speciale di protezione, il quale, oltre a salvaguardare la persona, la priva della sua identità e la vieta di avere contatti con la famiglia, la costringe a cambiare scuole, insegna ai bambini a mentire, manca di assistenze ed una serie di altre condizioni che il meccanico navale ha denunciato. Il contratto che viene firmato dice che l’attività che si lascia nel momento in cui si rientra nel programma di protezione, viene congelata a livello fiscale, contributivo e tutto viene salvaguardato. Gianfranco chiede la fuoriuscita dal programma di protezione dopo un anno e otto mesi circa e nel rientrare a casa iniziano ad arrivargli cartelle esattoriali di cifre assurde In definitiva, questo passaggio da Narcos a testimone di giustizia gli costa caro: in Francia viene arrestato e sconta 7 mesi di carcere duro da innocente. Tornato in Italia diventa testimone di giustizia ma lo stato lo abbandona. Uscito dal programma di protezione lo Stato chiede oltre 60.000 euro di tasse arretrate.  

COME FUNZIONA IL FISCO IN UK PER I GIOVANI E DOVE SI PAGANO LE TASSE?
COME FUNZIONA IL FISCO IN UK PER I GIOVANI E DOVE SI PAGANO LE TASSE?
COME FUNZIONA IL FISCO IN UK PER I GIOVANI E DOVE SI ...

Se vi state chiedendo come funziona il fisco in Inghilterra, sappiate innanzitutto che, in attesa della Brexit, per i giovani che lavorano in territorio inglese, stabilire come tassare i redditi non è sempre così facile. Per farlo, la prima cosa da considerare è l’iscrizione o meno all’Aire. Secondo la regola generale, tutti i cittadini che lavorano all’estero e che non sono iscritti all’Aire sono fiscalmente residenti in Italia e devono ogni anno pagare le imposte sui redditi ovunque prodotti. Chi non è iscritto, per essere fiscalmente residente in Italia, pur lavorando in Inghilterra, deve essere iscritto all’anagrafe comunale italiano per la maggior parte dell’anno.   Come funziona il fisco in Inghilterra: regole da considerare È fiscalmente residente in Italia: chi è iscritto all’anagrafe comunale per almeno 183 giorni all’anno chi ha la residenza in Italia chi ha il domicilio il Italia chi si è trasferito in un paese a fiscalità privilegiata Se fiscalmente residente in Italia e in Inghilterra si presentano le dichiarazioni ma occorre considerare anche altri fattori, per esempio, la soglia minima di reddito imponibile, prevista nel Regno Unito. Chi la supera pagherà automaticamente le tasse inglesi. Per non pagarle anche in Italia, dovrà indicarle in dichiarazione e farsi riconoscere un credito pari alle tasse pagate in Inghilterra.   Come funziona il fisco in Inghilterra, a partire dalla dichiarazione Per compilare la dichiarazione è necessario: raccogliere CU e buste paga, italiane ed estere verificare di aver superato la soglia minima di reddito imponibile La situazione è diversa per chi risiede in Inghilterra. In questo caso valgono le regole britanniche. È bene sapere che l’anno fiscale in Regno Unito inizia il 6 aprile e che sono previste le trattenute sullo stipendio lordo al netto dei contributi. Non sono previsti bonus per spese sanitarie e d’affitto. Tutto questo non vale solo in l’Inghilterra. Per capire dove pagare le tasse, le regole sono generali. La prima è l’iscrizione all’Aire.  

FATTURAZIONE ELETTRONICA COME FUNZIONA? MOLTI RESTANO FUORI
FATTURAZIONE ELETTRONICA COME FUNZIONA? MOLTI RESTANO FUORI
FATTURAZIONE ELETTRONICA COME FUNZIONA? MOLTI RESTANO ...

La nuova fatturazione elettronica come funziona? È obbligatoria dal primo gennaio e fa davvero paura a tutti. Dal primo gennaio 2019 la fattura cartacea va in pensione. Il suo posto passa a quella elettronica. Ma siamo sicuri che interessi proprio tutti? A rispondere alla domanda “la fatturazione elettronica come funziona?” ci sono i dati che ci dicono, prima di tutto, che riguarderà cinque partite Iva su 10, per le altre cinque tutto come prima. L’obbligo interessa tutte le operazioni tra privati: quelle tra due soggetti passivi Iva e quelle verso i consumatori finali. Da questo momento in poi, emissione, trasmissione e conversazione delle fatture avvengono per via digitale. Gli esclusi non potranno disinteressarsene completamente perché potrebbero ricevere le e-fatture dai loro fornitori. Questo significa che dovranno organizzarsi per riceverle e gestirle ma non per emetterle.   Fatturazione elettronica come funziona? Chi sono gli esclusi? La misura interessa solo la metà dei 5,8 milioni di titolari di partita Iva, ovvero, imprenditori individuali, professionisti, società ed enti non commerciali. Ma chi sono gli esclusi? Innanzitutto, forfettari e minimi, una platea con la flat tax che comprende chi fattura fino a 65 mila euro all’anno. Il popolo delle partite Iva comprende, quindi, i minimi e forfettari, i contribuenti che fanno solo scontrini e ricevute, i contribuenti che fanno sia fatture che scontrini e i contribuenti con solo fatture. Tra gli esclusi dalla fatturazione elettronica si aggiungono artigiani ed esercenti che vendono al cliente finale e emettono scontrini e ricevute. Per loro la e-fattura inizierà il primo luglio 2019, se sono grandi operatori, mentre inizierà il primo gennaio 2020 per gli altri. Scontrini e ricevute saranno sostituiti dall’invio dei corrispettivi all’Agenzia delle entrate tramite un apposito registratore telematico. Adesso che sapete la fatturazione elettronica come funziona, sappiate che si sono aggiunti medici e farmacisti, solo per il 2019, questo per via dei dati personali che viaggiano con la e-fattura.

CRISTIANO RONALDO, L’ITALIA IL SUO PARADISO FISCALE
CRISTIANO RONALDO, L’ITALIA IL SUO PARADISO FISCALE
CRISTIANO RONALDO, L’ITALIA IL SUO PARADISO FISCALE ...

Ad alcuni sembrerà impossibile, il nostro paese può rappresentare per i veri ricchi un paradiso fiscale. Così è stato per Cristiano Ronaldo che ha scelto l’Italia anche per la nostra tassazione, che premia i paperoni. Infatti, dal 2017, per chi si trasferisce in Italia, dopo aver risieduto all’estero, per 9 degli ultimi 10 anni, è prevista l’imposta “a forfait” di 100 mila euro all’anno per 15 anni sui redditi prodotti all’estero. Per i suoi familiari il forfait scende a 25 mila euro all’anno. Il nuovo regime fiscale attrae i grandi calciatori, per loro il grosso degli introiti deriva dai diritti d’immagine. Cosa fanno? Aprono società in paradisi fiscali e ricevono i guadagni e sono tassati lì dove risiede la società. Ma queste pratiche creano problemi! Spesso partono verifiche dello Stato di residenza.   Cristiano Ronaldo ultime notizie: la condanna di CR7 La condanna di Ronaldo in Spagna ha previsto 2 anni con la condizionale, per aver evaso 14,7 milioni di euro. Grazie al nuovo regime, Cristiano Ronaldo pagherà solo 100 mila euro di tasse per tutti i redditi esteri, ovvero, quelli di immagine. I dati ci dicono che nel 2017, con le sole sponsorizzazioni, Cristiano Ronaldo ha guadagnato 54 milioni di euro e che il suo patrimonio si aggira tra i 230 e i 290 milioni di euro. Inoltre, Cristiano Ronaldo ha stipulato con la Juventus, un contratto di 31 milioni di euro all’anno, mentre per la sponsorizzazione Nike ha percepito 24 milioni di euro all’anno. Insomma, solo nel 2017 ha guadagnato 93 milioni di dollari in tutto. L’opinione pubblica, al riguardo, è spaccata in due: per molti, tutto questo, è elusione legalizzata, per altri un’opportunità per far arrivare grandi campioni.

PREZZO BALLE DI FIENO E I GIOVANI CONTADINI
PREZZO BALLE DI FIENO E I GIOVANI CONTADINI
PREZZO BALLE DI FIENO E I GIOVANI CONTADINI ...

Antonio Di Pietro ci dà un suo punto di vista sulla tematica prezzo balle di fieno e fondi europei. Ci dice «Se si vuole davvero permettere ai giovani di ritornare nelle campagne e di vivere quest’esperienza anche dal punto di vista economico, finanziario, imprenditoriale, di lavoro, dobbiamo metterci in testa che nel nostro paese sono tante migliaia di piccole proprietà che possono essere competitive in quanto stanno in rete tra loro.» Ci racconta, inoltre, quel farebbe lui sulla questione del prezzo balle di fieno, fondi europei e sul miglioramento della qualità dell’attività: «Quindi io, fossi al governo, sovvenzionerei la Costituzione di cooperative agricole in modo che non ci sia bisogno di avere ognuno una mietitrebbia, ognuno un trattore e metterei in rete tutto questo. Diventiamo competitivi perché anche noi riusciamo ad abbattere i costi e ad avere un quantitativo di prodotto tale da essere qualitativo ed essere competitivo. »   Prezzo balla di fieno: Quanto costa una balla di fieno? Antonio Di Pietro ci dà delle risposte su quanto costa una balla di fieno, così: «Quando mi arriva un camion per prendermi dieci balle di fieno, la balla di fieno la vendo a 5 euro, a 10 euro, in Sicilia anche a 3 euro. Una balla di fieno da noi arriva a 15/20 euro a volte, quando il camion per venire e portarla dove la deve portare spende più di gasolio, più di affitto del camion e non lo riesci neanche a riempire il camion di balle di fieno.» Infine, Antonio Di Pietro, dopo averci dato delle dritte su quanto costa una  balla di fieno, sostiene che mettersi in rete è una decisione che frutta nel lungo periodo e abbasserebbe il prezzo balla di fieno. Conclude il suo discorso affermando: «La burocrazia da una parte, l’inesperienza dall’altra e la mancanza di assistenza a chi vuole accedere ai fondi europei ancora oggi permette che manco la metà dei fondi venga usata. Parliamo di fondi europei ma in realtà sono fondi italiani che abbiamo dato all’Europa e ce ne ridanno un po’. Le regioni al Nord riescono a utilizzarli ma le nostre regioni, soprattutto quelle del Sud, la maggior parte ha un residuo non utilizzato a fine anno »  

A NAPOLI LE AUTO SI FANNO A MANO
A NAPOLI LE AUTO SI FANNO A MANO
A NAPOLI LE AUTO SI FANNO A MANO

Si chiama Fabio Ferrante, è italianissimo, ma vive a New York. Professione designer. Stiamo parlando del “creatore” di una nuova supercar tutta made in Italy che ha spopolato al Salone di Ginevra 2019: si tratta di Puritalia Berlinetta, vettura costruita interamente a mano, dalle parti di Napoli. Ibrida, da 965 CV, un design che riporta alla mente le berlinese anni Sessanta. Sarà prodotta in soli 150 esemplari, con la possibilità di personalizzazione, dopodiché gli stampi saranno distrutto. È venduta al prezzo di partenza di 460 mila Euro. Sotto il cofano della Puritalia Berlinetta c’è il propulsore di derivazione Ford di 5.0 litri e 750 CV, coadiuvato da un motore elettrico da 215 CV. Il motore elettrico si alimenta tramite due batterie da 2,6 kWh l’una, ricaricabili anche da una presa elettrica. La trasmissione è robotizzata a 7 marce. Chi guida può scegliere fra quattro modalità, compresa la più estrema Corsa, che dà piena voce allo scarico in titanio e permette all’auto di raggiungere le prestazioni dichiarate, vale a dire lo scatto da 0 a 100 km/h in 2,7 secondi e la velocità massima (autolimitata) di 355 km/h. Fondata nel 2012 da Paolo Parente, un imprenditore nel campo dell'informatica, Puritalia Automobili è una piccola casa automobilistica di Napoli che realizza auto supersportive in piccola serie.  Fabio Ferrante è Chief Designer di Puritalia, laureato in Industrial Design al Politecnico di Torino, ha iniziato la sua carriera nel 2005 nel Centro Ricerche Design di FCA sotto la guida di Pietro Camardella.

GINNASTICA IN AUTO: ADDIO ALLA CERVICALE!
GINNASTICA IN AUTO: ADDIO ALLA CERVICALE!
GINNASTICA IN AUTO: ADDIO ALLA CERVICALE! ...

Si viaggia e ci si allena a bordo della nuova Suzuki Jimny con Lisa Marino, esperta di fitness e ginnastica in auto. Ecco come si può ottimizzare il tempo a bordo della propria automobile. Bastano davvero pochi minuti, per concedersi qualche momento di relax, che possa aiutare a decongestionare il tratto cervicale, particolarmente sollecitato quando si guida, sia in città, sia su tratti extraurbani. Ogni esercizio proposto deve essere eseguito a veicolo fermo. La prima delle tre sequenze proposte da Lisa riguarda il tratto cervicale. Impugnando il volante, è necessario spingere la colonna vertebrale verso il sedile e una volta ottenuta la corretta postura, è possibile eseguire dei lenti movimenti del collo, abbassando il mento verso il petto per poi reclinare il capo. Questi movimenti vanno ripetuti 5 volte.   Ginnastica in auto: gli esercizi fai da te Il secondo esercizio di ginnastica in auto interessa la zona delle spalle. Con la stessa impugnatura del volante, della sequenza precedente, ruotare, per 5 volte, le spalle in senso orario e ripetere, per lo stesso numero di volte, lo stesso movimento ma in senso antiorario. Il terzo e ultimo esercizio coinvolge la zona cingolo, scapolo omerale. Secondo le indicazioni di Lisa Marino bisogna impugnare il poggiatesta del sedile, aprendo e chiudendo i gomiti per andare a decongestionare la zona interessata. Lisa Marino, responsabile area Fitness dello Sporting di Milano 3, ha utilizzato una Suzuki Jimny. Il restyling della “Suzukina”, giunta alla quarta generazione, è stata presentato, qualche mese fa, in occasione del Salone dell’Auto di Parigi. Sotto il cofano dell’esemplare in prova, si nasconde il motore 1.500 benzina da 102 CV, abbinato al sistema di trazione integrale 4WD AllGrip Pro con riduttore delle marce. Il prezzo d’attacco è di 22.500 Euro.

RIFÒ: IL CAPO ETICO E SOSTENIBILE MADE IN ITALY
RIFÒ: IL CAPO ETICO E SOSTENIBILE MADE IN ITALY
RIFÒ: IL CAPO ETICO E SOSTENIBILE MADE IN ITALY ...

Moda e sostenibilità: due concetti che, per natura, molto spesso non riescono ad andare a pari passo, ma se si incontrano possono dare vita a progetti straordinari. Rifò, il brand di Niccolò Cipriani, ha unito la temporaneità della moda alla durata nel tempo della sostenibilità e, facendoli interagire tra loro, ha dato vita ad un progetto che coniuga tradizione e innovazione. Che cos’è Rifò? Rifò è un brand di moda sostenibile che, ispirandosi alla tradizione delle fibre tessili della città di Prato, trasforma vecchi indumenti in una nuova fibra che viene utilizzata per fare un filato che utilizzato per confezionare accessori, maglioncini o altri tipi di prodotti. La produzione di Rifò è a Km 0, in questo modo riescono a valorizzare uno scarto o un rifiuto risparmiando acqua, prodotti chimici e coloranti, creando un prodotto rispettoso dell’ambiente. “Per me, Rifò, è stata un’occasione di combaciare vari interessi: il primo per la sostenibilità, il secondo di valorizzare la conoscenza, l’esperienza della mia città nel settore tessile e il terzo e di dare alla luce una professione, un’artigianalità che è sempre esistita nella mia città.” dice Niccolò Cipriani. Perché Rifò? Rifò in toscano significa, letteralmente, “rifaccio”. È il termine perfetto per definire il concetto di sostenibilità: rifò, rifaccio un vestito. Riprende l’origine del progetto e rifà un mestiere, quello del “cenciaiolo”, che stava sparendo sul territorio. Rifò, quindi, si basa su una tradizione e una conoscenza che esiste da molto tempo sul territorio di Prato. L’esperienza che vive nella città e che si tramanda, ha permesso al brand di creare velocemente e che le giuste tecniche un prodotto rigenerato ma con qualità. È importante coniugare tradizione e innovazione: con la prima si garantisce la qualità del prodotto, con la seconda, invece, si riesce a raggiungere un maggiore pubblico. Come funziona? I vecchi indumenti vengono selezionati per colore e qualità: gli abiti selezionati arrivano di seguito tra le mani dei cenciaioli, che prendono i capi, li selezionano e li sfilacciano, riportandoli allo stato di fibra. Come si riconosce un cenciaiolo? Semplice: ha sempre un accendino e una forbice in tasca. Con le forbici ritaglia il cencio e con l’accendino controlla che non ci sia del poliestere tra le fibre. Per diventare cenciaiolo ci vogliono dieci anni: è una questione di esperienza che viene maturata nel tempo. Un cenciaiolo con esperienza sa riconoscere subito la materia prima e sa distinguere tranquillamente il cachemire dal mohair, una capacità che si acquisisce solo con il tempo. Una professione, quella del cenciaiolo, che stava sparendo, ma ora i giovani si stanno riappassionando alla tradizione, tornando a farla. Rifò alla conquista del mondo La realtà di Rifò è sia online che in 75 negozi. Il mercato ha conquistato Paesi come Italia, Germania, Francia e Belgio, ma anche i Paesi extraeuropei come il Giappone e il Canada. Dopo due anni dall’utilizzo dei capi acquistati, questi possono essere resi all’azienda per poterli riciclare nuovamente. E i prezzi? Sono accessibili. Un esempio? Un maglioncino di cachemire di Rifò costa circa 99 euro: un prezzo molto competitivo, considerando il costo di maglioncini dello stesso materiale (non qualitativamente parlando) venduto dai grandi marchi di fast fashion.  

LA PLASTICA È LA MONETA DEL FUTURO?
LA PLASTICA È LA MONETA DEL FUTURO?
LA PLASTICA È LA MONETA DEL FUTURO?

L’uomo ha prodotto 8 trilioni di chili plastica e la maggior parte non sono ancora stati smaltiti. I canadesi David Katz e Shaun Frankson, tramite il loro progetto, hanno pensato di monetizzare i rifiuti, trasformandoli in valore di scambio. La Banca della Plastica non è quindi solo una lotta all'inquinamento ma anche alla povertà. Il valore complessivo di scambio di questa speciale moneta è di 4 trilioni di dollari e, come sostiene David Katz: “La plastica solidale della Plastic Bank è il bitcoin della terra”. Il riciclo e la rimozione della plastica, purtroppo, non stanno al passo con i 300 milioni di tonnellate prodotte e gli 8 milioni che ogni anno finiscono in mare. I paesi più colpiti da questo fenomeno arrivano dal sud del mondo, dove povertà e fame hanno la priorità rispetto alla tutela dell’ambiente. La Plastic Bank cerca di risolvere questo problema, invertendo la prospettiva: i rifiuti plastici vengono convertiti in moneta di scambio (4 cent al chilo), per l’acquisto di beni e di servizi. Dalle rette scolastiche al Wi-Fi, dai beni di prima necessità ai combustibili, Plastic Bank si presenta come il primo negozio dove si può comprare qualsiasi cosa utilizzando la plastica come bene di scambio. Un’iniziativa che permette di lottare contro la povertà, sfruttando il reinserimento della plastica nel ciclo produttivo. Lise Nasis è una raccoglitrice che, grazie al recupero della plastica, riesce a guadagnarsi da vivere. Raccoglie i rifiuti per strada, nelle attività e nei negozi. A fine giornata si reca alla Plastic Bank con il materiale raccolto che qui viene pesato e controllato e ottenendo il corrispettivo guadagnato sul suo conto online. La plastica raccolta, dopo essere stata smistata, viene privata di etichette e tappi e preparata per la spedizione e la vendita a fornitori di grandi marchi, come Marks e Spencer e la Henkel, che si impegnano nell’utilizzo di materiali riciclati. Il processo di Plastic Bank utilizza quindi una filosofia dell’economia circolare. Il sistema è retto da una piattaforma bancaria implementata con IBM che adotta la tecnologia blockchain a garanzia di sicurezza e autenticità. Il materiale si può depositare in Canada o in Germania e una famiglia può ritirare mattoni o traffico per cellulari in uno slum di Manila. Attiva ad Haiti, nelle Filippine e in Indonesia, la Banca della Plastica guarda adesso al Sud Africa, al Brasile, all’India e all’Etiopia. “Quello che ormai è noto qui è che la plastica solidale è denaro, una valuta globalmente riconoscibile e commerciabile che, quando usata, diminuisce la povertà e pulisce l’ambiente nello stesso tempo” dice David Katz. E se la plastica fosse veramente la criptovaluta del futuro?

A LONDRA IL SUPERMERCATO ECOSOSTENIBILE A RIFIUTI ZERO
A LONDRA IL SUPERMERCATO ECOSOSTENIBILE A RIFIUTI ZERO
A LONDRA IL SUPERMERCATO ECOSOSTENIBILE A ...

Bulk market è a Londra un supermercato ecosostenibile di riferimento. «Ho creato un supermercato a rifiuti zero perchè ne avevo bisogno, e alla fine è emerso che ne avevano bisogno molte persone» dice a Pop Economy Ingrid Caldironi, la fondatrice (brasiliana di origine italiana) di Bulk Market. Con Bulk market si ritorna indietro col tempo, non esistono imballaggi ma solo contenitori riutilizzabili. Infatti la plastica è esclusa, tranne quella riciclata e il motto è “zero-waste”, ovvero, nessun rifiuto e nessuno spreco. In questo supermercato ecostostenibile si possono acquistare beni alimentari e non, senza marca, e si paga solo il prodotto, mai la confezione. È necessario portare da casa propri contenitori, oppure comprarli direttamente lì in negozio. Il negozio ecosostenibile a Londra sostenuto dal crowdfunding Il negozio, anche grazie al successo di una campagna di crowdfunding, si è ora trasferito un una location permanente e più grande dopo il riscontro positivo del progetto pilota. Bulk market è sicuramente un ottimo esempio da seguire ed è anche la dimostrazione che si può vivere senza plastica e che dipende molto dalla volontà di ognuno. I dati ci dicono che in Inghilterra ogni persona produce 411 kg di rifiuti all’anno e che ogni contribuente paga 132 euro all’anno in tasse per la gestione dei rifiuti. A livello nazionale sono 4 miliardi di euro all’anno. Inoltre ogni anno il Regno Unito spende 680 milioni di euro per riciclare i propri rifiuti ma meno del 44% dei rifiuti viene riciclato. Dato positivo: le aziende a vocazione sociale nel Regno Unito sono 471 mila.

DYSON PURE COOL ME: LA SOLUZIONE ALL'INQUINAMENTO INDOOR
DYSON PURE COOL ME: LA SOLUZIONE ALL'INQUINAMENTO INDOOR
DYSON PURE COOL ME: LA SOLUZIONE ALL'INQUINAMENTO ...

Dyson Pure Cool Me Per rendere l’aria di casa più pulita, Dyson ha progettato Pure Cool Me. Presentato in occasione della Milano Design Week 2019, questo purificatore domestico, grazie all’utilizzo di un filtro d’avanguardia e uno strato di carbonio, può aspirare fino al 99,95% delle particelle inquinanti di dimensioni fino a 0,1 micron. Inoltre, si può impostarlo in modo che, ruotando da un lato all’altro della stanza, possa diffondere il flusso d'aria in un arco di 70˚. Dyson Pure Cool Me rimuove le polveri sottili e contrasta la diffusione nell'aria di agenti inquinanti  come i composti organici volatili, le sostanze come benzene e formaldeide, che sono rilasciate dal fumo di sigaretta, le vernici dei mobili e i detersivi. Coloro che soffrono di allergia al polline possono beneficiare di depuratori come questo, soprattutto nel periodo di fioritura delle piante. [IMG=/media/post/g5bar59/Dyson-Pure-Cool-Me.jpg|(descrizione)] Dyson Pure Cool Me: struttura e funzionamento Il nuovo Dyson Pure Cool Me è un purificatore/ventilatore d’aria in grado di adattarsi alle esigenze degli utenti in termini di praticità d’uso e design. Il flusso d’aria è infatti liberato dalla sfera che si trova in cima all’apparecchio e che può essere spostata manualmente, rilasciando così l’aria pulita nella direzione e nello spazio che si desidera. È la tecnologia Dyson Core Flow, grazie alla quale due getti d’aria ne creano uno unico regolabile manualmente: basta spostare la sfera in alto per farlo oscillare fino a 70 gradi. All'interno Dyson Pure Cool Me è resistente e solido: filtro, carboni attivi e strato HEPA in fibra di vetro durano fino a un anno. Ma la vera marcia in più di Dyson Pure Cool Me è il triplo sistema di filtraggio: Il filtro è in grado di catturare fino al 99,95% di particelle ultrafini (fino a 0,1 micron). I carboni attivi assorbono odori domestici e gas proteggendo gli ambienti.  Lo ionizzatore negativo elimina le sostanze nocive che sono state filtrate. Ma Dyson Pure Cool Me è anche IoT, vale a dire un elettrodomestico intelligente: Un display cambia colore, blu, verde o rosso, a seconda della qualità dell’aria.  Air Multiplier. Dyson Pure Cool Me si attiva subito se registra la presenza di sostanze nocive. È in grado di purificare una certa quantità d’aria stabilita nell’orario stabilito. IN questo modo il dispositivo può agire in una stanza più o meno grande. E il design? L’azienda non ha certo trascurato questo aspetto. Questi purificatori sono innanzitutto oggetti di arredamento. La casa produttrice ha cercato di porre in un unico oggetto un ventilatore, un termoventilatore e un purificatore.  Gli aspirapolvere Dyson Da molto tempo Dyson è entrata nelle case degli italiani con alcuni prodotti, come gli aspirapolvere. Ma qual è il segreto di questo successo? Tutto sta nella tecnologia inserita da James Dyson nei suoi elettrodomestici già nel 1978. Stiamo parlando della tecnologia ciclonica a che rende l’apparecchio più potente e aumenta le prestazioni dei filtri, che durano di più. Gli aspirapolvere Dyson non hanno bisogno di un sacchetto interno e, con l’inserimento di filtri aggiuntivi, questi modelli hanno aumentato le loro prestazioni arrivando a raccogliere anche polveri sottili, acari e sostanze allergeniche. La tecnologia ciclonica, poi adottata anche da altri marchi, è stata modifica nel tempo fino a raggiungere alti livelli di sviluppo che troviamo nei modelli più famosi. Vediamo quali sono.  Dyson V10 Absolute Questo modello è riuscito a risolvere un classico problema degli aspirapolvere senza filo: la scarsa durata della batteria (non oltre i 20/40 minuti). Dyson Cyclone V10 Absolute, più comunemente Dyson V10 Absolute, ha una batteria a 6 celle che dura fino a 60 minuti. James Dyson stesso ci presenta il modello nello spot di lancio. Dyson V10 Absolute è molto leggero, pesa solo 2,5 Kg, ed è un modello potentissimo. Il motore è 3 volte più resistente dell’acciaio, ma nello stesso tempo, è anche più leggero. I 14 cicloni concentrici del modello Dyson V10 Absolute producono una forza che arriva anche a 79.000 G (per intendersi sarebbe come percorrere più di 700 metri al secondo!). Ad ottimizzare le prestazioni c’è anche la forma dell’apparecchio: motore, serbatoio e tubo, a differenza di quanto avveniva in altri modelli, seguono una linea retta, aumentando così la capacità di aspirazione. A proposito di serbatoio, quello del modello V10 Absolute contiene fino a 0,54 litri di polvere. Dyson Cyclone V10 Absolute si presenta in 4 varianti: Dyson Cyclone V10 Motorhead: con spazzola utile sia per i pavimenti che per i tappeti. Il Dyson Cyclone V10 Fluffy ha, invece, una spazzola a rullo morbido, adatta a pavimenti duri (piastrelle o pietra). Il modello Dyson Cyclone V10 Animal, come suggerisce il nome stesso, è stato studiato per chi ha animali domestici che lasciano peli in giro per casa. Infine c’è il Dyson Cyclone V10 Absolute, che ha tutti gli accessori sopra indicati. Dyson V11: il più potente Dyson V11 Absolute è un prodotto di un certo livello: senza fili e sacchetto, il costo di questo prodotto può arrivare anche a 650 euro. Dyson V11 Absolute è simile al modello V10, nella forma, nelle dimensioni e nella scelta delle velocità. La vera novità di questo modello è il motore: più potente del 20% rispetto a quello precedente.  [IMG=/media/post/g5bar59/dyson-v11.jpg|(descrizione)] Dyson V11 Absolute: le novità del modello La modalità Auto: l’aspirapolvere autoregola la propria velocità e potenza. Attenzione però! Questa modalità subentra solo con la spazzola High Torque. Com’è possibile questo? All’interno di High Torque c’è un sensore che calcola la resistenza al contatto con la superfice e, di conseguenza, adegua automaticamente la propria velocità. Il display LCD informa l’utente sull’autonomia residua e lo fa in tempo reale. Dyson V11 Absolute ha una batteria che dura fino a 60 minuti.  Tra i vari accessori di Dyson V11 Absolute si distinguono quelli in blu, le parti che vanno pulite e/o lavate regolarmente, come il filtro HEPA, da quelli in rosso, ossia le parti che si possono premere o tirare. Con questo modello vengono date in dotazione due modelli di spazzole: High Torque, per tappeti epavimenti duri. Perfetta per aspirare piccoli detriti. Spazzola con Rullo Morbido per aspirare grandi detriti.  Unica pecca del modello è il peso, superiore rispetto a quello del modello V10: si parla di 3 kg contro i 2 kg. Dyson Airwrap Usciamo per un istante dal mondo degli aspirapolvere Dyson. Uno dei prodotti di maggiore successo di questa azienda è senza ombra di dubbio Dyson Airwrap. Non è una piastra e nemmeno un arricciacapelli ma si tratta piuttosto di uno styler. La tecnologia di Dyson Airwrap Questo strumento permette di cambiare il proprio stile, la propria capigliatura, senza rovinare il cuoio capelluto: com’è possibile? La tecnologia di questo strumento è ispirata al principio dell’aerodinamica detto “effetto Coanda” secondo cui l’aria spinta con una certa velocità e pressione, segue il contorno di una determinata area. Grazie al motore digitale V9,  piccolo, leggero ma in grado di superare le 100mila rivoluzioni al minuto, il V9 crea un getto d’aria calda ad alta velocità che permette ai capelli di avvolgersi intorno ad essoi. Tutto senza danneggiarli minimamente dato che il calore resta sempre basso: non più di 150° C. Airwrap è disponibile in tre modelli: Uno completo di tutte le spazzole. Uno con una spazzola lisciante per chi ha capelli sottili. Uno con due coni da 40 mm e la spazzola lisciante per le persone che hanno capelli crespi. Prima di usare Airwrap è necessario che i capelli non siano né bagnati né umini. Ecco perché  è disponibile, con questo styler, una “bocca asciugacapelli”. Inquinamento indoor  Il problema dell’inquinamento domestico è sottovalutato da molti sebbene coinvolga tutti noi.  Secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della Sanità, ogni essere umano passa il 90% del proprio tempo in ambienti chiusi dove, ci dice EPA (Environmental Protection Agency), l’aria è fino a cinque volte più inquinata rispetto a quella esterna.  Proprio in virtù del fatto che passiamo molto tempo all’interno di spazi chiusi, si parla di Indoor Generation. Infatti, sembra proprio che, al giorno d’oggi, ognuno di noi passi almeno 22 ore su 24 al chiuso e le conseguenze di questo possono essere pesanti. In Europa l’inquinamento indoor è responsabile del 4,6% delle morti fino ai 4 anni. Sono proprio loro a passare, in media, l’85% del loro tempo in ambienti chiusi.  Cerchiamo di andare a esaminare meglio questo fenomeno. Quando si parla Sbs “Sick Building Syndrom”, o sindrome da edificio malato, s'intende una serie di sintomi che si manifestano in chi trascorre troppo tempo all'interno di ambienti chiusi con una bassa qualità dell'aria. Altre volte si parla di Bri, “Building Related Illness”, per i sintomi che, invece, sono causati da sostanze irritanti negli edifici.  In genere pensiamo, fra tutti i luoghi frequentati quotidianamente, che quelli dove l’aria è più contaminata, siano la metropolitana o le stazioni. La realtà è diversa: è la casa il luogo più inquinato dalle polveri ultrafini. L'80% di esse si trova nell’ambiente domestico mentre nella scuola, le dosi medie si aggirano intorno al 20%.  Ancora una volta sono i più giovani ad essere a rischio: ogni giorno la quantità di polveri ultrafini nei luoghi chiusi da loro frequentati varia da 11mila a 30mila particelle per centimetro cubo. I dati dell'inquinamento indoor in Europa  80 milioni di cittadini vivono in case dove l’aria non è sana. Un terzo degli europei è affetto da asma e allergie che probabilmente causate anche dall’aria in caso. Il 28% dei cittadini europei esegue più volte i cambi d’aria durante una giornata. Inquinamento domestico in Italia Per le famiglie con figli piccoli il tema dell'inquinamento indoor è piuttosto importante. Ogni giorno respiriamo fino a 9.000 litri d’aria ma anche molti agenti inquinanti. Questo, purtroppo, avviene soprattutto negli ambienti interni. Il 43% degli italiani pensa che la stanza più inquinata della casa sia la cucina. Dopo vengono la camera da letto e il bagno. Strategie per limitare l’inquinamento in casa? Far prendere aria alla casa. Cambiare spesso biancheria. Non fumare in casa. La Società Italiana di Medicina Ambientale ha addirittura stilato un vademecum con le best practices da seguire per migliorare l’aria nei luoghi chiusi.  Quali sostanze inquinano di più? L'inquinamento indoor può essere causato da tre elementi: Umidità. Pulviscolo  Sostanze nocive che si trovano nei prodotti per la pulizia. Le sostanze pericolose:  Sostanze utilizzate su mobili ed elementi d'arredo, come vernici, collanti e solventi. Ma anche detersivi, cosmetici spray e insetticidi. Questi materiali sono nocivi perché rilasciano nell’aria sostanze come il Ammoniaca, Acetato di metilene, Formaldeide e Benzene. 

PAOLO GIULIODORI: DALL'UNIVERSITÀ PER DARE VOCE AI GIOVANI
PAOLO GIULIODORI: DALL'UNIVERSITÀ PER DARE VOCE AI GIOVANI
PAOLO GIULIODORI: DALL'UNIVERSITÀ PER DARE VOCE AI ...

“Sono entrato in politica per dare voce ai giovani. Io vengo dal mondo dell’accademia, dell’università e vedo quanto i giovani non riescano ad esprimersi e a poter portare avanti le proprie idee”. Queste le parole di Paolo Giuliodori, 30enne eletto alla Camera dei deputati con il Movimento Cinque Stelle ed entrato a far parte sia della Commissione Finanze della Camera che della Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria. Il giovane deputato ha un dottorato di ricerca in informatica e approfondisce il problema della cybersecurity. Un tema, questo, del quale si è discusso molto ultimamente a seguito della notizia relativa allo spyware Exodus, un software spia utilizzato tra il 2016 e il 2019 che, propagato erroneamente sul Play Store di Google (quindi disponibile e scaricabile da chiunque sul proprio smartphone) ha intercettato e rilevato i dati sensibili di almeno un migliaio di italiani. “Noi come cittadini prestati alla politica – dice il parlamentare pentastellato - dobbiamo spingere affinché ci sia un’informazione chiara su cos’è la cybersecurity e sui rischi legati all’informatica”. Intanto, proprio per garantire ai cittadini una maggiore sicurezza informatica, l’Europarlamento ha approvato il sistema di certificazione per la sicurezza informatica europea, il Cybersecurity Act. Il deputato M5S parla inoltre del problema della “fuga dei cervelli” dall’Italia, ricordando che, per favorire l’imprenditoria giovanile nel nostro Paese, sono stati messi 2 miliardi di euro nel fondo per le startup all’interno della Legge di Bilancio.

ADDIO DAREDEVIL 4, L'EROE CIECO FATTO FUORI DAL PALINSESTO
ADDIO DAREDEVIL 4, L'EROE CIECO FATTO FUORI DAL PALINSESTO
ADDIO DAREDEVIL 4, L'EROE CIECO FATTO FUORI DAL ...

Netflix abbandona Daredevil La decisione è ufficiale. Dopo la cancellazione di Iron Fist e Luke Cage, Netflix ha deciso di non trasmettere più la serie Daredevil, nonostante registri il quarto ascolto di sempre della piattaforma. All’origine di questa scelta sembra esserci non solo un rapporto, quello con la Marvel, sempre più esasperato, ma anche una ragione di mercato ben precisa: la Disney, che è proprietaria di Marvel, ha deciso di abbandonare Netflix per concentrarsi sul lancio del suo nuovo servizio di streaming, Disney +. Daredevil: fenomenologia di un eroe cieco Il protagonista della storia è Matt Murdock, ragazzino che perde la vista in uno scontro con un camion di isotopi radioattivi, vede i propri sensi acuirsi: riconosce chi mente solo ascoltandone il battito cardiaco e possiede un olfatto potentissimo. In più, grazie alle lezioni di arti marziali impartitegli da un vecchietto cieco, Stick, impara a svolazzare tra i grattacieli per salvare la città dalla Mafia russa, dalla Triade cinese e da Kingpin, un boss calvo che maciulla gli avversari a mani nude ma incespica nella timidezza quando si tratta d’invitare a cena una vivace gallerista d’arte. Nella serie di Daredevil, la terza, attualmente in programmazione, Kingpin riesce a fingersi pentito di giustizia e, corrompendo mezza Fbi, esce dal carcere. Poi si macchia di decine di omicidi per infangare il nome di Murdock fino a spingere un agente psicolabile a vestirsi da Daredevil per sputtanarlo davanti ai media. In tutto ciò l'eroe cieco, pestato a sangue, viene salvato in una chiesa, da una suora che gli rivela essere sua madre. Eppure, alla fine Daredevil vince ed evita l'omicidio del cattivo dimostrando la superiorità degli eroi sugli esseri abbietti. La sceneggiatura spettacolare di Dardevil rimane tra le migliori avventure narrative dei fumetti Marvel. La sua chiusura è un'imperdonabile cecità e per quanto riguarda il suo futuro, beh gli appassionati spettatori sono, per adesso, dantescamente condannati a brancolare nel buio (scusate le battute).

OCCUPIED, SE LA RUSSIA INVADE LA NORVEGIA: PERSONAGGI E TRAMA
OCCUPIED, SE LA RUSSIA INVADE LA NORVEGIA: PERSONAGGI E TRAMA
OCCUPIED, SE LA RUSSIA INVADE LA NORVEGIA: PERSONAGGI E ...

“Il potere del martello di Thor sarà in grado di salvarci più della grande crisi della storia dell’umanità?” Con la suddetta frase il primo ministro norvegese, Jesper Berge, annuncia l’apertura della prima fabbrica del torio. Energia pulita contro la chiusura definitiva delle esportazioni di petrolio e gas. La conseguenza è l’improvvisa invasione della Norvegia da parte della Russia: uno stormo di elicotteri da guerra che cominciano ad occupare piattaforme petrolifere e basi di estrazione del gas. Occupied è girata con rigore tutto nordico, usando caratteri molto studiati, che ruotano senza eccedere dal ruolo su una trama perfetta.   Occupied, i personaggi di una serie fantapolitica Occupied, serie televisiva norvegese di tipo trhiller-politico del 2015, presenta dei personaggi dai profili insoliti. C’è il presidente che viene rapito dai servizi russi su un elicottero e ripescato dalla guardia del corpo in mezzo alla neve nel sangue di un tizio che ha avuto la sfortuna di passare di lì per caso. C’è la guardia del corpo con moglie giudice, intuitiva dell’innaturale corso delle cose. Ci sono i membri del governo norvegese tormentati dal fatto di dichiarare guerra alla Russia o soggiacere, come se nulla fosse, agli ordini della Commissione europea. C’è il solito giornalista alla ricerca della verità, che sbatte il grugno contro eventi più grandi di lui e finisce ammazzato. C’è la moglie del giornalista che prima se la prende con i russi e poi aiuta i ribelli attentatori di “Norvegia libera”. Occupied è una bomba. La seconda serie, quando si arriva davvero ai ferri corti e alla fantapolitica mozzafiato (il bodyguard diventa capo dei servizi segreti, la portavoce amante del premier diventa premier) e nulla sembra davvero ciò che sembra, in questo caso è ancora meglio.  

THE PUNISHER,  LA SERIE TV DAL POTENTE FASCINO NOIR
THE PUNISHER, LA SERIE TV DAL POTENTE FASCINO NOIR
THE PUNISHER, LA SERIE TV DAL POTENTE FASCINO NOIR ...

Francesco Specchia ci offre un suo punto di vista con una recensione su The Punisher, che racconta di Frank Castle e la sua vita. Ci si chiede: cosa accadrebbe se The Punisher vivesse in Italia? Sarebbe un’ecatombe e la serie durerebbe molto più dei 13 episodi dell’originale. La recensione The Punisher narra di una storia che possiede un suo potente fascino. Il grande romanzo nero di questo marine pluridecorato in Vietnam vede uccidere sotto gli occhi la famiglia inavvertitamente finita tra mafia e CIA.   Recensione The Punisher: la trama e i personaggi La recensione The Punisher di Francesco Specchia racconta di Frank Castle che emerge da una vita anonima d’operaio, ammazza un gruppetto di colleghi che si scopre essere rapinatori per riscattare l’onore perduto in una missione omicida consumatasi anni prima in Afghanistan. Castle scopre che la CIA gli ha fatto compiere cose orribili a sua insaputa. Suo scopo vitale diventa mozzare di netto il vertice corrotto dell’Intelligence. E gli girano attorno una bella funzionaria governativa cui fanno fuori mezza squadra. Il simbolo della macerazione interiore è Micro, un super tecnico informatico che deve fingersi deceduto per evitare che facciano fuori anche lui. L’emblema della redenzione invece è Karen, la giornalista deputata a placare le coscienze dei supereroi già dai tempi di Daredevil. La recensione di The Punisher si conclude raccontando di una serie che parte lenta ma, come uno di quei vecchi bazooka di fabbricazione texana, si infiamma tra scene d’azione, intrighi, spie, slanci di bontà inaspettate. Il punitore è in grado di sgozzare un terrorista e subito dopo di giocare a football con un ragazzino impaurito dai bulli a scuola. Praticamente è un ispettore Gallaghan più cupo e specializzato nello sterminio. Roba da far commuovere l’elettorato repubblicano, Trump compreso.

LA CHINESE SUPER LEAGUE VOLA, NONOSTANTE LA LUXURY TAX
LA CHINESE SUPER LEAGUE VOLA, NONOSTANTE LA LUXURY TAX
LA CHINESE SUPER LEAGUE VOLA, NONOSTANTE LA ...

Il successo della Chinese Super League Da cinque anni il calcio in Cina è in crescita per popolarità e ricchezza, tanto da attrarre nella Chinese Super League giocatori europei e sudamericani. Il campionato di calcio cinese ha aumentato i suoi ricavi arrivando a 250 milioni soltanto per i diritti TV, comprati dal colosso cinese TI’ AO POWER per 1,1 miliardi di euro fino al 2020. Nel 2018 gli stadi hanno registrato una media d’ingressi di 25mila spettatori raggiungendo via TV oltre 100 milioni di spettatori.  Sicuramente uno dei tanti motivi che hanno portato gli spettatori di tutto il mondo ad avere l’attenzione indirizzata verso le partite disputate in Cina, sono gli acquisti che le squadre del continente hanno fatto nei campionati europei. Tra questi anche Marko Arnautovich, passato allo Shanghai Sipg per 25 milioni di euro. Nel corso di luglio le sedici squadre della Super League hanno avuto la possibilità di modificare le rose costruite fino a fine febbraio. In Cina sono andati anche diversi giocatori italiani come Graziano Pellè e Stephan El Shaarawy allo Shanghai Shenhua dalla Roma per 18 milioni e allenatori come Donadoni, tecnico dello Shenzen Lippi o Cannavaro, allenatore addirittura della Nazionale di calcio della Cina. China Luxury Tax Nel 2017 il governo cinese ha imposto la Luxury Tax secondo la quale i club che volevano comprare un giocatore straniero dal valore superiore ai 6 milioni di dollari, devono pagare una tassa pari all’entità del pagamento cosicché, alla fine, la squadra paga esattamente il doppio per ogni giocatore comprato. La regola, introdotta per favorire la crescita di giocatori cinesi, per valorizzare il vivaio di giovani del luogo in vista dei Mondiali 2050, ha ovviamente limitato le finestre di mercato anche se, non ci scordiamo che, proprio nel calciomercato estivo del 2019, sono arrivati grandi nomi come Bakambu, Paulinho, Modeste, Talisca e Hamsik. Tra i trasferimenti più costosi che hanno portato molti stranieri a giocare in Cina c’è pure il venezuelano Salomon Rondon, preso dal Dalian Yifang che lo ha pagando 18 milioni al West Bromwich, e l'ex Sampdoria Fernando, acquistato dal Beijing Guoan per 15 milioni , 5,4 per il prestito e 9,6 per il riscatto obbligatorio nel 2020).

CALCIOMERCATO 2019: I COLPI PIÙ COSTOSI FATTI IN SERIE A
CALCIOMERCATO 2019: I COLPI PIÙ COSTOSI FATTI IN SERIE A
CALCIOMERCATO 2019: I COLPI PIÙ COSTOSI FATTI IN SERIE A ...

Non solo cifre da capogiro per i trasferimenti nel calciomercato europeo, ma anche, e soprattutto, in quello italiano. La sessione estiva in Serie A, durata due mesi, dal 1° luglio al 2 settembre, ha visto le squadre coinvolte spendere complessivamente più di 1.1 miliardi di euro. Juventus, Napoli ed Inter le protagoniste del mercato. Ma chi è stato veramente a spendere di più? Ecco la Top 10 dei giocatori più pagati dell'estate italiana: Ultimo posto della classifica per Valentino Lazaro: il difensore 23enne dell’Hertha Berlino è passato all’Inter per 22 milioni. Penultima postazione per Alex Meret: il portiere è passato dalla Spal al Napoli per 22 milioni. Ottavo posto per Pau Lopez: il portiere che ha 24 anni è stato ceduto dal Betis Siviglia alla Roma per 23,5 milioni di euro. Franck Kessié, riscattato dal Milan per 24 milioni, dopo le ultime due stagioni giocate nell’Atalanta. Rafael Leão, attaccante del Lille che è stato comprato dal Milan per 25 milioni. Al quinto posto c’è Cristian Romero, difensore che la Juventus ha comprato dal Genoa per 26 milioni di euro. Al quarto posto c’è Kōstas Manolas che è passato dalla Roma al Napoli per 36 milioni di euro. Sul gradino più basso del podio troviamo sempre il Napoli che ha comprato dal PSV Hirving Lozano spendendo ben 38 milioni di euro. Medaglia d’argento per l’Inter che ha per Lukaku, attaccante del Manchester United, la bellezza di 65 milioni di euro, diventando così il giocatore più pagato nella storia del club nerazzurro.  Primo posto per la Juventus che ha speso 85,5 milioni di euro per l’olandese dell’Ajax De Ligt. 

CALCIOMERCATO ESTIVO 2019: I TRASFERIMENTI PIÙ COSTOSI
CALCIOMERCATO ESTIVO 2019: I TRASFERIMENTI PIÙ COSTOSI
CALCIOMERCATO ESTIVO 2019: I TRASFERIMENTI PIÙ COSTOSI ...

Calciomercato estivo 2019: la top 5 Premier League, Bundesliga e Liga, ecco i campionati che hanno speso di più nel calciomercato estivo 2019. Ma quali sono le cifre dei trasferimenti che hanno investito complessivamente oltre mezzo miliardo di euro? Ecco i cinque giocatori più pagati dei campionati europei, dal difensore dei record al nuovo talento del calcio portoghese. Quinto in classifica è il difensore francese Lucas Hernandez, campione del Mondo con la Francia 2018. L’ex Atletico Madrid è stato ceduto ai tedeschi del Bayern Monaco per 80 milioni di euro. Harry Maguire, difensore che il Manchester United ha acquistato dal Leicester City spendendo ben 87 milioni di euro. È la più alta cifra mai pagata per acquistare un difensore. Eden Hazard. Il Real Madrid ha dato 100 milioni al Chelsea per far approdare in Spagna il giocatore belga. Antoine Griezmann è passato dall’Atletico Madrid al Barcellona per 120 milioni di euro. Il Barca ha messo su di lui una clausola rescissoria di 800 milioni. Joao Felix è il giocatore più costoso di questo calciomercato. L’ex Benfica è stato acquistato dall’Atletico Madrid che ha sborsato 126 milioni di euro per portarselo a casa. Se volessimo stilare poi una top ten delle transazioni più impegnative di questo calciomercato estivo del 2019, quindi se procedessimo nel completare le posizioni mancanti, troveremmo: Romelu Lukaku: l’Inter ha pagato 65 milioni di euro il Manchester United per far approdare l’attaccante in nerazzurro. Rodri: il Manchester City se l’è aggiudicato pagando 70 milioni di euro l’Atletico Madrid. Frenkie de Jong: protagonista indiscusso della stagione dell’Ajax, il centrocampista è passato dalla squadra olandese al Barcellona per 75 milioni di euro. Mattijs de Ligt La Juventus ha acquistato il talento dell'Ajax classe '99 per 75 milioni di euro. Nicolas Pepé, che il Lille ha venduto all’Arsenal per 80 milioni di euro. L’ivoriano ha segnato 23 gol in 41 partite durante la scorsa stagione.

MOZZARELLA: TRADITIONAL ITALIAN FOOD MADE IN LONDON
MOZZARELLA: TRADITIONAL ITALIAN FOOD MADE IN LONDON
MOZZARELLA: TRADITIONAL ITALIAN FOOD MADE IN LONDON ...

Italian food…. A Londra: il richiamo delle tradizioni italiane Magari ti trovi a Londra. Sei uno dei tanti under 40 (15mila i giovani italiani under 40 che si sono trasferiti nel Regno Unito) che hanno deciso di spostarsi nella capitale inglese per studio o per lavoro. Il richiamo dell’Italia però è grande, soprattutto a tavola. D’altronde si sa che l’Italian Food. Hai deciso di partire ma non di abbandonare le tradizioni italiane. Nel tuo bagaglio hai messo sicuramente oltre giubbotti e felpe, perché si sa che a Londra fa freddo, sicuramente un salume o una mozzarella italiana. Alla ricerca del “Famous italian Food” La ricerca dell' “Italian Food London”, non è mai facile e soprattutto non mai economica! La pizza, gli spaghetti o la bistecca (solo per dirne alcuni) sono il cuore del Traditional Italian Food che puoi trovare a Londra, così come in molti altri Paesi del mondo ormai.  Sei andato a Londra con una valigia piena di sogni e aspettative, ma adesso sai che il costo della vita è molto alto. La ricerca del cibo italiano nella capitale inglese parte spesso dall’idea di voler trovare un ristorante italiano a Londra. Trovare un ristorante che garantisca del buon Italian Food in London, può rivelarsi una vera caccia al tesoro, una lotteria dal costo molto alto; ancora peggio se che hai pagato un prezzo esorbitante per gustare il Traditional Italian Food (spaghetti, pizza, salumi o formaggi) non è neanche lontanamente simile all’Italian Food come lo prepara la mamma o la nonna. L’Italian food London è senza ombra di dubbio uno dei trend più ricercati. Se sei un italiano trasferito a Londra o semplicemente un turista, quello che puoi fare è ricercare dove poter mangiare il “Best italian Food”. Una breve ricerca dei miglior ristorante italiano a Londra.  Scoprirai che ci sono, non solo ristoranti m anche Fast Food Italiani a Londra. Se ti trovassi però a vivere stabilmente in una casa a Londra, se tu avessi preso un Airbnb o dividessi una casa o una stanza con persone che come te hanno deciso di lasciare il loro Paese per venire lì, magari vorresti stupirli cucinando il famous italian food, insomma i tuoi piatti del cuore: lasagne, pasta, pizza, arancini ecc… Famous Italian food: Il meglio del cibo italiano all’estero Lo sappiamo. L’Italia ha un patrimonio enogastronomico immenso. Il nostro paese conta infatti 821 tra prodotti DOP (Denominazione di Origine Protetta) e Igp (Indicazione Geografica Protetta), senza contare più di 5mila specialità locali. Prodotti agroalimentari Italiani, che entrano a far parte dell’esercito del Traditional Italian Food all’estero.  Un recente sondaggio dell’agenzia Klaus Davi & Co, ha individuato i 10 prodotti italiani che più sono amati fuori dal nostro Paese.  ‘Nduja e Pesto. Prodotti della tradizione calabrese e genovese La Piadina Romagnola, che ha fatto innamorare di sé i tanti tedeschi e russi che affollano la riviera durante i mesi estivi Mozzarella di Bufala, piatto forte italiano secondo americani e inglesi Tartufo bianco d’Albamolto alto è particolarmente amato dai cinesi ricchi Bistecca Fiorentina, piatto molto amato da inglesi e nordeuropei Speck del Trentino-Alto Adige, amato un po' da tutti Gambero rosso di Mazara, del quale vanno atti sia sudamericani che olandesi Lenticchie di Castelluccio Bottarga di muggine della Sardegna amata dai russi Pane di Altamura adorato dagli scandinavi. Se il successo di pasta e salumi ci appare quasi scontato, un dato interessante è legato all’export dei formaggi: Parmigiano Reggiano, Grana, Pecorino e Mozzarella sono sempre più richiesti in Francia e Stati Uniti ma anche Germania, Regno Unito, Giappone e Spagna. Secondo alcuni dati recenti l'esxport lattiero-caseario garantisce un fatturato di 2,4 miliardi di vendite estere. Mozzarella di bufala: the authentic italian mozzarella cheese  Il Regno Unito vanta 700.000 varietà di formaggi fra cui 12 a denominazione protetta. Nel 2018 il formaggio italiano ha aumentato le sue esportazioni dell’8% rispetto al 2017. È difficile però competere con la vera Mozzarella italiana, come la Mozzarella di bufala.  Abbiamo parlato prima di dell’export dei formaggi (come l’export della mozzarella di bufala). Se quindi ti trovi a Londra e vuoi gustarti il meglio delle tradizioni italiane, puoi fare una breve ricerca digitando: italian food near me oppure Italian food in UK. Ti troverai davanti più di un negozio prodotti italiani a Londra.  Sono in tanti infatti gli imprenditori che hanno deciso di aprire attività per rispondere all’intento di chi ricerca “buy italian food” su internet. Se in te batte ancora un cuore italiano fatto di pasta al sugo e pizza, non puoi escluderti dalla ricerca della mozzarella, di quella vera. C'è solo un posto a Londra dove puoi trovare la vera mozzarella italiana... Mozzarella di Bufala a Londra, una mission (quasi) impossible: La Latteria Nel cuore della City c’è una realtà diversa. Un cuore di pasta filante, che non propina in maniera più o meno autentica, the real Italian Food. Un caseificio mozzarella di bufala, nel cuore della City. È la storia di Simona Di Vietri e della sua Latteria.   Simona è un’imprenditrice che ha deciso di abbandonare il mondo della finanza a Londra per aprire un Caseificio. Come tante altre, anche quella di Simona è un’azienda italiana a Londra.  Quello che rende però unica la realtà de La Latteria è la capacità di riportare in U.K. quella che gli inglesi chiamano Mozzarella Cheese (e sì, capisco che questo termine possa causare colpi al cuore), insomma la vera Mozzarella di Bufala a Londra.  Non semplicemente un negozio prodotti italiani a Londra ma un pezzo dell’Italia gastronomica nella City. Cresciuta in Basilicata, Simona, ricorda di essere diventata grande tra i piccoli produttori di formaggio della sua regione, che producevano e le consegnavano sul momento i prodotti del caseificio. È per questo che la filosofia alla base del caseificio di Simona è proprio quella di non far passare più di 8 ore dalla produzione della mozzarella al consumo/vendita.  In questo modo la scommessa di Simona è stata più che vincente e capace di trasformare l’Italian Food in London, in uno scrigno nel quale viene prodotta la vera Mozzarella di Bufala Italiana, un angolo d’Italia a Londra.

IL VINTAGE VA ONLINE CON LE CASE D’ASTA
IL VINTAGE VA ONLINE CON LE CASE D’ASTA
IL VINTAGE VA ONLINE CON LE CASE D’ASTA ...

Le Case d'Asta e il vintage online Uno dei trend più diffusi nella moda, dall'abbigliamento all’arredamento, è senza ombra di dubbio quello del vintage. Capi “rispolverati” da un passato anche di trenta o quaranta anni prima o elementi d’arredo unici che ritornano alla luce assumendo un gusto tutto nuovo, retrò e affascinante: il vintage è sempre più richiesto sul mercato. Quello del vintage è un fenomeno nato “ufficialmente” negli anni '80 in Francia ed Inghilterra. Ed è proprio in U.K. che sono nate le prime Case d'Asta come Sotheby's e Christie's, le più grandi al mondo, che si sono occupate della compravendita di abiti ed elementi d’arredo in stile vintage: pezzi firmati e originali diventati splendidi oggetti da collezione per gli appassionati del settore. Col tempo intere collezioni sono state messe all'asta: Christie's nel 2014 ha venduto l'intero guardaroba appartenuto a Elsa Schiaparelli e quello di Audrey Hepburn nel 2017. Le Case d’Asta italiane e il vintage In Italia tra le Case d'Asta che si occupano del vintage ci sono Il Ponte Casa D’Aste, Maison Bibelot di Firenze o Finarte di Milano. Proprio quest’ultima nel 2019 ha fatturato oltre 1 mln di euro, con un'asta di 80 borse firmate Hermès. Il mercato vintage è sicuramente molto appetibile: molti accessori vengono venduti infatti a partire da 100/120 euro e il pubblico, composto soprattutto da persone fra i 30 e 40 anni, sembra rispondere positivamente. A parlarci delle Case d’Asta che si occupano del vintage è Cristiana Gani, esperta di vintage per Il Ponte Casa d’Aste: “Siamo stati la prima casa d’asta a proporre il vintage in Italia. Il negozio ha dei prezzi molto più alti mentre la casa d’asta ha prezzi più abbordabili che hanno sempre una garanzia. Tra i clienti ci sono sia i musei che i privati ma, grazie all’online, possiamo raggiungere Paesi come Francia, Inghilterra e addirittura Giappone e Australia”.

SPOTIFY SVELA I PROPRI BILANCI
SPOTIFY SVELA I PROPRI BILANCI
SPOTIFY SVELA I PROPRI BILANCI

Mese importante per Spotify, perchè rende pubblici i suoi profitti. È la prima volta che un’azienda di streaming fa questo tipo di dichiarazione. Questa decisione è stata fatta dall’azienda a causa di una riduzione fiscale, relativa alle sue quote della Tencent Music, che gli hanno permesso di essere più trasparente. I dati sono aggiornati alla fine del mese di settembre 2018 e mostrano un totale di 191 milioni di user attivi mensilmente (MAU) con un aumento del 28%. I guadagni di Spotify arrivano alla cifra di circa di 1 miliardo di euro, con un incremento del 31% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Se non si calcolasse la perdita dovuta al tasso di cambio in crescita all’estero, l’azienda avrebbe potuto raggiungere un aumento del 33%. Gli incassi di Spotify Premium ammontano a circa un miliardo nel terzo trimestre. In aumento del 31% rispetto all’anno precedente. I profitti di Spotify, le spese e i costi medi Il totale delle spese operative di Spotify è di 348 milioni, con una perdita di 6 milioni di euro nel 2018. La perdita totale operativa è di 291 milioni. Il costo medio per ogni utente è di 4,73 euro, il che rappresenta un -6% rispetto l’anno scorso, ma un aumento del 12% rispetto al trimestre precedente. I profitti di Spotify sono del 25,3% a settembre 2018, in aumento rispetto al 22 dell’anno precedente. Ma si calcola una leggera diminuzione rispetto al trimestre aprile e giugno. Spotify è stata in grado di ottenere queste entrate puntando su tagli ai costi di marketing e ricerca e sviluppo, permettendo di salvare più di 300 milioni. Nonostante il guadagno diretto dalla rete sia di 43 milioni di euro, è un importante guadagno per le aziende che si affidavano agli spazi pubblicitari per incrementare le entrate.

LA VERTIGINOSA CRESCITA DI SPOTIFY
LA VERTIGINOSA CRESCITA DI SPOTIFY
LA VERTIGINOSA CRESCITA DI SPOTIFY

Se la vostra domanda è “Quanti utenti ha raggiunto Spotify?”, ecco rivelato il numero dei suoi iscritti, raggiunto nel trimestre luglio-settembre 2018: la compagnia conferma di aver raggiunto una base di 87 milioni di iscritti alla fine di settembre. Questo significa che l’azienda ha aumentato i propri iscritti di 4 milioni in poco più di tre mesi, sfruttando il crescente mercato per la musica on demand. Nonostante la crescita sia impressionante, è in calo nella curva di crescita del 2018 e nonostante Spotify abbia adottato alcune promozioni molto aggressive di recente. Da pochi mesi infatti è possibile accedere gratuitamente in alcuni stati, tra cui Australia, Inghilterra e Stati Uniti, alla versione premium per un periodo di prova di 60 giorni. Nel trimestre luglio-settembre Spotify ha visto una crescita di 1,33 milioni di iscritti al mese, mentre nei tre mesi precedenti la cifra era il doppio: 2,67 milioni al mese, per un totale di 8 milioni. Aumento iscritti Spotify in linea con le previsioni dell’azienda La cifra degli utenti iscritti a Spotify è comunque in linea con le direttive dell’azienda che aveva previsto di arrivare alla fine del terzo trimestre, con un numero di iscritti tra 85 e 87 milioni. Alla fine del 2017 Spotify aveva 71 milioni di iscritti, aumentando nel 2018 il proprio pubblico in media di 1,77 milioni al mese. Questo riflette l’aumento generale degli ascolti musicali su servizi di streaming che è aumentato del 50,2% nel 2018 rispetto all’anno precedente. Nel 2017 gli streaming totali sono stati 321 miliardi, mentre da gennaio ad ora il numero ha già superato i 482 miliardi di passaggi. Solo questa settimana c’è stato un incremento degli ascolti rispetto alla precedente dello 0,9% e del 43% rispetto alla stessa settimana dello scarso anno. Crolla invece la vendita di musica online diminuita del 2% rispetto alla settimana scorsa e del 26,9% rispetto alla stessa settimana dello scorso anno. Ecco tutti i numeri che ci dicono quanti utenti ha raggiunto Spotify e cosa si prevede per il futuro.

BREXIT: COME CAMBIERÀ LA CUCINA DEGLI INGLESI?
BREXIT: COME CAMBIERÀ LA CUCINA DEGLI INGLESI?
BREXIT: COME CAMBIERÀ LA CUCINA DEGLI INGLESI? ...

La Brexit e gli spaghetti alla bolognese Come può cambiare la cucina degli inglesi con la Brexit? La chiusura dei confini commerciali nazionali certamente porterebbe a uno squilibrio dell’attuale import export. Il risultato probabilmente sarebbe che per preparare degli spaghetti alla Bolognese sarebbe molto difficile trovare della passata di pomodoro e quasi impossibile reperire alcuni odori indispensabili. Di contro la Gran Bretagna si ritroverebbe con un surplus di pesce, che inevitabilmente tutti i cuochi in U.K. dovrebbero utilizzare in maniera assidua in cucina. Ce lo spiega, dalla cucina di casa sua Andrew Hunter Murray. Secondo l'analisi di Coldiretti nel regno Unito si sta diffondendo sempre di più la paura di dazi e ritardi doganali nel caso si adottasse l’opzione “No Deal” Brexit in autunno. La Gran Bretagna, infatti, produce la metà del cibo che consuma ma il resto viene importato dall'Unione Europea, per il 30%, dalle Americhe per l’8%, dall'Africa, 4%, dall'Asia 4%. Anche l'Italia ha importanti relazioni con l'U.K. soprattutto nel settore agroalimentare. Nel 2018 il nostro Paese ha rifornito la Gran Bretagna per 3,4 miliardi di euro di prodotti infatti il Regno Unito è il nostro quarto partner commerciale. Al primo posto tra i prodotti esportati c’è il vino, che con 827 milioni di euro e al secondo l'ortofrutta con 234 milioni. Molto importante anche il ruolo di pasta, formaggi e l'olio d'oliva. La preoccupazione per il “No deal” è tanta e tale che è stato redatto un rapporto "Operation Yellowhammer", che lascia intravedere un futuro a dir poco apocalittico per la Gran Bretagna. La paura per la scarsità di generi alimentari, medicinali, carburante ha già spinto un quarto dei cittadini inglesi di età fra i 18 e i 34 anni ha precauzioni per evitare di avere fame. I nuovi accordi doganali, infatti, potrebbero comportare ritardi di ore o giorni per il transito delle merci.

GLI ASSISTENTI ALLA POLTRONA: I RISCHI DI UN MESTIERE
GLI ASSISTENTI ALLA POLTRONA: I RISCHI DI UN MESTIERE
GLI ASSISTENTI ALLA POLTRONA: I RISCHI DI UN ...

Ritorna Lenny Carl con i suoi studi e consigli su argomentazioni sempre varie e illuminanti. Stavolta ci parla della condizione di salute degli assistenti alla poltrona. Prima di tutto, precisiamo cosa faccia l’assistente alla poltrona: è una figura professionale paramedica che opera all’interno di uno studio dentistico e unisce assistenza operativa a mansioni di segreteria amministrativa. L’assistente di poltrona è quindi la prima persona con cui un cliente si interfaccia quando si rivolge ad uno studio odontoiatrico e la stessa persona che prepara la postazione di lavoro, materiali e strumenti compresi. Ma torniamo a Lenny, cos’ha scoperto stavolta per noi?   Gli assistenti alla poltrona: rischi e buone notizie Basandosi su ciò che è emerso da un importante studio, Lenny ci dice che esiste una forte incidenza di infertilità ed aborti nelle assistenti dentali alla poltrona. Questo studio ha coinvolto migliaia di assistenti dentali californiane e pare che i disturbi alla salute siano dovute alle continue inalazioni di mercurio durante le fasi di lavorazione e di estrazione delle vecchie otturazioni dentali, senza le dovute precauzioni e protezioni al lavoro. Ma, allo stesso tempo, Lenny ci dà notizie che rincuorano, emerse da un nuovo studio pubblicato su una rivista tedesca. Quest’ultimo ci dice che il consumo giornaliero di pectina da agrume modificato insieme all’alginato di alga kelp possono, in un’importante percentuale, eliminare il mercurio dall’organismo che si è bio-accumulato nel tempo, senza intaccare ed eliminare i sali minerali essenziali e soprattutto senza effetti collaterali. È un’ottima scoperta che farà bene agli assistenti alla poltrona, i quali adesso potranno lavorare più sani e leggeri.  

SANREMO 2019: IL GIUDIZIO TAGLIENTE DI RED RONNIE
SANREMO 2019: IL GIUDIZIO TAGLIENTE DI RED RONNIE
SANREMO 2019: IL GIUDIZIO TAGLIENTE DI RED RONNIE ...

Sanremo 2019 è un pot-pourri secondo Red Ronnie: dalla canzone d'autore alla musica indie, dalla classica canzone italiana alla trap. Genere, il trap, che dovrebbe sparire, sostiene Red Ronnie, che si occupa di giovani e musica dagli anni '80 e che racconta cosa significhi per un millennial vivere di musica oggi. Il Festival quest’anno ha voluto attirare gruppi diversi, dai più adulti ai più giovani. Tentativo, secondo Red Ronnie, mal riuscito. Quest’ultimo fa inoltre una riflessione sulla situazione attuale dei giovani artisti che desiderano immettersi nel mondo musicale. Secondo Red Ronnie il Festival di Sanremo è una passerella dove si espone la mercanzia, soprattutto il Sanremo di quest’anno. L’opinione di Red Ronnie su Sanremo 2019 Secondo Red Ronnie il Festival di Sanremo è una passerella dove si espone la mercanzia, soprattutto il Sanremo di quest’anno. È nel 1983 che Red Ronnie diventa conduttore televisivo e si occupa di musica. La sua opinione è quindi ponderata e ci racconta di un personaggio che possiede un’ampia conoscenza su tale tematica. Ha portato nei suoi programmi molti artisti underground che apparivano solo su riviste e radio specializzate. Negli anni successivi Red Ronnie si occupa di un progetto, una web TV: Roxy Bar TV. Tramite questo programma mette in evidenza sue esperienze legate al mondo musicale, come interviste a grandi personaggi della musica. Servizio della nostra inviata a Sanremo Fausta Sbisà.

SANREMO 2019: IL FESTIVAL PIÙ SOCIAL DI SEMPRE
SANREMO 2019: IL FESTIVAL PIÙ SOCIAL DI SEMPRE
SANREMO 2019: IL FESTIVAL PIÙ SOCIAL DI SEMPRE ...

Se gli ascolti del Festival di Sanremo 2019 sono in calo, è in costante aumento l’interazione social, il cosiddetto “secondo schermo”, fenomeno iniziato col botto fin dalla prima serata, che ha contato 2,8 milioni di interazioni. Il Festival ha favorito l’interazione social attivando una social room insediata al Forte Santa Tecla a cura di Annie Mazzola e la redazione di UnoMattina che ha presidiato i principali social network, quali Facebook, Twitter e Instagram, con contenuti sempre nuovi e aggiornati: dirette Facebook, interviste, preview e chicce degli artisti. Sanremo 2019 e il social più utilizzato dagli spettatori È Instagram il social network più utilizzato per l’interazioni dagli spettatori del Festival. Ha generato la percentuale più alta di interazioni (il 54%), seguito da Twitter con il 31% e infine da Facebook con il 15%. L’hashtag è stato mezionato 161 mila volte. L’engangment raggiunto tramite le interazioni social dal Festival di Sanremo 2019 è pari all’815,8 mila. Invece, il picco delle interazioni è stato registrato da Twitter alle ore 01:29, quando è stato proclamato il vincitore Mahmood. I dati ci dicono, inoltre, che il Festival è stato l’evento televisivo più seguito in diretta streaming su RaiPlay, escludendo quelli sportivi. Che dire?! Sanremo 2019 ha stupito su vari fronti e si è affermato senz’altro come il Festival più social di sempre.

MILANO FASHION WEEK: BOOM DEGLI AFFITTI BREVI
MILANO FASHION WEEK: BOOM DEGLI AFFITTI BREVI
MILANO FASHION WEEK: BOOM DEGLI AFFITTI BREVI ...

È entrata nel vivo la Milano Fashion Week, la settimana della moda di Milano che si è aperta con il debutto in passerella di Benetton, storico marchio trevigiano e diventa sempre di più un hub internazionale, in grado di attrarre in città stilisti, giornalisti da 5 continenti, creativi, buyer, e addetti ai lavori. Un mare di persone e di denaro se si calcola che 1/5 del pil della Lombardia proviene dalle 4 settimane della moda che in gennaio, febbraio, giugno e settembre animano Milano e provincia. Persone che oltre che utilizzare i tradizionali canali di ospitalità come Hotel, B&B e pensioni, si affidano sempre più spesso a nuove soluzioni di alloggio, come l’utilizzo di app, quali Airbnb, per l’affitto breve di appartamenti. Secondo una stima del portale di appartamenti americano Airbnb, leader mondiale nel settore, nella settimana 19-25 febbraio l’80% degli alloggi sarà occupato e si prevedono 80mila arrivi, segnando un significativo più 4,2% rispetto all’anno precedente. MFW 2019: chi ha preferito la formula dell’affitto breve? Il picco delle presenze alla Milano Fashion Week, con oltre 10 mila persone in arrivo in città, è previsto per la giornata di venerdì che vede in passerella nomi come Bottega veneta, Max Mara e Versace e apre le porte al gran finale con giganti come Armani, Dolce&Gabbana, Salvatore Ferragamo e Missoni. L’80% delle persone che ha preso in affitto un alloggio proviene dall’estero, con una quota importante di USA (11%), seguita da francesi (9%), inglesi (7%), tedeschi (6%) e spagnoli (4%). A preferire la formula dell’affitto breve, piccoli gruppi di persone, dai 2 ai 3, che si fermano in città con una permanenza media dai 3 ai 5 giorni. L’indotto turistico durante la MFW ammonta a circa 20 milioni di euro e coinvolge circa 25 mila imprese con 128 mila addetti, di cui il 64% tra alloggio e ristorazione, 22% nello shopping, il 14% nei servizi business e trasporti e 1% nel settore cultura e tempo libero, per un totale di 160 milioni di ricavi nella sei giorni della manifestazione.

TOMO: AMICA DEI GIOVANI
TOMO: AMICA DEI GIOVANI
TOMO: AMICA DEI GIOVANI

anteprima mondiale per l’Istituto Europeo di Design che torna al Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra per presentare Tomo, la concept car elettrica realizzata in collaborazione con Honda Design. Tomo è il risultato del progetto di tesi sviluppato dai tredici studenti del Master biennale in Transportation Design IED Torino, sede del network che attrae giovani da tutto il mondo e li forma per diventare i designer del prossimo futuro. Proprio come avviene all’interno di un design centre automotive, la Casa giapponese ha chiesto agli studenti di lavorare su un brief, Honda next “fun” driving, con l’obiettivo di disegnare quello che secondo loro dovrebbe essere il mezzo di trasporto ideale per i giovani da qui a sei anni. Dopo una lunga fase di ricerca intorno a valori chiave come amicizia, divertimento alla guida e rispetto per l’ambiente, e dopo mesi di progettazione, è nata l’idea di Tomo, una concept car elettrica a metà strada fra uno smart device e un mobility tool, in grado di unire in un unico abitacolo le esigenze del divertimento nel tempo libero fuori dalla città con quelle lavorative all’interno dello scenario urbano. Un veicolo di questo tipo, pensato per essere un fedele compagno del proprio user e in grado di adattarsi ai suoi desideri e alle sue esigenze, non poteva che chiamarsi Tomo, parola che in giapponese significa proprio amico, a sottolineare l’immagine di un mezzo di trasporto che racchiude in sé tutto ciò di cui l’utente ha bisogno nella vita di tutti i giorni, dentro e fuori dalla città. Il design di TOMO (lunghezza 3997mm – larghezza 1893mm – altezza 1556mm – interasse 2690mm) nasce da un’analisi di ricerca orientata al prodotto, alla sua funzionalità e a un immaginario giovane. In Tomo le tradizionali barriere fra esterno e interno di un veicolo esistono fisicamente ma sono superate concettualmente: la volumetria da coupé e le funzionalità da mini pick-up sono infatti “mascherate” da un aspetto esteriore fashion e young urban. L’interno è dunque concepito per offrire esperienze in linea con l’impostazione easy and friendly degli schermi, del volante e del sistema head-up sul windscreen. L’esterno è a sua volta plasmato su queste funzionalità, divenendo quasi un wearable device empatico e identitario dello user, adattandosi all’occorrenza allo scenario urban e a quello country. Tomo è stata progettata per un nuovo segmento di mercato in cui non è l’età anagrafica che conta. Mira a intercettare l’interesse delle nuove generazioni: quelle che sempre più spesso svolgono un mestiere non tradizionale; quelle che vogliono vivere in modo più divertente e più utile il veicolo; quelle che considerano il rispetto per l'ambiente, l'ecologia e la sostenibilità valori fondamentali attorno a cui costruire il proprio futuro.

SALONE DI GINEVRA: IL RISCATTO DELL'AUTO ITALIANA
SALONE DI GINEVRA: IL RISCATTO DELL'AUTO ITALIANA
SALONE DI GINEVRA: IL RISCATTO DELL'AUTO ITALIANA ...

Novità Salone di Ginevra: passione auto italiane Le novità al Salone di Ginevra sono molte, ma oggi è il turno delle case automobilistiche italiane, in grado ancora di stupire in questa edizione del 2019 presentando la nuova auto made in Italy. Le più famose case automobilistiche italiane hanno deciso per il Salone dell’auto di Ginevra di puntare su due obiettivi: motori elettrici e auto ibride. Le novità del Salone di Ginevra sono sicuramente loro: i nuovi modelli presentati da F.I.A.T., Alfa Romeo e Ferrari. Nuove auto FIAT 2019: FIAT Concept Centoventi La casa automobilistica italiana per eccellenza, FIAT festeggia i 120 anni di età, e ha deciso di rilanciarsi alla grande presentando FIAT concept centoventi, la city car elettrica del futuro. Un concept car che racchiude un po’ in sé la filosofia e la visione del marchio italiano per il prossimo futuro. I nuovi modelli FIAT 2019 puntano esclusivamente su motori elettrici.  Fiat Concept 120 è infatti l’auto elettrica italiana per eccellenza: dal pacco batterie che si consente di estendere il range da 100 a 500 km. Una nuova city car elettrica, Concept Centoventi apre ad una reinvenzione personalizzabile della Panda. La Centoventi è pensata infatti per essere altamente personalizzabile e aggiornabile. Il cliente potrà scegliere gli equipaggiamenti interni, gli accessori e adattare gli spazi in base alle necessità. Una vettura “democratica”, per tutti, come fu, nel 1957 per la Fiat 500. Sarà offerta in forma base con una batteria singola capace di garantire un’adeguata autonomia nei centri urbani ma i clienti possono aggiungere fino a tre batterie. Alfa Romeo 2020: il Suv Alfa Romeo compatto  Alfa Romeo fa un altro passo nella storia. La casa automobilistica italiana presenta Tonale, la vera novità Alfa romeo 2019 che prende il nome da uno dei passi delle alpi lombarde.  È l’Alfa Romeo suv compatta, per adesso ancora una concept. L’Ibrido Alfa Romeo infatti arriverà nella sua veste definitiva solo alla fine del 2020 e sarà disponibile anche con la motorizzazione ibrida plug-in. Per non appesantire troppo l'auto e non perdere le doti stradali tipiche, il sistema ibrido del nuovo SUV Alfa Romeo dovrà essere leggero. La tecnologia scelta è quella dell'e-turbo:un turbocompressore in cui la turbina mossa dai gas di scarico genera corrente, con cui poi viene alimentato un compressore elettrico. La Nuova Ferrari: Ferrari ibrida del futuro Il mito del cavallino rampante non tramonta mai. Al Salone di Ginevra 2019 la protagonista è lei: f8 tributo. La Ferrari ultimo modello, F8 che si presenta come una berlinetta a due posti con motore centrale-posteriore, omaggio al motore v8 Ferrari più potente di sempre. Motore 8 cilindri da 720 cv, accelera da 0 a 100 km/h in 2,9 secondi, la Ferrari nuovo modello tributo sarà in vendita ad ottobre a 236 mila euro. Il motore 8 cilindri Ferrari è identificato nel mondo dell’automobile come il simbolo della sportività e del piacere di guida, in particolare quando è montato in posizione centrale-posteriore, su una vettura a due posti. La F8 Tributo è equipaggiata con il pluripremiato V8 turbo Ferrari, “best in class” nel segmento di riferimento, e miglior motore degli ultimi 20 anni secondo gli esperti del settore. Nel 2018 è stato nominato per il terzo anno consecutivo come “Engine of the Year”, ricevendo nella votazione più del doppio dei punti rispetto al secondo classificato. Tra le novità al Salone di Ginevra è stata anche confermata la messa sul mercato entro pochi mesi della prima Ferrari ibrida non legata a una serie limitata, alla quale, entro la fine del 2019 seguiranno altri 3 modelli. Insomma, la macchina italiana, anche le supercar, hanno iniziato il loro processo verso l’elettrificazione. Nel 2020 allora arriverà la prima Ferrari ibrida, e poi la Ferrari Suv (si dovrebbe chiamare "Purosangue") nel 2022.

SALONE DELL’AUTO DI GINEVRA 2019: LE NOVITÀ DI OGGI
SALONE DELL’AUTO DI GINEVRA 2019: LE NOVITÀ DI OGGI
SALONE DELL’AUTO DI GINEVRA 2019: LE NOVITÀ DI OGGI ...

Novità salone di Ginevra 2019: emissioni zero Son più di 100 le anteprime presentate dalle case automobilistiche di tutto il mondo. L’obiettivo per tutti i modelli presenti al Salone dell’auto di Ginevra 2019 è quello delle emissioni zero: le case automobilistiche italiane e non solo puntano a creare auto elettriche. Nuovo modello citroen: Citroën Ami One Concept Citroën Ami One Concept è una macchina pensata per muoversi nel traffico cittadino. Ha un'autonomia dichiarata di circa 100 Km. Il nuovo modello Citroën è pensato per essere una valida alternativa al trasporto pubblico e agli altri mezzi di trasporto individuale su 2 ruote. Quest’auto elettrica e compatta è accessibile a tutti a partire dai 16 anni anche se dipende dalle leggi in materia di guida dei vari Paesi.  Citroën Ami è un’auto connessa e facilita l’accesso alla mobilità per i suoi clienti in funzione di un sistema di car sharing o noleggio rispondendo alle loro diverse necessità di utilizzo.  Citroën Ami One Concept dispone anche di un’applicazione mobile dedicata per facilitare il suo utilizzo. Il conducente può liberamente gestire in qualunque momento i parametri delle applicazioni a bordo, ma anche prolungare l’esperienza cliente dal suo Smartphone. Ami One Concept viaggia fino a 45km/h e offre sino a 100 Km di autonomia. La batteria agli ioni di litio si ricarica facilmente con il suo cavo elettrico. Per una ricarica completa sono sufficienti 2 ore. La novità del Salone di Ginevra 2019: Peugeot e-208 Peugeot presenta la e-208. 136 CV e un'autonomia di marcia fra i 340 e i 450 Km. Batteria garantita 8 anni o 160.000 Km. Al Salone dell’auto di Ginevra, la Peugeot e-208 è nuova anche nello stile e si ispira alla berlina 508 anche negli interni, con l’impostazione di guida tipica delle ultime auto della casa automobilistica francese.  Auto elettrica, Peugeot e-208 è dotata di una batteria da 50 kWh che, secondo la casa  automobilistica francese promette fino a 450 km di autonomia. Per una ricarica completa sono necessarie circa 23 ore. Nuova Smart 2019: Smart Forease+ La nuova Smart 2019 è la Smart Forease+ che interpreta la filosofia del marchio tedesco. Un'auto elettrica, una citycar a due posti ispirata alle speedster degli Anni '60. Sportiva dentro e fuori, la nuova smart 2019 si presenta curata anche nei dettagli. Novità Salone di Ginevra 2019: Polestar 2  Polestar 2, prima berlina totalmente elettrica di Casa Volvo, in grado di competere con la Tesla Model 3. Prezzi a partire da 39 mila Euro. Può essere acquistata solo online. Ha due motori elettrici e 408 CV, oltre a un look curato e minimale. Ha forme non convenzionali la Polestar 2, esposta al Salone di Ginevra 2019 un modello a batterie. La Polestar 2 permette l'accensione del motore con lo smartphone. Auto dell’anno 2019: Jaguar I-PACE Chi ha detto che le elettriche non possono essere sportive e lussuose? A cambiare il paradigma ci ha pensato per prima Jaguar con I-Pace che anticipa i tedeschi nello sfidare Tesla con la sua Model X. In occasione del Salone dell’auto di Ginevra 2019 è stata eletta l’auto dell’anno 2019. Si tratta della Jaguar I-Pace, o per essere precisi la Jaguar I-Pace elettrica, la prima Jaguar elettrica spinta da due motori a corrente da 200 CV. La Jaguar I-Pace: autonomia di 480 km. 

IL MOVIMENTO CHE GENERA ENERGIA
IL MOVIMENTO CHE GENERA ENERGIA
IL MOVIMENTO CHE GENERA ENERGIA

Ricaricare lo smartphone passeggiando grazie a uno zaino smart, è possibile?. È l'idea di Feeling Felt, brand italiano che incoraggia l'uso responsabile di energia e plastica. Il team composto da Barbara Gangemi e da Francesca e Riccardo Cruañes Rossini, sta mettendo a punto una linea di prodotti e accessori eco sostenibili, in grado di ricaricare piccoli device sfruttando l'energia cinetica prodotta dal movimento umano.  Come funziona? Gli zaini "intelligenti" di Feeling Felt contengono un dispositivo che, grazie a materiali piezoelettrici e all'induzione magnetica, è in grado di catturare le vibrazioni prodotte durante una camminata e trasformarle in energia. Basta collegare lo smartphone e il gioco è fatto. Tutti i prodotti sono 100% made in Italy e realizzati, principalmente, da feltro (prodotto dalle bottiglie di plastica riciclata) ed ecopelle rinnovabile e riciclabile di origine vegetale. La startup - che a febbraio è entrata a far parte di Speed Mi Up, l'incubatore di Università Bocconi e Camera di commercio di Milano, con il supporto del comune del capoluogo lombardo - lancerà una campagna di crowdfunding per raccogliere i fondi necessari a industrializzare il dispositivo e spera di essere pronta allo sbarco sui mercati entro l'autunno del 2019. Secondo i dati diffusi dalla Camera di Commercio di Milano, in Italia le startup innovative sono quasi 10 mila e una su sei è a Milano (1.757), prima a livello nazionale. Il capoluogo lombardo è seguito da Roma (999), Napoli (353), Bologna e Torino (317).

IL SALONE DEL LIBRO DI TORINO: TEMPO DI BILANCI
IL SALONE DEL LIBRO DI TORINO: TEMPO DI BILANCI
IL SALONE DEL LIBRO DI TORINO: TEMPO DI BILANCI ...

Salone del Libro: successo tra le polemiche Tempo di bilanci per il Salone del Libro. Un’edizione, questa, che si è svolta tra mille polemiche. Prima su tutte quella relativa alla partecipazione della casa editrice Altaforte, vicina a CasaPound. La scelta di escluderla dalla manifestazione era stata presa dagli organizzatori del Salone in accordo con la Regione Piemonte e il Comune di Torino e aveva portato ad una girandola di polemiche alimentate dalle prese di posizione dell’editore stesso di Altaforte, Francesco Polacchi, che si era dichiarato apertamente fascista. Ma cosa c’è stato di buono oltre queste discussioni e contrasti che sono saliti all’ordine delle cronache quotidiane? A dircelo è, dalle pagine de Il Giornale, Alessandro Gnocchi, che elenca punto per punto tutti gli aspetti di un Salone del Libro che ha regalato tante soddisfazioni al di là delle polemiche. Una sorpresa su tutte, ad esempio, è stato il libro Io sono Matteo Salvini, presentato a Torino e al centro di molte discussioni. Il libro di Chiara Giannini potrebbe diventare un vero e proprio best seller con le sue 6mila copie prenotate fino ad oggi.  Salone del Libro di Torino: bilancio positivo Senza ombra di dubbio è stata l’affluenza di pubblico a decretare il successo di questa 32esima edizione del Salone del Libro di Torino. Come riportato dal La Stampa, sembra che ci siano stati 148mila visitatori quest’anno, rispetto ai 144 mila del 2018. A festeggiare sono i grandi editori, come Einaudi, che vantano un +10% nelle vendite rispetto alla passata edizione, ma anche i piccoli: Luni editrice ad esempio, ha chiuso con un +25% nelle vendite proprio come Rusconi editore, che ha scelto di piazzarsi nel padiglione Oval. Alla fine questo padiglione, che era stato molto criticato per la distanza rispetto agli altri e anche per le difficoltà logistiche nel raggiungerlo, si è rivelato una novità positiva e non sembra aver penalizzato particolarmente nessuno degli editori che si erano posti al suo interno. Si può migliorare? Certamente. Intanto il direttore del Salone del Libro, Nicola Lagioia, si è scusato con tutte le case editrici coinvolte nelle polemiche. Insomma, un’edizione questa che si è svolta tra le “intrusioni a gamba tesa” della politica che hanno reso difficile il suo svolgimento, ma che, alla fine, dati alla mano, può chiudersi con una sola parola: successo.

ITALIANI POPOLO DI SANTI, POETI E LETTORI “DEBOLI”
ITALIANI POPOLO DI SANTI, POETI E LETTORI “DEBOLI”
ITALIANI POPOLO DI SANTI, POETI E LETTORI “DEBOLI” ...

Quanto leggono gli italiani? A dircelo è un’indagine dell’Istat. Secondo i dati relativi all’anno 2017, il 41% degli italiani, dai 6 anni in su, ha letto almeno un libro nell’arco di 12 mesi. A leggere di più sono sicuramente le donne: nel 2017, il 47,1% ha letto almeno un libro. Per quanto riguarda gli uomini, la percentuale si abbassa al 34,5%. Le quote più alte si registrano tra le ragazze di età compresa tra gli 11 e i 19 anni. Il 2017 è l’anno dei cosiddetti lettori "deboli", ovvero di coloro che dichiarano di aver letto un massimo di 3 libri: la percentuale è del 47,6%, contro il 45,1% dell’anno precedente. Ad essere invece lettori “famelici” sono i ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 14 anni: il 12,7% legge almeno un libro al mese. Anche le persone dai 55 anni in su leggono molto. Quali sono le regioni italiane in cui si legge di più? È il Nord Italia a dominare, con una percentuale di lettori del 49%, contro il 44,5% del Centro, mentre il vero crollo si registra nel Sud Italia, con una quota che scende al 28,3%. Per quanto riguarda le isole, Sicilia e Sardegna si distinguono con percentuali rispettivamente del 25,8% e del 44,5%. C’è un altro dato interessante che emerge dal report elaborato dall’Istat. La fascia di lettori di età compresa tra i 15 e i 24 anni dice addio alla carta: download di libri da internet ed e-Book sono le nuove fruizioni per più di un ragazzo su 5. Insomma, si spera che il libro digitale sia un buon modo per avvicinare sempre di più alla lettura un Paese che scrive tanto ma legge pochissimo.

CALA L’AFFLUENZA AL SALONE DEL LIBRO TORINO: ECCO PERCHÈ
CALA L’AFFLUENZA AL SALONE DEL LIBRO TORINO: ECCO PERCHÈ
CALA L’AFFLUENZA AL SALONE DEL LIBRO TORINO: ECCO ...

È stata la vera novità di questa 32esima edizione del Salone del Libro di Torino. Si tratta del Padiglione Oval che, con 20,000 mq, è un vero e proprio scrigno che conserva i tesori della grande editoria italiana. Al suo interno, infatti, ci sono gli stand di Mondadori, Einaudi, Newton Compton e Feltrinelli. Per adesso, i dati sull’affluenza forniti dall’ufficio stampa del Salone sono positivi: le vendite dei biglietti online sono aumentate del 22% rispetto all’edizione passata. Tuttavia, in attesa dei dati definitivi, sembra che al Padiglione Oval l’affluenza sia stata scarsa. Questa almeno la percezione che gli editori hanno avuto. E la ragione di ciò sembra essere riconducibile ad un problema logistico concreto, ossia al fatto di avere uno stand nel Padiglione Oval. In concomitanza con il Padiglione 1, infatti, c’è l’ingresso principale e, nell’area antistante, è presente la metropolitana. “Dal Padiglione 1 – ci spiega Francesco Giubilei, giovane direttore editoriale di Giubilei-Regnani Editore - al Padiglione Oval c’è più di 1 km, quindi un lungo percorso realizzato con un passaggio, neanche molto bello esteticamente, fatto attraverso una serie di gazebo, e questo scoraggia molte persone”. Insomma, è paradossale che il Padiglione Oval, novità introdotta proprio per risolvere quei problemi logistici (code chilometriche e lunghe attese) derivati dalla grande affluenza di persone, abbia probabilmente disincentivato il flusso dei partecipanti, costretti farsi un vero e proprio “pellegrinaggio” per raggiungere gli stand dei loro editori preferiti.

A CANNES È IL TURNO DI TARANTINO
A CANNES È IL TURNO DI TARANTINO
A CANNES È IL TURNO DI TARANTINO

Giuseppe Grossi ci porta sulla Croisette per la nona giornata di Festival di Cannes. Il protagonista indiscusso di questo appuntamento è il regista Quentin Tarantino che, a 25 anni dal suo cult, "Pulp Fiction", presenta il suo nuovo film, “C’era una volta a… Hollywood”. Il film racconta delle vicende di un attore di serie b (interpretato da Leonardo DiCaprio) che cerca di raggiungere il successo nell’industria cinematografica hollywoodiana degli anni ’60, e del suo stuntman (Brad Pitt), che alla fine ricoprirà anche il ruolo di guardia del corpo.  "C’era una volta a… Hollywood" è un film grottesco e sopra le righe. DiCaprio e Pitt formano una coppia ben strutturata in una pellicola che rende omaggio, grazie a molte citazioni, alla grande Hollywood degli anni ’60 e ’70. Da Sergio Leone ai film polizieschi italiani, la pellicola di Tarantino è ricca di riferimenti cinematografici. Sebbene Quentin Tarantino sia un regista molto amato e che non delude mai le aspettative, il film in gara in questa 72esima edizione non ha raccolto solo impressioni positive. Tarantino si mostra sotto in una veste insolita e malinconica che può spiazzare il pubblico abituato a pellicole differenti. "C’era una volta a… Hollywood" è un film che ci mette un po’ a partire, ma che regala un finale molto “alla Tarantino” che soddisfa lo spettatore. Purtroppo per godere  dell’ultima fatica del celebre regista americano si dovrà aspettare fino al 19 settembre, data della proiezione italiana.

CANNES LIONS 2019: TUTTI I VINCITORI ITALIANI
CANNES LIONS 2019: TUTTI I VINCITORI ITALIANI
CANNES LIONS 2019: TUTTI I VINCITORI ITALIANI ...

Si è conclusa ormai l'edizione 2019 dei “Cannes Lions Festival”, il Festival della Creatività dove sono stati assegnati più di 100 Leoni in 30 differenti categorie. Una manifestazione dai numeri impressionanti alla quale hanno partecipato 89 Paesi, 32mila lavoratori e 15mila iscritti. Premiata la campagna pubblicitaria “Truth” eseguita da David Droga insieme al New York Times e composta da 5 spot di 60 secondi in favore della verità del giornalismo. Si tratta di cinque soggetti, cinque storie che esaltano la forza e la determinazione di chi fa il mestiere di giornalista.  E l'Italia? Il bottino di premi per questa edizione 2019 non è stato certamente ricco per il nostro Paese. Sono stati solo 12 i Leoni portati a casa di cui solo uno d'oro per una campagna realizzata per Diesel. Ecco alcuni dei vincitori: Nella categoria Film vince un Argento Heineken con "Unmissable". Publicis vince un argento con il soggetto “Ha(u)te Couture” per Diesel.  Bronzo nella categoria Brand Experience&Activation.  Un argento e un bronzo in quella Social&Influencer. Con il soggetto "Be a Follower – Side:biz”, elaborato per Diesel, l'Italia porta a casa un argento nella categoria Brand Experience&Activation e due bronzi in quella Social&Influencer. Con Diesel x Mustafa vince un argento nella categoria Social&Influencer e un bronzo in quella Outdoor. Argento con la campagna per Leroy Merlin “Lessons for good” e un bronzo nella categoria Outdoor per Coca Cola che, con "The Sign", punta sul riciclaggio dei rifiuti. Per la cronaca il Gran Prix Outdoor è andato agli Stati Uniti con la campagna “Nike dream crazy” di Wieden + Kennedy Portland dove il protagonista è un giocatore di football americano, simbolo della protesta contro gli abusi della polizia nei confronti degli afroamericani. Il suo gesto di non alzarsi durante l'inno nazionale ha fatto il giro del mondo ed è stato imitato da tanti altri atleti.

CANNES LIONS 2019: TUTTI I NUMERI
CANNES LIONS 2019: TUTTI I NUMERI
CANNES LIONS 2019: TUTTI I NUMERI

Cannes Lions 2019: un po' di cifre Si chiama Festival Internazionale della Creatività Leoni di Cannes e ha il proprio fulcro al Palais Des Festival di Cannes. Si tratta di una manifestazione immensa alla quale partecipano 89 Paesi, 32mila lavoratori e 15mila iscritti. Quest’anno la 66esima edizione si tiene da 17 al 21 giugno ed è rappresentato in Italia dall’Art Directors Club Italia, il cui presidente è Vicky Gitto, insieme al suo team, ha selezionato 7 giurati. Ci sono anche 10 giovani italiani che sono stati selezionati e premiati dall’Art directors club italiano e che parteciperanno a 5 categorie (film, stampa, digital, design, PR). L'evento è certamente un punto d'attrazione per tutti coloro che amano la creatività declinata nelle sue applicazioni più contemporanee, come l'advertising. Ecco perché quest'anno, come nelle precedenti edizioni, sono accorse da tutta Europa agenzie e ideatori di pubblicità e campagne. Nel settore è certamente l'evento più importante e sicuramente la vittoria di un Lion Award è un traguardo per ogni creativo. Ogni anno al Festival Internazionale della Creatività vengono iscritte migliaia di campagne di pubblicità: nel 2011 si è raggiunto il record di 28.282. Italia al top della creatività Vediamo come sono andate le prime premiazioni: Nella categoria Outdoor, delle 5 campagne nominate, 3 hanno ricevuto premi e tutte sono state  firmate da Publicis Milan: Silver Lion con la campagna “Lessons for good” realizzata per Leroy Merlin. Un Bronzo con “The Sign” per Coca-Cola. Un altro Bronzo con “Diesel x Mustafa” per Diesel. Per la cronaca il Gran Prix Outdoor è andato agli Stati Uniti con la campagna “Nike dream crazy” di Wieden + Kennedy Portland. Nella categoria “Film Craft”, dove l'Italia mirava a un premio, è stata Publicis Italy a passare il turno con Diesel e lo spot “Haute Couture”, con la campagna lanciata lo scorso settembre contro gli haters. Nella categoria “Entertainment for Sport” è invece la campagna “Continental Paint”, realizzata da FCB Milan per Continental, l’unico lavoro italiano che passa il turno.

IL CALCIO FEMMINILE: STADI E TV
IL CALCIO FEMMINILE: STADI E TV
IL CALCIO FEMMINILE: STADI E TV

Era il 23 marzo 1895 quando si giocò a Londra il primo match ufficiale di calcio femminile. Da quell'evento sono aumentati sempre di più gli appassionati spettatori che seguono queste partite.  Com’è oggi la situazione del calcio femminile?  I numeri del pubblico crescono e le società calcistiche cercano di adeguarsi facendo giocare le partite negli stadi che solitamente vengono utilizzati dai colleghi uomini. Un esempio è stato quando a marzo l'Atletico Madrid ha organizzato una partita contro il Barcellona allo stadio Wanda Metropolitano. L’affluenza di pubblico è stata sorprendente: ben 60.739 tifosi sugli spalti.  Calcio femminile italiano In Italia è stato raggiunto da poco un nuovo record. Il match Juventus-Fiorentina, scontro al vertice della Serie A femminile, giocato all'Allianz Stadium, ha visto sugli spalti ben 39.027 spettatori e su Sky 342.628. In tutta Europa gli spettatori tv del calcio femminile aumentano. L'amichevole tra Francia e Germania è stata seguita da 1,2 milioni di persone. Anche i social fanno la loro parte: la Brazilian Football Confederation ha firmato un accordo con Twitter per i live e la partita Ponte Preta-Corinthians ha raggiunto ben 167.000 spettatori. Un’idea per rilanciare il calcio femminile potrebbe essere quella di seguire l’esempio del Barcellona che ha costruito, accanto al Camp Nou, un piccolo stadio, Mini Estadi, dalla capienza più ridotta, dove giocano sia la seconda squadra che la squadra femminile e dove si paga, per l’ingresso, un prezzo ridotto. Certamente quindi la creazione di uno stadio ad hoc può essere un’ottima soluzione per rilanciare il calcio femminile anche in Italia.  Un ultimo dato che dimostra l'interesse per il calcio femminile è l'acquisto di 600.000 biglietti per i campionati Mondiali che si terranno quest'estate in Francia.

TUTTI I NUMERI DEL CALCIO FEMMINILE (ITALIANO)
TUTTI I NUMERI DEL CALCIO FEMMINILE (ITALIANO)
TUTTI I NUMERI DEL CALCIO FEMMINILE (ITALIANO) ...

Il calcio femminile Giocare a calcio in Italia per una ragazza non è facile. Nonostante la Federazione di Calcio Femminile sia stata creata da più di 50 anni, sono ancora molti gli ostacoli che le atlete incontrano quando scelgono d’intraprendere questa carriera. Le calciatrici italiane, ad esempio, sono considerate appartenenti alla categoria dilettanti e questo impedisce loro di sottoscrivere veri e propri contratti con le società per cui giocano.  Per portare il calcio femminile al professionismo la FIGC ha investito nel 2017/2018 4,2 mln. Nello stesso periodo però in U.K., la FA (Football Association) ne ha investiti 15,4. Una differenza che si fa sentire. In futuro però sembra che arriveranno maggiori quantità di denaro: dal 2020 l'UEFA aumenterà del 50% gli investimenti nel settore e ad ognuna delle 55 Federazioni affiliate andranno 150.000 euro. Il calcio femminile italiano Nonostante gli ostacoli ancora presenti, nel calcio femminile italiano sono stati raggiunti importanti risultati come la garanzia di maggiori guadagni e premi societari per le giocatrici, in modo da trattenerle in Italia evitando che vadano a giocare nei campionati esteri.  Secondo un rapporto UEFA, Women's Football Across the National Associations, dagli Europei giocati in Olanda nel 2017, le tesserate sono aumentate in maniera significativa in Paesi come U.K., Francia, Germania, Svezia e Norvegia, dove oggi sono più di 100.000, mentre in Italia le tesserate sono 23.903 di cui 2.664 tra gli 11 e 12 anni.   

LO STIPENDIO DI UNA CALCIATRICE È DA DILETTANTI
LO STIPENDIO DI UNA CALCIATRICE È DA DILETTANTI
LO STIPENDIO DI UNA CALCIATRICE È DA DILETTANTI ...

In Italia come in molti paesi il compenso delle calciatrici è ridotto, talvolta al solo rimborso spese. Nonostante le giocatrici si impegnino al pari dei colleghi uomini, giochino nei campionati maggiori e nelle Nazionali, quello che guadagnano spesso non è sufficiente, e la via è spesso quella di trovare un altro lavoro. Quanto guadagna una calciatrice italiana? In Italia, per la L. 91/1981, le calciatrici non vengono considerate Professioniste ma Dilettanti. Questo comporta la mancanza di numerose tutele e uno stipendio limitato. Tuttavia Serie A e B sono oggi sotto l'egida della FIGC e non più della LND, fatto che può aiutare anche in termini economici. Dal compenso massimo di 28.158 euro previsto sotto la Lega Nazionale Dilettanti si è passati a 30.658 euro, cifra che può aumentare con premi societari. Di fatto in Italia non esistono veri e propri contratti tra giocatrici e Club ma accordi, per lo più annuali. In molti chiedono il passaggio al professionismo per permettere al calcio femminile di crescere, rendendo il massimo campionato più appetibile anche per le straniere. Una soluzione potrebbe arrivare dal semiprofessionismo per agevolare le Società da un punto di vista fiscale e contributivo. Ma se in Paesi come la Norvegia calciatori e calciatrici della Nazionale guadagnano le stesse cifre, e se la brasiliana del Rosengard Marta Vieira Da Silva e la Francese del PSG Laure Boulleau arrivano a guadagnare rispettivamente 500.000 e 60.000 $ all'anno, ci sono Paesi in cui la situazione è critica: a febbraio 2019, per esempio, l'attaccante della Primera Division argentina Macarena Sanchez ha fatto causa alla Federazione per stipendi di fatto inesistenti: il compenso mensile è di 11 euro. Quali calciatrici guadagnano di più? Se in Italia il calcio femminile è ancora una realtà embrionale in altri campionati questo movimento è molto sviluppato. Tra questi Paesi c'è il Regno Unito, dove la federazione calcistica ha investito nel 2016 ben 17,7 milioni di sterline e gli Stati Uniti dove il calcio femminile è diventato, insieme al basket e al volley, uno degli sport più praticato dalle donne. La top ten Marta Vieira da Silva: la brasiliana è la calciatrice più forte al mondo. Cinque volte FIFA Women’s World Player of the Year (dal 2006 al 2010), incassa 500.000 dollari a stagione. Alex Morgan: la calciatrice americana incassa 450.000 dollari all'anno. Megan Rapinoe: ha uno stipendio di168.000 dollari all'anno. Sydney Leroux: l' attaccante del Kansas City e vincitrice della medaglia d’oro alle Olimpiadi di Londra 2012 guadagna 92.500 dollari a stagione. Nicole Banecki con 90.000 euro all'anno.  Amandine Henry: la centrocampista della Nazionale francese incassa 70.000 euro. Nilla Fischer: difensore del Wolfsburg e della nazionale svedese, ha vinto una Champions League. Il suo stipendio è di 67.500 euro. Hope Solo: il portiere dei Seattle Reign Fc e della Nazionale americana percepisce 65.000 dollari a stagione. Jonelle Foligno è penultima con 60.000 dollari all'anno: centrocampista offensivo deigli Sky Blue FC, ha vinto il bronzo a Londra 2012 con la Nazionale canadese. Laure Boulleau: difensore del Paris Saint-Germain e della Nazionale francese guadagna 60.000 euro a stagione.

MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA: ECCO I VINCITORI
MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA: ECCO I VINCITORI
MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA: ECCO I VINCITORI ...

Mostra del Cinema di Venezia: i premiati Si è conclusa la 76esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia ed ecco chi sono i vincitori: Leone d’Oro a "Joker" di Todd Phillips. Leone d’Argento per la regia va a Roy Andersson per il film “About Endlessness”. Leone d’Argento Gran Premio della giuria al film di Roman Polansky, “J’Accuse”. Italiano il Premio Speciale della giuria che va al film di Franco Maresco “La mafia non è più quella di una volta”. Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile va alla francese Ariane Ascaride per il film “Gloria Mundi”. La Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile va invece a Luca Marinelli per “Martin Eden”. Oltre alle consuete polemiche che ogni edizione del festival si porta dietro, c’è però un dato che mette tutti d’accordo ed è quello del rapporto positivo tra Netflix e la Mostra. Sono stati tre i film presentati dal colosso dello streaming, due in concorso e uno fuori. Tuttavia, nessuno di essi ha vinto forse perché, dopo la vittoria di “Roma” l’anno scorso, la giuria ci ha pensato bene prima di premiare una pellicola presentata da Netflix. I tre film presentati erano molto diversi fra loro: Il primo era “Marriage story”, scritto da Noah Baumbach, che racconta della fine di una relazione tra due persone sposate ma lo fa con un tono leggero e mai straziante. “Panama Papers” di Steven Soderbergh che racconta lo scandalo del 2016. Il film ha un parterre incredibile di attori: Antonio Banderas, Gary Oldman e Meryl Streep. Fuori concorso invece “The King”, il film che rilegge in chiave moderna l’Enrico V di Shakespeare. Occorre poi ricordare che, dato che ogni produzione per portare il film al Festival spende 300mila dollari, Netflix ha investito veramente molto per presentare le sue pellicole al Lido più famoso del mondo del cinema.

FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA: È IL TURNO DI JOKER
FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA: È IL TURNO DI JOKER
FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA: È IL TURNO DI JOKER ...

Seconda settimana della 76esima Mostra del Cinema di Venezia e finalmente è stato proiettato uno dei film più attesi di questa edizione, ovvero “Joker” di Todd Phillips, il film dedicato al mitico antagonista di Batman. Un film destinato a fare la storia del cinema, perché non era mai successo che un Festival internazionale ospitasse un film ispirato a un fumetto supereroistico. Però “Joker” è un cinecomic d’autore, che sfrutta l’ispirazione dei fumetti per calare una storia di delirio, di dramma, di profonda frustrazione e alienazione personale all’interno di un contesto molto realistico. Perché Gotham City assomiglia alla New York di fine anni ‘70 e inizio anni ’80, la New York della New Hollywood, che tanto sarebbe piaciuta a Martin Scorsese; infatti, i riferimenti a “Re per una notte” e “Taxi Driver” si sprecano. Ovviamente grandissimo mattatore e protagonista assoluto è Joaquin Phoenix, che interpreta Arthur Fleck, comico fallito, alienato e rigettato dalla società; bullizzato, cade in un turbinio di follia, come se il delirio fosse l’unica risposta possibile in una dimensione dove è sempre più difficile distinguere i pagliacci da chi è davvero sano di mente. Un film che rappresenta un’eccezione dal punto di vista produttivo ed economico:i cinecomic di solito hanno un budget che si aggira attorno ai 200 milioni di dollari, mentre Joker è costato solo 55 milioni di dollari. Mosca bianca, quindi, all’interno di un universo, quello DC - per intenderci quello di Superman, Batman e Wonder Woman - che finora aveva investito molto di più, un piccolo grande film d’autore che punta agli Oscar.

BIENNALE DEL CINEMA DI VENEZIA 2019, LO SPECIALE
BIENNALE DEL CINEMA DI VENEZIA 2019, LO SPECIALE
BIENNALE DEL CINEMA DI VENEZIA 2019, LO SPECIALE ...

Le Star della Mostra del Cinema di Venezia Si sta svolgendo in questi giorni la 76esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica organizzata dalla Biennale di Venezia. La mostra è diretta ormai da diversi anni da Paolo Barbera e quest’anno la scelta della madrina è ricaduta sull'attrice italiana Alessandra Mastronardi, mentre la presidente di giuria è la regista argentina Lucrecia Martel. Quest’anno i film in concorso sono 21, di cui 3 italiani. Proprio ieri abbiamo visto il primo film italiano in concorso: “Il sindaco del rione sanità”, un adattamento di Mario Martone della famosa commedia di Eduardo De Filippo. Il festival invece si è aperto con “Le verità”, il film del maestro giapponese Hirokazu Kore'Eda, che due anni fa vinse la Palma d’Oro a Cannes con “Un affare di famiglia”, e che ritorna, si può dire, con un altro affare di famiglia: la pellicola presentata racconta il rapporto conflittuale tra una madre e una figlia con toni che ricordano molto la commedia francese. Il Festival, che si tiene al Lido di Venezia dal 28 agosto al 7 settembre 2019, ha già visto presentarsi alcune delle stelle più luminose del cinema internazionale. Giovedì 29 è stato proiettato "Ad Astra", con Brad Pitt, Ruth Negga, Tommy Lee Jones, Liv Tyler e Donald Sutherland, mentre nel pomeriggio è stato consegnato il Leone d'oro alla Carriera a Pedro Almodóvar. Venerdì 30 è stato invece il turno di Roman Polanski, che ha portato nelle sale del Lido "J'Accuse", film ispirato all'affaire Dreyfus. Sabato, il Festival del Cinema di Venezia accoglierà la straordinaria interpretazione di "Joker" ma anche Meryl Streep, in concorso con "The Laundromat", dove recita al fianco di Gary Oldman e Antonio Banderas. Attesissima anche l'altra superstar femminile del cinema mondiale, Penelope Cruz, protagonista di "Wasp Network" di Olivier Assayas. Mostra del Cinema di Venezia: i numeri  Ma quali sono stati i numeri di questa edizione? Gli accreditati sono circa 8.000, e si dividono tra addetti stampa e addetti ai lavori (quindi dell’industria del cinema), di cui 2/3 sono italiani. Aumentano, soprattutto negli ultimi anni, le presenze sia dall’Est europeo che dal Giappone. Di solito invece si attesta sui 180.000 il numero delle presenze in sala durante i dieci giorni del Festival. L’accredito per poter accedere alle proiezioni è di 60 euro, una cifra non certo esorbitante. Molto più salato, invece, il pernottamento a Venezia in questo periodo: una cena mediocre costa almeno 25 euro. Durante il periodo di fine agosto-inizio settembre questa città diventa, insieme a Ginevra, una delle più care in cui dormire, con una media di circa 240 euro a notte.

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